E’ PRIMAVERA, FIORISCONO I TERRORISMI DI STATO (Non per nulla si chiama Florida)

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003


DI FULVIO GRIMALDI

fulviogrimaldi.blogspot.com

Liberi pensatori sono coloro disposti a utilizzare le loro menti senza pregiudizio e senza timore di comprendere cose che si scontrano con i loro costumi, privilegi, credi. Questo stato della mente è essenziale per un corretto pensiero. Dovesse mancare ogni discussione sarebbe peggio che inutile.
(Leo Tolstoi)

Non vi sono confini in questa lotta alla morte. Non possiamo essere indifferenti a ciò che succede ovunque nel mondo, poichè la vittoria di un qualsiasi paese sull'imperialismo è la nostra vittoria.
(Ernesto Che Guevara)

Preferisco i delinquenti ai cretini. Perchè i primi, perlomeno, ogni tanto si riposano.
(Charles-Maurice de Talleyrand)

Bisognerebbe aggiornare Von Klausewitz così: “Il terrorismo è la continuazione della guerra (di classe e geostrategica) con altri mezzi”. Ricevo e riproduco qui sotto un clamoroso documento atto a tappare la bocca a chi, coltivando il verminaio per la pesca di farlocchi, o viaggiandone al traino in pigra buonafede o comoda malafede, ci ha martellato nei giorni scorsi con la marcetta all’Avana delle “Damas de Blanco”. Damas che protestavano contro la detenzione dei loro congiunti o compari. Del documento in spagnolo, di facile comprensione e da non perdere, riepilogo il contenuto.

Come s’è visto proposto e riproposto da tutti i trombettieri del necroimpero, una trentina di donne di bianco vestite hanno schiamazzato per le strade della capitale cubana, chiedendo il rilascio degli ultimi dei 75 condannati nel 2003 per aver progettato, o condotto operazioni terroristiche contro il proprio paese al soldo di una potenza nemica. All’ira della donne del quartiere, indignate per tanta sfrontatezza, l’hanno sottratta, come pure s’è visto nelle immagini (ma non udito nei commenti), i poliziotti cubani che le hanno messe su un autobus e riportate a casa.

Per i nostri informatori onnipartisan trattavasi delle mogli, madri, figlie che di tanto in tanto spuntano in piazza per rivendicare la libertà di parenti “prigionieri politici, dissidenti, intellettuali, giornalisti indipendenti, santi subito per meriti democratici…” . Come ho ricordato tante volte, quando sinistra e destra sono fuse in unanimità, la sinistra puzza e la destra vince (pensate al “libero mercato”, agli “interventi umanitari”, al “dittatore Milosevic”, al “mostro Saddam”, al “divo Dalai Lama”...). E la prova è venuta subito. In testa e in basso c’è il testo – con foto che più esplicite non si può – che ci racconta di una marcia parallela di Damas de Blanco a Miami, capitale del mafiaterrorismo cubano, capeggiata nientemeno che da lui, dal “terrorista da confondere tutti i terroristi”, dal serial killer più serial del primo nel Guinness dei primati, del cocco di tutti i presidenti Usa da Kennedy a Obama, del bambino prodigio della “S.r.l. Assassini Cia” fin dal 1961 (baia dei Porci). Per l’appunto Luis Posada Carriles.

Uno che ha cacciato nella serie B dell’antropologia criminale fiorellini del male come Jack lo Squartatore, Barbablù, varie vedove nere, la kapò-regina Ilse Koch, e si è collocato in Champions League accanto a primatisti come Himmler, Churchill, Graziani, Netanjahu, Shamir, Begin, Sharon, Olmert (con gli israeliani non si finisce più…). Una compilation ridotta delle sue imprese al soldo della Cia – in gran parte non solo confessate, ma rivendicate in libri e interviste – annovera: vari tentativi di avvelenare o far saltare per aria Fidel, l’abbattimento nel 1976 del Cubana de Aviacion che trasportava 73 persone, compresa la nazionale giovanile di scherma, l’assassinio con bomba dell’italiano Fabio Di Celmo all’Avana, assassinii vari di esponenti antipinochettisti cileni, attentati dinamitardi a gogò per tutta Cuba, assassini mirati con i Contras in Nicaragua e con l’Arena in Salvador… Fuggito dal carcere a Caracas, liberato dalla compiacente presidente Arroyo in Panama, da qualche anno campa, nutrito, vezzato e onorato da pensionato del terrorismo di Stato, a Miami. Nello Stato che si dice madre di tutte le battaglie contro il terrorismo. Dove se no? Le richieste di estradizione di Cuba e Venezuela non hanno smosso un foglietto notes della magistratura Usa. Quella dell’Italia, per l’assassinio di un suo cittadino, mai pervenuta. Figurati.

