COSA PENSO IO, ANTISIONISTA E CRITICO DEI CRIMINI D’ISRAELE, DELL’ OLOCAUSTO

COSA PENSO IO, ANTISIONISTA E CRITICO DEI CRIMINI D’ISRAELE, DELL’ OLOCAUSTO

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Ho più volte detto e scritto che le condotte criminali d’Israele in Palestina sono state per almeno 60 anni, e sono oggi, una riedizione del sadismo nazista, nientemeno. Ho altresì detto e scritto che un popolo, quello ebraico, che ha avuto sei milioni di morti nell’Olocausto sta oggi insultando la loro memoria nel perpetrare quei crimini o nel sostenerli acriticamente. Si faccia attenzione: è il sadismo nazista che oggi è replicato dagli israeliani su larga scala nei Territori Occupati e a Gaza, non l'entità dello sterminio nazifascista.

Purtroppo, ogni volta che mi esprimo in tal senso, mi ritrovo su Internet bersagliato sia dal popolo degli antisemiti (che mi lodano) che da quello dei revisionisti o negazionisti dell’Olocausto (che mi criticano). Questi ultimi in particolare mi riversano addosso una mia presunta pavidità di fronte all’ultimo tabù della Storia, che secondo loro è l’accertamento di quanti ebrei siano stati in realtà sterminati nei lager di Hitler.



Barnard, proclamano, perde qui la sua capacità di critica investigativa e si accoda alla “leggenda dei sei milioni di morti ebrei”, che “non sono mai stati accertati, come non lo furono mai le camere a gas”. Infatti, secondo costoro "un ipotetico reale valore di 350.000 morti renderebbe gli ebrei meno vittime", e ancora “se poi ne fossero morti ‘solo’ 500.000 e nessuno per gasazione? Che olocaustino sarebbe? Meglio non indagare! Così potremo in eterno continuare a blaterare di 6.000.000!”. Cioè, tre o cinquecento mila morti ebrei non furono e non sarebbero un Olocausto, ed è ora di strappare il velo su quella menzogna storica. Sarebbe, affermano, un accertare verità determinanti per spezzare il giogo giudaico che mantiene tutto il mondo, Palestina inclusa, in una condizione di sudditanza nefasta.



E allora ecco cosa io ho da dire una volta per tutte su queste tesi e sulla mia presunta perdita di coraggio intellettuale di fronte all’Olocausto. Proprio non so capire come un essere umano dotato di un'anima possa trovare una differenza determinante nel fatto che 6 milioni di sterminati possano essere in realtà 'solo' 4 o 500.000. E' come trovare una differenza determinante nel fatto che vostra figlia sia stata sequestrata, torturata e stuprata per 50 giorni consecutivi invece che per 300 giorni; o nel fatto che un ring di pornopedofili abbia venduto 'solo' 300 bambini rapiti alle loro famiglie invece che 2.000. Ma vi rendete conto, voi revisionisti, cosa significa strappare 500.000 esseri umani alle loro case, stroncare i loro affetti senza speranze di riaverli mai più, e farli crepare di stenti, torture, malattie, lavoro a bastonate, umiliazioni inaudite, ricoperti di feci, divorati dalla fame e dalle zecche, sezionati vivi sui tavoli operatori, soffocati negli escrementi sui treni per bestie, ridotti a scheletri coi vermi nelle piaghe dell'ano, e questo senza uno straccio di una colpa al mondo se non quella di essere ebrei? Ma che differenza fa, Cristo, se sono morti così o nelle camere a gas? Non è un Olocausto questo? Ma li sapete contare un milione di occhi disperati? 500.000 amori spezzati per l'eternità? Avete nella vostra casa uno straccio di persona cui volete bene? La potete, per favore, immaginare stanotte rapita e ridotta poi così, e uccisa? Vostra moglie, vostra sorella, vostro figlio, vostro padre?



Potete sostenere che con i vostri ipotetici 500.000 morti straziati da quella inaudita scientificità sadica - aggiungendovi i ghetti, le persecuzioni secolari e le leggi razziali - il mondo ebraico non avrebbe potuto in seguito reclamare uno status di vittima storica dell’Europa indifferente, quando non pienamente complice?



Ma chi siete voi che sostenete queste posizioni? Siete ragionieri contabili dell'atrocità, gente che ammette l'infamia solo se colma i vostri dosatori, per voi l'orrore si qualifica solo sopra a un certo chilaggio. Siete come chi in un'aula di tribunale argomentasse che vostra figlia, sopravvissuta a 50 giorni di stupri e oggi con 79 punti di sutura nella vagina, 47 punti nell'ano, con i legamenti dei polsi tranciati dai lacci, con i capezzoli ricostruiti dal chirurgo dopo essere stati spappolati, le corde vocali lacerate dalle grida convulse, non si qualifica per il massimo dei danni perché in realtà non furono 300 giorni di sadismo come dapprima sostenuto, ma molti di meno! E dopotutto non le hanno estirpato l'utero, poi il colon è ancora integro, e la si annovera fra le 70 vittime del maniaco, che sono assai meno di quanto strillato dai giornali finora. Tutti punti fondamentali per stabilire l'entità del crimine, e per attribuire a vostra figlia la giusta percentuale di vittimismo, perché “il reale valore di 50 giorni di inferno la rende meno vittima”, dico bene? Voi che sprecate il mio e il tempo altrui ad argomentare logiche simili nella storia dell'Olocausto nazista, siete malati nell'anima prima ancora che nel cervello. Voi che avete il termometro dell’Olocausto che dà non applicabile sotto i 500.000 massacrati nei campi di sterminio e applicabile solo sopra ai… quanti milioni? ne vogliamo discutere? Quante tonnellate cubiche di carne umana decomposta di uomini donne e bambini costituiscono Olocausto per voi? Non so, 13.000? e invece 2.300 no, giusto? ne discutiamo?


