COSA PROPONE GRILLO ?

COSA PROPONE GRILLO ?

DI ALESSIO MANNINO

nuovavicenza.it

Analisi del programma a 5 Stelle

Proprio fra ieri e oggi venerdì 27 aprile, Beppe Grillo, mente politica, guida carismatica e megafono del Movimento 5 Stelle, fa tappa nel Vicentino, a Sarego, Rosà e Thiene. Le sue liste civiche corrono in questi Comuni, nonchè a Marano Vicentino, Sandrigo e Villaverla. Era evidentemente a lui che il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si riferiva nel suo discorso del 25 aprile quando ha condannato i «demagoghi» che soffiano sul fuoco della cosiddetta «antipolitica». Grillo, infatti, è contro questa politica per intero, come sistema di partiti e lobby economiche, ed essendo estraneo alla logica destra-sinistra viene attaccato sia da destra sia da sinistra.L’accusa nei confronti del suo movimento che forse coglie maggiormente nel segno è però un’altra: l’indefinitezza del programma ( Programma Movimento ) . Bisogna dire che risale a tre anni fa ed è un work in progress aperto ai partecipanti, tuttavia è il materiale prodotto finora e su cui ci si può fare un’idea abbastanza precisa. Perciò, senza pregiudizi (che ammorbano spesso troppi affrettati giudizi), una disamina dei punti che lo compongono ci sta tutta. Anche perchè fa da testo ispiratore di ciascuna lista locale.

Anzitutto, spiace per i “grillini” in totale buona fede, ma il programma sarà pure stato elaborato coi loro contributi via web, e tuttavia i temi di fondo li decide Beppe coi suoi post quotidiani sul blog . E il collante emotivo e identificativo è fornito dalla sua persona, dalla sua irruenza, dai suoi slogan (con buona pace della “democrazia interna”: a livello di singolo meetup sì, ma l’agenda e l’ultima parola spettano a lui, c’è poco da girarci intorno). Scorrendo i contenuti del programma, sintetico e vivaddio scritto in un italiano comprensibile, le proposte ci sono e la maggior parte di esse sono condivisibili. Ma altre sono francamente ingenue o strampalate. Vediamo le più significative.

Stato e cittadini: via il lodo Alfano, basta Province, fine dei privilegi per la Casta, referendum abrogativi e propositivi senza quorum. Tutto bene. Partecipazione via web dei cittadini ad ogni incontro pubblico: in che senso? Ci si limiterebbe a guardare le sedute dei consigli comunali come già avviene da qualche parte, o i cittadini potranno dire la loro in qualche modo, cosa realisticamente impraticabile? E soprattutto: una volta fatto il repulisti da pregiudicati e collezionisti di poltrone, in cosa sarà migliore l’attuale sistema parlamentarista, se non si cambia la forma-Stato, ufficialmente una democrazia rappresentativa su scala nazionale, di fatto una partitocrazia al servizio degli interessi economico-finanziari sovranazionali? Energia: bene l’adeguamento degli edifici, a partire dalle case private, a standard di consumo sul modello ecologista della Provincia di Bolzano e della Germania, bene gli impianti di auto-generazione, bene le fonti rinnovabili, bene che venga espressamente citato l’autoconsumo. Eppure, senza che questa voglia essere una critica ma semmai uno stimolo, bisognerebbe chiarire una questione fondamentale: si è disposti o no alla rinuncia di certe comodità, di alcuni comfort dati per scontati, pur di ridurre il volume di energia prodotta? Insomma, sì o no ad una decrescita volontaria, per vivere meglio con meno?

