CONTO ALLA ROVESCIA

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DI VALERIO LO MONACO

ilribelle.com

Globalizzazione, esaurimento energetico, poche alternative, mistificazioni, perdita della sovranità monetaria e problemi ambientali: il mondo (e l’Italia) è in ginocchio. Appunti per non farsi incantare. E per non credere in false aspettative.

La fede non è cieca. È visionaria. Soprattutto in questo momento. E avere “fiducia” in un sistema che crolla, una Italia fallita e nessuna possibilità di ripresa, più che un atto di fede è ormai pratica disperata. Tolti i temi religiosi, considerato che in questo caso vogliamo parlare di cose tutt'altro che spirituali, è il caso pertanto di eliminare le credenze di qualsiasi tipo e attenersi ai fatti. Con due premesse, anzi tre.

La prima: eliminare i dogmi significa fare tabula rasa di quanti sino a ieri lodavano il mondo nel quale vivevamo e, dopo averci condotto al disastro attuale senza abbozzare la benché minima esegesi o critica, pretendono oggi di essere ascoltati ancora.


La seconda: ciò che ci apprestiamo a fare è la realizzazione di un mosaico composto da alcuni punti chiave sui quali riflettere; sui quali lasciamo a chi legge l'onere di trarre conclusioni. Con un suggerimento: razionalità.



E ora la terza e ultima premessa: cerchiamo di arrivare a capire la situazione attuale per quella che è e soprattutto a pensare al futuro per quello che verosimilmente potrebbe essere. Non per quello che vorremmo o ci auguriamo che sarà.

Va da sé che la cosa implichi realismo assoluto. Ebbene, è - o dovrebbe - essere chiaro ormai a tutti che siamo arrivati al countdown finale. Qualcuno, sappiamo per certo, bollerà quanto andiamo a scrivere come pessimismo cosmico e disfattismo. Non ci interessa. Siamo convinti di fare unicamente opera di puro - e salutare - realismo. Che è quello che serve, a meno di non pendere dalla labbra di personaggi come l'attuale Presidente del Consiglio, che a fronte della situazione intima agli italiani di lavorare di più e di avere fiducia nella ripresa dell'economia. Su quali basi non è dato sapere. Per chi si sottrae alla confusione mediatica, invece, è fin troppo facile mettere a fuoco i motivi per i quali avere fiducia nella ripresa del nostro modello di sviluppo ormai in crisi è non solo un atto, appunto, visionario, ma anche colpevole. Colpevole della propria sorte e di quella degli altri, in primo luogo dei nostri figli e nipoti. Così come è colpevole il silenzio di chi, venuto a conoscenza di dati tanto allarmanti quanto incontrovertibili, si ostina a non diffonderli. E dunque a mantenere la gente nell'ignoranza più totale.

C’è l’economia, al centro del nostro modello di sviluppo.

E per capirne il tracollo dobbiamo scrutare nei suoi meccanismi.

Come se si trattasse della scatola nera di un aereo precipitato.

Beninteso, La Voce del Ribelle è contro il nostro sistema di sviluppo in sé. Arrivati al punto in cui siamo non ci si può però esimere dall'entrare nel dettaglio pratico dei motivi per il quale sta crollando. E dei motivi per il quale non risorgerà. Globalizzazione, finaziarizzazione, tessuto industriale, perdita della sovranità monetaria, petrolio ed energie, ecosistema. Tutti ambiti collegati strettamente al fattore economico, come è inevitabile che sia, visto che al centro del nostro sistema di sviluppo, ormai in fase terminale, c’è proprio l’economia. Ed è al suo interno che si deve scrutare, come nella scatola nera di un aereo precipitato, per cercare di capire le cause che hanno portato allo stato attuale. Soprattutto per capire cosa non è lecito aspettarsi - ovvero in cosa è lecito non avere fiducia - al fine di prendere davvero coscienza della situazione. Centriamo il tutto sull'Italia, anche se tutti i temi, strettamente collegati tra loro, fanno parte ormai di una problematica mondiale.