Dunque Posada Carriles come padrino e sponsor delle signore bianche. E basterebbe e avanzerebbe per qualificare quelle signore. Ma c’è anche Santiago Alvarez Fernandez-Magrina. E questo chi è? E il benefattore e fautore della democrazia che all’associazione delle signore in bianco paga un contributo mensile di $1.500. Questo Santiago è un pezzo grosso. Se Posada ha il muso del sicario, Fernandez-Magrina ha il grugno del boss. E’ presidente di Rescate Juridico, una pseudo-organizzazione giuridica che garantisce protezione, assistenza, alimenti, all’esercito di terroristi cubani che imperversano da decenni in America Latina, al servizio della Cia e del Mossad. Non solo, a volte s’impegna in prima persona, come quando fece mettere due ordigni nel Cabaret Tropicana. Risulta da una registrazione trasmessa dalla televisione cubana. Socio e amico fraterno di Posada, lo accolse, fuggitivo da Panama, sul suo panfilo e lo posò sano e salvo, e immune, sulle ospitali spiagge della Florida.

Ciò che le pur volenterose corrispondenze sulla chiassata della damas non ci hanno mostrato, era il contenuto delle loro borsette: dollari di Rescate Juridico inzuppati di sangue cubano. Come quelli versati a compenso mensile a coloro che, dietro le sbarre, pagano il costo del loro mercenariato terrorista al soldo di una potenza che da 50 anni cerca di distruggere il loro popolo. E questo mi ricorda qualcosa

Era aprile, di nuovo primavera, ma del 2003. La direzione USraeliana del terrorismo planetario aveva appena intensificato, con l’assalto diretto, il nazionicidio dell’Iraq. Non per questo aveva rinunciato a trascurare le operazioni sporche in America Latina, propedeutiche sempre all’aggressione. Il popolo venezuelano aveva riscattato da poco il suo presidente dal colpo di Stato yankee-oligarchico, ma Cuba non andava mai persa di mirino. Tre delinquenti comuni – nel mondo globalizzato non mancano mai, dai sicari ai presidenti dei paesi occupati o vassalli, lo sappiamo per esperienza nazionale – dirottarono verso gli Usa un traghetto nella baia dell’Avana, minacciando di morte piloti e donne e bambini passeggeri. Furono catturati e messi a morte, pena prevista per questi atti negli Usa e in molte “democrazie” occidentali. Nella retata finirono una settantina di personaggi implicati in un piano di sabotaggi e ammazzamenti di cui il dirottamento era stato solo il primo atto. Cuba ne dimostrò, alla mano di registrazioni audio video, il periodico ritiro della paga mensile dall’Ufficio d’Affari Usa.

Amarcord di un licenziamento

Il 9 maggio pubblicai nella mia rubrica “Mondocane” su “Liberazione” un articolo in cui deploravo quella come ogni condanna a morte, ma, alla mano delle prove cubane, illustrai anche la vera natura di coloro che per Bertinotti e tutti il sinistrato sinistrame, erano, come per Bush e Posada Carriles, “eroici dissidenti intellettuali in lotta per la democrazia a Cuba”. Il giorno dopo Bertinotti ordinò al solito Sandro Curzi, direttore in ginocchio, di cacciarmi fuori dalle palle. Su due piedi. Era in pieno svolgimento la campagna del PRC in difesa dell’art.18. Me lo comunicò per telefono un oscuro amministratore. Lavoravo a “Liberazione” da quattro anni, con rubriche e reportages dalle aree di conflitto. Ci fu mezza rivolta tra i lettori del giornale, ma Bertinotti, Curzi e la sua vice, Gagliardi (oggi a paga del “Riformista” del noto Angelucci), cercarono di calmare le acque inventandosi immaginifiche cause del mio licenziamento. Feci causa e la vinsi. In appello hanno ora vinto loro e vogliono 100mila euro. Si va in Cassazione. Al tempo del primo grado, Bertinotti non era che il segretario di un piccolo, fastidioso partito d’opposizione. Quando si avviò l’appello, l’uomo aveva assunto la terza carica dello Stato. L’art. 3 dello Statuto del partito sanciva il diritto degli iscritti a criticare la linea del partito, anche fuori dal partito. Ma al sovrano poco gliene calava. Del resto non abbiamo ai nostri vertici un Roberto Saviano, eroe-anticamorra in patria ed eroe-filocriminali israeliani e filo-terroristi cubani fuori? Esibita la sua struttura dissociata, abbracciato al presidente Simon Peres e in tasca il libro “Gomorra”, con l’invocazione di “voler vivere in Israele”, l’ha confermata aggregandosi oggi a una loggia radical-ebraico-piddina e al suo appello per le dame bianche e relativi “dissidenti intellettuali” incarcerati, appello inevitabilmente destinato a.lubrificare le armi del terrorismo anticubano (finora 3.300 civili uccisi).

