E LA LOTTA DI CLASSE SI SPOSTA TRA I BANCHI

E LA LOTTA DI CLASSE SI SPOSTA TRA I BANCHI

DI MARCO LODOLI

repubblica.it

Per alcuni decenni la scuola è servita anche ad avvicinare le classi sociali: nelle aule convergevano interessi e aspettative, si respirava la stessa cultura, si creavano possibilità per tutti. In fondo al viale si immaginava un mondo senza crudeli differenze, senza meschinità e ingiustizie. La conoscenza era garanzia di crescita intellettuale, e anche sociale ed economica. Chi studiava si sarebbe affermato, o quantomeno avrebbe fatto un passo in avanti rispetto ai padri. Tante volte abbiamo sentito quelle storie un po' retoriche ma autentiche: il padre tranviere che piangeva e rideva il giorno della laurea in medicina del suo figliolo, la madre che aveva faticato tanto per tirare su quattro figli, che ora sono tutti dottori.



Oggi le cose sono cambiate radicalmente. Chi viaggia in prima classe non permette nemmeno che al treno sia agganciata la seconda o la terza: vuole viaggiare solo con i suoi simili, con i meritevoli, gli eccellenti, i vincenti."A me professò 'sto discorso del merito mi fa rodere. La meritocrazia, la meritocrazia... ma che significa? E chi non merita? E noi altri che stamo indietro, noi che non je la famo, noi non contiamo niente?". Questo mi dice Antonia e neanche mi guarda quando parla, guarda fuori, verso i palazzoni di questo quartiere di periferia, verso quei prati dove ancora le pecore pascolano tra gli acquedotti romani e il cemento. Qui la divina provvidenza del merito non passa, non illumina, non salva quasi nessuno.



Guardo la classe: Michela ha confessato che non può fare i disegni di moda perché a casa non ha un tavolo, nemmeno quello da pranzo. Mangia con la madre e la sorella seduta sul letto, con il vassoio sulle ginocchia, in una casa che è letteralmente un buco. Roberta invece mi racconta che stanotte hanno sparato in faccia al migliore amico del suo fidanzato, "era uno che se faceva grosso, che stava sulle palle a tanti, ma nun era n'animale cattivo, nun se lo meritava de morì così a ventidue anni". Samantha invece trema perché stanno per buttarla fuori di casa, a lei e alla madre e ai due fratelli, lo sfratto ormai è esecutivo e i soldi per pagare l'affitto non ce li hanno, forse già stanotte li aspetta la macchina parcheggiata in uno slargo vicino casa, forse dovranno dormire lì, e lavarsi alla fontanella con gli zingari.

La miseria produce paura, aggressività, ignoranza, cinismo. In pochi hanno i libri di scuola, si va avanti a fotocopie, anche se ogni insegnante ha ricevuto solo centocinquanta fogli per tutto l'anno, "perché i tagli si fanno sentire anche sui cinque euro, la scuola non ha più un soldo". In queste scuole di periferia le tragedie si accumulano come legna bagnata che non arde e non scalda, ma fuma e intossica. Tumori, disoccupazione, cirrosi epatica, aborti, droga, incidenti stradali, strozzini, divorzi, risse: tutto s'ammucchia orrendamente, tutto si mette di traverso e oscura il cielo. A ragazzi così segnati, così distratti dalla vita storta, oggi devo spiegare l'iperbole e la metonimia, Re Sole e Versailles, Foscolo e il Neoclassicismo. E loro già sanno che è tutto inutile, che i posti migliori sono già stati assegnati, e anche quelli meno buoni, e persino quelli in piedi. Hanno già nel sangue la polvere del mondo, il disincanto.



"E non ci venissero a parlà di eccellenza che je tiro appresso er banco. Tanto ormai s'è capito come funziona sto mondo: mica serve che lavorino trenta milioni de persone, ne abbastano tre, e un po' di marocchini a pulì uffici e cessi. Il paese deve funzionà come n'azienda? E allora noi non serviamo, siamo solo un peso. Tre milioni de capoccioni, de gente che sa tutto e sa come mette le mani nei computer e nelle banche, e gli altri a spasso. Gli altri a rubà, a spaccià, in galera, ar camposanto, dentro una vita di merda". Forse ha ragione questa ragazza, suo padre ha "un brutto male", come direbbe il buongusto - "un cancro che lo spacca, professò", dice lei - forse è vero che non dobbiamo fare della meritocrazia un ulteriore setaccio: l'oro passa e le pietre vengono buttate via.

