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CONTO ALLA ROVESCIA

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

Globalizzazione, esaurimento energetico, poche alternative, mistificazioni, perdita della sovranità monetaria e problemi ambientali: il mondo (e l’Italia) è in ginocchio. Appunti per non farsi incantare. E per non credere in false aspettative.

La fede non è cieca. È visionaria. Soprattutto in questo momento. E avere “fiducia” in un sistema che crolla, una Italia fallita e nessuna possibilità di ripresa, più che un atto di fede è ormai pratica disperata. Tolti i temi religiosi, considerato che in questo caso vogliamo parlare di cose tutt’altro che spirituali, è il caso pertanto di eliminare le credenze di qualsiasi tipo e attenersi ai fatti. Con due premesse, anzi tre.

La prima: eliminare i dogmi significa fare tabula rasa di quanti sino a ieri lodavano il mondo nel quale vivevamo e, dopo averci condotto al disastro attuale senza abbozzare la benché minima esegesi o critica, pretendono oggi di essere ascoltati ancora.

La seconda: ciò che ci apprestiamo a fare è la realizzazione di un mosaico composto da alcuni punti chiave sui quali riflettere; sui quali lasciamo a chi legge l’onere di trarre conclusioni. Con un suggerimento: razionalità.

E ora la terza e ultima premessa: cerchiamo di arrivare a capire la situazione attuale per quella che è e soprattutto a pensare al futuro per quello che verosimilmente potrebbe essere. Non per quello che vorremmo o ci auguriamo che sarà.

Va da sé che la cosa implichi realismo assoluto. Ebbene, è – o dovrebbe – essere chiaro ormai a tutti che siamo arrivati al countdown finale. Qualcuno, sappiamo per certo, bollerà quanto andiamo a scrivere come pessimismo cosmico e disfattismo. Non ci interessa. Siamo convinti di fare unicamente opera di puro – e salutare – realismo. Che è quello che serve, a meno di non pendere dalla labbra di personaggi come l’attuale Presidente del Consiglio, che a fronte della situazione intima agli italiani di lavorare di più e di avere fiducia nella ripresa dell’economia. Su quali basi non è dato sapere. Per chi si sottrae alla confusione mediatica, invece, è fin troppo facile mettere a fuoco i motivi per i quali avere fiducia nella ripresa del nostro modello di sviluppo ormai in crisi è non solo un atto, appunto, visionario, ma anche colpevole. Colpevole della propria sorte e di quella degli altri, in primo luogo dei nostri figli e nipoti. Così come è colpevole il silenzio di chi, venuto a conoscenza di dati tanto allarmanti quanto incontrovertibili, si ostina a non diffonderli. E dunque a mantenere la gente nell’ignoranza più totale.

C’è l’economia, al centro del nostro modello di sviluppo.

E per capirne il tracollo dobbiamo scrutare nei suoi meccanismi.

Come se si trattasse della scatola nera di un aereo precipitato.

Beninteso, La Voce del Ribelle è contro il nostro sistema di sviluppo in sé. Arrivati al punto in cui siamo non ci si può però esimere dall’entrare nel dettaglio pratico dei motivi per il quale sta crollando. E dei motivi per il quale non risorgerà. Globalizzazione, finaziarizzazione, tessuto industriale, perdita della sovranità monetaria, petrolio ed energie, ecosistema. Tutti ambiti collegati strettamente al fattore economico, come è inevitabile che sia, visto che al centro del nostro sistema di sviluppo, ormai in fase terminale, c’è proprio l’economia. Ed è al suo interno che si deve scrutare, come nella scatola nera di un aereo precipitato, per cercare di capire le cause che hanno portato allo stato attuale. Soprattutto per capire cosa non è lecito aspettarsi – ovvero in cosa è lecito non avere fiducia – al fine di prendere davvero coscienza della situazione. Centriamo il tutto sull’Italia, anche se tutti i temi, strettamente collegati tra loro, fanno parte ormai di una problematica mondiale.

Un sistema auto-divorante

Cosa che ci introduce subito al primo tassello del mosaico. Ovvero la globalizzazione. Partiamo da oggi e andiamo rapidamente a ritroso: oggi dobbiamo consumare per poter lavorare. Una volta era il contrario: si lavorava per poter consumare, ovvero per vivere. Non solo: oggi lavoriamo anche per coprire dei debiti di varia natura. La voracità del mercato e della natura intrinseca del sistema stesso ci ha imposto di consumare sempre di più, anche oltre le nostre possibilità. E dunque ricorrendo ai debiti, che sono principalmente di due ordini: economici ed ecologici, o meglio, ecocompatibili.

Nella fase attuale ci troviamo nella situazione di chi ha speso molto più di quanto ha guadagnato e ha contratto talmente tanti debiti da non poter spendere nulla di più e anzi, da essere costretto a lavorare come uno schiavo solo per fare fronte ai debiti da saldare. E il conto è salato. Tanto salato da rendere impossibile che si arrivi ad estinguerlo. Non solo: la natura stessa di questo meccanismo, ovvero della ricerca del massimo profitto delle aziende, che si sono preoccupate solo di produrre al minor costo possibile, ha innescato, dalla rivoluzione industriale in poi, una lunghissima serie di reazioni a catena e di effetti collaterali che hanno precipitato la situazione mondiale in una selva di errori, alcuni dei quali irreparabili. Questi non hanno fatto altro che spingere il sistema stesso al collasso al quale ci stiamo rapidamente avvicinando. Ne sono testimonianza, tra le altre cose, i crescenti scontri civili in varie parti del mondo.

Troppi nodi sono venuti al pettine. Tutti riconducibili a un unico, madornale errore: sviluppo infinito in uno spazio finito. È irritante, quasi inconcepibile, pensare a come tutto il nostro modello di sviluppo si fondi sulla responsabilità di chi ha basato i propri calcoli (e la sedicente “scienza” economica) su questo errore e ci ha portato allo stato attuale per non aver compreso (o peggio, tenuto nascosto) un assunto da prima elementare: dato uno spazio finito quanto potrà crescere al suo interno un contenuto?

Ancora di più è incredibile come si sia potuto nascondere a miliardi di persone una verità tanto elementare. Naturalmente parliamo delle persone che vivono all’interno di questo modello, non già di chi lo subisce sotto forma di guerre e sfruttamento. Soprattutto, è incredibile come una quantità così piccola di persone abbia potuto sprofondare il mondo intero in questo stato. E come tutti si siano fatti docilmente conquistare e ridurre in schiavitù senza ribellarsi. Comprati – letteralmente – da promesse fasulle su un futuro impossibile, elettrodomestici a basso costo e mignotte da teleschermo.

Non è un caso che chi invece aveva colto l’assurdo del nostro modello sia stato messo a tacere attraverso l’oblio e l’ostracismo. Che si tratti di intellettuali, politici, scienziati o saggisti, chiunque abbia tentato di far capire l’errore di fondo è stato silenziato per non disturbare i gruppi di potere, i manovratori dei fili, nel raggiungimento del loro intento. Mediante la commistione dei poteri economico-politico e mediatico si è riusciti a sabotare, quasi del tutto, qualsiasi pensiero non conforme. Entrare in possesso, ovvero avere accesso a dati scientifici e prodotti intellettuali fuori dalla logica attuale, pertanto, è stato ed è compito non facile. Preclusi ai più, questi testi fortunatamente filtrano in piccola parte attraverso saggisti, intellettuali, giornalisti ed editori indipendenti – nel senso letterale del termine – e coraggiosi. E attraverso la “luce” che ogni tanto si accende nella mente delle persone. Sopra a tutto, e in particolare oggi, l’esigenza di accedere a tali dati per confermare le proprie intuizioni in seguito agli effetti che viviamo della caduta dell’industrialismo e dell’economicismo, apre nuove possibilità di conoscenza. Che devono essere perseguite.

La crisi attuale è esplosa per una congerie di motivi tra loro collegati, e tutti riconducibili all’errore primigenio. Sopra a tutti l’esplosione (dagli effetti non ancora manifestati del tutto) dell’ultimo stadio di questo diabolico dogma, ovvero la finaziarizzazione. Il tentativo di creare ricchezza dal nulla – letterale – e di moltiplicarla esponenzialmente senza considerare gli effetti reali di una speculazione avvenuta su binari virtuali. Ovvero falsi, inesistenti, puro esercizio grafico su fogli di carta. Dai reali, questo sì, effetti devastanti sull’economia e la vita vissuta.

Su quest’ultimo punto non è il caso di tornare sopra. A meno di essere totalmente incoscienti si ha oggi una percezione più che nitida dello stato delle cose. Ciò che si fatica ancora a vedere e a mettere in prospettiva, sono invece altri fenomeni collegati, i quali sono poi quelli che dovrebbero indurre a capire perché il richiamo alla fiducia nella ripresa di questo sistema dovrebbe essere considerato come un crimine contro l’umanità. Il nostro sistema si basa sullo sfruttamento. Di risorse umane e naturali. E produce dei “rifiuti”. Umani e naturali. I quali sono arrivati oggi a dei punti di non ritorno.

Energia? Esaurita

È iniziato il conto alla rovescia riguardo l’energia. Il petrolio, materia prima che ha permesso l’espansione del capitalismo industriale, sta finendo. Malgrado le poche scoperte annuali di nuovi giacimenti, e malgrado le guerre di conquista dei territori che ne contengono in maggiore misura, la curva di produttività sta rapidamente scemando. Stiamo raggiungendo, peraltro, la curva di rendimento. In parole molto semplici: tra poco per ogni barile di petrolio estratto dovremo impiegarne un altro per estrarlo.

Mentre è facilmente comprensibile – o dovrebbe esserlo – capire cosa questo comporti a livello globale, altrettanto non si può dire di chi si ostina a credere a fonti di energia alternative. Qualcuno ipotizza di iniziare a depredare nuovi giacimenti di carbone. Qualcuno sostiene il nucleare. Qualcuno addirittura l’idrogeno.

Partiamo da quest’ultimo. Prima mistificazione: l’idrogeno è una fonte di energia. Sbagliato. L’idrogeno è un vettore di energia. È un elemento che non esiste allo stato naturale. Per procurasi l’idrogeno si deve ricorrere ad altre fonti di energia. Vero è che una volta bruciato (calore o conversione energetica) si produce come scoria solo innocuo vapore acqueo, ma il problema è a monte: per estrarlo e lavorarlo si devono usare processi chimici ed elettrolisi. E dunque elettricità. E siamo da capo. L’energia necessaria per produrlo è superiore a quella che si ottiene a processo finito.

Rispetto alle energie alternative è in corso una seconda farsa: non si tratta di alternative ma di derivative. Senza considerare il punto cruciale ulteriore, che ci porta dritti e rapidamente a un altro aspetto. Le scorie, i rifiuti.

È iniziato il conto alla rovescia per il nostro pianeta. E sempre per effetto del vizio originario. Le scorie che produciamo non si eliminano, ma si accumulano. I materiali che estraiamo e i sistemi con i quali deprediamo il pianeta non sono infiniti. Stanno finendo. Ma mentre per il secondo punto le conseguenze non sono ancora arrivate al punto zero, per il primo abbiamo già compromesso molto di ciò che avevano a disposizione. Ciò che bruciamo finisce nell’atmosfera, nei nostri polmoni, nel cibo che mangiamo, nell’acqua che beviamo, nei mari. L’era dell’automobile è finita. Solo in un mondo folle si poteva pensare che fosse normale passare due ore al giorno nel traffico per andare al lavoro senza che questo aspetto avesse un impatto psicologico sulla qualità della vita e uno fisico sull’inquinamento.

La via d’uscita non è quella di trovare una nuova fonte di energia, con gli inceneritori (solo nel nostro paese, pelosamente, vengono chiamati termovalorizzatori che non valorizzano proprio nulla, ma semplicemente inceneriscono i rifiuti per volatilizzarli nei nostri polmoni e nel terreno che coltiviamo e sul quale alleviamo). E non è nemmeno nel nucleare, che è una tecnologia incompleta, visto che produce scorie dannosissime per le quali ancora oggi non è stato trovato un sistema di smaltimento sicuro e definitivo oltre al problema dell’uranio, che anch’esso, prima o poi finirà. Stesso dicasi per altri fonti energetiche che bruciano qualcosa (carbone, legno…) e che immettono nell’aria altri rifiuti.

L’unica prospettiva realistica pertanto è quella di consumare meno energia. Ovvero di usare quella che non produce scorie (sole, vento) ma a patto di tenere bene a mente che questo tipo di energia non sarà mai sufficiente a mantenere il consumo attuale. Il che significa averne a disposizione molta meno di quella che abbiamo utilizzato sino a ora depredando la terra, inquinando le nostre vite e modificando il nostro pianeta. Dunque, si tratterà di cambiare sensibilmente il proprio stile di vita. E di fare i conti con chi, pur di non modificarlo, continuerà a uccidere la terra e il futuro dei propri figli.

“Tessuto industriale”. Per cosa?

È iniziato il conto alla rovescia, peraltro, del tessuto industriale, soprattutto di quello invischiato nel gioco globale. E non solo per i motivi energetici che abbiamo visto. Ma anche per altri due motivi: da una parte il fatto che la merce ha saturato le umane possibilità di accumulo e acquisto; dall’altra parte per il fatto che il nostro Paese, perdendo posti di lavoro in seguito alla delocalizzazione delle aziende verso mercati con un costo del lavoro più basso e nessuna regola contrattuale, non è più in grado di consumare, né di fare debiti per continuare a farlo.

