DESTRA E SINISTRA

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DI TRUMAN BURBANK

Comedonchisciotte.org

Destra e sinistra non sono simmetriche, né sono l’una lo specchio dell’altra.

Molti dicono oggi che non ha più senso fare distinzione tra destra e sinistra, che esse sono due categorie ormai logore[1]. Eppure i due termini sono ancora usati abbondantemente nel linguaggio comune. Evidentemente molte persone li trovano utili.

Sicuramente la distinzione è utile a sostenere il teatrino della politica italiana. Ma ci sono anche elementi concettuali, che qui vorrei individuare.

In troppe analisi che ho visto si tende a prendere inizialmente una posizione e ad omologare tutti gli aspetti negativi della controparte, senza analizzare i dettagli. Altro errore (o bias) che mi sembra di vedere frequentemente è quello di considerare ineliminabili i difetti della controparte e marginali i propri. Per quanto la mia formazione sia di sinistra, qui vorrei tentare di analizzare le due parti con la stessa attenzione al dettaglio.

La prospettiva è prevalentemente italiana, ma i concetti sono abbastanza generali.

Quando si parla di destra e sinistra conviene almeno distinguere: le masse popolari, le élite, le tradizioni storiche, le pratiche attuali. (Cioè distinguere le tradizioni storiche dalle pratiche attuali, a loro volta differenziate tra masse ed élites).

Destra e sinistra come categorie storiche

La contrapposizione destra- sinistra ha sicuramente senso per individuare le radici di fenomeni storici, politici e sociali.

All’origine della differenziazione c’è la distinzione tra conservatori e progressisti, la quale oggi è uno degli aspetti meno importanti. Inizialmente la sinistra si identificava con gli innovatori, i progressisti, e la destra con i conservatori.

Ciò ha delle comunanze con la concezione di Bobbio, per il quale la distinzione principale tra destra e sinistra è in base alla visione delle differenze sociali: per la destra le differenze sociali sono ineliminabili.

La sinistra può essere vista come la parte attiva delle due, quella che cerca di ridistribuire il potere, mentre la destra tende a mantenere gli assetti esistenti, eventualmente in modo gattopardesco e trotzkista se necessario. Tramite apparenti sconvolgimenti si fa in modo che il potere resti sempre nelle stesse mani. Possono essere necessarie delle continue rivoluzioni virtuali per mantenere il potere sempre nelle stesse mani.

Insomma la destra non è necessariamente conservatrice, ma vuole conservare il proprio potere, e la distinzione tra conservatori e progressisti si può anche capovolgere. Caratteristico in questo senso Berlusconi il quale citava “il nuovo che avanza”.

In questa visione la destra ha qualche analogia con ciò che diceva Negri riguardo all’impero, che è definito dalle moltitudini che si oppongono (Negri individua l’asimmetria tra destra e sinistra, ma tende a giustificare l’Impero).

Io aggiungerei almeno che la sinistra privilegia lo studio delle idee, l’ideologia, mentre la destra di solito preferisce un approccio basato su gruppi d’interesse, potere e persone che li rappresentano (in altre parole forze in campo, alleanze, schieramenti). A ciò corrisponde di solito l’individualismo della destra e il classismo della sinistra.

L’approccio della sinistra mi sembra più potente, più capace di produrre cambiamenti sociali.

Nel patrimonio storico della sinistra si ritrova l’internazionalismo della sinistra di origine socialista, l’attenzione all’ambiente dei verdi, la visione libertaria degli anarchici.

Ma la sinistra è anche ricchezza collettiva che nasce dalla collaborazione, dal migliore sfruttamento delle risorse umane, dallo giocare in modo più vicino all’ottimale quell’eterno gioco a somma non zero che è la politica. La sinistra per me è ricchezza derivante dalla ricerca di interessi comuni invece che particolari, l’abbondanza che nasce dal migliore sfruttamento possibile delle risorse umane e materiali.