I ricchi hanno capito al volo l'aria che tira, aria da Titanic, e hanno subito occupato le poche scialuppe di salvataggio: scuole straniere, master, stage, investimenti totali nello studio. L'élite non ha più tempo né voglia di ascoltare le pene della nazione, le voci dei bassifondi: ha intuito il tracollo della scuola pubblica e ha puntato sulle scuole di lusso. E così la scuola non è più il luogo del confronto, della convergenza, dell'appianamento delle differenze e della crescita collettiva. Non si sta più tutti insieme a istruirsi per un futuro migliore, a sognare insieme. Chi ha i soldi il futuro se lo compra, o comunque si prepara a "meritarselo". Chi non ha niente annaspa nel niente e deve anche subire l'affronto dei discorsi sull'eccellenza.



Ormai il nostro paese è tornato ad essere ferocemente classista, ai poveri gli si butta un osso e un'emozione della De Filippi, li si lascia nell'abbrutimento e nell'ignoranza, mentre ai ricchi si aprono le belle strade che vanno lontano: lontano da qui, da questa nazione che inizia a puzzare come uno stagno d'acqua morta.



Marco Lodoli

Fonte: www.repubblica.it

9.02.2011

Commenti (49)

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    1. Simulacres 10 febbraio 2011

      Sottoscrivo tutto.

    1. Earth 10 febbraio 2011

      Perche', non e' cosi'? Scusa tanto ma se l'italia fosse come la germania o francia in questo momento non mi farebbe schifo.

    1. MartinV 10 febbraio 2011

      La scuola pubblica è (stata) uno strumento capace da un lato di permettere il mescolamento dei giovani che vengono da strati sociali diversi, dall'altro di elevare il livello culturale e sociale degli studenti. Tale mescolamento non dà sempre buoni frutti, ma è a mio parere sempre meglio della ghettizzazione o segregazione sociale della gioventù.

      La distruzione della scuola pubblica, iniziata decenni addietro, è coerente con un modello sociale che vuole limitare il mescolamento sociale. Il fine è ovviamente la trasmissione dell'appartenenza alla casta dei privilegiati ai propri discendenti. Infatti 1) meno persone preparate vuol dire meno concorrenti per i propri figli che hanno frequentato scuole private; 2) persone meno preparate sono meno capaci di colmare il vantaggio in possibilità economiche di cui gli appartenenti alla casta godono.

      La scuola è uno strumento. Può far emergere gente che ambisce a diventare una rotella del sistema economico vigente, ma pure dare i mezzi di crescita personale a chi di quel sistema potrebbe diventare critico. Avere una coscienza critica è utile anche ad un operaio o a un dipendente precario.

      La distruzione della scuola pubblica è operata sia a livello politico, riducendo il supporto finanziario per il suo sviluppo, che a livello culturale, squalificando l'istituzione e i suoi dipendenti.

      L'aspetto finanziario è evidente. Per quello culturale basta paragonare la scuola di qualche decennio orsono con quella odierna. I miei genitori appartenevano ancora alla generazione che dal professore si presentava col cappello in mano e che prendeva le sue parole per verbo sacro. L'esperienza che mi viene raccontata dagli attuali insegnanti è di tutt'altro segno. Essi sono considerati più o meno come impiegati di uno sportello pubblico da cui gli utenti pretendono un servizio secondo il loro desiderio. Insomma, se uno studente non si applica abbastanza per conseguire buoni risultati oggi la colpa viene data all'insegnante, non allo studente. Il che ovviamente non spinge lo studente a migliorarsi, anzi lo giustifica nella mediocrità del suo impegno.

      La conseguenza di questa squalificazione è l'abbassamento della motivazione dei docenti e della loro qualità.

    1. tres1219 10 febbraio 2011

      Come lo risolviamo?


      So per certo che "primeggiare" e fare il proprio dovere, come dici tu, mentre per la becera massa è cosa buona e giusta, nella pratica si traduce in un servilismo eccellente che fa ingrassare le tasche di questo o quel padrone, se non addirittura peggio, si diventa padroni.


      Non riesco a capire come eccellere possa portare giovamenti quando il frutto di questa capacità può essere messo solo al servizio del neoliberismo.


      Se si denigra il "padrone" ma si insegue i suoi metodi e le sue proposte, il frutto del proprio operato dove credi che vada a finire o come si realizzi ?


      Ahhh questa voglia insana di spiccare come è entrata bene nelle varie testolina, si vede che hanno studiato, si si ...

