Ecologismo all'amatriciana

"Sciopero per il clima": il 24 settembre scorso migliaia di persone erano in piazza per il futuro della Terra

Ecologismo all'amatriciana

Di Michele Rallo

Ci risiamo: l’ultimo disastro ambientale in ordine di tempo – quello delle Marche – é l’occasione per l’ennesima passerella di una classe politica che non riesce ad andare oltre i ritornelli di un gretinismo di maniera; strumento provvidenziale – questo – per veicolare gli interessi politici (e vorrei sperare che non ve ne fossero di altro tipo) che sono a monte delle bislacche alzate di scudi similecologiste dell’Unione Europea.

Sullo sfondo, tutto l’armamentario della narrazione pseudoambientalista di questi ultimi anni: dalla taumaturgica ascesa di una bimba svedese trasportata miracolosamente dal cortile di scuola fino all’assemblea generale dell’ONU, al proliferare di partiti e movimenti cosiddetti “verdi” che si incaricano di indirizzare la protesta dei giovani piú creduloni verso obiettivi politicamente corretti, fino allo spirito di un PNRR che vuole imporre precise e circostanziate ricette di “transizione ecologica”; ricette che non si possono modificare nemmeno in una virgola – spiegano dai partiti piú sensibili ai “valori dell’Europa” – perché altrimenti si correrebbe il rischio di perdere i soldi (nostri) che l’UE fa finta di regalarci.

Purtroppo, peró, sembra che le cose siano un po’ piú complicate di quanto non traspaia da certo pseudoecologismo da marciapiede. Secondo gli scienziati, infatti, l’uomo puó influire sui cambiamenti climatici solo per un 5%: percentuale corrispondente a quello che é l’inquinamento spicciolo (attivitá estrattive, scarichi, plastiche, eccetera). E – inciso nell’inciso – solo il 10% di quel 5% (quindi lo 0,5% del totale) é prodotto dagli europei. Il 99,5% dei mutamenti climatici non dipende da noi e, conseguentemente, tutte le nostre transizioni del piffero sono assolutamente ininfluenti. In ogni caso, il 95% del “peso” complessivo dei mutamenti climatici dipende dal Sole, dalla sua fotosfera, dalle sue attivitá, dalle sue fasi, dalle sue eruzioni. E il Sole, notamente, é poco incline a modificare i suoi cicli in base al numero di sacchetti di plastica immessi nell’ambiente terrestre.

Lo spiegava, non piú tardi di qualche mese fa, l’illustre scienziato e accademico Antonino Zichichi, direttore del Centro Europeo per la Ricerca Nucleare, noto per una non comune capacitá di produrre spiegazioni di assoluto rigore scientifico con un linguaggio semplice e accessibile a tutti.

È bene precisare – scandiva il fisico trapanese – che cambiamento climatico e inquinamento sono due cose completamente diverse. Legarli vuol dire rimandare la soluzione. E infatti l'inquinamento si può combattere subito senza problemi, proibendo di immettere veleni nell'aria. Il riscaldamento globale è tutt’altra cosa, in quanto dipende dal motore meteorologico dominato dalla potenza del Sole. Le attività umane incidono al livello del 5%; il 95% dipende da fenomeni naturali legati al Sole.

E cosí proseguiva:

L’obiettivo è dare ai governi le informazioni rigorosamente scientifiche sulle emergenze planetarie, affinché si proceda ad affrontarle, evitando che centinaia di miliardi di dollari vengano bruciati nell’illusione di risolvere problemi creandone altri ancora più gravi. Infatti si parla spesso di “misure preventive” da prendere subito. Misure per le quali sono necessari miliardi di dollari, con il rischio di ritrovarci dopo in condizioni peggiori.

Considerazioni che, un paio di mesi piú tardi, erano ribadite da un altro scienziato, forse meno noto di Zichichi ma il cui nome é certamente di grande impatto mediatico. Si trattava del professor Franco Prodi, direttore dell’Istituto per le Scienze del Clima nonché fratello dell’ex premier Romano.

