DETERMINISMO BRIGATISTA ?

DETERMINISMO BRIGATISTA ?

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.com


Nonostante la gran panoplia d’informazione presente sul Web, raramente si parla di brigatismo, lotta armata ed argomenti correlati.
Alcuni giorni or sono, furono recapitate ad alcuni quotidiani [1] delle lettere contenenti una sorta di “comunicato strategico”, che richiamava ad anni lontani, ed il Ministro dell’Interno Maroni ha recentemente esternato “preoccupazione” per l’evento.

Scorsi rapidamente la notizia, direi superficialmente, troppo superficialmente. Perché?

Poiché la teoria del complottismo ci ha abituati prima alla dietrologia che all’analisi, e dunque frettolosamente si conclude che, ciò che fa comodo al potere, è frutto inequivocabile del potere stesso.Ci sono alcune defaillance in questi sillogismi: uno, ad esempio, riguarda gli shahid che si fanno saltare per colpire le truppe occidentali in Oriente. I quali, inequivocabilmente, esistono. Al prezzo della propria vita.

Non desideriamo entrare nel tourbillon delle opinioni che riguardano il “dopo 9/11”, poiché ci condurrebbe lontano dai nostri intenti, bensì sottolineare che – se qualcuno ritiene Al Qaeda una “succursale” del Pentagono (chi scrive non è fra questi) – quelli che si gettano con l’auto carica d’esplosivo contro i convogli militari sanno di morire, e la motivazione per giungere a tanto deve essere forte, radicata, convincente.

Chi vorrà approfondire le motivazioni del martirio islamico potrà trovare una breve spiegazione in nota[2] , anche se non è questo l’argomento che andremo a trattare: ricordo, quando scrissi il libro su Al Qaeda[3] , che una fonte citava, per il solo Pakistan, una “forza combattente” pronta a morire di circa 135.000 unità, formatasi, negli anni, nelle madrasse pakistane.


Il dato non è assolutamente incoerente, se si considera la popolazione del Paese (all’epoca, circa 150 milioni di persone), il reddito pro capite assai basso, l’alta sperequazione nella distribuzione della ricchezza, la diffusione dell’Islam di matrice wahabita ed il difficile accesso all’istruzione.

Considerate queste ragioni, non è certo azzardato concludere che milioni d’adolescenti pakistani siano “passati” nelle madrasse finanziate dalle varie organizzazioni caritatevoli islamiche, e che una parte di essi abbia maturato la convinzione di diventare martire per la causa.
Altrimenti, non potremmo spiegarci il costante “flusso” d’attentatori suicidi che continua, da anni: in altre parole, il quadro presentato è coerente.

Anche se le modalità d’intervento furono diverse (più per noi occidentali che per i musulmani), dovremmo anche riflettere sulle migliaia di combattenti islamici dapprima presenti in Libano, poi in Bosnia, in Cecenia, quindi in Iraq, Afghanistan, ecc.
Tutto ciò, per dire che le condizioni economiche, le culture tramandate, la presenza d’organizzazioni sul territorio ed altri fattori possono generare frutti come questi. Ovviamente, potremmo dissertare all’infinito sui finanziatori, sui “controllori” di queste operazioni, ma ci condurrebbe lontano perché è dell’Italia che desideriamo parlare, non del terrorismo di matrice islamica.



Maroni, come in altre occasioni, è solito “gettare il sasso nello stagno” per poi ritrarre la mano: attenzione – come nel caso del traffico d’organi – Maroni non è solito “sparare” panzane, poiché quel traffico sui migranti fu acclarato già nel 2004, in un dibattito a “porte chiuse” della Sanità Britannica. Semplicemente, pare dimenticarsi che – un Ministro dell’Interno – non può semplicemente lanciare il sasso nello stagno per poi stare a guardare i cerchi dell’acqua. Un Ministro dell’Interno, che comunica notizie di tale gravità, deve far seguire alle parole gli atti.

Non abbiamo nessuna difficoltà a credere che gli inquirenti stiano indagando su queste “Nuove BR”; ciò che ci ha colpito è un altro aspetto del problema: è “coerente”, con la realtà italiana, una nuova diffusione del fenomeno brigatista?

Per questa ragione abbiamo preferito porre all’attenzione dei lettori la questione pakistana – non per improbabili “saldature” fra i due fenomeni – ma per rendere un parallelismo nell’analisi che andremo ad esporre.

Maroni afferma che esistono delle “Nuove BR”, le quali hanno comunicato d’esser organizzate in nuclei territoriali in alcune città del Nord: ovvio, che qui – per i particolari della vicenda – dovremmo credere sia a Maroni e sia alle Nuove BR. Un po’ troppo.

Siano oppure no organizzate territoriali, armate o sedicenti armate, le nuove organizzazioni combattenti di matrice leninista non ci sembrano affatto, nell’attuale panorama politico ed economico italiano, una bestemmia.

Eppure, dobbiamo premettere che la situazione economica italiana non è certo quella pakistana e nemmeno quella statunitense, con il 15% della popolazione sotto la soglia di povertà. Obama gira il mondo con il suo potente Air Force One mentre, a casa, un americano su sei non ha da mangiare.

Questo, perché la soglia di povertà americana è calcolata su degli standard dell’ONU, i quali si basano sul numero di pasti non effettuati durante la settimana: vera fame, mica scherzi. In Italia, invece, la soglia di povertà è fissata in circa 222 euro il mese pro capite, ed è sotto questa soglia il 4,4% delle famiglie italiane[4] .

Anche in Italia s’iniziano ad osservare persone che cercano cibo nei cassonetti alla chiusura dei mercati rionali, però la struttura della società italiana è molto diversa da quella americana, laddove la famiglia d’appartenenza è spesso un vago ricordo.

Tutti sappiamo che la vera rete di protezione contro la povertà, in Italia, non è lo Stato bensì la famiglia: sotto questo aspetto, siamo più simili al Pakistan (forti legami familiari e di clan, appartenenza religiosa, ecc, per semplificare molto) che agli USA.