Chiaramente nel patrimonio culturale della destra c’è “legge ed ordine”[2], il nazionalismo, (o semplicemente il localismo), una tendenza al razzismo. (Qualcuno qui aggiunge Dio, patria, famiglia, il che equivale sostanzialmente a vedere la destra come conservazione, perdendo gli aspetti innovatori della destra).

Di solito nella destra c’è maggior attenzione alla coerenza, al rispetto della bandiera. In mancanza di ideali e carenza di ideologie, appare corretto colui che mantiene gli impegni presi, chi fa ciò che gli altri si aspettano da lui. La destra presta più attenzione al valore dell’individuo, mentre la sinistra guarda più all’armonia dell’organizzazione collettiva.

La cultura

In molti casi pratici l’elaborazione culturale della destra italiana resta ad un livello molto basso, anche quando le idee sono giuste. Forse perché le teorie di destra vengono elaborate in una cerchia ristretta, o forse perché l’elaborazione di destra è proprio poco interessante.

Ekkehart Krippendorf dice che l’arte del dominio è facile. Secondo lui, L’arte di non essere governati ha invece bisogno di infinita fantasia per una continua reinvenzione.

Fuori dall’Italia l’elaborazione ideologica di destra certamente esiste (ad esempio Spengler e Schmitt in Germania), mentre la destra italiana mi appare un po’ stracciona, lumpen.

Va però ricordato che ci sono cicli storici che favoriscono l’una o l’altra parte.

Dopo decenni di egemonia culturale della sinistra il timone sta oggi tornando a destra. La disgregazione del tessuto sociale favorisce la destra ed inoltre la sinistra sembra aver perso la capacità di interpretare la realtà e fornire una sua visione ed una sua strategia.

La legge

Il mondo in realtà non è giusto ed i comportamenti basati sulla giustizia solitamente non funzionano. Da questa ingiustizia percepita nasce l’aspirazione ad un mondo migliore, più sensato.

Alla base delle scelte di molte persone di sinistra c’è una sete di giustizia, una voglia di un possibile mondo migliore. Non è solo una scelta irrazionale, ma un bisogno a volte vitale, la ricerca di un senso alla propria vita.

Che poi la ricerca di un senso è ancora una volta la voglia di fare economia mentale, la voglia di avere regole semplici.

Come già notato, la legge di destra appare più legata alla polizia che alla magistratura, essa cioè cerca l’ordine più che la legge. E anche qui c’è una voglia di organizzare in modo semplice la propria visione del mondo.

Le differenze tra destra e sinistra spesso hanno a che vedere con la dicotomia legittimità / legalità.

“Il potere legittimo è un potere il cui titolo è giusto, un potere legale è un potere di cui è giusto l’esercizio.”

“La legittimità [è] la prospettiva da cui si pone di solito il titolare del potere; la legalità [...] la prospettiva da cui si pone di solito il suddito.” (Bobbio)

Appare netta, almeno in questo periodo, una preferenza della destra per la legittimità (che spesso viene fatta coincidere con i risultati elettorali) ed una preferenza della sinistra per la legalità. In una fase di ideologie decotte il nuovo corso della sinistra potrebbe risiedere nella legalità.

I media

La destra ha sempre avuto un buon rapporto con i mass-media. Il fascismo fece scuola con le sue tecniche di propaganda, che poi erano un uso dei media finalizzato a consolidare e potenziare l’ideologia fascista.

Anche il nazismo aveva tecniche analoghe.

In tempi recenti, Berlusconi è diventato potente anche grazie all’uso delle TV e dei giornali, spesso in modo sinergico. Oltre a questo, Alemanno sembra aver usato i social network (con successo) per sostenere la sua candidatura a sindaco di Roma.

In confronto, la sinistra appare molto più impacciata. Forse perché la sinistra è più legata a media diversi, principalmente i libri e la musica (ricordare i cantautori) ed inoltre telefono, SMS ed internet tra i nuovi media.