Capitolo informazione: ok l’abolizione dell’abominevole legge Gasparri, dell’inutile Ordine dei giornalisti, degli oligopoli editoriali (televisioni e stampa) con lo stop a quote proprietarie superiori del 10% e l’obbligo di azionariato diffuso (public company), tetto del 5% alla raccolta di pubblicità nazionale, divieto di partecipazione in giornali, radio e tv a banche ed enti pubblici. Naturalmente, e come potrebbe essere altrimenti, c’è una forte sensibilità alla promozione dello strumento internet (cittadinanza digitale, accesso mobile generalizzato, tariffe più basse). Domanda: visto che l’orizzonte tracciato da Grillo è quello di un mercato puro, seppur mitigato dalla public company, dove a farla da padrone sarebbe il web, come sostenere l’insostituibile valore della carta stampata ultimo baluardo di riflessione nella video-overdose della comunicazione moderna?

Economia. Qui emergono chiari i limiti del grillismo. Perché va benissimo la class action, auspicabile l’eliminazione della legge Biagi, sottoscrivibile l’appoggio a industria agroalimentare e manifatturiera «con un prevalente mercato interno», d’accordissimo sul favorire le produzioni locali. Ma come le si favoriscono? E una volta cancellata la Biagi, come regolare il mercato del lavoro? E poi: aboliti i monopoli di fatto (ferrovie, Eni, Enel, Telecom, ecc), che facciamo, diamo in pasto servizi essenziali al solito mercato? Con quali regole? Sussidio di disoccupazione: e sia, ma non viene spesa una parola che sia una sul modo in cui superare l’economia capitalistica globale che abbisogna di una riserva permanente di disoccupati infelici per prosperare e inseguire la mitica “crescita”. Sul potere ricattatorio della finanza bancaria su imprese e singoli cittadini, strozzati a vita dalle rate del mutuo e del prestito, non c’è assolutamente nulla. Per non parlare della costruzione a misura di banche che è stata fatta dell’Unione Europea, di cui gli italiani sono sudditi stupidamente europeisti: su questo, nada de nada. Su trasporti, salute e istruzione ci sono luci (incentivazioni mercati locali, blocco di grandi opere come il Tav, promozione dei farmaci al di fuori del circuito delle multinazionali, liste di attesa pubbliche e online, obbligo di insegnamento dell’italiano agli stranieri per la cittadinanza) e ombre (il telelavoro che ci relegherebbe auto-internati a casa, l’ambigua integrazione della scuola con le aziende, l’inglese fin da poppanti, internet al posto dei libri – praticamente le “tre I” berlusconiane).

Il valore positivo del “grillismo” non sta tanto nel singolo punto programmatico, quanto in una doppia funzione obbiettivamente utile: informare e demistificare. Nel suo blog, Beppe ha dato voce a idee, istanze e prospettive realmente controcorrente, alternative, fuori dal binario morto del pensiero dominante. Ha fatto quella che di solito si chiama “contro-informazione”, facendo cadere una goccia sulla pietra giorno dopo giorno, anno dopo anno. D’altra parte, invitando la gente comune a impegnarsi al di fuori dei recinti istituzionalmente e mediaticamente accettati, e abbattendo uno dopo l’altro totem e tabù coi suoi “vaffa” (da ultimo, persino l’euro così come lo conosciamo, persino il moloch del debito, che sembra un’entità divina, un destino trascendentale, e invece è una creazione umana che ovviamente fa comodo a chi è in credito), svolge un’opera liberatoria di rottura. Insufficiente, magari. Ma che sia pericolosa, cripto-fascista, semi-terrorista, come gridano impauriti i vecchi arnesi d’establishment, questo proprio no.

Alessio Mannino

Fonte: www.nuovavicenza.it

Link: http://www.nuovavicenza.it/2012/04/cosa-propone-grillo-analisi-del-programma-a-5-stelle/

27.04.2012

Commenti (90)

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    1. fabiopon 28 aprile 2012

      "non affronta alla radice i veri problemi che stanno distruggendo la nostra economia, non lo si sente parlare di finanza, di banche, o di euro."
      Ma tu non hai MAI letto il suo blog! Parla praticamente solo di quello!

    1. alecale 28 aprile 2012

      prendera tanti voti quanti saranno i leghisti offesi dalla lega .

    1. Onilut 28 aprile 2012

      "[...] non ha aziende né società che necessitano di leggi e appoggi politici per poter rimanere a galla. Perchè i soldi che ha se li è guadagnati per competenza acquisita. Se li merita".



