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Epistemologia di un Impero morente: la crescita può durare per sempre ?

DI UGO BARDI

cassandralegacy.blogspot.com

Recentemente, Michael Liebreich ha pubblicato un articolo dal titolo “The Secret of Eternal Growth” (Il segreto dell’eterna crescita). Ho pensato e ripensato all’idea se fosse appropriato spendere del tempo a parlare di un altro miscuglio di leggende, inclusa quella che è ormai un classico, gli “errori” che il Club di Roma si dice abbia fatto nel suo rapporto del 1972, “Rapporto sui limiti dello sviluppo”.  Alla fine, ho deciso che valeva la pena fare questo post, non tanto perché il post di Liebreich è sbagliato o ridicolo, ma perché illustra un punto essenziale della nostra civiltà: chi, e come, prende le decisioni ? E su che basi ?

Alla fine, penso che abbiamo un problema di epistemologia, la domanda sulla natura della conoscenza. Per poter prendere decisioni, si deve sapere cosa si sta facendo, almeno in linea di principio. In altre parole, è necessario un “modello” di realtà per essere in grado di agire. Fu Jay Forrester, padre della dinamica dei sistemi e artefice del “Rapporto sui limiti dello sviluppo” , a evidenziarlo. (World Dynamics, 1971, p. 14)

“Tutti utilizzano dei modelli, sempre. Ogni persona nella sua vita pubblica e privata ricorre a dei modelli per prendere decisioni. L’immagine mentale del mondo, che possiede ciascun individuo nella mente, è un modello. Uno non ha una famiglia, un’azienda, una città, un governo o un paese nella sua testa, ma solo idee selezionate e rapporti che usa per rappresentare il sistema reale.”

La grande domanda è da dove vengono queste “idee selezionate”. La mia impressione è che nella mente dei nostri leader ci sia un accozzaglia di idee e concetti innestati dai messaggi casuali che vengono dai media. I nostri leader non usano modelli quantitativi per prendere decisioni, ma solo sensazioni e capricci. È così che nasce un’idea come Make America Great Again.

Il punto è che sembra esistere una certa convergenza di idee e concetti nella mediasfera. In qualche modo, il consenso tende a comparire e ad essere rafforzato dalla ripetizione. Così i capi mondiali tendono a presumere l’esistenza di verità evidenti di per sé, come ad esempio che la crescita economica sia sempre una cosa buona.

L’articolo di Liebreich è un buon esempio di questo processo. Abbiamo un articolo scritto da una persona influente: è collaboratore anziano del Bloomberg, e anche ingegnere. Ciò che è più deprimente è il fatto che sia basato su idee raffazzonate, interpretazioni superficiali, mezze verità e leggende. Per esempio, leggiamo nell’articolo che:

“… un gruppo di ambientalisti preoccupati che si fanno chiamare Club di Roma invitò uno dei decani del nuovo campo della simulazione al computer, Jay Forrester, a creare una simulazione del mondo dell’economia e la sua interazione con l’ambiente. Nel 1972 la sua meravigliosa scatola nera produsse un altro best-seller, “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, che si proponeva di dimostrare che quasi ogni combinazione dei parametri economici finisce non solo con un rallentamento della crescita, ma con un fallimento e il collasso. Questa scoperta, così congeniale al modello dei commissari, derivava completamente da errori nella sua struttura, come segnalato da un giovanissimo professore di economia di Yale, William Nordhaus.”

Notare come Leibreich faccia riferimento al “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, ma non agli “errori nella struttura” segnalati dal “giovanissimo” William Nordhaus. La verità è che Nordhaus scrisse un articolo criticando Forrester nel 1973 e Forrester rispose con un altro articolo, difendendo il suo approccio. È assolutamente legittimo pensare che Nordhaus abbia ragione e Forrester torto, ma non che i cosiddetti “errori” nel modello siano un fatto assodato. Ho discusso questa storia nel mio libro, The Limits to Growth Revisited e in un recente post su “Cassandra’s legacy”. In sostanza, Liebreich riportò una leggenda senza troppo preoccuparsi di verificarla.