    1. stefanodandrea 10 febbraio 2011

      Lungi da me sostenere che la scuola e l'università funzionano. So bene che sono state distrutte dal centrosinistra (principalmente) e dal centrodestra.

      Però oltre alla scuola, alle strutture, alla organizzazione e ai docenti (il cui livello è sempre più basso, sia chiaro), ci sono gli studenti. E di questi ho voluto parlare, per dire che oltre ai baluba citati da Marco Lodoli, che esistono e sono la maggioranza, c'è ancora chi studia, chi fa il suo dovere, chi sviluppa la capacità di studiare-lavorare impegnarsi-sacrificarsi per quindici ore al giorno negli ultimi quindici giorni di esame. Se per te questo è un dato negativo e preferisci i baluba, non siamo d'accordo. Se per te è un dato positivo e preferisci quegli studenti ai baluba, siamo d'accordo.

      Molte volte ci interroghiamo su come dovrebbe essere la scuola e come dovrebbero essere i docenti. Dobbiamo anche interrogarci su come devono essere i discenti. Questo era il tema che volevo introdurre. Il Che diceva che si doveva - si doveva - essere i primi neglli studi. E Labriola che un papua si doveva ridurre (lui lo avrebbe ridotto) a schiavo. C'è un alternativa, che è quella chge stiamo perseguendo: lasciamo che resti papua. Quei giovani di Marco Lodoli esprimevano giudizi, mentre dovrebbero essere oggetto di giudizi. Quei giovani non credevano che esistessero soluzioni. Ma non avvertivano che il problema sono loro. Come facciamo a diventare quello che non siamo? Noon siamo bene. Non siamo bravi. Non ci va di impegnarci. Non siamo idealisti. Non vogliamo sacrificarci per un ideale, per le future generazioni. Insomma siamo delle merde. Come ,lo risolviamo questo problema?

    1. misunderestimated 10 febbraio 2011

      Si, come no, il finale poi... Viva Popoff, abbasso Marconi!
      Un bella ammucchiata di precari con una insipida laureetta triennale, è questa la soluzione? O premiare veramente la voglia di fare in tutti i campi?
      Intanto nella giungla boliviana a crepare per la "revolucion" c'era il medico Ernesto de la Serna, mica le studentesse aspiranti alla tanto deprecata classe borghese...

    1. stefanodandrea 9 febbraio 2011

      Questa è la scuola voluta da Benedetto Vertecchi e da Luigi Berlinguer, losche figure che hanno fatto all'Italia seimilamiliardi di volte più male che Berlusconi. La scuola di prima aveva dei difetti, poteva essere migliorata; ma nell'impianto era una cosa seria. Comunque non disperare e magari fai conoscere a tuo figlio i tre esempi che cito nel commento che ho postato più sotto.

    1. Beverast 9 febbraio 2011

      non poteva uscire altro da uno di destraradicale.

      Se avete fame ho delle banane

    1. Beverast 9 febbraio 2011

      E' ipocrita (o ignorante) ignorare (appunto) che gli insegnanti di oggi non hanno libertà nè potere che avevano quelli di un tempo.
      L'insegnate di oggi è sotto costante scacco degli alunni, ed in tali condizioni credo che chiunque si stancherebbe. Parlo perchè conosco la realtà da vicino pur non essendo io un insegnante.
      Parlare di insegnanti che si lasciano toccare il culo (chissà quanti insegnanti se li sono portati a letto i ragazzi ai suoi tempi, mica c'era il cellualre) laddove se osi alzare un dito su un alunno o se minacci provvedimenti disciplinari ti ritrovi dei genitori come bulldog addosso che minacciano denunce e non solo lo trovo ipocrita.
      Trovo ipocrita dare addosso agli insegnanti di oggi che si ritrovano in una realtà scolastica in cui i presidi difendono, fanno promuovere, chiedono di semplificare i programmi e tenere alti i voti agli alunni per non perdere iscritti.
      E' ipocrita chiedere continuamente (e fare paragoni fuori dal tempo e fuori contesto) a degli insegnanti che sono precarizzati al massimo, pagati come inservienti da banco e senza nessuna tutela. Ma che volete degli eroi?

      Alla faccia dei suoi 65 anni signora, gli insegnati di oggi non sono solo i suoi 68ttini, ma anche giovani che si sono fatti un mazzo così alla SSIS, per trovare uno svilimento istituzionale deprimente, una scuola adeguata a maria de filippi.