Destra e sinistra oggi

Tentiamo ora di vedere come in pratica si esplicano oggi destra e sinistra nei gruppi sociali, il che può essere ben diverso dalle origini dei concetti di destra e sinistra. Oggi c’è più rappresentazione che ideologia. Lo scontro avviene nel grande circo mediatico più che nei luoghi di produzione materiale.

La sinistra deve lavorare, o almeno far finta di lavorare, per i perdenti: i poveri, gli anziani, gli sfruttati, gli handicappati …

I politici di sinistra parlano di temi come stato sociale, classe operaia, diversità (sessuale, razziale, di età, …). Spesso difendono lo statalismo rispetto alla libera iniziativa privata, anche se il centro-sinistra italiano da una ventina di anni è passato al liberismo economico.

Sull’altro versante la destra è convinta che la regola principale sia il “do ut des” e quindi tende ad addossare ai perdenti la colpa della loro miseria, allo stesso tempo considerando “anime belle” quelli della sinistra: delle persone fuori dal mondo, che si rosolano in ideali vacui, un po’ commedianti, che vorrebbero apparire diversi dalla destra (vorrebbero essere moralmente superiori) ma alla fine, negli aspetti sostanziali si comportano come la destra. In questo senso le persone di destra si sentono (e probabilmente sono realmente) più genuine: fanno ciò che fanno per interesse personale, non si aspettano che i loro rappresentanti agiscano per ideali, ma che almeno rappresentino correttamente dei gruppi di interesse.

Le élite e le masse (la commedia dell’arte)

Vale la pena di distinguere destra e sinistra dal punto di vista delle élite e da quello delle masse. Mentre dal punto di vista delle élite del potere le differenze sono minime, esse però recitano per pubblici (target) diversi.

Un punto di vista analogo è quello dei consulenti politico-elettorali. Per gli spin doctors destra e sinistra sono semplicemente due compagnie teatrali (o meglio un singola compagnia con due facce) che recitano la loro parte, rivolte ad un pubblico in cui hanno individuato il proprio target, allo scopo di vendere la propria merce: programmi elettorali, facce di candidati, illusioni varie.

Per valutare l’efficacia della recita ci sono alcuni indicatori di performance, tra i quali il principale è l’affluenza degli elettori alle urne. In subordine contano i risultati del partito.

Del resto, quando si valuta uno spettacolo si guarda prima il complesso, poi i singoli attori o gruppi di attori.

Nella pratica la classe politica di sinistra non è molto diversa da quella di destra.

In occasione di uno scandalo riguardante il centro sinistra, la destra si affannava a dichiarare: “Vedete che siete uguali a noi!”, non rendendosi conto che proprio questa scusa non richiesta, evidenziava la differenza, insieme alla vergogna di chi era preso in castagna.

Ma la classe politica di sinistra non reagiva, convinta che la destra dicesse la verità.

Invece la recita è sempre un po’ realizzativa[3] e la differenza c’è, per quanto poggi più sulla base elettorale che non sulla élite. Forse, più correttamente, la differenza sta sostanzialmente nella rappresentazione. (Che rispecchia però una reale socialità dell’umanità).

Gli aspetti comuni

Tra destra e sinistra ci sono più aspetti comuni di quanto si potrebbe pensare a prima vista.

“Ogni chiesa ripete se stessa, stabilendo che i valori dell’ortodossia, che poi non sono altro che i valori della ripetizione, valgano più di quei motivi creativi di cui la storia non ha mai cessato di alimentarsi. Meglio i chierici dei pensatori, meglio i peccatori degli eretici: i chierici sono devoti, i peccatori si possono perdonare, e poi il carattere gregario dei primi e il senso di colpa dei secondi lavora senza bisogno di coercizione esterna.” (Umberto Galimberti, Controtranfert, in Idee: il catalogo è questo).