A primavera, non solo a Miami, riassume colorito e vigore il terrorismo caro alla “comunità internazionale”. Lo chef di questa specialità della gastronomia imperialista è senza dubbio e da quando esiste Israele. Ne sanno qualcosa non solo i palestinesi genocidati senza posa da quando spuntarono dai loro villaggi incendiati da futuri premier israeliani. Lo conoscono anche i popoli che, dall’America Latina al Medio Oriente, dall’Africa all’Europa, dall’Asia a tutte le dimensioni spazio-temporali immaginabili, se la devono vedere con gli esperti Mossad e Tsahal degli squadroni della morte, dei sicari false-flag (sotto falsa bandiera) che fanno saltare torri gemelle, metropolitane e stazioni ferroviarie. Esperti e sicari che per una volta hanno lacerato l’immagine di perfezione terroristica consolidata in decenni di killeraggio e bombardaggio, toppando alla grande a Dubai pochi giorni fa. Riuscirono ad ammazzare un dirigente di Hamas, ci mancherebbe, ma furono tutti e 27 – bel rapporto di forza 27 a 1: la pratica fascista dell’assalto di gruppo – identificati dagli investigatori degli Emirati e grandiosamente sputtanati a livello mondiale. Una Londra tormentata dalla doppia lealtà, alla propria sovranità e a quella israeliana, dovette tuttavia acconciarsi a espellere il capostazione Cia, brigantello che aveva fornito ai killer di Dubai passaporti intestati a ignari e innocenti cittadini britannici (altri se ne falsificarono di cittadini francesi, irlandesi, australiani, austriaci). Non è la prima volta che lo Stato fuorilegge più fuorilegge di tutti si è visto limare gli artigli. Da quando gettò piombo fuso su un milione e mezzo di abitanti di Gaza, il vento, seppure solo un alito, pare aver deviato un poco.

A Mosca! A Mosca!

Il che non scoraggia il killer compulsivo. Da una fonte autorevole, Martin Van Creveld, professore di storia militare alla Hebrew University di Gerusalemme e consulente dello Stato Maggiore, apprendiamo. Poche settimane fa il premier israeliano Netaniahu era in visita da Putin a Mosca. Gole profonde riferiscono che ci fu un’animata discussione sull’esitazione russa di imporre nuove sanzioni all’Iran. Fuori di sé il caporione israeliano invitò il capo del governo russo a non stupirsi se nel cielo di Tehran si fossero sollevate nuvole a forma di fungo. C’è chi precisa: “nel cielo di Mosca”. Putin rispose, mentre lo trascinava fuori dalla stanza: “A noi bastano 24 ore per trasformare Israele in un posacenere”. Lo scambio si concluse con un consiglio di Netaniahu ai russi: “Paratevi il culo”.