Con una popolazione impoverita, fiaccata da precariato e disoccupazione, schiacciata dai debiti già contratti e senza possibilità di farne altri, come si può sperare in una ripresa industriale?

L’errore delle aziende è stato proprio quello di non comprendere che la delocalizzazione ha permesso sì a loro di ridurre i costi e massimizzare i profitti sul breve termine, ma allo stesso tempo ha ridotto le possibilità di acquisto (ovvero il denaro che i lavoratori erano in grado di spendere dopo averlo guadagnato) di chi poi avrebbe dovuto comperare. Produrre altrove e ridurre la forza lavoro in Italia ha contribuito a bloccare il circuito, falcidiando la capacità di acquisto proprio nello stesso luogo in cui la merce prodotta altrove tornava per essere venduta. Senza considerare la provenienza indiscriminata di altri prodotti da parte di altri Paesi (vedi la Cina), a costo ancora più basso. Con lo sfruttamento assoluto del presente si è finito col bruciare tutto il futuro possibile.

Ora, realisticamente, con una popolazione impoverita, fiaccata dal precariato e dalla disoccupazione, con debiti economici già contratti e dunque nessuna possibilità di acquisto, come è possibile sperare in una ripresa del tessuto industriale? Chi comprerà cosa? E con quali soldi?

Stato italiano: economicamente fallito

È iniziato il conto alla rovescia per lo Stato italiano nel suo insieme. E la causa principale ha la data di un evento preciso: quello della perdita della sovranità monetaria. Aspetto economico e politico al tempo stesso.

Molti ancora non si rendono conto di questo meccanismo. Il che non è strano, considerata la difficoltà dell’argomento. Lo approfondiremo in altra circostanza, ma ora in un periodo o due cerchiamo di impostare il tema.

Logica vorrebbe che uno Stato sovrano fosse padrone della propria moneta. Cioè che i cittadini italiani stessi fossero padroni della propria moneta. Ovvero che un istituto statale preposto alla cosa stampasse moneta secondo le esigenze interne e, soprattutto, in base a un controvalore certo. La Banca d’Italia, in teoria, dovrebbe essere questo organismo. E molti ancora oggi credono che sia così.

Accade invece una cosa assurda: la Banca d’Italia non è un organismo statale, ovvero degli italiani. La Banca d’Italia è un istituto privato – ovvero posseduto da pochi privati – nella fattispecie una Spa, per giunta controllata da altre banche anch’esse private (come IntesaSanPaolo, Unicredit e Capitalia) le quali hanno, come in tutte le società per azioni, il solo scopo di guadagnare (ancora: guadagno privato). Dunque di non servire a una funzione pubblica.

Ancora, e più importante: la moneta attualmente in circolazione nel nostro Paese non è nostra. Ma ci è stata prestata. Da chi? Dalla Banca Centrale Europea.

La cosa è evidente: se il popolo è sovrano – la nostra Costituzione questo dice… – perché mai dovrebbe essere costretto a chiedere in prestito la moneta? In prestito si chiede una cosa che non è propria. Appunto. Inoltre, ed ecco che il cerchio si chiude, come tutte le cose in prestito, anche la moneta si deve rendere. Con un interesse.

Ergo, la moneta che la Bce – attenzione: banca privata anch’essa, ovvero posseduta da pochi privati – è stata “autorizzata” a stampare e far circolare nella Unione uropea e della quale ha monopolio assoluto (ovvero è l’unica moneta accettata legalmente) viene prestata allo Stato italiano. Il quale la deve rendere con un interesse.

Come avviene la cosa? Lo Stato italiano ha bisogno di denaro; la Bce lo stampa e glielo conferisce dietro l’emissione di titoli di Stato (praticamente delle cambiali) che lo Stato italiano si impegna a onorare, ovvero a pagare, con la maggiorazione di un interesse. A chi? Alla Bce. Ai privati che posseggono la Bce.

Una volta che i Titoli di Stato arrivano a scadenza, lo Stato italiano deve onorarli, ovviamente maggiorati dell’interesse. Ebbene, attenzione: gli interessi gravano in misura decisiva sul nostro debito pubblico. Debito pubblico del quale sentiamo parlare in ogni trasmissione televisiva senza avere mai spiegazione in merito ai motivi reali della sua provenienza. E senza che uno straccio di conduttore si premuri, come deontologia professionale vorrebbe, di chiedere al politico di turno di spiegare la cosa.

Riepiloghiamo: un gruppo di soggetti privati è autorizzato a stampare denaro, lo presta a tutti noi a fronte di un interesse, decide quanto deve darcene e decide a quale tasso darcelo.

E attenzione: i conti dell’Italia sarebbero a posto. Il bilancio primario del nostro Paese, ovvero la differenza tra le entrate tributarie e le spese dello Stato (stipendi dipendenti pubblici, servizi eccetera) è ampiamente superiore allo zero. Il che significa che è in attivo, non fosse che per quanto abbiamo detto. Come mai allora abbiamo uno dei più alti debiti pubblici del mondo? Tirate voi le somme.

La domanda alla quale rispondere per leggere un po’ il futuro è dunque la seguente: visto che attualmente lo Stato italiano non riesce a pagare non solo gli interessi, ma neanche gli interessi sugli interessi, e vista la situazione produttiva del nostro Paese, la perdita dei posti di lavoro e la impossibile speranza di vederli ricomparire secondo il sistema di sviluppo precedente alla crisi, quale possibilità razionale c’è anche solo di ipotizzare il sistema con il quale pagare tali debiti. E quando? Basteranno i nostri figli? O i figli dei figli dei nostri figli?

Fiducia in cosa, dunque?

Sapete cosa può – temporaneamente – fare finta di salvarci? Un’altra bolla. Un’altra speculazione. Un altro spostamento in là dei nodi attualmente al pettine. Il mercato, i padroni del vapore faranno di tutto per inventarsela. E i media ufficiali, che ai signori sono collegati, faranno di tutto per non raccontare le cose come stanno e per coprire per l’ennesima volta lo stupro sistematico dei cittadini.

Aspettare una nuova bolla – sia pure senza considerare quanto abbiamo detto in merito al petrolio, all’energia e ai problemi ecologici dietro l’angolo – equivale però a dire che non si tratta di un salvataggio. Ma di uno spostamento nel tempo dello schianto. Una dilazione che non farebbe altro che peggiorare la situazione, peraltro. Caricando le generazioni – attenzione: non quelle che sopravverranno tra qualche secolo, ma già quella attuale e quelle immediatamente successive – del conto che nel frattempo si sarà gonfiato ancora di più a dismisura.

Cosa aspettarsi? Immaginatelo voi stessi. Con un suggerimento di metodo, però: seguite la logica e il ragionamento. Pensate a cosa può accadere, non a cosa vorreste che accadesse. Tanto meno a cosa ci dicono che accadrà. Insomma, ragionate con la vostra testa e non fatevi abbindolare dai richiami di politica e media: esattamente quei richiami che hanno portato (per molti inconsapevolmente, per altri colpevolmente) allo stato attuale delle cose. La prossima volta proveremo a ipotizzare il momento zero. Perché ci aspetta e va pertanto affrontato. Con forza, onore e dignità. Certo, cambiando sensibilmente le proprie abitudini.

Sul prossimo numero proveremo a ipotizzare qualche azione da intraprendere – e da subito – per non farci trovare del tutto impreparati nel momento in cui i processi che abbiamo delineato arriveranno a compimento.

Valerio Lo Monaco
Fonte: www.ilribelle.com
Numero 7 – Aprile 2009

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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Pubblicato da Davide

  • lino-rossi

    l’essenza della denuncia è corretta, ma l’argomentazione sulla questione monetaria è alquanto precaria.

    consiglio all’autore la lettura di “Economia dell’unione monetaria” di Paul De Grauwe.

  • BlackWarrior

    Ce ne fosse UNO che dice che FORSE il problema primario è che non si può creare “ricchezza” dal nulla stampando pezzi di carta colorata – sia una banca o uno stato…e che sta lì l’essenza della truffa…

  • Loris

    Il mondo intero è fallito, nelle mani di pochi speculatori, o si fa piazza pulita, di tutte le cose inutili e di tutta questa gentaglia oppure siamo destinati a sparire da questo pianeta, l’uomo sarà una delle tante razze che si estingueranno (ma l’unica per mano propria!)

  • lino-rossi

    ora, in Italia, la moneta M3 è circa 1300 miliardi di euro;
    la moneta M0 è circa 170 miliardi di euro;

    la mia proposta non è di aumentare M3, ma M0, lasciando circa costante M3 (alzando la riserva obbligatoria).
    in questa maniera si potrebbero effettuare i necessari investimenti senza indebitare nessuno, così come è stato fatto dagli anni ’40 agli anni ’60.

    la moneta andrebbe creata e distrutta in funzione delle esigenze. se la moneta è scarsa, si dovrebbe fare; se è troppa, si dovrebbe togliere. nessuno è convinto di creare ricchezza stampando moneta; ma con la giusta quantità di moneta si può far funzionare correttamente l’economia.

    se ho i soldi per acquistare due polli, è probabile che ne acquisti uno solo, e tu, se non hai soldi per acquistarne neppure uno, è probabile che faccia la dieta (che male non fà); il produttore di polli è probabile che ne venda uno solo, e l’altro lo mette nel compost (se non sostengo la domanda, col piffero che i consumi riprendono).
    vedo che i fautori della “libertà economica” (http://www.teocollector.com/documento.htm) sono in aumento e neppure sono animati dalla sacra fiamma del dubbio, nè da quella del pudore.

  • LucaV

    Si è letto Euroschiavi…di strada ne deve ancora fare.

    Avete un concetto di sovranità monetaria alquanto bizzarro. Proponete rimedi peggiori del male. Gridate al politico ladro, ma poi sempre allo stato delegate tutto. Siete illogici.

  • lino-rossi

    te lo sei mangiato il pollo?

  • LucaV

    “la mia proposta non è di aumentare M3, ma M0, lasciando circa costante M3 (alzando la riserva obbligatoria).
    in questa maniera si potrebbero effettuare i necessari investimenti senza indebitare nessuno, così come è stato fatto dagli anni ’40 agli anni ’60.”

    HAI UN CONCETTO DI INFLAZIONE E PERDITA DI POTERE D’ACQUISTO BIZZARRA. SE AUMENTI M0 FAI PERDERE VALORE AL CIRCOLANTE PRECEDENTE, QUINDI ANCHE DI POTERE D’ACQUISTO…LA GENTE SI INDEBITA DOPO UN PO’. CHE CAMBIA?
    QUANTA MONETA SI DOVREBBE STAMPARE E PER QUANTO TEMPO?
    CHI DOVREBBE DECIDERE DI STAMPARLA? LO STATO?

    “la moneta andrebbe creata e distrutta in funzione delle esigenze. se la moneta è scarsa, si dovrebbe fare; se è troppa, si dovrebbe togliere. nessuno è convinto di creare ricchezza stampando moneta; ma con la giusta quantità di moneta si può far funzionare correttamente l’economia.”

    IDEM COME SOPRA. L’UOMO E LE SUE AZIONI NON SI POSSONO METTERE DENTRO UN GRAFICHETTO PRESTABILITO.
    CHI DECIDE LA GIUSTA QUANTITA’ DI MONETA? COME SI FA A CAPIRE QUANDO E’ TROPPA E QUANDO E’ POCA?

    “se ho i soldi per acquistare due polli, è probabile che ne acquisti uno solo, e tu, se non hai soldi per acquistarne neppure uno, è probabile che faccia la dieta (che male non fà); il produttore di polli è probabile che ne venda uno solo, e l’altro lo mette nel compost (se non sostengo la domanda, col piffero che i consumi riprendono).
    vedo che i fautori della “libertà economica” (http://www.teocollector.com/documento.htm) sono in aumento e neppure sono animati dalla sacra fiamma del dubbio, nè da quella del pudore.”

    SE HO I SOLDI PER ACQUISTARE DUE POLLI NON E’ DETTO CHE ACQUISTI DUE POLLI, O NE ACQUISTI SOLO UNO. SI CHIAMA AZIONE UMANA E NON E’ PREVEDIBILE AL 100%. L’UOMO E LE SUE AZIONI NON SONO SEMPRE PREVEDIBILI E RIPORTABILI SUL GRAFICHETTO.
    SE UNO NON HA I SOLDI PER ACQUISTARE UN POLLO, VA A LAVORARE, RISPARMIA, OPPURE ACQUISTA QUALCHE ALTRA COSA.
    E’ ANCHE PROBABILE CHE IL PRODUTTORE PIUTTOSTO CHE METTERE L’ALTRO POLLO NEL COMPOST ABBASSI I PREZZI COSì INVOGLIA QUELLO DEL POLLO SOLO A COMPRARNE DUE (MA NON E’ DETTO CHE LO FACCIA COMUNQUE) E QUELLO CHE NON AVEVA I SOLDI A COMPRARNE UNO O ANCHE MEZZO (MA NON è DETTO CHE LO FACCIA).

    SE INVECE QUALCUNO NON SI ERGESSE A CONTROLLORE DELLA QUANTITA’ DI MONETA, FORSE QUELLA MONETA VARREBBE DI PIU’…E DI CIO’, NON NE BENEFICEREBBE SOLO IL COMPRATORE DI POLLI, MA ANCHE IL PRODUTTORE…PERCHE’ CON MENO SOLDI, MA CON UN MAGGIORE POTERE D’ACQUISTO RIUSCIREBBE A COMPRARE LO STESSO MANGIME PER POLLI E GLI STESSI PULCINI.

