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CONTRO IL REATO DI NEGAZIONISMO. O, ALMENO, CONTRO QUESTO REATO

GABRIELE DELLA MORTE
huffingtonpost.it

In una memorabile arringa conclusiva, Robert Jackson, Procuratore capo al processo di Norimberga, apostrofava gli accusati con le seguenti parole:

“Se mettiamo insieme solo le storie che provengono dal banco degli imputati questo è l’affresco che emerge: il governo di Hitler sarebbe composto da un numero 2 che non ha mai sospettato il programma di sterminio […] da un numero 3 che era solo un innocente uomo di mezzo che trasmetteva gli ordini come un postino […] da un ministro degli esteri che sapeva poco di affari esteri e niente di politica internazionale […] da un ministro degli interni che non sapeva nemmeno quello che era successo all’interno del suo ufficio, ancora meno all’interno del suo dipartimento, e assolutamente niente della Germania in generale […]. Se si dovesse affermare che questi uomini non siano colpevoli, sarebbe come dire che non c’è stata nessuna guerra, che non ci sono stati assassini, che non c’è stato nessun crimine”.

Sarebbe come dire… quale incipit migliore per affrontare una relazione tanto importante quanto delicata, quella che intercorre tra diritto e memoria, anzi tra diritto, pena e memoria? L’occasione per ritornare sulla vexata questio è offerta dalla recente presentazione (l’8 ottobre 2012) di un disegno di legge bipartisan, diretto ad introdurre il reato di negazionismo nel nostro ordinamento.

Considerato “il drammatico aumento di forme di razzismo e di negazione di fatti storici incontrovertibili, come lo sterminio degli Ebrei e di altre minoranze”, si propone di punire, con la reclusione fino a tre anni chiunque, con “comportamenti idonei a turbare l’ordine pubblico o che costituiscano minaccia, offesa o ingiuria”, faccia apologia “dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra” (come definiti nello Statuto della Corte penale internazionale agli articoli 6, 7 e 8), “dei crimini definiti dall’articolo 6 dello Statuto del Tribunale militare interazionale” (di Norimberga), ovvero neghi “la realtà, la dimensione o il carattere genocida degli stessi”.

Tale disegno, che tra ispirazione da una Decisione quadro del Consiglio dell’Unione Europea del 2008, oltre che da una serie di precedenti tentativi all’epoca aspramente “contestati dalla comunità degli storici, impegna lo Stato a tutelare penalmente l’interpretazione dei fatti più drammatici, avvenuti e da venire.

Il tema è molto complesso. Ammesso e non concesso che esista un divieto di oblio, è possibile dedurre da quest’ultimo un obbligo del ricordo? Certamente quando uno Stato istituisce – come ha fatto anche l’Italia – una giornata della memoria, si ricorre ad una legge per assicurare che talune narrazioni non sfumino col tempo (anzi, nel tempo: cosa accadrà, si è domandato David Bidussa, dopo che l’ultimo testimone della Shoah non sarà più in vita?).

Ma la norma penale si spinge oltre. Prevedere un nuovo reato significa, con buona approssimazione, legittimare lo Stato ad esercitare la forza a difesa di un bene ritenuto meritevole di questo tipo – estremo – di tutela. Ma qual è il bene in oggetto, in questo caso? L’ordine pubblico o la memoria storica?

Diverse problematiche si schiudono all’orizzonte. Per il giurista, che si serve di semplici coppie di significati antagonisti (colpevole/innocente, ammissibile/inammissibile, eccetera), è difficile cogliere la complessità insita nell’opera d’interpretazione storica. Il giurista non potrà mai utilizzare una prova illegale, lo storico sì. E sempre al giurista tocca operare in un orizzonte temporale definito (ragionevole), mentre lo storico può tornare e ritornare sugli eventi in modo indefinito.

Per chiarire il concetto si tenga conto che tra i reati per i quali l’attuale disegno di legge italiano prevede la copertura penale contro il negazionismo figurano, oltre il genocidio e i crimini contro l’umanità, anche i crimini di guerra (che possono comprendere anche fattispecie – tra mille virgolette – ‘minori’). Inoltre, va rilevato che il disegno di legge menziona tutti i crimini di competenza della Corte penale internazionale eccetto l’aggressione. Perché mai si è proceduto in questo modo: per noncuranza? Perché il crimine è stato inserito all’articolo 8 bis dello Statuto della Corte con un emendamento del 2010 e i riferimenti non erano aggiornati?

Inoltre, nel caso in cui l’esclusione non fosse casuale, va rilevata una forte contraddizione: la war of aggression è già contemplata all’articolo 6 dello Statuto del Tribunale militare di Norimberga, cui il disegno, come riportato, rimanda. Ed è, quest’ultima, una fattispecie molto controversa, tra i giuristi ancor prima che tra gli storici. Se l’invasione del Kuwait da parte dell’esercito iracheno nel 1990 raffigura un caso indiscusso di aggressione, il bombardamento della Serbia da parte della Nato nel 1999, o gli interventi condotti dagli Stati Uniti in Afghanistan e in Iraq rappresentano delle ipotesi ancora oggi dibattute.

Si può immaginare un accusa di negazionismo in questi casi? Mi sembra più augurabile, in un capovolgimento di esigenze, un’adeguata storicizzazione. Come si comprende l’esperienza di Norimberga, ad esempio? Leggendone le straordinarie requisitorie, certo, ma anche ricordando che gli Accordi di Londra dell’8 agosto 1945 istitutivi del Tribunale sono stati firmati dalle potenze vincitrici due giorni dopo il bombardamento nucleare di Hiroshima, e un giorno prima di quello di Nagasaki.

La difficoltà insite in un simile bilanciamento sono state ripetutamente sperimentate dai giuristi che hanno lavorato nei tribunali delle Nazioni Unite per l’ex Iugoslavia e per il Ruanda negli ultimi due decenni: le prime sentenze si aprivano con decine di pagine di historical context che talvolta ripercorrevano l’intera storia del Paese interessato dal conflitto. Ma se le sentenze beneficiavano della ricerca degli storici, questi ultimi hanno in seguito beneficiato di quelle sentenze, in un pericoloso (corto)circuito.

Uno dei modi per contrastare simili circolazioni, è appunto quello di tenere separati gli autori e i metodi di lavoro: da una parte i giuristi, dall’altra gli storici. Far passare in giudicato la storia, significa contribuire alla creazione di una verità unica, immutabile, fabbricata – peraltro – con i rigidi strumenti del diritto. Ma la storia non passa, tanto meno in giudicato (ricordiamo il vecchio adagio: non è possibile “fare storia” senza anche “fare la storia”). E quando passa, specie tra mani disattente, può produrre memorie divise (perché anche la memoria degli sconfitti si tramanda, come quella dei vincitori – e sono le frange più estreme a custodire il ricordo).