L'Olocausto c'è stato, e ribadisco: chissenefrega dei vostri distinguo psicopatici.


Fortuna che non sarà l’abiezione mentale vostra a salvare la Palestina. Se no meglio che laggiù rimangano gli israeliani, questo lo sottoscrivo.


Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=165

30.12.2009

Commenti (158)

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    1. anonimomatremendo 31 dicembre 2009

      "La differenza fra le varie cifre, 90 o 300, 6 milioni o 1 milione, è il rispetto per la realtà storica, per la verità".Ma allora Barnard c´ha ragione!

    1. TheKiller 31 dicembre 2009

      se è difficile stabilire quanta gente va a una manifestazione di piazza ( succede SEMPRE che c'è chi dice 1 milione e chi dice 50.000 ),,, mi spiegate come si fa a stabilire quanta gente esattamente sia morta e come ????

      il 6 mln è una stima...potrebbero essere stati 10.. come 1 solo....

    1. Erwin 31 dicembre 2009

      Ma lei sa almeno che il padre del revisionismo era un EX INTERNATO a DORA e BUCHENWALD ? Tale Paul Rassinier._____Lei sa che Felderer è un testimone di geova?____Lei sa che Cole è un ebreo?____Lei sa che Shamir è un ebreo?____Lei sa che Faurisson è un liberale?___Potrei continuare per un pò ad elencare i revisionisti !___Quale comune denominatore vi trova? E senza quello... a COSA si fa propaganda?

    1. ario 31 dicembre 2009

      Se davvero non ci fosse differenza tra una cifra od un'altra, perchè mentire aumentandola di due, tre dieci volte in assoluta malafede?

    1. anonimomatremendo 31 dicembre 2009

      "secondo me barnard é ebereo".Ma allora Barnard c´ha ragione!

    1. ario 31 dicembre 2009

      Credo anch'io che qui l'unico psicopatico sia l'estensore dell'articolo

    1. Simulacres 31 dicembre 2009


      Beh, uno che anziché interrogarsi e, nel caso, rispondere su concrete argomentazioni o quesiti posti in maniera educata e ragionevole, invece deliberatamente gli si scaglia contro in modo spropositato definendoli "cervelli degenerati" ecc. ecc. con l'aggiunta peraltro di "parabole" inappropriate e strumentali che farebbero inorridire anche il meno sensibile degli uomini, come lo definiresti, un degenerato?



      A mio avviso, la parola "uomini-porco" è di gran lunga più "leggera" e poi mi riferivo al contesto... non ti pare?




      Immagina che sino qualche giorno fa lo stimavo; vedi mai fidarsi dei "pre-giudizi" affrettati! :)

    1. Altrove 31 dicembre 2009

      Secondo me qui siamo ben lontani dall' aver chiarito qualcosa.
      Qui si infama troppo facilmente e da questo mi dissocio. Sarà mai possibile parlare apertamente senza ricadere in schemi illogici che gli uni attribuiscono agli altri e viceversa?! A tutti i popoli sterminati va il mio rispetto, soprattutto perchè mi hanno insegnato che libertà e felicità sono beni rari e preziosi che troppo facilmente possono essere calpestati e diventare così un lontano ricordo.
      Con quello che hanno provocato i nostri cari governi o i regimi sui popoli di tutto il mondo solo per mantenere il nostro stile di vita attuale...
      Ma allora i morti sono davvero numeri? ci sentiamo davvero così cinici da legittimare o no una violenza in base ai numeri? Milioni di persone sono morte nel corso della storia e di olocausti ne abbiamo quanti vogliamo.
      Molti parlano a sproposito dello sterminio ebraico e siamo tutti d'accordo su come questo venga strumentalizzato, ma c'è differenza dalla lezione imparata da una favola e il dire che la favola aveva altri personaggi e altre dinamiche. Sono due cose distinte. Poi che ognuno porti l'acqua al proprio mulino per sostenere la sua tesi, posso criticarlo tanto a barnard quanto ai negazionisti. La propaganda è propaganda! il negazionismo è comunque funzionale a questa propaganda! non lo capite? forse mi sbaglio, ma il revisionismo, come mi ha detto qualcuno, dovrebbe andare a vedere le ingiustizie la dove ci sono, non promuovere sentimenti di odio nè tantomeno giustificare un crimine in base alla quantità di persone morte. Se l'olocausto non lo negate ma negate solo le proporzioni, questo che effetto ha sulla vita dei palestinesi oggi?.
      Erano molti meno, e allora? un crimine è sempre un crimine! Poi possiamo stare ore a parlare di fatti storici e sarà molto interessante, ma ripeto, secondo me l'articolo NON parla di Ciò. Detto questo, il mio rispetto va ad ebrei, tedeschi, palestinesi, indiani, omosessuali, zingari, commissari, politici o per meglio dire tutte quelle persone che sono morte e hanno sofferto a causa di un odio o di un interesse. Sempre mosso dalla voglia di sapere la verità e da un sentimento di compassione per chi subisce sulla propria pelle una violenza che non si è ricercato. Spero che si possa tornare a discutere in modo costruttivo e "combattere" insieme le ingiustizie presenti adesso. Il passato verrà a galla di conseguenza... Un saluto sincero...