“Se sei fedele alla linea, pronto ad ingoiare ogni correzione di rotta senza fare una piega, se sei stato attento a curare i rapporti con chi sta sopra, con chi sta sotto e con chi sta di lato, ignorando accuratamente chi sta fuori, allora ti sistemeranno in una posizione sicura.” (Lidia Ravera, Primavera di Micromega 4/2006)

Va evidenziato anche ciò che destra e sinistra hanno in comune: il privilegiare lo schieramento di appartenenza rispetto alla verità, il conformismo che prevale sulla ricerca della conoscenza. Prima si è presa posizione, poi si studiano i fatti.

Ambedue gli schieramenti soddisfano esigenze identitarie della popolazione trascurando lo studio e l’approfondimento, meno utili ad ottenere consenso.

Mai dimenticare che anche la destra ha una base di massa, anche legata a fasce povere, come era il MSI.

Destra o sinistra: l’importante è schierarsi.

Giustamente le persone preferiscono adeguarsi al gruppo, condividere gioie e dolori, più che ragionare con freddezza e con lucidità.

Il freddo ragionamento di solito è individuale, perché va appreso, assimilato, interiorizzato. Un esempio è la difficoltà di apprendere la matematica. Il ragionamento freddo richiede calma e concentrazione.

Il ragionamento costa fatica e dà poca soddisfazione (almeno a breve-medio temine), mentre l’immedesimazione con il gruppo (l’adesione alle sue regole) dà vantaggi subito senza troppa fatica. Nel gruppo si gode e si esprime la propria socialità. Ma ci sono anche altri motivi.

Horror vacui

La paura gioca diversi ruoli nell’appartenenza politica:

  1. nella fase di adesione allo schieramento ha come controparte la paura di affrontare il mondo da soli;
  2. una volta entrati la paura agisce da collante per accettare i rituali e le scelte di gruppo, per evitare il vuoto di una vita privata dalle cerimonie del gruppo;
  3. A volte il vuoto riesce comunque a penetrare lo schermo dei rituali ed emerge prepotente. Allora l’individuo si ritrova ancora una volta solo con se stesso e dubita delle scelte fatte.
  4. c’è chi a volte abbandona il partito, ma continua a farne un perno, dando ad esso la colpa di tutte le sconfitte personali, così come prima ad esso dedicava la propria vita.[4]

I partiti politici riempivano i vuoti della vita con attività sociali. Oggi i mass-media non lasciano più vuoti, o meglio la società dei consumi non lascia più vuoti. Così si è chiuso lo spazio per i partiti politici, almeno quelli tradizionali. Ma Beppe Grillo riemerge tramite internet.

Riti e feticci

Ambedue le parti tendono a celebrare rituali che diano identificazione alle masse dei proseliti.

Un feticcio che la cosiddetta “sinistra” agita da quando è passata al liberismo (all’inizio degli anni ’90) è la “concorrenza”. Si fa finta che esista un mercato regolato dalla concorrenza, la quale tendenzialmente favorisca sempre l’utente finale, il consumatore.

Altro feticcio solitamente agitato dalla sinistra è il debito pubblico.

La sinistra inoltre ha introdotto in Italia il rituale delle elezioni primarie. In questo è più americanista della destra.

La destra tende ad agitare il “pericolo comunista” come feticcio ma non ha più molto effetto. Oggi si spinge di più la paura dello straniero, che sembra funzionare meglio.

A parte questo, la destra a volte tende a spezzare i rituali “politicamente corretti” della sinistra. Qui ancora una volta il realismo della destra mi appare superiore.

Miti propulsori

Molte ideologie sono basate su miti. I miti trasportano contenuti più profondi di quanto si potrebbe pensare. Alla base di molte scelte dell’individuo c’è un mito propulsivo, ma il mito non è esclusivo rispetto alla ragione. E’ un’altra strada, forse sintetica, olistica, ma non necessariamente errata. E il mito mi sembra più vicino al modo di lavorare della mente, ai suoi archetipi. Proprio per questo aspetto primordiale esso è capace di fondare ideologie e spingere gli adepti di tali ideologie.