Negli USA, spesso, vivere negli slum è quasi sempre sinonimo di piccola delinquenza, che si consuma in aggressioni a scopo di rapina, spesso individuali, mentre non esistono “germi” di rivolta collettiva. Almeno, ad oggi, e fatti salvi alcuni sporadici casi del passato come Oklahoma City, i quali furono ben delimitati nel tempo e non ebbero seguito.



In Italia, invece, la tradizione alla costituzione di società segrete e/o armate è radicata nella nostra cultura: iniziò nel Risorgimento, prosegui durante il Fascismo, si materializzò nella guerra partigiana, fu ripresa dalle BR (ed altri) negli anni ’70. E’ nel nostro DNA, come del resto la “squadraccia”, ossia il gruppo che s’oppone militarmente sul territorio all’organizzazione politico/militare di stampo marxista-leninista.

Riflettiamo che, ciò che avviene, prende forma in un diverso palcoscenico, ma con un retroterra culturale – una serie di “copioni”, verrebbe da dire – ben sedimentato nello scorrere delle generazioni.

E’ dunque fantapolitica immaginare che, fra pochi anni, avremo nuovamente a che fare con formazioni combattenti sul territorio, strutturate in piccoli gruppi, come avvenne in passato? Io non credo proprio, poiché le condizioni – o ci sono già oggi – oppure stanno maturando.

Cerchiamo di scorrerle, ad una ad una.

Una peculiarità scaturita dalla legge elettorale – la “Calderol Porcata” – è stata la sparizione dei partiti dell’estrema sinistra: un fatto inusuale nel panorama europeo, quando sia in Francia e sia in Germania – indipendenti oppure aggregati a formazioni socialdemocratiche – esistono gruppi comunisti, trotzkisti, ecc, i quali – pensiamo alla “Linke” tedesca – “pesano” nel panorama politico.
Non entriamo nel merito di quella “sparizione”, della fiducia sottratta loro in primis proprio dal loro elettorato tradizionale, poiché ci condurrebbe lontano: certifichiamo soltanto che, in Italia, 2-3 milioni di potenziali elettori non hanno più rappresentanza politica parlamentare (la presenza nelle Amministrazioni Locali sta scemando, e presto sparirà del tutto).

Chi è questa gente?

E’ in gran parte un elettorato che si sente tradito proprio dai leader come Bertinotti o Di Liberto, e che sta rapidamente perdendo interesse per i vari Vendola, Ferrero & compagnia cantante, poiché non riesce a capire – viste le forche caudine della soglia elettorale – il motivo che preclude la loro assimilazione in una sola forza politica. Risultato: è inutile essere un comunista “democratico”, perché tanto non esiste nessuna organizzazione che mi permetta d’esser rappresentato dove conta (o dovrebbe contare) ossia in Parlamento. Credetemi: così ragionano in tanti. E, i “tanti”, cominciano ad essere milioni di persone.



In questo panorama, iniziano a scaturire i frutti della cosiddetta “oramai passata” crisi economica: sarà pur vero che l’economia finanziaria “sta guarendo” (almeno, così raccontano…), ma sul fronte dell’economia reale – l’unica che c’interessa per questa analisi – i segnali sono disastrosi.

La vicenda Olivetti-Getronics-Bull-Eutelia-Noicom-Edisontel, tutti confluiti in Agile s.r.l. (ora Gruppo Omega), è una storia di quelle che fanno tremare i polsi: 9.000 persone che rischiano, nei prossimi mesi, di non avere più nessuna fonte di reddito! Ed è solo una delle tante.
In passato, queste crisi di ristrutturazione erano risolte con la cassa integrazione, la mobilità “lunga” verso la pensione e l’assunzione da parte del settore pubblico per i più giovani: ma, di crisi di ristrutturazione si trattava, crisi cicliche del capitalismo. Oggi?

La situazione internazionale ci vede poco attrezzati per competere nel panorama globalizzato: anni nei quali la ricerca ha languito (incredibile lo scarsissimo interesse per il settore energetico innovativo), la dismissione del patrimonio produttivo pubblico, più la completa deriva di una nazione oramai priva di una classe politica, stanno mostrando i frutti.

Per la classe politica non ci sono scusanti: alcune delle aziende sopra citate, oramai inviate al “Miglio Verde” dell’estinzione, solo vent’anni fa competevano con IBM sui mercati internazionali. La débacle è totale, e lo afferma persino Confindustria, pur cercando d’edulcorare la pillola mediante comunicati spruzzati di rosa shocking.

La responsabilità, ovviamente, non è da addebitare ai lavoratori, agli italiani in genere, ma al connubio fra la classe politica con i boiardi di Stato. Ma passiamo oltre.

E’ ancora possibile, in questo scenario, garantire tutti?

Qualcosa è possibile fare, ma è oramai evidente che il destino degli italiani, nel prossimo futuro, sarà quello d’ulteriori abbassamenti del reddito, privazioni di diritti, precarietà, difficoltà economiche e sociali di vario tipo e natura.
Questo perché, mediante le varie riforme pensionistiche, lo Stato ha fatto cassa per fronteggiare la perdita di posti di lavoro e di competitività sui mercati internazionali, ma le recenti dichiarazioni di Tremonti – nessun inasprimento del regime previdenziale – testimoniano che il sacco è giunto al fondo e che non si può andare oltre.

Anche sul fronte della precarietà del lavoro è difficile pensare a qualche “innovazione”, poiché solo più di schiavitù si tratterebbe.
In altre parole: siamo al capolinea.



In questo immaginario “capolinea” – freddo e buio, come nella tradizione letteraria e cinematografica – s’incontra un ceto politico ed imprenditoriale che non è assolutamente disposto a cedere privilegi e prebende che loro appaiono – nel confronto internazionale – pienamente giustificate. Dall’altra parte della via, moltitudini sempre più povere.

Organizzate? No, perché ha ceduto l’altro “pilastro” dell’organizzazione sociale del lavoro, ossia il sindacato. Trasformati, rigenerati in centri servizi, i caporioni della Triplice attendono posti e prebende dalla Casta politica, nient’altro. Rigorosamente divisi per false appartenenze, CISL ed UIL guardano verso la cosiddetta destra, la CGIL verso la cosiddetta sinistra.

