FAMIGLY DAY, FOREVER !

FAMIGLY DAY, FOREVER !

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Direbbe John Lennon, grande John Lennon: peccato che l’abbiano ammazzato, quello sì che sarebbe stato un perfetto Re del Mondo! Ci assataniamo dietro ai vari Family day, oppure ci opponiamo ai Family day, perché i “famigli” sono noiosi, spaccapalle, razzisti e fanno pure i predicozzi e la morale. Loro, ovviamente, sono contro perché (gli altri) sono froci o lesbiche, oppure non vogliono fare figli, o ancora li vogliono in provetta, e vogliono pure rubare figli già fatti per adottarli. Un perfetto casino, meglio di un Roma-Lazio che finisce al 94° minuto 1 a 1, con due rigori (uno per parte) nei minuti di recupero: Olimpico in fiamme, 247 ricoverati in ospedale e 145 fermati in Questura. Che meraviglia. Gran confusione sotto il cielo...tutto va bene! Ma, qualcuno, riflette su cos’è la famiglia e su come è messa oggi?

Nel 2014, in Italia, ci sono stati 142.754 matrimoni, religiosi e civili: le separazioni sono state 89.303 ed i divorzi 52.335 (Fonte: ISTAT). Si potrà piluccare fra i numeri, ma la somma fra separazioni e divorzi fa 141.638, ossia “l’1 a 1” che prima citavamo. La durata media di un matrimonio è di 16 anni (in costante calo). Per fortuna, la vita media di un matrimonio, per ora, è superiore a quella di un elettrodomestico: cosa importante, così non siamo ancora arrivati a dividerci i pezzi della lavastoviglie di fronte ad un magistrato.

Possiamo continuare a sostenere che la famiglia è il “mattone” essenziale del vivere sociale? Per certi versi sì: se non esistesse la famiglia, in Italia non esisterebbe stato sociale, e la famiglia tradizionale lo fa, ma con il fiato sempre più corto. Dunque, l’establishment al potere avrebbe maggiori grattacapi per sostenere le situazioni di povertà e di disoccupazione, per questo “concede” e preme su questo “format” obsoleto – o meglio, fa tanto chiasso sulla questione per l’affido dei minori – ma è un concedere monco, senza contropartite. A costo zero, come di consueto. Sull’altro versante – ossia quello degli affetti e delle aspettative – la famiglia è un disastro.

Alcuni dati, un poco approssimativi poiché difficili da verificare, ci dicono che circa un terzo o la metà degli italiani/italiane tradiscono abitualmente il coniuge, hanno un’amante (o più storie, d’amore o di sesso) vivendo realtà affettive/sessuali in modo “seriale”, oppure perseguono menage a trois che durano decenni, restando in famiglia “fin quando i figli non saranno grandi” o, ancora, frequentano abitualmente i club “privé”...su tutte queste abitudini, svettano i siti Internet per incontri: è un dilagare di posizioni, da chi propone rapporti finalizzati ad una nuova convivenza a chi, semplicemente, prospetta “una botta e via”. Qualcuno dirà “E’ sempre stato così e sempre sarà...” per alcuni aspetti è senz’altro vero – è questo l’aspetto interessante dell’evolversi sociologico – ossia il far capo a pulsioni archetipe che s’innestano in sempre diverse situazioni sociali.

La pulsione sessuale preme in tal senso e la conferma ci viene dall’etologia, laddove gli scimpanzè (che condividono con noi il 98% del patrimonio genetico) vivono un’esistenza di promiscuità, ma anche l’antropologia conferma: le popolazioni “primitive” che l’uomo occidentale ha incontrato sul suo cammino di scoperta e di conquista (Amazzonia, Polinesia, ecc.), vivevano con molta naturalità non tanto la poligamia (a ben vedere, una forma di potere), quanto l’estrema libertà sessuale (lo riporta in modo chiaro Melville, in “Taipi”). La “teoria” della sessualità plurima si basa sul fatto che l’uomo desidera spargere il suo seme in più uteri per garantire la sopravvivenza della sua discendenza, mentre per la donna accettare rapporti con più partner assicura maggior appoggio “economico”: curiosamente, tali comportamenti non avvenivano in popolazioni che vivevano in ristrettezze alimentari, bensì era un evento naturale, al quale conferire scarsa importanza, mentre i veri “tabù” erano per lo più relegati ad aspetti della loro religiosità (luoghi, periodi, ecc).

Singolarmente, in tutte quelle culture c’era la rigida proibizione dell’incesto: però, per dei “selvaggi”!
L’impatto fra le due culture, quella bacchettona e quella libertaria – siamo nel ‘700/’800, ricordiamo il noto caso del Bounty – fece esclamare a qualche antropologo, forse in vena ridanciana, che l’uomo occidentale, nella sua corsa verso la modernità, “si stesse perdendo qualcosa”. E che dire, allora, del Settecento libertino o del Quattrocento boccaccesco? O della “famiglia” latina, virgolettato per non confondere il medesimo termine con due concetti diversissimi? Al punto di nominare un “pater familias”, agghindando la lingua con un accusativo plurale, per sottolineare il concetto di potere plurimo e l’oggettività dei soggetti a lui sottoposti?