Iniziò subito una serie di attentati, tra cui uno alla base dei servizi segreti russi (di cui Putin era stato capo) e uno attribuito ai soliti ceceni (del resto fin dagli anni ’90 al servizio degli USA). E se non si fosse capito, di ieri sono i superbotti terroristici nella metro di Mosca, 40 concittadini di Putin uccisi, il primo di nuovo vicino alla sede dei servizi (di cui Putin era capo), il secondo al Ministero degli esteri (dove non si vuole addentare l’Iran). Mettoo in campo ceceni dinamitardi in Russia, tsunami mediatici contro il Vaticano sulla base di pandemie pedofile svelate da 60 anni (protagonista il New York Times, organo Usa della lobby ebraica), giannizzeri mediatici e culturali come Saviano, Travaglio, Colombo, Fazio, che preparano un ricambio obamiano al guitto mannaro sodale di Ratzinger e amico di Putin e Gheddafi (primo governante arabo che, l’altro giorno, ha ospitato e onorato una delegazione della Resistenza irachena). Iniettano veleno ricattatorio nella polemicuzza con gli Usa sugli insediamenti a Gerusalemme araba. C’è da meditare se Israele non abbia fatto scianchetta a se stesso. Il troppo stroppia e sono brutte bestie da prendere quelle in Vaticano e nel Cremlino. E anche certi generaloni Usa, come Petraeus, capo del Cencom, stufi di mettere a repentaglio paese e soldati loro per le necrofrenesie espansioniste di Israele. Moshè Dayan intimava: “Israel must be like a mad dog, too dangerous to bother”, “Israele deve essere come un cane pazzo, troppo pericoloso perchè lo si infastidisca”. E per passare da dolce bassottino, cosa deve fare un cane pazzo? Pretendere che il bassotto sia il cane pazzo. Invertendo i fattori il risultato cambia del tutto. Si chiama inversione vittima-carnefice. Dicesi vittimismo ed è l’arma più tagliente di ogni arsenale d’attacco.

A volte la tragedia, invertendo l’ordine dei fattori, si ripropone in farsa. Il risultato finale stavolta non cambia. Noi non ci facciamo mancare niente: dalla tragedia passiamo alla farsa per ripreparare la tragedia. La farsa, riduzione in sedicesimo delle grandi manovre terroristiche dei Grandi, è quella che, a scivolo per le elezioni della destra (ma anche dello Svendola, vedovo dell’UDC, ma sodale di UDC e Penati in Lombardia, amico in Puglia dei privatizzatori dell’acqua e dei perforatori petroliferi), ha immerso il paese in una superfetazione di attentatuccoli a ominicchi di governo Pallottole e minacce di morte in busta, bombe alla Posta di Milano, petardi qua e là, falsi allarmi bomba sull’aereo del premier e polverine a casa sua, statuette in faccia (si fa per dire). Anarcoinsurrezionalisti e Centri Sociali, ha verificato La Russa da sopra la collinetta dei militari tricolori rientrati dall’Afghanistan con i piedi avanti. E la mente? Ma Di Pietro, no?

La farsa dopo la tragedia. Quella che, a partire dal 1969, 12 dicembre, Piazza Fontana, ci ha reso meritevoli emuli del santolo che ci aveva tenuti a battesimo nel 1945, liberandoci dal nazifascismo e, obiettivo strategico, da ogni parvenza di sovranità nazionale (roba invisa del resto anche a tutti i sinistri che marchiano d’infamia lo Stato Nazione, così lisciando il pelo allo Stato Nazione più potente e prepotente che neanche sperava in tanti assistenti demolitori delle barriere nazionali altrui. Dalle stragi di Stato siamo calati ai petardi di Stato e alle telefonatacce a Emilio Fede. Segno che ci vuole più poco a sodomizzarci? Già camminiamo con i pantaloni alle caviglie. Mica siamo palestinesi, o iracheni, o afghani, cubani, honduregni, venezuelani, boliviani, russi! Quando si tornerà alla tragedia, forse saremo cresciuti.

P.S. Avete notato che neanche a fare il pellerossa con l’orecchio fino per terra abbiamo potuto udire il benché minimo zoccolo del caravanserraglio elettorale sfiorare l’argomento della guerra, del nostro andare in giro devastando e uccidendo e morendo, agli ordini di un capobanda che neanche ci caga, del nostro essere precari, descolarizzati, desanitarizzati, disoccupati, impoveriti, inquinati, picchiati a morte in carcere, ingannati fino allo spasimo, nello stesso barcone con tutti gli altri deprivati, esclusi, affamati, fottuti, colonizzati, desovranizzati del mondo? E anche per questo che in Piemonte, Lazio, Campania, Calabria, Lombardia, fatta la tara dei brogli, delle compravendite mafiose, delle decerebrazione mediatica preventiva, vincono gli originali, mica le copie, per quanto ultrà “non-violente” della curva sud del terrorismo.