    IL DUBBIO CE L’ABBIAMO TUTTI, LE IDEE CAMBIANO, MA PER FARLE CAMBIARE DEVI ARGOMENTARE MEGLIO. OPPURE UNA VOLTA OGNI TANTO IL DUBBIO FATTELO VENIRE TU.

    PIU’ CHE LA DOMANDA ED I CONSUMI, ANDREBBE SOSTENUTA L’ETICA DEL CAPITALE E DEL RISPARMIO.

  • LucaV

    T’ho già risposto sopra. Stai sempre allo stesso punto. La logica non è per voi, vi fermate sempre al primo o al massimo al secondo step.
    Che ci vuoi fare…è l’azione umana, ognuno ragiona come vuole e come può. Amen

  • LucaV

    Oh vedo che la vita intelligente su questo sito aumenta. Buon segno.
    STRAQUOTO QUANTO TU HAI DETTO.
    Non ti preoccupare di Lino Rossi…anzi:
    “Non ragionam di loro, ma guarda e passa”

  • lino-rossi

    e poi sostieni di non essere un adepto dei austriaci? lo vedono anche i ciechi che sei un supporter degli oligarchi.

  • LucaV

    Piuttosto i titoli dei cinque capolavori di Steiner? Sarà la terza volta che te li chiedo. Ma li hai letti, li conosci? O sai solo che sono 5?

  • LucaV

    Io non sono un “austriaco”, “anarco-capitalista”, “libertario” o qualsiasi altra etichetta. Io sono un essere umano pensante, che ragiona e poi valuta. Se quello che proponi lo ritengo una emerita cazzata, fin quando non porterai argomentazioni più solide continuerò a ritenerlo tale.
    Il fatto che il numero di persone pensanti aumenti, non ti dovrebbe fare incazzare, anzi. Il fatto che, appena qualcuno la pensi in quel modo o comunque reputi le tue affermazioni illogiche o errate, tu lo insulti o lo attacchi la dice lunga sulla tua apertura mentale.

    Adepto degli austriaci? E tu chi saresti un adepto di Keynes?
    Supporter degli oligarchi? Questa storia la tiri sempre fuori ma non la argomenti mai. A me sembra che nel sistema attuale gli oligarchi ci stiano proprio bene.

    PS: SI DICE CHE UNA PERSONA LA RICONOSCI DA COME SCRIVE. ECCO VISTO IL TUO ITALIANO GRAMMATICALE STENTATO…LE MAIUSCOLE!

  • LucaV

    Quello del link è un articolo di Alan Greenspan “L’oro e le libertà economiche” del 1966. Alan Greenspan conosceva la scuola di matrice austriaca di economia, ma poi si sa…l’occasione fa l’uomo ladro e pur di diventare capo della Fed sappiamo quello che ha fatto. In barba a quell’articolo, il sig. Alan Big bubble Greenspan ha dato il via alla più grande crisi economica dai tempi del ’29.

    DEDUCO CHE NON CONOSCESSI L’ESISTENZA DI TALE PIETRA MILIARE. DEDUCO CHE VISTO CHE HAI ETICHETTATO GREENSPAN COME UN LIBERISTA, TU NON COMPRENDA AFFATTO IL CONCETTO DI LIBERTA’. DEDUCO INOLTRE CHE TU NON SAPPIA RICONOSCERE UN PEPERONE DA UNA PATATA.

    DEDUCO CHE CON TE, PER L’ENNESIMA VOLTA, SI PERDE TEMPO.

  • LucaV

    Ma ancora fai parte del movimento cristiano lavoratori? Ancora hai a che fare con Paoletti & Co e gli uomini dello Scec scroc?

  • LucaV

    Rispondere a quelle poche domande argomentando no eh?

  • lino-rossi

    non sarebbe male se anche tu ti leggessi il testo di De Grauwe, invece di continuare a ruzzolarti in quel letame degli austriaci. cerca almeno di non spruzzare.

  • lino-rossi

    quando ti dico che l’inflazione è funzione di M3, e non di M0, e tu rispondi come hai risposto, cos’altro vuoi che dica? se hai fuso hai fuso. non si scappa. parlare con te è tempo perso.
    se ne riparlerà quando ritirerai l’idiozia che hai scritto, ovvero quando ti renderai finalmente conto che il laissez faire è solo immondizia.

  • lino-rossi

    sei impedito con il web?

    http://www.rudolfsteiner.it/editrice/catalogo_2008.pdf

    ti avviso subito che Steiner, pur essendo austriaco e pur essendo iper liberale, era più vicino a Gesell che ai tuoi eroi. inoltre, in regime di free banking, proponeva la socializzazione delle rendite. … e smettila di ruzzolarti nel fango!!!

  • robocop

    Ciao LucaV

    Potresti essere un po’ più costruttivo, e magari impegnarti a farci capire dove è l’errore, magari facendoci una riassunto delle teorie scritte nei cinque capolavori di Steiner.

    Qui tutti ci stiamo dando da fare, ti assicuro che oramai sono in molti ad aver paura di quello che sta succedendo.

    Quindi ti chiedo di collaborare con un tuo intervento più approfondito sui temi nel quale sei preparato.

    Purtroppo tutti consigliano la lettura di libri, ma oramai sono diventati centinaia i libri, e non c’è tempo, ti sarei grato se tu potessi riassumere quelle che tu ritieni informazioni o teorie corrette.

    Grazie
    Roberto Ecolcity

  • robocop

    Condivido al 100%

    Infatti sono oramai un anno che ho lanciato una iniziativa che vuole riportare le persone a vivere in villaggi ecologici autosufficienti.

    http://www.ecolcity.it

  • lino-rossi

    LucaV non conosce Steiner.

