Dove l’austerità non morde il capitale ha già vinto: la manovra espansiva negli Stati Uniti

 

Di ConiareRivolta.org

È ormai passato più di un anno dallo scoppio della tragica pandemia da Covid-19. L’epidemia ha comportato una serie di drammatici colpi alle condizioni di vita dei cittadini di praticamente tutti i Paesi. Se nell’immediato gli effetti più evidenti sono stati quelli legati all’aspetto sanitario, i successivi lockdown resisi via via necessari hanno avuto un nefasto impatto anche sull’economia globale. In questi mesi ci siamo infatti tristemente abituati alle statistiche su nuovi contagi e decessi, ma anche ai sempre più preoccupanti dati provenienti dal mondo del lavoro e della produzione di beni e servizi. Se da una parte medici e scienziati hanno immediatamente fatto partire una rincorsa a livello globale alla ricerca del vaccino e delle migliori cure, lo stesso non si può dire per quanto concerne le risposte politiche alla crisi economica scatenata dai provvedimenti di contenimento dell’emergenza sanitaria.

In maniera non troppo dissimile da quanto accadde nel post-Grande Recessione del 2008-09, sulle due sponde dell’Atlantico possiamo trovare dei piani di azione radicalmente differenti tra loro. Ciò che sperimentiamo più direttamente all’interno dell’Unione Europea è infatti l’ennesima, sconcertante ritrosia a pianificare e porre in essere un cospicuo, coordinato e convincente piano di intervento pubblico a sostegno delle economie che hanno sperimentato una enorme caduta della produzione e sono ancora alle prese con le secche dovute al protrarsi delle necessarie chiusure. Ad oggi, infatti, il famoso Recovery Fund resta ancora un miraggio, all’interno del quale si nascondono le pressanti insidie dovute alle condizionalità annesse all’eventuale implementazione del piano di aiuti. Condizionalità che, come sappiamo, possono anche essere imposte per interposta persona, come nel caso dell’attuale premier nostrano. E, anche qualora il piano di aiuti arrivasse puntuale, esso consisterebbe di una cifra assolutamente inadeguata. Come anche il Financial Times non tarda a riconoscere, un eventuale piano da 750 miliardi di euro (di cui peraltro soltanto una minima parte entrerebbe nell’effettiva disponibilità di ciascun paese) impallidirebbe a fronte dei 1900 miliardi di dollari messi in campo dalla attuale amministrazione Biden negli USA, a maggior ragione tenendo conto della differenza di popolazione tra USA e UE (328 contro 446 milioni). Questa enorme differenza, spiega il giornale anglosassone, è tra le più importanti cause di divergenza nelle prestazioni economiche delle due aree economiche. Nel piano made in USA, infatti, troviamo svariate misure, tra cui molte a sostegno dei redditi delle famiglie. Tra queste, ci sono a titolo di esempio trasferimenti di 1.400 dollari ai cittadini con reddito annuo sotto i 75000 dollari; aiuti di questo tipo ammontano ad un totale di 410 miliardi di dollari. Troviamo anche la proroga fino a settembre 2021 del sussidio di disoccupazione da 300 dollari a settimana approvato sul finire dello scorso anno e una vasta gamma di detrazioni fiscali per famiglie con figli a carico. A completare il quadro ci sono vari pacchetti di sostegno e potenziamento allo sforzo di vaccinazione, cura e monitoraggio della popolazione.

A questo punto verrebbe spontaneo lanciarsi all’attacco delle esiziali decisioni prese dai rappresentanti politici dell’Unione Europa, i quali, non paghi delle scellerate scelte passate dettate dal desiderio di imporre austerità, tornano a commettere l’errore di non spendere abbastanza. Gli USA invece, lontani dai dettami della Commissione Europea, possono prodigarsi, beati loro, in regimi che qui da noi i media non tarderebbero a definire spendaccioni e sprovveduti. Se il pacchetto di aiuti alle famiglie di Biden è sicuramente significativo in quanto ad ammontare e composizione, non bisogna però lasciarsi fuorviare dal confronto tra le due situazioni. L’origine della possibilità per gli USA di spendere molto di più di quanto noi facciamo non è un segnale di una maggiore capacità di comprensione da parte delle élite statunitensi di quelle che sono le leve della politica fiscale. Insomma, le scelte compiute da oltre un decennio in Europa, le quali sembrano non essere scalfite neanche da una pandemia di portata storica, non derivano dal non aver studiato abbastanza. I competenti sono tali sia in Europa che negli Stati Uniti.

