DONNE, GUAIO SENZA SOLUZIONE

DONNE, GUAIO SENZA SOLUZIONE

DI MASSIMO FINI

antefatto.ilcannocchiale.it

Le donne sono una razza nemica. Bisognerebbe capirlo subito. Invece ci si mette una vita, quando non serve più. Mascherate da “sesso debole” sono quello forte. Attrezzate per partorire sono molto più robuste dell’uomo e vivono sette anni di più, anche se vanno in pensione prima. Hanno la lingua biforcuta. L’uomo è diretto, la donna trasversale. L’uomo è lineare, la donna serpentina. Per l’uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l’arabesco. Lei è insondabile, sfuggente, imprevedibile. Al suo confronto il maschio è un bambino elementare che, a parità di condizioni, lei si fa su come vuole. E se, nonostante tutto, si trova in difficoltà, allora ci sono le lacrime, eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d’inganno e di ricatto femminile. Al primo singhiozzo bisognerebbe estrarre la pistola, invece ci si arrende senza condizioni.


Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della domanda, anche se la cosa, a ben vedere, interessa e piace molto più a lei che a lui. Il suo godimento – quando le cose funzionano – è totale, il nostro solo settoriale, al limite mentale (“Hanno sempre da guadagnarci con quella loro bocca pelosa” scrive Sartre).

La donna è baccante, orgiastica, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale. E quindi totalmente inaffidabile. Per questo, per secoli o millenni, l’uomo ha cercato di irreggimentarla, di circoscriverla, di limitarla, perché nessuna società regolata può basarsi sul caso femminile. Ma adesso che si sono finalmente “liberate” sono diventate davvero insopportabili.

Sono micragnose, burocratiche, causidiche su ogni loro preteso diritto. Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli. Stan lì a “chiagne” ogni momento sulla loro condizione di inferiorità e sono piene zeppe di privilegi, a cominciare dal diritto di famiglia dove, nel 95% dei casi di separazione, si tengono figli e casa, mentre il marito è l’unico soggetto che può essere sbattuto da un giorno all’altro sulla strada. E pretendono da costui, ridotto a un bilocale al Pilastro, alla Garbatella, a Sesto San Giovanni, lo stesso tenore di vita di prima.

Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini (“si vede tutto e di più” cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro. Basta. Meglio soddisfarsi da soli dietro una siepe.

Massimo Fini

Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it/

Da il Fatto Quotidiano del 27 marzo 2010

REPLICA ALLE ACCUSE DI MISOGINIA

Ho scritto che le donne “sono una razza nemica”. Non mi sono mai sognato di dire che siano inferiori a chicchessia. Se la lettrice Cristina Di Bortolo avesse letto il mio articolo con “un minimo di cervello” avrebbe capito che, al contrario, considero la donna, meglio: la femmina, molto più vitale del maschio. È lei, che procrea, la protagonista del gran gioco della vita (quello reale, non quello virtuale) mentre il maschio è un fuoco malinconico e transeunte animato da un oscuro istinto di morte (“La donna è orgiastica, baccante, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale”).

La donna è la vita, l’uomo è la legge, la regola, il rigore, la morte (il contrasto tra Antigone e Creonte in Sofocle). Non a caso nella tradizione kabbalistica, e peraltro anche in Platone, quando l’Essere primigenio, dopo la caduta, si scinde in due la Donna viene definita “la Vita” o “la Vivente” mentre l’Uomo è colui che “è escluso dall’Albero della Vita”. È per riempire questo vuoto, per sopperire a questa impotenza procreativa (“l’invidia del pene” è una sciocchezza freudiana), che l’uomo si è inventato di tutto, la letteratura, la filosofia, la scienza, il diritto, il gioco regolato e il gioco di tutti i giochi, la guerra, che però oggi ha perso quasi tutto il suo fascino perché affidata alle macchine e anche perché in campo han voluto entrare pure le stronzette che pretendono di fare i soldati e vogliono fare, con i loro foularini, le corrispondenti di guerra (Ma state a casa, cretine, a fare figli. L’interesse della donna per la guerra è una perversione degli istinti.