Risultato: rivolta spontanea? No, sbagliato.



L’italiano medio è un suddito, non un cittadino e non si ribella: inveisce e blatera, bestemmia e minaccia, poi rientra nei ranghi e cerca carità.

La struttura della società italiana – proprio per i legami familiari, la “disponibilità” delle organizzazioni mafiose, le associazioni “caritatevoli” del potere ecclesiastico – consente, al prezzo di una graduale ma continua riduzione dei redditi, dei diritti e della propria dignità, di sopravvivere. Questo è lo “stellone” italiano: quello che consentirà a vostro figlio di campare con meno cose di voi, di sopravvivere, affogando la propria vita nell’insipienza di un vivere schiavo.

Tutto ciò, però, vale per grandi numeri, per vaste aggregazioni sociali, ma dimentichiamo un aspetto: la varianza, la differenza, che s’esprime in forma grafica con la campana di Gauss.

La società italiana non mette a ferro e fuoco le periferie come in Francia e non arresta completamente il Paese come gli scioperi in Germania, bensì comunica il suo malessere con le proprie modalità storiche, con i suoi tradizionali mezzi di rivolta: il brigantaggio, le organizzazioni segrete, ecc. Perché?

Poiché, a fronte di una vasta maggioranza che accetterà il tozzo di pane della carità – e di una minoranza che fuggirà nel dolore psicologico fino alle nevrosi, alle droghe, ecc – un’altra minoranza si ribellerà. Come? Con i mezzi della propria tradizione culturale, sedimentati nelle generazioni e via via riportati alla luce e rinvigoriti dalle circostanze.

Perché nacquero le organizzazioni combattenti di sinistra, negli anni ’70? Prima, dobbiamo porre attenzione sul quando nacquero.
Se la spontanea rivolta internazionale partì all’incirca fra il 1967 ed il 1970, le Brigate Rosse (di qui in avanti, useremo il termine in modo omnicomprensivo, per tutte le organizzazioni terroristiche di sinistra dell’epoca) iniziarono ad affermarsi dopo il 1975, e toccarono forse l’apice nel 1978, con il sequestro Moro.

Non perdiamoci in dietrologie sulle singole vicende: non è questo l’argomento.

Il “successo” delle Brigate Rosse iniziò proprio quando il grande movimento di quegli anni iniziò a barcollare, per giungere, nel 1980, all’acclarata sconfitta del movimento operaio, la famosa “marcia dei 40.000” quadri e funzionari FIAT di Torino[5] . Passò sotto le mie finestre.

Dove trasse energie, proseliti, “numeri” la lotta armata?

Per capirlo, dobbiamo fare un passo indietro e cercare di quantificare – con approssimazione – la consistenza dei movimenti di quegli anni.
Le generazioni che furono coinvolte nei rivolgimenti sociali dell’epoca furono all’incirca una decina, ed una generazione dell’epoca superava le 500.000 unità. Fonti (dell’epoca) quantificarono in circa un milione i giovani che fecero parte del Movimento Studentesco, della Sinistra extraparlamentare e d’alcuni partiti che avevano piccole rappresentanze parlamentari: come si può notare – sia pure a grandi linee – il dato è coerente.

I brigatisti condannati per reati di terrorismo, invece, non superarono le 6.000 unità, le quali comprendevano anche i cosiddetti “fiancheggiatori”, ossia chi semplicemente ospitò un terrorista, lo curò, lo aiutò, ecc. E’ da notare che queste persone furono la gran maggioranza, mentre i “gruppi di fuoco” furono sempre molto esigui, qualche centinaio di persone al massimo.

Da una moltitudine che urlava contro il potere, a far sparare le armi – in definitiva – furono poche centinaia, eppure il sangue versato fu tanto. Perché?

Poiché l’organizzazione terrorista gioca d’anticipo, non ha finalità di proselitismo alla luce del sole e su larga scala: la sua “lotta politica” sono le uccisioni stesse.

Sulle modalità di reclutamento c’è parecchia letteratura, e si ricava che i reclutatori avvicinavano persone che militavano nei gruppi extraparlamentari per indicazione di qualche “fiancheggiatore”, intavolavano vaghi discorsi ed osservavano la reazione del soggetto. Se c’erano elementi per loro positivi, veniva nuovamente avvicinato con argomenti sempre più espliciti: solo quando c’era oramai la certezza dell’adesione, l’organizzazione si “scopriva”.

Non è qui importante analizzare come andò a finire, perché qualsiasi società segreta o gruppo armato clandestino viene distrutto mediante la delazione: nemmeno il brigantaggio si sottrasse a questo principio, e la lotta partigiana ebbe successo soltanto perché avvenne in un quadro bellico, dove i vincitori erano al loro fianco.

Ciò che è invece interessante notare è che, per molti versi, la disillusione, lo sconforto italiano di questi anni – pur con importantissime differenze – è un sentimento che assomiglia molto all’atmosfera di “sconfitta” del movimento di quegli anni.



Si potrà dissertare all’infinito sulle differenze storiche, ma la percezione di sconfitta – al tempo una “rivoluzione mancata”, oggi la sensazione che il Paese non è più in grado di trovare “anticorpi” per risollevarsi – ha molti punti di contatto.
Ovviamente, senza avere le informazioni che certamente Maroni ha, non siamo in grado d’andar oltre ma – analizzando le dinamiche sociali – non crediamo proprio che il Ministro dell’Interno abbia desiderato creare del “polverone mediatico”, tanto meno che sia tutta una “bufala”.

I prodromi ci sono tutti.

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.com

Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/11/determinismo-brigatista.html

24.11.2009

[1] Fonte: http://iltempo.ilsole24ore.com/politica/2009/11/16/1094095-maroni_rischio_terrorismo.shtml

[2] Vedi http://www.arabcomint.com/ilmartirio%20nell'islam.htm
[3] Carlo Bertani – Al Qaeda. Chi è, da dove viene, dove va – Malatempora – Roma – 2004.

[4] Fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200910articoli/48049girata.asp

[5] Vedi: http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=89

Articolo liberamente riproducibile nella sua integrità, ovvia la citazione della fonte.