Un sistema auto-divorante

Cosa che ci introduce subito al primo tassello del mosaico. Ovvero la globalizzazione. Partiamo da oggi e andiamo rapidamente a ritroso: oggi dobbiamo consumare per poter lavorare. Una volta era il contrario: si lavorava per poter consumare, ovvero per vivere. Non solo: oggi lavoriamo anche per coprire dei debiti di varia natura. La voracità del mercato e della natura intrinseca del sistema stesso ci ha imposto di consumare sempre di più, anche oltre le nostre possibilità. E dunque ricorrendo ai debiti, che sono principalmente di due ordini: economici ed ecologici, o meglio, ecocompatibili.

Nella fase attuale ci troviamo nella situazione di chi ha speso molto più di quanto ha guadagnato e ha contratto talmente tanti debiti da non poter spendere nulla di più e anzi, da essere costretto a lavorare come uno schiavo solo per fare fronte ai debiti da saldare. E il conto è salato. Tanto salato da rendere impossibile che si arrivi ad estinguerlo. Non solo: la natura stessa di questo meccanismo, ovvero della ricerca del massimo profitto delle aziende, che si sono preoccupate solo di produrre al minor costo possibile, ha innescato, dalla rivoluzione industriale in poi, una lunghissima serie di reazioni a catena e di effetti collaterali che hanno precipitato la situazione mondiale in una selva di errori, alcuni dei quali irreparabili. Questi non hanno fatto altro che spingere il sistema stesso al collasso al quale ci stiamo rapidamente avvicinando. Ne sono testimonianza, tra le altre cose, i crescenti scontri civili in varie parti del mondo.



Troppi nodi sono venuti al pettine. Tutti riconducibili a un unico, madornale errore: sviluppo infinito in uno spazio finito. È irritante, quasi inconcepibile, pensare a come tutto il nostro modello di sviluppo si fondi sulla responsabilità di chi ha basato i propri calcoli (e la sedicente "scienza" economica) su questo errore e ci ha portato allo stato attuale per non aver compreso (o peggio, tenuto nascosto) un assunto da prima elementare: dato uno spazio finito quanto potrà crescere al suo interno un contenuto?

Ancora di più è incredibile come si sia potuto nascondere a miliardi di persone una verità tanto elementare. Naturalmente parliamo delle persone che vivono all'interno di questo modello, non già di chi lo subisce sotto forma di guerre e sfruttamento. Soprattutto, è incredibile come una quantità così piccola di persone abbia potuto sprofondare il mondo intero in questo stato. E come tutti si siano fatti docilmente conquistare e ridurre in schiavitù senza ribellarsi. Comprati - letteralmente - da promesse fasulle su un futuro impossibile, elettrodomestici a basso costo e mignotte da teleschermo.

Non è un caso che chi invece aveva colto l'assurdo del nostro modello sia stato messo a tacere attraverso l’oblio e l’ostracismo. Che si tratti di intellettuali, politici, scienziati o saggisti, chiunque abbia tentato di far capire l'errore di fondo è stato silenziato per non disturbare i gruppi di potere, i manovratori dei fili, nel raggiungimento del loro intento. Mediante la commistione dei poteri economico-politico e mediatico si è riusciti a sabotare, quasi del tutto, qualsiasi pensiero non conforme. Entrare in possesso, ovvero avere accesso a dati scientifici e prodotti intellettuali fuori dalla logica attuale, pertanto, è stato ed è compito non facile. Preclusi ai più, questi testi fortunatamente filtrano in piccola parte attraverso saggisti, intellettuali, giornalisti ed editori indipendenti - nel senso letterale del termine - e coraggiosi. E attraverso la "luce" che ogni tanto si accende nella mente delle persone. Sopra a tutto, e in particolare oggi, l'esigenza di accedere a tali dati per confermare le proprie intuizioni in seguito agli effetti che viviamo della caduta dell'industrialismo e dell'economicismo, apre nuove possibilità di conoscenza. Che devono essere perseguite.

La crisi attuale è esplosa per una congerie di motivi tra loro collegati, e tutti riconducibili all'errore primigenio. Sopra a tutti l'esplosione (dagli effetti non ancora manifestati del tutto) dell'ultimo stadio di questo diabolico dogma, ovvero la finaziarizzazione. Il tentativo di creare ricchezza dal nulla - letterale - e di moltiplicarla esponenzialmente senza considerare gli effetti reali di una speculazione avvenuta su binari virtuali. Ovvero falsi, inesistenti, puro esercizio grafico su fogli di carta. Dai reali, questo sì, effetti devastanti sull'economia e la vita vissuta.