I miti della sinistra erano il proletariato, la lotta di classe, il comunismo. Ma oggi questi miti sono quasi evaporati. Probabilmente qui risiede buona parte della debolezza della sinistra.

A destra c’è il superuomo, la guerra, la patria (la terra e il sangue). Tra i miti della destra c’è anche l’uomo forte, l’uomo della provvidenza.[5]

Il legame della destra con il mito dell’uomo della provvidenza spiega la sua difficoltà a sostituire i leader. Mentre la sinistra, che è più ideologica, cambia solitamente i leader senza troppe difficoltà, la destra tende a vedere come epocale il cambio di leader e come catastrofe la sua caduta. Con frequenza si cerca il riconoscimento della Chiesa per l’investitura, come avveniva per l’imperatore al tempo del Sacro Romano Impero.

Le due destre

“Né destra né sinistra” è una delle forme della destra, perché non è ideologia, è tattica del contingente.

Il realismo politico privo di una spinta ideale (sia essa il comunismo, l’anarchia, il cristianesimo) mi appare in sostanza pensiero di destra, orientato al contingente. Esso si muove nell’orbita del nichilismo.[6]

Dal reale all’irreale: un viaggio di sola andata?

Il realismo politico dei partiti ha portato alla lunga ad un teatrino dove tutti recitano e nessuno crede più agli altri, ma soprattutto (e questo è l’aspetto più grave) non crede nemmeno a ciò che dice egli stesso.

Quasi

Quasi niente di quello che ci raccontano del mondo è vero, ma quel “quasi” è a volte estremamente significativo. Qui si vede come anche la recita abbia contenuti di realtà.

Per capire l’Italia di oggi bisognerebbe rivisitare, studiare e analizzare l’implosione dell’URSS. Tutti sapevano di recitare e ad un certo punto smisero, quando la paura non riusciva più a trattenere l’irrompere della realtà. E fu una catastrofe.

E così non c’è quasi differenza tra destra e sinistra, ma una piccola differenza potrebbe essere importante. (Qualcosa del genere diceva Roger Zelazny in Una rosa per l’ecclesiaste)[7].

Destra, sinistra e potere

C’è un legame forte fra i tre concetti. La sinistra prospera all’opposizione, mentre la destra tende a sgretolarsi in assenza di potere (come avvenne alla caduta del Fascismo).

D’altro canto, quando la sinistra resta a lungo al potere essa tende a somigliare un po’ troppo alla destra. E ciò riporta alle prime definizioni di destra e sinistra.

Ciò che è oggi importante è che, più che mai è necessaria una forza di sinistra. Una forza che non sia statica, ma sia in perenne innovazione. Per troppo tempo abbiamo lasciato Trotskij alla destra. Sarebbe ora di riprenderselo. (La rivoluzione permanente finora l’ha fatta il capitalismo).

Truman Burbank

Fonte: www.comedonchisciotte.org

26.03.2010


Note

[1] Probabilmente il maggior esponente di questo punto di vista è Costanzo Preve, ad esempio nel saggio “Sinistra e Destra”.

[2] Qui il blogger Uriel fa notare: “Abbiamo sempre saputo che la destra crede che la giustizia stia nella polizia e non nei tribunali, e abbiamo sempre saputo che per la destra l'ordine sia principalmente una questione di decoro.”

[3] “Come hanno dimostrato ampiamente Claude Lefort ed altri la democrazia non è mai semplicemente rappresentativa, nel senso di rappresentare adeguatamente (esprimere) un preesistente insieme di interessi, opinioni, ecc., perché questi interessi ed opinioni si costituiscono solo attraverso tale rappresentazione. In altre parole l’articolazione democratica di un interesse è sempre un po’ realizzativa: attraverso i suoi rappresentanti democratici il popolo stabilisce quali sono i suoi interessi e le sue opinioni.” Slavoj Zizek, L'Oggetto a come limite intrinseco del Capitalismo.

