ECCO COME MORIMMO

ECCO COME MORIMMO

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Il processo iniziò il 23 agosto del 1971 nella sale della Camera di Commercio degli Stati Uniti d’America, e arrivò alla sentenza il 31 maggio del 1975 nell’assemblea plenaria della Commissione Trilaterale a Kyoto. In quattro anni di dibattimento i Padroni della nostra vita decisero che l’imputato doveva morire. L’imputato si chiamava Sinistra, cioè diritti, cioè democrazia partecipativa dei cittadini comuni, cioè pace, tolleranza, interesse collettivo, amore libero e libero pensiero, cioè Un Mondo Migliore per ogni uomo o donna di questo pianeta, cioè il mondo che avremmo voluto avere e che oggi non abbiamo. Negli anni ’70 quel mondo appariva sul punto di realizzarsi, sospinto dallo straordinario vento di progressismo che aveva spazzato il mondo occidentale nella decade precedente. La sentenza decretò che l’imputato era colpevole, e ne dettò le modalità di esecuzione capitale. Oggi quello che vi appare come il Potere - dalle multinazionali alle guerre economiche, la P2, le mafie, il mostro mediatico commerciale, la Casta politica e le altre Caste, le lobby dell’attacco alle Costituzioni, l’impero dei consumi – non lo è. Queste manifestazioni aberranti sono solo il risultato di quella sentenza. Il Potere è la cupola dei mandanti di allora e di oggi, quella è l’origine di tutto.

Chi di voi è molto giovane stenterà a credere a queste parole, ma realmente fino all’epoca del processo di cui parlo esisteva una cosa chiamata Speranza. Era figlia di due secoli di lotte epocali di uomini e di donne comuni, un’epopea di sacrifici immani in difesa di idee stupefacenti, condotta dalla fine del ‘700 alla fine del ‘900 da persone che furono capaci di cambiare la Storia. E cambiare la Storia significava una sola cosa: strappare il potere ai pochi e darlo a molti, per il bene di tutti, per stare meglio tutti. I pochi, eredi di un potere gigantesco tramandato dalla notte dei tempi, subirono per oltre due secoli quel cambiamento in modi che oggi sono inimmaginabili, fino al giorno in cui decisero che era giunta l’ora di fermare la Storia. L’idea di giustizia secondo cui i molti avevano il diritto di decidere a scapito degli interessi dei pochi, cioè l’esser di Sinistra, doveva essere messa in stato di fermo ed estinta. Iniziò così il processo, una mattina di agosto del 1971.

Le righe che seguono vi dicono essenzialmente una cosa: combattere il Potere significa capire chi veramente è, poiché combattere i suoi pupazzi e i suoi tentacoli non serve a nulla. E’ necessario che qualcuno vi aiuti a comprendere innanzi tutto dove nacque il ‘nemico’, quali mezzi ha usato, con quali strategie, cioè capire il percorso che ha portato noi persone comuni contro il muro di oggi, per far sì che forse domani altri uomini e altre donne tornino a lottare contro il bersaglio giusto e con mezzi adeguati. I maggiori ‘antagonisti’ odierni non si curano di questo, e stanno sbagliando sostanzialmente tutto. Ricordatevi che ogni singola citazione che leggerete di seguito ha cambiato e sta cambiando tutta la nostra vita in tutto il mondo, perché sono le parole del Potere, il vero Potere. E allora bando alla ciance, ed ecco i fatti.

L’avvocato ‘del diavolo’.

Dunque, fermare la Sinistra, per sempre. I primi a porsi questa meta furono non a caso i businessmen americani dell’era Nixon a capolino degli anni ‘70, capitanati da Eugene Sydnor Jr. della Camera di Commercio USA. Ma come fare, si chiesero? La risposta fu chiara: con la forza delle idee, il potere immane delle idee. Non fu forse così che gli Illuministi vinsero la guerra contro tremila anni di assolutismi blindati? Un’idea spacca, sconvolge, vince. Bastò una telefonata alla persona giusta, un avvocato. Lewis Powell sedeva come legale nei consigli di amministrazione di svariate aziende, era uomo di grande cultura e acuto pensiero, gli fu affidato il compito di iniziare il processo per fermare la Storia.

Powell scrisse un ‘Memorandum’ di undici pagine scarse, in un linguaggio da prima liceo, e forgiò così la prima arma storica per il contrattacco vincente delle nuove destre internazionali: la semplicità. Concetti semplici, sgrossati fino all’assoluto essenziale, una comunicazione diretta e comprensibile da chiunque - dal presidente della grande industria come dal taxista. Le destre comunicano così, sempre, e infatti sempre vengono recepite. Ed essere recepiti, significa vincere. Le sinistre invece non hanno mai capito neppure l’abc della comunicazione, né oggi vogliono capirlo.


Le regole di guerra.

Prima idea di Lewis Powell: all’alba degli anni ’70, è arrivata l’ora di cambiare tutti i valori figli di due secoli di rivoluzioni di sinistra, nientemeno.

La diagnosi: “(Noi delle destre economiche) non ci troviamo di fronte ad attacchi sporadici. Piuttosto, l’attacco al Sistema delle corporations è sistematico e condiviso”. C’è una “guerra ideologica contro il sistema delle imprese e i valori della società occidentale”. “E’ chiaro come il sole che le fondamenta stesse della nostra libertà sono sotto attacco massiccio”, perché “la minaccia al sistema delle imprese non è solo una questione di economia, ma colpisce la libertà dell’individuo”. E non c’è da discutere, poiché “l’unica alternativa al (nostro) sistema sono le dittature delle burocrazie socialiste o fasciste”.

La chiamata alle armi: “E’ arrivata l’ora per il business americano di marciare contro coloro che lo vogliono distruggere”.

Chi sono i virus da sopprimere? “Certamente la sinistra estrema, che è molto più numerosa, meglio finanziata e benaccetta di quanto non lo sia mai stata prima nella Storia. Ma le voci più preoccupanti provengono da elementi perfettamente rispettabili, come le università, i media, gli intellettuali, gli artisti, e anche i politici”. La massima preoccupazione del Potere deve essere “l’ostilità delle sinistre e dei riformatori sociali”. Poi vengono gli studenti, infatti “quasi la metà degli studenti è a favore della socializzazione delle industrie americane fondamentali”. Le sinistre stanno portando un “vasto attacco al sistema stesso, che mina la fiducia del pubblico e lo confonde”.

Contate quelle parole; sono poco più di 170. Esse ci raccontano già tutto quello che è accaduto nei trentotto anni successivi, in tutto l’Occidente, nei campi sociale, economico, ideologico, politico, dell’istruzione, dei media, sindacale. Cioè la vostra vita. Ma continuiamo.

Lewis Powell dettò le regole di guerra, e i primi a doversi disciplinare erano proprio i Padroni del Vapore, che dopo una decade di successi dello Stato Sociale in Europa e anche negli USA, dopo cioè il decennio più di sinistra che il mondo avesse mai conosciuto, si percepivano come ridotti in uno stato di irrilevanza. Il ‘Memorandum’ proclama infatti che “pochi elementi della società americana di oggi hanno così poca influenza sul governo come il business, le corporazioni, e gli azionisti… Non è esagerato affermare che… siamo i dimenticati”. Per sovvertire un’intera epoca ormai considerata trionfante, quella degli Stati Sociali, le destre dovranno avere la forza di “organizzarsi, pianificare nel lungo termine, essere disciplinate per un periodo illimitato, essere finanziate con uno sforzo unificato”. Ovvero, trasformarsi in un esercito di attivisti di micidiale efficacia. La conseguenza di questi semplici concetti sarà enorme: nacque così il mondo delle lobby moderne del potere economico, quelle che oggi eleggono i presidenti americani, che regolano le guerre in Medioriente, che decidono le politiche europee per noi tutti, che decidono chi può commerciare e che cosa in tutto il mondo e che infatti hanno portato “il business, le corporazioni, e gli azionisti” dall’essere “i dimenticati” allo strapotere di oggi. Powell fa qui una premessa scioccante, se letta in tempi moderni: “Il business deve imparare le lezioni messe in pratica dal mondo dei lavoratori, cioè che il potere politico è indispensabile, che deve essere coltivato con assiduità, e usato in modo aggressivo se necessario, senza imbarazzo”. In altre parole, questo passaggio ci rivela che le destre trovarono le vie del riscatto imitando precisamente quella che era la forza delle sinistre di quell’epoca. Loro la acquisirono, noi l’abbiamo perduta. E poi: “Chi ci rappresenta deve diventare molto più aggressivo… deve far pressione con forza su tutta la politica perché ci sostenga, e non dovremo esitare a penalizzare chi a noi si oppone”. Le lobby dovranno dedicarsi particolarmente al settore giudiziario, “sfruttandolo, come hanno fatto le sinistre, i sindacati e i gruppi dei diritti civili… che ebbero successi spesso a nostre spese”.