Tutto ciò premesso, tra le principali “assi di tensione” (così le chiama Emanuela Fronza in un recente lavoro monografico dedicato ai profili penali del tema) troviamo la libertà di pensiero. Se è vero che la negazione di un crimine come il genocidio può rappresentare un attentato ai valori fondativi di una comunità democratica, è altresì vero che tra i medesimi valori rientra il pluralismo. Simili tensioni sono state ripetutamente oggetto dell’attenzione dei giudici, sia interni sia internazionali, e sono state indagate anche dalla dottrina internazionalistica e comparativa.

Per citare solo due esperienze tra le tante, nel caso Garaudy c. France i giudici della Corte europea dei diritti umani hanno avallato la legittimità del reato di negazionismo in Francia (ritenendo che il ricorrente non potesse invocare la libertà di pensiero contro l’accusa di negazionismo, perché il libro da quest’ultimo scritto rappresentava un’incitazione all’odio razziale).

Diversamente, in un caso concernente la pubblicazione e vendita di alcuni libri che negavano la Shoah in Spagna, la Corte costituzionale di tale Stato ha dichiarato l’illegittimità del reato di negazionismo, introducendo una sottile distinzione tra la prassi – legittima – di negare la ricostruzione dei fatti (sulla base di una diversa prospettiva interpretativa), e quella – illegittima – di giustificarli (violando in tal modo la dignità umana).

Simili divergenze rispecchiano numerose altre, certamente tecniche e non affrontabili in questa sede, che si evincono dall’esame delle legislazioni nazionali. Accanto agli ordinamenti che considerano il reato di negazionismo consistente nel semplice fatto di non riconoscere un determinato evento, ci sono quelli che richiedono qualcosa di ulteriore, come ad esempio un’istigazione all’odio o un’incitazione alla violenza. Allo stesso modo anche l’ambito di copertura della norma varia secondo il contesto. Per citare solo un esempio, in alcuni Paesi dell’ex area sovietica la portata del reato concerne tanto i crimini compiuti dall’asse, quanto quelli commessi dal regime comunista.

Fatte le dovute proporzioni, l’impressione generale è che il progetto di legge italiano si riferisca ad una figura decisamente troppo estesa, e quindi aperta al rischio di un utilizzo strumentale. Si pensi al provocatorio caso in cui taluni eventi vengano impropriamente definiti effetti collaterali: basterebbe per suggerire un processo per negazionismo della “dimensione” di un crimine di guerra?.

La tribunalizzazione della storia è, insomma, un processo (il lapsus mi sembra interessante e decido di lasciarlo nel testo) pieno di insidie. Da un lato, perimetra un campo in cui celebrare la memoria al riparo dagli attacchi più indegni (attraverso internet sciaguratamente alla portata di tutti). Dall’altro, offre la sponda alla creazione di sacche di memoria differenziata, destinate a cristallizzarsi, se non aperte al libero confronto delle idee.

Tzvetan Todorov, tra i tanti, presta attenzione al punto, e mette in guardia dagli abusi di memoria che, enfatizzando un evento traumatico (quale Stato non nasce da un momento di violenza?) allargano il solco tra i vincitori e i vinti. E in un fondamentale saggio dedicato al tema del perdono, Paul Ricoeur, ricorda come quest’ultimo sia generato da un virtuoso intreccio di memoria e di oblio.

D’altra parte riconoscere che la storia abbia bisogno di un supporto penale, non è forse ammettere – in filigrana – che la medesima non sappia provvedere a se stessa? Ricordo un paradosso (apparente): basta una sola sentenza per distruggere tutte le biblioteche del mondo, ma occorrono tutte le biblioteche del mondo per produrre una sola sentenza.

Gabriele Della Morte (Ricercatore in diritto internazionale, Universita’ Cattolica di Milano)

Fonte: www.huffingtonpost.it
Link: http://www.huffingtonpost.it/gabriele-della-morte/contro-il-reato-di-negazi_b_2092908.html?utm_hp_ref=italy
12.11.2012

Pubblicato da Davide

  • cardisem

    Leggerò con attenzione l’articolo, che però è già sospetto per il luogo in cui appare: una testata il cui capo redattore è un certo Marco Pasqua, che ha già almeno un paio di cause a lui intentate per diffamazione e risarcimento danni… È da luoghi come questi che parte la campagna di stampa per far passare l’operazione… Sempre a firma Marco Pasqua si tentà nell’ottobre del 2009 di incastrare un ricercatore di filosofia del diritto della Sapienza… Tuonava allora Pacifici: nella più grande università d’Europa come si può… La manovrà fallì loro perché il ricercatore in sede disciplinare fu assolto da tutti gli addebiti, ma di questa assoluzione, ad incominciare, da Repubblica non si è voluto dare mai notizia… Non chiesero scusa né la comunità ebraica (figuriamoci!) ne tutti i tromboni che si precipitarono a rilasciare dichiarazioni… Il caso più esilarante fu quella di Marazzo che voleva guardare negli occhi il ricercatore della Sapienza, ma neppure 24 ore dopo doveva lui nascondersi la faccia davanti ai fotografi e alle televisioni.. Il disegno di legge è stato presentato poco prima dell’Operazione Colonna di Fumo, prima ancora della Risoluzione Onu di ammissione della Palestina… Esso è chiaramente una operazione di Hasbara civile chiesta da Israele… Naturalmente, è buona l’occasione per far sorgere un ampio dibattito non solo per respingere questa legge liberticida ma per chiedere l’abrogazione della legge Mancino-Tadadash-Midigliani… Inutile lasciare commenti sull’Hungton… Il moderatore-caporedattore è lo stesso Marco Pasqua che fa passare quelli che a lui convengono e cassa tutti gli altri….

  • fernet

    Quindi se qualche sionista si esaltasse per i massacri in Palestina, finirebbe in galera per tre anni? Allora la legge mi sta bene.

  • Tao

    Stavolta, sembra proprio che stiano in dirittura d’arrivo. In tutta fretta – e alla chetichella – i nostri “amati” parlamentari (è proprio il caso di dirlo, visto che la prima firmataria del ddl è una senatrice che si chiama Amati: http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede_v3/Ddliter/38913.htm) stanno per partorire il reato d’opinione più aberrante del dopoguerra. Intendo riferirmi esattamente alla famigerata legge-bavaglio contro i revisionisti. In tutta fretta e alla chetichella, in quanto il modus operandi scelto, come mi ha segnalato il mio amico Facebook Giuseppe Poggi, è quello della sede deliberante (cui il provvedimento è stato assegnato lo scorso 8 novembre): http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede_v3/Ddliter/38913.htm ).