Fulvio Grimaldi
Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/
Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.com/2010/03/e-primavera-fioriscono-i-terrorismi-di.html
30.03.2010

Chi combatte il terrorismo e chi lo ospita. Libertà per i Cinque cubani prigionieri negli Stati Uniti
Quien lucha contra el terrorismo y quien lo defiende. Libertad para los Cinco cubano presos en los EEUU

Posada Carriles y las Damas de Blanco, “amigos para siempre”

Por José Pertierra
Only in Miami. Pese a 73 cargos pendientes de asesinato en primer grado relacionados con la voladura de un avión de pasajeros de Cubana de Aviación, Luis Posada Carriles no ha sido extraditado a Venezuela, ni tampoco ha sido procesado en los Estados Unidos por esos crímenes. Anda suelto y sin vacunar por la Calle 8 de Miami, marchando con Gloria Estefan a favor de las llamadas Damas de Blanco.

Su apoyo a las damas no debería asombrarnos. Existe un vínculo importante entre Posada y esas damas. El lazo se llama Santiago Alvarez Fernández-Magriñá. Está bien establecido, e incluso admitido por ellas, que la organización de las damas recibía $1,500 al mes, de Rescate Jurídico en Miami. Tanto Posada como las damas tienen el mismo padrino.

El presidente de Rescate Jurídico es nada más y nada menos que Santiago Alvarez Fernández-Magriñá. Íntimo amigo y patrocinador fiscal de Luis Posada Carriles, Alvarez fue quien trajo a Posada a los Estados Unidos en una embarcación llamada El Santrina, de acuerdo con documentos de la Fiscalía norteamericana. El que pocas semanas después condujo esa famosa y vergonzosa conferencia de prensa con el entonces “clandestino” Posada Carriles en Miami. Alvarez es también el mismo que instó a uno de sus agentes a que pusiera dos bombas en el cabaret Tropicana. Esa conversación está grabada y fue expuesta en la televisión cubana.

Es evidente que el historial de terrorismo de ese siniestro personaje no impidió que las damas se prestaran para ese juego y recibieran dólares salpicados de sangre cubana. Es una felonía, castigada severamente en los Estados Unidos recibir dinero de una organización terrorista. Supongo que en Cuba igual. Sin embargo, hasta ahora la única sanción que han recibido estas damas es el repudio de los cubanos de la calle. El gobierno cubano se ha mostrado muy tolerante, e incluso la policía las protege.

Una sugerencia para Posada Carriles. Si quiere verdaderamente marchar en apoyo a las damas de Santiago Alvarez Fernández-Magriñá que vaya a La Habana a hacerlo. Como diría Calle 13, ¡Atrévete!, Posada.

Posada Carriles en la marcha de ayer, 25 de marzo de 2010, en Miami. Foto: Reuters

Commenti (34)

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    1. lucamartinelli 31 marzo 2010

      col tuo permesso credo che nulla ti impedisca di confutare Grimaldi, a patto di farlo con idee il piu' possibile documentate, senza pregiudizio o faziosita'. buona serata

    1. lucamartinelli 31 marzo 2010

      approfitto di questo spazio per completare lo scambio ultimo di idee tra noi. Si, sarei ancora disposto ad un sacrificio, malgrado l'eta' e le disillusioni di una vita militante. Pensa che la prima batosta risale al '68. da li un continuo inganno e nessun cambiamento. Pero' ribadisco che mi sarebbe di grande aiuto una organizzazione, un piano operativo e persone altrettanto motivate. Altrimenti credo che sarebbe l'ennesima operazione volta piu' che altro a tacitare la mia coscienza e il mio collettivo. buona serata. apprezzo in tutti i casi la tua onesta' intellettuale.

    1. Zret 31 marzo 2010

      Le élites crimnali TUTTE usano quest'arma.

    1. Santos-Dumont 31 marzo 2010

      "Mettere sullo stesso piano, etc"

      Vogliamo parlare del bombardamento di Dresda, dei campi di prigionia inglesi, dei rapporti di rappresaglia alleati addirittura peggiori di quelli nazisti?

      Prendi l'articolo di Grimaldi, aggiungici pure tutti i fulgidi esempi di comunismo reale che ti infastidiscono, tieni a mente anticapitalisti libertari come Michail Alexandrovič Bakunin, Errico Malatesta, Nestor Makhno, Buenaventura Durruti... Il quadro migliora? Le verità indigeste di Grimaldi assumono un altro significato, o continuano a essere indigeste?