I gemelli vincenti: Educationtelevision.

Lewis Powell intuì che in conseguenza proprio di questo attacco alla Sinistra, il futuro decisionale delle società moderne si sarebbe spostato dall’attivismo popolare tipico del dopoguerra ai colletti bianchi sfornati in numeri sempre maggiori dalle università occidentali. Ma gli atenei dell’epoca erano visti dall’autore del ‘Memorandum’ come pericolosissimi covi di idee sovversive: “Vi sono apparsi oratori di sinistra ed estremisti a centinaia… ma non vi è stata alcuna parità di presenze dei sostenitori del sistema di governo americano e del business”. Dunque, la forza delle lobby di destra doveva colpire a tutto spiano le università. Le Scienze Politiche erano il primo bunker da espugnare, e le destre economiche dovevano creare un esercito di “docenti che credono fermamente nel sistema delle imprese”. Una volta raggiunta tale meta, “i nostri docenti dovranno valutare i libri di testo, soprattutto quelli di economia, scienze politiche e sociologia”. Ma il lavoro centrale delle lobby accademiche di destra era da destinarsi ovviamente agli insegnamenti di economia, dove “dobbiamo godere di un rapporto particolare con le facoltà”. Ecco spiegato con cristallina chiarezza da dove nasce il fondamentalismo del Libero Mercato, detto anche Neoliberismo, che da vent’anni domina ogni singolo insegnamento di economia universitaria dopo aver estirpato anche la più microscopica resistenza a tale dogma. E sappiano i lettori meno ferrati, che è dalle fucine universitarie Neoliberali che provengono le politiche di perenne impoverimento dei nostri servizi essenziali, del diritto al lavoro, del diritto alla salute, del diritto agli alloggi, del sistema pensionistico, del bene comune, ecc. Cioè le decisioni su come noi viviamo e moriamo. I nostri governi sono solo esecutori che non hanno scelta, e dunque non è a Berlusconi né a Prodi o a Tremonti che dobbiamo guardare per comprendere da dove viene il nostro (miserabile) tempo, e non è contro di loro che dobbiamo combattere.

Nel 1971, all’epoca degli sforzi di Lewis Powell, i media erano già centrali ai giochi del Potere, ma non come il Potere avrebbe voluto. E l’avvocato neppure qui si perse in giri di parole: “Le televisioni dovranno essere monitorate costantemente nello stesso modo indicato per i libri di testo universitari. Questo va applicato agli approfondimenti Tv, che spesso contengono le critiche più insidiose al sistema del business”. La stampa e la radio non sfuggono: “Ogni possibile mezzo va impiegato… per promuoverci attraverso questi media”; né le riviste popolari, dove “vi dovrà essere un costante afflusso di nostri articoli”; né le edicole, dove “esiste un’opportunità di educare il pubblico e dove però oggi non si trovano pubblicazioni attraenti fatte da noi”. Powell prescrisse qui il boom, realmente poi avvenuto, dell’editoria popolare straripante di rappresentazioni positive del consumismo, cioè dell’Esistenza Commerciale. Ma le sue parole preconizzarono anche l’avvento dei messaggi subliminali che i media moderni ci rifilano in ogni forma e salsa per rafforzare il Sistema, e infatti egli scrisse “Spendiamo centinaia di milioni di dollari in pubblicità… ma solo una frazione di essi pubblicizza il Sistema”.

Solo il meglio.

Il ‘Memorandum’ che segnò il primo passo per l’esecuzione capitale della Speranza, si conclude con le direttive assolute impartite da Powell al futuro esercito dei padroni del mondo. Primo, essere sempre ultra finanziati, e qui, scrive l’avvocato, “necessitiamo di un sostegno finanziario da parte delle corporations molto superiore di quanto abbiano mai fatto finora”. Powell sapeva che l’essenziale lavoro di creazione del consenso non poteva essere affidato a ‘belle anime’ intellettuali o a volontari spesso impreparati (come invece è sempre stato nelle sinistre e ancora è), e infatti sancì che chi lavora al progetto di fermare la Storia deve essere “pagato allo stesso livello dei più noti businessmen e professori universitari”, e le loro competenze “dovranno essere eccezionalmente alte, nei settori chiave come la pubblicità e i media, il mondo intellettuale, l’avvocatura”. Il progetto di fermare la Storia deve essere perennemente controllato nella qualità e fedeltà, e “le nostre presenze nei media, nei convegni, nell’editoria, nella pubblicità, nelle aule dei tribunali, e nelle commissioni legislative, dovranno essere superbamente precise e di eccezionale livello”.

Undici pagine così scritte da un singolo uomo furono prese a modello dalle destre economiche di tutto il mondo occidentale, che, come chiunque di noi può verificare, le hanno messe in pratica sostanzialmente alla lettera. E il risultato si vede, in milioni di esseri umani benestanti ipnotizzati dai “valori del Sistema”; in milioni di studenti indottrinati in un’unica direzione; nella corrosione implacabile dei diritti fondamentali come lavoro, alloggio e salute causata dalla vittoria del “sistema delle imprese”; in una rete immensa di media che ossessivamente promuovono quel Sistema; nello strapotere delle sue lobby; e nella micidiale compattezza, competenza, abilità ed efficienza dell’implacabile macchina dell’Esistenza Commerciale. Quelle undici pagine di concetti dettati in estrema sintesi sono state il software che ha guidato le destre economiche per 38 anni in un lavoro 24 ore su 24, sette giorni su sette, unite, disciplinate, discrete, senza mai un dissenso e con una comunicazione studiata come null’altro al mondo. Cioè Il Potere, dedicatosi anima e corpo nella guerra alla Speranza, che fino al 1971 si chiamò Sinistra, e che, come preannunciato, fu definitivamente decapitata quattro anni dopo i primi sforzi di Lewis Powell. Ci volle infatti il lavoro di altri tre uomini per completare il processo, e altre poche pagine di parole scritte con grande semplicità.

La Democrazia va salvata, uccidiamola.

E’ sconsolante assistere in questi giorni agli sbraiti di alcuni demagoghi che denunciano l’attacco alla democrazia, portato oggi a sentir loro da alcuni pupazzi del Potere e dalle loro malefatte locali. E’ come se qualcuno ci gridasse allarmi per l’avvento del consumismo perché dietro casa sua è stato aperto un ipermercato. L’attacco alle democrazie fu pianificato 34 anni fa, e con tale efficacia da non lasciare speranza. Come si è detto in precedenza, esso fu l’atto finale della condanna a morte della Sinistra.