La donna, che dà la vita, non ha mai amato questo gioco di morte, tipicamente maschile. Ma ormai così è: le più assatanate guerrafondaie di questi ultimi anni sono state la Albright, Emma Bonino e quella pseudodonna e pseudonera di Condoleezza Rice). Della vitalità della donna fa parte anche la sua curiosità. Che può avere conseguenze catastrofiche. Ma è mai possibile che con tutte le mele che c’erano lei sia andata a mangiare proprio quella che Domineiddio aveva proibito? (da lì sono cominciati tutti i nostri guai, porca Eva).

Comunque sia è vero che da quando si sono “liberate” si sono appiattite sul maschile, diventandone una parodia, e insieme alla femminilità hanno perso anche il loro fiore più falso e più bello, il pudore, per il quale valeva la pena, appunto, di corteggiarle. Han perso la sapienza delle loro nonne alle quali bastava far intravedere la caviglia. Rivestitevi, sciocchine. All’uomo non interessa la vostra nudità, ma scartocciare, lentamente, la colorata e inquietante caramella anche se, alla fine, c’è sempre la solita, deludente, cosa. In quanto a Lisistrata, cara Truzzi, il suo sciopero del sesso fallì completamente. Perché le spose dei guerrieri continuarono a fare i consueti lavori di casa. Essere accuditi senza nemmeno avere l’obbligo di scoparle: l’Eden ritrovato. Inoltre ogni maschio bennato di fronte alla scelta fra la donna e la guerra non ha dubbi: sceglie la guerra (e persino il calcio, che ne è una metafora). La lettrice Roberta Pesole mi confonde con quei nove milioni di uomini che, dice, vanno a puttane.

Posso rassicurarla, nel mio “Di(zion)ario erotico-Manuale contro la donna a favore della femmina” ho scritto “pagare una donna per fare l’amore, c’è qualcosa di più insensato? Ma come, io faccio la fatica di scoparti e ti devo pure pagare? Ma siamo diventati matti?”. Infine nella mia vita ho conosciuto molte donne intelligenti, ironiche e anche autoironiche. Ma nessuna che non fosse permalosa. Come la valanga di insulti che mi è stata rovesciata addosso dimostra.

Massimo Fini

Fonte: http://antefatto.ilcannocchiale.it/

Da il Fatto Quotidiano del 3 aprile 2010

Commenti (163)

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    1. cloroalclero 6 aprile 2010

      "E' la reazione della forza bruta,della Natura (baccante, orgiastica, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale)terribile ma impotente,di fronte all'ingegno umano,di fronte alla grandezza dell'intelletto."

      Esattamente come questo tuo delirante commento tenta di fare, di fronte ad argomentazioni dettate dalla ragione.

    1. maristaurru 6 aprile 2010

      vedi io ho scritto di "certi maschietti" non ho generalizzato. Non credo affatto che se un uomo è attratto da seno e sedere prosperoso e non da un corpo efebico, sia maschilista, è solo questione di gusti, si spera di esser liberi almeno in camera da letto.
      La paura del pene piccolo o del seno piccolo per la donna, è cosa diversa, averlo piccolo o credere di averlo piccolo che è la stessa cosa, senza un minimo di ragionamento che aiuti, può avere effetti disastrosi sulla psiche di certi maschi esattamente come per certe femmine accade con il seno piccolo, senza un ragionamento che aiuti, possono, meschinette, arrivare a danni psichic, sensa generalizzare in nessun caso .

      Che poi certo femminismo abbia dimenticato da qualche parte il lume della ragione, non ci piove, sono arrivate a fare più danni loro che mille maschietti.
      Perchè? Perchè incarnano degli stereotipi e gli uni e le altre, secondo nota formula:

      stereotipo+stereotipo= immobilismo

      e l'immobilismo nella società fa in ogni caso comodo a quelli che se la studiano prima ben bene spendendo un sacco di soldi presso istituti di ricerca e studi e cervelloni, per mettercelo meglio a tutti in quel posto lì

    1. Tonguessy 6 aprile 2010

      Alla fine l'articolo sono riuscito a leggerlo. Ma non cambio la mia opinione. Fini può avere preferenza per le gonne lunghe, qualcun altro delle minigonne. Beh?

      Sui ruoli ho già espresso il mio punto di vista: una società sessista con stratificazioni rigide come la nostra non può che partorire ruoli cristallizati da cui è difficile uscire. Se le donne si sono "emancipate" entrando nel mondo del lavoro lo devono al fatto che ormai un solo stipendio (salvo le solite eccezioni) non basta più: una volta sganciate da quel ruolo si sono trovate più "maschili" che in passato, e questo ancora una volta dimostra che sono i ruoli a forgiare la mentalità.