Insomma, abbiamo alle spalle una geo-storia molto variegata, che i nostri ignorantissimi politici (per cultura, lessico, e capacità di governare la polis) restringono ad una partita di calcio: di qua i “famigli”, di là gli altri. Quanno nnammo a magnà? Sse scopa stasera? Cce sta na mignotta de quelle bbone?

Capirete che incrociare sessualità, modernità e progresso è un affare un tantino complesso, che ha occupato molte menti – ricordiamo, una su tutte, Wilhelm Reich – e che è un po’ troppo per i Razzi, gli Scillipoti et similia – e la domanda che dovremmo porci è, allora, siamo giunti al termine della cosiddetta “modernità”? Perché il mutamento non avviene solo per aggregati fisici (l’esterno: lavoro, prodotti, beni, economia, ecc) ma anche psichici (l’interno: libido, affettività, sentimenti, ecc): dire che siamo giunti al capolinea è una pietosa bestialità, poiché moderno significa soltanto meno vecchio di ieri, null’altro. Come la famosa “fine della Storia”. Tutto ciò c’impone di dialogare con quest’Uomo timido e compresso, incapace oramai di gesti autentici: un Uomo che trova liberazione solo nella purezza di un Kata, nell’illusione (che Mishima trascinò con sé, più che evidenziare) che la fuggevolezza di un istante trasfiguri gli eventi. Allora, cos’è cambiato?

La ferrovia. Non mettetevi a ridere: riflettete. A metà Ottocento la ferrovia, in pochi decenni, decuplicò la velocità di trasferimento di tutto ciò che serviva: bushel di frumento, tonnellate di carbone, metri cubici di legname. L’Uomo seguì quella velocità, a lui ed ai suoi tempi di “risposta” meno congeniale: “Tempi moderni” di Chaplin, non invento nulla. Il dopo lo conosciamo: ciò che non possiamo più sapere è come viveva, intimamente, l’Uomo di prima.

Ci rechiamo a Venezia per il Carnevale, cercando qualche forma di trasgressione remota, ma non possiamo tornare – anche solo per un attimo – in quel noto “campo” dove, nobildonne e cortigiane, si recavano all’alba, in silenzio, per lasciarsi ammirare, per far comprendere agli amanti che si davano convegno la tempesta che era passata in quella notte d’amore: lasciavano seguire le tracce di quegli amplessi passo dopo passo, scolpite sui loro visi sfatti e gioiosi. In una società segnata dalla malattia mortale, inseguita dalla peste, il carpe diem era l’unica risposta accettabile, come lo era l’ascetismo per i (pochissimi) veri asceti. Noi, oggi – magari vestiti da Marchese d’Ambaradan – non notiamo nulla, solo quattro pietre puzzolenti di piscio di cane: al più, ci massaggia la mano di una coscienziosa infermiera al Pronto Soccorso, dove vomitiamo una notte insulsa mentre attendiamo un’alba altrettanto svaccata.

Il capitalismo? E’ colpa del capitalismo? Perché, con la nobiltà di prima si campava meglio? No, erano i ritmi, la percezione del tempo che era diversa. Goethe si lascia andare per pagine e pagine nella descrizione di un paesaggio e non si cura se, il lettore moderno, scalpita e – in fin dei conti – vuol solo sapere se Carlotta, infine, gliela darà oppure non tradirà il marito. Ma non è colpa sua se ha fretta: non può capire un uomo del ‘700!

La famiglia, insieme all’Uomo, è stata triturata dall’aumento di velocità improvviso: 150 anni su...facciamo almeno 20.000? O un milione? Tanto, V=at sempre, comunque la pensiamo: Razzi, incosciente come una vergine, è rimasto “triturato”, ed anche Crozza che lo imita. Difatti, anche l’accelerazione delle separazioni sui matrimoni segue questa linea (sempre fonte ISTAT) laddove t – Data Separazione meno Data Matrimonio (in minuti secondi) – è un limite che tende a zero.

Osservare i grattacieli che tremolano nelle acque del porto, la sera, è una bella icona del matrimonio. Ne è la sintesi. Occhio acceso, occhio buio, acceso, buio, buio, buio, acceso, buio, buio, buio...nel silenzio totale, nel buio fagocitante, nello sciacquio stanco della risacca, identico da milioni di anni. I grattacieli, i grandi palazzi, sono le icone del nostro tempo e, allo stesso tempo, il “termometro” dei matrimoni e delle famiglie. Non più grandi case gaie, non più piccoli tuguri – magari gai perché quella sera c’è un salame in tavola – ma prevedibili, perfetti abituri, studiati fino all’inverosimile da coscienziosi architetti per addetti alla produzione, od al controllo della produzione. Poi al guadagno sulla produzione. Minime ristrutturazioni fra un passaggio e l’altro: saletta computer al posto della camera per il pupo. Infine, ciak, si gira! Silenzio...motore...azione! Scena 34 di “Vita umana”. Via! Il protagonista entra in scena e pronuncia poche parole: “La produzione è terminata”. Buona, spegni motore, via le luci.

