E’ MORTO IL COMANDANTE HUGO CHAVEZ

E’ MORTO IL COMANDANTE HUGO CHAVEZ

FONTE: CONTROPIANO.ORG

La notizia che giunge dal Venezuela conferma alle 16.25 di oggi la morte del compagno, del rivoluzionario, del Presidente Hugo Chavez. Un giorno di dolore per i popoli della Nuestra America e i rivoluzionari di tutto il mondo.

Il Vicepresidente del Venezuela Nicolàs Maduro ha annunciato nelle televisioni nazionali la morte del Presidente Chavez. Oggi, martedi 5 marzo 2013, dopo aver seguito la riunione con la direzione politico militare della Rivoluzione, il vicepresidente Nicolas Maduro ha informato che il Presidente del Venezuela Hugo Chavez è deceduto alle 16.25 del pomeriggio.


"In questa tragedia storica chiamiamo gli uomini e le donne ad essere vigilanti della pace e del rispetto della nostra patria. Noi civili e militari assumiamo la sua eredità, le sue sfide, il suo progetto, insieme all'accompagnamento e l'appoggio di tutto il popolo le sue bandiere saranno sollevate con dignità. Grazie, mille volte grazie".


Che non ci sia violenza nè odio, ma amore, pace, unità e disciplina. Unità, battaglia e vittoria, con l'unità del popolo e della Fanb.



Nelle prossime ore verranno annunciati i dettagli del funerale.


Il video nel quale il Vicepresidente Nicolas Maduro annuncia la morte del Comandante Chavez

Il Ministro venezuelano Elìas Jaua ha annunciato che oggi sono stati espulsi dal paese due funzionari diplomatici degli Stati Uniti per atti illegali tesi alla destabilizzazione del paese.


Si tratta di Davi Delmonaco e Devlin A. Kostal, aggregati all'ambascita degli Usa, che sono stati dichiarati persone non gradite e dovranno abbandonare il paese entro le prossime 24 ore.


Il vicepresidente Maduro aveva denunciato nei giorni scorsi l’esistenza di un “piano per destabilizzare” il Venezuela dietro la malattia di Chavez. Uno dei sospetti è che Chavez possa essere stato avvelenato con il polonio come avvenuto con il leader palestinese Yasser Arafat.
Tanto che è già pronta “una commissione speciale” per verificare questa tesi. “

Fonte: www.contropiano.org

Link: http://www.contropiano.org/it/esteri/item/14942-e-morto-il-comandante-hugo-chavez

5.03.2013

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Commenti (149)

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    1. Tanita 6 marzo 2013

      I media in Venezuela sono controllati da opposizione corporativa, come dappertutto in occidente. Questa corruzione che - secondo i media - fa del Venezuela un paese non "serio" come invece sono gli USA e i paesi Europei... AH AH! Voi sapete com'é... Non bisogna spiegare troppo.

    1. Tanita 6 marzo 2013

      Ecco, facele avere queste statistiche.

      Come queste: "Tasso di povertá":

      http://www.indexmundi.com/g/g.aspx?v=69&c=ve&l=it

      http://achabblog.blogspot.com.ar/2010/03/venezuela-scende-lindice-di-poverta-dal.html

      Ce n'é dappertutto sul web, d'informazione utile.

    1. Tanita 6 marzo 2013

      No, caro mio, a me con questi giocchetti no.

    1. Raziel79 6 marzo 2013

      Onore al "Presidente".

    1. Giancarlo54 6 marzo 2013

      Addio Comandante, ti sia lieve la terra.

    1. ericvonmaan 6 marzo 2013

      Da quanto dici sembra che prima di Chavez la situazione dell'ordine pubblico in Venezuela fosse fantastica, tranquillo come un paesino delle Alpi Svizzere, e che sia peggiorato solo dopo la sua salita al potere.

      Bisognerebbe conoscere delle statistiche ufficiali sulla delinquenza e il crimine che mettano a confronto la situazione "prima" di Chavez e "dopo e con" Chavez per poter dire se le politiche bolivariane hanno prodotto un miglioramento o un peggioramento di questi dati.

      Spesso "vivere lì" non è sufficiente, uno ha la percezione del suo quartiere, della sua città, ma quello che conta per giudicare una politica sono i grandi numeri.

      Allora, qualcuno trova queste statistiche? In mancanza di dati, ogni commento è un'opinione personale.

