DECRESCITA E FELICE SOCIALISMO UTOPICO

DECRESCITA E FELICE SOCIALISMO UTOPICO

GUIDO CERONETTI

lastampa.it

Potrei definirlo così, il Pil, lodato quando e dove cresce (non importa il come), deplorato unicamente quando e dovunque non cresca: un fantasma che infesta le menti (dalle più semplici alle meglio fornite di strumenti per dominare). Se la mente se ne libera, e apre le finestre alla verità, il pensiero liberato arriverà a ragionamenti diversi, a conclusioni finora non pensabili. Come questa: che l’idea della Decrescita del Pil è migliore dell’idea fissa, cara a tutti i poteri che ci opprimono - dai governi alle mafie - che la Crescita (del Pil, funesto infestatore) non abbia nessuna alternativa possibile.Ne parlo con Maurizio Pallante, inventore del movimento e della formula alternativa della Decrescita Felice, senza riportare nulla dal suo libro con questo titolo (Edizioni per la decrescita felice, 2005) perché con quest’uomo singolare, romano di nascita, abitante nella zona più verde della provincia astigiana, sessantacinquenne, ho l’occasione di un rapporto di amicizia e di un colloquio diretto.



Voglio ancora osservare, prima di interpellarlo, come in questa formidabile crisi del pensiero, cominciata molto tempo prima di quella della Lehman Brothers, siano presenti molti segni indicati con premonizione in tutte le trattazioni sul significato della Tecnica, di Martin Heidegger: basterebbe a «qualcosa di più alto» allacciare tutti i discorsi obbligatori e facili (talmente facili che li abbiamo imparati a memoria dai giornali) che si fanno dappertutto sull’economia, vista come un soffocante assoluto senza il minimo scrupolo di obbiettività. Ma dove tutto si relativizza, dove tutto è visto come puramente relativo e dissacrabile, ha senso assolutizzare il Pil, le cifre aziendali, le pensioni, le tasse, i conti della spesa, la Crescita di merci che non portano per niente a diminuzioni di infelicità o a più ricchezza nei rapporti umani?

Emendate il linguaggio e avrete trovato una chiave. Liberate la mente da una formica di falso e vi toglierete dallo stomaco il peso di un elefante.



Quel che va dicendo da qualche anno Maurizio Pallante in Italia è molto semplice, e nello stesso tempo implica una rivoluzione del pensiero alla quale aderisce sempre più gente, incredula nelle prediche del Potere legale, sempre più distaccata dalla politica, e una quantità di giovani intelligenti che l’enorme pallone di menzogne sospeso sul mondo allontana da tutto, disperatamente. Sulla copertina dell’Espresso del 2 agosto leggevo «In vacanza con lo Spread»: ed è con questo tipo di attrazioni triviali che si vende svago ai lettori?



In vacanza andateci con Isaac Singer, Georges Simenon, Wells, Dostoevskij, per cui non è necessario ungersi la pelle, e pestate lo Spread sul bagnasciuga, con un disinfettante pronto.



Più formale, Pallante mi spiega così la Decrescita, come la va raccontando nelle sale e nei libri: «Vedi, per capire che cos’è la decrescita e come possa aiutarci a contrastare una crisi che resiste a tutte le misure di politica economica, dobbiamo bene distinguere tra oggetti e servizi che rispondono a un bisogno o soddisfano un desiderio (definibili come beni) e oggetti e servizi che si scambiano con e per il profitto in denaro (definibili come merci). Il Pil e la Crescita non possono considerare altro che le merci e la loro produzione incessante. Merci però non sono beni. La Decrescita, che nessun politico ammetterebbe come un’opportunità felice, non è una diminuzione indiscriminata del Pil, ma selettiva, e totalmente da reimpostare. Introduce elementi di valutazione qualitativa del fare umano e consentirebbe di creare occupazione utile, non distruttiva per l’ambiente. Aprirebbe una fase più evoluta della storia umana...».



A Pallante non è difficile persuadere a me - ecologista dal tempo delle bombe di Bikini - le sue buone ragioni. Ma la tendenza, in Italia e dovunque, è implacabilmente l’altra, che risponde al pensiero unico dominante. A me, ormai vecchio, vien voglia di gettare la spugna. È la boxe di un nano disperato contro un gigantesco bruto!