La Commissione Trilaterale nacque nel 1973 come libera associazione di cittadini americani, europei e giapponesi con l’intento di “incoraggiare una stretta collaborazione fra queste tre regioni sui problemi comuni, e di migliorare la comprensione pubblica di questi problemi”. Naturalmente questo proclama è una baggianata. Essa è un club esclusivo di potenti personaggi decisi a tutelare i propri interessi, ma che, contrariamente a quanto si crede, non sono affatto un crocchio di autocrati mafiosi e complottisti. La Commissione Trilaterale è invece il volto più che pubblico delle destre economiche moderne, cioè pieni sostenitori della democrazia, intesa però come strumento liberamente consegnato a pochi da parte di molti affinché poi i molti possano fare l’interesse dei pochi. Infatti, una delle acquisizioni fondamentali delle destre moderne è stata che le dittature non sono più il mezzo migliore per spremere i cittadini; esse sono affari sporchi, incontrollabili, che finiscono sempre col creare imbarazzanti contraccolpi sui media. Meglio la democrazia, teleguidata naturalmente. Ed ecco che se fino a ieri le destre occidentali esportavano colpi di Stato (Iran, Cile, Grecia ecc.), oggi esportano democrazia (Iraq, Afghanistan, Pakistan ecc.). Ma la democrazia ha un brutto vizio: tende a riportare l’interesse dei molti in primo piano, a scapito degli interessi dei pochi. Tende cioè a essere istintivamente di sinistra. E allora bisognava intervenire. La Commissione Trilaterale ha fatto questo negli scorsi trentaquattro anni, con la gentile partecipazione di personaggi noti e meno noti, come Zbigniev Brzezinski, Jimmy Carter, David Rockefeller, Giovanni Agnelli, Piero Bassetti, Francesco Forte, Arrigo Levi, Carlo Secchi, Edmond de Rothschild, George Bush padre, Dick Cheney, Bill Clinton, Alan Greenspan, Henry Kissinger e tantissimi altri.


Henry Kissinger e Giovanni Agnelli



Spiego meglio: la democrazia liberamente espressa fa giocoforza l’interesse dei cittadini, visto che sono i cittadini a governarla, e questo ha sempre combaciato perfettamente con l’ideale della Sinistra. Ciò, come si diceva, fu vero più che mai alla fine degli anni ’60, a compimento di due secoli e oltre di Storia. Il Potere non gradiva, ma si è anche detto che il Potere aveva compreso il valore della democrazia come veicolo supremo dei suoi interessi, e qui stava una forte contraddizione. I Padroni del Vapore, all’epoca del processo iniziato da Lewis Powell, dissero in sostanza: la democrazia sta consacrando la sinistra, dunque dobbiamo ucciderla; ma la democrazia ci serve, per cui dobbiamo salvarla. Soluzioni? Di nuovo partirono poche telefonate, questa volta a tre pensatori: Samuel P. Huntington, Michel J. Crozier e Joji Watanuki. Tre intellettuali, docenti universitari e consulenti di governi, rispettivamente americano il primo, francese il secondo e giapponese il terzo. Di nuovo essi stilarono le ricette in termini semplicissimi, nelle 227 pagine del loro The Crisis of Democracy, consegnato alla Commissione Trilaterale nel 1975. Di nuovo essi prescrissero la condanna a morte della Sinistra, ma con uno stupefacente ma. Esso era contenuto nella risposta alla contraddizione di cui sopra, una risposta che può apparire demenziale: se volete salvare la democrazia e ucciderla allo stesso tempo, dovete salvare la democrazia mentre la uccidete. Seguitemi e sarà chiaro.

La spiegazione dell’assurdo paradigma appena scritto si trova, in fondo, nelle parole a pagina 157 di The Crisis of Democracy, dove si legge che “la storia del successo della democrazia… sta nell’assimilazione di grosse fette della popolazione all’interno dei valori, atteggiamenti e modelli di consumo della classe media”. Cosa vuol dire? Significa che se si vuole uccidere la democrazia partecipativa dei cittadini (quella che per definizione fa l’interesse dei molti a scapito dei pochi privilegiati - la Sinistra) mantenendo in vita l’involucro della democrazia (quella che ci fa votare i pochi privilegiati che poi ci spremono come limoni) bisogna farci diventare tutti consumatori, spettatori, piccoli investitori. Che è quello che ci hanno fatto. Così ci hanno fregati, ci hanno annientati come protagonisti della democrazia. E’ stata la loro idea suprema, di suprema genialità. La massa dei cittadini che in seguito a due secoli di lotte dal basso aveva appena imparato a divenire partecipativa, è stata ridotta a Spettatori inerti, appunto consumatori, spettatori, piccoli investitori. L’involucro della democrazia fu salvato, il suo contenuto fu annientato. I tre autori scrissero le istruzioni in termini chiarissimi, ed esse furono messe in pratica per oltre trent’anni in tutto l’Occidente: “Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato (prima degli anni ’60 nda) ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene”. Infatti, nel testo si legge che la minaccia alla democrazia americana proveniva “dalla dinamica stessa della democrazia in una società altamente istruita, mobilitata e partecipativa”, quella dove erano fioriti i “gruppi giovanili, etnici, e dove quei gruppi stavano assumendo una nuova consapevolezza”. Andavano disattivati, resi apatici, immobili, ed è accaduto precisamente questo ovunque, con il boom edonistico degli anni ’80 e con l’avvento della Tv commerciale.

Vi chiedo di soffermarvi sulle righe qui sopra, perché se si comprende questo si comprende chi è il Potere, come hanno lavorato e chi veramente dobbiamo combattere. Cioè non Berlusconi, ma il Sistema che usa Berlusconi come uno dei suoi tanti strumenti per i suoi scopi finali. E’ infatti assolutamente inutile che oggi gli antagonisti di moda in Italia sbraitino contro la Casta, perché non fu la Casta a disabilitare la democrazia, e soprattutto non è sbraitando contro la Casta che si riattivano i cittadini spenti ormai da più di trent’anni dalle strategie di The Crisis of Democracy.


Samuel P.Huntington



“Curare la democrazia con ancor più democrazia è come aggiungere benzina al fuoco.”

Il lavoro di Samuel P. Huntington, Michel J. Crozier e Joji Watanuki si spinse però molto oltre, per colpire ogni aspetto cruciale della democrazia partecipativa. Basta leggere a pagina 161 la lista di ciò che secondo gli autori ostacola la democrazia: “1) la ricerca dell’eguaglianza e del valore dell’individuo… 2) l’espansione della partecipazione alla politica… 3) la competizione politica essenziale alla democrazia… 4) l’attenzione che il governo dà all’elettorato e alle pressioni dalla società”. Ora, se pensate all’epoca che stiamo vivendo, vi trovate in ordine che : 1) sono stati distrutti l’eguaglianza e il valore dell’individuo attraverso la cultura della Visibilità (leggi Vippismo, sia nel Sistema che nell’Antisistema); infatti oggi, e nonostante ci troviamo nella modernità evoluta, chi non è ‘visibile’ nel potere o nei media o nello spettacolo/sport è uno zero sociale rispetto ai chi lo è – 2) l’apatia partecipativa nella polis è ai massimi livelli, così come nelle fabbriche o nella cultura – 3) l’eliminazione dei partiti minori a favore dei grandi schieramenti ha imbavagliato diverse forze politiche ed eliminato del tutto altre – 4) la sensazione a livello di cittadinanza è che il governo ignori sempre e cronicamente le istanze reclamate dai cittadini attivi e dai gruppi che non siano lobby di potere. Ergo, le istruzioni di Huntington, Crozier e Watanuki combaciano in tutto con il presente.

Essi dissero al Potere che “l’idea democratica secondo cui il governo deve rispondere ai cittadini, crea in questi aspettative di soddisfazione dei bisogni e di eliminazione dei mali che affliggono certi gruppi nella società”, e che “curare la democrazia con ancor più democrazia è come aggiungere benzina al fuoco”. Parole incredibili, ma hanno però di fatto modellato le nostre vite fino a oggi. Naturalmente ogni idea di Stato Sociale che “avrebbe dato ai lavoratori garanzie e avrebbe alleviato la disoccupazione” veniva tacciata di essere “una deriva disastrosa… poiché avrebbe dato origine a un periodo di caos sociale”. Nel testo si avvertono i potenti che “L’impulso della democrazia è di diminuire il potere del governo, di aumentare le sue funzioni, e di diminuire la sua autorità”, che è esattamente ciò che invece doveva accadere se le nostre democrazie fossero rimaste sane.