Su quest'ultimo punto non è il caso di tornare sopra. A meno di essere totalmente incoscienti si ha oggi una percezione più che nitida dello stato delle cose. Ciò che si fatica ancora a vedere e a mettere in prospettiva, sono invece altri fenomeni collegati, i quali sono poi quelli che dovrebbero indurre a capire perché il richiamo alla fiducia nella ripresa di questo sistema dovrebbe essere considerato come un crimine contro l'umanità. Il nostro sistema si basa sullo sfruttamento. Di risorse umane e naturali. E produce dei "rifiuti". Umani e naturali. I quali sono arrivati oggi a dei punti di non ritorno.

Energia? Esaurita

È iniziato il conto alla rovescia riguardo l'energia. Il petrolio, materia prima che ha permesso l'espansione del capitalismo industriale, sta finendo. Malgrado le poche scoperte annuali di nuovi giacimenti, e malgrado le guerre di conquista dei territori che ne contengono in maggiore misura, la curva di produttività sta rapidamente scemando. Stiamo raggiungendo, peraltro, la curva di rendimento. In parole molto semplici: tra poco per ogni barile di petrolio estratto dovremo impiegarne un altro per estrarlo.

Mentre è facilmente comprensibile - o dovrebbe esserlo - capire cosa questo comporti a livello globale, altrettanto non si può dire di chi si ostina a credere a fonti di energia alternative. Qualcuno ipotizza di iniziare a depredare nuovi giacimenti di carbone. Qualcuno sostiene il nucleare. Qualcuno addirittura l'idrogeno.

Partiamo da quest'ultimo. Prima mistificazione: l'idrogeno è una fonte di energia. Sbagliato. L'idrogeno è un vettore di energia. È un elemento che non esiste allo stato naturale. Per procurasi l'idrogeno si deve ricorrere ad altre fonti di energia. Vero è che una volta bruciato (calore o conversione energetica) si produce come scoria solo innocuo vapore acqueo, ma il problema è a monte: per estrarlo e lavorarlo si devono usare processi chimici ed elettrolisi. E dunque elettricità. E siamo da capo. L'energia necessaria per produrlo è superiore a quella che si ottiene a processo finito.



Rispetto alle energie alternative è in corso una seconda farsa: non si tratta di alternative ma di derivative. Senza considerare il punto cruciale ulteriore, che ci porta dritti e rapidamente a un altro aspetto. Le scorie, i rifiuti.



È iniziato il conto alla rovescia per il nostro pianeta. E sempre per effetto del vizio originario. Le scorie che produciamo non si eliminano, ma si accumulano. I materiali che estraiamo e i sistemi con i quali deprediamo il pianeta non sono infiniti. Stanno finendo. Ma mentre per il secondo punto le conseguenze non sono ancora arrivate al punto zero, per il primo abbiamo già compromesso molto di ciò che avevano a disposizione. Ciò che bruciamo finisce nell'atmosfera, nei nostri polmoni, nel cibo che mangiamo, nell'acqua che beviamo, nei mari. L'era dell'automobile è finita. Solo in un mondo folle si poteva pensare che fosse normale passare due ore al giorno nel traffico per andare al lavoro senza che questo aspetto avesse un impatto psicologico sulla qualità della vita e uno fisico sull'inquinamento.



La via d'uscita non è quella di trovare una nuova fonte di energia, con gli inceneritori (solo nel nostro paese, pelosamente, vengono chiamati termovalorizzatori che non valorizzano proprio nulla, ma semplicemente inceneriscono i rifiuti per volatilizzarli nei nostri polmoni e nel terreno che coltiviamo e sul quale alleviamo). E non è nemmeno nel nucleare, che è una tecnologia incompleta, visto che produce scorie dannosissime per le quali ancora oggi non è stato trovato un sistema di smaltimento sicuro e definitivo oltre al problema dell’uranio, che anch’esso, prima o poi finirà. Stesso dicasi per altri fonti energetiche che bruciano qualcosa (carbone, legno...) e che immettono nell’aria altri rifiuti.