    INVOR,MERCOR E DONOR
    IL DENARO E LA TEORIA DEL VALORE IN RUDOLF STEINER
    di Geminello Alvi
    E’ opportuno rammentare, iniziando questo scritto, che le idee economiche di Steiner, come la sua teoria del denaro, sono pochissimo conosciute al di fuori della varia ma limitata cerchia di quanti adesso si professano suoi seguaci. Né tra costoro v’è peraltro un accordo d’opinioni circa l’interpretazione delle conferenze tenute da Steiner nel 1922 a Dornacli e di cui soppravvive la copia stenografata(1). Rudolf Steiner non scrisse mai alcun libro o trattato di economia. Affidò la sua visione dell’economia moderna, del suo denaro, a queste quattordici conferenze. Numerosi, da autodidatti, hanno dissertato su di esse, ma per lo più riuscendo solo in confusi esercizi di zelo, del tutto inutili a una efficace comprensione scientifica. Il risultato di questa frammentarietà, e d’un insistito dilettantismo, è che le idee economiche di Steiner sono dai più, nelle università o nell’economia, in Italia o all’estero, sconosciute prima ancora che trascurate. Tanto che la conoscenza di Steiner non è neanche comparabile a quella che hanno ottenuto le idee e il denaro inventato da un altro eretico, Silvius Gesell. Come è noto, lo stesso John M. Keynes nella General Theory dedicò un’appendice al denaro bollato e alla teoria della liquidità di Gesell(2); e persino Fischer considerò con cura in quegli anni il suo Schwundgeld(3).
    Fine del presente scritto è rimediare alla deprecabile trascuratezza, descrivendo in un modo afferrabile per la scienza economica ortodossa le idee di Steiner e inoltre costruendo un esempio pratico del denaro, diverso da quello di Gesell, che egli inventò. Partirò per farlo da un certo numero di scritti più recenti. Con essi è iniziata una riconsiderazione scevra dai sopraddetti difetti amatoriali, e pratica, delle conferenze che il dottor Steiner dedicò all’economia con l’intenzione di riformare il denaro moderno.
    Questo scritto si articola in due parti: la prima è dedicata alla teoria del valore di Steiner così come essa è descritta nelle sue conferenze; la seconda ad una esemplificazione pratica dei tre generi di denaro che egli descrisse.
    La teoria del valore di Rudolf Steiner e l’essenza del denaro.
    Walter Kugler, in una postfazione alle conferenze(4) nel 1979, ricordava che esse erano rivolte ad una piccola cerchia di studenti di economia, “ai quali lo Steiner intendeva offrire soltanto delle indicazioni per i loro seguenti studi”(5). Gli studi di Strawe hanno accertato inoltre che Steiner possedeva una solida conoscenza degli scritti di Karl Marx e una certa conoscenza degli altri economisti classici inglesi e dei libri di economia della scuola storica tedesca. Osservazioni preziose dalle quali può dedursi che Rudolf Steiner nella sua trattazione non prese a riferimento gli economisti neoclassici, di cui è tra l’altro dubbio conoscesse altrettanto adeguatamente gli scritti. I suoi riferimenti, come bene ha ribadito von Canal, erano anzitutto i classici, e quella scuola storica ancora egemone nelle università tedesche(6). In altra sede(7) ho avanzato una spiegazione di come il metodo di Steiner possa considerarsi una ovvia conseguenza del rifiuto della scuola storica di ricorrere in economia alle metodologie prese a prestito dalla fisica o dalla matematica. In conclusione, le conferenze di Steiner applicarono anzitutto alle idee dei classici quel pensiero mobile, d’immagini, non meccanico, che egli giudicava indispensabile alla conoscenza economica. Ne sortì una particolare teoria del valore lavoro, modificata, anzi per meglio dire trasmutata, da una comprensione non deduttiva dei fenomeni economici.
    La teoria del valore lavoro dei classici è stata formalizzata in termini algebrici come la trasformazione lineare di un vettore che misura il tempo di lavoro erogato nelle varie produzioni in vettore dei prezzi di quelle produzioni. Per il migliore esempio d’una teoria pura del valore lavoro classica si veda Pasinetti(8), nel cui modello il lavoro è una merce e come tale è distinta da un suo processo produttivo. Steiner nelle sue conferenze dissente anzitutto dai presupposti di una simile teoria del valore lavoro: nega che abbia qualche senso ridurre il lavoro umano ad energia di lavoro misurabile; non separa mai il lavoro come fattore produttivo distinto da terra e capitale; nega ogni relazione tra la prestazione e il prezzo del fattore produttivo lavoro. Steiner si propone di spiegare i prezzi attraverso una teoria del valore lavoro in cui il lavoro è considerato in modi inabituali, diversi da quelli di Smith e degli altri economisti classici o persino dei neoclassici.
    Per quanto giudichi originario d’ogni valore economico il lavoro, Steiner non lo riduce a una misura quantitiva. Egli ritiene che una teoria del valore debba considerare il lavoro nel suo essere modificato o per come modifica gli altri due fattori produttivi. E l’intento di non astrarre lo conduce a distinguere così tra due generi di valori lavoro: quelli in cui il lavoro modifica la terra, e gli altri nei quali è il lavoro ad essere modificato dal capitale. Ogni prezzo gli pare sorgere dal rapporto tra questi due generi di lavoro, attivo e passivo. Per questo non esiste nelle 14 conferenze alcuna considerazione separata dai fattori produttivi e neanche è possibile alcuna imputazione ad essi d’un valore. Terra e capitale sono una forza produttiva solo in quanto riuniti, confusi al lavoro; e per sottolineare ancora di più la sua distanza dalla impostazione dei classici, Steiner li chiamerà anzi Natura e Spirito. Non gli importa la terra, in quanto misura essa non produce nulla, ma la Natura com’è e che il lavoro trasforma in un valore. Ugualmente non è il capitale in quanto macchina che modifica il lavoro, ma è l’individualità concreta che organizza il lavoro di quella macchina il fenomeno di cui, per Steiner, occorre tener conto. La stessa macchina gli pare essa pure creata da un’identica applicazione dell’individualità al lavoro.
    Individualità, o cultura, o capacità organizzativa: nomi diversi per quel fattore produttivo che Steiner chiama Spirito. Riassumendo: la teoria del valore lavoro descritta nelle conferenze è al contempo una teoria delle forze produttive che distingue tra i valori creati da un settore primario e quelli creati da un settore secondario. I prezzi si originano dalle mutevoli relazioni tra questa duplice articolazione delle forze produttive.
    Per usare l’utile terminologia di Dumont(9), quella di Steiner è insomma una teoria olistica del valore. Il lavoro non produce valore per la sua singolarità come ad esempio in Marx. Né vi è la possibilità in questa ricomprensione alla Natura o allo Spirito di imputare al lavoro un valore inferiore a quanto esso produce, come ancora fa Marx con la sua teoria del pluslavoro e del plusvalore. Il lavoro è produttivo secondo Steiner solo in quanto è trasmutato da un imprenditore e dalla scienza o in quanto trasmuta la Natura. Perde senso quindi la faticosissima mai risolta distinzione che i classici hanno tentato tra un lavoro produttivo e quello improduttivo dedicato alla cultura o all’arte. Il lavoro è produttivo infatti per Steiner solo in quanto si lascia modificare dalla cultura o da quella forma d’arte che è il carisma di un imprenditore. In altri termini, Steiner è in accordo con McCulloch, che, come è noto, contraddiceva Malthus sostenendo che il telaio di Arkwright o l’invenzione di Watt erano da considerarsi produttivi di un valore enorme e continuato nel tempo. Malthus gli replicò, per smentirlo, che non v’era possibilità di misura di simili invenzioni né di accettare una simile affermazione: “there would be an end at once of all classifications […] which so essentially assist us, in explaining what is going forward in the society”(10). Dopo aver riclassificato i fattori produttivi e aver abbandonato ogni tentativo di imputazione dei prezzi dei fattori, Rudolf Steiner, coerente, ripete gli argomenti di McCulloch.
    Ma dopo aver spiegato, per contrasto, la teoria del valore di Steiner in confronto con quella dei classici inglesi, sarà bene mostrare quanto essa si apparenti alla teoria del pensiero economico tedesco. Le idee di Steiner non sono quelle di un isolato, piuttosto ridanno forma o ripetono idee che già avevano o avranno nelle nazioni di lingua tedesca una loro dignità, anche accademica. Si pensi a Friedrich List che mentre Marx era ancora studente, rimproverava alla teoria del valore di Smith di essere materialista(11). La sua critica è identica a quella ripetuta da Steiner, l’esito anche: List dichiara che il valore è creato dal lavoro assieme allo Spirito. E comprende quindi anche la scienza, la moralità e l’intelligenza, i vari significati con cui può tradursi la parola Geist, nel concetto di forze produttive. Per quanto riguarda l’altra relazione tra lavoro e Natur, a cui Steiner si affida, è non meno evidente la relazione con Tönnies(12). Il lavoro che trasforma la natura non è tanto e solo il lavoro nel settore primario o quello del contadino, ma un lavoro ancora non individuato. E’ lavoro interno alla Gemeinschaft, ai modi della comunità, deciso dall’abitudine e in stretta relazione con la Natura; è lavoro in cui l’applicazione all’elemento naturale conta più dell’autonomia individuale, dello Spirito – da intendersi quest’ultima parola, appunto, come intelligenza e carisma individuali: quelli che l’imprenditore di Schumpeter mette in atto quanto attraverso l’innovazione rompe lo stato stazionario, generando lo sviluppo(13). Tutta la teoria dell’impresa di Schumpeter bene esemplifica il concetto di Steiner.
    Il circuito della creazione dei valori si svolge in Steiner tra due polarità originarie: Natura e Spirito. La natura trasformata dal lavoro viene afferrata dallo spirito e con le macchine o il denaro o le case crea ambienti umani che divengono a loro volta una natura. Lo Spirito si configura come l’elemento vivificante, eternamente rinnovatore del processo; e il lavoro si specifica come il tramite essenziale tra i due poli. Gli scritti di Alvi(14) sul Faust e il rapporto Natura e Geist, il libro di Binswanger(15), contengono vari approfondimenti di come questo circuito si apparenti alle idee economiche di Goethe e Novalis, originariamente.
    Né è da trascurarsi la relazione individuata da Alvi(16) tra la critica ai neoclassici di Karl Polanyi e Steiner. Nel 1919 Steiner citò Polanyi allora giovane studente, ed è singolare osservare come il concetto fondamentale di merci fittizie contenuto nel libro La Grande Trasformazione completi perfettamente le idee di Steiner. I tre fattori produttivi originari – terra, lavoro e capitale – non sono, secondo Polanyi, delle merci; rendendole tali, imputando ad essi un prezzo di mercato, il capitalismo ha pervertito l’economia sostanziale. I diritti di proprietà e i pregiudizi degli economisti classici hanno frainteso e piegato ai tornaconti dei redditieri e degli speculatori l’economia. Hanno creato l’ideologia utile ai loro interessi di un mercato che si autoregola commerciando l’incommerciabile: il lavoro; la moneta e i capitali; la natura.
    Le immagini delle conferenze di Steiner disegnano un circuito dell’economia nel quale il valore dei prodotti non si redistribuisce residualmente tra i fattori produttivi una volta fissate le quote del salario come era nei classici e come è ad esempio in Sraffa(17). Tantomeno si configurano dei meccanismi di imputazione dei prezzi come quelli dei neoclassici. Le quote del valore che spettano ai vari fattori produttivi dipendono da una multivocità di elementi che rendono impossibile sia la teoria del sovrappiù dei classici sia l’imputazione neoclassica dei prezzi dei fattori. I costi sono sopportati in un periodo diverso da quello in cui sono realizzati i ricavi; questo perché, secondo Steiner, nei mercati reali si realizza un sistema dei prezzi che non è in equilibrio, come intendono questa parola gli economisti classici o i neoclassici. Steiner in altri termini considera reali soltanto situazioni di disequilibrio. Ma solo in esse si configura lo sviluppo. (Per una originale e preziosa impostazione a questo riguardo si veda Ricossa(18)). La teoria del valore di Steiner e la sua cririca del capitalismo del resto non generano alcun criterio d’equità riguardo alla distribuzione del prodotto. Marx critica il capitalismo attribuendogli uno scambio iniquo; lo schema Ricardo avversa le rendite; i neoclassici affidano al mercato la distribuzione del valore. Coerente con le immagini con cui disegna il circuito economico, Steiner invece neppure affronta la questione dell’equità dell’economia mercantile, né tantomeno vuole eliminare il mercato. È in dissenso col capitalismo, perché esso ostacola e avvelena la circolazione dei valori economici. Il capitalismo è, secondo lui, un irrigidimento, una cristallizzazione dell’atto spirituale. L’innovazione che crea il prodotto, l’invenzione e la scienza, il carisma d’un imprenditore, sono l’atto spirituale che trasmuta il lavoro umano in valore. Il capitale mobiliare o immobiliare, la proprietà terriera e persino le macchine commerciano valori fittizi senza crearli. Le rendite fondiarie o finanziarie pervertono la creazione dei valori economici. Una banca è per Steiner una forza produttiva effettiva quando in essa vive quel Geist che applicandosi al lavoro umano crea valori; è una istituzione insana per il circuito economico quando remunera le rendite. E lo stesso vale per un’azienda agricola o per una qualsiasi impresa. Il fine della economia è produrre valori e poi distruggerli, farli ritornare quello che erano prima che il lavoro e lo spirito umani vi si applicassero. Il circuito economico che Steiner descrive finisce, si autodistrugge nella Natura, soddisfacendo le necessità naturali che l’uomo ha di sfamarsi, vestirsi, muoversi e così via, oppure servendo al rinnovamento, ad esempio ecologico, della natura. Il fine non è l’accumulo dei valori, la loro durata e il loro interminabile allargamento. Il capitalismo crea in tal modo solamente un mondo di valori fittizi. Ed è questa accumulazione di valori fittizi la prima origine dell’inflazione, che secondo Steiner s’origina sempre come inflazione speculativa.
    Non c’è imputazione economica che fissi i prezzi dei fattori, perché essi sono, come ha ben spiegato Polanyi, merci fittizie. Questa è, secondo Steiner, l’origine logica dei difetti di una economia capitalistica. L’origine filosofica, come ha indicato efficacemente Binswanger(19), è nell’Etica Nicomachea di Aristotele, nella sua distinzione tra oìkonomia e krematistiké.
    Dal considerare forze produttive, oltre alla Natura e al Lavoro umano, anche lo Spirito, e cioè l’assieme di quei campi della vita che i classici considerano improduttivi, discende del resto una originale conseguenza. Badare a che gli uomini che lavorano nei settori della scienza, della cultura o dell’assistenza ricevano valori economici sufficienti al loro mantenimento, diviene essenziale per Steiner come già era prima per List. La Natura, umana e no, va protetta nella sua vitalità, e allo stesso modo lo Spirito. La scienza è una forza produttiva che deve ricevere dall’economia i valori economici che le sono necessari. Ma affidare questo compito allo Stato introduce elementi di insania economica identici a quelli creati dalle più varie rendite capitalistiche. La tassazione deforma il sistema dei prezzi relativi, lo distacca dai valori veri, inflaziona di valori fittizi l’economia. Non rimane altra soluzione logica se non quella di ricorrere al dono. E infatti la riforma del capitalismo che Steiner propone legherà il dono ai campi spirituali della vita con un sistema di decumulo del capitale(20). Ma per parlarne occorre, con ordine, descrivere le idee monetarie di Steiner.
    Nello schema di Pasinetti(21), che da’ forma elegante alla teoria classica, i valori lavoro determinano i prezzi relativi; per determinare quelli assoluti basta introdurre la moneta e un vettore di produzione della moneta, se la moneta è ad esempio un metallo pregiato. La teoria del valore lavoro dei classici e di Ricardo ha per conseguenza in altri termini la teoria quantitativa. Implica il monetarismo, quella teoria della moneta secondo la quale la moneta è esogena, creata esternamente al sistema dei valori, e può fissarsi una relazione positiva tra il variare percentuale della moneta e quello del livello dei prezzi. Steiner nella conferenze dissente da questa seconda assunzione, nega che esista una proporzione stabile tra variare della massa monetaria e variare dei prezzi. E questo dissenso è perfettamente coerente. La sua teoria del valore implica infatti non una moneta esogena ma una endogena al circuito di creazione dei valori.
    Per il primo dei monetaristi, Ricardo(22), come per i monetaristi contemporanei, il denaro è l’intermediario dello scambio dei valori e conta anzitutto tenerne stabile il valore per non distorcere, perturbando il livello assoluto dei prezzi, il sistema dei prezzi relativi. Ma se per i classici è il lavoro a creare il valore e la moneta a permetterne lo scambio, invece per Steiner, come si è detto, il lavoro come fattore produttivo separabile non esiste. Lo Spirito trasforma il lavoro e concorre alla creazione dei valori, ad esempio nella forma di un tecnico che sa applicare la scienza alla produzione o in quanto imprenditore. Ma se un simile lavoro trasformato dallo Spirito dovesse significare solo lavoro operaio organizzato dai tecnici e diretto dagli imprenditori, non si creerebbe mai alcun valore. Come Steiner spiega e come poi, indipendentemente da lui argomentò Schumpeter, occorre il credito, occorre cioè un denaro diverso da quello usato per scambiare i valori già creati. Tanto diverso che in Schumpeter questo credito crea nuovo denaro, supera, va al di là della base aurea o monetaria preesistente: è un denaro che anticipa la creazione di valori che non esistono ancora. Per conseguenza, solo quando questi valori saranno realizzati il denaro tornerà a essere solo un mezzo dello scambio; ma fintanto che vi è crescita di valori, il denaro, oltre che mezzo dello scambio, sarà pure strumento della creazione dei valori. Lo sviluppo, la rottura dello stato stazionario, dice Schumpeter, implica il credito. La creazione di valori implica un denaro rivolto al futuro diverso dal denaro rivolto al passato, con cui si scambiano i valori già creati; implica un denaro d’investimento, spiega Steiner. Steiner e Schumpeter giudicano in altri termini ambedue il denaro non esogeno, ma al contrario endogeno al sistema di creazione dei valori. L’eretico cristiano e il professore prestigioso che emigra in America proseguono in perfetta indipendenza e con diversi linguaggi la tradizione economica tedesca. La loro idea del denaro non solo mezzo di scambio prosegue le idee di List e di gran parte della scuola storica. Basti pensare che ancora fino ai primi anni Venti la politica monetaria della banca centrale tedesca non obbediva al monetarismo. A questo riguardo si veda Alvi(23), anche per la sua fenomenologia del succedersi di questi due tipi di denaro.
    Se al credito di cui Schumpeter dice la necessità, al denaro anticipato, d’investimento – come lo chiama Steiner -, non corrisponde la creazione di valori, il denaro si accumula come mezzo di scambio in un circuito che non è più quello economico. Si crea un circuito di valori fittizi, di titoli di credito, di scambi cartacei, utili solo a generare delle rendite finanziarie. I mercati dei capitali moderni offrono da sempre esempi evidenti di questa insania; in essi il denaro si cambia e si crea a fronte di titoli che non hanno più alcun legame con le forze produttive. Il capitale si autonomizza, lo Spirito si distacca completamente dal Lavoro e dalla Natura e si chiude in un circuito di ingegnosissime, quanto astratte, invenzioni. Si pensi solo agli attuali mercati dei derivati. Diviene normale la creazione e lo scambio di denaro, come se il denaro e i titoli fossero merci. Il fenomeno è coerente con la teoria del valore classica, con la teoria economica moderna, che distingue, come si è detto, i fattori produttivi e ad essi imputa un valore, come se appunto fossero merci tra le merci. E’ del tutto incoerente invece con la teoria del valore di Steiner, che esclude questa separatezza e ogni mercificazione dei tre fattori produttivi e quindi pure del denaro. Per Steiner, come per Polanyi, il denaro è insomma una merce fittizia; e l’insania del processo di accumulazione di valori capitalistico dipende dal trascurare questa evidenza. Il problema cruciale per una riforma del capitalismo diventa allora quello di individuare un circuito monetario e finanziario che non si separi, che resti il più possibile obbediente alle forze produttive e al loro circuito economico(24).
    Nell’intento di attuare questa riforma del denaro e del capitale, Steiner propone due soluzioni. La prima, quella di dare forma cosciente ai prezzi attraverso una specie di economia sociale, in cui associazioni di consumatori e produttori aiutano il mutarsi dei valori in prezzi delle merci. Sarebbe questo un modo per evitare l’asservimento del denaro alla creazione di anticipazioni, titoli di credito fittizi. La seconda soluzione è riformare il denaro, piegandolo alla necessità, potremmo dire, di invecchiarsi e morire. Creati i valori e dopo aver provveduto al loro scambio, il denaro dovrebbe, in altri termini, perdere di valore per quanto valore perdono le merci consumate ovvero distrutte. Quelle operazioni di mercato aperto, di aumento delle percentuali di riserva, e le varie altre con le quali le banche centrali drenano la massa monetaria, dovrebbero insomma, secondo Steiner, inerire al denaro. Andrebbero sottratte alla discrezione delle banche centrali e di una politica monetaria che lascia commerciare il denaro; dovrebbero divenire proprie di un terzo denaro, di un denaro altro da quelli di scambio e d’investimento, di un denaro di dono. il denaro assumerebbe così una sua forma, coerente con la vita del circuito economico. Steiner, con un’immagine tipica del suo metodo non meccanico, parla al riguardo di un denaro giovane, di uno maturo e di uno vecchio che muore decumulandosi. Si potrebbe dire insomma che sia Polanyi sia Steiner rimproverano al denaro capitalistico di insistere in una giovinezza eterna incoerente e perniciosa per l’economia sostanziale. Dalle rendite che il capitale mobile o immobile produce, emergerebbe un’inflazione speculativa che distorce i valori e quindi i prezzi relativi e genera croniche instabilità finanziarie(25). Il decumulo periodico della base monetaria, per mezzo del dono, e la sua successiva distruzione è il modo, secondo Steiner, per riformare ognuna di queste insanie.
    Per intendere un simile denaro di dono, sarà bene riferirsi ancora una volta alla teoria del valore contenuta nelle conferenze e al ruolo che in esso svolge lo Spirito. I tecnici, gli scienziati, l’arte e persino i progressi medici concorrono secondo Steiner, ma come si è visto anche secondo List, a formare le forze produttive; la trasformazione del lavoro in valore avviene per loro mezzo. Secondo Steiner, è questa origine vivente del capitale che deve essere, col dono dei singoli e delle imprese, nutrita di valori. il capitale finanziario o immobiliare non è che la cristallizzazione del capitale; la sua origine vivente è nelle scuole, negli atelier degli artisti, nelle università, persino negli ospedali. Sono queste istituzioni in cui abita lo Spirito l’autentica sorgente del capitale. E tanto più esse sono libere, tanto più potente sarà la sanità di una qualunque società e il loro eventuale contributo alle forze produttive. Donare denaro servirà quindi alla loro libertà. La teoria del valore di Steiner implica in altri termini che il denaro vi affluisca, invece di andare a nutrire investimenti cartacei e speculazione.
    Riassumendo: il denaro nasce dalla necessità di anticipare la creazioni di valori, serve poi allo scambio di questi valori e infine finisce donato, muore per servire le necessità naturali di quanti con le loro attività spirituali gli hanno dato modo d’esistere. Il circuito della creazione dei valori ha inizio con la trasformazione della Natura, prosegue poi con la trasformazione del lavoro ad opera dello Spirito, e si conclude circolarmente nella Natura.
    Quanto Steiner sostiene è forse dubitabile in quelli che sono i suoi fondamenti, ma una volta ammessi quest’ultimi, si deve riconoscere al suo circuito e ai tre generi di denaro che individua notevole coerenza. Né meno coerente è il fatto che Steiner consideri un’attività spirituale il denaro. Non vi è nelle conferenze alcun pregiudizio contro l’innovazione finanziaria o il ruolo delle banche, ovviamente a patto che banche e innovazioni agiscano in coerenza alla produzione di valori non fittizi. E tanto Steiner considera la creazione del denaro un’attività spirituale da non sottoscrivere l’idea che la creazione di moneta debba spettare solo alla Banca centrale. Quanto Steiner afferma s’accorda piuttosto a un sistema di free banking, in cui nessuno possiede cioè il monopolio delle emissioni di moneta.
    Da Invor a Mercor e da Mercor a Donor: il denaro di Steiner
    La riforma del capitalismo pensata da Steiner è una riforma nella quale non si ricorre all’intervento dello stato. Le associazioni di consumatori e produttori, l’autonomia dallo stato delle istituzioni dove vive quella che Steiner denomina la vita spirituale, il fondamentale ruolo attribuito all’intrapresa e alla innovazione, il free banking, l’attenzione ecologica alla Natura danno alle riforme di Steiner una intonazione libertaria. E’ questa la notevole diversità delle idee di Steiner da quelle di un altro eretico, meglio conosciuto dagli economisti: Silvius Gesell(26).
    Scrive Keynes: “Lo specifico contributo di Gesell alla teoria della moneta e dell’interesse è il seguente. Anzitutto egli distingue nettamente tra saggio di interesse ed efficienza marginale del capitale, e ne argomenta che è il saggio di interesse che limita il tasso di crescita del capitale reale. Inoltre egli fa notare che il tasso di interesse è un fenomeno puramente monetario e che la peculiarità della moneta da cui deriva il significato del tasso d’interesse monetario è nel fatto che la sua caratteristica di essere un modo per depositare la ricchezza provoca al suo possessore trascurabili spese vive”(27). Come è noto, nella trappola della liquidità Keynes vede un esempio di come il variare del tasso di interesse possa non bastare a individuare un equilibrio tra risparmio e investimenti totali. In altri termini la preferenza per la liquidità o l’accumulo (Keynes considera le due terminologie equivalenti) viola la legge di Say, implica politiche di deficit statali per sostenere la domanda effettiva. L’autodidatta mercante Gesell, deprecando la possibilità che il denaro potesse accumularsi e considerando il tasso d’interesse un fenomeno solo speculativo, nocivo, ripeteva insomma quanto il prestigioso economista di Cambridge diceva con maggiore finezza accademica e cautamente. Anche per Gesell il tasso d’interesse doveva considerarsi un premio per la liquidità del denaro e anche per lui non era proporzionato all’efficienza marginale degli investimenti. Ma Gesell non poteva dirlo con queste parole di Keynes. Il più dotto del suoi riferimenti fu l’idea della gratuità del credito di Proudhon. Il resto erano osservazioni geniali, ma peraltro del tutto impresentabili, inafferrabili per la scienza economica ortodossa, come quella secondo cui il denaro, a differenza delle merci, non si decumulava, così da beneficiare di un privilegio indebito, quello di potersi accumulare e quindi di nuocere all’economia. Gesell ne deduceva la necessità di trasformare il denaro in un denaro bollato, in uno sul quale ogni mese dovesse essere applicato un bollo pari a una certa percentuale del suo valore, che sarebbe in questo modo diminuito automaticamente.
    Keynes comunque, a differenza di Fisher, non considerava seriamente la possibilità pratica d’una simile strana riforma. Tuttavia ammetteva almeno la sua coerenza; e calcolò a quanto dovesse ammontare l’entità del decumulo ovvero il bollo. Scrive ancora Keynes: “Secondo la mia teoria esso dovrebbe essere uguale più o meno all’eccesso del saggio d’interesse monetario, a parte i bolli, sull’efficienza marginale del capitale corrispondente a un saggio di nuovi investimenti compatibile al pieno impiego”.
    Steiner verosimilmente lesse, e per molti versi usò, alcune delle immagini di Gesell nelle sue conferenze. La sua teoria della moneta e dell’interesse e la sua riforma non coincidono però con quelle di Gesell. Per quest’ultimo l’interesse è il premio per la liquidità, e come tale va eliminato o ridotto il più possibile. Il denaro riformato di Gesell dovrebbe solo spendersi, è un genere di denaro adatto soltanto ad inflazionare, così realizza il credito gratuito. La teoria del denaro di Steiner è, come si è visto, più complessa: è la sua teoria del valore che spiega il capitale e il denaro. La teoria di Gesell invece è parziale, considera il denaro senza analizzare il credito e i mercati dei capitali. E in effetti riformando solo il denaro, creando un nuovo denaro bollato, non terminerebbe la speculazione. Chiunque potrebbe, negli attuali mercati dei capitali, speculare a termine anche con un denaro bollato riformato come voleva Gesell.
    Gesell, come i classici, si limita a considerare il denaro mezzo di scambio e riserva di lavoro; non afferra e trascura il credito e ciò che Steiner chiama denaro d’investimento. Neppure sospetta che il saintsimonismo di cui si era cibato anche Proudhon aveva prima in Francia e in seguito in Germania creato un’alternativa alle banche d’affari: le banche d’investimento. Sono queste il fenomeno nuovo che Schumpeter ha in mente nella sua teoria dello sviluppo. Esse, come sosteneva Gerschenkron, sono un’innovazione non meno potente dell’elettricità per spiegare la seconda rivoluzione industriale. E infatti le immagini di Steiner sul credito, come le teorie di Schumpeter, non si adattano ai mercati borsistici della Francia Napoleonica o a quelli attuali. Le banche rivolte al credito industriale sono delle istituzioni finanziarie coerenti al circuito economico steineriano. Così, se Gesell ritiene che il suo denaro bollato sia la miglior soluzione per favorire gli investimenti e terminare la speculazione, il concetto di denaro d’investimento di Steiner meno ingenuamente implica invece una riforma dei mercati dei capitali. Ma anche tra il denaro di dono di cui si parla nelle conferenze e il denaro bollato di Gesell, le diversità sono notevoli. Per Steiner il dono è il modo per trasferire valori ai campi spirituali della vita, per evitare il crearsi di una economia cartacea, di quella “Casino economics”, come la chiamano gli economisti postkeynesiani, che oggi prevale e dilaga. Ma non c’è, come si e detto, e non può esserci per le caratteristiche della sua teoria del valore espressa nelle conferenze, una teoria dell’imputazione del prezzo ai fattori produttivi. L’interesse non è per Steiner il prezzo della produttività del capitale come è per i neoclassici, o il premio della liquidità come è per Keynes e Gesell. In altri termini, l’interesse non è il prezzo di una merce, che può divenire negativo come argomentava teoricamente Keynes; Steiner riferisce l’interesse al credito industriale e alla reciprocità. Non c’è in Steiner quindi alcun criterio economico che permetta di decidere di quanto il denaro totale debba essere diminuito per essere donato.
    La soluzione di Gesell, com’è noto, trovò dopo la morte del suo ideatore una qualche applicazione pratica, e inoltre entusiasmò Ezra Pound. Di questi vari esperimenti, a cui accenniamo ne Le seduzioni economiche di Faust, conta osservare che il denaro bollato come l’intendevano Gesell e i suoi fedeli seguaci è essenzialmente una tassa sulla liquidità che lo Stato applica, un’imposta patrimoniale incassata attraverso l’ingegnoso sistema dei bolli. E’ poi lo Stato a incassare i proventi di questi bolli e a usarli per interventi d’investimento pubblico. Così a Woergl negli anni Trenta fu il sindaco a coordinare a questo modo un programma di lavori pubblici. Ma questo denaro di Gesell ha gli stessi pregi e gli stessi difetti pratici delle politiche keynesiane che hanno guidato la politica economica mondiale dagli anni Trenta fino agli anni Settanta. E’ inflazionistico e implica un’intrusione provvidente, ma contraddittoria, dello Stato nell’economia. Radicalmente diversa è invece la soluzione di Steiner, che come si è detto potrebbe dirsi libertaria, non statalista. Il denaro di dono è per Steiner il modo per limitare il ruolo dello stato, per limitare ai trasferimenti di cittadini e imprese quella che Polanyi chiama la funzione di redistribuzione. Il denaro di dono di Steiner, non serve, come il denaro di Gesell, per finanziare l’intervento pubblico nell’economia, fargli sostenere gli investimenti e l’occupazione.
    E’ opportuno specificare un modello di denaro bollato, anche per arrivare gradatamente all’esemplificazione pratica delle immagini monetarie figurate da Steiner. Nello schema di Gesell, come rigorosamente spiega Keynes, lo Stato regola l’emissione delle banconote, per evitare il loro accumulo speculativo e l’elevarsi dell’intera struttura dei tassi d’interesse negativo, ovvero di un bollo che va acquistato a un prezzo determinato. La determinazione di questo bollo dipende, nello schema Gesell-Keynes, dalla differenza tra il tasso d’interesse monetario e l’efficienza marginale del capitale che corrisponde al pieno impiego. Lo Stato incassa questo bollo e trasforma il risparmio monetario inoperoso negli investimenti che permettono di far raggiungere alla domanda effettiva il pieno impiego. Posta tale differenza uguale al 5% per un determinato anno, i conti patrimoniali della banca centrale, dei consumatori, delle imprese e dello Stato dalla posizione alfa evolverebbero alla posizione beta.
    All’inizio d’anno il denaro posto uguale a 100 emesso dalla banca centrale si troverebbe trasferito prima alle imprese e da queste, parte come salari o rendite, ai privati. Si configurerebbe, poniamo, il seguente schema dei conti nella posizione iniziale alfa, con 80 nelle mani dei privati, e 20 in quelle delle imprese.
    La definizione di privati copre tutte le istituzioni diverse dallo Stato, dalle imprese e dalle banche centrali, quindi tanto i salariati quanto i risparmiatori. Per Gesell, come per Keynes, in questa prima situazione vi sarebbe un difetto di domanda e dunque non tutto il risparmio dei privati e delle imprese si trasformerebbe in investimento. Di qui la necessità di annullare con un bollo il denaro, con un bollo appunto pari a un tasso di interesse negativo sul denaro pari al 5%, l’ammontare che è necessario al pieno impiego. Si creerebbe in tal modo la posizione beta.
    L’intervento dello stato, che spenderebbe in consumi o in investimenti il 5% ottenuto dai bolli necessari all’esistenza legale del denaro bollato, equilibrerebbe il sistema. Si creerebbe un livello di domanda effettiva pari a 100, col quale le imprese sarebbero in condizione di restituire 100 alla banca centrale e tutti i conti tornerebbero in equilibrio. Questo schema è tipicamente keynesiano, addirittura può identificarsi con un determinato periodo storico, quello della Grande Depressione, nel quale sia in USA col New Deal sia più decisamente coi fascismi in Europa si attuarono massicce forme di statalizzazione degli investimenti. Lo stesso Keynes in quegli anni parlava apertamente di socializzazione degli investimenti.
    Come spiega von Canal, la dodicesima conferenza di Steiner, quella dedicata a spiegare i caratteri pratici della riforma monetaria, ha generato svariate interpretazioni. L’affermazione è benevola. Meglio sarebbe dire che gli antroposofi hanno dedicato alla specificazione pratica del denaro d’investimento, di circolazione e di dono scritti innumerevoli. Ma per lo più utili solo ad aumentare la confusione. Di qualche interesse sono gli scritti di Hermannstorfer(28) e Schweppenhäuser(29). Ma neppure a loro riesce di ottenere risultati soddisfacenti e conclusivi.
    La soluzione alle difficoltà interpretative è:
    a) nel tenere a mente che il denaro di circolazione descritto da Steiner si decumula come un denaro di Gesell, senza che però lo Stato intervenga.
    b) Il denaro d’investimento deve avere le caratteristiche del credito di Schumpeter, ma poco alla volta deve esso stesso potersi mutare, in denaro di circolazione.
    Come si è detto, il modello di Gesell deve essere giudicato alla luce del circuito dei valori steineriano come uno schema adatto al solo denaro di circolazione. Non conta per Steiner che esistano delle banconote, ma conta che delle banconote finiscano nelle mani di imprenditori in grado di trasformare effettivamente con esse il lavoro e la natura. Gli imprenditori devono in altri termini essere assistiti dal credito bancario, da un denaro d’investimento che anticipa del tutto i valori e che dunque non è in relazione con la base monetaria esistente, come riconosce Schumpeter. Alla creazione del denaro originario, del denaro giovane, come lo chiama Steiner, non servono dunque le banche centrali o il monopolio delle emissioni. Esso serve a Gesell e a Keynes, non al circuito steineriano. Non una banca centrale, ma le banche generano il denaro giovane, quello d’investimento, in un sistema di free banking. Dunque lo schema usato per spiegare il denaro di Gesell dovrebbe essere modificato così da sostituire la posizione di banche libere di emettere denaro a quella delle banche centrali. L’altra modificazione inevitabile è l’eliminazione del ruolo svolto dallo Stato nello schema di Gesell. Nel circuito steineriano lo Stato non entra nelle vicende economiche, né tantomeno esiste un sistema fiscale che trasferisce valori alle varie istituzioni della vita spirituale. Scuole, ospedali, università sono finanziati direttamente dai privati e dalle imprese. Riassumendo: lo schema dei conti usato per descrivere la teoria di Gesell deve essere modificato due volte; considerando quel credito o denaro d’investimento che altrimenti Gesell trascura e inoltre inserendovi una funzione di redistribuzione non controllata dallo Stato. Partiamo da quest’ultima modifica. Dando a scuole, ospedali e istituzioni non statali il nome d’istituzioni ci troviamo di fronte a un nuovo schema contabile. Assumeremo che le banche abbiano già anticipato alle imprese denaro di circolazione che chiameremo mercor per 100 unità. Le imprese dovranno creare merci per valori effettivi pari a 100. Per farlo distribuiranno 80 a quei privati per cui vale la definizione precedente, la somma di 20 rimarrà come prima nel settore delle imprese. Il risultato è la nuova posizione alfa.
    A questo punto interviene quel denaro di dono che denomineremo donor e che faremo consistere in un bollo emesso non dallo Stato ma dalle istituzioni del dono. A università, scuole, ospedali o quant’altro, sarebbe in altri termini concesso di emettere questi bolli, che corrisponderebbero al dono che privati o imprese potrebbero a loro discrezione indirizzare ai vari istituti. Si usano i bolli per semplicità espositiva, ma potrebbe parlarsi di buoni o di bonifici elettronici senza modificare l’essenziale. L’essenziale è che il denaro emesso dalle banche e trasferito dalle imprese anche ai privati per la necessità della produzione sia diminuito di una certa percentuale, che poniamo del 10%. Con essa invece di pagare le tasse così si trasferirebbero valori attraverso il dono a ospedali, scuole o quant’altro. il risultato sarebbe quello descritto nella posizione beta.
    A fronte di valori creati dalle imprese per 100 ci sarà dunque 90 di denaro creato dalle banche e 10 di denaro di dono. Le imprese incasseranno queste due somme e le restituiranno alle banche. Le passività delle banche ovviamente, a causa della diminuzione del denaro che esse hanno emesso, sono diminuite di 10; e allora semplicemente le banche distruggeranno il denaro bancor che ricevono dalle imprese. Il risultato, per quanto concerne il denaro creato dalle banche, sarà quello descritto nella posizione finale gamma. Come si è detto, i 10 donor ricevuti dalla banca alla fine del processo verrebbero distrutti, senza danno per gli equilibri bancari.
    Si è chiarita con questo schema la diversità nel decumulo di denaro tra lo schema steineriano e quello di Gesell. Abbiamo chiamato il denaro di circolazione coperto da attivi di cassa o da azioni col nome di mercor. Ma è immediato verificare come senza la creazione di nuovo denaro il nostro mercor evolve verso il decumulo totale. Se le imprese non ricevono denari per investire, non creano valori nuovi, siamo in una situazione di stato stazionario alla Schumpeter, senza neppure il rinnovo del capitale. Usando i loro depositi, imprese e privati consumano i beni prodotti dalle imprese, ma non c’è nuova accumulazione nel sistema; a fronte del deperire del capitale delle imprese, decrescono i valori azionari detenuti dalle banche.
    Considerando il denaro di dono, evolveremmo di periodo in periodo a una situazione di progressiva distruzione del denaro. Se esiste solo mercor, dalla posizione beta già descritta si evolverebbe alla totale distruzione delle attività bancarie e quindi del denaro mercor emesso a fronte di esse. Dalla posizione beta si evolverebbe alla delta seguente.