The Crisis of Democracy proclama che la risposta a questi ‘mali’ democratici doveva essere una sola: il ritorno al governo delle elite. Huntington, Crozier e Watanuki iniziano ricordando l’esempio illuminante del Presidente americano Truman, che “era stato in grado di governare il Paese grazie all’aiuto di un piccolo numero di avvocati e di banchieri di Wall Street”. Infatti, “la democrazia è solo una delle fonti dell’autorità e non è neppure sempre applicabile. In diverse istanze”, scrivono gli autori, “chi è più esperto, o più anziano nella gerarchia, o più bravo può mettere da parte la legittimazione democratica nel reclamare per sé l’autorità”. Faccio notare che queste parole scandalose furono nella realtà il fondamento ideologico di ciò che avverrà in Europa 34 anni dopo con la creazione della nuova Europa sancita dal Trattato di Lisbona, che infatti decreta che noi europei verremo tutti governati in futuro da una elite di burocrati super specializzati che nessuno di noi potrà eleggere, avendo appunto messo da parte ogni legittimazione democratica. Capite da dove viene l’attacco alla democrazia di oggi?

La trappola.

I sindacati, e ogni altra forma di associazione di cittadini attivi, erano ovviamente un problema da affrontare. Qui gli autori diedero il meglio di sé, con una delle trovate più insidiose della storia politica moderna: la cooptazione. Compresero che nelle democrazie evolute era ormai controproducente mantenere uno scontro frontale con i sindacati o con altre organizzazione similari, e con le loro parole diedero inizio a una delle epoche più infami dei rapporti fra Potere e mondo dei lavoratori/cittadini, quella che nel giro di pochi decenni porterà i sindacati dalla loro storica tradizione di lotta per ottenere sempre maggiori diritti, alla miserevole condizione odierna, dove essi ormai possono solo contrattate sul ‘grado di abolizione dei diritti’. Huntington, Crozier e Watanuki scrissero: “Le richieste crescenti e le pressioni sui governi impongono una collaborazione maggiore. Potremmo escogitare mezzi per assicurarci sostegno e risorse… dai sindacati e dalle associazioni civiche”. Si faccia attenzione: queste parole vengono scritte agli albori degli anni ’70, in un’epoca in cui la sola idea di un sindacato che “assicurasse sostegno e risorse” al governo avrebbe attratto derisione da una parte se non grida di alto tradimento e sommosse violente nelle fabbriche di tutta Italia. Ma è successo, ce l’hanno fatto fare, e non è necessario riassumere qui la vergognosa parabola in quel senso di CGIL, CISL e UIL perennemente impegnate a togliere le castagne dal fuoco a governi e imprese, o addirittura a finanziare partiti che saranno poi parte dei governi che dovrebbero monitorare. La medesima cosa è accaduta per le cosiddette organizzazioni di cittadinanza attiva, le ONLUS e altri, che oggi sempre più sono cooptati nella spartizione delle torte dei servizi alla cittadinanza, dimentiche che la loro funzione era di vigilare e di combattere le amministrazioni, non di banchettarvi assieme. Ma tornando ai sindacati, The Crisis of Democracy aveva in serbo un altro siluro. Gli autori compresero che la forza delle formazioni sindacali stava nell’ideologia radicale, poiché “quando essa perde forza, diminuisce il potere dei sindacati di ottenere risultati”. E quale potesse essere l’antidoto all’ideologia, gli apparve subito chiaro: la concertazione. Scrissero infatti: “(Essa) produce disaffezione da parte dei lavoratori, che non si riconoscono in quel processo burocratico e tendono a distanziarsene, e questo significa che più i sindacati accettano la concertazione più diventano deboli e meno capaci di mobilitare i lavoratori, e di metter pressione sui governi”. La concertazione nacque dunque per disabilitare i sindacati. Questi ragionamenti sono inseriti in un contesto più ampio nel testo, ma colpisce come un fulmine il fatto che quei germi della futura disgregazione sindacale fossero così lucidamente chiari a coloro che trentaquattro anni fa pianificavano l’esecuzione capitale della Sinistra in tutto l’Occidente. E non era solo necessario cooptare i sindacati e chiuderli nella trappola della concertazione; bisognava anche privilegiare quelli più grossi e autoritari nella leadership, poiché “nello Stato moderno i capi potenti dei sindacati… capaci di comandare i propri membri, sono una minaccia inferiore all’autorità dei leader politici e sono persino un aiuto ad essa”. Il motivo era chiaro: “Se i sindacati sono disorganizzati, se i membri sono ribelli, se le rivendicazioni estreme e gli scioperi selvaggi sono frequenti, l’applicazione di una politica nazionale dei salari diventa impossibile… contribuendo all’indebolimento del governo (non dei lavoratori!, nda)”, dunque ben venga il sindacato corporazione, più facile da domare.

Questi concetti raccontano, come in un percorso prestampato, tutto ciò che è avvenuto poi, fino alla miserrima condizione odierna dove i sindacati “potenti e capaci di comandare i propri membri” hanno svenduto il Diritto Umano al lavoro e hanno del tutto abbandonato il radicalismo necessario a impedire una tale sciagurata deriva. Di nuovo, ciò dimostra che se vogliamo combattere anche questo trionfo del Potere sul mondo del lavoro di oggi, è inutile prendersela con gli affari parrocchiali di questo o quel governo italiano, di questo o quel leader sindacale. Essi sono solo esecutori volenti o nolenti, nulla di più. Gli esempi si sprecano, come la cocciuta insistenza di ogni nostro esecutivo negli ultimi dieci anni nell’innalzamento dell’età pensionabile, a fronte del fatto che i contabili di Stato continuano a dire che i conti delle casse previdenziali sono invece sanissimi. Perché allora quell’insistenza? Perché devono eseguire ordini dall’alto, ordini concepiti più di trent’anni fa in altri luoghi del mondo. E allora vanno combattuti i mandanti, che oggi come allora non si chiamano Tremonti, Ichino o Epifani.

Social Control.

Come risulta chiaro, il Potere già allora possedeva una visuale cristallina dei problemi seri da affrontare, o di quelli irrilevanti nonostante le apparenze. Fra questi ultimi c’era la massiccia presenza comunista negli Stati europei come l’Italia, che veniva liquidata già nel 1975 con queste parole: “I partiti comunisti hanno perso terreno quasi ovunque nell’Europa occidentale. La loro ideologia è sbiadita, e appare come una Chiesa omologata il cui carisma è in parte scomparso. Perché mai partiti così sedati e moderati dovrebbero costituire una minaccia alla democrazia proprio quando ne rispettano le fondamenta?”. Liberi dal pericolo di un’effettiva resistenza da parte dei ‘rossi’ (14 anni prima del crollo del Muro di Berlino), i Padroni del Vapore dovevano concentrarsi su elementi assai più moderni, come i media. La Tv fra tutti doveva essere controllata, poiché “vi sono prove massicce che ci dicono che lo sviluppo del giornalismo televisivo ha contribuito all’indebolimento dell’autorità dei governi”, e che anche la stampa “ha assunto un ruolo sempre più critico verso i governanti e i loro funzionari”. L’avvento dei media disposti a sfidare l’autorità era per gli autori una minaccia al funzionamento stesso degli esecutivi, poiché “ha reso quasi impossibile il mantenimento del distacco per governare”, e oltre tutto “l’etica democratica rende difficile oggi impedire (ai media) l’accesso e decurtare l’informazione”. Lamentabile era in particolare “il crescente potere dei giornalisti a discapito di quello degli editori o dei padroni”, e questo obbrobrio veniva affermato senza l’ombra della vergogna. Dunque qualcosa andava fatto, urgentemente, e The Crisis of Democracy decreta cosa: “Occorrono misure importanti per ristabilire il giusto equilibrio fra la stampa, il governo e altre istituzioni”, un concetto che suona come una bestemmia a chiunque abbia chiaro che imporre tale equilibrio significa imbavagliare il ruolo di controllo dell’informazione sui poteri. Superfluo elencare ora come questi precetti si sono di nuovo trasformati in realtà, e come gli esecutori come Murdoch o Berlusconi ancora oggi lavorino per eseguire quegli ordini.