    Apprendiamo da Wikipedia ( http://it.wikipedia.org/wiki/Commissione_parlamentare#Commissione_in_sede_legislativa_.28o_deliberante.29) che la Commissione deliberante “è una particolarità del fascismo ereditata da Mussolini”, e che il procedimento “si svolge all’interno della commissione competente, escludendo del tutto l’intervento dell’Assemblea, e svolgendo una vera e propria deliberazione”.

    Inoltre, è sempre Wikipedia che parla, “per le sue caratteristiche, la sede legislativa rappresenta una via molto discutibile, e sarebbe da evitare, per una questione di democraticità”.

    Insomma, per combattere dei presunti neonazisti (a cui vengono proditoriamente assimilati i revisionisti) si ricorre ad un obsoleto strumento fascista: ecco il paradosso della nostra (ormai presunta) democrazia. Capisco quindi il disagio di alcuni tra i membri della Commissione Giustizia che devono approvare questo obbrobrio, a cominciare dal senatore Perduca: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=16&id=685070 . Come capisco la fretta che ha il relatore del provvedimento (l’ex questore Achille Serra) di approvarlo il prima possibile e senza colpo ferire: “esprime preliminarmente apprezzamento per l’assegnazione dello stesso in sede deliberante in quanto il frangente storico-politico attuale rende la tempestiva approvazione del testo in esame quanto mai necessaria” (ibidem).

    In questo momento non posso scrivere con la dovuta calma: queste sono solo notazioni volanti. Per rendere edotti i lettori di quanto sta avvenendo nel modo più esaustivo, fornisco il link delle sedute fin qui svolte dove potranno accedere ai relativi verbali (quando appare la schermata della seduta richiesta, cliccare in alto a sinistra su “IN SEDE DELIBERANTE”):

    http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede_v3/Ddliter/comm/38913_comm.htm

    A parte ogni altra considerazione, lo sanno questi signori che, ad esempio, quelle Nazioni Unite cui ci si richiama nel procedimento in questione, l’anno scorso hanno sconfessato, tramite la loro Human Rights Committee (Commissione per i diritti umani) le leggi antirevisioniste?

    La Human Rights Committee sconfessa le leggi antirevisioniste!
    http://andreacarancini.blogspot.it/2011/12/la-human-rights-committee-sconfessa-le.html  

    Andrea Carancini
    Fonte: http://andreacarancini.blogspot.it
    Link: http://andreacarancini.blogspot.it/2012/12/ddl-antinegazionista-per-approvarlo.html
    1.12.2012

  • cardisem

    Sui giudici dei tribunale di Norimberga invito chi ne ha il tempo ad andarsi a guardare il massacro di Katyn in Polonia. Finché era al potere il regime comunista la verità ufficiale era che fossero stati i tedeschi a commettere quel crimine. Quando il regime è caduto ed è caduta pure l’Unione sovietica è venuta fuori la verità: furono i sovietici a compiere quel massacro, trovando utile farlo cadere sui tedeschi… Tanto, dopo Norimberga, si poteva riempire quel contenitore di tutto quel che conveniva…. E dunque, sappiamo cosa aspettarci quando la Verità viene assunta come propria da Tribunali (inediti) di vincitori sui vinti o da Legislatori “bipartisan” che negli Usa si sa essere al soldo di Israele…

  • cardisem

    Fra i firmatari del disegno di legge si legge il nome di Luigi Compagna, i cui legami con Israele è ben noto, vi sono i nomi di Malan, di Gasparri… che stavano sul palco di madonna Fiammetta Nirenstein ad augurare nuovamente “buona guerra” [antisionista-antigiornale.blogspot.co.uk] ad Israele… Insomma, dimmi chi presenta la legge e ti dirò che legge è e per conto di chi è fatta… Questi figuri capiscono che non avranno mai più un parlamento così sionista e succube verso Israele e si affrettano… addirittura in sede deliberante… a porte chiuse… per non far sapere agli italiani che dormono…. Provate ad immaginare cosa potrà succedere ad un vostro figlio che durante la lezione di storia si metterà a contestare la versione ufficiale di stato… L’insegnante stesso se non vuole apparire complice dovrà chiamare i carabinieri e far arrestare l’alunno…. Può succedere l’inverso che un alunno, istruito dai suoi genitori ebrei, faccia arrestare l’insegnante… Questa è la barbarie che ci consegno un parlamento nei suoi ultimi giorni di vita, di pessima vita…

  • cardisem

    Il sionista che inneggia ( “buona guerra” [antisionista-antigiornale.blogspot.co.uk]) ai massacri di Gaza non va in galera, ma pretende di mandarci chi per avventura si azzardi a dirgli: “testa di c…”. Costoro non solo negano il “genocidio” della Nakba, ossia la pulizia etnica del 1948, nota da sempre ad ogni bambino palestinese, ma “scoperta” in Israele dai “nuovi storici” (Morris, Pappe…) solo in tempi recenti, quando aperti gli stessi archivi israeliani, la “verità” non poteva più essere taciuta da chi voleva fare il mestiere dello “storico”… In Israele si pretende di punire la faccia triste dei palestinesi che non celebrano la Festa dell’Indipendenza e della Nascita dello Stato ebraico di Israele che è l’altra faccia di una stessa medaglia che i palestinesi chiamano Nakba. Ma perché si insiste sul reato di “negazionismo”? Perché un simile reato fonda in Europa il “senso di colpa” che serve ad Israele per avere carta bianca con i palestinesi. I firmatari del disegno di legge “bipartisan” sono tutti o quasi uomini di Israele e del suo associazionismo capillare, ossia fanno parte della “Israel lobby”.

  • cardisem

    Ciò che fa una sede deliberante può essere avocato all’Aula: si tratta di avere una richiesta in tal senso munita delle firme necessarie. Chi fra i senatori non è d’accordo può e deve uscire allo scoperto….

  • Aironeblu

    Quanti equivoci questa parola “olocausto”, adesso addirittura una legge per stabilire la affermazione consensuale. Eppure basterebbe aggiornare la terminologia storica con cui sono stati raccontati gli eventi per accorgersi che il problema in realtà non è mai esistito, ma si è trattato di un semplice diritto all’autodifesa esercitato dalla democratica Germania di Hitler per proteggere la libertà e lo stile di vita del suo paese dalla minaccia terrorisrica diventata ormai non più tollerabile dei fanatismo ebraico, esaltato dai rabbini per lanciare dalle sinagoghe l’invasione della pacifica Germania. Nella difesa della democrazia con cui le eroiche forze tedesche hanno risposto alla crescente minaccia ebraica sono state lanciate operazioni chirurgiche mirate che in virtù di una serie di attacchi preventivi sono riusciti con una delle più importanti operazioni umanitarie della storia a colpire i leader del terrorismo ebraico, con contenute perdite tra la popolazione civile, conseguenza dolorosa, ma necessaria, così come tra le molte famiglie dell’esercito nazista che si sono viste recapitare le bare degli amati figli, che vivranno sempre nella nostra memoria con il loro estremo sacrificio per la libertà e la giustizia.