    E’ quello che Steiner chiama il processo d’invecchiamento del denaro: il denaro maturo si muta periodo dopo periodo in denaro vecchio, in altri termini il denaro di circolazione diviene denaro di dono, il nostro mercor diviene donor, il quale, come s’è visto, viene distrutto subito dopo essere stato speso.
    Ma nello schema steineriano il denaro viene rinnovato, creato; di periodo in periodo viene a esistere una certa quantità di nuovo denaro. Il denaro descritto nelle conferenze non è solo un mezzo di circolazione, è anche credito, anticipazione di valori che non esistono ancora, è un denaro d’investimento. Steiner, come si è detto, chiama questo denaro giovane, a sottolinearne la originarietà e la polarità rispetto a quel denaro di dono che lui appunto chiama vecchio perché prossimo a morire, a essere distrutto. Questo denaro d’investimento, che chiameremo invor, è diverso però anche dal denaro di circolazione mercor, nel senso che esso è più vecchio di invor. Invor è infatti un credito, un’anticipazione di valori che non esistono ancora. Mano a mano che questi valori iniziano a esistere, quote sempre crescenti del nostro invor si mutano in quote di questo denaro a fronte del quale esistono attività effettive e non più aleatorie. Le banche emettono denaro e lo danno agli imprenditori in cambio di un titolo di credito, grado a grado che le imprese realizzano sul mercato i loro valori e con essi rimborsano il loro debito con le banche, i titoli di credito delle banche diminuiscono e aumentano altre attività. Queste attività possono essere di cassa o azioni; comunque costituiscono la copertura per l’esistenza di altrettanto denaro di circolazione. Giacché il denaro di circolazione non è anticipato, creato dal nulla, come il credito di cui parlano Schumpeter e Steiner, ma corrisponde alle attività di cui le diverse banche dispongono. Ripartiamo dalla situazione gamma inserendo il nostro invor. Il conto delle imprese si modifica a questo punto, perché a fronte del loro indebitamento vengono emesse, poniamo, 20 unità di invor dalle banche. Esse affluiscono alle imprese, le quali ne spendono, poniamo, alla fine del primo periodo solo 10. Questo significa che 10i sono dati alle banche, che diminuiscono il loro credito in invor di 10 ed emettono 10 mercor che possono essere spesi. La nuova posizione gamma raffigura questi scambi.