    1. radisol 31 dicembre 2009

      E' la primissima volta che, su queste pagine, mi trovo a concordare completamente con Paolo Barnard ... meglio tardi che mai ....

    1. Erwin 31 dicembre 2009

      Premetto che sono FILO-SIONISTA in quanto riconosco agli ebrei il diritto al proprio spazio vitale,al pari di qualunque popolo. Ovunque nel mondo ci sia SPAZIO libero e gente ,eventualmente,disposta ad accoglierli.__La Palestina non ha simili requisiti.______
      Rossi Barnard ,già in apertura afferma:...”un popolo, quello ebraico, che ha avuto sei milioni di morti nell’Olocausto “...____ 1° ERRORE! Nessuno ha ancora dimostrato i 6.000.000,cominciando dal museo ebraico dello yad vashem!____Il Rossi Barnard cerca di intorbidire le acque con la storia dei numeri! Allora diciamo bene le cose: ai revisionisti come me importa NULLA del numero!____ ANCHE UNO SOLO ucciso per appartenenza razziale o religiosa o per gusti sessuali personali sarebbe di TROPPO!____I NUMERI,caro Rossi Barnard,sono solo ELEMENTI che determinano un FATTO! Lo QUANTIFICANO esattamente!__ELEMENTARMENTE:... come i metri quadrati definiscono le superfici____Ci arriva?___SOLO se si conosce il numero si hanno le dimensioni dei fatti!____Ma è tanto complicato capirlo!?____RESTA il fatto che NON si ha un solo caso DOCUMENTATO di uccisione per tali appartenenze! UN SOLO NOME e mi taccio per l'eternità!Quindi accertiamo il numero REALE dei morti, è l'inizio!_____Continua il Rossi Barnard:...”Ma che differenza fa, Cristo, se sono morti così o nelle camere a gas? “......L'unicità dell'olocausto ebraico sta proprio TUTTI lì! Nell'ORDINE di ADOLF HITLER, NEL PROGETTO e nelle camere a gas!_____MA non lo sente da 64 anni questo mantra?___Dove vive?___A Gerusalemme,o nel ghetto di Roma?____Sempre il Rossi Barnard:...”aggiungendovi i ghetti, le persecuzioni secolari e le leggi razziali - il mondo ebraico non avrebbe potuto in seguito reclamare uno status di vittima storica dell’Europa indifferente, quando non pienamente complice? “...NOOOOO! Quelle forme sono storiche ,secolari,millenarie...roba stantia e sterile...TUTTO il mondo aveva già reagito in quel modo contro di loro....serviva un MODO UNICO ,IRRIPETIBILE,ELETTO! Un OLOCAUSTO! E così è stato (dice anche lei!)!______Rossi Barnard ci chiama “ragionieri”!____ERRORE STORICO! Caro Rossi B!_____I NUMERI li hanno usati LORO dal 1945 e non hanno ancora smesso di usarli! LORO hanno inventato i NUMERI cabalistici!___E li hanno pure sfruttati ECONOMICAMENTE: 90.000 miliardi di lire al 1980! Senza contare i benefit e quello che hanno estorto fino ad una settimana fa! 1.000.000.000 di Euro per i “sopravvissuti” !+ 60.000.000 per ristrutturare il Tempio dell'OLOCAUSTIANITA' di Auschwitz!

    1. tixgo 31 dicembre 2009

      ...si può notare, da alcuni commenti critici qui sopra, quanta invidia e delirio ci sia nei lettori di questo sito.

      E' inutile avere la facoltà di esprimersi quando la si usa solo per far sentire la propria rabbia becera contro qualcuno che argomenta la sua opinione e che è magari più famoso e rispettato di coloro che possono solo commentare.

      Nessun individuo avrà mai la possibilità di conoscere la totale verità, neanche su un solo argomento. La verità si costruisce insieme aggiungendo fatti e scoperte nuove. Questo sito dovrebbe servire a questo e non per dimostrarsi più intelligenti quando magari non si ha neanche compreso ciò che l'autore voleva scrivere. E' proprio vero che la libertà di parola oggigiorno non viene solo limitata ma soprattutto sprecata da coloro che ancora ce l'hanno.

    1. Melkitzedeq 31 dicembre 2009

      Che cosa afferma il revisionismo (o riesame dell'olocausto)?

      A motivo di false descrizioni fatte in pubblico occorre innanzi tutto una rettifica di ciò che il revisionismo (o riesame dell'olocausto) non afferma:

      Non afferma che non ci sia stata nessuna persecuzione degli ebrei;
      Non afferma che non ci sia stata nessuna privazione dei diritti degli ebrei;
      Non afferma che non ci sia stata nessuna deportazione degli ebrei;
      Non afferma che non ci sia stato nessun ghetto ebreo;
      Non afferma che non ci sia stato nessun campo di concentramento;
      Non afferma che non ci sia stato nessun crematoio nei campi di concentramento;
      Non afferma che non ci sia stato nessun ebreo morto per molte ragioni;
      Non afferma che non sia stata perseguitata nessun'altra minoranza, come gli zingari, i testimoni di Geova, gli omosessuali, e i dissidenti politici
      e infine non afferma che le azioni suddette non siano state ingiuste.