      Partire con un'incipit di quel tipo porta comunque fuori strada. Non è nè un esempio di buona scrittura, nè di coerenza IMHO.

    1. giosby 6 aprile 2010

      O Drachen, non so se ti sei accorto ma sono maschio come te ...


      :-)


      Non cominciare a mettere in bocca agli altri parole mai scritte!

      Io ho parlato di società, non di maschi.


      La tua percezione dell'universo femminile è del tutto personale.

      Io questo robotismo nelle donne non lo vedo proprio.


      Non è che le donne che conosci tu sono semplicemente stufe di un atteggiamento un po' paranoico?

    1. Drachen 6 aprile 2010

      le donne americane in carriera sono molte meno di quanto si creda. e cmq si, gli USA profondi, ancora legati ad un certo protestantesimo sono indubbiamente più family oriented delle nostre e meno succubi di una cultura che le spinge o al velinismo o a lavorare 20 ore al giorno.

    1. Drachen 6 aprile 2010

      il giapponese maschio non è represso?
      ahahahahahahaahahahahahahaah!!!! ma LOL!
      i giapponesi si suicidavano dopo che ebbero scoperto che l'Imperatore era un uomo. gli uomini giapponesi sono dominati dalla vergogna allo stesso modo in cui noi siam governati dal senso di colpa cattolico.
      i bambini giapponesi vivono in un sistema scolastico supercompetitivo che ammazza i sogni perché sono orientati al dovere sociale.
      i giapponesi hanno un'etichetta rigidissima e un sistema ancora dominato da "caste" in senso psicologico.
      i giapponesi vivono la sessualità in modo altamente perverso proprio
      a causa di repressioni dovute al repentino cambio di usi e costumi.
      i giapponesi hanno il prb degli hikikomori.

      ma perché se le parole vengono da una femminista sono oro colato anche quando sparano panzane IDIOTE su altri popoli che evidentemente non conoscono?
      ma il senso critico anche di chi posta, dov'è?
      e perché c'è ancora questo strisciante e repellente sistema di uniformare le questioni di genere a livello universale?
      questo sistema è identico all'esportazione della democrazia di tipo americano. universalismo puro e nessun rispetto per le differenze culturali che sono (ed è giusto che sia così) anche differenze di ruolo
      per gli uomini e per le donne.
      quando impareremo a rispettare le altre culture (e a farci un po' di cazzi nostri) sarà sempre troppo tardi...
      ma basta. ma basta davvero.

    1. Drachen 6 aprile 2010

      FATTO:
      le donne non lavorano 9 su 10, ma molte di meno. è un tema femminista quello della disoccupazione femminile in Italia, o no?
      più del 40% delle donne non lavora ed è mantenuta.
      FATTO:
      la gran parte delle separazioni è voluta dalle donne (70%) e per via consensuale (5 volte più di quella giudiziale). il tradimento è una motivazione minoritaria.

      tutto il resto è noia.

    1. cloroalclero 6 aprile 2010

      x Drachen: innanzitutto mi piacerebbe che chi mi legge capisse quel che voglio dire. Il soggetto del mio discorso è "l'irrigimentazione voluta dal potere"(inerente alla differenza tra i sessi) è frutto delle condizioni socio-economiche. E già qui 5 punti in meno. Poi: Cio' che la società manifesta è che le donne piacciono per culi,tette ecc...Nel documentario "il corpo delle donne" emerge chiaramente una nudità artificiosa, televisiva, che è diventata l'icona dei nostri tempi. A 'sto punto, non volendo usare insulti (tipo "vi cagherei in testa" che è proprio quel che mi viene a leggere determinate cose in 'sto topic), vi rigiro l'argomento e metto il dito nella piaga. Per quale motivo noi donne (ipervalorizzate, sovrasignificate, idolatrate dalla societa', secondo la media dei commenti maschilisti di questo topic) dovremmo "darla" disinteressatamente a uno (poniamo) come Barnard che è un carampano cinquantenne di scarso interesse sessuale? di uno come barnard al limite qualcuna si potrebbe innamorare, ma per un'avventura no e proprio no, non credi? Ragionando in 'sti termini alla fine vi dico: "ben vengano gli africani emigrati in Italia" che han fatto scoprire alle italiane nuove frontiere di "grandezza" all'esperienza sessuale. Ci credo che i mammoni normodotati (o sottodotati :-) si lamentano, che possono fare? Si sposano quelle del 3 mondo, aspettando il loro momento di essere cornuti. E va bene così, se questi sono i termini di una dialettica inesistente che nega (vedere risposta sopra data alla sottoscritta) le differenze individuali ed esalta le generalizzazioni.
      Intanto il femminicidio dilaga, in Italia (3 in un giorno ne hanno ammazzate i figli di mammà) e voi, con questi deliri di merda gli offrite supporto ideologico.