L'unica prospettiva realistica pertanto è quella di consumare meno energia. Ovvero di usare quella che non produce scorie (sole, vento) ma a patto di tenere bene a mente che questo tipo di energia non sarà mai sufficiente a mantenere il consumo attuale. Il che significa averne a disposizione molta meno di quella che abbiamo utilizzato sino a ora depredando la terra, inquinando le nostre vite e modificando il nostro pianeta. Dunque, si tratterà di cambiare sensibilmente il proprio stile di vita. E di fare i conti con chi, pur di non modificarlo, continuerà a uccidere la terra e il futuro dei propri figli.

“Tessuto industriale”. Per cosa?

È iniziato il conto alla rovescia, peraltro, del tessuto industriale, soprattutto di quello invischiato nel gioco globale. E non solo per i motivi energetici che abbiamo visto. Ma anche per altri due motivi: da una parte il fatto che la merce ha saturato le umane possibilità di accumulo e acquisto; dall'altra parte per il fatto che il nostro Paese, perdendo posti di lavoro in seguito alla delocalizzazione delle aziende verso mercati con un costo del lavoro più basso e nessuna regola contrattuale, non è più in grado di consumare, né di fare debiti per continuare a farlo.

Con una popolazione impoverita, fiaccata da precariato e disoccupazione, schiacciata dai debiti già contratti e senza possibilità di farne altri, come si può sperare in una ripresa industriale?

L'errore delle aziende è stato proprio quello di non comprendere che la delocalizzazione ha permesso sì a loro di ridurre i costi e massimizzare i profitti sul breve termine, ma allo stesso tempo ha ridotto le possibilità di acquisto (ovvero il denaro che i lavoratori erano in grado di spendere dopo averlo guadagnato) di chi poi avrebbe dovuto comperare. Produrre altrove e ridurre la forza lavoro in Italia ha contribuito a bloccare il circuito, falcidiando la capacità di acquisto proprio nello stesso luogo in cui la merce prodotta altrove tornava per essere venduta. Senza considerare la provenienza indiscriminata di altri prodotti da parte di altri Paesi (vedi la Cina), a costo ancora più basso. Con lo sfruttamento assoluto del presente si è finito col bruciare tutto il futuro possibile.

Ora, realisticamente, con una popolazione impoverita, fiaccata dal precariato e dalla disoccupazione, con debiti economici già contratti e dunque nessuna possibilità di acquisto, come è possibile sperare in una ripresa del tessuto industriale? Chi comprerà cosa? E con quali soldi?

Stato italiano: economicamente fallito

È iniziato il conto alla rovescia per lo Stato italiano nel suo insieme. E la causa principale ha la data di un evento preciso: quello della perdita della sovranità monetaria. Aspetto economico e politico al tempo stesso.

Molti ancora non si rendono conto di questo meccanismo. Il che non è strano, considerata la difficoltà dell'argomento. Lo approfondiremo in altra circostanza, ma ora in un periodo o due cerchiamo di impostare il tema.



Logica vorrebbe che uno Stato sovrano fosse padrone della propria moneta. Cioè che i cittadini italiani stessi fossero padroni della propria moneta. Ovvero che un istituto statale preposto alla cosa stampasse moneta secondo le esigenze interne e, soprattutto, in base a un controvalore certo. La Banca d'Italia, in teoria, dovrebbe essere questo organismo. E molti ancora oggi credono che sia così.

Accade invece una cosa assurda: la Banca d'Italia non è un organismo statale, ovvero degli italiani. La Banca d'Italia è un istituto privato - ovvero posseduto da pochi privati - nella fattispecie una Spa, per giunta controllata da altre banche anch'esse private (come IntesaSanPaolo, Unicredit e Capitalia) le quali hanno, come in tutte le società per azioni, il solo scopo di guadagnare (ancora: guadagno privato). Dunque di non servire a una funzione pubblica.

Ancora, e più importante: la moneta attualmente in circolazione nel nostro Paese non è nostra. Ma ci è stata prestata. Da chi? Dalla Banca Centrale Europea.