    Essa evolve nella situazione delta e cosi via reiterando nei vari periodi.
    In conclusione, il decumulo di mercor da parte delle imprese e delle famiglie crea dei donor che vengono trasferiti alle istituzioni del dono e che le imprese trasferiscono, dopo averli ricevuti in pagamento dei valori che girano immediatamente alle banche, le quali a loro volta distruggono questi donor e i corrispondenti mercor che avevano al loro attivo. Parallela al decumulo di mercor è tuttavia, a opera delle banche, la creazione di denaro di credito invor che progressivamente viene trasferito alle banche, le quali annullano la parte di invor che ricevono e in corrispondenza di essa creano dei mercor. Il denaro invor è, in altri termini, un denaro che può durare più periodi e che poco alla volta viene convertito in mercor dalle imprese che lo investono.
    Quanto detto finora vale come esempio numerico. E l’esempio potrebbe variare: a seconda delle quote di decumulo dei mercor in donor, o degli invor in mercor; a seconda della periodizzazione scelta; a seconda delle quote di mercor che le imprese distribuiscono tra privati ed altre imprese; introducendo il calcolo degli interessi. Ma una volta scelti questi parametri, il sistema di trasformazione degli invor in mercor e dei mercor in donor potrebbe essere formalizzato in un sistema di equazioni alle differenze finite. Potrebbero allora analizzarsi i differenti casi del circuito steineriano a regime costante in cui i mercor rimangono costanti da periodo a periodo – a regime decrescente, in cui i mercor diminuiscono, o a regime crescente, in cui essi decrescono. La scelta dei regimi e il loro coordinamento spetterebbe, come si è detto, alle associazioni e alle banche.
    Quanto vi è di originale e di interessante nei tre generi di denaro di Steiner, è il fatto di essere adatti a un sistema in cui: a) non è più lo stato a occuparsi della funzione di redistribuzione ai campi spirituali della vita; b) non c’è più alcuna necessità di un debito pubblico e quindi di banche centrali che modifichino la massa monetaria alle necessità di gestirlo; c) non c’è spazio che per banche d’investimento provvidenti, le quali cioè creino denaro solo per le imprese produttive di valori non fittizi e detengano i capitali delle imprese; d) le associazioni e le banche fanno scomparire i mercati dei capitali così come attualmente esistono nel capitalismo.

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    (1) Cfr. Rudolf Steiner, “Nationalökonomischer Kurs”, Vierzehn Vorträge 1922, Dornach 1979.
    (2) Cfr. John M. Keynes, “The Generai Theory of Employment, Interest and Money”, London 1936; idem: “Alternative Theories of the Rate of Interest”, in “The Economic Journal”, vol. XLVIII (1937), pag. 241.
    (3) I. Fischer, “Stable Money”, Adelphi Company, New York 1934, pagg. 144-145.
    (4) Rudolf Steiner, op. cit., pag. 216: “denen er [Steiner] lediglich einige Anregungen für ihre weiteren Studien geben wollte”: W. Kugler, “Rudolf Steiner und die Antroposophie, Köln 1978.
    (5) Cfr. C. Strawe, “Marxismus und Anthroposophie”, Stuttgart 1986.
    (6) G. F. Canal, “Geisteswissenschaft und Ökonomie”, Novalis Verlag, Schaffhausen 1992, pagg. 62 e 63.
    (7) Cfr. Geminello Alvi, “Le seduzioni economiche di Faust”, Adelphi, Milano 1989, in particolare primo e ultimo capitolo.
    (8) Cfr. Luigi Pasinetti, “Lezioni di teoria della produzione”, il Mulino, Bologna 1981.
    (9) Cfr. Louis Dumont, “Homo aequalis”, Gallimard, Paris 1977 (tr. it. “Homo aequalis”, Adelphi, Milano 1984).
    (10) Robert Malthus, “Definition in Political Economy”, New York 1954, pagg. 83-84.
    (11) Cfr. Friedrich List, “System der politischen Ökonomie”, in “Werke”, Friedrich List, Gesellschaft, 1935, vol. VI. Si veda il capitolo XII, “La teoria delle forze produttive e la teoria dei valori”.
    (12) Cfr. Ferdinand Tönnies, “Gemeinschaft und Gesellschaft”, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt, 1960 (tr. it. “Comunità e società”, Edizioni di Comunità, Milano 1961).
    (13) Cfr. Joseph Schumpeter, “Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung”, Duncker & Humblot, Berlin 1964.
    (14) Cfr. Geminello Alvi, “Gli enigmi economici del Faust II”, in “Rivista dei Libri”, novembre 1992, pagg. 15-18; idem “Geld und Lebenswelt in H. C. Binswanger e P. Von Flotow, “Geld und Wachstum”, Weitbrecht, Stuttgart 1994.
    (15) Cfr. H. C. Binswanger, “Geld und Magie”, Weitbrecht, Stuttgart 1985.
    (16) Cfr. Karl Polanyi, “La grande trasformazione”, EIaudi, Torino 1974; Geminello ALvi, “Le seduzioni economiche di Faust, cit.; U.
    Herrmannstorfer, “Scheinmarktwirtscbaft”, Verlag Freies Geistesleben, Stuttgart 1991.
    (17) Cfr. Piero Sraffa, “Produzione di merci a mezzo merci”, Rinaudi, Torino 1960.
    (18) Sergio Ricossa, “Quante teorie del valore?”, in L. PASINETTI (a cura di), “Aspetti controversi della teoria del valore”, Il Mulino, Bologna 1989, pag. 49.
    (19) Cfr. H. C. Binswanger, “Die Wirtschaft zwischen Geld und Natur”, in “Beiträge zur Weltlage” (Sonderheft), 1980, pag. 70.
    (20) C’è anche una riforma del mercato attraverso le associazioni, ma per ordine logico ritengo sia meglio per ora trascurarla, rimandando al libro di von Canal e alla bibliografia in esso contenuta.
    (21) Luigi Pasinetti, “Quante teorie del valore?”, in idem (a cura di), “Aspetti controversi della teoria del valore”, cit., pag. 245.
    (22) Riguardo a Ricardo si veda Claudio Rotelli, “Le origini della controversia monetaria”, Il Mulino, Bologna 1982. Più che a Friedman mi riferisco al monetarismo più teoricamente coerente di Friedrich von Hayek.
    (23) Cfr. Geminello Alvi, “Il secolo americano”, Àdelphi, Milano 1996; idem “Le seduzioni economiche di Faust”, cit.
    (24) Per usare un altro utile confronto, il denaro moderno è per Steiner, come per Simmel, un denaro funzionale e non un denaro sostanziale. Eliminata la base aurea, la sua sanità dipende tutta dal mantenersi in stretta relazione ai valori che il lavoro e lo Spirito, ma anche il lavoro e la natura, creano. Si vedano in proposito Geminello Alvi, “Le seduzioni economiche di Faust”, cit., pagg. 54-58, e P. Von Flotow, “Georg Simmels Philosophie des Geldes”, Frankfurt am Main 1994.
    (25) Il capitalismo di Steiner non succhia lavoro vivo né lo cristallizza in capitale come pretende Marx. L’idea di capitalismo di Steiner ha molti più punti in comune con Thorstein Veblen, “La teoria dell’impresa”, Angeli, Milano 1970.
    (26) Silvius Gesell, “Die natürliche Wirtschaftsordnung durch Freiland und Freigeld”, Hans Timm, Leipzig 1916.
    (27) John M. Keynes, “The General Theory of Employment, Interest and Money”, in “The collected Writings of John Maynard Keynes”, MacMillan, London 1973, vol. VII, pagg. 355, 357.
    (28) U. Hermannstorfer, “Wesen und Funktion des Geldes”, in S. Leber, Zur sozialorganischen Bewältigung des Geldwesen”, Stuttgart 1989.
    (29) H. G. Schweppenhäuser, “Das Geld in Vergangenheit, Gegenwart und Zukunft. Fallstudien”, Institut für soziale Gegenwartsfragen, Freiburg im Brisgau, 1981.