Prodi si é messo alla testa di un gruppo di scienziati e di accademici di chiara fama, con competenze specialistiche indiscutibili, che si richiamano ad un documento del 2019 denominato “Petizione Italiana sul Clima”; documento che affronta con assoluto rigore scientifico le problematiche dei cambiamenti climatici e dei disastri atmosferici che ne sono conseguenza. E non solo, ma il gruppo della Petizione ha ufficialmente sfidato ad un confronto scientifico in sede accademica i sostenitori delle teorie che attribuiscono all’Uomo (e non al Sole) le responsabilitá del cambiamento climatico in atto e delle sue terribili conseguenze. Fino ad oggi – e sono passati ormai un paio di mesi – non risulta che dalla sponda “politicamente corretta” qualcuno si sia sognato di accettare la sfida.

La tesi di fondo della Petizione controbatte frontalmente l’idea-base della “transizione ecologica” cara a Bruxelles e alle lobby della sinistra americana, affermando che

è dannoso, intraprendere, con l’illusoria pretesa di governare il clima, azioni di messa al bando dei combustibili fossili, che forniscono le risorse per l’85% del fabbisogno energetico dell’umanità». E continuando: «É stato grazie alla disponibilità di energia abbondante e a buon mercato che l’umanità gode del benessere materiale oggi raggiunto, e minore disponibilità d’energia significa, di fatto, ridurre quel benessere, cioè impoverirsi.

Secondo Prodi e gli altri scienziati, occorre piuttosto combattere gli effetti del cambiamento climatico con azioni concrete, intervenendo sul territorio e non inseguendo le fole di ideologie ecologiste di dubbia sostanza. Come? Nel modo piú semplice e, tutto sommato, piú economico:

con la cura e la pianificazione del territorio e col governo delle acque

Capito? non servono le costosissime riforme propedeutiche alla transizione ecologica, non serve la messa al bando dei combustibili fossili, non serve condannare all’estinzione interi comparti economici. Serve piuttosto la cura del territorio, nella sua accezione piú vasta, ivi compresa la prevenzione degli incendi estivi. E serve il governo delle acque. Anche qui, in modo ampio e cercando di correggere a monte le cause degli squilibri.

Quindi, combattendo la siccitá con l’ingegneria idraulica, settore in cui siamo i maestri fin dai tempi degli antichi romani. Ci vuol poco, relativamente poco a dissalare ingenti quantitativi di acqua (e anche nella produzione dei dissalatori siamo i primi al mondo) e ad incanalarli verso l’interno; cosí anche salvando – sia detto per inciso – la nostra agricoltura e la nostra zootecnía. Ci vuole poco, relativamente poco a dragare il letto dei fiumi. Ci vuole poco, relativamente poco a mettere in sicurezza gli argini. Cosí come ci vuole poco, relativamente poco, ad acquistare una decina di nuovi Canadair che vadano a rafforzare la nostra esigua flotta aerea antincendio.

Ne discende – scusate la ovvietá – che il malizioso PNRR che ci é stato “concesso”, debba essere rivisto totalmente e radicalmente: via le riforme succhiasoldi, via le invenzioni megagalattiche per cambiare di 180 gradi il nostro approccio alle fonti energetiche, e spendiamo invece quei soldi (che peraltro sono in parte nostri e in parte da restituire) per comprare dissalatori e Canadair, per dragare il letto dei fiumi, per rinforzare i fianchi delle montagne.

Diversamente, finiremo per fare ció che paventava il professor Zichichi: spendere centinaia di miliardi per non fare nulla, o – non vorrei crederlo – soltanto per propiziare gli “affari” di certe lobby. Sulla nostra pelle, naturalmente.

Di Michele Rallo

23.09.2022

Michele Rallo è storico e saggista, ex parlamentare della Repubblica Italiana

Commenti (13)

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Mostra commenti 13 caricati
    1. Luca VFR 27 settembre 2022

      Cosa che sarà estremamente salutare per il Pianeta ipocritamente chiamato la "Madre Terra".