    1. Truman 6 aprile 2010

      Fubuki, invece, non era nè Dio nè il Diavolo: era una giapponese.
      Non tutte le giapponesi sono belle. Ma quando una è bella, le altre devono reggersi forte.

      Ogni bellezza è struggente, ma la bellezza nipponica è ancora più struggente. Prima di tutto perchè quella carnagione lattea, quegli occhi soavi, quelle inimitabili ali del naso, quelle labbra dai contorni così marcati, quella dolcezza complicata dei tratti bastano a eclissare i volti meglio riusciti.

      Poi perchè le sue maniere la stilizzano, facendo di lei un'opera d'arte inaccessibile all'umano intendimento.

      Infine e soprattutto perchè una bellezza che ha resistito ai tanti corsetti fisici e mentali, a tante costrizioni, soprusi, divieti assurdi, dogmi, asfissia, desolazione, sadismo, cospirazioni del silenzio e umiliazioni - una bellezza del genere è un miracolo di eroismo. Non che la giapponese sia una vittima, tutt'altro. Tra le donne del pianeta non è certo la più sfavorita della sorte. Il suo potere è notevole, so quel che dico. No, se bisogna ammirare la giapponese (e bisogna farlo) è perchè non si suicida.
      La cospirazione contro il suo ideale comincia in tenerissima età. Le ingessano il cervello:

      "Se a venticinque anni non ti sei ancora sposata, hai di che vergognarti", "se ridi, non sei fine", "se il tuo viso esprime un sentimento, sei volgare", "se menzioni l'esistenza di un pelo sul tuo corpo, sei immonda", "se un ragazzo ti bacia sulla guancia in pubblico, sei una puttana", "se mangi con piacere, sei una scrofa", "se provi piacere a dormire, sei una vacca". Precetti del genere sarebbero ridicoli se non ti si conficcassero dentro. Perchè, in fin dei conti, ciò che si trasmette alla Giapponese attraverso questi dogmi insensati è che non bisogna sperare in niente di bello. Non sperare di godere, perchè il piacere ti annienterà. Non sperare di innamorarti, perchè non vali abbastanza: quelli che ti ameranno lo faranno per i tuoi miraggi, mai per la tua verità. Non sperare che la vita ti porti qualcosa, perchè ogni anno che passa ti leverà qualcosa. Non sperare in una cosa semplice come la tranquillità, perchè non hai nessuna ragione per startene in pace.
      Spera di lavorare. Visto il tuo sesso avrai poche possibilità di arrivare in alto, ma spera di servire la tua azienda. Lavorare ti farà guadagnare dei soldi dai quali non trarrai nessuna gioia, ma da cui potrai eventualmente trarre dei vantaggi, per esempio in caso di matrimonio - perchè non sarai tanto stupida da supporre che qualcuno possa volerti per il tuo valore intrinseco.

      A parte questo, puoi sperare di vivere a lungo, cosa che in sé non ha nulla di interessante, e di non conoscere il disonore, una cosa che invece ha un fine in sé. Qui si ferma la lista delle tue speranze lecite.
      E comincia la serie interminabile dei tuoi doveri sterili.

      Dovrai essere irreprensibile, per la semplice ragione che non si può fare altro. Essere irreprensibile ti porterà solo ad essere irreprensibile, non sarà motivo di orgoglio e tanto meno di voluttà.



      Non è possibile enumerare tutti i tuoi doveri, perchè non esiste attimo della tua vita che non sia dominato da uno di essi. Anche quando sarai chiusa in bagno per dare umile sollievo alla vescica, avrai il dovere di vegliare perchè nessuno possa sentire il canto del tuo ruscello: dovrai quindi tirare la catena in continuazione.