      Tutte queste azioni ingiuste del regime nazista non son messe in dubbio dal revisionismo (o riesame dell'olocausto). Agli occhi dei revisionisti esse non hanno però niente da fare con l'olocausto, inteso come uccisione in massa progettata e tecnicizzata, soprattutto con l'aiuto delle camere a gas, vedere domanda n°4.

      I revisionisti affermano invece:

      Non c'è stato nessun ordine del governo nazista di perpetrare il genocidio fisico degli ebrei (vedere R. Widmann);
      Non c'è stato nessun piano del governo nazista in vista del suddetto genocidio;

      Raul Hilberg

      Non c'è stata nessuna organizzazione statale e nessun bilancio in vista dell'esecuzione di questo preteso piano (è classico vedere su di ciò il più prominente ricercatore -su scala mondiale- R. Hilberg: « Ma ciò che cominciò nel 1941 non era nessun tentativo di genocidio [degli ebrei], pianificato in anticipo e organizzato da un ufficio centrale . Non c'è stato nessun piano e nessun bilancio per questi provvedimenti di genocidio. Essi [questi provvedimenti] ebbero luogo facendo un passo dopo l'altro, eseguendo un provvedimento dopo l'altro. Ciò accadde perciò non certamente eseguendo un piano ma per un'incredibile coincidenza d'intenzioni, una concordante lettura nei pensieri altrui d'una burocrazia [tedesca] di ben grande portata.»
      In lavori di ricerca dettgliati sugli ex-campi di concentramento tedeschi si è mostrato: non c'è stata nessun'arma o nessun metodo d'alto sviluppo tecnico per le pretese uccisioni, e soprattutto nessuna camera a gas destinata all'uccisione d'esseri umani (vedere a questo proposito G. Rudolf, J. Graf; Mattogno, C. Mattogno, F. Berg). Anche i resoconti di fucilazioni in massa dietro il fronte russo sono per lo meno molto esagerati e tolti dal loro contesto (vedere a questo proposito H. Tiedemann e G. Rudolf/S. Schröder);
      Non c'è stata nessuna tecnica e nessun combustibile sufficiente con cui le pretese quantità gigantesche di cadaveri si sarebbero potute eliminare; la capacità dei crematoi esistenti non bastava per incenerare le vittime di iponutrizione, malattie ed epidemie (vedere su di ciò le ricerche di C. Mattogno e A. Neumaier).
      Non c'è nemmeno nessun documento che dimostri l'esistenza di camere a gas destinate ad uccidere esseri umani (vedere su di ciò G. Rudolf e W. Rademacher), e nemmeno tracce materiali delle pretese uccisioni in massa (vedere i rinvii incrociati dati ai punti 4 e 5, R. Krege come anche J.C. Ball (anche qui)). Tutte le "prove" riposano soltanto su deposizioni di testimoni dei quali è sufficientemente noto che non sono affidabili nella questione dell'olocausto (vedere F. Faurisson, M. Köhler e J. Graf).
      Malgrado massicce attività, di servizi segreti, di gruppi di resistenza e di partigiani, nei territori occupati dai tedeschi, anche e proprio nelle vicinanze dei campi di concentramento tedeschi, tutti i nemici della Germania nella seconda guerra mondiale si comportarono come se non ci fosse stato nessun tentativo di genocidio degli ebrei. Solo dopo la sconfitta della Germania, quando il governo tedesco non poteva opporre nessuna contraddizione, si sentì parlare di aspri giudizi di biasimo per preteso tentativo di genocidio. (vedere A. Butz)
      Ricerche statistiche esatte sulla popolazione di fede ebraica viventi nel mondo mostrano chiaramente che le sue perdite durante la seconda guerra mondiale neppure approssimativamente ammontano a sei milioni d'individui. La vera cifra si trova probabilmente ben al di sotto del milione d'individui (vedere su di ciò le ricerche di W.N. Sanning and G. Rudolf)

      http://ita.vho.org/

    1. anonimomatremendo 31 dicembre 2009

      Uomo- porco a Barnard?hurca!

      Che leggerezza d´animo.

    1. tixgo 31 dicembre 2009

      Ottimo articolo, quoto!!

    1. anonimomatremendo 31 dicembre 2009

      "Inoltre quando si mette in prigione un criminale lo si mette per i suoi delitti e nn certamente per altri delitti di totale invenzione!"Ma allora Barnard c´ha ragione!

    1. anonimomatremendo 31 dicembre 2009

      Eventi del tutto inverosimili?Ma allorra Barnard c´ha ragione!

    1. Simulacres 31 dicembre 2009

      "...Eccoci con venti secoli di alta civiltà alle spalle eppure nessun regime resisterebbe a due mesi di verità. Voglio dire la società marxista proprio come le nostre società borghesi e fasciste.