Sparito tutto. Il carbone, che vorticava da 150 anni, non c’è più. Non si fabbricano più sedie, non si mungono mucche. Silente, il greggio scorre nell’oleodotto e finisce nella centrale, diventerà elettricità che scorrerà, anch’essa silente, nei fili. Ricordo l’angoscia che provai leggendo Tiziano Terzani che comunicava, pelle a pelle, ciò che provava osservando la prima fabbrica giapponese completamente automatica. Anni ’90: lui e il guardiano, soli nella notte. Dalla vetrata, un enorme reparto, macchine che lavoravano. Sole. Il frastuono appena attenuato dalle pareti anti-acustiche. A questo punto, i marxisti mi tireranno le loro adunche falci e martelli (questo significa gabbare Marx!), i fascisti vorranno darmi l’olio di ricino (e i figli per la Patria?), ma a me non frega nulla né degli uni e né degli altri perché – cercate di capire, non di controbattere a cervello spento – questo non è un articolo d’economia politica, ma un articolo su basi sociologiche dove si cerca di capire:

1) A che punto siamo giunti nel percorso storico/evolutivo; 2) Qual è, conseguentemente, la forma migliore per l’aggregazione sociale; 3) Come armonizzare l’aggregazione sociale con le pulsioni naturali. Detto questo, una fabbrica completamente automatica dev’essere bellissima.

In definitiva, se la velocità degli scambi – commerciali, culturali, d’informazioni – è aumentata (modificando anche la percezione del tempo nei rapporti, ma noi non ci siamo accorti di nulla perché il fenomeno è stato “diluito” in un secolo e mezzo) la famiglia patriarcale, abituata a ritmi e tempi “lunghi”, è stata travolta. Rottamata. Prima, esistevano famiglie tradizionali incastonate nella cornice del villaggio, che era anch’esso una forma di “grande famiglia”, o clan. A quel punto, intervenne il già citato aumento di velocità: le emigrazioni di massa furono possibili solo nell’era del vapore, così come le colonizzazioni “mercantili”, ossia un sistema complesso ma funzionale, che prevedeva lo stazionamento in area coloniale di una classe dirigente straniera per dirigere i traffici (George Orwell: Giorni in Birmania), mentre Stati Uniti ed Australia assorbivano l’eccesso di popolazione comune, per lavori di basso livello ma di buona competenza artigianale. Entrambe questi fenomeni iniziarono a “disossare” la tradizionale famiglia patriarcale.

La susseguente società industriale aveva bisogno, invece, solo di produttori/consumatori (più appartamenti = più lavatrici, lavastoviglie, televisori, ecc) e quindi l’impeto consumista fu diretto verso l’anello debole della famiglia patriarcale, ossia “la libertà”. E’ fuor di dubbio che, in quelle famiglie numerose, di libertà personale ce ne fosse poca, ma lo Stato – in contropartita – raccontò d’assumersi l’onere dello stato sociale. Asili, ospedali, ricoveri (non lager!) per gli anziani, ecc. Oggi, nella società post-industriale, osserviamo il fallimento di quella impostazione: come sempre, quando viene soddisfatta l’esigenza del capitalista, il resto va alle ortiche. Diventano “risparmi”, e così la gente – imbambolata dai format televisivi – li percepisce. Tali teorie non sono campate in aria: se ne occupò Gandhi in sociologia politica ed Ettore Scola, nell’arte, col film “La famiglia” (1987), oggi sono interessanti le riflessioni di De Benoist sull’argomento.

Risposte? Volete delle risposte?!? Ma per chi mi prendete? Non sono mica Renzi! Ve beh, ve le darò...d’accordo...
La famiglia mononucleare come noi l’abbiamo vissuta (padre, madre, figli), è morta e bollita: finita. Nel tempo ha mostrato tutti i suoi limiti: scarsa elasticità, sensibilità estrema alle pulsioni soggettive disgregatrici, incapacità di far fronte a minime variazioni dell’ambiente circostante. Basta un imprevisto (anche a causa dell’odierna situazione economica) di spesa pari a 600 euro ed il 30% delle famiglie è in crisi nera. In una società dove il 10% della popolazione possiede il 50% della ricchezza, non potrebbe essere diverso. Conseguentemente, bisogna allargare la base del triangolo affinché il baricentro rimanga compreso nell’area di base: in altre parole, aumentare i componenti della “famiglia”. Qualcosa del genere già accadeva nelle vecchie famiglie patriarcali, dove si trovava sempre una soluzione proprio per il numero dei componenti, ma il problema è trovare una forma d’aggregazione sociale che non ne includa i difetti: autoritarismo, subalternità della donna, morale “unica”, ecc. Inoltre, in un mondo a “redditi variabili”, la compensazione interna è molto importante, perché consente di sopravvivere anche in tempi di “magra” restringendo un poco i consumi, oppure – se la pianificazione è più saggia – attingendo a risorse preventivamente accantonate. Mi pare che qualcuno abbia già parlato di vacche grasse e vacche magre...non ricordo più il testo di riferimento...

Inoltre, la società post-industriale non ha più bisogno delle ciclopiche aggregazioni cittadine, zeppe d’aggressività e poco inclini all’empatia: una saggia rioccupazione del territorio sarebbe la manna per tante ragioni: economiche, energetiche, ambientali e sociali. Ma il potere, guarda a caso, “rallenta” molto su uno degli aspetti più importanti di questa rivoluzione: la “banda larga”, essenziale per la comunicazione, come lo fu il treno per i trasporti. Meglio avere a disposizione le moltitudini, per nutrirle a panem et circenses?

