Elogio della sartina

Ovvero, quando la società era a misura di donna.

Elogio della sartina

Di Katia Migliore per ComeDonChisciotte.org

Il pretesto di questo articolo, che avevo in mente di scrivere già da un po' di tempo, me l'ha dato la visione di una puntata storica di Teatro 10, famoso programma di intrattenimento condotto da Alberto Lupo tra il 1971 e il 1972.

A inizio trasmissione, l'attore si avvicina a una spettatrice tra il pubblico, e le chiede che mestiere faccia; l'imbarazzata signorina risponde "la sarta", e da lì, dopo un raffinato siparietto, parte la poesia dedicatoria alle sartine. Un bel momento di televisione in bianco e nero, insomma. Era il 1971, a ridosso di contestazioni giovanili e crisi economiche, ma l'Italia televisiva ci lasciava un ritratto preciso di ciò che era e cosa guardava la gente comune,.

Io ricordo molto bene qual era il mondo delle sartine, perché era quello della mia infanzia, quello fatto di mamme a casa e di donne casalinghe e allo stesso tempo lavoratrici che, conoscendo il mestiere di cucire, approfittavano del tempo libero a disposizione per lavorare in casa, giusto per arrotondare un po' le entrate in famiglia e tirare avanti.

Queste donne seguivano la casa, i figli (sempre piuttosto numerosi) e il marito che si vedeva poco, durante la settimana. Una gran fatica, insomma.

Era un mondo di ruoli definiti. Non solo per le sarte ma anche per le loro clienti, un po' di tutte le età. I negozi dove comprare bellissime stoffe non mancavano. Mia madre andava al mercato, dove trovava anche tessuti per abbigliamento, che comprava già conoscendo a occhio i consumi. Poi, giornali alla mano, decideva cosa farsi confezionare. Ho davanti agli occhi l'immagine dei giornali sparsi sul tavolo: Gente, Domenica del Corriere, Annabella, Gioia fra quelli più letti, con le pagine dedicate alla moda, specie quella internazionale.

Ricordo i vestiti della domenica, la Messa, e poi a pranzo il risotto di mia nonna, cucinato per la numerosissima famiglia. In Veneto, mio nonno, che preferiva andare sempre in giro in bicicletta ed era famoso per essere un campione di bocce, sedeva a capotavola e io di fianco a lui. Il ruolo di capo famiglia era suo, e nessuno osava metterlo in discussione. La sua parola era l'ultima: ricordo che col risotto dovevo rigorosamente sempre assaggiare un "goto de vin rosso", perché "el riso nasse in aqua, ma more nel vin!".

La famiglia era solida. O, per lo meno, dava l'impressione di esserlo.

La cosa più bella di tutte era la possibilità, per noi bambini, di poter stare vicini alla mamma durante il giorno. Sempre di fianco a loro, che non si perdevano neanche un momento della nostra crescita. Noi diventavamo grandi con la mamma accanto. Un privilegio, pensando a oggi.

Quando siamo state più grandicelle, qualcuno a scuola e in TV ha cominciato a raccontare insistentemente che no, non era vita quella loro. Schiave della casa, dei figli, dei mariti. Noi ci credevamo solo in parte: non ci sembravano così schiave, in effetti, anzi, erano ben padrone della situazione...

E invece no: al liceo era obbligatorio pensare che le casalinghe erano delle fallite. Solo il lavoro avrebbe reso indipendenti migliaia di donne schiave del maschio-padrone.

"Boh. Io non ne ho di maschi padroni, a casa... Oddio, certo, se il papà si fa sentire tutti lo ascoltano... Ma è proprio così un male?", pensavo, e così restavo un po' in disparte a guardare le femministe picchettanti davanti al portone del liceo il giorno dell'8 marzo.

L'occupazione femminile, che gran conquista, a un certo punto proclamavamo tutte quante convinte, negli anni 80. Già. E però, andando a vedere le prime catene di montaggio con le donne che cucivano in serie, col capo chino mentre l'addetto ai tempi e metodi le cronometrava, non potevo fare a meno di pensare a quella sartina che, un po' trafelata ma sempre sorridente, tra un pranzo e una cena confezionava l'ultimo vestito di moda con precisione certosina, mettendoci del suo, dispensando consigli.

Viveva, quella donna stanca, ma viveva. E invece, su una macchina, facendo sempre la stessa azione, che razza di condizione era? Cosa ne potevano mai sapere quelle operaie e impiegate di come stavano crescendo i loro figli, vedendoli solo un qualche ora alla sera?