      C'è pochissima leggerezza nell'uomo. É pesante. (...) Pesano, sono infermi, ecco. La pesantezza li rende infermi, e così bisogna diffidare di loro. Sono pronti a tutto. Ah, si pronti a tutto. Sono pronti a uccidere.... Ecco cosa sono, soprattutto!

      Attivano, incrementano il loro porco invece di renderlo leggero. Ah! non vanno certo dalla parte di Ariel, sono sempre più Calibano, sempre di più...

      Forse un giorno vedremo la rivolta dell'intelligenza contro il...contro il porco. Ma non sarà domani. Per il momento si è pesanti. "

      (L.F. Celine in una intervista nel '59.)



      Codesta metafora letteraria nella speranza che tu possa coglierne per bene della sua importanza...

      Visto sotto questa luce: tu m'appari "il perfetto esemplare" di questa categoria di Uomini-Porco! Ahimè!

      ps. inoltre... ti consiglio la lettura della "Trilogia del nord" forse allora avrai una visione più chiara sugli "orrori" prima di rimetterti moralizzare e a fare l'uguagliatore a rovescio.

    1. Melkitzedeq 31 dicembre 2009

      Il deprimente spettacolo degli “amici della Palestina”

      di Enrico Galoppini
      30.12.2009

      La linea di demarcazione tra i veri e falsi "amici della Palestina" è la stessa che passa tra chi vuole vivere da dominato e chi no.
      Pensavamo di non doverci tornare sopra, ma ci eravamo sbagliati.
      E non perché l'articolo scritto con Antonio Grego sull'«arma spuntata dell'Olocausto palestinese» sia da ritenere incompleto. No, lì c'è tutto l'essenziale che si deve capire sull'argomento [1].
      Ma, una volta tanto, ci sia consentito di rilevare che lo svolgersi degli eventi conferma puntualmente quanto indicato allora nell'essenziale.
      Accade oggi che a distanza di un anno dall'aggressione sionista a Gaza si assiste ad un proliferare di iniziative per ricordare le circa 1.400 vittime palestinesi, le migliaia di feriti ed invalidi, le proprietà e le infrastrutture distrutte ecc. Tutte cose degnissime, per carità, che nel loro intento sono di per sé lodevoli. Ma tutte le iniziative di questo tipo, promosse da gruppi pacifisti, per i diritti umani, filo-palestinesi eccetera insistono su un elemento: la “memoria”. Esse, nella varietà delle proposte (mostre fotografiche, documentari, conferenze, rappresentazioni teatrali, installazioni, marce, presidi ecc.) convergono nello stabilire una “Giornata della memoria” per le vittime di Gaza.
      Ora, tutti sono a conoscenza che esiste una “Giornata della memoria” per antonomasia, che è quella dedicata alle “vittime ebree dell'Olocausto”, e hai voglia a spiegare che si tratta, come minimo, di una trappola [2]. Ad ogni buon conto, per i fautori della “causa palestinese” anche le vittime di Gaza devono avere una loro “Giornata della memoria”. Ma attenzione: per non essere troppo 'irrispettosi', questa giornata deve concludersi (ormai le “giornate” sono, come minimo, settimane) entro il 20 gennaio, quando dev'essere lasciato il palcoscenico alla “giornata” che culminerà, in un crescendo di “rivelazioni” che spazzeranno via ogni pur minimo risultato raccolto con la “memoria palestinese”, nella Festa del 27 gennaio, quando le trombe della propaganda suoneranno all'unisono per rinnovare il rito sadomasochistico di chi deve vivere in eterno sottomesso politicamente ed ideologicamente.
      Ma a questo punto si finisce nello psicanalitico, perché è probabile che l'insistenza sulla “memoria palestinese” derivi da una specie di ripicca, di 'rilancio' sul terreno delle “memorie”, come a dire agli ebrei: “Guardate che ora vi sbattiamo in faccia una memoria importante come la vostra”, anche se si è consci che non la si spunterà mai e che, al fondo, ci dispiace intaccare il primato della “memoria dell'Olocausto”. È come se a pelle si sentisse che c'è qualcosa che non va in tutto questo profluvio di “memoria olocaustica” mentre i palestinesi vengono massacrati, ma poi, come per essere sicuri di non fare un 'favore' al “fascismo eterno” (quello che ha “sterminato 6 milioni di ebrei” e oggi... massacra i palestinesi!) [2bis] si osasse sì 'spararla', ma non troppo, così alla fine il massimo che si riesce a proporre è una “giornata della memoria palestinese”, come per mettersi la coscienza a posto verso i palestinesi, angariati dagli ebrei, ma senza nuocere agli ebrei stessi (i veri idoli, sin dalla loro formazione intellettuale, degli antifascisti di tutte le estrazioni, 'credenti' e 'laici').
      Ma in realtà, già per il fatto di reclamare una “Giornata della memoria” anche per i palestinesi, si dichiara di aver completamente introiettato il paradigma ebraico-sionista da cui deriva l'insistenza sulla “memoria olocaustica”. Infatti, a parte le considerazioni di carattere psicanalitico su esposte, ci sta che l'esercizio della “memoria” contribuisca con l'andar del tempo a scambiare il “non dimenticare” con l'aver raggiunto qualche risultato concreto, col risultato della formazione di una specie di clero che officia un rituale in cui l'ossessivo “ricordo” di Sabra e Shatila, di Qana, di Jenin, di Gaza ecc. finisce per plasmare la forma mentis del 'filo-palestinese di professione', a quel punto intimamente ebraizzatosi in quanto per lui i palestinesi finiscono per rappresentare il novello “ebreo oppresso e perseguitato”: da cui il delirante messaggio del cosiddetto “Olocausto palestinese” [3].
      Va perciò detto che la “memoria” coltivata in tal senso ed imposta a chi deve flagellarsi in un perpetuo senso di colpa incapacitante (lo si constata anche nell'azione dei filo-palestinesi stessi, mai decisiva), ha una precisa matrice ideologico-religiosa che è il pensiero ebraico-sionista, col Sionismo che riscuote i principali vantaggi da tutto il battage olocaustico. Il Sionismo non è infatti un mero “progetto coloniale” (come sostengono molti “filo-palestinesi”), ma un progetto di dominio mondiale (attenzione alla parola “dominio”, che implica ben più che il “potere”): non si spiega infatti come mai tutti i capi di Stato e le personalità di tutto il mondo devono genuflettersi di fronte ai simboli e ai rappresentanti di un semplice caso di nazionalismo/colonialismo, per giunta 'in ritardo' rispetto agli altri casi storicamente noti.
      Quindi, se non proprio “gli ebrei”, almeno i sionisti dovrebbero essere considerati “i nemici” da coloro che si situano nel “campo filo-palestinese”. E la prima cosa da fare con un “nemico”, per sconfiggerlo, è studiarlo, comprenderlo a fondo. Ma a quanto pare, questi sionisti vengono detestati solo in quanto rappresentano una manifestazione del “fascismo eterno”, per cui Sharon, Lieberman e la Livni sono tutti “fascisti” e “nazisti”, da odiare come Mussolini e Hitler.