Commenti (28)

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    1. CarloBertani 25 novembre 2009

      Vedi, Vic, dovresti chiederti quanti leggeranno questo articolo od altri similari, miei o d'altri autori, che evidenziano il "cambio di marcia" dovuto alla débacle dello stato nazionale. Quanti? Diecimila? Facciamo centomila? Il problema è che altri milioni d'italiani continueranno a reagire nel solito modo, ossia identificando quella "cosa" che sta a Roma come il "nemico" da battere. Barnard s'è sgolato per cercare di spiegarlo. Il problema è che, a fronte di un'avanguardia che non incide per nulla nel panorama politico, centinaia di grancasse di regime percuotono altri tamburi: questi sono quelli che ascoltano, presunti brigatisti compresi, altrimenti non sarebbero così fessi da meditare d'abbattere quella "cosa" a pistolettate. Non scambiare un'analisi sociologica della società italiana con gli scenari internazionali, che hanno differenti "respiri". Leggo sempre con gran gioia i tuoi "dialoghi": sei un semplice amante del teatro od un professionista? Ciao. Carlo Bertani

    1. cris79 25 novembre 2009

      Il giornalista Francesco Guzzardi del Giornale è l'autore del messaggio delle BR con la stella a cinque punte pieno di minacce assortite. . Lo ha ricevuto, pubblicato, denunciato. Tutto da solo.
      Alla Digos è stata sufficiente la prova calligrafica per scoprirlo.
      un genio :D
      sono questi nuovi brigatisti?!

    1. vic 25 novembre 2009

      Butto giu' qualche puntino di riflessione, sorto li' per li'.

      La protezione sociale basata sulla famiglia e' una tradizione molto radicata negli Asiatici, ed in generale dei contadini di tutto il mondo. C'era un impero sudamericano, quello incaico, dove la tradizione della famiglia aveva una struttura molto interessante: piramidale decimale. Alla base la famiglia, piu' su 10 famiglie, piu' su 100 famiglie, ecc. Ad ogni livello c'era un responsabile, l'equivalente di un governatore. La protezione sociale era data dagli impegni reciproci basati in quantita' di lavoro. Se la mia famiglia aiuta la tua ad edificare la casa, la tua mi deve un'uguale quantita' di lavoro in futuro. Non mi pare ci fosse l'idea di interesse, ma potrei sbagliarmi. A livello di sussistenza, in caso di carestia dovuta al clima ostile, erano previsti numerosi depositi di grano sparsi un po' ovunque su un territorio non certo facile. Erano di proprieta' "statale" ed era lo stato a decidere quanto grano distribuire e quando. Pare che la gente non fosse ricca, ma nemmeno morisse di fame. Ne morirono molti di piu' a seguito delle colonizzazioni, le quali oltre a molti virus e bacilli, indrodussero pure l'avvilente statuto di schiavo da lavoro.

      Sulla faccenda che negli USA non siano capaci di fare una rivoluzione, ci andrei molto cauto, per i seguenti motivi.
      E' un continente-nazione nato da una rivoluzione seguita da una sequela di guerre civili. Qualcosa nel sangue gli sara' pur rimasto.
      L'informazione non di regime la' e' abbastanza in buona salute, tant'e' che arriva fin qua.
      Gli stessi Stati dell'Unione su temi puntuali cominciano ad alzar la voce: su questo e su quello non siamo d'accordo. Cominciano a trapelare idee minoritarie di mollare l'Unione se dovesse continuare il dictat da Washington. Potrebbero essere sussulti insignificanti, come potrebbero essere segnali premonitori. Uno Stato ha legislativo ed esecutivo, quindi certe esternazioni sono frutto di un dibattito, non piovono dal cielo ne' sono frutto del piede sinistro di un governatore alzatosi male. L'avvento del comunicativamente abile Obama ha un po' messo il velo su questo sobbollire. Non e' detto che ne risentiremo parlare alla prossima imposizione di "dittatura in caso di catastrofe", gia' ben stabilita nella legge federale, grazie al lungimirante Bush Jr., consilgiato da molti Senior.

      Devo dire che da' un po' fastidio il vedere giornalisti vispi come Bertani insistere ad indossare gli occhiali del passato. Non sarebbe meglio rendersi conto che si stanno demolendo gli stati-nazione a beneficio di una combriccola di multinazionali? L'ultimo stato-nazione dalla pelle democratica, il piu' duro da demolire sono proprio gli USA. Gli stati dell'UE hanno gia' mollato armi e bagagli negli hotel di Bruxelles, passando da Lisbona.

      Brigatisti, destra e sinistra, appartengono al passato. Il futuro, a mio modesto avviso, estrapolandolo dal presente, parla di globalisti, localisti e mettiamoci pure degli intermedi (localisti intercomunicanti). La democrazia? Se ce la faranno, resteranno due gatti (certamente non italiani) a difenderla, per ricordo verso i posteri.

      Entrino entrino, a visitare la riserva degli Hopi democratici. Prego prego, fotografino fotografino.

    1. ranxerox 25 novembre 2009

      A mio parere il senso è: siamo messi meglio o peggio di trent'anni fa? Da qui ognuno tragga le sue conclusioni.

    1. radisol 25 novembre 2009

      Il cosiddetto "nuovo PCI" è a dir poco patetico nel linguaggio e nella megalomania ma non c'entra nulla col lottarmatismo ..... e comunque stiamo parlando di qualche decina di persone, sparse tra il Lazio, la Toscana e la Lombardia ......

      Mi sembra invece che Bertani ponga ben altro problema ... quello secondo cui stanno per essere presenti, se già non lo sono adesso ... e forse ancora di più che negli anni settanta .... le condizioni per un diffuso lottarmatismo di sinistra .....

      E su questo sono del tutto d'accordo ed addirittura mi stupisco che finora in Italia sia successo in questo senso ben poco .....

      Quello su cui non sono d'accordo con Bertani è sulla impostazione clandestina e marxista-leninista ( quindi, per intenderci, in stile classico BR) che potrebbe assumere questo nuovo lottarmatismo ... io invece vedo più praticabile e realistica una impostazione, come sta avvenendo ad esempio in Grecia, di tipo anarchicheggiante e "stradarolo" .....