    A volte bastava qualche sfumatura nei termini per creare tanta confusione: oggi per fortuna hanno imparato a raccontarci meglio le cose, e questi spiacevoli equivoci non esistono più!

  • Jor-el

    I genitori dell’alunno delatore potrebbero benissimo essere anche non-ebrei, cambierebbe nulla.

  • Jor-el

    C’è una premessa da fare a qualsiasi discorso su questo spinosissimo argomento, ed è importante. Nessuno storico revisionista ha mai negato che negli Anni 30-40 in Europa ci sia stata una violenta discriminazione e persecuzione degli ebrei, sfociata in moltissimi casi di violenza organizzata e sistematica portata spesso avanti con la copertura e la complicità delle forze dell’ordine tedesche e di altri paesi. I revisionisti contestavano solo una PARTICOLARE tesi, quella di un progetto di sterminio degli ebrei europei organizzato dallo stato tedesco secondo precise modalità, quelle note della Soluzione Finale: deportazioni, selezioni, uccisioni di massa mediante camere a gas. La distinzione è importante perché mentre la prima tesi indica la sola responsabilità di elementi antisemiti, la tesi della Soluzione Finale indica una responsabilità non solo del regime nazista, ma dell’intero popolo tedesco che quel regime ha sostenuto. Una responsabilità che non finisce con la fine della guerra e con la punizione dei nazisti, ma anzi, diventa eterna (da qui i rituali della memoria) e si allarga fino a comprendere l’intera umanità, assolvendo i soli ebrei. La questione sul revisionismo storico si apre alla fine degli anni Settanta, con lo scandalo sollevato dalla pubblicazione delle tesi di Robert Faurisson sulle camere a gas. In realtà, a prescindere della giustezza o meno delle sue tesi, il punto sollevato da Faurisson era metodologico. In sintesi la questione posta era la seguente: ai fini di stabilire una verità storica valgono di più le prove documentali o le testimonianze? La questione, dopo 30 anni non solo resta aperta, ma vi si aggiunge l’idea inedita di sostituire alla “verità storica” qualcosa d’altro, che con la storia non ha nulla a che vedere: il “processo” allo storico stesso, in cui la metodologia diventa prova a carico. La domanda diventa: “in un processo, valgono di più le prove documentali o le testimonianze?”. In realtà si alza la posta per dare una risposta interessata. Se 30 anni fa uno storico, un intellettuale, rischiava “soltanto” il discredito, la perdita del lavoro e della pensione (tutte cose successe allo stesso Faurisson che, peraltro, non è nemmeno un simpatizzante della destra), oggi rischia anche di finire in prigione. Fra testimonianze e prove la bilancia sembra, quindi, pendere dalla parte delle testimonianze. Che , un domani, potrebbero rivelarsi armi a doppio taglio.

  • nuvolenelcielo

    Alla fine se passa il reato penale si tirano una martellate sulle palle da soli. Anche gente mainstream comincerà a pensare che c’è sotto qualcosa di sporco…, da nascondere.

  • mincuo

    Inizia ben prima il Revisionismo. Si può dire con Paul Rassinier, comunista, poi socialista, eroe della Resistenza Francese, decorato con medaglia d’argento e rosetta d’argento, catturato dai Nazisti e interrogato e torturato (95% di invalidità a fini assicurativi) quindi spedito al campo di concentramento prima di Dora e poi di Buchenwald. Infine Membro Socialista del Parlamento della III Repubblica. Per aver contestato nella “Menzogne d’Ulisse” il Dogma fu cacciato poi dal Partito Socialista. In un articolo di giornale l’ho trovato descritto, con quel curriculum, come “neo-nazista”.
    Ma ce ne erano anche prima di lui, meno noti. Per non parlare dei critici a qull’obbrobrio autentico del Processo di Norimberga, che non serve neanche fare una lista, dato che è praticamente ogni Giurista appena appena degno di quel nome.

  • Jor-el

    Merita un commento l’apertura dell’articolo, cioè la citazione dell’arringa di Jackson. Riguarda il numero 4 del Reich, cioè il dott. Albert Speer, il solo degli alti papaveri del regime nazista che salvò la pelle, beccandosi soltanto 20 anni a Spandau (a parte Hess, che prese l’ergastolo). Albert Speer fu nominato, nel 1942, ministro degli armamenti e della produzione bellica. I campi di lavoro coatto in Germania e nei territori occupati erano, quindi, sotto la competenza del suo ministero. Proprio negli anni della Soluzione Finale. Nei suoi libri Speer spergiura che non sapeva nulla di stermini e di gassazioni di massa. La cosa strana è che l’inflessibile Jackson gli abbia creduto! Come mai a uno come Speer fu inflitta una delle condanne più lievi? Furono impiccarti i comandanti dei campi, spesso anche i loro galoppini, ma il capo supremo, quello che organizzò la rete di campi di lavoro coatto, no. Ormai vecchio, Speer chiuse la sua ultima intervista alla BBC con queste parole: “Quando ripenso a quegli anni, alla guerra, al Terzo Reich, a Hitler, a Norimberga, alla Germania nel dopoguerra… devo dire che alla fine, me la sono sempre cavata bene.” Poi fa un sorrisetto. Fade out.

  • haward

    Disquisire in punta di diritto su leggi liberticide del genere, per altro già in vigore da decenni in molte altre nazioni, è un mero esercizio accademico utile per confondere le idee della stragrande maggioranza delle persone. Le menzogne devono rimanere tali, come per la storia antica, l’archeologia, la paleontologia, la medicina, la psicologia e quant’altro.

    Chi controlla il passato controlla il futuro.
    Chi controlla il presente controlla il passato
    George Orwell (Eric Arthur Blair)

  • Jor-el

    Lo so, grazie, ho letto molto sull’argomento ;-). Ma è lo scandalo Faurisson (“Faurisson tuer les morts”) che porta all’attenzione del vasto pubblico la questione del revisionismo storico, della metodologia e delle fonti.

  • cardisem

    Non cambierebbe nulla, ma esiste un precedente… In un liceo torinese fu proprio la figlia di una nota giornalista ebrea che fece partire un’operazione che portò alla visita psichiatrica di un docente, colpevole di aver dato un apprezzamento non benevola per Israele in risposta ad una specifica domanda che le era stata fatta. Il professore nè passò non poche, fu assolto e risarcito, ma il solito Delatore (indagatore delle fogne di facebook) produsse una nuova campagna diffamatoria ed il docente è ora un desaparecidos: non si sa più nulla di lui, a mezzo stampa, dopo la notizia di una nuova incriminazione… Certo, chiunque può presentare denunce e delazioni…

  • Jor-el

    La domanda è retorica, ovviamente. La risposta è che le colpe e le discolpe erano già stabilite in partenza e che in quel processo non ci fu nessun colpo di scena alla Perry Mason.

