FALLITI E SERVI ALLO SBARAGLIO

FALLITI E SERVI ALLO SBARAGLIO

DI EUGENIO ORSO

pauperclass.myblog.it

Non sono affatto sicuro che Beppe Grillo dice bene, cogliendo la sostanza delle cose, quando si rivolge alla mignatta neoliberale Bersani – apostata del comunismo e capofila politico dei servitori delle Aristocrazie finanziarie nella penisola – in questi esatti termini:
«Si rassicuri, lei non è un fascista. E’ solo un fallito. Lo è lei insieme a tutti i politici incompetenti e talvolta ladri che hanno fatto carne da porco dell’Italia e che ora pretendono di darci anche lezioni di democrazia. Per rimanere a galla farete qualunque cosa. A Reggio Emilia si celebra Pio La Torre mentre si tratta con l’Udc di Cuffaro. Amen.»Non credo che Bersani, con molte altre marionette al servizio del neocapitalismo finanziario, nell’agone politico nazionale, sia da considerarsi soltanto un fallito, e quindi un incapace e un incompetente, frutto di una “selezione inversa” e del depotenziamento della politica in uno stato sempre meno sovrano, perché i padroni globali della classe dominante, che lo tengono saldamente al guinzaglio, non sono disposti a tollerare troppo a lungo, oltre un certo limite, l’incompetenza, l’incapacità, il fallimento, che potrebbero improvvisamente ritorcersi contro di loro e i loro interessi.


Un fallito incapace non è certo il miglior servo, tenendo conto che per le sue “caratteristiche” potrebbe fare dei danni rilevanti anche al padrone, e per giunta, come ben sappiamo, la classe dominate globale è in grado di sostituire i suoi servitori, e fra questi i politici nazionali liberaldemocratici nei paesi sottomessi, senza eccessive difficoltà, quando arriva il momento buono, come è accaduto nel novembre dello scorso anno con Silvio Berlusconi, alla guida del governo.


Senza dubbio il capoccia pidiino Bersani, assieme a molti altri esponenti della sua camarilla politica (e delle camarille apparentemente avverse), ha contribuito a fare “carne di porco” del paese e degli italiani, come afferma Grillo, ma non per mera incapacità, per sconcertante approssimazione, per pressappochismo innato, per pura necessità di sopravvivenza della burocrazia politica (e della sinistra degenerata) che il suddetto rappresenta.


Venendo al dunque, per quanto mi riguarda Bersani potrà essere tutto – un apostata, un imbroglione, un mentitore, un servo dei grandi poteri, addirittura un “ommemmerda”, in compagnia di tanti altri capi e capetti della sinistra neoliberista postcomunista – ma non proprio e non esattamente un fallito incapace, come sembra sostenere con forza l’arrabbiato Beppe Grillo, il quale probabilmente si illude di “sparare sulla Croce Rossa”, o sugli zombie caracollanti, come nei noti filmetti americani del genere.


Considerando che il destino dell’Italia è interamente nelle mani delle Aristocrazie finanziarie occidentali, e che la politica minore liberaldemocratica non ha più alcun potere decisionale effettivo sulle materie che contano (dalla moneta all’istruzione pubblica e alla sanità), Bersani, da bravo e fedele lacchè, sta soltanto eseguendo gli ordini esterni che gli piovono dall’altrove e dall’alto, assumendo comportamenti politici conformi al ruolo che d’autorità è stato assegnato ai leader di partito, a lui e naturalmente agli altri compari nella sua stessa condizione “servile”, senza distinzione alcuna di schieramento parlamentare: dagli Alfano in Berlusconi ai Casini in Caltagirone.


Si illude forse il buon Beppe che questi avversari visibili sul tormentato terreno politico nazionale, “hot line” e livello più basso della catena di comando globalista, crolleranno di schianto quando e se ci saranno le politiche, e si apriranno le porte per un cambiamento “democratico” che rispetti la (sempre più fantomatica) volontà popolare, ma probabilmente così non sarà, perché la regia è esterna e sapiente, la legge elettorale si lascia scrivere, per togliere seggi alle liste di Grillo e darli ai servitori delle Aristocrazie globali, per predeterminare gli eletti e le maggioranze future fedeli alla “linea Monti”, e cioè quelle preconizzate, non a caso, anche dal tristo Napolitano.