      Prova a cercarti qualcosa su Grillo e Casaleggio associati... altroché...

    1. Iacopo67 28 aprile 2012

      Grillo è un falso oppositore del sistema.

      Dice tante cose giuste, è vero, ma non affronta alla radice i veri problemi che stanno distruggendo la nostra economia, non lo si sente parlare di finanza, di banche, o di euro.

      Grillo ha la funzione di una valvola di sfogo, e secondo me è in combutta con i poteri finanziari. La gente vuole un cambiamento perchè vede che le cose vanno male, e si affida a lui speranzosa, senza rendersi conto di venire distolta dai problemi veri.

      E intanto il tempo passa, senza che si faccia niente di concreto, l'economia continua tragicamente a crollare, e quando neanche Grillo sarà sufficiente a deviare l'attenzione delle masse sempre più insofferenti, salterà fuori un altro finto salvatore servo dei capitalisti a proporre altre finte soluzioni.

      Io sono già stufo ora di grilli e travagli, il gioco si sta facendo pesante.

    1. Zret 28 aprile 2012

      Grillo, sputa... il microchip.

    1. Zret 28 aprile 2012

      Sottoscrivo.

    1. Tao 28 aprile 2012

      Le accaldate dichiarazioni dei politici su Beppe Grillo sono uno spettacolo impagabile, da scompisciarsi. Tutti contro uno, come contro la Lega delle origini. Sono talmente terrorizzati da non notare la ridicolaggine di un’intera classe politica, seduta su 2,5 miliardi di soldi pubblici camuffati da rimborsi, padrona del governo e del Parlamento nonché di tutti gli enti locali, ben protetta da Rai, Mediaset e giornaloni, infiltrata in banche, assicurazioni, aziende pubbliche e private, Tav, Cl, P2, P3, P4, ospedali, università, sindacati, coop bianche e rosse, confindustrie, confquesto e confquello che strilla come un ossesso contro un comico e un gruppo di ragazzi squattrinati, magari ingenui, ma armati solo delle proprie idee e speranze.

      Il presidente della Repubblica che commemora la Liberazione dal nazifascismo lanciando moniti, anzi anatemi contro un comico (“il qualunquista di turno”), è cabaret puro. Dice che “i partiti non hanno alternative”: ma quando mai, forse per lui che entrò in Parlamento nel ’53 senza più uscirne. Tuona contro l’“antipolitica” (e ci mancherebbe pure, vive di politica da 60 anni). Ma non si accorge che nessuno ha mai delegittimato i partiti e la politica quanto lui, che sei mesi fa prese un signore mai eletto da nessuno, lo promosse senatore a vita e capo di un governo con una sola caratteristica: nessun ministro eletto, tutti tecnici più qualche politico travestito da tecnico.

      E non se ne avvedono neppure i giornaloni che dedicano all’ultimo monito pensosi editoriali dal titolo “Il tempo è scaduto”. Se un comico parla del capo dello Stato e lo sbeffeggia, è normale, mentre non s’è mai visto un capo dello Stato che parla di un comico, per giunta neppure candidato, per dirgli quel che deve fare o dire. Napolitano contro Grillo è roba da “Totò contro Maciste”. Ma il meglio, come sempre, lo danno i partiti. Anche una personcina ammodo come Guido Crosetto del fu Pdl riesce a dire che Grillo gli ricorda “il fascismo”, anzi “il razzismo”, anzi “il nazifascismo”, anzi “Goebbels” in persona. Le pazze risate. Grillo dice che, se Napolitano difende i partiti, è “il presidente dei partiti”: logica pura, ma per Bersani è “insulto”. Segue minacciosa diffida per leso monito: “Grillo non si permetta di insultare Napolitano, non si arrischi a dire cosa direbbero i partigiani se tornassero: loro saprebbero cosa dire dell’Uomo Qualunque”. Brrr che paura.