      Ho fatto questo esempio per farti capire una cosa: se perfino la sfera più intima e insignificante della tua esistenza è sottomessa a una regola, figurati quale sarà la vastità degli obblighi che, a maggior ragione, peseranno sui momenti essenziali della tua vita.



      Hai fame? Mangia appena, perchè devi restare magra, non per il piacere di vedere la gente girarsi per strada al tuo passaggio (non lo farà nessuno) ma perchè è vergognoso avere qualche rotondità.



      Hai il dovere di essere bella. Se ci riesci, la tua bellezza non ti darà voluttà alcuna. Gli unici complimenti che eventualmente riceverai proverranno da occidentali, e sappiamo bene quanto essi siano privi di gusto. Se ti ammiri allo specchio, fallo per paura e non per piacere: perchè la tua bellezza ti porterà solo il terrore di perderla. Se sei una bella ragazza, non varrai granchè; se non sei una bella ragazza, varrai meno di niente.



      Hai il dovere di sposarti, preferibilmente prima dei venticinque anni che saranno la tua data di scadenza. Tuo marito non ti darà amore, a meno che non sia matto, e non c'è felicità nell'essere amata da un matto. In ogni caso, che ti ami o meno, non lo vedrai mai. Alle due del mattino un uomo esausto e spesso ubriaco tornerà da te e sprofonderà nel letto coniugale dal quale si alzerà alle sei senza averti detto una parola.



      Hai il dovere di avere dei bambini che tratterai come divinità fino ai tre anni, età in cui, d'un colpo, li caccerai dal paradiso per arruolarli al servizio militare, che durerà dai tre ai diciott'anni e poi dai venticinque fino alla morte. Sei obbligata a mettere al mondo esseri umani che saranno tanto più infelici quanto più profondamente l'idea di felicità si sarà radicata in loro nei primi tre anni di vita.



      Trovi orribile tutto questo? Non sei la prima a pensarlo. Le tue simili lo pensano dal 1960. Come vedi, non è servito a niente. Molte di loro si sono ribellate e anche tu forse ti ribellerai nel solo periodo libero della tua vita, tra i diciotto e i venticinque anni. Ma a venticinque anni ti accorgerai all'improvviso di non essere sposata e proverai vergogna. Abbandonerai l'abbigliamento eccentrico per un tailleur sobrio, calze bianche e scarpe ridicole, sottoporrai la tua splendida capigliatura liscia ad una messa in piega desolante e ti sentirai sollevata se qualcuno – marito o datore di lavoro – ti vorrà.



      Nel caso molto improbabile che tu faccia un matrimonio d'amore, sarai ancora più infelice perchè vedrai tuo marito soffrire. Meglio non amarlo: così riuscirai a rimanere indifferente di fronte al naufragio dei suoi ideali, visto che lui, tuo marito, ne ha ancora. Gli hanno fatto sperare, per esempio, nell'amore di una donna. Si accorgerà presto invece che tu non lo ami. Come potresti amare qualcuno con quell'ingessatura che ti paralizza il cuore? Ti hanno imposto troppi calcoli perchè tu possa amare. Se ami qualcuno è perchè non ti hanno educata bene. I primi giorni di nozze, simulerai ogni genere di cose. Bisogna riconoscere che nessuna donna ha il tuo talento per la simulazione.



      Il tuo dovere è quello di sacrificarti per gli altri. Non credere però che il tuo sacrificio renderà felici coloro ai quali ti dedicherai. Servirà solo a non farli arrossire per te. Non hai nessuna possibilità di essere felice o rendere felice.



      E se in via del tutto eccezionale il tuo destino sfuggirà a una di queste regole, soprattutto non dedurne che hai trionfato: puoi dedurne casomai che ti sbagli. D'altronde te ne accorgerai molto presto, perchè l'illusione della tua vittoria può essere solo momentanea. Non gioire dell'istante: lascia questo errore di calcolo agli occidentali. L'istante non è niente, la tua vita non è niente. Nessun tempo al di sotto dei diecimila anni conta qualcosa.