«Guarda che il cambiamento di rotta, vogliano o no saperne i poteri dominanti, sta diventando sempre più inevitabile. Abbiamo esempi che nessun analista può fingere di ignorare. Crollata l’Unione Sovietica, che comprava a Cuba tutta la produzione di zucchero, la salvezza di Cuba fu l’autoproduzione di beni, per mangiare non per acquistare il superfluo. Accadde lo stesso in Argentina. In Grecia, oggi, si salvano dalla crisi tutti quelli che invece di urlare sulle piazze riscoprono il lavoro delle mani e producono per se stessi i beni corrispondenti ai bisogni. In Italia è già così in parecchi settori di economia silenziosa: la famiglia che autoproduce i beni non conosce disoccupazione. È l’offerta di merci su merci tutte prodotte qua e là nel mondo, a rendere folle l’economia dei potenti. Il profitto perdente sta creando panico e suicidi. Ma il tuo nano disperato ha delle possibilità di sottrarsi ai pugni del bruto, e senza gettare la spugna! Perciò la popolarità dell’idea di decrescita è alta».

Da questo colloquio amichevole emerge «chi per lungo silenzio parea fioco»: le grandi ombre premarxiane dei Thoreau, dei Fourier, dei Saint-Simon, dei Gandhi, della società fabiana, dei Malthus, dei Tolstoij, che tuttora indicano altri cammini, altre vie... E il primo kibbuzismo sionista che cos’è stato? Non ha più nulla da insegnare al mondo? Era un’idea grande, una rivoluzione portatrice di pace...

Il socialismo disprezzato come utopistico da Marx, apostolo della mercificazione e della violenza, risorge anche nelle parole chiarificatrici e nei volti nuovi della Decrescita Felice.



Guido Ceronetti

Fonte: www.lastampa.it

Link: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=10437

19.08.2012

Commenti (41)

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    1. mavin 19 agosto 2012

      prima della spazzolata "cristiana cattolica" del 1500 (circa) nei villagi cerano sempre quelli che con un pochino di olio di origano e qualche mentuccia e salvia (risuscitavano gli ammalati) risolvevano molto senza antibiotici eccc... purtroppo i lobotizzati ormai senza conoscenza ancestrale (non per colpa loro) si sono dimenticati da dove sono venuti e chi sono, per fortuna oggi ci sono ottime librerie e con qualche euro si puo' comperare ottimi libri che ti insegnano "segreti" che segreti non sono per risolvere patologie l'importante non incominciare ad arrendersi e sentirsi solamente consumantori (limitati) a quello che dice la Tv , il calcio e l'iper...

    1. Earth 19 agosto 2012

      Mai visto avatar a differenza tua. Comunque i tuoi ragionamenti collidono, in quanto mi hai risposto boschi di proprieta' parlandomi poi sopra invece delle vallate alpine. La domanda di prima rimane ancora aperta.

    1. Jor-el 19 agosto 2012

      No, tranquillo, niente da dire contro i ricconi che si fanno la villa in campagna. Spero per loro che siano stati abbastanza lungimiranti da munirsi anche di un bel po' di armi e munizioni, perchè a furia di decrescita...

    1. Jor-el 19 agosto 2012

      ... E si riaddormenteranno (e definitivamente) alla prima polmonite senza antibiotici.

    1. misunderestimated 19 agosto 2012

      Bosco di proprietà. Evidentemente non hai esperienza diretta di quello che significhi "fare legna", mi spiace: quello che hai in mente tu sono solo i cattivoni di Avatar che abbattono le foreste plurisecolari di Pandora.

    1. mavin 19 agosto 2012

      forse ti e' sfuggito un piccolo particolare il sistema capitalista o Sio... come lo vuoi chiamare e' letteralmente imploso quello che stiamo vedendo e' solo un tentativo di stare attaccato alla poltrona di chi ha ancora in mano una parvenza di potere.