      Livia Turco lacrima in tv perché la gente ce l’ha con i politici e non si capacita del perché. Casini intima a Grillo di “entrare in Parlamento a misurarsi coi problemi concreti” e “smetterla con le chiacchiere”. Perché se no? Forse dimentica che Grillo in Parlamento entrò tre anni fa, per portare le firme di 300 mila cittadini su tre leggi d’iniziativa popolare: ma, siccome prevedevano l’incandidabilità dei pregiudicati, il limite di due legislature per i parlamentari e una legge elettorale democratica al posto del Porcellum, i partiti le imboscarono tutte e tre. Anche perché, con quelle, l’Unione dei Condannati si sarebbe estinta e gli altri partiti quasi. Siccome Dio acceca chi vuole rovinare, i partitocrati seguitano a confondere le cause con gli effetti. Grillo l’hanno creato loro: rifiutando le sue proposte, asserragliandosi a palazzo, barricando porte e finestre, alzando i ponti levatoi per tenere lontani dalla politica i cittadini e rovesciando su di loro pentoloni d’olio, anzi di merda bollente.



      E ora che, al borsino della fiducia, raccolgono tutti insieme il 2%, non trovano di meglio che fare l’ammucchiata: ABC, il Trio Alfanobersanicasini, vanno in giro a braccetto per far numero e volume, annunciando riforme elettorali, leggi sui partiti, tagli alla casta, norme anti-corruzione e misure per la crescita che nessuno farà mai. Più gli elettori si allontanano, più i capi si avvicinano, illudendosi di riempire il vuoto da essi stessi creato. Sfilano al proprio funerale come se il morto fosse un altro.

      Marco Travaglio

      Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

      28.04.2012

    1. massi 28 aprile 2012

      Nell'attuale disastro ci manca solo Grillo...
      Dopo vent'anni con un cialtrone demagogo eccone pronto un altro.
      Dio ce ne scampi e liberi.

    1. Tanita 28 aprile 2012

      Eccezionale. Lucidissimo.

    1. Tao 28 aprile 2012

      Non vi è alcun dubbio che l’irruzione di Beppe Grillo nello scenario della competizione elettorale delle amministrative sia l’unica novità di rilievo di questo asfittico 2012.


      Talmente pericoloso da aver perfino spinto il presidente della Repubblica ad attaccarlo. Se Giorgio Napolitano avesse usato lo stesso ardore nel salvaguardare l’attacco contro le istituzioni repubblicane portato nel cuore dello stato da Bossi/Maroni/Calderoli/Borghezio negli ultimi dieci anni, forse l’Italia si troverebbe oggi in una situazione decisamente migliore. Indimenticabile Calderoli che mostrava in diretta televisiva (il 28 luglio 2011), da Pontida, la placca in cui annunciava lo spostamento dei ministeri a Monza, senza che dal Quirinale arrivasse una immediata replica tinta di sdegno, autorevolezza e indignazione. Arrivò, sì, quattro giorni dopo essere stato sommerso da proteste feisbucchiane. Flebile, fredda, burocratica. Tant'è vero che i leghisti proseguirono ignorandone il contenuto. I cittadini repubblicani aspiravano ad un tono fermo, rigoroso, nel nome del decoro. Che senso ha celebrare il 25 aprile se poi non si combatte con le armi della Legge chi ne infanga la memoria?


      Personalmente penso che Beppe Grillo, in questo specifico momento, sia vincente. E’ per questo che fa paura.


      Aggiungo che non sono né un suo militante né un suo tifoso. Osservo ciò che fa, seguo la vicenda e cerco di comprendere e capire.


      Il suo vantaggio consiste nel fatto che essendo un uomo di spettacolo conosce a menadito la grammatica della comunicazione inter-personale, è caratterialmente simpatico, ma ha tre giganteschi vantaggi dalla sua, anzi quattro. Davvero imbattibili.