Perché la domanda che sorgeva spontanea alla vista di quella moltitudine di teste a capo chino, nella catena di montaggio, era dove fossero i loro bambini. Chi li teneva? Le nonne, certo, quelle più fortunate, ma le altre? Tutti al nido, in mano ad altre donne, già dai pochi mesi.

Ma era vita quella? E oggi, cosa è cambiato? Nulla, anzi, è ancora peggio. A cosa servono i figli, se non a distruggere le aspirazioni delle giovani in carriera, che però non sanno cosa si perdono. Molte donne non riconoscono più il loro valore nella crescita dei loro figli, anzi, devono uscire di casa per ritrovare sé stesse. Sia chiaro, è tutto legittimo, ma il destino dei nostri bambini è ormai legato a doppio filo alle aspirazioni di carriera delle mamme. Dovremmo esserne contenti?

I figli sono la ricchezza del mondo, non l'occupazione femminile. In barba alla narrazione diffusa, io sostengo che le donne che decidono di essere madri, prima che manager di un'azienda, sono la vera ricchezza di una Nazione (ebbene si, ce l'ho anche con Adam Smith).

Mi si potrà obiettare: per mantenere una famiglia si deve essere in due. Ecco, appunto. E non vi pare una degenerazione malefica di un sistema che non lascia spazio alla maternità, e che riduce anche i nostri uomini a essere risolti solo a metà, perché con il loro stipendio non ci mantengono più la propria famiglia, mentre una volta i nostri padri ci tiravano su letteralmente alla grande: scuole, abiti, vacanze, occasioni di divertimento...

Ma cosa mancava a noi per essere felici, con la mamma che ci aspettava alla finestra a ritorno da scuola e il papà che arrivava la sera a casa, stanco ma felice di vederci? I problemi c'erano, ma noi crescevamo forti dentro. Si può dire la stessa cosa delle giovani generazioni di oggi?

La scelta di diventare genitori è complicata, in questa nostra società. Non dico nulla di nuovo. Ma manca il coraggio di cambiare "le regole".

Le donne che lavorano e hanno figli vivono nel costante senso di colpa della propria mancanza a casa. Chi lo nega, mente. Forse è il momento di riprenderci quel senso della maternità che questo sistema tenta quotidianamente di sabotare, da anni. Non c'è nulla di male nel fare le mamme a tempo pieno. Lo Stato deve tutelare questa scelta, ma non a spese delle imprese, ma assumendosi la responsabilità di assistere e finanziare le mamme con i bambini, almeno fino ai 10 anni. Questa strategia è fondamentale per invertire la rotta demografica che ha intrapreso il nostro Paese.

Il problema non è solo economico, ma semmai culturale. I bambini sono una bella cosa, non un peso. Le donne che decidono di dedicarsi alla famiglia a tempo pieno devono essere tranquille nel farlo. E i padri, finalmente, devono poter godere di un salario degno di questo nome.

Di Katia Migliore per ComeDonChisciotte.org

10.10.2024

NOTE

https://www.raiplay.it/video/2018/03/Teatro-10--Puntata-del-18041971-25aab239-953c-4191-984a-b6b8e66a1027.html

Commenti (30)

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    1. CptHook 16 ottobre 2024

      Egregio lettore, per il futuro sia così cortese da evitare apprezzamenti personali.
      Se non condivide il pensiero dell'Autrice (che come tutti noi della Redazione opera gratuitamente) si limiti ad esprimere educatamente il suo dissenso.
      Grazie.

    1. Tipheus 11 ottobre 2024

      92 minuti di applausi.
      Ma oggi non è solo un condizionamento culturale. Le donne sono letteralmente cacciate fuori casa da tutto il sistema.
      In ogni posto che ha un rilievo ci devono essere il 40% di donne, che stanno tutto il giorno in ufficio, lontane dalla loro famiglia, anzi senza famiglia proprio, e quindi non c'è alcuna speranza che decidano di fare le mamme. E se, per sbaglio, per tradizione, ne fanno uno, è già tanto.
      In questo modo, qualunque siano le scelte politiche, la nazione è morta.
      E chi c'è dietro a tutto ciò?
      I soliti, i soliti, sempre loro, ogni singola volta.

    1. nandoricciardi 11 ottobre 2024

      Trent'anni fa una famiglia si sosteneva con uno stipendio, oggi nella stragrande maggioranza dei casi non è così. Lo stipendio nel suo potere d'acquisto reale è dimezzato, dunque per un banale calcolo aritmetico occorre che a lavorare siano entrambi i coniugi. E' vero che la famiglia è minata anche da fattori puramente culturali, ma il nodo da sciogliere è quello delle entrate economiche. Ed è qui che di dovrebbe intervenire. Si fa per dire, naturalmente.