La cosa è evidente: se il popolo è sovrano - la nostra Costituzione questo dice... - perché mai dovrebbe essere costretto a chiedere in prestito la moneta? In prestito si chiede una cosa che non è propria. Appunto. Inoltre, ed ecco che il cerchio si chiude, come tutte le cose in prestito, anche la moneta si deve rendere. Con un interesse.

Ergo, la moneta che la Bce - attenzione: banca privata anch'essa, ovvero posseduta da pochi privati - è stata "autorizzata" a stampare e far circolare nella Unione uropea e della quale ha monopolio assoluto (ovvero è l'unica moneta accettata legalmente) viene prestata allo Stato italiano. Il quale la deve rendere con un interesse.

Come avviene la cosa? Lo Stato italiano ha bisogno di denaro; la Bce lo stampa e glielo conferisce dietro l'emissione di titoli di Stato (praticamente delle cambiali) che lo Stato italiano si impegna a onorare, ovvero a pagare, con la maggiorazione di un interesse. A chi? Alla Bce. Ai privati che posseggono la Bce.

Una volta che i Titoli di Stato arrivano a scadenza, lo Stato italiano deve onorarli, ovviamente maggiorati dell'interesse. Ebbene, attenzione: gli interessi gravano in misura decisiva sul nostro debito pubblico. Debito pubblico del quale sentiamo parlare in ogni trasmissione televisiva senza avere mai spiegazione in merito ai motivi reali della sua provenienza. E senza che uno straccio di conduttore si premuri, come deontologia professionale vorrebbe, di chiedere al politico di turno di spiegare la cosa.

Riepiloghiamo: un gruppo di soggetti privati è autorizzato a stampare denaro, lo presta a tutti noi a fronte di un interesse, decide quanto deve darcene e decide a quale tasso darcelo.

E attenzione: i conti dell'Italia sarebbero a posto. Il bilancio primario del nostro Paese, ovvero la differenza tra le entrate tributarie e le spese dello Stato (stipendi dipendenti pubblici, servizi eccetera) è ampiamente superiore allo zero. Il che significa che è in attivo, non fosse che per quanto abbiamo detto. Come mai allora abbiamo uno dei più alti debiti pubblici del mondo? Tirate voi le somme.

La domanda alla quale rispondere per leggere un po' il futuro è dunque la seguente: visto che attualmente lo Stato italiano non riesce a pagare non solo gli interessi, ma neanche gli interessi sugli interessi, e vista la situazione produttiva del nostro Paese, la perdita dei posti di lavoro e la impossibile speranza di vederli ricomparire secondo il sistema di sviluppo precedente alla crisi, quale possibilità razionale c'è anche solo di ipotizzare il sistema con il quale pagare tali debiti. E quando? Basteranno i nostri figli? O i figli dei figli dei nostri figli?

Fiducia in cosa, dunque?

Sapete cosa può - temporaneamente - fare finta di salvarci? Un'altra bolla. Un'altra speculazione. Un altro spostamento in là dei nodi attualmente al pettine. Il mercato, i padroni del vapore faranno di tutto per inventarsela. E i media ufficiali, che ai signori sono collegati, faranno di tutto per non raccontare le cose come stanno e per coprire per l'ennesima volta lo stupro sistematico dei cittadini.

Aspettare una nuova bolla - sia pure senza considerare quanto abbiamo detto in merito al petrolio, all'energia e ai problemi ecologici dietro l'angolo - equivale però a dire che non si tratta di un salvataggio. Ma di uno spostamento nel tempo dello schianto. Una dilazione che non farebbe altro che peggiorare la situazione, peraltro. Caricando le generazioni - attenzione: non quelle che sopravverranno tra qualche secolo, ma già quella attuale e quelle immediatamente successive - del conto che nel frattempo si sarà gonfiato ancora di più a dismisura.

Cosa aspettarsi? Immaginatelo voi stessi. Con un suggerimento di metodo, però: seguite la logica e il ragionamento. Pensate a cosa può accadere, non a cosa vorreste che accadesse. Tanto meno a cosa ci dicono che accadrà. Insomma, ragionate con la vostra testa e non fatevi abbindolare dai richiami di politica e media: esattamente quei richiami che hanno portato (per molti inconsapevolmente, per altri colpevolmente) allo stato attuale delle cose. La prossima volta proveremo a ipotizzare il momento zero. Perché ci aspetta e va pertanto affrontato. Con forza, onore e dignità. Certo, cambiando sensibilmente le proprie abitudini.