      1). E’ ricco di suo. Non è un piccolo-borghese che aspira a una carica pubblica per sistemare se stesso, la famiglia e gli amici. Il danaro posseduto non è frutto di investimenti speculativi, non ha aziende né società che necessitano di leggi e appoggi politici per poter rimanere a galla. Perchè i soldi che ha se li è guadagnati per competenza acquisita. Se li merita. E’ tra i pochi e rari soggetti italiani che può dire di essersi conquistato un posto sul palcoscenico perché è bravo, non perché è raccomandato. E’ il frutto del suo lavoro a teatro, con i suoi libri pieni di sberleffi, con i suoi shows, attraverso l’esercizio di una professionalità che pochi hanno. E questo, la gente lo sa, ed è una garanzia. I bravi, in Italia, mettono paura. PDL PD Udc sono pieni di somari incompetenti; per loro, i bravi sono nemici, loro vivono sulle raccomandazioni e appoggi.


      2). E’ finito sulla lista nera durante la prima repubblica per aver “osato” denunciare la deriva di corruttela del modello sociale del craxismo quando la stragrande maggioranza di “firme” che oggi vivono di antagonismo, contestazione e opposizione, si guadagnavano un posto al sole genuflettendosi in maniera servile. Ricordo al pubblico dei più giovani, che allora non erano neppure nati, l’episodio che lo spinse fuori dal sistema, ai margini. Eravamo a metà degli anni’80 e Grillo lavorava come comico in Rai. Era il corrispondente, allora, di ciò che oggi è Maurizio Crozza. Faceva una copertina di satira in prima serata su rai1 che durava dieci minuti. Era lo stesso anno in cui (davvero indimenticabile) sulla televisione privata GBR, era andata in onda una intervista a Bettino Craxi condotta da un esordiente, Giuliano Ferrara, il quale, per l’occasione, si inginocchiò davanti all’allora premier comportandosi come un nord-coreano. Craxi era andato in missione ufficiale in Cina. Era partito con l’aereo di stato. La gente mormorava scandalizzata perché al seguito c’erano andate 84 persone, tra cui c’era perfino il massaggiatore personale di Sandra Milo, la sorella di Walter Ladolcevitola, e l’aereo pullulava di faccendieri, belle donne, gente inutile. Tutti i media italiani seguirono la vicenda con un’enfasi accanita. Tre giorni dopo andava in onda lo show, al sabato.

      E compare Beppe Grillo che conia il termine “nani e ballerine” (proprio così: quell’espressione è datata 26 anni fa). E conclude lo show con la seguente barzelletta: “Hai visto che bello i nostri in Cina? Martelli era entusiasta, addirittura commosso. Pensa che a un certo punto, Craxi e Martelli erano seduti al pranzo ufficiale, con le ballerine a fare il maquillage in un albergo a sei stelle, e Craxi commosso esclama: “Claudio! Non è bellissimo? Pensa dove siamo! Qui, sono tutti, ma proprio tutti socialisti, pensa te…più di un miliardo di socialisti”. Martelli ci pensa un po’ e dice: “Capo, ma se questi sono tutti socialisti, a chi rubano?”. Sei giorni dopo, Craxi ritorna a Roma. Grillo viene licenziato in tronco, il suo nome bandito dalla Rai. Finisce sulla lista nera anche in tutte le case editrici. Un suo libro che doveva uscire di lì a tre mesi viene protestato e il contratto annullato. Non gli pagano neppure la penale. Non gli saldano neppure la liquidazione, deve pagare la querela per diffamazione a capo di governo. Rimane disoccupato. Invece che prostrarsi, manda tutti a quel paese e diventa indipendente. Comincia a fare show in piccoli teatrini sconosciuti d’avanguardia tanto per guadagnarsi il pane e si conquista poco a poco una platea sulla base del passaparola.