Ci sono molte altre cose in Liebreich che possono essere criticate in termini di errori, attacchi personali, interpretazioni sbagliate, e altro (si veda anche il giudizio critico da parte di Tim Jackson). Ma il punto è come le idee siano lanciate nella mediasfera e lì galleggino, per essere raccolte dalle menti umane come i virus dell’influenza che fluiscono nell’aria. Qui la tesi di Leibreich sembra avere una certa influenza perché è presentata sapientemente: in pratica ci dice che si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Dice che il genere umano può continuare a crescere e diminuendo anche il suo impatto sull’ambiente. È come dire a qualcuno dipendente dall’eroina che l’eroina fa bene alla salute e va bene continuare ad usarla perché il processo tecnologico renderà possibile avere lo stesso effetto, o addirittura maggiore, con una dose minore. Questo è ciò che un tossicodipendente vuole sentirsi dire, ma non funziona così il mondo.

La stessa cosa è vera per i nostri leader e per tutti noi. Tendiamo a fare scelte sulla base di ciò che ci piace, non in base a come stanno le cose. La malattia dell’Impero, infine, è solo una pessima epistemologia.

 

Ciao! Questo è Ugo Bardi – tendo a estendermi troppo sul Web scrivendo un sacco di cose. Attualmente, il mio blog in inglese è intitolato “Cassandra’s Legacy“. In inglese, ho un altro blog un po ‘più esoterico, intitolato Chimera. Il primo è dedicato alla sostenibilità, il secondo alla mitologia, alla storia e all’arte. Vedi anche il mio ultimo libro, “The Seneca Effect, Springer 2017.

 

Fontehttps://cassandralegacy.blogspot.com/

Linkhttps://cassandralegacy.blogspot.com/2018/11/epistemology-of-dying-empire-how-do.html

5.11.2018

 

Tradotto per www.comedonchisciotte.org da Alexis

 

 

Pubblicato da Rosanna

La mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale. Allergica al pelo di capra e alle fake news.

7 Commenti

  1. Non sarei proprio così convinto dell’affermazione che le idee contenute dalla “mediasfera” arrivino in maniera casuale nelle nostre menti, men che mai in quelle di chi sia chiamato (non importa se eletto democraticamente o collocato sulla poltrona) ad esercitare la leadership.
    Questo è tanto più vero quando l’argomento non sia direttamente verificabile come questioni inerenti il clima, le risorse o l’economia globale.
    Sostenere un modello di crescita o di decrescita (idem per questioni climatiche) non è banale come decidere di cambiare l’auto o meno e chi si fa strenuo difensore di questo o quel modello spesso è ideologicamente ispirato, consapevolmente o inconsapevolmente, dalla lobby che ha interesse ad attuarlo.
    Fare una scelta basandosi su come stanno le cose e non basandosi sui gusti personali, componente che i media sanno manipolare ad arte, è una cosa difficilissima da realizzarsi perché richiede quantità industriali di razionalità e discernimento, qualità sempre più rare.
    un primo passo è spegnere la televisione (e media main stream in generale) il secondo è quello di accendere il cervello e confrontarsi con altri punti di vista auspicandosi di prenderle (figurativamente) di santa ragione e di non trovare sempre chi ci dà ragione.

  2. Vincenzo Siesto da Pomigliano

    Ma per piacere……. Epistemologia….! Mah! Perché non si usano termini appropriati tenendo conto del fatto che secondo l’istat il 70% della popolazione italiana è analfabeta funzionale e non certo per colpa sua? Altrimenti pochi potrebbero seguire certi discorsi.
    E’ scorretto e retaggio di una altezzosa, tendenziosa, aberrante e putrefatta mentalità capital-borghese-aristocratica esplicare un concetto semplice con un largo giro di arzigogoli accademici che rendono il discorso fine a se stesso o a una ristretta “casta e non recepibile a noi “miseri mortali”.
    Epistemologia:
    1.
    Lo studio critico della natura e dei limiti della conoscenza scientifica, con particolare riferimento alle strutture logiche e alla metodologia delle scienze; negli ultimi decenni, per influsso del corrispondente termine inglese, il vocabolo viene sempre più usato per designare la teoria generale della conoscenza, quindi, gnoseologia.
    2.
    Epistemologia genetica, disciplina introdotta dallo psicologo J. Piaget (1896-1980), che studia i processi cognitivi umani ricostruendo le fasi del loro sviluppo nell’individuo, dall’infanzia all’età adulta.
    Comunque ritornando al tema del post è ovvio che la crescita non può durare all’infinito. Il sistema terracqueo è un sistema finito e in un sistema finito non vi può essere una variabile che tende all’infinito.
    Tuttavia quello ecologico terrestre è un sistema autorigenerante che potrebbe “perpetuarsi” all’infinito se il Sole non smettesse di funzionare fra qualche miliardo d’anni e soprattutto se, adesso, le “bestie umane” della criminale e folle élite al potere non interferissero con esso.
    Scusate il mio schietto linguaggio, ma i crimini contro la Natura e di conseguenza contro l’Umanità, scientemente commessi nel nome di un fantomatico benessere, sono veramente orrendi!