      Staccarsi l'indice a morsi non è una politica molto saggia.

    1. Ricky 31 marzo 2010

      Non cerco di confutare le documentazioni prodotte da Grimaldi, lui é uno che verifica di persona e meno male che ci sono ancora giornalisti come lui.
      Intendevo la credibilitá di chi si erge a difensore degli oppressi mantenendo posizioni che alle volte sono francamente inaccettabili.

    1. Ricky 31 marzo 2010

      No. Ma ripeto, identificare la resistenza dei serbi con Milosevic significa cadere nel personalismo. Se la Zastava fu ricostruita in pochissimo tempo é stato per l'impegno degli operai che ci lavoravano, mica per Slobo.

    1. lucoli 31 marzo 2010

      Lui (Grimaldi) c'è stato in Serbia e proprio in quel periodo. Tu?

    1. lucamartinelli 31 marzo 2010

      sei esagerato nel tuo giudizio. mancare di credibilita' a fronte di tanta documentazione???? mah!!

    1. lucamartinelli 31 marzo 2010

      anche lei non scherza in quanto a faziosita'. E mentre Grimaldi documenta quello che scrive, lei chiacchiera, chiacchiera ripetendo luoghi comuni vecchi (e falsi) di 60 anni. Ho gia' avuto modo di dirglielo, ma evidentemente non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. pazienza....buona giornata. P.S. torni a studiare la storia, gentile signora. Scoprira' che Churchill era un criminale peggiore di Hitler e Stalin. Caporione della peggior massoneria, era totalmente senza morale e senza scrupoli. Assassino di massa, è responsabile del saccheggio della Germania al termine della seconda guerra e della morte di 7/8 milioni di tedeschi di fame e stenti, a guerra finita. Studi, studi....

    1. Altrove 31 marzo 2010

      Non ti capisco. "Mettere sullo stesso piano Himmler e Churcill come criminali di guerra significa o essere in malafede o non sapere nulla della seconda guerra mondiale". Mai letti gli scambi di lettere tra Stalin e Churcill? Mai letti i coinvolgimenti USA nel finanziamento della Germania? Mai letto come, quando e perchè Saddam si trovava in quella posizione? Mai letto qualcosa di Marx? o marxista sta diventando solo un aggettivo come comunista? Non intendo prendere le difese di nessuno, ma mi sembra che tu abbia un pò di confusione in testa. Infine vorrei sfatare un mito moderno: Nessuno, nè qui, nè ora può sapere come è veramente andata la seconda guerra mondiale essendo essa l'evento cardine dell'assetto politico, economico, culturale, militare del mondo. Forse il più grande punto interrogativo (ma anche esclamativo) della storia contemporanea. Io più che studio e più che scavo mi rendo conto di non avere le idee chiare. Infine noi come italiani, non abbiamo vissuto il comunismo o le rivoluzioni che hanno portato a massacri (casomai un'unità di italia voluta e sostenuta dagli inglesi), abbiamo vissuto solo quell'altra faccia prima fascista, poi capitalista ed infine neo-capitalista (o imperialista). Anche se per me è semplicemente cambiare nome alla stessa cosa. Ogni terrorismo genera terrorismo di ritorno. Ogni rivoluzione porta i massacri (scontri tra pro e oppositori). Ogni stato è responsabile di migliaia di morti. C'è da chiedersi perchè. Forse che ci sfugga qualcosa dall'alba dei tempi? bah... "gia' perche' i morti fatti in nome del comunismo non sono mai crimini,e' rivoluzione,e' lotta di classe,svegliatevi". Che cos'è un crimine? Cosa una rivoluzione? Cosa una lotta di classe? E' lotta di classe solo quando gli operai lottano? Pensi che questa roba sia nata col comunismo? O forse è una costante storica? Che cos'è la rivoluzione francese? Un crimine? Una lotta di classe? mi dispiace, ma i morti sono morti e basta. Meritano rispetto piuttosto. Non devono servire a giustificare un altro crimine/rivoluzione/lotta di classe altrimenti sì che saranno morti invano. Sì, svagliamoci, compresi tu e io. Con rispetto...