      Se può consolarti, nessuno ti considera meno intelligente di un uomo. Sei brillante, la cosa è sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che ti trattano tanto bassamente. A pensarci bene, però , è davvero una consolazione? Almeno, se ti ritenessero inferiore, il tuo inferno avrebbe una spiegazione, e potresti uscirne dimostrando, in conformità con i precetti della logica, l'eccellenza del tuo cervello. E invece no: ti sanno uguale, se non superiore. E dunque la tua geenna è assurda, il che vuol dire che non esiste via di fuga.



      Invece ce n'è una. Una sola ma alla quale hai pienamente diritto, a meno che tu non abbia fatto la stupidaggine di convertirti al cristianesimo: hai il diritto di suicidarti. In Giappone è un atto molto onorevole. Non pensare però che l'aldilà sia uno di quei paradisi giocondi descritti da quei simpaticoni degli occidentali. Dall'altra parte non c'è niente di straordinario. In compenso, pensa alla cosa più importante: la tua reputazione postuma. Se ti suicidi, sarà splendente e sarà l'orgoglio dei tuoi parenti. Avrai un posto di riguardo nella tomba di famiglia.: è la speranza più grande che un essere umano possa nutrire.



      Certo, puoi anche non suicidarti. Ma allora, prima o poi, non reggerai e in un modo o nell'altro cadrai nel disonore: ti troverai un amante, o ti metterai a mangiare, o diventerai pigra – tutto può accadere. E' stato notato che gli esseri umani in generale, e le donne in particolare, faticano a vivere a lungo senza cadere in uno di quei piccoli vizi legati al piacere carnale. Se diffidiamo di quest'ultimo non è per puritanesimo: lungi da noi questa ossessione americana.



      A dire la verità, si deve evitare la voluttà perchè favorisce la traspirazione. Non c'è niente di più vergognoso del sudore. Se mangi a quattro palmenti un bel piatto di fettuccine, se ti abbandoni alla rabbia del sesso, se passi l'inverno a dormicchiare vicino al camino, suderai. E nessuno avrà più dubbi sulla tua volgarità.



      Tra il suicidio e la traspirazione, non esitare. Versare il proprio sangue è ammirevole quanto è immondo versare il proprio sudore. Se ti dai la morte, non suderai mai più e la tua angoscia sarà finita per sempre.



      Non credo che il destino del giapponese sia più invidiabile. Anzi, penso proprio il contrario. Se non altro la nipponica ha la possibilità di fuggire all'inferno dell'azienda sposandosi. E non lavorare in una ditta giapponese mi sembra un fine in sé.



      Ma il nipponico maschio, lui, non è un represso. Non viene distrutta in lui, fin dalla più tenera età, qualunque traccia di ideale. Possiede uno dei diritti umani fondamentali: quello di sognare, di sperare. E lo usa. Immagina mondi chimerici in cui è libero e padrone di se stesso.



      La giapponese non ha questa fortuna, se è stata ben educata, come nel caso della maggior parte di loro. E' stata per così dire amputata di questa facoltà essenziale. Ed è il motivo della mia profonda ammirazione per ogni donna nipponica che non si sia suicidata. D'altra parte, restare in vita è un coraggioso atto di resistenza al tempo stesso disinteressato e sublime.



      A questo pensavo contemplando Fubuki.



      Amelie Nothomb

    1. Drachen 6 aprile 2010

      parole semplici, parole buone. quoto.

    1. Drachen 6 aprile 2010

      ma secondo me non sapete leggere. M.Fini non se la prende con i ruoli, ma anzi ne sente nostalgia. M.Fini sottolinea tutti i vantaggi delle donne ma si duole del fatto che, in nome di una presunta rivendicazione femminista, si siano perse quelle caratteristiche intrinseche di compensazione (emotive, non materiali).
      invece di farti bastare gli incipit, leggi tutto l'articolo magari....

    1. Simulacres 6 aprile 2010

      leggera correzione: "...motivo iniziale da cui nacque la sua misoginia che lo condusse alla misantropia...."

    1. Drachen 6 aprile 2010

      esatto. ma se questi parametri di scelta sono legittimi allora (IF-THEN)
      è altrettanto legittimo che noi vi si giudichi per tette, culo e remissività medievale. mi sembra ovvio no?

    1. Drachen 6 aprile 2010

      "maschietti" "pene piccolo".
      eppure quando un uomo considera una donna dalle tette e dal culo passa per un gretto maschilista.
      che fini argomentazioni avete....