  • lino-rossi

    caro fenomeno, se leggi questo documento
    http://wpage.unina.it/filoso/2.%20Oro/ALAN%20GREENSPAN%20-%20L'oro%20e%20la%20libert%E0%20economica.pdf
    ti renderai conto che le banche centrali sono state lasciate nelle mani di un fautore del gold standard, del laissez faire e della “libertà economica” per 20 anni.
    non bisogna essere un falco per intuire la mostruosità della faccenda; poteva andare a finire diversamente?

  • lino-rossi

    greenspan ha promosso il laissez faire fino alle estreme coseguenze. il il laissez faire mostruoso era, mostruoso è, e mostruoso sempre sarà.

  • lino-rossi

    “fin quando non porterai argomentazioni più solide continuerò a ritenerlo tale”

    lo sviluppo planetario del secondo dopoguerra non ti dice niente?
    gli americani con cosa pensi che abbiano vinto la guerra? col gold standard? se fossero rimasti col gold standard sarebbero ancora lì a cercare di scrollarsi di dosso la crisi del ’29.

  • lino-rossi

    ti da fastidio anche lo scec?
    prendi i soldi dalla Grande Distribuzione Organizzata?
    sono loro (GDO) i tuoi magnaccia?
    ti dispiace che le risorse rimangano nel territorio?
    ti da fastidio anche Cristo?
    non t’è andata giù che ha scacciato i tuoi fratelli farisei dal tempio?

    sei sempre più divertente, libertario di sinistra nonché anarcocapitalista ruzzolante nel letame. da una ripassatina a ciò che hanno scritto i tuoi fratelli (protocollo XX): “Il nostro governo avrà una moneta basata sul valore della potenza di lavoro del paese; essa sarà di carta, e magari anche di legno. Emetteremo una quantità di moneta sufficiente per ogni suddito, aumentandone la quantità alla nascita di ogni bambino e diminuendola per la morte di ogni individuo.”
    per loro la moneta segno e per noi la moneta merce.

  • epicblack

    troppo pessimismo! Basterebbe introdurre una moneta che non sia riserva di valore, che non sia indebitante, e molti problemi verrebbero superati. Non è un’utopia, è già stato fatto molte volte nella storia umana. E’ solo questione di liberarsi di una tirannia che si è man mano imposta e rafforzata dal ‘700 in poi.

  • LucaV

    Leggiti “La grande depressione” di Rothbard e cerca di non sparare cazzate.

  • LucaV

    Io dovrei leggere i tuoi libri e tu mai quelli che ti suggeriscono. Bel modo di confrontarti. Mamma mia che finezza sul letame…tipico di chi crede di sapere e non sa un cazzo. Non perdo più tempo a risponderti. Anche perchè continui a non argomentare.

  • LucaV

    Ok quando compriamo la stampante insieme visto che aumentare M0 non genera inflazione? Ma rispondere a quelle quattro domande mai eh? Ricordi Pascucci in questo, ma in fondo sei rimasto un signoraggista nella sostanza.

    Ecco appunto finiamola qui, tanto è tempo perso.

  • LucaV

    Complimentoni per l’ennesima “perla di saggezza”. Questa la metto in vetrina su usemlab.
    Hai un concetto distorto non solo della libertà, ma anche del lassaiz-faire.
    Se poi mi spiegate che cos’è per voi il libero mercato forse evitiamo di perdere ulteriore tempo.

  • LucaV

    Perchè ogni volta che vieni messo in difficoltà o insulti o sparli senza senso?

    Lo scec è inutile perchè non risolve nulla, l’ho studiato…ad un certo punto mi piaceva pure, poi ho capito che era aria fritta.

    Tu da chi prendi i soldi? Dal movimento cristiano lavoratori? Da Paoletti? Oppure sei un falsario anche tu?

    Che le risorse rimangano nel territorio non mi dispiace affatto, ma non è con lo scec che si risolve il problema. Forse se andiamo a vedere il perchè le merci cinesi costano così tanto di meno e perchè le industrie italiane vanno a produrre lì…scommetto che ti rincazzi perchè riscopri che il sistema falsario che tanto difendi è alla base di tutto ciò.

    Mi danno fastidio quelli che nominano Cristo in ogni frase, in ogni movimento, spacciandosi per loro discepoli e poi pippano cocaina, vanno a puttane e insultano il loro prossimo.

    I fratelli farisei chi sarebbero? I commercianti? Scacciamo tutti quelli che con l’immagine di Cristo ci lucrano? Allora scacciamo anche il movimento cristiano dei lavoratori? E i preti non li scacciamo?

    I miei fratelli? Protocollo XX? Se ha a che fare con la religione non ne so nulla. Ma veramente questa storiella della moneta segno che si dovrebbe stampare per ogni bambino nato e togliere per ogni individuo morto ha analogie con quello che dici tu. Non sei quello che per ogni pollo in vendita vorrebbe un equivalente di soldi per comprarlo? Tale e quale ad Auriti no? Tale e quale ai signoraggisti, hai solo cambiato la forma, ma la sostanza è quella. Come volevasi dimostrare.

    Ma veramente la scuola di matrice austriaca vuole la moneta merce per tutti e soprattutto non di carta e che non sti emette nè si toglie per ogni nascita o per ogni morte. Dove trovi le analogie con quello che hai scritto? Ma stai rincoglionendo?

    POI DICI CHE TI RIDONO IN FACCIA. SAI CHE HO CONOSCIUTO UN TIZIO CHE HA DETTO DI AVER PARLATO CON TE SU SKYPE. ALLA TUA AFFERMAZIONE “PER OGNI BENE PRODOTTO OCCORRE STAMPARE UN EQUIVALENTE IN MONETA” HA RIATTACCATO. VEDO CHE NON HAI CAMBIATO IDEA, QUINDI NON PERDO TEMPO ULTERIORE.

  • LucaV

    CARO DEMENTE, QUEL PDF E’ SEMPRE L’ARTICOLO DEL 1966 DI GREENSPAN CHE TU NON CONOSCEVI, INFATTI HAI MESSO POCO SOPRA UN ALTRO LINK (CON LO STESSO ARTICOLO DI GREENSPAN) CREDENDO CHE IL NUMERO DEI SOSTENITORI “LIBERTARI” FOSSE IN AUMENTO. MA SEI SCEMO? SI.

    NON E’ STATO UN FAUTORE DEL GOLD STANDARD, INFATTI NON L’HA REINTRODOTTO…ANZI HA FATTO ESATTAMENTE IL CONTRARIO DI CIò CHE LA SCUOLA DI MATRICE AUSTRIACA CONSIGLIA. MA DOV’ERI NEI 20 ANNI DI GREENSPAN?

    SE MI SPIEGHI COS’è PER TE IL LASSAIZ-FAIRE, PERCHè DA PRIMA DEL ’29 IN POI NON E’ STATO APPLICATO COME DOVREBBE, QUINDI NON PUò CONSIDERARSI LASSAIZ-FAIRE. E DA PRIMA DEL ’29 E’ UNA STIMA MIA OTTIMISTICA.

    LIBERTA’ ECONOMICA: IDEM COME SOPRA.
    SE MI SPIEGHI COS’è PER TE LA LIBERTA’ EVITIAMO DI PERDERE TEMPO.

    NON BISOGNA ESSERE UN FALCO PER CAPIRE CHE GREENSPAN HA STUDIATO, MA NON APPLICATO. IL MOSTRUOSO E’ PROPRIO QUESTO, COME POTEVA ANDARE ED E’ ANDATA A FINIRE LO VEDIAMO SOTTO GLI OCCHI OGGI.

    ENNESIMA RIPROVA CHE SCRIVI CAVOLATE SENZA SENSO. E QUESTA LA METTO NELLE PERLE DI SAGGEZZA.

    QUEL DOCUMENTO NON SOLO L’HO LETTO TEMPO FA, MA L’HO PURE CAPITO…A DIFFERENZA TUA.

  • LucaV

    LEGGITI “LA GRANDE DEPRESSIONE” DI ROTHBARD. QUINDI SEI SULLA STESSA LINEA DI BERNANKE CHE CREDE CHE SIA STATO L’ORO LA CAUSA DELLA CRISI DEL ’29? OPPURE LA PENSI COME FRIEDMAN CHE DISSE CHE LA CAUSA DELLA CRISI DEL ’29 FU IL POCO INTERVENTISMO DELLA FED?

    CHE BELLO DARE LA COLPA A QUALCOSA CHE E’ INANIMATO E NON PUO’ DIFENDERSI EH?
    SCOMMETTO CHE SE LA PIZZA OGGI COSTA DAI 5 AI 10 EURO E’ COLPA DELL’EURO!?
    NON SAPEVO CHE I METALLI E I PEZZI DI CARTA AVESSERO UNA MENTE COSì MALVAGIA.

    LO SVILUPPO PLANETARIO DEL SECONDO DOPOGUERRA: SAI COM’è QUANDO TOCCHI IL FONDO PUOI SOLO RISALIRE. CHISSA’ PERCHè AD UN CERTO PUNTO NON HA FUNZIONATO PIU’…PORCA MISERIA! QUANDO DICI LA SFIGA! FORSE PERCHE’ LO STAMPA STAMPA DISTORCE I MECCANISMI ECONOMICI E CREA ECONOMIE DOPATE E NON SOSTENIBILI NEL LUNGO PERIODO?

    “gli americani con cosa pensi che abbiano vinto la guerra?”
    HITLER NON HA FATTO LA STESSA COSA? NON STAMPAVA MONETA PER OGNI BENE PRODOTTO? EPPURE LA GUERRA L’HA PERSA!
    ANCHE LINCOLN HA VINTO UNA GUERRA CON LO STAMPA STAMPA, POI L’INFLAZIONE S’è RIPRESO TUTTO. CHI C’HA RIMESSO? GLI OLIGARCHI CHE STAVANO ALLO STAMPA STAMPA NON CREDO.

  • robocop

    Scusa, come può una moneta priva di debito incidere ad esempio incidere sull’inquinamento, o sulla fine dei combustibili fossili.

    Forse sbaglio, ma se la ricchezza fosse stata distribuita su tutti gli abitanti della terra, molto probabilmente avremo inquinato molto di più.

  • LucaV

    Oh finalmente! Beh da esperto di Steiner pensavo che i titoli me li dessi tu! Troppo ottimista sono stato.

    Io impedito col web, hai postato l’articolo di Greenspan del 1966 in due link differenti credendo fossero due articoli diversi! Leggi prima no? Oppure leggi e non capisci.

  • LucaV

    I libri di Steiner li ha letti Lino Rossi non io! Chiedilo a lui!

    Io ti dò un link http://www.usemlab.com lì trovi tutto.

  • LucaV

    Un titolo! Sia lodato il cielo! Mi leggerò il libro di Alvi.

  • robocop

    Grazie a tutti e due.