Una famiglia “allargata” – chiamatela comunità, comune e come cavolo vi pare – ha più possibilità di resistere all’attacco coordinato del KriminalKapitalism e del BankAssassin: la famiglia tradizionale si separa, poi i partecipanti si risposano (omo od etero, è la stessa cosa) e continuano a lottare contro i mulini a vento. Se pensate che vi stia raccontando delle bagattelle, provate a pensare cosa significa pagare un’imposta sulla spazzatura in due persone contro dieci: fa un quinto. 600 euro? 120 euro. Va meglio? Quando c’è da cambiare la lavatrice, siete in dieci (faccio un esempio) ad affrontare la spesa, non in due.

Personalmente, ho partecipato a due esperienze: una agricola ed una urbana. Sono i periodi della mia vita che ricordo con maggior gioia, poiché eri responsabile di te stesso ma non avvertivi quel senso di oppressione che la famiglia tradizionale ti assegna. Perché? Poiché la tua responsabilità era con-divisa da altre persone e...vivaddio! Fra tanti, c’è sempre qualcuno che sa cambiare un asse del cesso! Non mi sembra opportuno raccontare particolari di quelle esperienze, perché questo articolo è scritto per chi ha coraggio e ci vuole provare: per gli altri, è solo tempo perso. Nel tempo che avete impiegato a leggere questo articolo, la vita media di un matrimonio è scesa di 1,463 secondi, anche se la funzione di riferimento è ancora in studio.

Vi posso solo dire che, ogni anno, c’incontriamo tutti, i vecchi “comunardi” e siamo come fratelli: nella famiglia tradizionale è il sangue a scegliere, in quella comunitaria sei tu a scegliere, secondo le tue inclinazioni ed i tuoi desideri. La profondità del rapporto è totale, ancora dopo 40 anni, ed è come se ci fossimo lasciati il giorno prima. Per chi non avesse ancora capito, io posso recarmi – senza telefonare – a casa di chiunque visse con me 40 anni fa – magari a distanza di centinaia di chilometri – suonare il campanello e ricevere, per prima cosa, un abbraccio ed un sorriso di piacevole sorpresa. Anche i “dotti” se ne sono interessati, e sono state redatte due tesi di laurea sulle nostre esperienze.
Perché finirono? Mai sentito dire panta rei? La comunità è, per suo statuto interno mai scritto, fluida e variabile: sta a chi partecipa saperla improntare alla stabilità, sapendo bene che – se lasci – devi consentire ad altri di giungere, e d’arrivare bene, di poter fare buona vita con chi rimane. Tu passi, la comunità deve restare. Erano tempi di pionierismo, e gli errori ci furono, tanti. Oggi, a differenza di molti anni fa, mi sembra che quel “vezzo” stia diventando una necessità: urbana od agricola, poco importa, l’importante è saper reggere all’impatto dei bastardi che pretendono le nostre vite in locazione. Domani, in proprietà assoluta.

I figli? Tre coppie, nelle nostre esperienze, avevano figli: oggi campano bene – compatibilmente con il nostro tempo incivile – e non sembra che abbiano gravi problemi per essere stati abbandonati ad un’altra coppia per qualche tempo, con due mamme o con due papà, secondo chi era disponibile. L’amore, il sesso? Certo, sono storie che capitano ed hanno impatti anche violenti in certe situazioni, ma – tutti noi che vivemmo insieme – concordiamo su un fatto: fummo molto naif in quelle situazioni, e c’è modo di porre un rimedio a tutto, soprattutto se la comunità è abbastanza ampia, se l’affetto comune, il senso d’appartenenza, supera queste buriane. Chiedete al un polinesiano d’oggi come viveva suo nonno.

Per questa ragione m’appassiona poco l’attuale dibattito (ma è un dibattito o una gazzarra?) sulla famiglia: si analizzano le “qualità” dei componenti, il loro sesso, i loro orientamenti sessuali, ma il “contenitore” deve restare identico. Omo od etero, uomini o donne, devono finire tutti nel “format” del cubicolo, con figli o senza, con un lavoro saltuario oppure stabile...tutti seduti ad ascoltare il Verbo, ossia mamma Tv. Penso, spesso, che dovrebbero pagarci per guardarla (non ditelo a me, non la guardo da decenni). Nelle strutture comunitarie, c’è il rischio che, invece, la sera che non c’è niente da fare si giochi a briscola e ci si facciano quattro sane risate, condite da motteggi e frizzi: il miglior antidoto contro la depressione dilagante.

Cercavate un’alternativa? Questa non vi convince? Non so che dirvi...provate a rivolgervi a Giovanardi...

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2016/02/famigly-day-forever.html

8.02.2016

Commenti (33)

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Mostra commenti 20 caricati
    1. fabKL 10 febbraio 2016

      credo che dovro leggerlo il suo scritto perche' ho paura che il mio capitolo "la donna smammata" abbia molto in comune e non vorrei essere accusato di plagio :))

    1. ottavino 10 febbraio 2016

      Vedi Bertani, noi dobbiamo invece essere ferocemente contrari a le coppie omosessuali e all'omosessualità in genere. Perchè?