    1. Ricky 31 marzo 2010

      Grimaldi é un giornalista coraggioso ma commette l'errore tragico di molta sinistra 'antagonista': quello di giustificare qualsiasi nefandezza, basta che sia contro l'imperialismo yankee e USraeliano.
      Questo lo porta ad appoggiare situazioni e personaggi insostenibili come Milosevic, ad esempio, che secondo Grimaldi é un eroe della resistenza yugoslava contro la NATO (snobbando cosí tutto il popolo serbo che di quella resistenza é l'unico vero protagonista).
      Milosevic, come altri, rimane un criminale, e il fatto che sia stato a sua volta attaccato da altri criminali, Clinton e Tudjman in testa, non lo rende certo vergine agli occhi della Storia.
      Inoltre, Grimaldi e c. mettono tutte le lotte e le istanze antiimperialistiche e nazionalistiche in un unico calderone, Chavez come Morales come Ahmadinejad come le FARC, appiattendo persone, popoli, identitá e metodi di lotta diversissimi fra loro in varie parti del mondo, giustificando regimi ugualmente illiberali, violenti e imperialisti.
      Per questi rivoluzionari da romanzo d'appendice, qualsiasi tentativo di lotta al capitalismo e all'imperialismo occidentale che presuppone metodi diversi da una insurrezione armata o non guidata da un capo-popolo o da un partito rivoluzionario non puó esistere. Morales o Marcos sono bollati come 'pacifinti' e i loro tentativi di una soluzione diversa dei conflitti di una societá sono definiti servilismo. Ma nessuno dei personaggi che snobbano esclude l'uso della violenza in caso di occupazione o di attacco armato.
      Lo stesso stile di scrittura di Grimaldi, per quanto sia gradevole, tradisce la sua visione manichea ed acritica, dando la sensazione che il tono violento e beffardo che usa nasconda una insofferenza verso le critiche; che la tua storia, i rischi che ha corso, il suo impegno lo rendano intoccabile.
      Per tutto questo, per me Grimaldi manca di credibilitá, nonostante quoti il suo articolo per quanto riguarda il tema delle Damas en blanco di Cuba, persone sicuramente manipolate.

    1. vimana2 31 marzo 2010

      Grimaldi continua così, con G. Chiesa siete rimasti i pochi giornalisti con le palle, sinceri e onesti, obbiettivi,...la giusta frecciata alle lobby ebraiche che vogliono distruggere il vaticano dimostra inoltre che nn occorre essere credenti per capire chi vuole la distruzione del vaticano ( che ovviamente ha cmq moltissime colpe per aver lasciato mano libera ai preti pedofili).

      Che Dio ci salvi da questi folli USraeliani che ispiri Putin e Medvedev!

    1. Tonguessy 31 marzo 2010

      Uno dei pochi che non usi il trito politically e/o dementially correct.

      Bravo Grimaldi!

      Certo che i russi dopo la storia della Arctic Sea e all'attentato che distrusse una base segreta da parte del Mossad adesso hanno il dente un pochino avvelenato. E ricordo che Putin era uno del KGB.......e non ama farsi prendere per il culo.

    1. Rossa_primavera 31 marzo 2010

      Mettere sullo stesso piano Himmler e Churcill come criminali di guerra significa o essere in malafede o non sapere nulla della seconda guerra mondiale.Tra il lungo elenco di criminali di guerra fatti dal faziosissimo Grimaldi troviamo americani,ebrei,italiani,inglesi,naturalmente neanche uno riconducibile alla matrice marxista tipo Stalin,Polpot,Milosevic e nemmeno di matrice musulmana tipo Saddam.E certo quelli erano degli illuminati uomini politici anticapitalisti,anche quando deportavano milioni di ebrei e intere classi sociali,tipo Stalin, o quando gasavano migliaia di curdi e sterminavano migliaia di oppositori sciiti come Saddam,o quando radevano al suolo interi villaggi gettando i musulmani nelle fosse comuni tipo Milosevic e kARAZIC gia' perche' i morti fatti in nome del comunismo non sono mai crimini,e' rivoluzione,e' lotta di classe,svegliatevi.La ciliegina sulla torta e' poi la rivisitazione del pensiero di Klausewitz :"Il terrorismo e' la continuazione della guerra con altri mezzi".E poi ci si stupisce se gli italiani non votano piu' i partiti con falce e martello.

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