    1. mavin 19 agosto 2012

      per il momento l'Urbanizzato sia Greco che Portoghese o Spagnolo o di alcune citta' americane (nord) tipo Denver... non credo se la passino bene, vivere tra le mure dei palazzi in Citta' senza poter far nulla se non star a respirare inquinamento o a protestare contro un sistema in agonia o alla frutta non aiuta certamente la materia grigia a cercare una soluzione creativa. Dobbiamo guardare in faccia alla realta' e capire che questo sistema e' imploso sopra i propri desideri e allucinazioni o illusioni.... purtroppo per chi guida il sistema e vuole stare seduto sulla sua poltrona, non conosce altra via di uscita che creare dei conflitti con altre culture e spingere centinaia di migliaia di disperati in guerre senza nessun credo o scopo se non quello di perpetuare il proprio status quo. L'essere Occidentale per 5000 anni ha vissuto di agricoltura, pesca e allevamento e solo negli ultimi 50 anni che ci siamo inabissati in un'illusione a scapito dei piu' deboli ma ben presto molti si sveglieranno da questo torpore allucinogeno e ritorneranno al vecchio buon metodo di vita.

    1. gm 19 agosto 2012

      Parlare di “decrescita” come soluzione dei problemi posti dalla crisi (capitalistica) o è pura follia o è fatto in totale malafede da alcuni furbi sempre pronti a spacciare droga per rincoglionire gli altri pur di ricavarci dei bei soldini loro.
      E’ un discorso che fa molto comodo per incassare soldi dalla vendita di libri sulla “decrescita” o di pannelli solari.
      Ma soprattutto è un discorso che fa comodo al sistema capitalistico che, in questo modo, viene semplicemente risparmiato da ogni critica: “siete disoccupati o precari oppure il vostro salario non vi permette di pagare bollette, tasse e benzina? Andate in campagna e coltivate l’orticello anziché “gridare in piazza” come stanno facendo i greci o gli spagnoli (meno che gli italiani - almeno per il momento - grazie a quegli altri agenti venduti al capitalismo (come i “decrescisti”) che sono gli attuali infami sindacati e partiti vari di ogni connotazione e colore che oramai si preoccupano solo a chiacchiere dei lavoratori pur di salvaguardare i loro miserabili privilegi di sindacalisti e politici servi ).
      Naturalmente se qualche fortunato ha la casetta in campagna e l’orticello per i pomodori, faccia pure … ma non venga a raccontarci stronzate sulla bellezza della “decrescita”!

    1. Earth 19 agosto 2012

      Buono a sapersi, c'era un bosco vicino alla casa dei miei nonni e dicevano che se andavi a tagliare la legna ti multavano, in qualsiasi tipo di bosco.
      Mi rimane solo una perplessita', se nei boschi si puo' tagliare la legna senza problemi, come fanno ad esistere ancora i boschi? Gli avvoltoi del guadagno che aspettano?

    1. Jor-el 19 agosto 2012

      In tutto questo discorso della decrescita felice c'è un'enorme mistificazione. Mi spiego: non c'è niente di male nel ritirarsi in campagna e vivere del lavoro dei campi, tant'è che sto cercando di farlo anch'io :-) . È il volere proporre questa cosa come modello di società. Centinaia di migliaia di persone che abbandonano le città e si mettono a tagliar legname, coltivare a czzo terreni altrui... E le altre centinaia di migliaia che sceglierebbero la nobile vita degli antichi predoni, saccheggiando eincendindo le fattorie dei primi con annessi massacri, stupri ecc ecc ecc. Altro che guerra civile!

    1. misunderestimated 19 agosto 2012

      Bella questa, è illegale tagliare legna da boschi demaniali o da quelli altrui, se un terreno è di proprietà ed è classificato catastalmente come bosco o bosco ceduo, CFS permettendo nessuno vieta il taglio, altrimenti nelle vallate alpine tutti gli abitanti sarebbero da arrestare... Abituarsi alla fatica, invece, quello conviene: a Sarajevo sotto assedio gli alberi dei parchi erano stati tagliati e accatastati sui poggioli dei palazzi, altro che grida manzoniane, voglio vedere se arriva il vigile a fare il verbale quando tutto andrà in malora...