La differenza giace invece nel differente patto sociale che regola i rapporti di forza tra classi sociali, e che trova nella mediazione politica una differente conformazione. Se infatti negli Stati Uniti è possibile spendere fortemente a sostegno di famiglie e occupazione, è perché il lascito delle riforme spezza sindacati che Reagan ha imposto a fine anni ’80 e che tutte le amministrazioni democratiche e repubblicane hanno rafforzato negli anni ’90 e ’00 ha esercitato un enorme effetto di depotenziamento della capacità contrattuale dei lavoratori americani. Per rendersene conto si può guardare agli ultimi 10 anni, dove a fronte di un calo costante della disoccupazione che (a parte lo shock da Covid-19) ha portato il relativo tasso a toccare percentuali vicine ai minimi storici, l’incremento dei salari reali (dei lavoratori della manifattura con compiti non di supervisione) è stato modesto e si è perlopiù concentrato negli ultimi periodi.

Nota: per salario reale si intende il salario nominale orario deflazionato usando l’indice dei prezzi al consumo statunitense.

Tuttavia, si potrebbe argomentare, un miglioramento nelle condizioni di vita dei lavoratori si è avuto, e la situazione potrebbe non apparire poi così drammatica. Diventa quindi ancora più importante far notare rispetto a quale ordine di grandezza complessivo tale incremento si sia avuto, ed è guardando all’andamento dei salari reali negli ultimi decenni che abbiamo una visione più chiara.

Risulta qui molto più chiaro capire che la leggera spinta in alto degli ultimi anni è avvenuta a fronte di una precedente caduta drammatica dei salari reali, la quale è partita sul finire degli anni ’70 ed è avanzata a ritmi impressionanti al punto tale che nel 1993 si era tornati ai livelli della seconda metà degli anni ’60, per poi iniziare una ripresa dalla seconda metà degli anni ’90 e infine una stabilizzazione dai primi anni 2000 con andamento altalenante. E’ evidente come negli USA ancora oggi i salari reali siano ben distanti dai fasti di un tempo. Un grafico non può sostituire una complessa descrizione degli innumerevoli fattori in gioco, ma può darci l’indicazione di come negli USA le classi più elevate non fatichino ad accettare temporanei pacchetti di stimolo e aiuto. Non è un caso: non c’è timore che i lavoratori, schiacciati e fiaccati da decenni di precarietà totale e disfatta sul mercato del lavoro, possano avere il coraggio di cambiare i rapporti di forza se gli viene elargito qualche aiuto in tempi di pandemia.

In Europa invece, nonostante ormai gli attacchi al lavoro si facciano sempre più violenti e sostenuti, ancora rimangono residuali, ma significative, protezioni e reti sociali che negli Stati Uniti hanno ormai lasciato uno sbiadito ricordo. L’austerità resta oggi ancora fondamentale per le élite europee perché costituisce il più potente ed efficace strumento attraverso il quale aggredire i residui elementi intollerabili di Stato sociale che ancora innervano i nostri assetti istituzionali. Non è quindi un brutto voto all’esame di macroeconomia, né una sorta di irrazionale fanatismo ideologico, quello che fa scegliere ai massimi esponenti politici continentali la strada dell’austerità e della condizionalità. Al contrario, tali scelte sono il portato di un preciso e, quello sì studiato nel dettaglio, disegno politico che vuole la distruzione dello Stato sociale europeo. Il protrarsi continuo delle politiche di austerità dà luogo infatti ad un doppio effetto redistributivo a svantaggio delle classi subalterne: uno immediato consistente nel taglio diretto della spesa sociale; ed uno di medio-lungo periodo per cui protraendo una costante disoccupazione di massa viene indebolita la capacità contrattuale della classe lavoratrice tramite il ricatto della sostituibilità tra lavoratori occupati e disoccupati. Gli Stati Uniti, avendo ristabilito ormai da decenni e in modo duraturo rapporti di forza fortemente sbilanciati a favore dei capitalisti, non hanno bisogno dell’arma dell’austerità come disciplina delle classi sociali subalterne. Cancellando i diritti dei lavoratori, hanno cancellato la necessità politica dell’austerità.

