Diabete dopo il vaccino, alcuni dati su cui riflettere

La vaccinazione anti COVID-19 è consigliata esplicitamente da tutte le società scientifiche che si occupano di diabete; tuttavia, ci sono segnalazioni di insorgenza di diabete dopo il vaccino.
Ad esempio, questo è il link di un articolo apparso su una importante rivista scientifica che riporta il caso di una signora giapponese di 51 anni che ha sviluppato il diabete di tipo 1 ad esordio acuto con chetoacidosi diabetica sei settimane dopo aver ricevuto la prima dose di un vaccino mRNA COVID-19. I test di laboratorio hanno indicato l’esaurimento della secrezione di insulina endogena, un risultato positivo per gli autoanticorpi anti-insulina e un’autoimmunità tiroidea latente.  “La tipizzazione dell’antigene leucocitario umano era omozigote per gli aplotipi DRB1*09:01-DQB1*03:03.” scrivono, inoltre, gli autori, che concludono: “Questo caso suggerisce che la vaccinazione contro il COVID-19 può indurre il diabete di tipo 1 in alcuni individui con predisposizione genetica”.

Nel 2023, a distanza di circa un anno da questa pubblicazione, autori coreani hanno riportato il caso di insorgenza di diabete tipo 1 dopo somministrazione di 4a dose del prodotto Zifivax (Spike ricombinante) in una donna di 39 anni.
Leggendo l’abstract di questo lavoro si apprende che, oltre a quello presentato, ci sono stati altri casi di insorgenza di diabete di tipo 1 dopo inoculazione dei “vaccini” a mRNA. “Ci auguriamo di aumentare la consapevolezza su questa potenziale conseguenza avversa”, scrivono, infatti, i ricercatori che raccomandano “un attento monitoraggio dopo la vaccinazione nei pazienti anche senza una storia medica di diabete”.
“È importante che i medici rimangano vigili per il peggioramento acuto dell’iperglicemia e dell’acidosi” – sottolineano“e raccomandiamo anche un attento monitoraggio dopo la vaccinazione SARS-CoV-2 anche senza un’anamnesi medica di diabete. L’identificazione e il trattamento precoci possono arrestare la progressione della FT1D e prevenire complicanze.”

Al di là di questi casi limite d’insorgenza di diabete di tipo 1 ad esordio acuto in seguito a vaccinazione anti COVID-19, ci sono anche dati che evidenziano il peggioramento della glicemia in persone che avevano già il diabete. Interessante, a tal proposito, la risposta che il dottor Stefano Parini dà a un lettore del Corriere che, nel luglio 2021, aveva segnalato l’aumento della glicemia dopo il vaccino.
Così scriveva il signore cinquantenne: “Sono un 50enne con diabete tipo 2, fortunatamente ben compensato (glicata 6,2). Non so se trattasi di coincidenza ma, i miei 2 profili glicemici fatti dopo il vaccino (prima dose 01 giu, seconda dose 6 lug) hanno mostrato un incremento consistente: 1° profilo :158, 194,147,147. 2° profilo: 159,186,160,194. Prima di questi 2 episodi, le mie glicemie a digiuno si attestavano intorno ai 130, e le postprandiali raramente superavano i 150. Chiedo a voi esperti se questo vaccino (pfizer nello specifico) possa provocare questi episodi per un periodo, spero, temporaneo. Grazie.”
E così aveva risposto il medico: “Effettivamente la vaccinazione per il COVID può determinare nei pazienti diabetici un peggioramento del controllo glicemico e appare ragionevole ritenere che questo accada per la risposta dapprima infiammatoria e poi immunologica indotta dalla vaccinazione stessa”. Il medico poi proseguiva citando un articolo scientifico pubblicato su Diabetes and Metabolic Syndrome che riportava proprio come in tre pazienti con diabete di tipo 2 il controllo glicemico fosse peggiorato dopo la vaccinazione COVID: in un caso i valori della glicemia post vaccinazione avevano mostrato un aumento per 3 giorni e poi erano tornati alla normalità senza ulteriori interventi; nel secondo caso i livelli di glucosio nel sangue erano tornati ai valori precedenti in 15 giorni senza alcun intervento; nel terzo caso, invece, i livelli di glucosio nel sangue erano rimasti elevati per quasi un mese e avevano richiesto un aumento della dose di metformina.