  • mincuo

    “Vasto pubblico”…..beh….non proprio vasto.
    Se parli con chiunque i “negazionisti” sono al 100% “Neo-nazisti” cogli stivaloni che vanno in giro dicendo “io nego” “io nego”, mica ricercatori, storici, chimici, fisici, giudici, tossicologi, statistici, ingegneri, docenti ecc….che hanno scritto decine di migliaia di pagine (tra parentesi alcune accolte da storiografia classica, con libri anche all’Istituto di Storia Contemporanea di Monaco, ma non son cose per il volgo) e inoltre Americani, Europei, Africani, Orientali, e ancora di destra sinistra e centro e apartitici, e infine atei Cristiani Musulmani ed Ebrei.
    Più comico ancora è poi che a fronte delle centinaia (non è un’esagerazione) di aggressioni fisiche, incendi ad abitazioni e librerie, devastazioni, omicidi, tutte senza coseguenze per i responsabili, e oltre a processi, incarcerazioni, calunnie, perdita del posto di lavoro, della pensione, morte civile ecc…non si conosce una violenza di alcun Revisionista, che io sappia. Però è così che funziona…..

  • Merio

    Se uno volesse approfondire questa vasta questione da dove dovrebbe partire?? Esistono documenti che danno una visione ampia della tematica senza perdersi troppo in chiacchere??

    P.s.
    Ma una legge del genere anche se passasse non sarebbe anticostituzionale?

  • Stopgun

    Da quale data non sarà più lecito negare?

  • Servus

    Chissà se poi faranno imprigionare tutti i comunisti (Napolitano compreso) per negazione degli stermini stalinisti; gli israeliani per negazione degli stermini dei palestinesi; gli americani per negazione degli stermini su vietnamiti, irakeni, afgani; i turchi per negazione dello sterminio armeno; e tutti gli italiani per gli stermini in Africa al tempo del fascismo o magari al tempo dell’impero romano.

  • mincuo

    Non devi avere ben chiara la cosa. Quelli citati prendi una medaglia se li “neghi”.
    Qualche rogna magari te la prendi a ricordarli, e anzi d alcuni è pure proibito parlare.

  • Servus

    La cosa mi è chiara, ma aspirerei ad un ampliamento della legge, così possiamo andare tutti in prigione.

  • francefar

    Questa intervista è grandiosa..
    http://www.youtube.com/watch?v=uW1rPxy-n5c

  • gnorans

    Norimberga è stato un frutto unico della barbarie anglo-americana, come i bombardamenti sulla popolazione civile.
    Mai si era visto che dopo una guerra il vincitore si travestisse da giudice e si mettesse a fare processi allo sconfitto.
    Mentre gli americani processavano i tedeschi, continuavano a ucciderne più di un milione nei propri lager (James Bacque – Gli altri lager – un libro che si legge con difficoltà per le continue citazioni di documenti e fonti).
    Niente di strano che le conclusioni di un tale processo debbano essere difese con la repressione.

  • Erwin

    Il solo mettere a cappello dell’articolo un soggetto come Jackson che si INVENTO’ lo sterminio di 20.000 ebrei con l’uso della BOMBA ATOMICA… rende incredibile OGNI affermazione successiva! Lui aveva avuto notizia da “certi rapporti”…OVVIAMENTE FALSI!

  • Tonguessy

    La domanda diventa: “in un processo, valgono di più le prove documentali o le testimonianze?”
    In effetti la questione si gioca quindi nei termini di riproducibilità delle prove, qualsiasi esse siano. Ma anche questa metodologia si dimostra non definitiva e quindi la domanda non fa che spostare il peso da un’altra parte: cos’è la riproducibilità? Quand’è che un avvenimento è confermato?
    In epistemologia la questione è centrale. Ci si chiede quand’è che è vera scienza e quando invece non lo è. Nel campo dell’indagine storica pare sia la stessa cosa.
    Una cosa il verificazionismo dovrebbe impararla, dall’epistemologia: non è possibile la verifica TOTALE delle prove. Teoria del Cigno Nero. Non si può escludere che esistano cigni neri, anche se quelli che vediamo sono bianchi. Si può ragionevolmente pensare che il nostro incontro con un cigno nero sia molto improbabile, ma nessuna certezza assoluta. Si gioca con la statistica, non con la prova definitiva.
    Nelle analisi storiche le cose non sono diverse. Peccato che agli storici manchi il Circolo di Vienna con i suoi Schlick e Carnap. E manchino le successive analisi e controproposte. Per questo la domanda centrale sulle validità delle verifiche resta ancora imperniata oggi su questioni che l’epistemologia si pose quasi un secolo fa.

  • Wotan

    Il fatto che gran parte di campi di concentramento nazisti siano stati fino al 1989 in un territorio sotto “protezione” sovietica dovrebbe bastare ad accettare che COME MINIMO su quanto accaduto in quei luoghi sia necessaria un’approfondita ricerca storica. Una ricerca che non necessariamente è destinata a cambiare i libri di storia. Il fatto però che venga soppressa con la minaccia del carcere credo faccia nascere qualche perplessità anche al più ottuso degli umani.

    La negazione è una cosa, la revisione è un’altra. La Storia con la “S” maiuscola E’ revisione continua. Se fosse “dogma” si chiamerebbe religione.

    In ogni caso quanti volessero fare una ricerca sul web sul tema revisionismo troverebbero una quantità tale di documenti che, condivisibili o meno, possono venire utili ad ampliare la propia visione dell’argomento.
    E forse è proprio per impedire una visione più ampia che nascono leggi come quella in oggetto.