    1. Luca VFR 27 settembre 2022

      Manutenzione del territorio 2.0: Passo lungo la classica statale e vedo che ai bordi strada non c'è più la mitica "cunetta" overo il fosso che permetteva lo scarico dell'acqua quando piove. E questo in Lombardia, non nell'estremo Sud, che mi sa che certe cose non hanno ancora il coraggio di farle. Anzi dirò di più: il bordo strada è alto almeno da 2 ai 5 cm in più della strada stessa. Vabbè che dopo i famosi "ingegneri del '68" tutto è possibile e mettiamoci pure la cultura "woke" (de sto cazzo!) ma a meno chè non dipingano le strade con la Cavorite, la forza di gravità tira sempre verso il basso. E lamentarsi che le strade diventino fiumi in queste condizioni mi pare come quello che se lo taglia per fare dispiacere alla moglie. Ma va ben così nella patria dell'idioticamente corretto.
      Tanto per confrontare come costruivano le strade gli antichi romani e noi guardate, non so se si può citare, il sito Romanum Imperium sotto le voci relative a strade, ponti ed acquedotti.
      Insomma se volessimo fare le cose fatte bene dovremmo clonare Marco Vitruvio Pollione, l'autore del De Architectura che è stato il libro fondamentale dell'Occidente fino a fine '800.
      Difatti le cose costruite fino a quegli anni sono ancora in piedi, quelle dopo, Ponte Morandi docet, no (anche se la colpa non era del Morandi dato che l'omologo ponte General Rafael de Urdaneta, più grande, lungo e vecchio del viadotto Polcevera è ancora in piedi. Però il ponte venezuelano l'ha costruito un consorzio di imprese tedesche, capiteammè!)

    2. mago 27 settembre 2022

      "E questo in Lombardia, non nell’estremo Sud" guarda che questo tipo di paragone io è da qualche decade che non lo uso piu`...capiteammè..

    1. Tizio8020 26 settembre 2022

      "Quindi, combattendo la siccitá con l’ingegneria idraulica, settore in cui siamo i maestri fin dai tempi degli antichi romani. Ci vuol poco, relativamente poco a dissalare ingenti quantitativi di acqua (e anche nella produzione dei dissalatori siamo i primi al mondo) e ad incanalarli verso l’interno; cosí anche salvando – sia detto per inciso – la nostra agricoltura e la nostra zootecnía. Ci vuole poco, relativamente poco a dragare il letto dei fiumi. Ci vuole poco, relativamente poco a mettere in sicurezza gli argini. Cosí come ci vuole poco, relativamente poco, ad acquistare una decina di nuovi Canadair che vadano a rafforzare la nostra esigua flotta aerea antincendio."

      Sei matto???
      SE facessimo così, crollerebbe tutto!
      Il vecchio "Regno delle 2 Sicilie" aveva Norme e Leggi che facevano pagare la bonifica del territorio a tutti i proprietari interessti, dai monti fino al mare.
      Esisetvano Mappe precise ed Enti incaricati di riscuotere le tasse apposite e manutenere il territorio.
      Con l'incorporamento nel "Regno d'Italia", si lasciò perdere il tutto.
      Il proprietario dei terreni vicino al mare "poteva" bonificarli, ma a sue spese!
      Ovvio fosse impossibile.
      Ci abbiamo messo decenni a tornare più o meno al punto di prima.
      Idem con il dragaggio dei fiumi: non si fa più!
      Invece era un ottimo metodo per recuperare ghiaia, sabbia etc, ed evitare le piene,
      La cura del territorio è fondamentale: spenderemmo molto meno a sistemare TUTTO che a pagare i danni dati da frane , alluvioni e terremoti.
      Ma non lo faranno mai...

    2. IlContadino 26 settembre 2022

      Dragheremo una volta di meno ed esonderà una volta di più, alla Prodi:-)

    3. sbregaverse 26 settembre 2022

      "DRAGHEREMO".C'è o NON c'è una seppur obliqua nostalgica rimembranza per l'ESAUTORANDO.
      Si finisce con punti di domanda che, capovolti, si tangono.*
      *Praticamente la firmamia.