    1. mediterraneo 6 marzo 2013

      Ecco siamo sempre dietro a giudicare il male degli altri ,usi e consumi degli altri ,mentre non ci accorgiamo che i nostri stanno precipitando a livelli pietosi, bravo bstrnt bel commento

    1. bstrnt 6 marzo 2013

      "Di dirigenti come lui o Néstor Kirchner non ne nascono tanti e il futuro non è segnato.".
      Per me l'America Latina è una fucina di questi dirigenti (Morales, Correa ... senza dimenticare il seme dal quale si è evoluta questa situazione ... Castro, Guevara, Cienfuegos), siamo noi occidentali che abbiamo perso la lucidità necessaria per realizzare quanto si sta realizzando in quel continente!
      Allo sfacelo e alla barbarie del Nord America ed Europa si sta contrapponendo il risorgimento dell'America Latina. Già in molti l'hanno capito ed è già cominciato l'esodo verso quei paesi.

    1. bstrnt 6 marzo 2013

      Insomma, a parte l'economia (difficile pensarla peggiore di quella occidentale), anche lì la corruzione è endemica ... quasi come in Italia?
      Il livello di criminalità è quasi insostenibile ... come negli USA?
      Con l'aggravante che gli USA, la criminalità, tendono ad esportarla chiamandola "democrazia".

    1. lucamartinelli 6 marzo 2013

      Bravo, vieni a vivere da noi......potrei consigliarti posti bellissimi come la Brianza....c'è un pò di mafia...ma non si vede.

    1. lucamartinelli 6 marzo 2013

      Forse tu per primo dovresti rileggere il tuo commento: hai affermato una cosa grandiosa e l'hai fatta passare in secondo piano rispetto, per esempio, alla corruzione. La mia classifica prevede al primo posto il miglioramento delle condizioni della parte di popolazione più debole e poi il resto. Perdonami, amico, se mi viene da ridere a proposito della corruzione. Cos'è la corruzione? Non ho mai sentito nulla di simile in Italia....ah,ah!

    1. Marshall 6 marzo 2013

      Che brutta notizia. Spero sia stato previdente e abbia lasciato un gruppo dirigente che lo possa sostituire degnamente. L'avvoltoio americano si è già manifestato. Spero che in Venezuela non ci sia nessuna svolta astelleestrisce e continui la strada voluta da Chavez. Purtroppo questo è un duro colpo.

    1. Stopgun 6 marzo 2013

      Un'ulteriore conferma che chi è nazionalista non campa cent'anni ........

      I nazionalisti nel bene o nel male danno impiccio al piano di dominazione mondiale.

    1. yakoviev 6 marzo 2013

      Onore a Hugo Chavez, rivoluzionario, socialista, patriota venezuelano e latinoamericano. Che la terra ti sia lieve, hasta siempre.

    1. Bellerofon 6 marzo 2013

      cito "la sinistra da operetta europea"____________

      Quella, purtroppo, gode sempre di ottima salute. Come i parassiti e la gramigna.

    1. FreeDo 6 marzo 2013

      La mia speranza e' che altri 1.000 Chavez nascano.
      Ciao Hugo.

    1. Masaccio 6 marzo 2013

      Sei chiaramente un'esperta del Venezuela e ne sai molto di più di chi c'è nato e ci abita.

    1. Tao 6 marzo 2013

      DI GENNARO CAROTENUTO

      gennarocarotenuto.it

      Hugo Chávez non è stato un dirigente come tanti nella storia della sinistra. È stato uno di quei dirigenti politici che segnano un’intera epoca storica per il suo paese, il Venezuela, e per la patria grande latinoamericana. Ma soprattutto ha incarnato l’ora del riscatto per la sinistra dopo decenni di sconfitte, l’ora delle ragioni della causa popolare dopo la lunga notte neoliberale.

      L’America nella quale il giovane Hugo iniziò la sua opera era solo apparentemente pacificata dalla cosiddetta “fine della storia”. Questa in America latina non era stata il trionfo della libertà come nell’Europa, dove cadeva il muro di Berlino. Era stata invece imposta nelle camere di tortura, con i desaparecidos del Piano Condor e con la carestia indotta dal Fondo Monetario Internazionale. Il migliore dei mondi possibili lasciava all’America latina un ruolo subalterno e ai latinoamericani la negazione di diritti umani e civili essenziali. Carlos Andrés Pérez, vicepresidente dell’Internazionale socialista in carica, massacrava migliaia di cittadini di Caracas inermi per ottemperare ai voleri dell’FMI. L’America che oggi lascia Hugo Chávez ad appena 58 anni, è un continente completamente diverso. È un continente in corso di affrancamento da molte delle sue dipendenze storiche e rinfrancato da una crescita costante che, per la prima volta, è stata sistematicamente diretta a ridurre disuguaglianze e garantire diritti.