    2. ric 12 ottobre 2024

      ma scusa ..se con uno stipendio una volta si manteneva una famiglia.... ora l' " economia" padronale ha due lavoratori a disposizione con lo stesso prezzo...... la scelta e' inevitabile.

    1. uomospeciale 11 ottobre 2024

      Troppo tardi Katia...Quei tempi sono finiti per sempre.
      Oggi anche i pochi che potrebbero agevolmente farsi carico in toto di una famiglia e di una truppa di figli, ci pensano 10 volte prima di prendersi una responsabilità del genere: anche perché mettersi con una donna che voglia fare solo la moglie e la madre ormai non garantisce proprio niente.
      Anzi le possibilità di andare incontro a un divorzio rovinoso sono spesso molto più alte che quando ci si mette con una donna in carriera.
      Neppure il migliore, il più serio e lavoratore degli uomini ha alcuna garanzia che anche dedicando tutta la sua vita e ogni sua risorsa alla famiglia le cose funzionino.... Può solo sperare che succeda, ma almeno nel 50% dei casi NON SUCCEDE.... Ed entro 3-5 anni divorzierà.

      E a quel punto, pagherà un conto ancora più salato se si era messo con una donna casalinga, perché il suo contributo economico sia durante il matrimonio che dopo divorzio, sarà sempre lo stesso:
      - ZERO-
      Una donna casalinga oggi è una iattura per un uomo, una cambiale in bianco che va pagata in eterno prima, durante e sopratutto, dopo che la lasci.

      Metà dei miei parenti ad amici sono divorziati, quindi so bene di che cosa parlo:

      ( Non è un caso se oggi non solo non si sposa quasi più nessuno, ma da quando hanno iniziato a voler regolamentare pure le convivenze per trasformarle in quel suicidio economico legale per gli uomini che era diventato il matrimonio, anche le convivenze stiano crollando...)

      Per gestire una casa se proprio a uno gli sa fatica, può sempre prendersi una colf.
      Preferibilmente vecchia, brutta e grassa, così non cade mai in tentazione😄

      PS:

      Non solo voi donne Katia,... Pure noi uomini ci siamo liberati dai vecchi schemi e dai vecchi ruoli....Oserei dire che ci siamo "emancipati" ...😉

      Scommetto che le femministe questo non lo avevano previsto, vero?

    2. natascia 11 ottobre 2024

      Il consumismo ha ormai intaccato la psiche umana, innescando bisogni alieni dalle reali necessità. Il tempo umano scorre a spot intercalati da mancanza di senso. Le vecchie sartine e i capofamiglia sono accuditi da persone straniere a loro volta alienate. Il tempo è l’unica ricchezza umana e viene disperso in autodistruzione. Il crollo dei sistema pensionistico sarà un momento di risveglio drammatico ma necessario.

    3. maghi 11 ottobre 2024

      le femministe sono solo delle vittime cui hanno fatto credere di essere donne emancipate. Hanno solo fatto leva sulla loro superbia per rovinare loro e distruggere la società, ben sapendo che la donna è sempre stata il focolare domestico. Annientata quella, hai annientato la società. Nel medioevo costringevano le masse a obbedire con la violenza, ora i mezzi sono psicologici e da uno col bastone in mano ci si può difendere o scappare, ma dalle manipolazioni psichiche o hai un QI più alto del manipolatore o rimani intrappolato. Come credi che abbiano costretto il 92% degli italiani over 13 a una terapia genica farlocca? Sono state usate la carota e il convincimento sublimale insieme. E guarda caso le fasce d'età meno intrappolate, sono state quelle dei 50 enni e 60 enni, cioè quelle che avevano avuto la possibilità di conoscere e vivere il '68 da giovani.Quelle sopra non avevano un'istruzione sufficiente per un QI abbastanza elevato e quelle sotto sono ormai state trasformate in utili idioti da propaganda, scarso livello cognitivo da istruzione deficitaria, ludopatia indotta. I miei nipoti purtroppo vedo che sono figli di questi 30enni, 40enni decerebrati e io non ci posso fare nulla. Ormai aspettano che si muoia o di farci fuori alla prima occasione, poi avranno il controllo del 100% della società, mentre per ora si devono accontentare del 92%.

    4. maghi 11 ottobre 2024

      il mio attuale dottore, un furbacchione che non ce n'è, disse l'altro giorno, che entro pochi anni non lavorerà quasi più nessuno e i soldi per campare, arriveranno a casa, molto probabilmente con la moneta telematica. Si tratta di uno che ha visitato il Senato della Repubblica come ospite. Io non ne conosco altri. E neppure tu, almeno credo. Succedesse, sarebbe l'apoteosi del mondo distopico di Matrix, dove i manipolati combattono contro chi li vuol liberare dalla manipolazione. Già questo succede oggi da noi cogli extracomunitari, domani con tutti.