      Ma, al di là di questo, condivido pienamente l'analisi di Bertani ..... soprattutto l'assenza oggettiva di rappresentanza parlamentare ed anche solo sociale dei ceti più "disperati" ( a cominciare dai giovani precari o disoccupati) va fatalmente in quella direzione ...

    1. dana74 25 novembre 2009

      MA BERTANI INTERPRETALO TE QUESTO VOLANTINO:
      Non l'ha scritto Maroni, il problema è che questi tizi sono in mezzo ai movimenti, come quello no tav che già sono criminalizzati di suo, DIAMOGLI ANCHE UNA SCUSA per arrestare anche chi non c'entra niente no?
      Se questa non è complicità con il sistema non sò come chiamarla.
      Come si dimostrerebbe a queste ronde comuniste che non si appartiene a nessun partito perciò non sono manco fascita e quindi chiederei l'assoluzione dal plotone di esecuzione?
      Fanno un processo?

      http://www.nuovopci.it/voce/comunicati/com2009/com.09.11.23.html

      Comunicato CP 26/09 - 23 novembre 2009

      [Scaricate il testo del comunicato in formato Word]

      Imporre ad ogni costo e con ogni mezzo alle Autorità e ai padroni i provvedimenti urgenti indispensabili per far fronte agli effetti più gravi della crisi!

      Creare le condizioni per instaurare un governo d’emergenza costituito dalle Organizzazioni Operaie e dalle Organizzazioni Popolari!

      Stroncare sul nascere ogni prova di fascismo! Eliminare dai quartieri popolari i focolai dell’infezione fascista e razzista!

      La banda Berlusconi si sta sfasciando. La Corte Pontificia non ha più fiducia in essa. La Confindustria e gli altri centri della borghesia italiana sono delusi dalla sua incapacità di iniziativa in campo economico. I suoi sostenitori esteri (i gruppi imperialisti USA ed UE e i gruppi sionisti) attraversano un momento difficile e hanno altro da fare che occuparsi dell’Italia. Di conseguenza si dissolve il coacervo di gruppi e di personaggi che Berlusconi aveva messo insieme quando, da autorevole capo delle Organizzazioni Criminali, all’inizio degli anni ’90 aveva dovuto scendere direttamente in politica per salvare il salvabile dal fallimento dell’operazione che fin lì aveva messo in opera con Craxi.

      Ora di fronte allo sfascio della banda Berlusconi, gli avventurieri puri cercano di salvare le fortune personali che hanno accumulato servendo Berlusconi. I politici alla Bossi, Fini e Casini, cercano soluzioni per continuare la loro carriera politica nella Repubblica Pontificia anche dopo il naufragio della banda Berlusconi con cui si sono affermati. La situazione non precipita più rapidamente principalmente perché la classe dominante non ha ancora un’alternativa. Non a caso in questo quadro si moltiplicano le prove di fascismo: individui e gruppi di avventurieri criminali, al modo di quello che fecero Mussolini e Hitler decenni fa, cercano di dimostrare alla borghesia più reazionaria che sono capaci di impiegare su larga scala in campo politico metodi criminali e di mobilitare su questa base una parte importante delle masse popolari sconvolte dalla crisi generale del sistema capitalista.

      Questa è a grandi linee la situazione politica nella classe dominante. In questo contesto emerge con più evidenza alla luce del sole il marcio che è la caratteristica costante di ogni regime di sfruttamento e di oppressione, ma che la classe dominante quando le cose le vanno meglio nasconde sotto un manto ipocrita di perbenismo e di moralismo. Alcuni sprovveduti, succubi ideologicamente della sinistra borghese, reagiscono indignati alla smentita delle loro illusioni nella democrazia borghese, gridano allo scandalo e invocano vendetta e punizione contro i protagonisti dello scandalo. Ma è una reazione sciocca, da innamorati delusi. Da gente che aveva riposto la sua fiducia nella Repubblica Pontificia, come se fino a pochi anni fa fosse stata una vera democrazia per le masse popolari, una democrazia ora rovinata dalla crisi. Appunto una reazione da persone succubi ideologicamente della sinistra borghese che non vede altro mondo che quello della borghesia. Come Bertinotti, vorrebbero “che anche i ricchi piangano”. Ma chi non aspira ad altro, prima o poi farà la fine di Bertinotti!

      Noi comunisti non nutrivamo alcuna fiducia né ci facevamo alcuna illusione sulla Repubblica Pontificia e sui suoi amministratori, anche quando riuscivano ancora a nascondere le loro peggiori turpitudini. Oggi che non ci riescono più e che lo spettacolo osceno provoca su larga scala l’indignazione delle masse popolari, il nostro compito è trasformare anche l’indignazione in una forza politica capace di fondare una nuova società.

      La crisi mostra quanto la borghesia imperialista è debole. Dimostra che non è più capace di dirigere la società. Siamo finalmente alla fine della Repubblica Pontificia. Le forze di cui già disponiamo dobbiamo usarle nel modo più efficace di cui siamo capaci

      - per mobilitare le masse popolari a imporre da subito alle Autorità e ai padroni i provvedimenti più urgenti necessari a far fronte agli effetti più gravi della crisi economica e ambientale,

      - per creare le condizioni necessarie a costituire un governo d’emergenza di Blocco Popolare,

      - per stroncare sul nascere ogni prova di fascismo.

      La borghesia è oramai troppo debole per governare. Le masse popolari devono diventare abbastanza forti da prendere in mano esse stesse il governo della società. L’organizzazione fa la forza delle masse popolari. Mobilitare le masse popolari perché si organizzino è il compito di noi comunisti.

      Nessuna azienda deve essere chiusa!

      Nessun lavoratore deve essere licenziato!

      Ad ogni azienda quanto occorre per funzionare!

      A ogni adulto un lavoro dignitoso!

      A ogni individuo condizioni di vita dignitose!