    1. stefanodandrea 9 febbraio 2011

      La scuola italiana comincio a conoscerla poco, perché i miei genitori insegnanti sono andati in pensione da un pò di anni e io l'ho lasciata ventitre anni fa.

      Conosco però l'Università nella quale lavoro. Ora, in particolare, insegno soltanto in una università di provincia. Molte cose non vanno. Ma c'è un gruppo di studenti che mi dà gioia e di questi voglio dire.

      Sono studenti figli di stranieri. Nati in Italia o venuti in Italia da piccini.
      La ragazza dell'africa nera

      Quest'anno ha seguito il mio corso, sempre in prima fila, una studentessa dell'africa nera (non so da quale nazione provenga). Mentre spiegavo accennava continuamente un "si" con il capo. Sembrava conoscere tutti gli argomenti. La cosa mi appariva strana. Perché ho un mio ordine di esposizione, che non coincide né con l'ordine del codice civile (insegno diritto privato) né con le trattazioni sistemtiche seguite dai manuali. Eppure anche quando "saltavo" e trattavo un argomento generalmente collocato negli ultimi paragrafi dei manuali, la studentessa continuava ad assentire alla mia spiegazione, dicendomi "lo so; si è così" o bisbigliando la disciplina che stavo esponendo. La studentessa, per inciso, non ha mai saltato una lezione. Si è presentata pochi giorni faall'ultimo appello per assistere agli esami. Evidentemente non si sentiva preparata. In prima posizione, assentiva ogni volta che ponevo una domanda o davo una spiegazione. Ho cominciato a interrograla incuriosito e ho constatato che conosceva la materia con profondità inaudita, una profondità che può nascere soltanto da passione, dedizione, ammirazione, ambizione, rapimento, sacrificio. Eppure non si era presentata all'esame, perché evidentemente non si sentiva pronta: che umiltà meravigliosa!

      La rumena bellissima

      Un'altra studentessa che ha seguito il corso, sempre in prima fila e senza mai assentarsi, almeno da quando l'ho notata, è una ragazza rumena, venuta in Italia quando aveva pochi anni, di una bellezza che le escort del berlusca no le arrivano alle caviglie, anche se nei corridoi apparoiva spesso consumata dallo studio e se era sempre vestita umilmente ma con stile. MI ha scritto spesso delle email, mi ha chiesto spiegazioni negli orsari di ricevimento e nell'ultimo incontro mi ha stupito con domande e osservazioni che denotavano un notevole dominio della materia. Già so, prima di averla esaminata che è una studentessa bravissima. Si è diplomata nel 2006 in un istituto per il turismo. Ma poi, lavorando, anche in importanti albergi termali, "ho capito che per vivere dignitosamente dovevo studiare". E allora si è iscritta nel 2010 nella facoltà di economia. Come si fa a non innamorarsi di questa studentessa?

      Lo slovacco che aspira alla seconda laurea

      Quest'anno ha seguito il corso anche uno studente slovacco. Che fosse slovacco l'ho scoperto soltanto in sede di esame. Non lo avevo notato per ragioni particolari durante il corso, nascosto com'era dietro gli studenti delle prime file, se non per la posizione della testa un pò storta, forse per mettere in parallelo gli occhi anch'essi storti. All'esame ha preso il voto di ventisette, che credo di aver dato soltanto un'altra volta negli ultimi due anni. Mi ha spiegato che è già laureato nel suo paese e che ha preferito svolgere un piccolo lavoro, "anziché iniziare la carriera" (anziché è un termine che gli studenti italiani non usano più) per poter conseguire una laurea in Italia.

      Questi tre studenti, che ammiro - le studentesse posso dire sinceramente che le amo e mi inorgoglisco a credere che esse amino me - sono la mia gioia, sono l'orgoglio delle loro nazioni (dell'Italia le studentesse e della slovacchia lo studente) e sono dei fulgidi esempi dinanzi ai quali i baluba citati da lodoli dovrebbero inchinarsi.

      Per finire due insegnamenti comunisti e marxisti:

      Il comandante Che Guevara scriveva alle figlie che "i comunisti devono essere i primi nello studio e nel cameratismo";
      Antonio Labvrilola, interrogato su che cosa avrebbe fatto se avesse avuto a disposizione un papua, rispondeva "per prima cosa lo farei schiavo". Ora, se la frase può apparire e anzi è imperialistica per il papua (appartiene a un altro popolo e quindi lasciamo che vivano come vogliono), non lo sarebbe per i baluba citati da Lodoli.