    5. natascia 11 ottobre 2024

      L’eterogenesi dei fini di sta tuttavia manifestando.

    6. maghi 11 ottobre 2024

      a me invece pare che si sia in presenza di un'omogenesi. Stiamo parlando di manipolatori con QI oltre 120 almeno, aiutati dall'AI. Roba molto oltre le possibilità umane, la cui media intellettiva non supera gli 80-90. Diciamo pure vittime destinate all'estinzione senza usare i classici mezzi di annientamento diretto, ossia fame, guerra e malattie. Basta il primo cavaliere dell'Apocalisse, la morte e un pò di pazienza. Il tempo è dalla loro parte. Quasi sicuramente sono cinico, come loro, solo che la vita mi ha fatto cambiare, per questo mi pare di capire il loro agire.

    7. BrunoWald 11 ottobre 2024

      Hai molta ragione.

      Ma la situazione che descrivi si deve a un calcolo ben preciso dello stato, ovvero delle mafie e oligarchie che lo gestiscono a loro piacimento.

      Si sarebbe potuto benissimo fare una legislazione improntata al buon senso e ad un'elementare principio di equità, per quanto riguarda il diritto di famiglia e la normativa sui divorzi. Invece si è scelto deliberatamente un sistema iniquo e vessatorio, appunto per distruggere la solidarietà familiare - ultima linea di difesa degli umili contro la tirannia - e arrivare alla situazione attuale.

      Ci vogliono soli, isolati, ricattabili, possibilmente oberati di debiti, nonché divisi e in guerra tra di noi. Quindi il nemico sono "loro", gli stessi di sempre.

      È vero che le donne - non tutte, ma molte - ci sono cascate in pieno, dando il peggio di sé e prestandosi a un gioco che alla fine rovinerà anche loro; ma è altrettanto vero che gli uomini - non tutti, ma molti - hanno fallito strepitosamente in quello che dovrebbe essere il loro ruolo, dimostrando una viltà, un conformismo e un'irresponsabilità impressionanti.

      Tirando le somme, non si salva nessuno.

    1. sbregaverse 10 ottobre 2024

      .....e le sartine dalle vetrine gli fan mille mossettine...

    2. alessandroparenti 11 ottobre 2024

      Commento oscurato per decisione del Comitato di Redazione per violazione delle Regole sui commenti.

    3. sbregaverse 11 ottobre 2024

      Non si vive di solo PRIZE.
      {Ma anche di ogni singola mossettina di una sartina}

    4. oriundo2006 12 ottobre 2024

      Le sartine, in Inghilterra e Francia, dai racconti di quell'epoca, spesso usavano 'arrotondare' con le loro giovani grazie quanto con il duro lavoro non riusciva loro, rendendo legioni di uomini soli, di mariti stanchi, di giovani indecisi sulla loro mascolinità, delle persone almeno per qualche breve istante felici di essere al mondo: e ne ritraevano imperituri grazie karmiche oltrechè qualche modesta soddisfazione economica.
      E' una usanza che si è persa, ma da non rimpiangere, questa come molte altre. Senza esser dedite al meritricio conclamato, allora come oggi considerato turpe ed immondo per ragioni imperscrutabili, assurda concezione di un atto che dura qualche minuto mentre gli orribili edifici di cui sono sparse le nostre campagne durano secoli, avevano comunque un gesto di amore verso l'altro sesso.
      Era il bisogno a motivarle, oppure anche questo era una scusa per carpire dalla vita il suo significato verace, intimo, segreto, che la realizza e la rende umana ?
      Abbiamo bisogno di una scusa per giustificare l'atto amoroso oltre le barriere sociali ?
      Per farlo, dobbiamo tornare davvero a quell'epoca ?
      Più direttamente e semplicemente, abbiamo bisogno solo ed esclusivamente di amore, di bene, nei gesti di chi si occupa di noi e delle nostre insulse e disumane vite moderne.

    5. ric 12 ottobre 2024

      toglitelo dalla testa ...fin che le becere Tv del berlusca e simili porcherie evidenziano il valore dei giovani nello sballarsi e roteare le chiappe al vento , a distinguersi con tatuaggi a anelli a naso sempre piu' evidenti , a ragliare davanti ad un microfono , vedere in Tv sottospecie di giornalisti ignoranti come zoccole pretendere di essere chiamati " DOTTORE " ,
      le nostre insulse vite disumane interessano a nessuno... a meno che ...ci troviamo alla vigilia delle elezioni.. e trovi nella buca delle lettere il solito politico che ti chiama " caro cittadino"

    1. SOD 10 ottobre 2024

      Articolo e fotografia di un'epoca eccellente, un'epoca estinta, che e' anche la mia.