      Se fossero un po' più avveduti, invece, tutti questi paladini della Palestina, che senz'altro si rendono conto che le loro iniziative sono silenziate dagli stessi media infeudati al Sionismo, dovrebbero imparare subito una lezione: che la “memoria” di Gaza (e di Sabra e Shatila ecc.) sarà sempre di serie B rispetto alla “memoria” ebraica stamburata a ritmo ossessivo nelle scuole, tanto per citare un ambito nel quale già solo l'idea di proporre una giornata di riflessione sulla tragedia dei palestinesi provocherebbe quanto meno la sospensione dell'incauto professore che dimostrasse cotanto ardire. E, se proprio dovesse tenersi, il rappresentante della Palestina dovrebbe essere accompagnato da un “sopravvissuto di Auschwitz”!
      Infatti, non è un caso che i professionisti del “dialogo israelo-palestinese” (come se il problema fosse “tra due popoli”!) si facciano vedere in giro sempre con qualche “ebreo per la pace”, esibito a mo' di garanzia che le loro iniziative non possono essere tacciate di “antisemitismo” [4]. Si tratta, in fondo, del medesimo atteggiamento che sta alla base dell'entusiastica accettazione delle “condanne di Israele” provenienti da organismi dell'Onu (ovvero la stessa creatura massonica e mondialista con sede a New York) presieduti immancabilmente da ebrei. È il caso del “Rapporto Goldstone” o delle prese di posizione di tale Richard Falk, i quali rinnovano la secolare tradizione, cominciata con Herbert Samuel, di posizionare in posizione 'neutrale' sempre degli ebrei.
      Dopo di che, i cosiddetti “filo-palestinesi” (abbiamo già anche spiegato altrove che essere solo “filo-palestinesi” ha in definitiva poco senso se si è capito la portata del Sionismo come ideologia del dominio di un “Occidente” giunto a completa maturazione) dovrebbero anche capire che se un paradigma è farina del sacco del “nemico” (ma a questo punto sorgono seri dubbi che per costoro lo sia...) significa che è proprio lui a saperlo utilizzare al meglio e a trarne i maggiori, se non gli unici, benefici. Infatti, nel migliore dei casi, dopo il fiasco mediatico delle iniziative pro-“memoria palestinese”, si ergono dai promotori grida di scandalo per il boicottaggio mediatico riservato ad iniziative che essi speravano sortissero grande attenzione e che invece sono state regolarmente snobbate. Ma non si chiederanno mai il perché della somma indifferenza di fronte alla “memoria palestinese”, che pure dovrebbe suscitare, in un ambiente così 'sensibile' al piagnisteo, fiumi di lacrime di commozione. E invece nulla, silenzio totale.
      Come abbiamo già spiegato, per capacitarsi del perché la “memoria palestinese” è perennemente condannata a finire nel... dimenticatoio, essi dovrebbero andare al fondo del significato del Sionismo, la cui propaganda “antifascista”, palese e camuffata, condiziona nelle scelte fondamentali di politica estera ed interna, da oltre sessant'anni, la vita di noi italiani e mediterranei. Ma se lo facessero, come primo atto eviterebbero di portarsi appresso, ad ogni iniziativa, la “pacifista israeliana”, il “sopravvissuto dell'Olocausto” ed altri lasciapassare per garantirsi una “rispettabilità” peraltro implorata presso lo stesso sistema dominato dai sionisti! Tale “rispettabilità”, sia detto a chiare lettere, non è affatto richiesta dai palestinesi, che combattono e rimangono attaccati alla loro terra senza la necessità di alcuna patetica giustificazione [4bis].
      Ad un livello più profondo, inoltre, un simile atteggiamento mai intransigentemente antisionista è indice di un sotteso giudizio moralizzante che stabilisce una graduatoria di merito addirittura tra gli stessi palestinesi. Molti filo-palestinesi, infatti, che criticano ad ogni occasione “le violenze di Hamas”, auspicano di veder popolata la Palestina di tanti 'Gandhi in kefia'. Tuttavia, la causa dei palestinesi – ma il discorso vale per qualsiasi causa – o la si abbraccia in toto o è meglio lasciar stare, altrimenti si fanno solo danni. Ci sta anche che qualche personaggio sia stato piazzato a capo di qualche “forum” per occupare uno spazio che altrimenti verrebbe riempito da altri, ben più incisivi, ma stabilita per principio la buona fede della maggioranza davvero non si capisce proprio cosa significhi attirare la compassione solo sui “civili palestinesi” e dimenticare i combattenti delle varie Brigate che in armi difendono la loro terra. Quale distinzione è mai quella tra “civili” e non in una terra occupata? I caduti in battaglia, anzi, in un simile contesto dovrebbero ricevere ancor più rispetto! Ed è infatti quel che fanno i palestinesi stessi, che tappezzano le strade delle loro cittadine coi volti dei “martiri” caduti in combattimento, mica con quelli dei vecchietti e dei bambini che invece dovrebbero far impietosire, negli intenti dei pacifisti, un pubblico occidentale troppo impegnato nel leggere il Diario di Anna Frank per accorgersi di loro come si deve e, soprattutto, comprenderne a fondo le motivazioni e rendersi conto che “siamo sulla stessa barca”...
      Lo spettacolo che abbiamo davanti agli occhi è desolante, sconfortante, irritante. Abbiamo compagnie teatrali che mettono in scena, da decenni, la solita pappardella antifascista su Sabra e Shatila; “tavoli della pace” che chiedono la “fine delle violenze”, come se si trattasse di placare una dea tirannica ed infuriata; “rappresentanti” della Balestina con la B che in Italia han “trovato l'America” e perciò hanno caricato il disco del “ritiro dai Territori occupati”, come se quei “violenti” che ancora stanno là a combattere non intendessero liberare tutta la Palestina, “dal Giordano al mare”.
      Ora, non è che pretendiamo che tutti quelli che, per un motivo o per l'altro, prendono in simpatia la causa dei palestinesi capiscano d'un tratto tutte le implicazioni della cosiddetta “questione palestinese”. La Palestina, per ciascuno, diventa importante per differenti motivi, ma la cosa grave è che per i più essa diventa una proiezione delle rispettive predilezioni politico-ideologiche, come già abbiamo rilevato in un articolo su Hamas e l'antifascismo [5].
      Però, essi un dovere ce l'hanno. Se davvero vogliono stare “dalla parte dei palestinesi” abbiano il coraggio di dire una cosa: “Israele” deve sparire. Deve scomparire dalla carta geografica quest'inganno storico, religioso, culturale, giuridico, politico ed economico [5bis]. Perché la sua esistenza ha sì stravolto la vita dei palestinesi, ma condiziona pesantemente la vita di noi italiani che viviamo nel Mediterraneo, che da Mare Nostrum è diventato, con la scusa di “difendere Israele”, un Gallinarium Americanum [6].
      Allora, cari “amici della Palestina”, vediamo di darci una svegliata. Dopo di che, di tirare una bella linea di demarcazione. Chi di voi non aspira alla “fine di Israele”, coi suoi abitanti che, in un modo o nell'altro, o dovranno andarsene e tornare da dove sono venuti oppure dovranno integrarsi con le popolazioni autoctone in uno Stato che si chiamerà “Palestina” [7], ammetta candidamente di non aver le carte in regola per dirsi “amico della Palestina”.
      La linea di demarcazione è tra chi ha capito che il Sionismo rovina la vita di tutti, in primis nel Mediterraneo, e chi, invece, magari ostentando una kefia, nel cuore custodisce una kippà.