Sul prossimo numero proveremo a ipotizzare qualche azione da intraprendere - e da subito - per non farci trovare del tutto impreparati nel momento in cui i processi che abbiamo delineato arriveranno a compimento.

Valerio Lo Monaco

Fonte: www.ilribelle.com

Numero 7 - Aprile 2009


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Commenti (61)

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    1. lino-rossi 14 aprile 2009

      mi ero dimenticato di avertelo già segnalato. la versione dell'università di Napoli mi piaceva di più. è bene che te lo pianti bene in testa quel pezzo, perchè tu sei fatto di quella pasta.

    1. myone 14 aprile 2009

      Gli altri fanno e dissestano, chi capisce, si fa pippe su pippe ad-libitum

      Queste cose bisogna dirle a loro, o farle fare ad altri.

    1. epicblack 14 aprile 2009

      la moneta debito ci spinge alla folle corsa verso l'incremento del PIL. Eliminato l'obbligo di incrementare senza sosta e stupidamente i consumi, si potrebbe finalmente iniziare a ragionare, senza nebbia nel cervello, ed a comportarsi in maniera sensata.

    1. robocop 14 aprile 2009

      Grazie a tutti e due.

    1. LucaV 14 aprile 2009

      Un titolo! Sia lodato il cielo! Mi leggerò il libro di Alvi.

    1. LucaV 14 aprile 2009

      I libri di Steiner li ha letti Lino Rossi non io! Chiedilo a lui!

      Io ti dò un link www.usemlab.com lì trovi tutto.

    1. LucaV 14 aprile 2009

      Oh finalmente! Beh da esperto di Steiner pensavo che i titoli me li dessi tu! Troppo ottimista sono stato.

      Io impedito col web, hai postato l'articolo di Greenspan del 1966 in due link differenti credendo fossero due articoli diversi! Leggi prima no? Oppure leggi e non capisci.

    1. robocop 14 aprile 2009

      Scusa, come può una moneta priva di debito incidere ad esempio incidere sull'inquinamento, o sulla fine dei combustibili fossili.


      Forse sbaglio, ma se la ricchezza fosse stata distribuita su tutti gli abitanti della terra, molto probabilmente avremo inquinato molto di più.

    1. LucaV 14 aprile 2009

      LEGGITI "LA GRANDE DEPRESSIONE" DI ROTHBARD. QUINDI SEI SULLA STESSA LINEA DI BERNANKE CHE CREDE CHE SIA STATO L'ORO LA CAUSA DELLA CRISI DEL '29? OPPURE LA PENSI COME FRIEDMAN CHE DISSE CHE LA CAUSA DELLA CRISI DEL '29 FU IL POCO INTERVENTISMO DELLA FED?

      CHE BELLO DARE LA COLPA A QUALCOSA CHE E' INANIMATO E NON PUO' DIFENDERSI EH?
      SCOMMETTO CHE SE LA PIZZA OGGI COSTA DAI 5 AI 10 EURO E' COLPA DELL'EURO!?
      NON SAPEVO CHE I METALLI E I PEZZI DI CARTA AVESSERO UNA MENTE COSì MALVAGIA.

      LO SVILUPPO PLANETARIO DEL SECONDO DOPOGUERRA: SAI COM'è QUANDO TOCCHI IL FONDO PUOI SOLO RISALIRE. CHISSA' PERCHè AD UN CERTO PUNTO NON HA FUNZIONATO PIU'...PORCA MISERIA! QUANDO DICI LA SFIGA! FORSE PERCHE' LO STAMPA STAMPA DISTORCE I MECCANISMI ECONOMICI E CREA ECONOMIE DOPATE E NON SOSTENIBILI NEL LUNGO PERIODO?

      "gli americani con cosa pensi che abbiano vinto la guerra?"
      HITLER NON HA FATTO LA STESSA COSA? NON STAMPAVA MONETA PER OGNI BENE PRODOTTO? EPPURE LA GUERRA L'HA PERSA!
      ANCHE LINCOLN HA VINTO UNA GUERRA CON LO STAMPA STAMPA, POI L'INFLAZIONE S'è RIPRESO TUTTO. CHI C'HA RIMESSO? GLI OLIGARCHI CHE STAVANO ALLO STAMPA STAMPA NON CREDO.