      Non voglio tediare il lettore e citerò solo un paio di dati indispensabili. Nella Venezuela saudita, quella considerata una gran democrazia e un modello per l’FMI, ma dove i proventi del petrolio restavano nelle tasche di pochi, i poveri e gli indigenti erano il 70% (49 e 21%) della popolazione. Nel Venezuela bolivariano del “dittatore populista” Chávez ne restano meno della metà (27 e 7%). A questo dato affianco la moltiplicazione del 2.300% degli investimenti in ricerca scientifica e il ricordo che, con l’aiuto di oltre 20.000 medici cubani, è stato costruito da zero un sistema sanitario pubblico in grado di dare risposte ai bisogni di tutti.

      Oggi che il demonio Chávez è morto è sotto gli occhi di chiunque abbia l’onestà intellettuale di ammetterlo cosa hanno rappresentato tre lustri di chavismo: pane, tetto e diritti. Gli osservatori onesti, a partire dall’ex-presidente statunitense Jimmy Carter che gli ha rivolto un toccante messaggio di addio, riconoscono in Chávez il sincero democratico e il militante che si è dedicato fino all’ultimo istante «all’impegno per il miglioramento della vita dei suoi compatrioti». Tutto il resto, la demonizzazione, la calunnia sfacciata, la rappresentazione caricaturale, è solo squallida disinformazione.



      Chávez entra oggi nella storia ed è già leggenda perché ha mantenuto i patti e fatto quello che è l’essenza dell’idea di sinistra: lottare con ogni mezzo per la giustizia sociale, dare voce a chi non ha voce, diritti a chi non ha diritti, raggiungendo straordinari risultati concreti. In questi anni ha cento volte errato perché cento volte ha fatto in un paese terribilmente difficile come il Venezuela. Ha chiamato il suo cammino socialismo, proprio per sfidare il pensiero unico che quel termine demonizzava. Chávez diventa così leggenda perché, in pace e democrazia, ha realizzato quello che è il dovere di qualunque dirigente socialista: prendere la ricchezza dov’è, nel caso del Venezuela nel petrolio, e investirla in beneficio delle classi popolari. Lo ha fatto al di là della retorica rivoluzionaria, propria di anni caldissimi di lotta politica, da formichina riformista. Lo dico anche se so che a molti non piace pensare che Chávez non sia stato altro che un riformista radicale, in grado di raggiungere risultati considerati impossibili sulla base di defaticanti trattative e su politiche basate sulla ricerca del consenso e sulla partecipazione. Chávez è già leggenda perché ha piegato al gioco democratico un’opposizione indotta, in particolare da George Bush e José María Aznar (molto meno da Obama), all’eversione, esplicitatasi nel fallito golpe dell’11 aprile 2002 quando un popolo intero lo riportò a Miraflores e nella susseguente serrata golpista di PDVSA.

      È questo che la sinistra da operetta europea non ha mai perdonato a Chávez. Per la sinistra europea l’America latina è un remoto ricordo di gioventù, non un continente parte della nostra stessa storia. È troppo facile archiviare la presunta anomalia chavista, in un continente dove destra e sinistra hanno più senso che mai, come un’utopia da chitarrate estive, Intillimani e hasta siempre comandante. È troppo scomodo riconoscerne la prassi politica nelle due battaglie storiche che Hugo Chávez ha incarnato: la lotta di classe, che ha portato Chávez a stare dalla parte degli umili, e quella anticoloniale che ha preso forma nel processo d’integrazione del Continente.



      Il consenso, la partecipazione al progetto chavista si misura proprio nella vigenza, nelle classi medie e popolari venezuelane, di un pensiero contro-egemonico rispetto a quello liberale dell’imperio dell’economia sulla politica. I latinoamericani hanno maturato nei decenni scorsi solidi anticorpi in merito. Chávez ha catalizzato tali anticorpi riportando in auge il ruolo della lotta di classe nella Storia, la necessità della lotta anticoloniale, perché i “dannati della terra” continuano ad esistere e a risiedere nel Sud del mondo e non bastano 10 o 15 anni di governo popolare per sanare i guasti di 500 anni.