    Guai a pensare con la propria testa…

  • Tonguessy

    Jakson doveva prendere atto che nessuno di quegli imputati si dichiarasse colpevole. Il fatto è che i veri colpevoli erano da un’altra parte…
    Scrive Antony C. Sutton nel suo “Wall Street and the Rise of Hitler” che “senza i capitali offerti da Wall Street non ci sarebbe stata nessuna IG Farben in primo luogo, e quasi sicuramente nessun Hitler nè Seconda Guerra Mondiale”.
    La IG Farben fu finanziata dalle seguenti società di Wall Street: Dillon, Read & Co., Harris, Forbes & Co., e National City.
    Anche a Norimberga ci fu chi riuscì a capire dove stesse veramente il problema. Il pubblico ministero americano del Tribunale per i crimini di guerra di Norimberga prefigurò questo scenario contro la IG Farben dicendo:
    “Questi esponenti della IG Farben e non i pazzi fanatici nazisti sono i principali criminali di guerra. Se i loro crimini non verranno portati alla luce e puniti, rappresenteranno una minaccia per la futura pace del mondo ancora più grande che se Hiltler fosse ancora vivo”.
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=1978

  • Jor-el

    Perché in Italia questa legge con 10 anni di ritardo (in media) rispetto ad altri paesi? E’ che c’entra l’Iran. Spero non vi sia sfuggita la più recente declinazione dell’Olocausto, quella in chiave anti-Iran. Cosa c’entra l’Olocausto con l’Iran? Negli Anni Quaranta la Repubblica Islamica non c’era neanche… Vero, ma l’attuale presidente Ahmadinejad ha avuto il grave torto di parlare a un convegno di storici a cui parteciparono anche alcuni studiosi definiti “negazionisti”. Ahmadinejad nega forse l’Olocausto? Neanche per sogno! In quel famoso discorso sostiene, invece che di quel che è successo in Europa fra il 1942 e il 1945 i Palestinesi non hanno alcuna colpa, e che se gli USA e UK volevano davvero dare una patria agli ebrei europei, avrebbero dovuto dargli o il Colorado o il Galles (è un esempio, non ha detto proprio così, ma il succo è quello). Ahmadinejad è stato accusato di aver anche detto che “Israele deve essere cancellato dalle carte geografiche”. Non l’ha fatto, ha detto, invece, che “Israele sarà cancellato dalle pagine dei libri di storia”. In nessun caso ha mai detto che gli ebrei debbano essere uccisi o scacciati dalla Palestina. Come dovrebbe essere noto, la posizione dell’Iran è che debba sorgere in Palestina uno stato chiamato “Palestina” in cui cittadini ebrei e arabi possano vivere insieme con eguali diritti. Va ricordato che gli ebrei iraniani (numericamente la seconda comunità ebraica del mondo) non sono affatto perseguitati, anzi, sono riconosciuti dal governo come minoranza religiosa e gli è stato assegnato un seggio in Parlamento. A Tehran ci sono 11 sinagoghe e un cimitero. La Costituzione dell’Iran dice che gli ebrei sono uguali ai mussulmani. Israele non ha costituzione e nel suo territorio solo gli ebrei godono di pieni diritti. Comunque, la propagande di guerra israeliana ha fatto di tutto per appiccicare all’Iran l’etichetta di “negatore dell’Olocausto”. E, secondo l’assioma di Bernard-Henri Lévy secondo cui il negazionismo è “lo stadio supremo del genocidio», l’Iran è colpevole quanto e più di Hitler! I vari articoli de Il Foglio non fanno che riproporre questa identica canzone. In definitiva, dobbiamo far la guerra all’Iran per i seguenti motivi: 1) vogliono costruirsi la bomba atomica per distruggere Israele (che, pur possedendo almeno 200 testate nucleari in barba ad ogni trattato, è la vittima della situazione) 2) hanno costruito un rete sotterranea di gallerie che collega Teheran al sud del Libano e a Gaza attraverso cui faranno arrivare le future bombe atomiche che Hamas lancerà su Israele con i famosi missili (prego date un’occhiata a una carta geografica e ammirate che straordinaria opera di ingegneria sarebbe, superiore persino alla Grande Muraglia) 3) dulcis in fundo, sono complici dell’Olocausto. Ah, dimenticavo, c’è pure 4) il grido di dolore delle ragazze di Teheran…

  • Jor-el

    «Review of the Holocaust: global vision» era il titolo della famosa conferenza del 2007. Scopo della conferenza, secondo il ministro degli esteri iraniano «non è negare o confermare l’Olocausto. Il suo scopo – continua il capo della diplomazia della repubblica islamica – è dare un’opportunità agli intellettuali che non possono esprimere liberamente le proprie opinioni sulla Shoah in Europa». Fece particolare scandalo, all’epoca, la presenza di una delegazione di rabbini antisionisti.

  • Kansimba

    Se non ricordo male Speer si dichiarò pentito di quanto successo agli ebrei tanto da fare continue donazioni in denaro come risarcimento a titolo personale. I soldi derivavano dalla vendita del suo libro.

  • lucamartinelli

    Anche quella nullita’ di Matteo Renzi ha cavalcato la bufala della responsabilità iraniana nel conflitto israelo-palestinese. Ha detto testualmente: non sarà possibile risolvere il conflitto israelo-palestinese se non si risolve prima il problema Iran. Questa immondizia mentale mi ha fatto subito capire a chi si è già venduto Renzi . Meno male che ha perduto le primarie.

  • tania

    – “In previsione di ulteriori esperimenti con una nuova droga soporifera , vi saremmo grati se ci potreste procurare un certo numero di donne”
    – “Abbiamo ricevuto la vostra risposta , ma consideriamo che il prezzo di 220 marchi per donna sia eccessivo . Vi proponiamo un prezzo non superiore a 170 marchi a testa . Se siete d’accordo sulla cifra , prenderemo possesso delle donne . Ce ne abbisognano circa 150”
    – “Accusiamo ricevuta dell’accordo . Preparateci 150 donne nelle migliori condizioni di salute : appena pronte le prenderemo a nostro carico”
    – “Ricevuta l’ordinanza di 150 donne . Nonostante l’aspetto emaciato , esse sono state giudicate soddisfacenti . A giro di posta vi terremo al corrente dei risultati dell’esperimento” .
    -“Gli esperimenti sono stati eseguiti . Tutti i soggetti sono morti . Ci metteremo presto in contatto con voi per una nuova ordinazione”

    Così , nella corrispondenza commerciale tra la I.G.Farben e l’amministrazione di Auschwitz . Ora , la questione è che il nazista di turno sostiene che anche queste sono solo testimonianze , ma non prove . Come osservi tu , ha quindi ragione l’epistemologia quando sostiene l’impossibilità della verifica “totale” delle prove . Il fatto è non dovrebbero servire prove , processi e i timbri per capire lo squallore dell’ideologia nazionalsocialista .

  • BaronCorvo

    No scusa, non è che stai parlando di Pallavidini per caso? E quello qualche rotella fuori posto ce l’ha davvero però…

  • cardisem

    Io non parlo di nessuno, ma parlo di quella che i tecnici chiamano il “caso marginale”: o un diritto esiste ed esiste per tutti, o non esiste per nessuno. Le garanzie costituzionali tutelano il più debole, non il più forte. Se tu ti intendi di “rotelle” e di meccanica, parlane tu… Vediamo quali sono le “rotelle” e come girano o vengono fatte girare.