      Viva il comunismo. Abbasso la falsa liberà. Viva la vera libertà

    1. Rossa_primavera 9 febbraio 2011

      E quando mai la situazione e' stata diversa in Italia?Davvero qualcuno
      puo' pensare che uno studente di un liceo classico del centro di Milano
      o di Roma abbia mai avuto nella vita le stesse opportunita' di uno
      che ad esempio ha fatto il perito in un'oscura scuola di provincia?
      I disagi sociali delle periferie e delle borgate di Roma descritti dall'articolista esistono da sempre,Pasolini li descriveva mirabilmente
      nei suoi film.Le diseguaglianze sociali ci sono sempre state e sempre ci
      saranno,chi dice il contrario o e' ceco o e' in malafede.Del resto si
      capisce dopo poche righe dove l'articolo vuole andare a parare:le
      ingiustizie sociali del nostro paese sono colpa del solito noto cui ormai
      vengono addossati tutti i mali italiani del dopoguerra,come se non fossero mai esistiti 50 anni di malgoverno democristiano,di furti socialisti e di criminale comèplicitia' del pci-pd nello smantellamento
      dello stato sociale.

    1. Kazonga 9 febbraio 2011

      E' agghiacciante, ma Lodoli coglie nel segno. Ma vorrei aggiungere qualcosa: anche nei quartieri non degradati, nei quartieri e nelle scuole appannaggio della media e alta borghesia, le cose non vanno molto meglio. La scuola pubblica, anche in questi quartieri, è distrutta. Il livello degli insegnanti è mediocre. La gran massa degli studenti, anche se figlia di professionisti, professori, commercianti (gente che di tavoli e tavolini a casa ne ha diversi) non ha più alcun interesse per i corsi di studio ai quali è stata forzosamente iscritta. Frequenta, magari fa anche poche assenze, ma non partecipa, non è coinvolta, non propone, è amorfa, tende al sei, se va bene. Una terrible, diffusa, rassegnata, mediocrità. Un fallimento generazionale. Un'assoluta mancanza di prospettive, speranze, obiettivi, stimoli. Una tragedia per questi ragazzi, forse meno acuta di quella dei quartieri popolari e degradati, ma terribilmente triste lo stesso.

    1. Sokratico 9 febbraio 2011

      Così scriveva Pasolini agli studenti oltre quarant'anni fa:



      "(..)

      Così parlando,

      chiedete tutto a parole,

      mentre, coi fatti, chiedete solo ciò

      a cui avete diritto (da bravi figli borghesi):

      una serie di improrogabili riforme

      l’applicazione di nuovi metodi pedagogici

      e il rinnovamento di un organismo statale. I Bravi! Santi sentimenti!

      Che la buona stella della borghesia vi assista!"



      (qui tutta le poesia: http://damianorama.wordpress.com/2010/12/16/pasolini-agli-studenti-1968-2010/ )



      Che la scuola e l'Università siano classista, non l'ha visto solo chi non voleva vedere che tanto la scuola quanto l'Università sono funzionali ad un disegno di società ben preciso.



      Ivan Illich ha scritto, Michel Foucault ha scritto, Pasolini ha scritto....ma chi ha letto?

      E tra coloro che hanno letto, chi ha capito?