Cercando di approfondire l’argomento mi sono imbattuta in un articolo pubblicato nel 2014 sul Journal of Molecular and Genetic Medicine dal titolo “Revisione del sovraccarico immunitario indotto dai vaccini e delle conseguenti epidemie di diabete di tipo 1 e sindrome metabolica enfasi sulla spiegazione delle recenti accelerazioni del rischio di pre diabete e di altre malattie immunomediate”. In sostanza questa pubblicazione scientifica ampia il raggio del ragionamento ben oltre la questione dei vaccini anti COVID-19 facendo notare che, negli ultimi anni, c’è stata un’epidemia di malattie infiammatorie che è andata di pari passo con la stimolazione immunitaria iatrogena fatta attraverso i vaccini pediatrici. Per la precisione l’autore, J. Barthelow Classen, scrive che “numerose evidenze collegano il sovraccarico immunitario indotto dal vaccino con l’epidemia di diabete di tipo 1” e sottolinea che “i dati più recenti indicano che l’obesità, il diabete di tipo 2 e altri componenti della sindrome metabolica sono altamente associati all’immunizzazione e possono essere manifestazioni del circuito di feedback negativo del sistema immunitario che reagisce al sovraccarico immunitario”

Due anni prima, nel 2012, già un’altra pubblicazione, sempre dello stesso autore, aveva sollevato il velo sul possibile legame tra vaccinazioni pediatriche e diabete di tipo 1, di tipo 2 e sindrome metabolica.
Classen già allora osservava che “esiste un’epidemia nei bambini di sindrome metabolica, obesità, diabete di tipo 2 e altre malattie individuali che costituiscono i componenti della sindrome metabolica” e che “una cattiva alimentazione e un basso esercizio fisico non possono spiegare molti aspetti dell’epidemia, tra cui l’esordio nei bambini di 6 mesi di età”.
Inoltre, nel suo lavoro faceva presente che anche precedentemente erano stati pubblicati “diversi articoli per indicare che le epidemie di diabete/sindrome metabolica di tipo 1 e di tipo 2 nei bambini sono collegate e rappresentano risposte opposte all’infiammazione iatrogena”, infine sottolineava che “diversi filoni di ricerca lo sostengono”.

Dalla lettura dell’abstract di questo studio si possono ricavare subito varie informazioni interessanti:

Esiste una relazione inversa tra lo sviluppo del diabete di tipo 1 e il diabete di tipo 2 e ciò è indicato dai dati provenienti da diverse razze.

Le razze ad alto rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 hanno un rischio ridotto di sviluppare il diabete di tipo 1.

La relazione inversa tra diabete di tipo 1 e diabete/obesità di tipo 2 è dovuta alla produzione di cortisolo. I dati indicano che i soggetti con basse risposte di cortisolo hanno la tendenza a sviluppare il diabete di tipo 1 e altri disturbi autoimmuni a seguito di infiammazione, mentre quelli con elevati livelli di cortisolo/risposte immunosoppressive tendono a sviluppare diabete di tipo 2/sindrome metabolica/obesità che assomiglia allo stato Cushingoide, ma sono risparmiati da disturbi autoimmuni.

Classen in conclusione sottolinea che, sia le epidemie di diabete di tipo 1, che la sindrome metabolica sono correlate ad un aumento delle immunizzazioni e scrive che “esiste un forte meccanismo secondo cui i macrofagi producono l’interleuchina 1, il fattore di necrosi tumorale e l’interleuchina 6, che vengono rilasciati in seguito all’infiammazione, causando la distruzione delle cellule delle isole che secernono insulina e aumentando il rilascio di cortisolo”. A questo punto, la propensione a sviluppare diabete di tipo 1 o diabete di tipo 2/sindrome metabolica dipende dalla propensione al rilascio di cortisolo che è correlata alla razza.

Dunque, secondo questo ricercatore, l’aumento dei casi di diabete di tipo 1 e diabete di tipo 2/sindrome metabolica/obesità non sono altro che risposte opposte a una condizione infiammatoria primaria indotta dall’aumento della pratica vaccinale:
– le razze con elevata attività di cortisolo registreranno un tasso maggiore di diabete di tipo 2
, ma saranno protette dal diabete di tipo 1;
viceversa, le razze con bassa attività di cortisolo registreranno un tasso minore di diabete di tipo 2, ma saranno più esposte al diabete di tipo 1.

Anche i dati pediatrici italiani sono coerenti con questa analisi dei gruppi razziali. QUI uno studio del 2011 che analizza i dati sull’incidenza dell’obesità in diverse province italiane e li confronta con l’incidenza del diabete di tipo 1 nella stessa regione. I risultati hanno mostrato una relazione inversa: le regioni con il più alto tasso di obesità (Campania e Lazio) sono state associate ad un effetto protettivo nei confronti del diabete di tipo 1. Tuttavia, le regioni con i tassi più bassi di obesità erano associate al tasso più alto di diabete di tipo 1.

La domanda, a questo punto, sorge inevitabile: com’è che di questi studi, e di altre autorevoli voci sempre provenienti dal mondo medico-scientifico, non si è minimamente tenuto conto quando, qualche anno dopo, nel nostro Paese sono stati resi obbligatori, per i bambini e i ragazzi da 0 a 16 anni, dieci vaccini per giunta senza il benché minimo controllo di farmacovigilanza attiva?
Sarebbe davvero molto interessante – tanto per cominciare – verificare se, e di quanto, sono aumentati in Italia i casi di diabete a partire dal 2017.
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VB

 

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