      Perchè il sistema veicola questo:

      http://www.repubblica.it/esteri/2016/02/10/foto/men_s_health_germania_ben_melzer_e_il_primo_modello_transgender_sulla_copertina_di_una_rivista_europea-133109638/1/?ref=HRESS-13#1

      Il sistema è Repubblica (il giornale), e di fronte a quello che pubblica questo orribile giornale solo chi è in grado di affermare "Ma a me cosa cazzo me ne frega di queste stronzate", ha ancora un cervello funzionante.
    1. andriun 10 febbraio 2016

      Mi permetta di dissentire sul fatto che non vi sia nulla di male nelle unioni dello stesso sesso. Capisco che siamo in decadenza e l'Italia essendo un Paese di effeminati e mammoni trova molto semplice alimentare questa corrente falsamente democratica basata sull'emotività. Si può dire che una cosa sbagliata può essere fatta comunque, ma resta di fondo sbagliata. Anche perchè la legge fatta sull'onda dell'emotività, non porta giustizia, ma altra ingiustizia.


      Ciò che è sbagliato e ciò che giusto non può essere lasciato alle mode del momento. Esso deve trascendere anche dall'emotività e dal tornaconto personale testi "Sacri" che ci sono stati tramandati da tribu popolazioni vissute prima di noi che avevano un concetto di metafisica superiore a quello odierno, ne parlano in modo chiaro a chi vuole e sa ascoltare. Inoltre non si può prescindere dal fatto che in Oriente la donna vive una condizione che l'occidente vede e riduce per comodità, con la sottomissione, ignorandone la vera essenza che queste sottomissione nasconde.

      Il '68: certo IO non l'ho vissuto, ed è interessante vedere e leggere come fu vissuto da chi c'era, ma resta il fatto e su questo credo di non poter essere smentito, che è stato in quel periodo che ha preso corpo più che in altri l'idea di insubordinazione. Ricordo persino di aver letto che veniva impedito a chi voleva studiare di poterlo fare liberamente; che gli stessi insegnanti anche quelli capaci ma severi, non potevano più assegnare voti negativi, se non volevano passare un brutto quarto d'ora o se non volevano subire minacce o danni materiali ai propri beni con il benestare dello Stato.

      Inoltre sempre per come l'ho assimilato, il '68 è stato per certi versi l'incubazione del terrorismo, subentrato subito dopo negli anni '70. dove figli imborghesiti e privi di disciplina, hanno potuto combattere lo Stato, pur pur servendosi di esso(comandante Alberto in arte Donat Catin figlio ne è stato un esempio, ma non credo l'unico).

      Come ho ricordato in un altro post il Giappone, salvo smentite oggi vive la condizione della donna con una valenza certo più adatta alle sue caratteristiche, questo ad indicare che non è vero che la donna non possa essere indotta a vivere una condizione famigliare degli anni 50/60 e forse dopo una prima opposizione se ne gioverebbe anche lei.

      Un film giapponese con sottotitoli in inglese in una scena del film dove un ragazzo chiedeva ad una ragazza suggerimenti per conquistare il cuore di una compagna lei diceva: "la donna e complicata, dice una cosa, ma ne intende una diversa. Quando ad esempio dice sono grassa, in realtà vorrebbe che tu dicessi che non è vero."

      NOi lasciamo agli effeminati che interpretano invece le parole delle donne, come verità assoluta, che guidino il nostro Paese, accatastando errori su errori.

      L'Italia oramai è irrecuperabile sotto molti punti di vista, perchè vi sono troppe persone che hanno paura di dire ciò che pensano delle donne e quale dovrebbe essere il loro posto(IO l'ho fatto e sono stato silurato), come su tanti altri argomenti. La Saluto.

    1. CarloBertani 10 febbraio 2016

      Vorrei chiarire alcuni punti:
      a) Non ho scientemente toccato, né ho dato indicazioni, sulla legge attualmente in approvazione in Parlamento. Ciò non significa che io sia contrario alle unioni dello stesso sesso: si tratta solo di abbandonare posizioni ideologiche e di scrivere un buon testo sulle unioni civili. Che non riguardano solo faccende sessuali: personalmente, ho dovuto assistere alla morte di un caro amico solo perché non aveva parenti diretti e, i medici, non vollero riferire nulla agli amici. Mi lascia molto freddo, per non dire contrario, l'ideologia gender, la ritengo un'idiozia scientifica, anche se in alcuni casi limite trova applicazione. Ma, l'applicazione in casi limite, non può essere generalizzata.
      b) Secondo me, invece, è molto importante trovare soluzioni di vita comune che superino l'attuale forma della famiglia: ovvio che l'amore fra due persone, e gli eventuali figli, continuerebbe ad esistere. Noi, oggi, possiamo solo proporre un "format", ma i tempi saranno altri, e nuove generazioni adatteranno l'antico alle nuove esigenze.
      c) Mi è parso di notare un accattivimento contro il '68. Forse da parte di persone più giovani. Sarebbe un buon terreno di confronto: posso solo dire che molto, sul '68, è stato troppo celebrato oppure affossato. Fu la ribellione, in primis, di alcune generazioni contro una morale troppo stretta, contro forme gerarchiche asfissianti, contro chi ti proibiva d'andara a scuola con i jeans. Il decennio successivo, invece - '70 - '80 - fu completamente governato dai servizi segreti, italiani e stranieri. Quindi, il '68, sarebbe da ricondurre all'interno dei suoi limiti reali, non ricamarci sopra elegie od ostracismi sui personaggi che se ne sono assunti i "meriti". Dei quali, all'epoca, pochi sapevano della loro esistenza. Storia e storiografia, sempre il solito inganno! Saluti

    1. andriun 10 febbraio 2016

      Concordo ed aggiungo che il libretto che ho scritto "l'apparente intelligenza delle donne e le contraddizioni del nostro tempo" da cui se vorrà potrà prendere qualche spunto per il sua opera anche se non lo reputo certo scientifico(ma forse proprio perchè reale inconfutabile sotto diversi aspetti, vale di più), sta proprio nel non aver saputo cogliere e nemmeno il saperlo farlo ora il vero loro obiettivo, piuttosto che farselo imporre dai media nella ricerca di una parità che non esiste. Sentirsi donne.