Il lavoro di cui stiamo trattando mantiene tuttavia la focale ben puntata sui cittadini di quell’epoca, che erano usciti dai turbolenti e rivoluzionari anni ’60 rinvigoriti nell’attivismo politico, gente che “siccome richiede (ai governi) maggiori interventi per risolvere i loro problemi, necessita di ancor più controllo sociale”. L’attivismo di quei tempi era democrazia partecipativa, ed essa era la Speranza, ovvero la Sinistra, che andava decapitata. Nel decalogo della riscossa del Potere di Huntington, Crozier e Watanuki, il controllo sociale è una delle ghigliottine. Anzi, più precisamente si parlò il controllo sociale indiretto sull’individuo, quello che sappiamo essere il più subdolo e il meno plateale, il più difficile da contrastare. Uno strumento già oliato in parte negli USA, ma semi sconosciuto in Europa, “dove la disciplina sociale non è adorata come in Giappone, e dove le forme indirette di controllo sociale sviluppate in America non sono presenti”, in particolare in Italia. Il pericolo di tale mancanza di controlli sociali è che “le classi lavoratrici non vengano del tutto assimilate nel ‘gioco sociale’, specialmente nelle nazioni latine”. In altre parole: se non li si include nel grande popolo dei consumatori, non li potremo controllare mai e continueranno a partecipare. E nelle nuove democrazie consumistiche, sentenziano Huntington, Crozier e Watanuki, sarà necessario “sperimentare metodi più flessibili che producano maggior controllo sociale con minore coercizione”. Dodici parole, dodici stringate parole che prescrivono al Potere uno dei processi di ingegneria sociale più devastanti della Storia, finalizzato al controllo di tutti noi: l’Esistenza Commerciale e la Cultura delle Visibilità, cioè le masse dei cittadini ridotti a consumatori/spettatori del tutto disattivati, e che infatti verrà rilanciato con immane potenza di fuoco a partire dalla decade successiva, fino a oggi.

The Crisis of Democracy fu discusso dall’assemblea plenaria della Commissione Trilaterale il 31 maggio del 1975. Le voci di dissenso a questo processo alla democrazia partecipativa vi furono anche in seno alla Commissione stessa, ma di fatto i tre autori diverranno da lì a poco membri dell’amministrazione di Jimmy Carter e le loro idee prenderanno il volo, per atterrare oggi sui davanzali delle nostre case, assieme a quelle dell’avvocato Lewis Powell. Ecco come morì la Sinistra, ecco chi veramente decide come la gente deve vivere. La lista dei manovratori del mondo non si ferma ovviamente a quelli menzionati, ve ne sono altri (WTO, IMF, gli investitori internazionali, le grandi banche d’affari come Goldman Sachs, la Commissione Europea, il gruppo Bilderberg, le Think Tank economiche ecc.), ma sono sempre membri dello stesso club, una elite ristretta che dopo due secoli di sconfitte è tornata sul trono. Ecco chi è il Potere, quello che telecomanda tutto ciò che i nostri politici e amministratori fanno di fondamentale.

Conclusione.

Cosa fare in concreto? Innanzi tutto, l’attivismo italiano deve essere meno egocentrico. Oggi in Italia viviamo una sciagurata deriva pilotata da approfittatori in malafede, che vorrebbero convincerci che i problemi capitali di sessanta milioni di italiani sono quelli percepiti da loro e dalla minoranza di borghesi o studenti col sedere protetto che li seguono, e cioè i problemi relativi a Berlusconi e ai sui guai giudiziari, o alle sue presunte connivenze con le mafie regionali, o al suo mediocre conflitto d’interessi ecc. Queste sono sciocchezze se paragonate a quanto sopra descritto, che al contrario domina in modo devastante la vita concreta degli italiani nei sei ambiti vitali: Lavoro, Alloggi, Sanità, (Non) potere di decidere la propria economia, Istruzione, e Possibilità di partecipare alla polis. Decine di milioni di italiani ogni mattina affrontano veri drammi in questi sei campi, drammi che ne decidono la vita e quella dei loro figli, che li angosciano, e che li hanno resi del tutto inerti e impotenti, esattamente come voleva il Potere. Chi si definisce attivista dovrebbe accettare che certe ‘manie’ di moda non sono i problemi capitali delle persone, che gli odiati target di moda non sono le cause primarie del male degli italiani, e infine che è del tutto inutile incitare i cittadini alla partecipazione se essi sono stati scientificamente disabilitati da più di trentacinque anni di lavoro dell’Esistenza Commerciale e della Cultura della Visibilità. Va trovato l’antidoto alla loro paralisi, inutile urlargli addosso con l’Industria della Denuncia e dell’Indignazione. O si comprende questo oppure siamo finiti.

La lotta va fatta con la stessa intelligenza e con la stessa immensa perizia con cui il Potere ha riconquistato il mondo, e che ho sopra descritto. Contro il bersaglio giusto.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=151
20.10.2009

Commenti (75)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 20 caricati
    1. bluerik3 21 ottobre 2009

      Bellissimo articolo, secondo me però pace, tolleranza, interesse collettivo, amore libero e libero pensiero, non sono mai state e non saranno mai esclusivamente di un partito, ma solamente di un determinato tipo di persone.

    1. stefanodandrea 21 ottobre 2009

      Mi avete convinto che non è opportuno contestare né il consumismo e né il consumo e che conviene evitare parole forti che possono suscitare più contrasti o perplessità che consenso.

      La contestazione può e deve rivolgersi, invece, contro la pubblicità, per una serie di ragioni che ho esposto anche nell'articolo pubblicato sul forum di CDC e contro l'indebitamento (le leggi che lo sollecitano) per le ragioni alle quali ho accennato, più giù, nella risposta al commento di maumau1.

      Va da sé che la limitazione dell'indebitamento comporta una riduzione dei consumi, che può essere compensata, parzialmente, da un aumento del conflitto sociale e da una buona politica dei redditi; e che la limitazione dellapubblicità comporta una diminuzione della produzione (nei mercati internazionali e nazionali) a favore di un aumento della produzione locale, una probabile dimnuzione dei consumi e certamente una riduzione dell'indebitamento.
      Grazie, la discussione mi è stata molto utile.

      Per Tonguessy: vado a riscrivere il messaggio.
      Ciao

    1. Santos-Dumont 21 ottobre 2009

      Veramente, a giudicare dai risultati infausti sia destra che sinistra vanno vieppiù zombeggiando.

      E in merito alla frase sul "libero sviluppo dell'individualità, etc", a rigore il concetto se applicato nella sua integrità non è né di destra, né di sinistra: è anarchico, con propensione per l'anarchismo individualista stirneriano se l'enfasi è posta sull'affermazione dell'"unico", o per l'anarcocomunismo se invece si propende per l'aspetto compartecipativo.

    1. doppio 21 ottobre 2009

      Troppo grande, eccelso P.B.alla pari con Fulvio Grimaldi e La grassa (anche se forse molti di voi non mi condivideranno) Peccato che questo cibo da re ce lo gustiamo in pochissimi e la massa inebedita vive sulle nuvole, sempre più alienata!

    1. giosby 21 ottobre 2009

      Nulla di personale contro la decrescita.


      Solo mi sembra un obiettivo ben poco attraente.


      Una necessità, ok, ma proviamo a proporla come stile di vita ...


      Piuttosto l'open source, il sistema di condivisone delle risorse, potrebbe essere una filosofia vincente.



      http://www.giosby.it/2009/06/30/comunita-open-source-la-dimostrazione-che-una-societa-migliore-e-possibile/

    1. giop 21 ottobre 2009

      E invece per me non ci siamo, stavolta Barnard hai toppato, ma non ti biasimo http://antiglobal.altervista.org/wordpress/

      purtroppo paghiamo ancora i condizionamenti, la vera partecipazione è ancora da venire.

    1. ventosa 21 ottobre 2009

      E' come dici tu, Grande Capo. Ma... non è che quando piccoli villaggi iniziare a prosperare mandano lunghi coltelli?
      Noi iniziare a scavare fossato con dentro lunghi pali appuntiti...