Ciò che possiamo fare è quindi reclamare a gran voce quanta più spesa possibile a sostegno delle famiglie e dei lavoratori, senza però slegare mai la (si spera) temporanea necessità di intervento pubblico da un discorso più ampio che guardi sempre al contesto nel quale tali decisioni vengono prese. Senza questo sforzo si rischia di prendere come esempio un Paese dove si può intervenire liberamente nei periodi più drammatici perché nel corso dei decenni il lavorio di disgregazione del potere contrattuale dei lavoratori è assurto ai suoi successi più grandi.

Di ConiareRivolta.org

link: https://coniarerivolta.org/2021/03/24/dove-lausterita-non-morde-il-capitale-ha-gia-vinto-la-manovra-espansiva-negli-stati-uniti/

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

 

11 Commenti
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VincenzoS1955
VincenzoS1955
5 Aprile 2021 13:37

Se si deve trovare una valida alternativa (la quale deve per forza essere “ecologica”) al capitalismo devastante in tutti i sensi si deve tener conto anche degli errori che un certo tipo di comunismo ha commesso nel passato… errori che di fatto hanno lasciato campo libero alla finanza speculativa e sfruttatrice di uomini e Natura.

PietroGE
PietroGE
Risposta al commento di  VincenzoS1955
5 Aprile 2021 13:46

Che leggo!!!!!!!!! Finalmente una autocritica! Sei sulla buona strada Vince’

Haytham
Haytham
Risposta al commento di  PietroGE
5 Aprile 2021 14:29

Non hai capito che intende: non hanno messo in pratica in modo corretto il comunismo come lo sogna lui, evidentemente non si sono impegnati abbastanza. Ma quando arriverà il Messia che applicherà la dottrina di Marx alla lettera, allora… allora vedremo!

Quelli i cui miracoli economico-sociali sono sotto gli occhi di chiunque voglia vederli, senza chiacchiere, dalla teoria alla pratica, quelli no… ci hanno detto che erano nazzzisti, quindi che ci vuoi fare? Glissiamo e andiamo avanti come nulla fosse.

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  Haytham
5 Aprile 2021 14:55

Ne ha scritto Blondet nel suo profetico libro di 20 anni fa nel quale aveva già previsto l’imminente crisi finanziaria (anticipandola al 2006 anziché il 2008).

Walter Kovacs Rorschach
Walter Kovacs Rorschach
Risposta al commento di  VincenzoS1955
5 Aprile 2021 15:59

Come si può pensare che il comunismo possa essere la risposta al capitalismo? Il comunismo è stato ideato esattamente dalle stesse persone che guidano il capitalismo. Lei parla di un certo tipo di comunismo, ma non ne esistono altri tipi, Il comunismo è uno ed uno soltanto. Ed era solo un tipo diverso di esperimento sociale. Crei 2 ideologie diverse e contrapposte (per finta), le guidi entrambe e le fai sviluppare indipendentemente , e poi stai lì ad osservare quale delle due da i risultati migliori a seconda del tipo di contesto. Ed alla fine dopo un tot di decenni scegli quale delle 2 è migliore per controllare la mandria umana di animali parlanti. Solo un tizio aveva scelto una terza via, davvero a favore dell’umanità, l’ha messa in atto con risultati incredibili in pochissimo tempo, e in altrettanto pochissimo tempo gli è stata dichiarata guerra, perchè aveva osato indicare all’umanità il modo di liberarsi dalla schiavitù.

Haytham
Haytham
Risposta al commento di  Walter Kovacs Rorschach
5 Aprile 2021 17:59

Non gli basta il fatto che nel momento critico (cioè quando conta davvero) le due “opposte” ideologie si siano saldate a tenaglia per combattere il nemico comune (dell’elite che le ha partorite).

Annibal61
Annibal61
Risposta al commento di  Walter Kovacs Rorschach
5 Aprile 2021 18:24

Non ci perdere tempo, il comunismo che sogna lui è il “paese dei balocchi”.