    1. maristaurru 9 febbraio 2011

      Ho 65 anni, studiavo nel dopoguerra, mediamente erano le persone che erano diverse. No che le scuole fossero ricche di perosnaggi frallocchi del Cuore di quell'ipocrita di de Amicis. Ma ho fato in tempo a godere dell'insegnamento, insieme a tanti altri, di insegnanti che .. insegnavano, che ci spingevano senza poetarci sopra, ad aiutare i compagni che avevano difficoltà. Portavamo il gembiule, tutti uguale: il figlio del grosso commerciante, il figlio del portiere o dell'operaio. Se c'era da raccoglier danari per aiutare qualcuno in difficoltà, in casi particolari, veniva la preside e restava anonimo il destinatario, se i nostri genitori erano al corrente, non ce lo dicevano. Nessuno nè ricco nè povero veniva promosso senza merito. le cose cambiarono quando arrivò la nuova generazione di insegnani, ignoranti, politicizzati sindacalizzati in modo sbagliato, dovevano sempre esser contro ed arrabbiati, in lotta col ministero sulla nostra pelle, i miei vecchi insegnanti, gente di valore , professionisti sei e veri, non erano così, e non erano tanto stanchi.. chi sa perchè d'improvviso furono tuttii stanchi, fiscali ed odiatori nati di chi non apparteneva al ceto politicamente corretto, fu imbarazzante: o si era ricchi e potenti secondo il loro metro, o si era figli di operai, il resto era gente da tener da parte, ma stavamo per diplomarci ed eravamo pronti a quello che stava per succedere, eravamo stati preparati. Mi ritengo fortunata. Ora un vicepreside viene arrestato perchè chiedeva tangenti sulle merendine, gli insegnanti sono sempre arrabbiati, stanchi. reggere 18 bambini stressa una maestra, debbono esere in tre, noi eravamo in 27 in 5 elementare , ognuno di noi aveva vicino un compagno da supportare, sapevamo leggere e scrivere , la matematica riuscirono a infilarla anche nella mia testa, anche se i bambini delle baracche appunto, avevano enormi difficoltà, ovviamente , ma studiare insieme era un gioco. I libri? noi portavamo dalle medie 1o 2 libri a testa per la biblioteca di classe,li scambiavamo ed imparavamo a non sciuparli. Oggi è drammatico vedere bambini che si guatano i vestiti uno con l'altro, che schifano i poveri o quelli che credono poveri, le mamme selezionano i compagni da frequentare in base alle cordate di appartenenza. Le gite: chi non vi partecipa è guardato male dagli insegnanti, per esempio e potrei continuare, sono gli Italiani che sono snaturati da quello che erano e andrà sempre peggio. Ma quando è cominciata e si è sviluppata questa peste, questo cancro della società, berlusconi non c'era, ci vorrà un po' di fatica per addossargli anche la nostra cattiveria, la accidia, la superbia, la ignavia, le maestre che si fanno toccare il sedereo quelle che non stanno in classe 1 minuto in più per aiutare un bambino in difficoltà.

      Repubblica? Un covo di ipocriti che ora fanno i sensibili, loro , i nati col cucchiaio d'oro in bocca

    1. mat612000 9 febbraio 2011

      Se la gente quando legge un articolo di giornale iniziasse semplicemente a chiedersi se gli risulta vero o falso invece di contare i peli del culo al giornalista, magari sarebbe un piccolo passo per uscire dalla palude in cui sistematicamente gli altrolochisti (il problema è sempre altrove) affossano ogni forma di critica.

    1. Affus 9 febbraio 2011

      quoto in toto !

    1. Affus 9 febbraio 2011

      Blà, blà, blà, blà

    1. Rumble_Fish 9 febbraio 2011

      Lodoli parte dal peggior disagio delle periferie della più grande metropoli italiana e salta direttamente alla classe dei fantomatici "ricchi", dimenticandosi di tutte le tonalità di grigio che corrono dal nero al bianco.
      Una riflessione costruita su estremi tanto distanti si sa bene quel che vale.

    1. MATITA 9 febbraio 2011

      Purtroppo hai ragione,io ho un figlio di 12 anni e mi chiedo che cazzo ha imparato in questi anni,ed è uno dei più bravi......
      una marea di materie e materiuccie,saltando di pall'in frasca senza logica.
      giornate passate a fare disegni e a colorare ,esercitazioni assurde e inutili

      una vergogna e non riusciamo a ribellarci,il guaio è che ci hanno fatto il lavaggio del cervello

    1. vimana2 9 febbraio 2011

      Ma smettetela di mandare i figli a scuola PORCA TROIAAAAAAAAAAA!!!!
      Nn avete visto che la scuola ha rovinato le persone e la società?
      Questo sul piano educativo e sociale.

      Nn avete capito ancora che insegnare troppe cose, specie tra i 7 e i 14 anni, rovina la psiche e la creatività del bambino?
      PORCA TROIAAAAAAAAAAAAAAAA

      Fategli voi le elementari e medie a bambini, oppure mandeteli alla scuola steineriana se siete benestanti.....MA QUESTO DOVREBBE ESSERE IL PRIMO PASSO per fare una scuola diversa, tra amici, vicini di casa....

      Ma voi pensate ancora che le scuole tecniche o scientifiche possano servire?
      Cosa gli insegnano a scuola? La balle sull'unità di italia, le balle sull' UOMO SCIMMIA, e l'altro dogma, l'olocausto.....LA SCIENZA UFFICIALE e quant'atra merda.....e alla sera? Bar discoteche, centri sociali, da raggiungere in auto e per parlare poi di ambientalismo........MA VAAAAAAAAAAAAAAAAA

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