      Il libretto di cui sopra è certamente di estrazione maschilista, ma considerato che in altri Paesi anche economicamente avanzati come il Giappone, la donna vive una dimensione temporale simile a quella della nostre donne negli anni '50 e sono ugualmente felici(anzi a dirla tutta sono radicalmente nazionaliste), la critica peggiore è rivolta al maschio italiacano fortemente mammone e quindi effeminato. Le donne entrano in questo contesto, se pur fortemente da me criticate come vittime inconsapevoli per quanta responsabilità esse possano avere in ciò che sta accadendo.


      Avendo a che fare con il maschio occidentale, ma ancor più italiano mammone ed effeminato, diciamo che è stata costretta ad assumere il ruolo che non le compete. Basti pensare che vi sono sempre più uomini che amano farsi sottomettere dalle donne, e questo salvo qualche sporadico episodio legato alla sfera sessuale, è un altro sintomo di decadenza. Ovvero di "sviamento famigliare", perchè da quella realtà nascerà un maschio altrettanto debole ed incapace e erroneamente sottomesso che amerà giocare con le bambole, anzichè sentirsi uomo.

      In altre parole un altro potenziale gay...che magari studierà diventerà importante e sarà in grado di esprimere giudizi(falsati dalla sua natura/educazione), di tipo medico/pedagogico e magari di promulgare anche leggi in relazione allo stesso argomento incrementando ulteriormente il potere femminile/gay e quindi innestando altre contraddizioni/decadenza...e il cerchio come si vede si chiude.

    1. natascia 10 febbraio 2016

      Concordo con entrambe queste riflessioni, ma sottolineo che il fenomeno GAY riguarda una percentuale sociale che nessuno si prende la cura di divulgare.

    1. fabKL 10 febbraio 2016

      concordo in gran parte con quello che dici e con le conclusioni.
      Per aggiungere ulteriori motivazioni alla parte consumistica che ha influenzato questo cambiamento sociale, vorrei ricordare come TUTTO sia iniziato con l'affermazione della moda UNISEX negli anni del 68. Da questa nuova proposta commerciale il cui scopo era quello di guadagnarsi piu' ampie fette di mercato, si e' passati all'orecchino maschile e via cosi per arrivare, attraverso i vari renato zero, queen - alla martellante propaganda della depilazione maschile.
      Nello stesso tempo la donna veniva spinta sempre piu lontana dalla maternita', i figli assumevano un connotato di disgrazia associato - come dicevi - all'etichettamento di fascista a chi dava valore ai figli e al loro numero (dimenticandosi che i figli sono la vera assicurazione della vecchiaia e che se sono tanti sara' piu' leggero per loro avere cura dei genitori, ma il modello che va oggi e' rovesciato). Cosi la donna ha azzerato il valore della maternita' ed ha preferito andare a lavorare in virtu di un indipendenza economica che le permettesse di spendere i soldi come vuole ( e sopratutto come le dice la pubblicita) perdendo l'opportunita' di essere al centro delle attenzioni della societa' in quanto unica a poter procreare. Se la donna avesse valorizzato adeguatamente questa capacita' l'uomo avrebbe dovuto avere il massimo della cura e le donne avrebbero potuto chiedere qualunque cosa

    1. fabKL 10 febbraio 2016

      "per cambiare il mondo, occorre cambiare la società." questa frase conclusiva dimostra l'esistenza nascosta di un concetto che identifica la nostra societa con il mondo. NON e' cosi' , le societa' sono molte: la societa' araba guidata quasi sempre dalla religione e dove la religione svolge un'importante ruolo economico, la societa; di tipo indiano con le caste imprescindibili, la societa' cino-giapponese, le altre societa' asiatiche, le societa' africane.....
      La nostra societa' e; solo quella economicamente/militarmente piu forte che cerca di imporsi sulle altre ma non e' detto che ci riuscira' perche' se la lotta dura diverse generazioni avra' perso e sara' surclassata dalle altre societa'. Le religioni sono solo le regole sociali per evitare di essere sottomessi da altre societa', chi le ha meno forti si estingue.....

    1. Primadellesabbie 10 febbraio 2016

      Parlane prima con quelli che sono stati giovani nel '63!

    1. temuchindallaCina 10 febbraio 2016

      Per me si è disgregata nel tanto decantato '68, un periodo che butterei nel cesso seduta stante!

    1. ottavino 10 febbraio 2016

      E' vero che una donna dovrebbe sapersi far amare dal proprio marito, ma non intendevo mettere l'accento su quello.