PietroGE
PietroGE
5 Aprile 2021 13:40

La differenza tra USA e UE è che in Europa ci sono stati (semi) indipendenti per quanto riguarda la politica fiscale e manca la fiducia, da parte degli stati del Nord nei confronti di quelli del Sud. Lo si vede chiaramente nelle condizioni poste per accedere ai soldi del recovery fund. Il progetto di spesa dell’avvocaticchio Conte è stato respinto perché era pieno di bonus e finanziamenti a pioggia con lo scopo di crearsi una clientela elettorale, specialmente al Sud. In UE poi invece di politici ci sono ragionieri che sono contenti quando vedono che i conti sono in pareggio e non si accorgono che gli investimenti sono crollati, che non ci sono piani per un balzo tecnologico per assicurarsi un futuro, proteggere dagli acquisti dall’estero le poche industrie competitive europee, programmi a lungo termine per l’esplorazione della spazio ecc. ecc. Così si va in direzione Africa.
Interessante e da meditare è il grafico dei salari reali USA. Il salario è crollato con la globalizzazione e l’aumento indiscriminato dell’immigrazione è risalito solo negli ultimi anni a seguito della vittoria di Trump (dazi e muro al confine) alle elezioni. Il grafico dice tutto, non c’è bisogno di commenti.

Simone A
Simone A
5 Aprile 2021 14:00

La terapia d’urto 1929 ha abbassato i salari reali in maniera speculare ad inizio secolo, il problema di questi sogni umidi elitari è che semplicemente non funzionano, abbattere i salari vuol dire svuotare i consumi e quindi, di riflesso il contenuto della moneta: una moneta deflatta “compra” ipoteticamente di più però rende impossibile la produzione (costi fissi asfissianti) e quindi paradossalmente riduce la platea di merci acquistabili, come i sovrani alto medioevali sono i adroni di tutto ma non hanno nulla da poter prendere che non cresca da solo. Il lancio di Biden o la precedente strategia Trump sono solo due facce della disperata necessità di rialzare il valore salariale e la classe media, la finanza (rendita per Marx) può solo scremare il prodotto da un economia sana quindi bisogna ricreare un flusso interno vitalizzante o immettendo denaro dal basso (Biden) o cambiando il rapporto di forza salariato-datore di lavoro (Trump con il blocco dell’immigrazione, i paletti alla delocalizzazione, i dazi e così via creava la “scarsità” di lavoratori). Oservando i dati demografici e i progressi tecnologici immagino entrambe gli approcci diventeranno insiti nel modo di ragionare entro i prossimi decenni, l’Asia è già al di sotto del tasso di… Leggi tutto »

Simplicissimus
Simplicissimus
6 Aprile 2021 0:29

Prima di tutto questi si sono interamente bevuti la favola pandemica con annessi e connessi e vaccinisti persi. Quale cazzo di rivolta potranno mai coniare questi piccolo borghesi sovrastati dalla narrazione del potere? E poi tutto questi squasi per 1400 dollari o per un sussidio di disoccupazione di 300 dollari al mese ? Certo sono stati immessi migliaia di miliardi di dollari, ma per gli aiuti alla popolazione ormai in grave difficoltà sono arrivare solo le briciole. Ma del resto sono in pieno accordo con la cultura e la temperie dei tipini da bar spor che popolano questa acque la cui cultura si è formata sul sentito dire

Cincinnato
Cincinnato
6 Aprile 2021 4:49

Il fascismo e il nazismo sono due sette partorite dallo scisma del capitale. All’inizio viste con interesse dal centro del capitale Londra e New York, non a caso Agnelli e Krupp le hanno sostenute. Successivamente la setta tedesca ha cercato d’imporsi alla casa madre e questa insubordinazione è stata soppressa e i capi dei congiurati eliminati. E il sistema ha recuperato i quadri intermedi cooptandoli. Il comunismo è stato un tentativo, all’inizio vincente, di assalto al cielo. È stato ostacolato e combattuto dal sistema capitalistico che lo ha, giustamente, individuato come avversario esistenziale. L’assalto al cielo è fallito in URSS per un accumularsi di errori, stenta in altre esperienze che pur resistono. Le condizioni per tentare nuovi assalti al cielo rimangono e la storia futura dirà se l’umanità sarà in grado di evitare la catastrofe a cui sembra oggettivamente destinata.