    1. Drachen 6 aprile 2010

      "queste donne" quelle di cui la società ha bisogno per stimolare in CONSUMI.
      tu hai semplicemente addossato ai maschi, come è vizio comune, tutte le responsabilità politiche della propria ideologia irrealizzata.
      Voi state sulle barricate da 40 anni, forse non te ne sei accorta.
      I bisogni emotivi sono proprio quelli che mancano all'uomo d'oggi, perché le donne sono per l'appunto robotiche e maschilizzate.
      La tua percezione è completamente ribaltata nella sensibilità maschile.
      Gli uomini non sono delusi dall'indipendenza femminile, ma dalla loro
      freddezza glaciale, dalla loro incostanza nei rapporti, dal loro "consumismo emotivo" che è un po' diverso dal naturale bisogno...

    1. Drachen 6 aprile 2010

      ma questa è una tua arbitraria (ed errata) deduzione.
      Fini non si sta lamentando perché non gliela danno (questa è un'argomentazione di una sterilità disarmante, perché invece di analizzare il contenuto, si accanisce con l'interlocutore come solo chi non ha argomentazioni può fare).
      Quell'articolo lo può scrivere solo una persona matura perchè ha acquisito l'esperienza di tradurre in parole sensazioni che hanno anche i ventenni o i trentenni.
      In molti si sono rivisti in tutto o in parte in quelle parole, e non certo i vecchi....

    1. Simulacres 6 aprile 2010

      Che Schopenhauer fosse misogino è risaputo ma è bene anche ricordare che ebbe, sin dalla prima infanzia, una esistenza tutt'altro che idilliaca con la madre, motivo iniziale da cui nacque la sua misantropia che lo condusse alla misantropia più acuta.

      Ah, Schopenhauer morì a casa sua il 21 settembre 1860 di pleurite. Fu piuttosto la madre grande frequentatrice di "salotti". Ti consiglio una biografia più accorta.


      E comunque, la mia citazione è proprio quella con cui chiude il libretto tragi-burlesco "L'arte di trattare le donne" il che è emblematico e la dice tutta.



      Infine Schopenhauer per le sue "leggerezze" al cospetto della sua grandezza di filosofo, uno dei più grandi di tutti i tempi, ha diritto a tanta di quella indulgenza a cui tutti i misogeni della storia passata e presente non potranno mai aspirare. Saluti.

    1. Tonguessy 6 aprile 2010

      Una volta si prendeva l'LSD per far sembrare strano il mondo, adesso si prende il Prozac per farlo sembrare normale. :)

    1. Eurasia 6 aprile 2010

      Accidenti! Alice per scoprire il mondo alla rovescia dovette entrare in uno specchio, mentre se rinascesse ai giorni nostri le basterebbe affacciarsi alla finestra di un qualunque condominio oppure accendere la tv... «Ma io non voglio andare fra i matti», osservò Alice.
      «Be', non hai altra scelta», disse il Gatto
      «Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta.»
      «Come lo sai che sono matta?» disse Alice.
      «Per forza,» disse il Gatto: «altrimenti non saresti venuta qui.»
      «Quando uso una parola», Humpty Dumpty disse in tono piuttosto sdegnato, «essa significa esattamente quello che voglio – né di più né di meno.»
      «La domanda è», rispose Alice, «se si può fare in modo che le parole abbiano tanti significati diversi?»
      «La domanda è,» replicò Humpty Dumpty, «chi è che comanda? – tutto qui.»

    1. Tonguessy 6 aprile 2010

      Condividere l'altrui pazzia (questo in estrema sintesi è l'andare d'accordo) non è solo una questione maschio-femmina. I tifosi maschi che si incitano a vicenda si trovano bene tra loro, così come coppie impegnate nella catechesi e nel frequentare chiesa e patronato.

      Donna o uomo "normale" cosa significa mai? E' "normale" mettere la foto sul lato destro del comò ed i piatti in certo ordine sullo scolapiatti? La questione della "normalità" è stata affrontata così da H. Bergson.

      Felice comunque che tu abbia trovato una compagna "normale". Sappi che per qualcun altro lei è una insopportabile "fuori di testa". Come me e te, d'altronde.....



      "la normalità è l'unica follia fondata sulla condivisione" Gigi Cortesi
      " Gli uomini sono cosi' necessariamente pazzi che il non essere pazzo equivarrebbe a essere soggetto ad un altro genere di pazzia. " Pascal

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