      Si conceda a chi scrive il ricordo dell’intervista * quasi visionaria che Chávez mi concesse a fine 2004 proprio sul tema della Patria Grande. Sento ancora la forza del suo abbraccio al momento di salutarci. Con lui c’erano Lula e Néstor Kirchner, anch’egli scomparso neanche sessantenne nel momento di massima lucidità politica, dopo aver liberato l’Argentina dalla morsa dell’FMI e restaurato lo Stato di diritto in grado di processare i violatori di diritti umani. Poi vennero Evo Morales e tutti gli altri dirigenti protagonisti della primavera latinoamericana e che a Mar del Plata nel 2005 tutti insieme sconfissero il progetto criminale di George Bush che con l’ALCA voleva trasformare l’intera America latina in una maquiladora al servizio della competizione globale degli USA contro la Cina. Dire “no” agli USA: qualcosa d’impensabile.

      Adesso, seppellita la pietra dello scandalo Chávez, tutti sono certi che l’anomalia rientrerà, che Nicolás Maduro non sarà all’altezza, che il partito socialista esploderà per rivalità personali e che la storia riprenderà il proprio corso come se Hugo non fosse mai esistito. Chissà; ma cento volte nell’ultimo decennio i venezuelani e i latinoamericani hanno dimostrato di ragionare con la loro testa. Hanno dimostrato di non voler tornare al modello che hanno vissuto per decenni e che oggi sta divorando il sud dell’Europa. La forza del Brasile di Dilma come potenza regionale ha percorso con successo vari esami di legittimazione. Il processo d’integrazione appare un fatto irreversibile che fa da pilastro all’impedire il ritorno del «Washington consensus». No, una semplice restaurazione non è all’ordine del giorno anche se dovesse cambiare il segno politico del governo venezuelano, cosa improbabile sul breve termine, anche per l’enorme emotività causata dalla scomparsa di un leader così popolare.



      Da oggi qualunque governo venezuelano e latinoamericano si dovrà misurare con la leggenda di Chávez, il presidente invitto, quattro volte rieletto dal suo popolo, in grado di sopravvivere a golpe e complotti e che solo il cancro ha sconfitto. Di dirigenti come lui o Néstor Kirchner non ne nascono tanti e il futuro non è segnato. Ma il suo lascito è enorme ed è un patrimonio che resta nelle mani del popolo.



      Gennaro Carotenuto

      Fonte: www.gennarocarotenuto.it

      Link: http://www.gennarocarotenuto.it/22602-hugo-chavez-la-leggenda-del-liberatore-del-xxi-secolo/

      6.03.2013

      * http://www.gennarocarotenuto.it/131-gennaro-carotenuto-intervista-hugo-chavez-frias/

    1. Tao 6 marzo 2013

      Credo che, indipendentemente da qualunque considerazione ideologica, bisogna dare atto a questo uomo di avere preso per mano il Venezuela facendolo diventare uno dei Paesi protagonisti del riscatto e del rinascimento in corso nel continente latinoamericano. Ha riscattato il Venezuela dall’analfabetismo, dalla mancanza di assistenza sanitaria, dall’abbandono a cui questo Paese era stato condannato dai governanti che lo avevano preceduto. E nessuno, se è in buona fede, può negare che ha rispettato la democrazia. Ora speriamo che il vicepresidente Maduro e tutta la nazione bolivariana, sappiano condurre il Venezuela nel solco tracciato da Hugo Chávez.

      Gianni Minà

      Fonte: www.giannimina-latinoamerica.it

      Link: http://www.giannimina-latinoamerica.it/2136-hugo-chavez-ha-lasciato-questo-mondo/

      6.03.2013

    1. Tanita 5 marzo 2013

      Sí, siccome i venezuelani sono tutti idioti lo hanno votato 18 volte in 10 anni. Siccome i latinoamericani siamo tutti idioti (é saputo), la patria grande sudamericana e dei caraibi piange la sua morte con l'eccezione di pochi dei quali non bisogna dire troppo per capire chi sono e perché si muovono.

      Quanto siamo arretrati qui a Sud! Quanto lontani dallo sviluppo del parossismo capitalista concentrato dell'Europa e degli USA, con gli Stati che ormai sono evoluti, hanno fatto transizione dallo Stato-Nazione allo Stato delle Corporazioni.

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