  3. “La stessa cosa è vera per i nostri leader e per tutti noi. Tendiamo a fare scelte sulla base di ciò che ci piace, non in base a come stanno le cose. La malattia dell’Impero, infine, è solo una pessima epistemologia”.

    Felicità o infelicità – successo o fallimento – salute o malattia – questi non sono altro che i risultati delle nostre azioni. Le nostre azioni, a loro volta, sono dettate dalla relazione che stabiliamo con le cose. Chiamiamo questo senso di relazione il nostro giudizio. Il modo nel quale noi formuliamo il giudizio è quello che chiamiamo logica.
    La nostra comprensione dell’uso della logica è il sostegno della nostra conoscenza, della nostra vita. Ma la nostra “comprensione della logica” è influenzata dall’educazione che riceviamo – e, naturalmente, anche dai media.
    Quindi non è realmente “ciò che ci piace” a guidarci, dato che anche “ciò che ci piace” è plasmato da quello che circola nell’ambiente in cui siamo immersi.
    Di conseguenza noi “non siamo” persone, ma soltanto dei ripetitori di stimoli partiti da altrove.

  4. Il rapporto : I limiti dello sviluppo è stato sconfessato…dallo sviluppo stesso che si è protratto ben oltre i ‘limiti’ che il rapporto stabiliva. Il problema di questi studi è l’estrapolazione delle variabili, ad esempio il consumo di petrolio o di materie prime, e l’impossibilità di predire procedimenti che diminuiscano di molto il consumo e aumentino l’efficienza. È ovvio che a lungo andare, con le aspettative di crescita demografica certificate dall’ONU per la fine del secolo, uno debba per forza arrivare a dei limiti, la crescita sostenibile però non è un mito, è possibile ottenerla a partire da determinate condizioni, la più importante delle quali è il controllo della crescita della popolazione mondiale.

  5. Non capisco come si faccia a dire che le élite siano favorevoli al sistema di crescita continua in quanto manipolate dai Media. La verità è che guadagnano sempre più ricchezza e potere da esso. Punto.

    • sarebbe più ovvio il contrario, ossia che i media propongano un sistema di crescita continua in quanto le élite a cui appartengono traggono profitto e potere dal consumismo compulsivo creato dalla macchina pubblicitaria. l’inverso mi sembra una grossolana ca%%ata.

  6. Parlando semplice, come qualcuno giustamente ha chiesto e caldamente consigliato, stiamo ancora tutti aspettando che qualcuno chiarisca, almeno ad un discreto numero di persone (non ai soliti pochi eletti), come è possibile che certe idee, ancorché coscientemente considerate sconvenienti, facciano strada più di altre nel mondo, fra le genti più diverse. Come è possibile che una idea, o uno stile di vita che dir si voglia, come il consumismo attecchisca facilmente fra le più disparate e lontane aggregazioni umane, bruciando incoscientemente le risorse del globo. Come è possibile che concetti come il possesso e la proprietà prevalgano, fra gli umani, su altri come il semplice uso delle cose, e la loro condivisione con altri. Come è possibile che lo spirito di emulazione possa portare molti a seguire comportamenti anche disdicevoli e persino pericolosi per la propria vita. Con tutto questo credo che c’entrino poco il marxismo, il liberismo, neo e ante, il capitalismo e il keinesismo (per l’epistemologia non saprei, mi affido a voi), vengono tutti dopo. Naturalmente alcuni, pochi, conoscono le risposte, ma non le leggiamo da nessuna parte, bisogna effettivamente, andarsele a cercare e, come ha detto qualcuno, conoscere ed imparare una parola più del diavolo.