      Queste cinque parole d’ordine devono essere attuate a ogni costo in ogni circostanza. Passano davanti a ogni altra considerazione. Niente che contrasta con queste cinque parole d’ordine è legittimo. Anche se contrarie alle leggi esistenti, cioè illegali, le azioni per attuare queste cinque parole d’ordine sono legittime: sono le leggi che sono sbagliate, antipopolari.

      Queste cinque parole d’ordine riassumono le relazioni che devono essere alla base di un ordine pubblico che può stare in piedi, di una società che può vivere e progredire, di una società in cui c’è un posto dignitoso per ogni individuo disposto a fare la sua parte. Riassumono le condizioni indispensabili dell’ordine pubblico e della sicurezza per le masse popolari, nonché le condizioni della salute fisica e mentale di ogni individuo, sono la base di ogni morale giusta.

      Dove queste cinque parole d’ordine non sono messe in pratica, l’ordine pubblico è solo la maschera che copre e giustifica l’oppressione, lo sfruttamento, la disperazione e l’abbrutimento della massa della popolazione. È una maschera ipocrita che salvaguarda gli interessi e i privilegi dei ricchi, della Chiesa e della borghesia.

      Certamente queste cinque parole d’ordine comportano misure contronatura per i ricchi, per i borghesi, per il clero. Sono contrarie alla concezione del mondo che loro ci hanno istillato, tanto che ci sembra naturale. Come fa a vivere un’azienda che non fa profitti? Come fa a vivere un’azienda che non vende?

      Un lettore dei nostri Comunicati ci ha scritto:

      “... Le proposte di dare lavoro a tutti si scontrano non solo contro chi delocalizza rapinando le risorse del nostro paese, ma anche contro realtà inoppugnabili in una società di mercato. Il lavoro non si crea con una bacchetta magica e spendere col debito pubblico, per mettere sulle spalle delle nuove generazioni un peso insopportabile non è opera di vera giustizia e di vera solidarietà. ....”

      Nel suo messaggio il nostro lettore dice una cosa molto giusta: “Le proposte di dare lavoro a tutti si scontrano ... con realtà inoppugnabili in una società di mercato”.

      È per questo che bisogna abolire la società di mercato e togliere le aziende ai capitalisti, a quelli che delocalizzano e a quelli che producono per fare soldi, cioè a tutti i capitalisti.

      La società di mercato è nata nel corso della storia: l’hanno creata gli uomini. Non è eterna: ha avuto un inizio e avrà anche una fine. Per secoli il mercato, la produzione mercantile, è stato una forma di produzione utile allo sviluppo della civiltà umana, in confronto allo schiavismo, alla servitù della gleba, alla economia patriarcale. Per questo si è imposta in tutto il mondo. Per sua natura essa implicava lavoratori autonomi, liberi da rapporti di dipendenza personale dallo schiavista, dal prete, dal feudatario o dalla famiglia. Comportava la libertà del lavoratore di decidere cosa produrre. Stava a lui tener conto, con la sua intelligenza, le sue conoscenze e le sue relazioni, delle condizioni locali e sociali e delle sue capacità. Grazie alla produzione mercantile gli uomini hanno migliorato la produttività del loro lavoro. Si sono liberati dalla dipendenza dai prodotti locali. Producendo per il mercato, gli uomini hanno imparato a rapportarsi agli altri: ai loro gusti e ai loro bisogni. Insomma la produzione mercantile è stata un fattore potente di liberazione, di sviluppo di relazioni sociali, di conoscenza, di civiltà: ha portato la specie umana a distinguersi ancora più dalle altre specie animali, a sviluppare le proprie conoscenze e forze produttive e a emanciparsi dal resto della natura. Oggi gli uomini possono essere liberi come non lo sono mai stati.

      Nella produzione mercantile è nato il denaro. Il denaro è nato come merce universale: la merce che ognuno accetta in cambio della merce particolare che lui vende. Dal denaro come mezzo di scambio si sono sviluppate le altre funzioni del denaro: come moneta di conto, come riserva di valore e tesoro, come mezzo di pagamento, come capitale.

      I capitalisti del passato, fin dal loro sorgere, hanno diffuso ed esteso la produzione mercantile, hanno fatto opera di progresso civile, materiale e spirituale. Essi usavano il denaro come capitale: con il denaro che avevano comperavano, facevano produrre per vendere e ottenere una quantità di denaro maggiore di quella da cui erano partiti. Questo sistema economico aveva enormi vantaggi su quelli precedenti, li ha soppiantati e ha contribuito allo sviluppo della civiltà umana. Beninteso era un’umanità che viveva col ferro e col fuoco ed è col ferro e col fuoco che i capitalisti l’hanno governata. Ma il bilancio era positivo, il risultato era il progresso. Questo corso delle cose è durato grosso modo fino alla fine del secolo XIX. È solo da allora che il capitalismo, la produzione mercantile e il sistema monetario sono diventati una catena e una costrizione.

      Ora la produzione mercantile, il sistema monetario, il sistema finanziario che il capitalismo ha sviluppato da esso e la produzione capitalista non sono più utili all’umanità. Sono anzi diventati una costrizione che porta un miliardo di uomini e donne alla fame, uccidono più uomini di qualsiasi guerra, condannano centinaia di milioni di uomini alla disoccupazione, alla precarietà, all’abbrutimento materiale e spirituale, producono e alimentano il saccheggio e la devastazione senza limiti del pianeta. Quindi bisogna abolirli.

      Quelli che li difendono, come il Vaticano e la sua corte di prelati (non parliamo di milioni di credenti che invece ne subiscono le conseguenze come tutti gli altri lavoratori), lo fanno per i loro interessi e privilegi e per la mentalità tradizionalista propria di chi è incrostato alla difesa dei propri interessi e privilegi, come per lo stesso motivo nel lontano passato hanno difeso il modo di produzione feudale, hanno lanciato anatemi contro chi lo combatteva, hanno fatto bruciare chi lo denunciava e hanno mobilitato i fedeli per eliminarli.

      Ora bisogna abolire anche il debito pubblico e privato: così togliamo ogni peso dalle spalle delle nuove generazioni e di quelle attuali.