In poche parole, se si resta all’interno del sistema, come ha fatto il buon Beppe, accettando le sue regole e partecipando ai suoi riti (in tal caso elettorali), si è già sconfitti in partenza e ci si può pure illudere, illudendo nel contempo milioni di italiani in supposta buona fede, di aver a che fare con ridicoli zombi della politica, con cadaveri che attendono sepoltura, con falliti congeniti, con meri incapaci, facili da sconfiggere e da mettere da parte.


A Bersani è stato assegnato il compito di ingannare gli italiani – assolto finora abbastanza bene dalla sinistra di sistema e da lui stesso – di votare le controriforme del lavoro e del pubblico impiego senza creare problemi a Monti (manomissione dell’articolo 18 e Spending review di tagli a tutto al settore pubblico), riuscendo, però, attraverso funambolismi e menzogne, a trattenere il grosso del consenso dei lavoratori dipendenti e degli statali, e di costruire alleanze politiche, con annessi cartelli elettorali, aderenti ai diktat programmatici euroglobalisti, in continuità con l’attuale governo del Quisling Monti, questo perché è il merdosissimo Pd (e mi si perdoni, una volta tanto, per l’elegante espressione) che dovrà vincere le prossime politiche, con o senza i pur utili compari centristi dell’Udc di Casini/ Cuffaro.


Bersani, esattamente come fanno i suoi pari grado Alfano e Casini, ascolta la “Voce del Padrone”, interpreta i desideri e la volontà della potente Aristocrazia finanziaria, e agisce di conseguenza, commettendo certo qualche errore (errare è umano anche per lacchè e servitori), fino ad ora, però, mai irreparabile, ma, in non pochi casi, raggiungendo comunque gli obiettivi assegnati e salvando così il suo posteriore di servo.


Infatti, finora sono passate senza scossoni sociali rilevanti tutte le misure di Monti, anche quelle che incideranno nella carne viva dei lavoratori pubblici e privati, grazie all’opera del Pd di Bersani, integrata dall’azione della CGIL della Camusso.


A ben vedere, quello che il Padrone ha assegnato a Bersani, e a tutto il suo “pool” di rinnegati sinistroidi, non è un compito facile, e non è certo un compito che può essere assolto da un fallito-incapace, da un totale incompetente nelle (raffinate) arti dell’imbroglio delle masse e della menzogna politica, per le quali Bersani e la nomenklatura burocratico-partitica pidiina sono molti versati.


Si tratta di simulare un blocco sociale rappresentato ed uno straccio di programma politico puntualmente disatteso, in occasione delle prossime elezioni per il parlamento, di trattenere il voto di coloro che sono i più colpiti dalle controriforme montiane – lavoratori dipendenti pubblici e privati, pensionati, precari, eccetera – che, fra l’altro, dovrebbero costituire il grosso della base elettorale di Bersani e del Pd, continuando, però, fino all’ultimo a sostenere con il voto parlamentare il massacro sociale operato da Monti, ben sapendo che una volta al governo si continuerà sulla stessa linea, e le politiche adottate non potranno che essere quelle euroglobaliste imposte dall’esterno.


Ci vuole “mestiere” – oltre che una buona dose di cinismo, di malafede e un’assoluta assenza di Etica – per ottenere simili risultati, altro che “falliti”, cadaveri o zombie!


Certo che per fare cose del genere ci vuole anche una certa dose di incoscienza, e naturalmente un robusta dose di fiducia nella tenuta sistemica complessiva, perché sono proprio i servi come Bersani che “ci mettono la faccia”, che si espongono in prima persona massacrando la popolazione – non le Aristocrazie globali, che li manovrano standosene comodamente nell’”empireo cielo” neocapitalistico! – e se qualcosa andrà male, veramente male (rivolte di massa, insurrezioni distruttive, paese fuori controllo sull’orlo della frantumazione) con buona probabilità saranno loro, per primi, a pagarne personalmente le conseguenze.


Bersani questo lo sa, o almeno riesce ad intuirlo, e ne ha dato dimostrazione nelle sue passate dichiarazioni, riconoscendo il pericolo che corre assieme ai suoi pari-grado: con il solito linguaggio colorito e approssimativo, il pericolo dei “cazzotti” per tutti, politici (cioè lui stesso) e tecnici (ossia la squadra di Monti, venduta dai media come quintessenza “tecnica”).
Ma Bersani sa anche che questo esito è abbastanza improbabile, almeno nel breve-medio periodo, perché gli strumenti di dominazione neocapitalistici hanno agito in profondità, nell’arco di oltre un ventennio, flessibilizzando e rendendo imbecille una buona parte della popolazione.