    1. vic 21 ottobre 2009

      Rieccoci in Siberia. Il soggiorno fa' un gran bene al nostro PB. Seppur sempre magro, la sua costituzione e' quella, sana, altro che la costituzione dell'UE, PB ha l'aria scattante e soddisfatta.

      V: Tutto bene signor Paolo? La vedo ben colorito.
      PB: Dobro, dobro. Qui posso concentrarmi come piace a me. Nessuno che mi disturbi con le solite tiritere.
      V: Ho sentito delle voci di corridoio. Si sussurra che lei stia studiando di nascosto il mandarino, e' vero?
      PB (succhia uno spicchio d'arancia Israeliana): Si', e' vero. Sconfino regolarmente in Cina per prendere dei corsi di lingua. Poi, non dovrei dirlo, ma mi son fatto pure una morosa li'.
      V: Per quello sprizza salute!
      PB (ride sotto sotto): Beh, ho anche un secondo motivo.
      V: Ce lo riveli.
      PB: Voglio studiare le societa' segrete Asiatiche. Avra' sentito parlare della Commissione Tetraedrale.
      V: No. Vagamente di quella Dodecaedrale, ma non ne so piu' di tanto.
      PB: Le spiego: la Commissione Tetraedrale (in scrittura ideografica pre-asiatica: Tetra-id-ra-lee), da quel che sto scoprendo, si riunisce regolarmente nei paesi asiatici, India compresa, per discutere le strategie politiche planetarie.
      V: Mi sembra logico. Saran loro a tirare la baracca, ben presto.
      PB: Infatti in queste riunioni segrete, di cui sono venuto a conoscenza tramite lo zio della mia morosa, zio che fa' l'archivista nella biblioteca imperiale del popolo cinese, insomma, non dovrei dirlo ma lo dico: stanno preparando le strategie di dominio mondiale.
      V: Acciderba! PB: Essi'. Il bello e' che le stanno gia' provando in piccolo, per modo di dire.
      V: Cioe'?
      PB: A casa loro. Sono molto facilitati perche' non devono spendere inutili forze mimetizzandosi dietro una facciata democratica.
      V: Gia'. Ha letto i verbali delle riunioni?
      PB: Mi serve un po' di tempo, sto ancora mandando a memoria l'alfabeto.
      V: Conosco la sua tenacia. Ce la fara'.
      PB (gongola sotto sotto): nel 2030 il mio articolo manoscritto in mandarino cinese sulla Commissione Tetraedale sara' pronto. Allora tutti capiranno come mai negli anni 10 del terzo millennio di Nostro Signore Gesu' Cristo ci fu' quel collasso spontaneo di tutte le torri occidentali su se stesse. Il terreno era stato preparato dalla fine psicologia di massa della Commissione Tetraedrale, che aveva piazzato le sue pedine nei gangli decisionali mondiali. V: Poffarbacco, devo imparare il cinese allora.
      PB (si crogiola sotto sotto): Eh gia', le conviene far girar la testa a qualche Cinesina, cosi' accellera la fase d'apprendimento. Le consiglio quelle di montagna. C'e' la cugina della mia morosa che va' matta per quelli un po' strani come lei.
      V: Grazie del consiglio. Intanto aspetto sue novita' sulla Tetraedrale.
      PB: Ci conti.

      Sbucciando un mandarino, vi saluto strizzando gli occhi dal confine Russo-Cinese, a voi paesello.

    1. Tonguessy 21 ottobre 2009

      Credo anch'io che rendersi conto della limitatezza della vita in senso lato (a fronte della sua straordinaria varietà) sia una filosofia da perseguire senza se e senza ma. Il delirio della postmodernità consiste proprio nel rimuovere quei limiti tramite l'invenzione dell'iperrealtà, ciò che ha assassinato la realtà nei limiti che questa possiede. Il limite necessariamente esige responsabilità. La consapevolezza del limite diventa consapevolezza di quanto prezioso sia ciò che dimora al suo interno. Viceversa l'arrogante presunzione che non esista limite pone l'uomo davanti a scelte scellerate perchè nella mancanza di limite sparisce il punto di non ritorno. Willy Coyote muore centinaia di volte nei modi più fantasiosi, salvo poi ritornare vivo e vegeto nell'episodio successivo. Noi, disgraziatamente o per fortuna, non abbiamo episodi successivi dove un creatore si inventa altre storie e conseguenti morti. Abbamo solo un episodio da riempire con un destino che ci costruiamo giorno dopo giorno. Forse abbiamo qualche jolly da giocare, ma ad un certo punto finiscono anche quelli.

      Non mi è arrivato nessun messaggio

    1. alessio 21 ottobre 2009

      Questo è il mio primo intervento.
      comincio col dire che un articolo cosi prima o poi qualcuno lo doveva fare , grazie .
      Per gli interessati e chi volesse approfondire , su youtube ci sono due documentari tradotti in italiano da blackmud23 "macchine della felicità" 6 episodi http://www.youtube.com/watch?v=N3vAHoJk8H8 .

      e "ingenieria del consenso " dove solo qualche giorno fà è stato fatto l'upload dell'ultimo episodo che troverete nel suo canale.

    1. stefanodandrea 21 ottobre 2009

      Hai svolto considerazioni complesse, che condivido pressoché interamente.

      Tutti noi, me compreso, siamo o siamo stati pieni di "dipendenze": droga, alcol, sport, successo, visibilità, consumi, potere, internet, televisione, gioco, sesso. Tutto o quasi crea dipendenza.

      L'impegno per il dominio di sé stessi, ossia per un equilibrio psichico, che non esclude niente di ciò che ho citato, compresi droga, alcol e potere (inteso come ambizione di taluni risultati) è individuale e non può che essere tale. Non è pensabile che sia in sé e direttamente oggetto di proposte politiche che sarebbero intrinsecamente totalitarie.

      Tuttavia, per quanto riguarda il consumo, che era l'oggetto delle mie note, siamo giunti senza accorgercene ad un punto paradossale, che forse, come giurista, conosco meglio del comune cittadino, per quanto colto e intelligente, ma digiuno di diritto. Esprimo il paradosso con degli esempi: 1) il contadino che aderisce ad un testo contrattuale predisposto dal grossista ha una tutela minima (detta volgarmente formale); mentre il padre che aderisce ad un contratto con il quale compra una play station al figlio ha una tutela giuridica sostanziale maggiore; 2) il credito al consumo (per finanziare l'acquisto di beni di consumo, come un telefonino) è tutelato più del credito fatto per investire in beni produttivi; 3) la legge tutela il cliente che si reca in banca per investire nei mercati finanziari di cui non sa niente, imponendo alla banca di dare "corrette informazioni" (anche quando la banca è in conflitto di interessi, ossia anche quando la banca è la controparte del cliente- sic! che ipocrisia): ciò serve a far affluire i risparmi nei mercati finanziari; se fosse stabilito che ognuno investe a suo rischio e pericolo e che la banca non è assolutamente responsabile il cittadino non acquisterebbe i prodotti finanziari e farebbe un altro uso del risparmio; 4) il leverage buy out è un metodo di acquisto presoché completamente a debito delle società che era invalido fino a qualche tempo fa (mi sembra fino al 1996) anche negli stati uniti e che da noi si è cercatpo do rendere valido con la riforma delle società del 2003; 5) il lease back è un contratto usuraio che a mio avviso è già invalido; ma dai più è reputato vallido in base alla ideologia diffusasi in questi anni e che serve soltanto a far vivere un altro pò di anni imprese decotte e a garantire i finanziatori di queste ultime (contro i creditori chirografari, ossia senza garanzie, per esempio i piccoli fornitori, che rimarranno buggerati al momento del fallimento). E potrei continuare a lungo.