      Pensavo alla coppia contadina, per esempio, che doveva affrontare "la vita", una vita a volte piena di durezze, di scelte quotidiane importanti, di un "da fare" che non lasciava tanto spazio all'immaginazione. Non c'era tempo e voglia di entrare in polemica, insomma.
      Questo era come cemento per la vita di coppia.
      Al contrario oggi la vita di molti è vissuta da borghesi che acquistano tutto quello di cui hanno bisogno, non producono più niente con le loro stesse mani e quindi non ne riconoscono il valore.
      E le vite diventano preda del non-senso
    1. fabKL 9 febbraio 2016

      Non so se era provocatoria o se eri serio. Io prendo il discorso seriamente e ti invito a considerare come l'aumento dell'omosessualita' che si e' avuto negli ultimi decenni sia coinciso con la perdita di valore della maternita'

    1. andriun 9 febbraio 2016

      Ma lo potrebbe diventare. Perchè vede fabKL, non c'è nulla di meglio per fomentare l'odio che agire provocando ingiustizia. Se il signor pinco pallino è gay a me sinceramente non ne verrebbe granchè(è un suo problema non il mio), ma quando sento che essere gay è meglio, che c'è addirittura una rivolta negli Stati Uniti con relativo boicottaggio dei prodotti Barilla perchè durante un intervista radiofonica un responsabile ha "osato" dire che la famiglia tradizionale resta quella composta da uomo e donna, tanto che, la Barilla in virtù della legge del mercato a cui lei si riferisce è stata costretta a ritrattare nonchè a promettere che farà uno spot con la famiglia anche di gay; beh lo divento omofobo.


      Quando sento che la Boldrini rappresentante delle istituzione nonchè delle femmine italiane si lamenta per il fatto che è l'immagine della donna che serve a tavola, risulta un'immagine superata nonchè maschilista e sarebbe ora di fare delle pubblicità con i entrambi i sessi che servono a tavola, non solo, ma vedo pure che un sacco di effeminati(chiamarli uomini mi offende), sono pure d'accordo con lei, sarei anche portato a essere misogino(anche se non mi riconosco tale).

      Che vi sia un'accelerazione del tempo che rende tutto più frenetico certo è innegabile, tanto che ne è stato scritto anche dagli indu. Sembra anche, come scriveva Guenon che a questi testi definiti Sacri si è ispirato nelle sue ricerche, che stiamo anche vivendo nell'era appartenente all'ultimo ciclo cosmico dedicato all'eta del ferro: ovvero alla materialità chiamata Kali yuga. Quindi è innegabile che una certa parte delle cose che avvengono, siano indipendenti dalla nostra volontà, però certamente le tradizioni seppur possono essere viste oggi negativamente mettono certo un po' di ordine.

      Il concetto di punizione nella GB come in gran parte dei Paesi anche occidentali, che lei critica anche giustamente, ma non certo per le divise femminili, esiste ancora oggi il concetto di punizione. Da noi ogni riferimento alla disciplina viene di fatto rifiutato in quanto considerato retaggio di pratiche fasciste e in completa contrapposizione ai movimenti sessantottini che hanno di fatto cambiato il rispetto delle gerarchie in insubordinazione tutelata dallo Stato,

      Fatti che hanno peggiorato inesorabilmente la nostra vita per quanto condizionata da eventi su cui non ci è possibile alcun intervento oggettivo.

      Certo è che il mercato ed il consumismo sono la vera ragione per cui oggi i gay, quanto le donne godono di libertà illimitate, nonchè di favoritismi. Quanto questo sia a vantaggio delle stesse donne, non glielo chieda nemmeno(tanto sono tutte ciuche come la Boldrini, tanto studio/cultura, ma poco cervello), non lo capiscono(salvo qualche eccezione che non fa che però confermare la regola) e la prova sta nell'aver puntato ad avere la legge contro il femminicidio, sapendo di chiedere un favoritismo inutile e di essere anche in difetto nel chiederlo.

    1. fabKL 9 febbraio 2016

      MOlti punti sono condivisibili ma credo che l'autore dovrebbe introdurre un concetto che sto cercando di sviluppare in un libro, Un concetto che si e' radicato a tal punto dentro di noi da diventare la chiave di lettura di ogni fatto ed il pensiero diffuso della societa': il consumismo.
      Non e' la velocita' delle cose che e' aumentata bensi il concetto di consumismo che viene applicato sempre piu' ed in ogni campo ed anche nell'amicizia, nei sentimenti e nei rapporti umani in generale. L'enorme spinta degli ultimi anni verso l'omosessualita' affonda le radici nella voglia di gettare il vecchio concetto di famiglia. Gli omosessuali si sentono moderni e propagandano il loro modernismo facendo seguaci in chi cerca qualcosa per distinguersi dagli altri ed al loro interno si cerca un gadget per distinguersi ulteriormente ed un figlio sarebbe ideale per questo scopo perche' non tutti possono permetterselo.
      La famiglia si adatta benissimo ai cambiamenti e se 600 euro in meno fanno andare in crisi e' solo perche quella famiglia era spinta (dal consumismo) a vivere oltre il limite che possono permettersi.
      Quando sento dire che siamo arretrati rispetto gli altri paesi mi piace ricordare che la GB (da dove sono nati i movimenti omo e gender) e' una monarchia con a capo la stessa regina da oltre 60 anni che e' anche a capo della chiesa anglicana (in guerra con il vaticano dai tempi di Enrico VIII), e che i bambini cantano god save the queen ogni mattina nelle loro scuole in classi separate maschili e femminili, in divisa con le donne rigorosamente in gonna. Questo dovrebbe farci capire come certi movimenti sorgono A CAUSA dei LORO problemi sociali. Problemi che noi non abbiamo dato che abbiamo omosessuali presidenti di regione, cantanti, attori, poeti, registi ed abbiamo da sempre esportato la moda con marchi omosessuali. Il nostro non e' un paese omofobo, ma non e' nemmeno disposto a sottostare ai nuovi business plan delle multinazionali farmaceutiche che prevedono di incassare 100.000 euro a bambino