Lo stesso berlusconismo è servito allo scopo, quale forma italica, peculiare, di idotizzazione della popolazione, della quale ha beneficiato – oltre che Berlusconi per un certo periodo – il sistema nel suo complesso (se ne vedranno ancora per un po’ i frutti venefici) e lo stesso Bersani, con tutto il Pd.


Per questo motivo, reazioni di massa, decise e violente, destabilizzanti, insurrezionali o addirittura rivoluzionarie, sono molto improbabili, e ciò mette relativamente al sicuro i servi politici delle Aristocrazie globali dominanti come Pier Luigi Bersani, il suo compagno di partito Napolitano e il “capo-tecnico” imposto al paese, Mario Monti.


Tutto questo il buon Beppe Grillo dovrebbe capirlo, e quindi dovrebbe sapere che non ha a che fare con pittoreschi zombi, o poveri falliti, ma con professionisti dell’inganno, della menzogna, del nascondimento della realtà al servizio del Nuovo Capitalismo finanziarizzato.
Ma mi viene il sospetto (fondato?) che Beppe Grillo, il quale scrive i suoi post e le sue dichiarazioni “ufficiali” in stretta collaborazione con l’inseparabile Gianroberto Casaleggio, facitore del celebre blog, queste cose le sa fin troppo bene (sia lui sia l’informatico-politico Casaleggio) e se le scrive lo fa unicamente per raggiungere obiettivi politici e di consenso.


Per quanto riguarda l’accusa di “fascismo”, che rimpalla da una sponda all’altra nella polemica Grillo-Bersani, faccio presente che tale accusa ha delle finalità ben precise, simili alle accuse di “comunismo”, di “antisemitismo”, di “populismo”, e via elencando.


Si tratta di accuse infamanti che ovviamente, nella grandissima parte dei casi, non hanno fondamento, ma data la demonizzazione neoliberale e democratica di tutto ciò che non è sistema neocapitalistico e pensiero unico, servono per delegittimare l’interlocutore impedendogli di partecipare al dibattito, un dibattito che deve sempre essere, all’interno del sistema, “politicamente corretto” ed esclusivamente fra veri “democratici”.


Quindi Bersani come del resto afferma lo stesso Grillo, non è certo fascista, così come non è (e ancor di meno, se possibile) comunista, o populista (leggi dalla parte del popolo), o addirittura antisemita (leggi critico nei confronti dello stato d’Israele).


In conclusione, contraddicendo un po’ Beppe Grillo che attacca il segretario del Pd puntello di Monti, Pier Luigi Bersani, oltre a non essere fascista (né comunista, né populista, né antieuro) non è un fallito, perché altrimenti i globalisti lo avrebbero già eliminato dalla scena, e non è un incompetente, nel suo ruolo di servo della nuova classe dominante global-finanziaria, perché fino ad ora ha assolto in modo abbastanza accettabile (senza infamia e senza lode) i suoi compiti principali, che sono quelli di supportare le controriforme di Monti in parlamento, rendere applicabile il programma trasmesso l’altro anno dalla BCE e mentire al popolo italiano, imbrogliandolo.


Il premio del Padroni per il fedele servitore politico Bersani?


In futuro, forse, la presidenza del consiglio dei ministri, con buona pace per il buon Beppe Grillo.

Eugenio Orso

Fonte: http://pauperclass.myblog.it/

Link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2012/08/27/falliti-e-servi-allo-sbaraglio-di-eugenio-orso.html

27.08.2012

Commenti (53)

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    1. Giancarlo54 28 agosto 2012

      L'unica cosa che so e che votando si sostiene quello che tu chiami "impero" e che io chiamo democrazia. Claro?

    1. Mondart 28 agosto 2012

      Vediamo di definirlo una volta per tutte questo "impero": chi sarebbero gli IMPERATORI di tale non meglio definito Impero ???

    1. Viator 27 agosto 2012

      Ottimo articolo. Il PCI ha smesso di rappresentare gli interessi dei lavoratori già dai primi anni 70, quando ha cominciato ad appoggiare la necessità dei "sacrifici" e dell' "austerità" e i suoi dirigenti hanno cominciato a mandare i figli a fare i dirigenti bancari.

      Alla fine gli unici che hanno saputo prevedere cosa ci riserbava il futuro sono state la Brigate Rosse quando denunciavano il SIM (stato imperialista delle multinazionali). Il loro linguaggio veteromarxista li rendeva ostici e poco credibili, e invece avevano capito a cosa puntava il processo di ristrutturazione capitalista: una dittatura mascherata del grande capitale che si globalizza per annientare le tutele della classe lavoratrice, legate alla dimensione dello stato-nazione.