      È possibile abolire mercato, denaro, produzione capitalista e debiti? Certamente. Basta togliere le aziende ai capitalisti e decidere che sono istituzioni pubbliche come in una certa misura già lo sono state le scuole, gli ospedali, gli enti senza scopo di lucro, gli istituti di ricerca, ecc. Che lo scopo delle aziende non è più fare soldi per i loro padroni, ma produrre beni e servizi per la popolazione. Creare una autorità pubblica che sulla base di un piano economico assegna a ogni azienda compiti di produzione definiti e le risorse necessarie per adempierli. Assegnare a ogni individuo una quota parte dei beni e servizi prodotti. I beni e i servizi che per ragionevoli motivi non conviene lasciare alla libera disponibilità dei singoli individui, basta distribuirli a prezzi amministrati secondo criteri ragionevoli, tramite società di distribuzione (supermercati, cooperative, ecc.) in cambio di una moneta di credito che viene assegnata a ogni individuo in quantità definita (ogni individuo, nell’ambito del credito assegnatogli, potrà così decidere quali beni o servizi acquistare).

      Insomma si tratta di attuare, con opportuni provvedimenti particolari e concreti, le seguenti sei misure:

      1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa).

      2. Distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi.

      3. Assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato).

      4. Eliminare attività e produzioni inutili e dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti.

      5. Avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione.

      6. Stabilire relazioni di collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.

      Queste sei misure costituiscono quindi la base e la condizione indispensabili dell’ordine pubblico e della sicurezza per le masse popolari, della salute fisica e mentale di ogni individuo. Queste misure sono possibili e semplici da attuare per un governo che lo voglia veramente fare. Certo i capitalisti, il clero e il resto della classe dominante diranno che esse sono contro natura: effettivamente sono contro la loro natura. Ma sono quello di cui le masse popolari hanno bisogno per iniziare un processo di rinascita e di progresso.

      È possibile attuarle? Certo che è possibile. Già oggi milioni di persone fanno cose importanti e impegnative, cioè lavorano non per ammucchiare soldi, ma per fare qualcosa di utile, di bello e di buono. Sono quella parte più generosa e onesta, la parte più avanzata delle masse popolari del nostro paese a cui ci appelliamo. Bisogna che questi milioni si organizzino, si uniscano e prendano in mano la società intera. Bisogna che prendano il potere togliendolo ai ricchi, ai capitalisti, al clero e ai loro agenti. Milioni di persone, gli operai in primo luogo, non hanno nulla da perdere e tutto da guadagnare abolendo il mercato e il debito e togliendo ai capitalisti la proprietà delle aziende. Si assoceranno all’impresa man mano che vedranno che è possibile, che una forza organizzata è decisa ad attuarla e capace di farlo. Via via la gran parte della popolazione se non tutta si assocerà ad essi. Sarà un’umanità superiore a quella attuale, che a sua volta si è sviluppata fino al livello attuale nel corso dei secoli partendo dallo stato quasi animale di decine di migliaia di anni fa. Il disastro ecologico causato dal modo di produzione capitalista e dal corso delle cose proprio della sua natura, obbliga l’umanità a prendere la strada che noi indichiamo, pena la devastazione del pianeta fino a renderlo inabitabile. Dalla barbarie cui ci ha portato il capitalismo, o si va al socialismo o si va alla distruzione dell’umanità. Quindi l’umanità seguirà la strada che noi apriamo lottando con determinazione e coraggio contro chi a spada tratta e con ferocia e astuzia difende l’attuale ordinamento sociale per egoismo e per la mentalità arretrata e gretta che accompagna l’egoismo morale.

      Molte cose sembrano impossibili, fino a quando non le si è fatte. Molte cose non osiamo farle non perché siano impossibili, ma ci sembrano impossibili perché non osiamo farle. È la mentalità conservatrice che il Vaticano e la sua Chiesa e i ricchi alimentano, diffondono e impongono.

      Per i lavoratori organizzati è del tutto possibile attuare questo programma. Ci sono le forze produttive e le conoscenze necessarie per attuarlo. Oggi gli uomini possono produrre cibo quanto necessario a una popolazione ben più numerosa dell’attuale. Il sole ogni anno fa evaporare acqua dai mari e possiamo quindi disporre sulla terraferma di acqua dolce nella quantità necessaria per una popolazione ben più numerosa dell’attuale. Possiamo produrre case, vestiario e ogni altro ben di dio per tutti. È il sistema di produzione e di distribuzione capitalista e il sistema di relazioni sociali connesso che lo impediscono.

      Certo, sono cose che nessun individuo può fare da solo nel momento in cui lui ha capito che sono la soluzione necessaria dei mali presenti. Non si tratta della buona volontà di alcuni individui: si tratta di instaurare un nuovo sistema sociale. Ogni individuo che capisce che questo è possibile e giusto, per attuarlo deve unirsi agli altri che pure ne sono convinti e che sono decisi ad attuarlo.

      Da subito quanto più siamo organizzati e decisi, tanto più possiamo imporre alle Autorità di adottare i provvedimenti indispensabili per far fronte subito alla conseguenze più gravi della crisi del loro sistema di relazioni sociali. Oggi al mondo esiste una quantità enorme di denaro. Tra contanti, conti bancari e titoli finanziari, il denaro ammonta almeno a 50 volte il Prodotto Lordo mondiale di un anno e le banche e le istituzioni finanziarie ne possono creare ancora in quantità illimitate. I governi dei maggiori paesi vi possono attingere in misura praticamente illimitata e infatti per gli scopi che ritengono necessari non manca mai loro il denaro. Non ci sono quindi limiti finanziari alla azioni che sono costretti a fare. Ma si tratta di un castello di carte, per sua natura instabile, perché dipende dal comportamento dei capitalisti e dei ricchi. Usare denaro per soddisfare le necessità delle masse popolari è quanto di più innaturale si possa imporre a un capitalista e a gente educata alla loro scuola.