    1. natascia 10 ottobre 2024

      L’importante è avere “una stanza tutta per se’. I tempi delle sartine sono appunto finiti

      negli anni ‘70. E nel decennio 70-80 con l’avvento della tv si sono potuti introdurre una serie di strappi sociali senza precedenti: divorzio, aborto, massificazione dei consumi e dei comportamenti. Prove generali di globalizzazione. Qui nel Veneto
      tuttavia, la stanza della sartina ha potuto diventare atelier, laboratorio, bottega. Chi si ritira dalla massa e dai comportamenti indotti ha modo
      di restare in qualche modo
      umano di godere dei suoi figli.
    1. ws 10 ottobre 2024

      Anch'io ho dei bellissimi ricordi d'infanzia tra cui le mie cugine "sartine" più grandi di me che mi sembravano fate tanto erano allegre e piene di vita.
      Ma si potrebbe dire che questo sia solo un rimpianto della " gioventù che non torna più" ,
      però una domanda mi sorge:
      io sono sicuro di avere avuto un infanzia felice anche se vissuta in mezzo a tanto freddo in due stanze con il gabinetto a mezzescale, potranno dire di essere stati altrettanto felici gli "accessoriatissimi" bambini di oggi ?

    1. BrunoWald 10 ottobre 2024

      Splendido articolo.

      Nostalgia di un mondo ancora umano, in cui valeva la pena di essere parte di una comunità. Poi c'è stata "l'invasione degli ultracorpi", e a chi non si è lasciato infettare non rimane che darsi alla macchia, comunque si voglia intendere tale metafora.

    2. ric 11 ottobre 2024

      un mondo ancora umano..dove ne valeva la pena cercare di difenderlo....

    3. oriundo2006 12 ottobre 2024

      Tornerà.

    4. ric 12 ottobre 2024

      ho dei dubbi...

    1. carla 10 ottobre 2024

      Gli abiti cambiano, la moda cambia, ma per quanto riguarda la biancheria della casa la qualità di stoffe per tovaglie e canovacci era così buona che ne ho ancora dei campioni in cucina dopo quasi 50 anni di matrimonio (si sa che il corredo lo si iniziava a preparare durante il fidanzamento)

    1. ailavioni 10 ottobre 2024

      Giù in città è stato da poco chiuso l' ultimo negozio dove si vendevano stoffe.
      Ci accompagnavo la moglie per i suoi acquisti e mi piaceva vedere e toccare quelle pezze e conoscerne le varie caratteristiche. Piquet, fresco di lana, sangallo eccetera. Mi stavo facendo una cultura.

    1. maghi 10 ottobre 2024

      mah, io mi ricordo le ragazze della mia gioventù, che ti guardavano sperando di trovare qualcuno che le amasse e guardo quelle attuali. Le vedo a giro col canino, in carriera, tatuate, sfrontate, coi capelli verdi, azzurri, ecc., e mi chiedo se ormai è troppo tardi per tornare ad un mondo normale.
      Ah, mia moglie sa cucire, ricamare ed è figlia di una sarta. Il mio migliore amico, mio medico e analista a tempo perso, diceva che dopo quelle della nostra generazione, le donne da famiglia erano praticamente estinte.

    2. ailavioni 10 ottobre 2024

      Proprio così, la donna da famiglia è la pietra angolare della società.
      E' lei che tiene in piedi tutta la baracca.
      E' lei che dà una ragione e una spinta per affrontare tutte le difficoltà.
      E ormai purtroppo è una specie in estinzione !

    3. carla 10 ottobre 2024

      Mio marito vedendo amiche e compagne dei figli (due maschi) non passa settimana che non se ne esca con l'esclamazione:
      "Ridateci le donne di una volta!"
      e non manca mai di precisare che non è alla generazione di sua madre che si riferisce, ma proprio alla mia cioè le donne della seconda metà del 900.

    4. ws 10 ottobre 2024

      La famiglia è come una casa di cui l'uomo sono le mura e la donna è il tetto.
      Ovviamente tutte " case" diverse, ville o bicocche che siano, ma se il tetto manca tutto ci marcisce dentro anche se le mura fossero di cemento armato

    1. oriundo2006 10 ottobre 2024

      Bellissimo...!

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