      Chi l'avrebbe mai detto...

    1. zapper 27 agosto 2012

      insomma
      questi hanno cominciato a studiare da bravi bimbi negli anni '70 e '80 con i vari segre, macaluso, napolitano (il comunista preferito di kissinger),
      e poi hanno dato l'esamino a londra nel '94:
      http://archiviostorico.corriere.it/1994/febbraio/26/Occhetto_Londra_piace_padroni_della_co_0_94022611888.shtml

    1. Primadellesabbie 27 agosto 2012

      Non dimentichi l'esempio archetipico! Al secolo Ronald Reagan.

    1. Primadellesabbie 27 agosto 2012

      Lei ha capito e le sono grato di avermelo detto. Cordiali saluti

    1. Jor-el 27 agosto 2012

      Però, che genio questo Padrone! Ha bisogno di un servo che sembri un rincoglionito e allora, cerca che ti cerca, trova questo intelligentissimo uomo (Bersani), brillante, profondo, carismatico, capace, sveglio, furbo come una faina, che però è abilissimo a sembrare... un rincoglionito! :-D

    1. Skorpio_B3 27 agosto 2012

      Nella cultura italiana uno dei geni è Gabriele Paolini:
      http://www.youtube.com/watch?v=V_DpGvQNvU4

    1. Skorpio_B3 27 agosto 2012

      Bersani e co è + spazzatura che maceria

    1. Tonguessy 27 agosto 2012

      Vendi pesci o fabbrichi roulottes? Se vuoi di non sequitur ce ne sono infiniti. Quello che ti ho chiesto, visto che votare non serve a nulla: qual'è il tuo colpo alla mascella che mette KO l'Impero?

    1. Giancarlo54 27 agosto 2012

      La democrazia è una regime come un altro. E come in tutti i regimi umani, dall'epoca delle caverne ad oggi, il popolo non ha mai contato un capzo nell'ambito decisionale. I tiranni traggono la loro legittimità dalle manifestazioni oceaniche, i governanti democratici da coloro che si recano ogni 5 anni alle urrne mettendo una bella X su uno qualsiasi dei simboli presenti. Ma anche in questo caso è chi stampa le schede e mette i simboli sulle schede ad aver in mano il potere.

    1. Giancarlo54 27 agosto 2012

      No, no, no. Chi vota, qualsiasi voto da, sostiene il sistema democratico. Il sistema democratico fonda la sua "legittimità" e le infamie che ne conseguono sul voto popolare. E' il voto popolare, seppur inutile, che auto legittima la democrazia. I tiranni democratici possono fare tutte le infamie che vogliono tirando, appunto, in ballo la loro legittimazione derivante dal voto popolare che, ripeto, non conta in pratica nulla, ma conferisce ai politicanti la legittimità del "fare". Ci vota, è complice, punto.

    1. Giancarlo54 27 agosto 2012

      Non c'è niente da fare. Ripeto quanto detto mille volte: SIAMO FOTTUTI!

    1. Giancarlo54 27 agosto 2012

      Siamo su un forum pubblico........

    1. paolodegregorio 27 agosto 2012

      Concordo con le conclusioni di Orso.

      Nel merito della polemica osservo l'aspetto comico e tragico: si attribuisce il termine fascista ad un movimento che ha raccolto 350.000 firme per tre leggi di iniziativa popolare e si ritiene democratico chi tali firme le ha messe in cantina al Senato, senza alcuna discussione parlamentare.
      E le leggi di iniziativa popolare sono previste dalla Costituzione.

      e inoltre...

      Bersani ha perso la testa! Ha dato una visibilità enorme a Grillo e al suo movimento politico, in una fase in cui tutti i media a reti unificate avevano steso un velo di silenzio.
      Come al solito, si è sviluppato un dibattito infinito e confusionario sulla etichetta di “fascisti” data da Bersani al M5S.

      Ma la cosa è semplicissima: nel PD si sono accorti che l’unico che gli può togliere voti è Grillo, e che lo stesso Bersani sarebbe spazzato via, insieme a tutti i vecchi politicanti, dalla proposta di legge del M5S di non essere rieleggibili dopo due legislature (retroattivo), che il M5S è l’unica organizzazione politica in Italia che ha messo per scritto e a disposizione di tutti in Rete il suo programma politico. Piuttosto che discutere di questo programma è meglio demonizzare l’avversario ed insultarlo, come nella migliore tradizione catto-paracul-comunista.