      Dieci anni dopo riemerge per il grande successo dei suoi spettacoli, Berlusconi (tre anni prima che fondi Forza Italia) lo chiama e gli offre mari e monti per andare su canale 5 con contratti miliardari. Grillo risponde in pubblico “Di nani l’Italia ne ha avuti abbastanza, se è per questo anche di ballerine scollacciate. Ho voglia di cambiare tipo di ballo. Ne hanno voglia gli italiani. Certo che, io, non vado a ballare per uno come Silvio Berlusconi”. Finisce di nuovo sulla lista nera. Nessun media si occupa più di lui per almeno dieci anni e lui comincia a politicizzare i suoi show clandestini: si occupa di energie rinnovabili, di finanza globale, di ecologia. Beppe Grillo –che piaccia o non piaccia- è l’unica personalità pubblica italiana attiva in politica che non potrà mai essere accusato da chicchessia di aver praticato mai il trasformismo né tantomeno il servilismo. Parla, recita, comizia, si comporta e scrive, esattamente nello stesso identico modo in cui lo faceva nel 1992 e nel 1982. Questa esistenzialità è un capitale investito inattaccabile. La gente, questo, lo sa anche se non lo sa. Lo capisce da sola.


      3). Invece di usare vecchie tecniche obsolete della comunicazione pubblicitaria, stantìe e ritrite, tanto care al PD e al PDL, in questo momento Beppe Grillo usa la “tecnica Mario Monti” ovverossia: parla di cifre, fornisce date e dati, mostra grafici, dà notizie. Usa i suoi stessi sistemi: gli fa da specchio. E’ una modalità nota nella comunicazione. La differenza consiste nel fatto che Mario Monti dice il falso e fornisce notizie e numeri falsi; la gente comincia a capirlo anche se non lo sa. Beppe Grillo spiega le cose come stanno, con linguaggio elementare. E la realtà è dalla sua parte. Basti pensare alle tre notizie della giornata di oggi 27 aprile 2012, non a caso tutte e tre divenute questa mattina materiale dei comizi dei militanti grillini.

      IL PD non può usare queste argomentazioni perché appoggia il governo: A). In Italia esistono 64.524 auto blu che costano al contribuente soltanto di assicurazione la cifra di 122 milioni di euro all’anno. Grillo ci spiega (e fornisce anche le prove) che grazie a una convenzione contrattata cinque anni fa a gestire e guadagnare su questa assicurazione sia stata la Allianz proprietaria della Generali Venezia e della Lloyd adriatico, attraverso Intesa San Paolo. L’ex direttore generale di Allianz è stato nominato presidente di Intesa da Corrado Passera quattro mesi fa. Il ragionier Monti ha comunicato questa mattina il bando per acquistare altre 4.350 auto blu per un valore di 84 milioni di euro. Aveva detto che le avrebbe decurtate, e invece le aumenta, nel momento più difficile della nazione. B). Alle 8 del mattino, il giornalista di Sole 24 ore, Sebastiano Barisoni, nella sua trasmissione Focus Economia sul canale radiofonico Radio24 (seguitissimo da tutti i pendolari automobilisti) ci ha raccontato che ieri in Parlamento i nostri "bravi" parlamentari (TUTTI QUANTI, maggioranza 100%) hanno approvato un emendamento, (TENUTO BEN NASCOSTO TRA ALTRE LEGGI IN APPROVAZIONE) sulla cosiddetta "Legge mancia", portando da € 50.000.000,00 a €180.000.000,00 ...il benefit relativo alla parte dell'indennità spettante ad ogni singolo parlamentare eletto nel proprio territorio di competenza. Monti, sostenuto da PDL PD e UDC avrebbe dovuto tagliare i costi della politica, invece li alza e allarga la spesa con l’appoggio dei partiti che se ne avvantaggiano pur di lucrare. Bersani annuncia la rivoluzionaria proposta di decurtare al 50% il rimborso elettorale e il giorno dopo vota un emendamento per riprendersi i soldi da un’altra parte.