      NOTE
      [1] E. Galoppini / A. Grego, L'arma spuntata dell'«Olocausto palestinese». Rafforzamento del dogma olocaustico e vicolo cieco dell'antifascismo. Cpeurasia.org, 20 ottobre 2009 (http://www.cpeurasia.org/?read=36445).
      [2] E. Galoppini, Le amnesie della «Giornata della memoria». Cpeurasia.org, 27 gennaio 2009 (http://www.cpeurasia.org/?read=17801).
      [2bis] Sul sito del CPE abbiamo già scritto diversi interventi chiarificatori (naturalmente a beneficio di chi ha l'attitudine e la predisposizione intellettuale a capire), ma è bene insistere su questo punto, particolarmente ostico da comprendere, per ovvi motivi, e suscettibile perciò di equivoci che desideriamo fugare. Il “fascismo eterno” è, in buona sostanza, l'URfascismo teorizzato da Umberto Eco e adottato solo in apparenza esclusivamente “a sinistra”. Il nuovo antifascismo del XXI secolo è una chiave di lettura 'universale' degli eventi storici, politici, economici, culturali, finanche artistici ecc.; un paradigma da utilizzare per giustificare ogni canagliata, ogni porcheria dei regimi liberaldemocratici, “di destra”, “di centro” e “di sinistra”. Il “fascismo”, per chi assume tale chiave interpretativa, non è più, dunque, un fenomeno politico collocato nella storia (1922-1945), bensì un demone invisibile che si aggira intorno a noi, pronto a invadere le menti, a nascondersi nei recessi delle nostre anime e a prendere, subdolamente o esplicitamente, il controllo di ogni situazione o sistema politico: l'unico trattamento possibile, così stando le cose, resta perciò il divieto di pronunciarne il nome senza un rituale esorcismo!
      [3] Ad un livello più profondo, anche se questa non è la sede per affrontare l'argomento, osserviamo di passata che l'insistenza sulla “memoria” di un 'fatto' quale l'Olocausto degli ebrei delinea uno dei vari elementi nei quali si struttura la parodistica “religione dell'Olocausto”. Infatti, essendo l'oggetto del “ricordo” in ogni tradizione ortodossa il “nome di Dio”, il fatto che per una simile contraffazione - che s'impone solo ove la tradizione si è irrimediabilmente corrotta - il “ricordo” debba esercitarsi su un oggetto profano quale il nome di un “popolo eletto e perseguitato” ha un che d'inquietante che non può essere colto da chi ha sposato solamente una chiave di lettura profana del mondo e della storia. Si noti inoltre che come conseguenza dell'«Olocausto palestinese» abbiamo le definizioni “diaspora palestinese”, “Gaza lager” ecc.
      [4] E. Galoppini, L'accusa di «antisemitismo»: finzione e realtà. Cpeurasia.org, 28 ottobre 2009 (http://www.cpeurasia.org/?read=37265).
      [4bis] Pare in effetti che non sia più possibile organizzare iniziative per la Palestina senza invitare un “ebreo sopravvissuto dell'Olocausto”. Accade addirittura – sia in Italia che all'estero - che l'ebreo stesso diventi la star dell'evento, con la conseguenza che quelle iniziative che non si fregiano di una simile presenza vengono guardate con sospetto nello stesso campo “filo-palestinese”...
      [5] E. Galoppini, La 'leggenda nera' di Hamas e il vicolo cieco dell'antifascismo. Cpeurasia.org, 5 gennaio 2009 (http://www.cpeurasia.org/?read=16777).
      [5 bis] A. B. Mariantoni, Il “tandem” US-Israel nel Vicino Oriente, novembre 2006 (http://www.vho.org/aaargh/fran/livres6/Mariantoni06.pdf).
      [6] A. B. Mariantoni, Dal “Mare Nostrum” al “Gallinarium Americanum”. Basi USA in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. “Eurasia” 3/2005, pp. 81-94. Qua un elenco delle basi e delle installazioni Usa e Nato sulla nostra terra e non solo, estratto dal medesimo articolo: http://www.juragentium.unifi.it/it/surveys/wlgo/marianto.htm.
      [7] E poi, auspicabilmente, assorbito in un'unità sovranazionale regionale, in linea con la tendenza alla formazione di macroregioni polarizzate su alcuni centri aggreganti.