    1. natascia 9 febbraio 2016

      La considero un'amico, perchè la stimo e con piacere la leggo. Sembra che talvolta scordi la legge più importante : AMOR OMIA VINCIT.


    1. andriun 9 febbraio 2016

      natascia la ringrazio per l'amico(anche se virtuale e spero scritto non in chiave sarcastica), ma vede IO vedo benissimo quello che avviene anche con le famiglie che vorrebbero restare tali. Le aggiungo pure che noto uno Stato che in definitiva ha bisogno di gente manipolabile e quindi quale migliore sistema, che distruggere un cardine sociale, come la famiglia. Non è forse vero il detto: dividi ed impera?


      La differenza rispetto alla concezione di famiglia di una volta e nemmeno di tanto tempo fa, sta nel fatto che ad essa erano riservati oneri ed onori: IO sono cresciuto con il detto "finchè sei sotto il nostro tetto fai quello che diciamo noi, non ti sta bene quella è la porta" oppure "qui decidiamo noi, quando avrai una tua famiglia deciderai tu.". Hai voglia a fare i capricci, rischiavi pure di buscarle.

      Nonostante il tutto fosse formalmente corretto, oltre che garantire un ordine ed una gerarchia, quindi una disciplina, oggi grazie alle pedagogie moderne(ed effeminate) non mancano i figli che arrivano a sporgere denuncia per ottenere come si dice: la moglie ubriaca e la botte piena. Non serve nemmeno ammazzarli i genitori(come era arrivato a fare Maso, idolo delle adolescenti) oggi è sufficiente dire che ti limitano la libertà o che sono severi. Mi creda l'allontanamento coatto di uno e dell'altro "mostro" è quasi garantito se non direttamente dalle forze dell'ordine, dal telefono azzurro, viola, rosso e blu e ci metta anche il giallo: tanto colore più colore meno.
    1. Capra 9 febbraio 2016

      In passato le famiglie hanno affrontato problemi ben peggiori, ma contribuivano a renderle più unite. Oggi è il trionfo dell individualismo a far crollare la famiglia tradizionale, ed i problemi vengono risolti ignorandoli

    1. Primadellesabbie 9 febbraio 2016

      andriun (ho un correttore bizzoso, e devo continuamente controllare indietro, questa volta voleva andrion), non é questione di metodo, é questione che non possono coesistere due autorità in un campo in cui non puoi tracciare i confini.


      Una delle due va a farsi friggere. La realtà trasmessa, magari con affetto e scrupolo, dalla famiglia crolla inesorabilmente al cospetto di quella, che non può mai coincidere, che emerge nel gruppo di ragazzi che cresce assieme ed é sottoposto all'autorità del o degli insegnanti.

      Basta guardarsi intorno.

      E poi c'é lo Stato con le sue leggi che si prolungano sempre più, a fare da terza sponda.

      Forse quando il mondo era uno, tanto tempo fa, ma da un certo punto in poi le cose sono enormemente cambiate.

    1. andriun 9 febbraio 2016

      "...Quello che non è coinvolto in quello che fa, quello che si è convinto che vivere sia osservare."

      ottavino se intende con la sua frase denunciare lo stravolgimento della sfera pubblica con quella privata e viceversa, mi trova pienamente d'accordo con lei. Aggiungo che quando lo Stato ci mette lo zampino solo perchè Stato, ma senza aver chiaro quali siano i problemi da risolvere, le priorità e le possibili conseguenze, non si può che ottenere tale risultato(decadente).


      Una vita da Grande Fratello dove non vi sia rimasto quasi nemmeno un minimo di pudore e di vera privacy, dove la donna non è più disposta a fare quello che le impone(a volte e spesso per il suo bene), il marito, ma è disposta ad occhi chiusi quanto le viene detto dai media purchè sia prefissato da il termine di esperto(basta la parola come ricordavo in un altro post).

      Perchè questo? ma semplicemente perchè ama sentirsi indipendente, secondo la sua(della donna) visione ridotta della realtà: ogni vincolo al marito che prescinda dalla passione del momento è formalmente sbagliato. Gli effeminati sono la causa di questi effetti socialmente devastanti e le donne a loro malgrado il braccio inconsapevole.

      Dal momento che esse non hanno modo di decidere cosa sia giusto o sbagliato per loro, se non apparentemente, figuriamoci decidere le sorti di una Nazione.
    1. ottavino 9 febbraio 2016

      La famiglia ha cominciato a scricchiolare quando la società moderna ha imposto il suo tipo umano. Cioè quello che non vive una vita vera ma mediata. Lo spettatore. Quello che non è coinvolto in quello che fa, quello che si è convinto che vivere sia osservare.

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