      La gente queste cose le sa anche se non le sa. Grillo glie le racconta. C). Mario Monti ha dichiarato questa mattina che “l’Italia sta dimostrando una formidabile coesione e compattezza mentre i mercati stanno promovendo le nostre scelte e manovre in termini economici”. Questa argomentazione è smaccatamente falsa. I dati di oggi rivelano che (informazione ufficiale del Ministero del Tesoro) Il Tesoro ha collocato Btp a 5 e 10 anni per complessivi 4,9 miliardi, poco meno dell'importo massimo prefissato di 5 miliardi, ma ha dovuto offrire tassi piu' alti. Sulla scadenza settembre 2022, il rendimento medio e' salito al 5,84% dal 5,24% dell'asta di marzo e per il maggio 2017 il tasso e' cresciuto al 4,86% dal 4,18% precedente. Tradotto in cifre vuol dire che questo pomeriggio le casse dello stato si trovano 6 miliardi di euro di meno rispetto alle previsioni il che farà aumentare la spesa pubblica nel mese di aprile e l’Italia non potrà rientrare nei parametri del pareggio di bilancio: arriveranno nuove tasse.


      4). Questa è la più ignobile, ed è il motivo che mi ha indignato spingendomi a fare questo post. L’hanno rimesso sulla lista nera. Il salone del libro di Torino, la più importante kermesse marketing del libro italiano, ha deciso per bocca del suo organizzatore Ferrero di non presentare il nuovo libro di Grillo “Siamo in guerra” editore Chiarelettere per via del linguaggio usato da Grillo. La notizia non è stata data da nessun media italiano. L’ha data, per l’appunto, lo stesso Grillo con le seguenti parole ufficiali: “Il 13 maggio avrei dovuto presentare il mio libro "Siamo in guerra" al Salone del Libro di Torino a cui ero stato invitato. Il direttore artistico Ernesto Ferrero ha dichiarato ieri alla Stampa che l'invito non è "ufficiale" e ha puntualizzato che "Siamo per il confronto libero e rispettoso. Mi piacerebbe che Grillo parlasse di cose concrete, abbandonando l'insulto e l'invettiva, che non ci appartengono". Ne prendo atto e non andrò al Salone come ospite indesiderato.

      Beppe Grillo è un classico tribuno del popolo. Ma non è un leader, nonostante le apparenze. E la gente, questo, lo sa anche se non lo sa. E’ un megafono, il che è diverso. Grillo è un outsider. Beppe Grillo è un lupo solitario, lo è sempre stato, è un animale fatto così. Quando i grillini avranno vinto le elezioni, allora inizierà il confronto politico, e capiremo, ma Beppe Grillo (lo vedrete) si defilerà. Lui non ama direzioni generali, assistenti, delegati, consiglieri, quadri di partito, mediazioni, compromessi, tutto ciò di cui è composta la grammatica della vita politica.

      A lui davvero piace starsene da solo dentro a un camper. Vince perché intorno a lui c’è il vuoto e lui va a occupare con enorme facilità l’insipienza e la corruttela consociativa nella quale è affondata la sinistra, sia quella democratica che quella cosiddetta d’opposizione sempre pronta ad abbassare testa e coda quando c’è da incassare dei soldi di rimborsi, sovvenzioni, assistenza, contributi.


      E’ l’unica personalità politica pubblica italiana che ha il diritto –nel caso decidesse un giorno di esordire come cantante- di poter usare il celeberrimo e inossidabile brano di Frank Sinatra “My way”.
      Beppe Grillo è un italiano che ha voluto fare a modo suo.
      Mentre tutti gli altri, insieme e appassionatamente, fanno nel modo consueto, in quel modo italiota, marcio e criminale che tanto ma proprio tanto piace a tutte le nostre mafie. Non a caso si chiama “cosa nostra”. Il messaggio che l’attuale classe politica sta offrendo al paese –attraverso le ignobili e squallide vicende dei tesorieri- è che i soldi delle nostre tasse sono “cosa loro”. Beppe Grillo li prende a pesci in faccia.


      La gente, queste cose, le sa anche se non le sa.


      E Beppe Grillo si diverte un mondo a spiegar loro come stanno le cose.
      Per questo è pericoloso.

      Sergio Cori Modigliani

      Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.i

      Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/04/leffetto-beppe-grillo-perche-vince-oggi.html

      27.04.2012

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