      Dopo aver, per molti mesi, affibbiato inutilmente l’etichetta di antipolitica, e resesi conto, con un certo ritardo mentale, che si trattava dell’unico movimento organizzato che, dopo averne discusso con i suoi iscritti, ha stilato un programma e l’ha messo ai voti, dando una lezione di democrazia a tutti, ecco arrivare all’arma estrema: “FASCISTI”, credendo che questa tecnica, variamente collaudata negli anni passati, possa ancora funzionare.

      Quella di Bersani mi sembra una mossa disperata, segno di estrema debolezza, che taglia i ponti verso qualsiasi rinnovamento e oggettivamente apre alle forze politiche più retrive e conservatrici con cui condivide l’appoggio al governo Monti, per continuare a governare insieme, in nome di una emergenza e di una crisi che non finiranno mai.

      Gli elettori del PD devono rendersi conto che finora hanno votato un partito diviso, con dirigenti inamovibili, incapace di rinnovarsi, bloccato politicamente dalla componente cattolica, dalla rivalità tra D’Alema e Veltroni, che accetta finanziamenti dall’Ilva (98.000 euro) senza spiegare il perché, che ha rinnegato la sinistra ed è oggi pienamente centrista, che non mette in discussione il monopolio delle TV, né la responsabilità del capitalismo nella crisi strutturale che viviamo, e va per questo abbandonato senza rimpianti.
      Paolo De Gregorio

    1. Tonguessy 27 agosto 2012

      Riuscirono a sciogliere il partito con il più alto tasso di gente per bene che il Paese abbia mai avuto


      Causa non poco dolore leggere questa frase. La verità è che Pinochet, burattino sanguinario nelle mani della destra di Friedman ed i suoi Chicago boys, segnò una svolta drammatica nel PCI. Si trattava di scegliere tra finire come i prigionieri torturati dello stadio di Santiago oppure....Occhetto (in estrema sintesi). Evidentemente i vertici del PCI, dopo avere sventato qualche insurrezione armata (Genova 1960 ad es) si accontentarono dell'eurocomunismo. Cioè lo scivolo politico che ha accompagnato il PCI verso gli attuali bassifondi della politica, ovvero il PD, portabandiera di quel neoliberismo che in ogni parte del mondo è sfociato (con varie sfumature) nel regime di Pinochet. E ormai ci siamo.

    1. Tonguessy 27 agosto 2012

      Norme, regole e convenzioni sociali riguardano la sicurezza e la coscienza tranquilla. "Lo fanno tutti", "si fa così" rappresentano la medicina preventiva ed efficace per la coscienza sporca....le convenzioni rendono la vita confortevole: proteggono la vita vissuta perseguendo l'interesse personale.
      Zygmunt Bauman "Le sfide dell'etica"

      Basta quindi affiancare ad ogni tematica di interesse personale il concetto di democrazia, et voilà! Coscienza democratica perenne multiuso ready made.
      Il meglio del pressapochismo culturale e della distanza dal potere inteso come servizio reso alla comunità. Consoliamoci....

    1. Georgejefferson 27 agosto 2012

      Basta eliminare fisicamente i dissidenti,Mao insegna

    1. Georgejefferson 27 agosto 2012

      Di macerie Mao se neo intende,con i suoi 30 mln di morti,il buon vecchio Mao

    1. bysantium 27 agosto 2012

      Come sempre si può sostenere tutto e anche il contario, non ci mancano le idee e le capacità dialettiche per farlo.

      Ma c'è una considerazione, relativamente a Grillo, difficilmente contestabile e cioè che, in questo momento, è visto come l'unica espresssione anti sistema , sicché un suo successo assumerebbe il significato di condanna del sistema ( cosa poi succederà lo scopriremo solo vivendo ma intanto si sarà mosso l'attuale encefalogramma piatto ).
      Quindi, dato che io mi reputo antisistema, non mi perdo in mille elucubrazioni e vado al dunque : da una parte vota chi dice sì al sistema dall'altra chi dice no, come in un referendum, punto!
      Chi si astiene, a mio avviso e in questo momento, tace e acconsente al sistema.
      Dopo aver scritto ciò, credo che chiederò all'amministrazione di Comedonchisciotte di poter cambiare il nickname, che non merito, per cederlo ad uno dei tanti sottili ideologi che in fatto di bizantinismi sono ineguagliabili.

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