    4. uomospeciale 26 settembre 2022

      Non dragano proprio e manco ripuliscono gli alvei dei fiumi strapieni di immondizie, detriti, e alberi morti, che poi fanno regolarmente da "tappo" nelle piene facendo straripare i fiumi con morti e dispersi.
      il canale dietro casa mia ad es, non viene ripulito da 30 anni, l'ho sempre dovuto ripulire io.
      Non è pericoloso ma senza la manutenzione di noi confinanti del paese fatta a nostre spese e per giunta violando la legge, sarebbe diventato un immondezzaio.
      Il consorzio agrario dovrebbe fare la manutenzione ma non la fa e quindi devono provvedere i proprietari che hanno immobili o terreni lungo il percorso del canale.
      E tutta l'italia è messa esattamente nello stesso modo.

    5. Tizio8020 26 settembre 2022

      "Non è pericoloso ma senza la manutenzione di noi confinanti del paese fatta a nostre spese e per giunta violando la legge, sarebbe diventato un immondezzaio."
      Ecco, questa è la cosa più schifosa in assoluto!
      E' stato sui giornali anni fa, un contadino che tagliava regolarmente le piante che impedivano la visibiltà su una strada Statale (credo su terreno pubblico) invece che premiato, fu multato e denunciato!
      Io fatico a pensare che siano solo incompetenti, credo piuttosto che la cosa sia voluta.
      Il territorio DEVE andare male, devono esserci frane, alluvioni etc.
      TU devi andartene, per lasciare libero il Paese.
      Uno studio di parecchi anni fa evidenziava il fatto che se fornissimo i Servizi (Poste, famrmacie, medici etc) e pagassimo uno stipendio ai montanari disposti a rimanere nei paesini e fare quello che hanno sempre fatto (la pulizia e manutenzione di boschi e strade), ci guadagneremmo tutti.
      Ma appunto per questo non lo faremo.

    6. Luca VFR 27 settembre 2022

      Il problema è proprio in quel "ci vuole relativamente poco" che, automaticamente, produce una tangente modesta, insufficiente a mantenere i carrozzoni partitici.

    1. IlContadino 26 settembre 2022

      Diobono quando leggo Prodi mi si rizza il pelo sulle braccia. Sì sì è il fratello, va bene, ma il Romano ha fatto talmente danno che ormai quella famiglia è inquinata irrimediabilmente, vi prego trovatene un altro. Diamo credito a Zichichi piuttosto, lasciamo stare Prodi...pelo ritto di nuovo.
      Bega climatica ed annessa manfrina energetica, i nuovi pilastri del prossimo futuro, scommetto un pelo ritto che non ci sarà nulla da fare, ci verrà offerto il pacchetto completo, senza possibilità di replica, la classica offerta che non si può rifiutare

    2. jos 26 settembre 2022

      immagino tu conosca george carlin...12 anni fa
      https://www.youtube.com/watch?v=QXvK359TL2Y

    3. Eugiorso 26 settembre 2022

      Da sempre sono convinto che le puttanate "green di greta" nascondano due cose, ben poco nobili:

      1) Rimbecillimento massivo per nascondere i problemi sociali enormi, la ripartizione della ricchiezza, lo sfruttamento del lavoro oggettivato e precarizzato e chi più ne ha più ne metta.

      2) Grande business per l'élite e prodotti per ricchi, come le "case ecologiche" dai costi spaziali, l'auto elettrica che non costa meno di trentamila euro, eccetera.

      Se posso fare una battuta, fra prodi, sia pur fratello, e zichichi, scelgo i benemeriti Ceceni di Kadirov ...

      Cari saluti

    4. LuxIgnis 26 settembre 2022

      Ha ragione ma il problema non è che sta male la terra, stiamo male noi.
      Se inquiniamo, siamo noi che ci rimettiamo le penne. La plastica fa male a noi, la terra troverà il sistema per metabolizzarla, già si parla di batteri capaci di scomporla.

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