[4] L’apostata. Chi usciva dal PCI diventava un apostata, uno che aveva abiurato una religione e manteneva a vita il marchio dell’appartenenza seguita dall’abbandono. Per la destra un problema analogo non c’è. Qui si rivela l’asimmetria tra destra e sinistra.

[5] In medicina mi ricorda la passione italica per il chirurgo di fama, una passione che sottovaluta l’organizzazione che sta dietro al gran nome.

[6] La politica della contingenza. Quando un partito non ha ideali, ma naviga a vista e si preoccupa solo del contingente, quando parla dei particolari ma non del globale, quando punta sui nomi perchè non ha più bandiere, allora si muove dell'ambito del nichilismo.

Chiaramente il Partito Democratico è un partito di destra.

McSilvan riporta una valutazione analoga su Rekombinant:

"Veltroni è così emozionalmente di destra che mi sono quasi commosso. Quando uno dice che qualcosa non è né di destra né di sinistra significa che sta dicendo qualcosa di destra. E Veltroni insiste nel dire che ciò che dice non è né di destra né di sinistra. Ben venga dunque nell'Italia di centrodestra".

Giancarlo Galan (Casa delle libertà), governatore del Veneto, dopo il lancio al Lingotto di Torino della candidatura di Walter Veltroni come segretario del PD. Da "Il Manifesto" 28-6-2007

[7] Qui (http://www.dooyoo.it/romanzi/zelazny-roger-una-rosa-per-lecclesiaste/502585/) c’è una mia mini-recensione di questo magnifico racconto di Zelazny.

Commenti (28)

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    1. Tonguessy 26 marzo 2010

      Nella mia lavagna non c'è scritto cosa è di destra e cosa è di sinistra (doccia o bagno?) ma una sola cosa: tutto ciò che ridistribuisce ricchezza e potere è di sinistra e non è che sia di sinistra ciò che si autoproclama tale anche senza aderire fattivamente alla ridistribuzione. In tal senso il panorama politico offre solo personaggi di destra. Compreso il "disubbidiente" Casarin che se la prende con i lavoratori dipendenti perchè hanno "troppi privilegi". Al contrario dei padroni, ça va sans dire....

    1. Tonguessy 26 marzo 2010

      "lo spirito della destra è quello chi cerca una via dritta , la via giusta alle cose".

      Invece quelli di sinistra le provano tutte per farle sbagliate, vero?
      Una sola domanda: ma la Gelmini è di destra o di sinistra? Tremonti (quello che saccheggia il TFR e scappa alle domande dei giornalisti) è di destra o di sinistra? Berlusconi che tanto ama il bene comune (purchè sia tutto suo) è di destra o di sinistra?

    1. Erwin 26 marzo 2010

      Giusto

    1. Rossa_primavera 25 marzo 2010

      Dei loro ritmi,plurale,visto che si riferisce a stagioni che e' appunto plòurale.'

    1. Erwin 25 marzo 2010

      Destra è rispetto delle stagioni e dei suoi ritmi.

      Sinistra è un progetto di stagioni da realizzare.