    1. LucaV 14 aprile 2009

      CARO DEMENTE, QUEL PDF E' SEMPRE L'ARTICOLO DEL 1966 DI GREENSPAN CHE TU NON CONOSCEVI, INFATTI HAI MESSO POCO SOPRA UN ALTRO LINK (CON LO STESSO ARTICOLO DI GREENSPAN) CREDENDO CHE IL NUMERO DEI SOSTENITORI "LIBERTARI" FOSSE IN AUMENTO. MA SEI SCEMO? SI.

      NON E' STATO UN FAUTORE DEL GOLD STANDARD, INFATTI NON L'HA REINTRODOTTO...ANZI HA FATTO ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI CIò CHE LA SCUOLA DI MATRICE AUSTRIACA CONSIGLIA. MA DOV'ERI NEI 20 ANNI DI GREENSPAN?

      SE MI SPIEGHI COS'è PER TE IL LASSAIZ-FAIRE, PERCHè DA PRIMA DEL '29 IN POI NON E' STATO APPLICATO COME DOVREBBE, QUINDI NON PUò CONSIDERARSI LASSAIZ-FAIRE. E DA PRIMA DEL '29 E' UNA STIMA MIA OTTIMISTICA.

      LIBERTA' ECONOMICA: IDEM COME SOPRA.
      SE MI SPIEGHI COS'è PER TE LA LIBERTA' EVITIAMO DI PERDERE TEMPO.

      NON BISOGNA ESSERE UN FALCO PER CAPIRE CHE GREENSPAN HA STUDIATO, MA NON APPLICATO. IL MOSTRUOSO E' PROPRIO QUESTO, COME POTEVA ANDARE ED E' ANDATA A FINIRE LO VEDIAMO SOTTO GLI OCCHI OGGI.

      ENNESIMA RIPROVA CHE SCRIVI CAVOLATE SENZA SENSO. E QUESTA LA METTO NELLE PERLE DI SAGGEZZA.

      QUEL DOCUMENTO NON SOLO L'HO LETTO TEMPO FA, MA L'HO PURE CAPITO...A DIFFERENZA TUA.

    1. LucaV 14 aprile 2009

      Perchè ogni volta che vieni messo in difficoltà o insulti o sparli senza senso?

      Lo scec è inutile perchè non risolve nulla, l'ho studiato...ad un certo punto mi piaceva pure, poi ho capito che era aria fritta.

      Tu da chi prendi i soldi? Dal movimento cristiano lavoratori? Da Paoletti? Oppure sei un falsario anche tu?

      Che le risorse rimangano nel territorio non mi dispiace affatto, ma non è con lo scec che si risolve il problema. Forse se andiamo a vedere il perchè le merci cinesi costano così tanto di meno e perchè le industrie italiane vanno a produrre lì...scommetto che ti rincazzi perchè riscopri che il sistema falsario che tanto difendi è alla base di tutto ciò.

      Mi danno fastidio quelli che nominano Cristo in ogni frase, in ogni movimento, spacciandosi per loro discepoli e poi pippano cocaina, vanno a puttane e insultano il loro prossimo.

      I fratelli farisei chi sarebbero? I commercianti? Scacciamo tutti quelli che con l'immagine di Cristo ci lucrano? Allora scacciamo anche il movimento cristiano dei lavoratori? E i preti non li scacciamo?

      I miei fratelli? Protocollo XX? Se ha a che fare con la religione non ne so nulla. Ma veramente questa storiella della moneta segno che si dovrebbe stampare per ogni bambino nato e togliere per ogni individuo morto ha analogie con quello che dici tu. Non sei quello che per ogni pollo in vendita vorrebbe un equivalente di soldi per comprarlo? Tale e quale ad Auriti no? Tale e quale ai signoraggisti, hai solo cambiato la forma, ma la sostanza è quella. Come volevasi dimostrare.

      Ma veramente la scuola di matrice austriaca vuole la moneta merce per tutti e soprattutto non di carta e che non sti emette nè si toglie per ogni nascita o per ogni morte. Dove trovi le analogie con quello che hai scritto? Ma stai rincoglionendo?