      Fonte: http://www.cpeurasia.org/?read=43038

    1. Santos-Dumont 31 dicembre 2009

      Secondo me nell'articolo si evita di andare al nocciolo della questione, che giustamente non è se di ebrei ne siano morti 6 milioni o mezzo milione: sempre di massacro si tratterebbe. Il punto è che i nazisti hanno massacrato tutti quelli che erano ritenuti impuri e indegni del loro ideale contorto di razza superiore, compresi omosessuali, zingari, comunisti, etc. (e, a scanso di equivoci, da bravo anarchico tengo a mente pure le purghe staliniane...): categorie che spesso come gli ebrei sono state ferocemente perseguitate nei secoli passati. Per quale contorto motivo allora gli ebrei hanno ricevuto, mediante il beneplacito internazionale (o quantomeno inazione) alla creazione del moderno stato di Israele, e tuttora ricevono un trattamento di favore? E' a questa domanda che Barnard dovrebbe darsi una risposta.

    1. Bubba 31 dicembre 2009

      come spiega Gian Antonio Stella nel suo “Negri froci giudei & co.”, edito dalla Rizzoli, il razzismo sta sollevando la testa in tutta Europa

      Da un articolo di Gian Antonio Stella, quello che quando bombardavano Gaza parlò di antisemitismo in Italia, riferito a quelli che protestavano per l'attacco israeliano:

      vale la pena di ricordare quanto spiegò anni fa Giorgio Napolitano. Riconoscendo che «prima che nel Pci, a partire dagli anni 80, si affermasse una posizione politica coerente, se c'era antisemitismo si presentava nelle vesti di antisionismo». Ricordò, il futuro capo dello Stato, che «si protrasse a lungo l'equivoco di una contrapposizione al sionismo: come se questo costituisse un'ideologia reazionaria che nulla aveva a che vedere con la storia del popolo ebraico, e come se fosse l'incarnazione di un disegno di oppressione nei confronti dei palestinesi, un disegno di potenza dello Stato d'Israele». Ecco, possibile che quell'«equivoco» possa protrarsi ancora? ( FONTE [www.corriere.it])

      Stella e Napolitano in un colpo solo. E così li abbiamo sistemati.

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