    1. Affus 25 marzo 2010

      secondo me in questo articolo il problema è impostato male,anzi in maniera troppo generica e senza nessun punto certo di riferimento per capire bene la differenza che c'è tra destra e sinistra . Possiamo partire dal termine stesso, dalla parola destra ,per capire che lo spirito della destra è quello chi cerca una via dritta , la via giusta alle cose . La destra cerca il giusto ,piuttosto che l'ugualitarismo populistico e demagogico ...... ma nel fare questo spesso resta fossilizzata nella difesa del rango sociale e della casta ......
      Da questo atteggiamento che è piu spirituale che idelogico, nasce una esigenza di chi è orientato a destra a trovare dei legami etici , quindi a cecare un bene comune su valori etici validi per tutti che sono un entita morale spirituale da tradurre storicamente , il che non è mai semplice . Ecco come si spiega l'amore, allora,, alla legge , alla tradizione , all'autorita , alla famiglia ,solo per stabiire una legge "giusta " in mezzo all'anatrchia della cosiddeala rivoluzione del progresso...... . In questo atteggiamentpo la destra tenta di fossilizzarsi e legarsi col tempo piu al potere e alla difesa della casta che non al desiderio di giustizia che l'ha portata al potere . Cosi essa offre di nuovo il fianco alla rivolta e al cosididetto progresso della sinistra o al populismo ...
      Pian piano l'anelito etico e morale scema per gli interessi legati al potere e la destra soffre di quella stessa giustizia di cui dovrebbe essere la portatrice ... Di questa giustiiza si fa portatrice lo stesso populismo che diventa rivoluzionario e innovativo all'apparenza .
      La destra quindi è legata ad alcuni concetti morali non trattabili che spesso vede nella tradizione tramandati e che spesso confonde con il nazionalismo . Inoltre la destra è legata a un atteggiamento che posssiamo definire autoritario che vede nel termine stesso . La destra non crede che il popolo sia capace di trovare dei valori giusti e non trattabli perche il popolo è sempre manipolabile sia dalle nesessita , sia dall inganno idelolgico dall'elite del potere sia di destra che di sinistra , sia dalla fame o dai suoi istinti imperialistici su popoli piu deboli .
      Quindi essa impone con "la destra" questa giustizia e questi valori non trattabili senza aspettare il voto del popolo casomai ci sarebbe su questi valori ....... Quando la destra ha perso la cognizione dei valori non trattabili che non vanno scelti per alzata di mano o altro da una miniranza o magiornza ( levitico ) , allora la destra non è piu destra , ma massoneria ecumenica , cioe una cosa democraticistica come oggi intenta solo alla difesa del potere e a coservare il quotidiano . Quando ha perso l'anelito alla giustizia e ai valori comuni non trattabili , il potere diventa un banditismo , dove tutto puo essere comprato sia con i voti e sia con i soldi . Il voto decide il potere e i soldi determinano il voto .Anche la delinquena fa parte di questo gioco ........ Ecco che allora appare come progresso o progressimo rivoluzionario la rivolta a questo potere dispotico che di destra ha solo il nome ma che difende spesso non dei valori scaduti e traditi, quindi una casta e degli interessi particolari . La destra non è contro la poprietà privata e i mezzi di produzione privati,pero è per il bene comune ,non è per il furto dello stato con le tasse ma per la difesa della capacita imprenditoriale del singolo finche non prevarichi il bene comune . La destra quindi è per alcuni mezzi necesari da garantire a tutti come la proprieta ,l'istruzione ,l acqua ,l'aria ,la sanita pubblica , la difesa , l energia ,le strade , le cominicazioni ,l 'economia bancaria , contro l'usura , insomma il bene comune , che solo determinati valori possono garantire .