  • Tonguessy

    Interessante fu la fine di Moritz Schlick, anima pulsante del Circolo di Vienna e del verificazionismo, acerrimi nemici delle proposizioni non verificabili. Ecco che metafisica, etica e religione diventano costrutti logici basati sul nulla. Ma Johann Nelböck, un suo ex-studente affetto da schizofrenia, non la vedeva così: lo freddò davanti ai gradini del Dipartimento di Filosofia dell’Università di Vienna dopo averlo fermato per chiedere chiarimenti (Schlick rifiutò la sua tesi di laurea proprio perchè intrisa di metafisica). Nelböck non negò mai le vere ragioni del suo gesto malsano: Schlick con la sua filosofia antimetafisica (fatalmente ebrea, chissà poi perchè dato che Schlick non era ebreo ma protestante) stava minando la moralità austriaca.
    Il sentimento razzista lo trasformò in un “eroe ariano” contro la “filosofia senza anima” del Circolo . Lo studente omicida fu scarcerato poco dopo e divenne un membro del partito nazionalsocialista austriaco dopo l’Anschluss.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Moritz_Schlick

    La morte di Schlick decretò anche la morte del circolo di Vienna.
    Ecco chiariti i rapporti tra verificazionismo e nazismo, tra epistemologia e ideologia. Ovviamente adesso mi aspetto una qualche decina di contestazioni sul significato di tali testimonianze. Salterà fuori che l’omicida non era schizofrenico e men che mai nazista (i nazisti non reclutano psicopatici e Nelböck semmai era comunista), e che Schlick sta oggi gradevolmente sorseggiando Martini a Parigi in compagnia di Jim Morrison.

  • mincuo

    La I.G.Farben è solo un aspetto. E Sutton dice solo una parte, così come fa per la Rivoluzione Bolscevica, giusto per non avere guai, che già ne ebbe lo stesso, ma basta non essere particolarmente tonti e approfondire anche solo dove lui stesso indica.
    Il quartier genrale della I.G. Farben, (che era in parte mista con USA), con gli Americani che collaborarono ad esempio alla BUNA (gomma sintetica) fino a tutto il 1940, comunque non fu mai bombardato così come la gran parte delle aziende Tedesche.
    Si voleva far durare la guerra con l’Est, che era un affarone (land lease act) che se no sarebbe finita in 3 mesi.
    Questo te lo certifica ufficialmente pure lo Strategic Bombing Survey USA, che tra l’altro “finto-ingenuamente” si chiede anche come mai poi non bombardarono (come indicato) l’apparato industriale, ma fecero invece bombardamenti a solo scopo terroristico sui civili.

  • tania

    “Salterà fuori che l’omicida non era schizofrenico e men che mai nazista (i nazisti non reclutano psicopatici e Nelböck semmai era comunista), e che Schlick sta oggi gradevolmente sorseggiando Martini a Parigi in compagnia di Jim Morrison.”
    :DDD … Anche secondo me potrebbero arrivarti delle contestazioni simili ; nel frattempo grazie per le risate

  • mincuo

    Jackson, mel senso di USA, insieme a Sovietici, Inglesi e Francesi stava meglio seduto dall’altra parte. Poi ci sono le “memorie” che ci pensano a rovesciare storia diplomatica ed economica.

  • mincuo

    L’unica cosa che vedo io è che sono ridotti che non basta nemmeno censura, calunnie organizzate e media, nessun dibattito da 70 anni consentito, ma ci vogliono le leggi speciali. Anche un tonto trae le conseguenze. La verità si sostiene bene da sola. E le leggi ordinarie ci sono: su falso, falso ideologico, diffamazione, ecc….Quindi non ci vuole un genio. N.B. Le traduzioni dal Tedesco e soprattutto il contesto sono una cosa diversa da quel che viene fuori alle volte. Le fonti servono a quello e servirebbe anche uno straccio di elementare giustizia su chi fa determinate operazioni di quel tipo.

  • Kansimba

    Spesso viene tirata in ballo la IG Farben come “causa” principale per i finanziamenti a Hitler e lo scoppio del conflitto come se un’azienda, grande per carità, fosse da sola in grado di far scoppiare una guerra come quella che fu. La storia delle fabbriche non bombardate per la prosecuzione della guerra è interessante. Inglesi e USA infatti fecero dissanguare gli URSS aprendo solo a metà 44 il secondo fronte in Europa. Per 3 anni di fatto il fronte orientale è stato tenuto solo dai Russi e le richieste di Stalin venivano sempre rimandate.

  • Tonguessy

    come se un’azienda, grande per carità, fosse da sola in grado di far scoppiare una guerra come quella che fu.
    In realtà la IG Farben era un cartello, non una singola azienda. Rappresentava in qualche modo tutto l’apparato industriale della Germania nazista, ed aveva poteri immensi, esattamente simili a quelli degli attuali grandi gruppi finanziari. Prova a pensare di fare qualcosa che non piaccia a Monti, e vedi cosa significava in quegli anni fare qualcosa che non piacesse alla Farben.

  • Kansimba

    Una specie di IRI insomma?

  • mincuo

    Ma và, ce ne erano 29 di grandi trust, che sono quelli poi che pianificarono l’economia NazionalSocialista ben prima dell’avvento di Hitler che si trovò poi tutto pronto compreso il controllo dei cambi. E se fosse andato su un altro se lo trovava uguale. E poi Schacht si occupò dlle questioni finanziarie, e dei problemi con l’estero, molto brillantemente.
    Un programma quello economico di altissimo livello tecnico economico tra l’altro, la cui preparazione richiese mesi e mesi ed è migliaia di pagine. E gettò le basi della ripresa economica dopo il disastro e gli usurai di Weimar.
    La IG Farben fu importante, ma le “memorie” e letteratura di Serie C poi fanno il resto a raccontare panzane per gli stupidi goyim.
    L’economia Nazionalsocialista fu il primo e più grande esempio di privatizzazioni moderne tra parentesi. Anche servizi erano privatizzati in buona parte.
    Che non significa che lo Stato non facesse il suo, come direttive e controllo, anzi.
    Nonna Hasbara misto a La Repubblica e a Topolino.