      Quindi anche se con le buone o con le cattive riusciamo a imporre che attuino quanto necessario, le Autorità attuali cercheranno di fare il meno possibile, ritorneranno indietro appena possibile, ricorreranno a ogni mezzo per impedire che imponiamo loro di compiere azioni così contrarie alla loro natura. Ricorreranno a ogni espediente per dividere i lavoratori e metterli gli uni contro gli altri. È quello che già fanno.

      Per questo non basta rivendicare dai padroni questo o quello: occorre costituire un governo d’emergenza formato dalle Organizzazioni Operaie e dalle Organizzazioni Popolari, un governo fatto da persone che vogliono attuare le aspirazioni delle masse popolari, un governo costituito e sostenuto dalle organizzazioni che vogliono impiegare le forze produttive e le conoscenze per soddisfare i bisogni delle masse popolari: un Governo di Blocco Popolare.

      Quanto più siamo decisi a costituire un simile governo, tanto più da subito avremo la forza per imporci ai padroni e alle loro Autorità e costringerli ad attuare da subito i provvedimenti più urgenti.

      La borghesia più reazionaria e criminale è consapevole della situazione. Per evitare che le masse popolari imbocchino su grande scala la strada che noi indichiamo, anche nel nostro paese è alla ricerca di un gruppo e di un movimento politico capace di adottare su larga scala in campo politico, all’interno e all’estero, i metodi criminali usati a suo tempo da Mussolini e da Hitler e di mobilitare su questa base una parte importante delle masse popolari. I gruppi e i personaggi che aspirano a ripetere le loro gesta criminali, stanno facendo le loro prove. Per questo anche nel nostro paese dilaga lo squadrismo fascista e razzista.

      Stroncare sul nascere ogni prova di fascismo, prima che i fascisti facciano troppi danni!

      10, 100, 1000 ronde popolari antifasciste e antirazziste!

      I fascisti sono marionette e mercenari delle classi dominanti. Sono criminali o aspiranti criminali. Adottano mezzi criminali per imporre gli interessi delle classi dominanti. Fanno leva sulla disperazione e sull’abbrutimento imposti dalla borghesia e dal Vaticano, per distogliere l’ira e la lotta dei lavoratori dal sistema capitalista responsabile della crisi economica e della crisi ambientale. Usano la crisi del capitalismo per mobilitare lavoratori contro lavoratori e per mobilitare le masse popolari del nostro paese contro quelle di altri paesi. Nel nostro paese li abbiamo già visti all’opera nel ventennio e nelle “stragi di Stato” degli anni ’70 e abbiamo visto quanti danni hanno fatto. Non permetteremo che ricomincino.

      Bene hanno fatto quelli che domenica 11 ottobre hanno reso inutilizzabile Casa Pound a Pistoia!

      Così bisogna fare tempestivamente, ovunque viene aperto un focolaio di infezione fascista!

      Non farlo ogni volta che se ne ha la forza, non raccogliere le forze per farlo sarebbe complicità con i criminali e con gli spiranti criminali!

      Nello stesso tempo bisogna moltiplicare i pronunciamenti, le dichiarazioni e le manifestazioni di condanna dello squadrismo fascista e razzista, della connivenza con esso, della passività, rassegnazione e omissione di azione contro di esso!

      Bisogna promuovere solidarietà con i compagni arrestati, denunciati, perseguitati per attività antifascista e antirazzista!

      Bisogna promuovere e fare sottoscrizioni a favore dei compagni colpiti, delle loro famiglie, delle loro organizzazioni e per le spese legali!

      Bisogna incalzare i sinceri democratici che hanno una qualche autorità e una qualche influenza sociale, perché si oppongano concretamente e apertamente alle prove di fascismo!

      Bisogna denunciare e smascherare in ogni modo le Autorità (uomini politici, magistrati, questori, prefetti, comandanti dei CC, ecc.) che non applicano le leggi che in Italia vietano ogni agibilità ai fascisti!

      Bisogna incalzare in ogni modo gli uomini politici che si dichiarano democratici, perché si oppongano alle prove di fascismo e smettano di riabilitare i crimini fascisti del passato!

      Bisogna incalzare in ogni modo i magistrati che si dichiarano democratici, perché facciano il loro dovere e applichino le leggi che vietano ogni agibilità ai fascisti!

      Bisogna incalzare in ogni modo i poliziotti e i carabinieri che si dichiarano democratici, perché facciano il loro dovere contro i fascisti!

      Ogni Comitato di Partito è impegnato a tradurre queste direttive nel particolare della sua zona d’attività e nel concreto delle condizioni in cui lavora.

      La lotta contro lo squadrismo fascista e razzista è parte integrante della nostra lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

      Le misure per impedire gli effetti più disastrosi della crisi generale del capitalismo e l’instaurazione di un governo di Blocco Popolare che le attui, aprono la via all’instaurazione del socialismo e rafforzano la lotta antimperialista in ogni angolo del mondo!

      Per questo lotta il nuovo Partito comunista italiano!

      Per questa lotta il nuovo PCI chiede il concorso e il contributo della parte più generosa e onesta, della parte più avanzata delle masse popolari del nostro paese!

      Compagni, operai, proletari, donne, immigrati e giovani: arruolatevi nel (nuovo)Partito comunista italiano!

      Partecipate alla campagna di organizzazione del Partito!

      Costituite clandestinamente in ogni azienda, in ogni zona e in ogni organizzazione di massa un Comitato di Partito!

    1. Duffy 25 novembre 2009

      solo per complottisti doc

      istruzioni per ottenere un attentatore suicida

      creare una cellula terroristica in un paese straniero, come ?
      SOLDI : coi soldi finanzio l'addestramento, le armi, la logistica, la campagna "pubblicitaria"

      esempio : Mussolini pagato dall'MI-5 ?

      una volta creato questo gruppo armato come faccio a ottenere un attentatore suicida ?

      versione poco complottista : ricatti, soldi
      versione molto complottara 2.0 daje sotto de brutto con la conspiracy :
      - progetti MK-Ultra / Monarch
      - psicofarmaci
      - svariate forme di lavaggi del cervello

    1. PIEROROLLA 25 novembre 2009

      HUGO CHAVEZ RACCONTA LA VERITA'

      http://www.youtube.com/watch?v=11jnWGfZTN0

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