    1. Rossa_primavera 25 marzo 2010

      La questione sulle differenza tra destra e sinistra affonda le sue radici
      nel passato anche remoto,tanto che alcuni storici dell'impero romano
      hanno tentato addirittura una rilettura ab urbe condita di tutta la storia
      capitolina tentando di etichettare i vari personaggi come di destra o di
      sinistra e in alcuni casi,ad esempio Mario e Silla,questo schema interpretativo sembrava funzionare abbastanza bene.Alcuni invece pensano all'opposto che tali categorie siano oggi prive di significato e che non siano piu' le lenti adatte attraverso cui osservare la societa' presente e nemmeno la storia passata.Comunque la si pensi,e' indubbio che una formazione culturale di sinistra e una formazione culturale di destra(alcuni sostengono anche che formazione culturale di destra sia un ossimoro)forgiano gli individui in maniera totalmente diversa e questa diversita' si riflette non solo nelle scelte politiche ma in quasi ogni aspetto della vita,benche' tra le due come giustamente sostiene l'autore del pezzo vi siano anche dei punti di contatto.E' abbastanza innegabile che un uomo di sinistra sia totalmente diverso da un uomo di destra in quasi tutto,anche probabilmente nelle fantasie erotico sessuali.
      Devo dire che ad un primo sguardo gli ideali della sinistra mi appaiono molto piu' nobili di quelli della destra:difendere gli umili,gli oppressi,i poveri,i senza voce,le minoranze sono valori che tutti noi sentiamo nel nostro intimo come molto giusti e che comportano inoltre il sacrificio di battersi per interessi altrui e non per i propri,il che e' sempre molto nobile.In questa fase gli ideali della sinistra combaciano perfettamente con quelli del cristianesimo.Dove il ragionamento della sinistra diventa invece discutibile e si scosta anche dalla dottrina cristiana e' nei mezzi con cui questi ideali di uguaglianza e giustizia sociale vanno perseguiti.La sinistra piu' massimalista,quella di estrazione marxista per intenderci,e' molto machiavellica in questo,il fine giustifica i mezzi.Tutto e' lecito per aiutare gli umili e i poveri,anche la soppressione fisica del ricco capitalista che viene visto come un nemico da abbattere.La sinistra riformista si prefigge invece di diminuire le diseguaglianze reddituali e sociali con il progressivo estendersi di uno stato sociale che aiuti con leggi,sussidi e altro i piu' bisognosi.Il fine e' lo stesso della sinistra massimalista,ma i mezzi con cui raggiungerlo sono molto piu' soft.La destra non ha invece al suo interno queste due anime,perlomeno non le ha in maniera cosi' marcata,risulta dunque sicuramente piu' compatta e meno sfaccettata rispetto alla sinistra,con tutti i vantaggi e gli svantaggi che ne conseguono.L'uomo di destra lotta per se stesso e per difendere i suoi interessi e quelli del suo ceto e in questo e' molto piu' semplice , "genuino"(per citare l'articolista) e meno velleitario rispetto a quello di sinistra,lotta per mantenere le diseguaglianze in suo favore non per annullarle.E la storia finora ci ha insegnato che non esistono societa' in cui le diseguaglianze,di qualunque tipo,siano annullate:ci sara' sempre chi avra' privilegi sugli altri,chi avra' piu' soldi di altri,chi avra' piu' potere di altri.Gli ideali della sinistra appaiono dunque molto piu' nobili ma sicuramente molto piu' irrealizzabili rispetto a quelli della destra,al punto che alcuni li definiscono utopie o chimere.E' meglio lottare per un ideale giusto ma irrealizzabile o per uno meno giusto ma real8izzabile?Anche in questo caso la formazione culturale di sinistra o di destra vgi portera' a due conclusioni differenti.

    1. amelet 25 marzo 2010

      altrettanto interessante potrebbe essere una disamina delle differenze tra il clown bianco e il clown augusto della gloriosa tradizione circense, e sul meccanismo interrativo tra le due maschere, riproposte innumerevoli volte al cinema, da stanllio ed ollio a benigni/troisi, tante per citarne due.
      il problema, tuttavia, o la contraddizione principale, è che entrambi rispondono alla stessa logica, entrambi lavorano per lo stesso impresario, entrambi interpretano la medesima rappresentazione per lo stesso pubblico, qualche volta fingendo di litigare, qualche volta facendosi i dispetti, qualche volta facendo ridere (a me laurel e hardy qualche volta facevano persino piangere).
      lasciamo perdere il nichilismo, il cristianesimo, il comunismo, che erano cose molto più serie. e anche i pagliacci.

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