      POI DICI CHE TI RIDONO IN FACCIA. SAI CHE HO CONOSCIUTO UN TIZIO CHE HA DETTO DI AVER PARLATO CON TE SU SKYPE. ALLA TUA AFFERMAZIONE "PER OGNI BENE PRODOTTO OCCORRE STAMPARE UN EQUIVALENTE IN MONETA" HA RIATTACCATO. VEDO CHE NON HAI CAMBIATO IDEA, QUINDI NON PERDO TEMPO ULTERIORE.

    1. LucaV 14 aprile 2009

      Complimentoni per l'ennesima "perla di saggezza". Questa la metto in vetrina su usemlab.
      Hai un concetto distorto non solo della libertà, ma anche del lassaiz-faire.
      Se poi mi spiegate che cos'è per voi il libero mercato forse evitiamo di perdere ulteriore tempo.

    1. LucaV 14 aprile 2009

      Ok quando compriamo la stampante insieme visto che aumentare M0 non genera inflazione? Ma rispondere a quelle quattro domande mai eh? Ricordi Pascucci in questo, ma in fondo sei rimasto un signoraggista nella sostanza.

      Ecco appunto finiamola qui, tanto è tempo perso.

    1. LucaV 14 aprile 2009

      Io dovrei leggere i tuoi libri e tu mai quelli che ti suggeriscono. Bel modo di confrontarti. Mamma mia che finezza sul letame...tipico di chi crede di sapere e non sa un cazzo. Non perdo più tempo a risponderti. Anche perchè continui a non argomentare.

    1. LucaV 14 aprile 2009

      Leggiti "La grande depressione" di Rothbard e cerca di non sparare cazzate.

    1. epicblack 14 aprile 2009

      troppo pessimismo! Basterebbe introdurre una moneta che non sia riserva di valore, che non sia indebitante, e molti problemi verrebbero superati. Non è un'utopia, è già stato fatto molte volte nella storia umana. E' solo questione di liberarsi di una tirannia che si è man mano imposta e rafforzata dal '700 in poi.

    1. lino-rossi 14 aprile 2009

      ti da fastidio anche lo scec?

      prendi i soldi dalla Grande Distribuzione Organizzata?

      sono loro (GDO) i tuoi magnaccia?

      ti dispiace che le risorse rimangano nel territorio?

      ti da fastidio anche Cristo?

      non t'è andata giù che ha scacciato i tuoi fratelli farisei dal tempio?



      sei sempre più divertente, libertario di sinistra nonché anarcocapitalista ruzzolante nel letame. da una ripassatina a ciò che hanno scritto i tuoi fratelli (protocollo XX): "Il nostro governo avrà una moneta basata sul valore della potenza di lavoro del paese; essa sarà di carta, e magari anche di legno. Emetteremo una quantità di moneta sufficiente per ogni suddito, aumentandone la quantità alla nascita di ogni bambino e diminuendola per la morte di ogni individuo."

      per loro la moneta segno e per noi la moneta merce.

    1. lino-rossi 14 aprile 2009

      "fin quando non porterai argomentazioni più solide continuerò a ritenerlo tale"



      lo sviluppo planetario del secondo dopoguerra non ti dice niente?

      gli americani con cosa pensi che abbiano vinto la guerra? col gold standard? se fossero rimasti col gold standard sarebbero ancora lì a cercare di scrollarsi di dosso la crisi del '29.

    1. lino-rossi 14 aprile 2009

      greenspan ha promosso il laissez faire fino alle estreme coseguenze. il il laissez faire mostruoso era, mostruoso è, e mostruoso sempre sarà.

    1. lino-rossi 14 aprile 2009

      caro fenomeno, se leggi questo documento

      http://wpage.unina.it/filoso/2.%20Oro/ALAN%20GREENSPAN%20-%20L'oro%20e%20la%20libert%E0%20economica.pdf

      ti renderai conto che le banche centrali sono state lasciate nelle mani di un fautore del gold standard, del laissez faire e della "libertà economica" per 20 anni.

      non bisogna essere un falco per intuire la mostruosità della faccenda; poteva andare a finire diversamente?

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