      La lotta contro le leggi che promuovono l'indebitamento (pensa ai mutuo portabili agli eredi; io credo che si dovrebbe stabilire che il mutuo per l'acquisto di una casa non può superare i quindici anni e il 50% del prezzo) credo che dovrebbe essere un collante del partito alternativo al partito delle due coalizioni (e, in altri paesi, dei partiti al potere; avrai capito che a me interessa l'italia), perché quel potere può sopravvivere, almeno così come è, soltanto indebitando i cittadini.

      Per me, poi, esistono anche ragioni morali contro l'indebitamento e il consumismo. E tuttavia ciò che più conta è che esistono ragioni materiali.

      La linea politica dovrebbe essere: per il lavoro autonomo e subordinato; contro le rendite e contro l'indebitamento dei cittadini e delle imprese, anche a costo di una economia chiusa, parzialmente e totalmente (le imprese che possono indebitarsi meno devono essere tutelate dalle concorrenti che possono farlo) e anche a costo di un maggior confllitto sociale (dovuto alla diminuzione dell'indebitamento dei cittadini e quindi del consumo a debito), che andrebbe affrontato mediante una equilibrata politica dei redditi.

      Si tratta di basi materiali che hanno una ragione morale.

      Purtroppo, anche se a me sembra che abbiano un senso ovvio, è incredibile come suonino nuove e non siano sostenute pressoché da nessuno (la sinistra, in particolare è passata dalla tutela dei lavoratori, ossia dell'uomo nella sua posizione di produttore, alla tutela dei consumatori, ossia dell'uomo nella sua dimensione di consumatore a debito).

      Ciao e grazie

    1. maumau1 21 ottobre 2009

      dimenticavo
      nel libro falso dei savi di sion di parla proprio di questo..come controllare i gentili(ossia i non sionisti)facendo leva sulle sue spinte inconscie..
      naturalmente non erano gli unici a saperlo..

    1. valis 21 ottobre 2009

      In politica, la scelta delle parole è fondamentale. Lo slogan di un partito non corrisponde necessariamente al suo progetto politico (il partito di Berlusconi si chiama Popolo Delle Libertà!!). Questo potrà sembrare poco corretto o addirittura immorale, ma se quello di cui stiamo parlando è la creazione di una nuova corrente politica dobbiamo necessariamente fare prima di tutto i conti con il consenso, e per avere consenso bisogna usare le parole giuste.

      "Consumatori" lo siamo tutti! Lo sono io, lo siete voi, lo è Barnard e lo era pure De Andrè, affermare il contrario è pura ipocrisia.

      "Perseguire una diminuzione dei consumi" non ha niente a che fare, politicamente parlando, col creare un ideologia anticonsumistica. Non è compito della politica convincere le persone a consumare di meno. La politica ha il compito di creare "l'infrastruttura" che porta a questa diminuzione. Ad esempio incentivando le produzioni locali e penalizzando i beni esotici. Tutto questo però non si può fare creando un conflitto, tanto più che l'ipotetico partito di cui stiamo parlando dovrebbe non solo avere il consenso necessario a superare lo sbarramento, ma addirittura avere la maggioranza per governare!!!

      Sulla possibilità di creare un Partito Pirata in Italia ho anch'io i miei dubbi. Proprio per la questione delle parole, un partito con quel nome qui da noi verrebbe certamente attaccato su tutti i fronti e nel martellamento mediatico si arriverebbe facilmente a una associazione del tipo pirata=terrorista. Ma questo potrebbe anche tramutarsi in un punto di forza. Non sarebbe la prima volta che il Sistema si sbaglia nel prevedere le reazioni della gente.

      Comunque anch'io sono convinto che tal partito non potrebbeb essere il fine, ma il mezzo. Una sorta di ariete.

      Riguardo alla canzone, credo che il senso che Fabrizio voleva darle non è che non vale la pena di morire per delle idee, ma che non vale la pena di morire per le idee degli altri, che nel frattempo diventano dei Matusalemme.

    1. walterkurtz 21 ottobre 2009

      Articolo ineccepibile come se ne dovrebbero leggere di più su CdC e non solo...

    1. maumau1 21 ottobre 2009

      stefanodandrea non si tratta di sottovalutare chi ha sottomesso il mondo si tratta del fatto
      che lo hanno potuto fare perchè gli avversari(il popolo) è ancora in balia delle sue spinte inconscie più elementari e nessuno gli ha mai insegnato a riconoscerle distinguerle assecondarle o bloccarle(la psicologia è solo una grossa mistificazione che trasforma in malattia quello che spesso non lo è ma è un semplice bisogno di spriritualità e creatività che la società ovviamente censura)... su cui costoro hanno fatto leva..
      quindi sfruttando ed esasperando spinte inconscie negative..
      e portando all'eccesso(quindi negativo)spinte inconscie di per se positive(penso alle droghe nell'arte e poi nei giovani assecondando il bisogno spirituale di creativitàma trasformandolo in istinto autodistruttivo)
      si tengono in pugno masse di persone senza ricorrere alle armi(sarebbe impossibile visto la massa di persone coinvolte) anzi come dire si tengono in pugno da sole...
      Un esempio per tutti,tempo fa per far lavorare gli schiavi nei campi c'era bisogno di catene,oggi per far lavorare 16ore al giorno(turni e straordinari)di notte e di giorno senza sicurezza(più probabilità di morte che non in un innocuo campo di cotone) con paghe misere e pochissime ore restanti per vivere fuori dal lavoro... non solo non c'è bisogno di catene,ma anzi l'operaio-lavoratore-moderno schiavo prega in ginocchio per il lavoro e per non farsi licenziare...
      eppure
      prima ci volevano guardie gente che sparava a chi fuggiva oggi le guardie ci vogliono per tenere gli operai fuori dalla fabbrica o dal luogo di lavoro...
      addirittura per tali lavori occorre anche a volte conoscenze raccomandazioni qualcuno concede anche favori sessuali...
      basterebbe questo per capire cosa fanno i controllori come sono riuscti ad arrivare a ciò...
      non è controllo mentale (c'è anche quello ovviamente che agisce sulla parte razionale)è controllo dell'inconscio dei suoi archetipi che la mente umana razionale(anche quella controllata)non riesce a sottoporre a vaglio...

      Esaminiamo un pò di questo controllo.
      Bisogno di spiritualità ,arte,creatività,rottura degli schiemi convenzionali...
      questo di per se sono spinte positive ,ma con l'introduzione delle droghe(veicolate da veri creativi,appunto artisti che non per nulla fanno presa soprattutto sui giovani) ed anche delle sette ,della New Age,ecco che si è trasformato in spinta negativa verso l'autodistruzione e soprattutto verso il distacco dall'attivismo per mutare la società ed alcune sue regole impostate appunto a vantaggio dei controllori...mentre si era partiti alla ricerca della spiritualità e ci si ritrova fottuti..

      Altre spinte positive come quello della famiglia è stata trasformato nel familismo ossia la famiglia come clan(da cui la famiglia mafiosa lo è per antonomasia)del difendere chi è dentro con ogni mezzo ed eliminare chi è fuori ,il che creando divisione nella società facilità il controllo(divide et impera dicevano i romani http://it.wikipedia.org/wiki/Divide_et_impera#Nel_mondo_moderno )
      La spinta positiva alla realizzazione delle proprie aspirazioni è stata trasformata in una specie di mors tua vita mea,in cui ognuno insegue il profitto proprio non importa con quali mezzi ed ai danni di chi(basta vedere cosa hanno combinato i trader pagati milioni dalle banche,appunto i controllori!).
      La spinta alla riproduzione ed alla sessualità(sana entro certi limiti)è divenuta una merce si scambio e di favori o un fine per dimostrare il potere di una persona.
      La spinta alla sopraffazione (di chi è di opinione opposta e che ostacola i proprii fini)spinta negativa ma innata nell'uomo sin da caino ed abele è divenuta regola tollerata e difesa dai media,penso alle guerre preventive che nascondo il nuovo imperialismo.
      La paura della povertà,spesso ingiustificata, e della solitudicne la ricerca dell'abbondanza ossia la cornucopia (sentimenti da sempre presenti nell'inconscio dell'uomo )vengono esasperati dai falsi modelli creati dai controllori il che porta alla depressione (e quindi impossibilità di cambiare i modelli della società)
      o alla completa schiavitù rispetto al controllore che finisce per dettare i tempi ed i modi della vita di quelle persone ,illudendole col successo o deprimendoli con gli insuccessi(penso ai personaggi meteore delle tv,ma anche di personaggi importanti dello spettacolo che sebbene ricchi e famosi divengono schiavi della presenza in tv) o rendedoli felici facendogli trovare un lavoro e poi deprimerli licenziandoli..divenendo di fatto i padroni della loro vita(ecco perchè ad esempio a l'Aquila dopo lo shock del terremoto,le persone invece di ribellarsi e protestare contro le rassicurazione della protezione civile poi tramutatesi in tragedia,o i ritardi della costruzione delle abitazione,ha invece alle votazioni europee premiato il premier... per comandare le persone c'è bisogno di uno shock ci quello che è stato un vero esperimento di controllo di massa!)

