Elly Schlein: una globalista alla guida del PD

Ribaltando i pronostici, l'ex Vicepresidente della regione Emilia Romagna si è imposta con il 53,8% delle preferenze.

Dichiaratamente bisessuale «Ho amato molti uomini e donne. Ora sono felice con una ragazza», paladina del movimento LGBTQ+, abortista, femminista, ambientalista (in una sola parola: progressista – inteso nella sua forma più becera come espressione del saccente e uniformate globalismo occidentale), Elly Schelein è stata eletta nuova Segretaria del Partito Democratico, imponendosi sul rivale Bonaccini, e diventando così la prima donna alla guida del PD.

Nata in Svizzera nel 1985 da padre americano di origine ebraica aschenazita e madre italiana, Elena Ethel Schlein, per gli amici Elly, nonostante la sua giovane età ha già collezionato una lunga carriera al servizio del progressismo che “piace alla gente che piace” – per citare un famoso spot della Y10 in onda negli anni ’90.

La sua formazione politica inizia guarda caso dagli USA, precisamente a Chicago, dove si trasferisce nel 2008 per partecipare alla campagna elettorale di Barack Obama, ripetendo l’esperienza anche nel 2012 dopo essersi laureata in giurisprudenza a Bologna nel 2011. Durante il “periodo d’attivismo Dem” matura la sua passione per la comunicazione politica, passione che la porterà prima a essere «eletta per due volte rappresentante degli studenti in Consiglio di Facoltà» come leggiamo nella sua biografia, e poi a lanciarsi nel mondo della politica italiana, entrando nel PD e organizzando nel 2013 la campagna #OccupyPD, allo scopo di protestare contro al mancata elezione di Romano Prodi a Presidente della Repubblica.

Braccio destro di Giuseppe Civati, viene prima eletta membro della Direzione nazionale del Partito Democratico e, successivamente, nel 2014 si candida al Parlamento europeo con una campagna elettorale ribattezzata Slow Foot all’insegna della sostenibilità, dove viene eletta entrando nel Gruppo S&D – Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici.

Nel Parlamento europeo ci resterà fino al 2019; durante questo periodo, precisamente nel 2015, lascia il PD in segno di protesta per l’approvazione del Jobs Act e aderisce al partito “Possibile” fondato dall’amico Civati – attualmente alleato con Sinistra Italiana ed Europa Verde – per un progressismo ancora più progressista. Il sodalizio però non dura a lungo, in quanto nel 2019 la Schlein decide di abbandonare il progetto politico e dedicarsi maggiormente a alla sua figura.

Nel 2020 Elly si rilancia in politica, ponendosi alla guida della lista Emilia-Romagna Coraggiosa per le elezioni regionali. Viene eletta nell’Assemblea legislativa regionale e, grazie al risultato ottenuto (il più alto numero di preferenze personali in tutta la storia delle elezioni regionali in Emilia-Romagna, 22 098 voti), riceve l’incarico di Vicepresidente (Bonaccini Presidente) e Assessore per le diseguaglianze e la transizione ecologica.

In odore di elezioni politiche nazionali, nel 2022, come nella parabola del figlio prodigo, ritorna nel Partito Democratico, dove viene accolta a braccia aperte, venendo subito eletta membro della Camera dei Deputati il 25 settembre scorso, evento da cui discenderanno le dimissioni da vicepresidente della Regione il mese successivo. Neanche il tempo di iniziare questa nuova avventura e subito si candida al ruolo di Segretaria del PD, dopo le parole di Letta sulla non volontà di ricandidarsi, sfidando così una tradizione del ruolo tutta maschile, già nell’altra ala del Parlamento vinta da Giorgia Meloni (prima donna Premier).

Arriviamo così agli ultimi sviluppi della sua carriera. Tra il 3 e il 19 febbraio gli iscritti del PD scelgono Elly Schlein e Stefano Bonaccini come teste di serie per l’elezione del nuovo volto del PD. Nei circoli a essere in vantaggio è il Presidente dell’Emilia Romagna con oltre il 50% delle preferenze (lei il 34,88%, gli altri candidati sotto 8%), ma ieri, alla tornata elettorale finale del 26 febbraio iniziata alle 8:00 del mattino e conclusasi alle 17:30, a ottenere sorprendentemente la vittoria nel testa a testa decisivo è proprio lei, con il 53,8% dei voti.

Viene eletta quindi Segretaria del PD, diventando sia la persona più giovane (scalzando Renzi) che la prima donna a ricoprire tale ruolo.

I Dem d’oltreoceano esultano, i giovani progressisti europei pure.


Massimo A. Cascone, 27.02.2023

 

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