  • mincuo

    Per la precisione 29 trust + 50 territoriali.
    Nella Wirthschaftslenkund, così chiamata dopo cioè il piano della Reichsverband (ass. industriali + finanza) stavano, tanto per citarne un pò oltre alla I.G. Farben, i colossi di Henkel, Krupp, Siemens, Schnitzler, Bosch, AEG, Junker, Conti (gomma), e poi Voegler, Zeppelin, Zeitz, Zeiss-Ikon, Erla, Goldschmitt, Solvay, Steir, Telefunken, Valentin, Vistra, Volkswagen, Agfa, Puch, Rhein Metall Borsig SA, Schneider, Daimler, Benz, Dornier, Adler SA, Astra, Auto-Union, BMW, Messerschmitt, Metall Union, Optique Jena, Agfa ecc…
    E poi Dresder Bank, Duetsche Bank, Allianz, Commerz Bank
    Più tutte le società Ebraiche alla Borsa di Berlino e attive fino al 1937 tutte le banche Ebraiche: Mendelssohn, Bleichröder, Arnhold, Dreyfuss, Strauss, Warburg, Aufhäuser, e Behrens….
    Il prodotto interno lordo pro capite raddoppia da 70 a 150, la disoccupazione da 6,5 milioni (40%) è azzerata, e nel 1938 sono a corto di manodopera, nascono da loro le 40 ore lavorative e ci sono scioperi e manifestazioni ovunque in Europa per averle uguali, e lo stesso per le leggi di tutela e sicurezza del luogo di lavoro, e lo stesso per assistenza sanitaria, ferie, pensioni, casa ecc….ma niente paura poi ti racconterà “la veritài” qualche nonna Hasbara di complemento, che di frottole per deficienti goyim è una specialista.

  • grillone

    “Se mettiamo insieme solo le storie che provengono dal banco degli imputati questo è l’affresco che emerge: il governo di Hitler sarebbe composto da un numero 2 che non ha mai sospettato il programma di sterminio […] da un numero 3 che era solo un innocente uomo di mezzo che trasmetteva gli ordini come un postino […] da un ministro degli esteri che sapeva poco di affari esteri e niente di politica internazionale […] da un ministro degli interni che non sapeva nemmeno quello che era successo all’interno del suo ufficio, ancora meno all’interno del suo dipartimento, e assolutamente niente della Germania in generale […]. Se si dovesse affermare che questi uomini non siano colpevoli, sarebbe come dire che non c’è stata nessuna guerra, che non ci sono stati assassini, che non c’è stato nessun crimine”.

    non saprei dire se introdurre il reato di negazionismo sia giusto o sbagliato, ma questa frase al processo di norimberga è stata davvero molto azzeccata. per me non ci sono dubbi sel fatto le la persecuzione e il tentativo di sterminio ci siano stati, il problema è che ho l’impressione che gli israeliani di oggi usino i fatti tragici di allora per giustificare in qualche modo i loro eccessi in medio oriente

  • Erwin

    Robert Jackson, Procuratore capo al processo di Norimberga, era solo un funzionario che doveva mettere in pratica ciò che da anni era stato stabilito:
    assassinare i responsabili del “delitto” di stampare moneta in proprio ed impedire,così, il diffondersi di questa “malattia” mortale per l’USURA apolide che gli pagava lo stipendio,tramite il governo yankee.
    Non contento era pure un perfetto sprovveduto e FALSO (quando parla di “ programma di sterminio “)!
    Tale Jackson NON ha MAI esibito ALCUN DOCUMENTO che dimostrasse l’esistenza di tale “piano”!
    NON C’E’ TRACCIA DOCUMENTALE!
    Quindi HA MENTITO!
    Non se ne esce!
    A tutt’oggi NESSUN storico ha MAI esibito uno STRACCIO di documento a supporto della IDIOTA affermazione del “piano di sterminio”!
    Piaccia o meno,ad oggi, non si hanno certezze su CHI lo avrebbe ideato, ordinato, quando , a chi .
    Per non parlare della BOMBA ATOMICA,dal Jackson affermata, quale arma per uccidere 20.000 ebrei!

  • MrStewie

    Maledettamente, spaventosamente e tristemente vero…

  • Tonguessy

    Non preoccuparti: ci sono sempre le scartoffie ed i certificati a rettificare le storture delle memorie. Si tratta in fin dei conti di credere ai certificatori (i vari scriba che da sempre pullulano nelle stanze che contano) oppure alle narrazioni popolari. Personalmente detesto le culture scritte e ho una naturale simpatia per quelle orali.

  • Tonguessy

    Se pensi che ad esempio la Krupp fosse in competizione con la IG Farben, spiegami perchè entrambe sfruttarono lo schiavismo ad Auschwitz. O qualsiasi altra delle ditte che citi. La IG Farben era un cartello petrolchimico, punto. Ma, con la solita spocchia che ti contraddistingue, queste sono “frottole per deficienti Goyim”.

  • mincuo

    Chi ha detto che fossero in “competizione”. Io ho detto che non c’era la IG Farben e basta, ma un cartello molto robusto di imprese. Il lavoro forzato lo sfruttarono tutte le imprese di Auschwitz III, Monowitz. Che era erano parecchie, essendo il terzo polo industriale Tedesco. Nei Durrfeld files, a Washington, vedi i lavoratori forzati fianco a fianco a quelli liberi, cioè quelli che se ne tornavano a casa loro alla sera ed erano la stragrande maggioranza.

  • mincuo

    “Non preoccuparti: ci sono sempre le scartoffie ed i certificati a rettificare le storture delle memorie. Si tratta in fin dei conti di credere ai certificatori (i vari scriba che da sempre pullulano nelle stanze che contano) oppure alle narrazioni popolari. Personalmente detesto le culture scritte e ho una naturale simpatia per quelle orali.”

    Non mi preoccupo, Nonna Hasbara e nonna Chutzpah mi hanno spiegato bene questa cultura “popolare”. Ci sono le narrazioni degli UNI che vanno bene, non importa quanto farlocche siano, ma solo le loro però, quelle degli altri no. Quelle le proibiscono, le censurano, e in genere diffamano e perseguitano tutte quelle che non gli aggradano.
    E mi hanno detto, le nonne, che gli “scriba nelle stanze che contano” sono perlopiù a servizio loro, e loro se ne avvalgono quando non basta nemmeno calunniare e censurare. Le nonne dicevano che il segreto è controllare la finanza e i media. Tu che ne pensi, sbagliavano?

  • Jor-el

    Non sono nazista, tutto l’opposto, però vorrei appuntare una cosetta. Il documento citato da Tania è indubbiamente una prova, la prova documentale di un crimine orrendo. Ma NON E’ la prova del particolare crimine di cui stiamo discutendo, cioè l’Olocausto. E’ comprensibile e giusto disprezzare gli autori di un crimine ripugnante, ma non è che per questo li si possa accusare – senza prove – di un crimine ancor più grande. Il fatto che Jack lo Squartatore abbia assassinato 5 donne non è la prova che abbia ucciso anche 100 bambini. Secondariamente, qui non stiamo discutendo se gli storici revisionisti abbiano ragione o torto, ma se chi fa ricerche in quel senso debba essere o no punito con la galera. Ricordo a tutti che nessuno fra gli studiosi raccolti sotto l’etichetta di “negazionisti” ha mai torto un capello a un ebreo (mentre, purtroppo, è vero il contrario), né ha mai incitato nessuno alla violenza contro gli ebrei.

  • Mariano6734