      Se non si capisce tutto questo il resto è inutile...come dire usano un pò una tecnica judo che fa leva sul peso dell'avversario contro se stesso..
      sanno come toccare le leve dell'inconscio collettivo e lo fanno e quindi ci rendono schiavi del nostro inconscio non ci sono armi o catene..
      e se si accorgono che la gente si evolve e quindi quelle leve funzionano meno...prendono le persone più controllate le mettono a lavorare nella politica nelle multinazionali di armi e farmaci e gli fanno produrre mezzi
      per sottomettere la parte della popolazione che non è più controllabile..
      penso ai vaccini...
      Un esempio chiaro di controllo mentale è quello fatto mediante infiltrazione di gruppi terroristici i quali partendo spesso da legittime spinte di difesa delle loro idee vengono usati e strumentalizzati...
      penso alle brigate rosse,la base ci credeva,ma i capi erano tutti infiltrati..
      spesso è cosi' anche nei movimenti terroristici...Bin Laden(la famiglia e quindi indirettamente con Osama,ma rinnegato dalla famiglia)faceva affari con Bush ma magari chi fa parte della rete esegue gli ordini contro gli USA perchè crede a Bin Laden che però viene usato come mezzo
      per legittimare gli attacchi a stati sovrani..

      ciao

    1. renatino 21 ottobre 2009

      Mi hai fatto venì idea per cena! :)

      Augh!

    1. lino-rossi 21 ottobre 2009

      condivido il superamento dei concetti destra/sinistra, ma interpretandoli con buon senso possono ancora essere impiegati come ha fatti Barnard. se non si semplifica mai è difficile arrivare ad una sintesi. un modo di interpretare semplicistico, incompleto, per mille aspetti sicuramente errato, potrebbe essere

      destra: comanda l'oligarchia;

      sinistra: comanda il popolo sovrano.



      se si vuol capire si capisce cosa si intende.

    1. CarloBertani 21 ottobre 2009

      Questo articolo è una pietra miliare per chi affronta l'informazione, e di questo ringrazio Barnard. Scorrendo certi commenti, negli anni, ho avuto l'impressione che i commentatori ritenessero gli "Illuminati" delle specie di società segrete d'incappucciati, roba da Ken Follett o Dan Brown. Invece sono i soliti nomi - Ledeen, Huntington, Perle, Skull & Bones, Nashville Agrarians, Club di Roma... - solo che, grazie al denaro ed al potere, erano e sono organizzati. E ci danno pure "in pasto" i filmati del Bildenberg. Riguardo alle strategie da mettere in atto, la questione è spinosa ed ha molti aspetti. Si potrebbe partire, però, da una constatazione ovvia: anch'essi, espressione della borghesia internazionale, vivono le contraddizioni insite nel loro essere. Da lì, partire, "allargando" sempre di più la "base" dei "coscienti" rispetto all'incoscienza generale. Può sembrar poco, ma qualcosa pur è. Grazie, Paolo.

    1. Lucettina 21 ottobre 2009

      Perfetta analisi, meriterebbe la pagina "Prefazione" dei libri di Storia Contemporanea!
      Complimenti Paolo per la chiarezza e la potenza della verità che riesci a sviluppare nei tuoi articoli.
      In conclusione: il Vangelo redatto dai "padri" del Nuovo Ordine Mondiale e le "norme" su cui le èlite degli Stati Occidentali hanno, come dici tu, "cooptato" le "forze" interne politico-sociali è ormai giunto alla sua "naturale" conclusione.
      I popoli sono ineluttabilmente sottomessi alle regole del mercato e delle lobby che che lo condizionano.
      Anche la sovranità dei singoli Stati sarà presto (con il Trattato di Lisbona) polverizzata. I Governi assoggettati ai "regolamenti" di cui sopra e ormai collusi/"cooptati" con IL POTERE non potranno più opporsi e avendo suggellato il Trattato saranno costretti a far sopraffare le proteste o i dissensi. Non c'è più niente da fare. L'apice della pianificazione e dei programmi delle èlite è stato raggiunto applicando la "minor coercizione" possibile per il MASSIMO CONTROLLO SOCIALE!
      Prepariamoci ad assumere la pillolina blu. (Matrix)
      ......... Basta un poco di zucchero......

    1. vic 21 ottobre 2009

      Siamo nella riserva degli Irochesi, in un lembo di terra dov'e' sepolta la vera costituzione Americana. Un gruppetto di muscolosi Irochesi senza eta' sta lavorando alacremente di vanga. Delle figliole dalla fisionomia sorridente ma decisa canterellano, tenendo loro alto il morale.

      V: Augh, vi vedo molto indaffarati, come mai?
      tutti in coro: Stiamo scavando.
      V: L'ho capito, ma perche'?
      tic: Dobbiamo rimettere nella giusta posizione i nostri antenati.
      V: Wow!
      tic: Ogni giorno si rigirano nella tomba. Siamo esausti.
      V: Per Manitu', anche da noi ci sono dei tali che si rigirano, ma nessuno li rimette mai a posto.
      tic: Lo sappiamo, ci sono giunti dei messaggi di fumo: Rossi, Spinelli e compagnia bella. Ormai siete fregati come e forse piu' di noi. Tirate fuori le vanghe e rigirate questi vostri antenati.
      V: Nessuno sa' piu' cosa sia una vanga, nessuno fa' marketing delle vanghe da noi.
      tic: Vi farebbe bene sudare un po'. Tiene tonificato il corpo e la circolazione sanguigna irrora meglio i vari organi.
      V: Da noi si usa il bisturi.
      tic: Pfui, non serve a nulla!.
      V: E allora cosa dobbiam fare in piu', secondo voi?
      tic: Fate come noi. Sul far dei tramonti, ops del tramonto, ci sediamo in cerchio attorno ad un pentolone di minestra e discutiamo sul da farsi. Si decide cosa seminare, quanto seminare e dove seminare. Poi si definiscono i nuovi pascoli per i nostri cavalli. Ogni villaggio fa cosi'.
      V: Pensavo aspettaste le direttive da Washington.
      tic: Ah, per quello c'e' il nostro fochista Pinza Veloce. E' lui che si occupa della carta straccia.
      V: Se ho capito bene, fate come conviene a voi e non come conviene agli Yankee di Washington.
      tic: Hai dei barlumi d'intelligenza, sporadicamente, viso pallido!
      V: Suggeriro' in comune di organizzare delle zuppe anche da noi. Forse vedendo il fumo e sentendo il profumino anche i comuni vicino si mettono a copiarci.
      tic: E' cosi' che funziona. Stai alla larga dai tuctuc.
      V: I tuctuc? Sono degli uccelli rapaci?
      tic: In un certo senso si': sono quelli che voi chiamate burocrati che scrivono facendo tuctuc su quelle strane tastiere zeppe di tasti.
      V: Ahah, ho capito. Augh, vi saluto che mi aspetta un minestrone caldo.
      tic: Buona fortuna. Tutti per uno, uno per tutti.

      Dalla terra degli Irochesi, America, a voi obnubilati d'Europa.

Visualizzati 20 di 75 commenti approvati.