    1. misunderestimated 19 agosto 2012

      C'è chi dal nonno ha ereditato il tugurio e chi invece il posto da ferroviere: negli ultimi 60 anni chi se l'è passata meglio? Vediamo chi sopravviverà, tra l'urbanizzato e l'agricolo...

    1. mavin 19 agosto 2012

      Hai pienamente ragione ci hanno deportato nelle citta' lobotizzato il cervello e fatto diventare consumatori dipendenti, ma questo non vuol dire assolutamente che alcune persone non vogliono ritornare alle origini, per gli altri che si ostinano a voler vivere di TV, Ipermercati, e calcio nessuno puo' farci nulla e' il loro Rechimot ma per gli altri si aprono nuovi scenari sicuramente arricchenti e avventurosi.

    1. peronospora 19 agosto 2012

      noi non siamo come quelli di 60anni fà

    1. mavin 19 agosto 2012

      il futuro e' nella via di mezzo sicuramente un ritorno alle origini di 60 anni fa' sarebbe un aiutino a molte persone ormai robotizzate e addormentate

    1. albsorio 19 agosto 2012

      La decrescita è infelice perchè non è equa, cioè alcuni lavorano altri no questo accentua le diseguaglianze sociali, sarebbe meglio lavorare meno lavorare tutti, ovviamente chi oggi lavora non la vede cosí. Io non sò chi parla di decrescita di cosa vive, certo è che con la casetta in campagna e l'orticello non ci paghi l'IMU, luce, acqua, gas, telefono, auto, bollo, assicurazione etc quindi o hai qualche entrata, pensione, affitti o altra rendita altrimenti sei finito. Per fare un esempio di quante cagate scrivono, provate a partire da zero, cioè tu non hai la casetta in campagna del nonno, hai solo le tue capaci e operose manine... che ci fai per vivere? Altro che perma cultura, certo le risorse/soldi si possono usare in maniere diverse ma bisogna averli. Direi che questa teoria della decrescita serve a convincere i nuovi poveri di quanto sono fortunati, a dirlo però sono i ricchi.

    1. Earth 19 agosto 2012

      Una casa con terreno che ti permette il sostentamento, non costa meno di 200mila euro, poi se ci aggiungiamo i pannelli solari sono altri soldi.
      E' illegale tagliare la legna dei boschi, quindi va comprata.
      La permacultura e' sicuramente ottima da attuare, ma spiegami, dove li trova i soldi il disoccupato che muore di fame con una casa in affitto in citta', per avere tutto il necessario?

    1. Brus 19 agosto 2012

      a volte fate affermazioni ridicole, quali : Marx apostolo della mercificazione e della violenza.
      Come dire vistii massacrifattidal Vaticano nella storia, Cristo era apostolo della Violenza.

    1. misunderestimated 19 agosto 2012

      Forse perché la Grecia è sempre rimasta un paese povero, con la sola industria turistica, e la pesca, resa possibile da migliaia di km di coste? Forse perché in Grecia la densità è di 80 abitanti per km quadrato, mentre in Italia è due volte e mezza tanto? Cominciare a muovere le manine sarebbe già un primo passo, poi se uno preferisce rovistare tra i rifiuti dei ristoranti cittadini in allegra compagnia di nuovi italiani, sfrattati, disoccupati in doppio petto e altra umanità metropolitana, faccia pure. Ma non si azzardi a fare la morale sul comportamento di chi quel pezzo di terra, con un po' di lungimiranza, ce l'ha già e lo fa fruttare. Ma pensa un po', in Itaglia esiste ancora la proprietà privata...

    1. joko 19 agosto 2012

      coltivare un orto è la cosa piú bella ( e sovversiva ) al mondo, ti da una soddisfazione enorme e sai cosa mangi..... cosa vuoi di piú???
      una casa in campagna costa sempre meno di una in cittá perchè è in ultra periferia. tranne forse l'acqua, il riscaldamento te lo fai con la legna e l'elettricitá con i pannelli solari...... e comunque se ti leggi un libro sulla permacultura forse sopravivi anche a qualcosa peggiore dell'imu di monti e di berlusconi e di prodi......
      sempre se hai la voglia e la volontà......

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