  • epicblack

    la moneta debito ci spinge alla folle corsa verso l’incremento del PIL. Eliminato l’obbligo di incrementare senza sosta e stupidamente i consumi, si potrebbe finalmente iniziare a ragionare, senza nebbia nel cervello, ed a comportarsi in maniera sensata.

  • myone

    Gli altri fanno e dissestano, chi capisce, si fa pippe su pippe ad-libitum
    Queste cose bisogna dirle a loro, o farle fare ad altri.

  • lino-rossi

    mi ero dimenticato di avertelo già segnalato. la versione dell’università di Napoli mi piaceva di più. è bene che te lo pianti bene in testa quel pezzo, perchè tu sei fatto di quella pasta.

  • lino-rossi

    bravo. cerca di studiare la differenza che c’è fra M3 ed M0 e renditi conto delle idiozie che hai scritto: tutta la moneta è efficace; non solo M0. Il vostro livore nei confronti di M0 è ridicolo. I vostri testi oltre che essere anarcocapitalisti, sono anche paleocapitalisti; ci vuol poco a capire che sono solo letame. il tempo dedicato a voi è solo tempo perso.

  • lino-rossi

    nel lungo periodo siamo tutti morti, caro il mio adepto del laisser faire.
    non ti passa per la testa che la forza militare che hanno potuto mettere sul piatto gli alleati (grazie alla giusta quantità di moneta) sia stata di molto superiore a quella che ha potuto mettere hitler?

    prova adesso a ricostruire la provincia de L’Aquila con la mano invisibile!
    è vero che la mano pubblica non ha brillato, ma è anche vero che la mano pubblica ha la possibilità di farlo. la mano invisibile del libero mercato funzionerebbe così: il tuo magnaccia prenderebbe tutto per due lenticchie e poi farebbe ricostruire tutto ampliando il suo feudo. comunque la si giri la tua proposta è sempre delirante.

  • lino-rossi

    bravo, e non dimenticarlo.

  • lino-rossi

    lo scoprirai, sta tranquilllo.

  • lino-rossi

    quel tizio è marco bollettino, un altro fanatico della vostra banda. non avevi scritto che la smettevi di dare fastidio con il tuo stupido laissez faire?

  • lino-rossi

    tutta la spazzatura paleo e anarcocapitalista.

  • lino-rossi

    che male non ti fa. e faresti bene a leggere un po’ di Hayek, l’unico non fanatico degli “austriaci”. ovviamente ha dovuto prendere le distanze dai dementi ed è stato subito apostrofato.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_Hayek

    “Il pensiero hayekiano, infine, è stato aspramente contestato anche da autori di orientamento libertario (Hans-Hermann Hoppe, Walter Block, Enrico Colombatto, Murray N. Rothbard e altri dementi), che hanno evidenziato le incertezze di un liberalismo non sempre disposto a denunciare l’illegittimità dello Stato e di ogni azione che aggredisca l’individuo e minacci l’autonomia del libero mercato e l’ordine giuridico basato sulla proprietà privata.”

    http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=720

    “Panebianco giudica potenzialmente ambigua la posizione di Eucken, ma ad una riflessione attenta, anche il concetto misesiano di “ostacolo” si presterebbe a qualche ambiguità e sarà il suo stesso allievo Hayek ad evidenziarlo. Sulla scorta della teoria ordoliberale, in materia di misure di politica economica, esistono almeno due tipologie, le misure che consistono nell’intervento all’interno dei processi di mercato e, di contro, quelle che definiscono il quadro istituzionale, fornendo i termini generali in forza dei quali le transazioni del mercato possono regolarmente svolgersi. In particolare, Hayek – a differenza del suo maestro Mises e in maggiore sintonia con l’ordoliberale Eucken – ha enfatizzato la differenza tra queste due tipologie: le “interferenze” e gli “interventi”, le prime incompatibili, le seconde conformi all’ordine di mercato.”

    il tuo mises appartiene all’epoca primordiale del capitalismo, quella della legge del più forte: siamo andati avanti nel frattempo. il gold standard equivale alla clava. fai bene a sottolinare le inefficienze e gli errori dello Stato, ma non puoi confondere gli obiettivi. dovremmo aspirare ad una società migliore, non ad una peggiore.

  • lino-rossi

    caro luca, se leggi qualcosa di diverso dalle melma che trangugiate normalmente voi paleo-anarco-capitalisti (http://gongoro.blogspot.com/2008/04/stato-prigione.html), male non ti fa. e faresti bene a leggere un po’ di Hayek, l’unico non fanatico degli “austriaci”. ovviamente ha dovuto prendere le distanze dai dementi ed è stato subito apostrofato.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_Hayek

    “Il pensiero hayekiano, infine, è stato aspramente contestato anche da autori di orientamento libertario (Hans-Hermann Hoppe, Walter Block, Enrico Colombatto, Murray N. Rothbard e altri DEMENTI), che hanno evidenziato le incertezze di un liberalismo non sempre disposto a denunciare l’illegittimità dello Stato e di ogni azione che aggredisca l’individuo e minacci l’autonomia del libero mercato e l’ordine giuridico basato sulla proprietà privata.”

    http://www.benecomune.net/news.interna.php?notizia=720

    “Panebianco giudica potenzialmente ambigua la posizione di Eucken, ma ad una riflessione attenta, anche il concetto misesiano di “ostacolo” si presterebbe a qualche ambiguità e sarà il suo stesso allievo Hayek ad evidenziarlo. Sulla scorta della teoria ordoliberale, in materia di misure di politica economica, esistono almeno due tipologie, le misure che consistono nell’intervento all’interno dei processi di mercato e, di contro, quelle che definiscono il quadro istituzionale, fornendo i termini generali in forza dei quali le transazioni del mercato possono regolarmente svolgersi. In particolare, Hayek – a differenza del suo maestro Mises e in maggiore sintonia con l’ordoliberale Eucken – ha enfatizzato la differenza tra queste due tipologie: le “interferenze” e gli “interventi”, le prime incompatibili, le seconde conformi all’ordine di mercato.”

    il tuo mises appartiene all’epoca primordiale del capitalismo, quella della legge del più forte: siamo andati avanti nel frattempo. il gold standard equivale alla CLAVA. fai bene a sottolinare le inefficienze e gli errori dello Stato, ma non puoi confondere gli obiettivi. dovremmo aspirare ad una società migliore, non ad una peggiore.

  • LucaV

    Le basi tra Mises, Rothbard, Hayek ecc. sono le stesse, c’è qualche sfumatura di differenza tipica di un pensiero liberale dove tutti sono liberi di pensare.
    Chi ha detto che lo stato non debba esserci? Io ho detto che lo stato non deve stampare moneta, come non lo devono fare le banche. Poi che lo stato metta in galera chi ruba non ho nulla in contrario. Il guaio è che lo stato dove mette lo zampino fa sempre danno o fa le cose a favore di una parte e a discapito dell’altra. QUINDI DI STATO MENO CE N’è MEGLIO è.

    Un consiglio: smettila di insultare chi la pensa diveramente da te. La melma ce l’hai in testa tu visto che non riesci a confrontarti.

    PS: Potevi benissimo rispondere alla discussione sotto. Che c’è dovevi mettere in risalto la letterina?

    PPS: Ancora fai parte del movimento cristiano lavoratori? Quello che fa le conferenze con Caltagirone Casini? E mi vieni a parlare di stato buono???

  • LucaV

    Ma tu i libri di Hayek, Rothbard, Mises ecc. li hai letti? Quindi che dovrei dire che i tuoi libri di keynes, Alvi, Beveraggi Allende sono melma? Quello di keynes si è melma. Gli altri non li ho letti e non mi pronuncio. Dovresti fare la stessa cosa tu.

  • LucaV

    lassaiz-faire…manco il francese! Oltre all’italiano stentato.

    Quale è la giusta quantità di moneta? Come si fa a capirlo? Chi dovrebbe emetterla? Come?

    Ti chiedo, per l’ennesima volta, di rispondere a queste poche domande.

  • LucaV

    Ah ecco, cioè tu non sai cos’è per te il libero mercato o la libertà?
    Come faccio a scoprirlo…ti apro il cervello e urlo dentro la domanda?
    Questa la metto su usemlab così ci facciamo due risate. Grazie Lino!

  • LucaV

    Bravo, tu leggilo però. Così la prossima volta non sbagli con i link.

  • LucaV

    Invece il movimento cristiano lavoratori che fa le conferenze con Caltagirone Casini…mmm dalla padella alla brace.
    Non solo keynesiano, pure democristiano sei.
    Che magnacci!

  • LucaV

    Ah ecco questa è la letterina che mi hai scritto in prima pagina. Ma ti pagano?

  • LucaV

    tutta la moneta è efficace…non solo M0 mah! A fare cosa scusa? Ma vuoi scrivere bene???? Certo anche M3 insieme a M0 sono efficaci a inflazionare e ad aumentare i prezzi dei beni.
    Noi abbiamo livore verso la moneta carta straccia stampa stampa.
    Letame, letame, melma…ma ti togli dalle balle!?

  • LucaV

    Bravo indovinato! Ci scambiamo le tue perle di saggezza! Non avevi detto che con quelli come me non perdevi tempo e invece stai sempre qui a frignare?

  • LucaV

    Quel pezzo di greenspan è bellissimo, già lo conoscevo.

    Quindi devo dedurre che sia alzheimer.

  • AmonAmarth

    Non c’è bisogno di argomentare con chissà quali paroloni l’assenso o il dissenso su ogni singolo articolo o parola di ogni autore. Quello che deve essere apprezzato è il temtativo di facilità di comunicazione. Lo Monaco ha scritto un bell’articolo, tralaltro su un mezzo mediatico che ultimamente sembra riscontrare un discreto successo. Quindi riconosco l’efficacia con la quale discute di problemi reali, magari non tanto i discorsi economici sulla moneta, ma i discorsi sull’energia sono completamente realistici. La produzione di petrolio è arrivata ad un punto critico, e questa risorsa è cruciale per l’ostentazione dell’attuale sistema economico. Perchè fermarsi singolarmente a criticare la veridicità di alcune affermazioni senza approfondire la gravità dei problemi reali? Come esseri umani industrializzati abbiamo sempre considerato normale e “di prassi” riempire i nostri mezzi di carburante, ma questa realtà semplicemente non è infinita. Poi discorrere di chi è colpa di chi è relativo, se la CO2 aumenta la Temperatura o viceversa, se il collasso ecologico è dovuto all’uomo o è un fatto normale, ciclico o altro… Bene quello che voglio dire è che non bisogna essere degli idealisti per prendere dei dati, analizzarli, interpolarli anche solo qualitativamente e delineare un realistico scenario futuro. La disponibilità energetica a basso prezzo è una realtà che va scemando, e le conseguenze sono la scomparsa del sistema di produzione-consumo su grandi distanze e sullo sperpero energetico. L’unica soluzione a lungo termine è ritrovare un equilibrio termodinamico serio con il pianeta e le sue risorse. E questo ci farà tornare a economie locali, autoproduzione e autoconsumo. Quindi il post che trovo più interessante è quello di robocop: le EcolCity o le Transition Towns sono i primi germogli di una consapevolezza globale di tutte le genti, che si spera sarà pronta ad agire fin da subito per costruire un futuro possibile, sostenibile e non più soggetto a variabili di collasso imminenti come quella che ci troviamo davanti. Staimo pronti, tutto questo sta già accadendo sotto il nostro naso.

  • ericvonmaan

    Se posso dire la mia, trovo le posizioni di LucaV veramente fanatiche e profondamente fuori strada, obsolete, superate dalla storia (il Gold Standard è assolutamente inutile).
    Caro LucaV, noto spesso una tua insofferenza alla parola “statale”. Forse ritieni che i “privati” siano più onesti e affidabili ma mi sembra che la Storia ci abbia insegnato una morale piuttosto diversa.
    Ti dispiace che, per fare un esempio, la Giustizia sia amministrata da enti Pubblici? Polizia, Finanza, Carabinieri, Magistratura… oppure preferiresti venisse affidata a corporations private come in certi film di fantascienza?
    Allora che problema hai ad affidare a una gestione PUBBLICA la sovranità monetaria di uno Stato (o gruppo di Stati)?
    Certo, l’Ente preposto all’erogazione di credito e di moneta dovrebbe avere una sua indipendenza, e soprattutto dovrebbe avere come finalità la stabilità dei prezzi e un sano sviluppo economico.
    La moneta non ha bisogno di un valore corrispettivo in oro. Il controvalore della moneta è dato dalla somma di tutti i beni e i servizi prodotti da uno Stato, e dalla sua capacità di produrre qualità di vita per i suoi cittadini, innovazione, inventiva, e la fiducia nella sua capacità di continuare a svolgere un ruolo leader anche nel futuro.
    Non basta riempire di oro il bunker della banca centrale, ci vuole ben altro: politiche giuste, onestà ed efficienza nella gestione dello stato, giustizia, senso civico dei cittadini, educazione. Questo è l’ORO di cui abbiamo disperatamente bisogno, e che può dare stabilità e affidabilità ad una economia e alla moneta ad essa collegata.
    Il problema fondamentale è che fino ad oggi la gestione delle politiche monetarie NON E’ stata pubblica, ma PRIVATA.
    Chi ha in mano questa leva di potere può gestire e creare a suo piacimento bolle speculative, periodi di crescita, crisi, inflazione, deflazione, miseria, cambi epocali delle politiche… con l’unico fine di trarne profitto. Ricorda che quando la miseria tocca il fondo, chi ha i soldi in tasca può fare ottimi affari!
    Le banche hanno creato dal nulla profitti stratosferici grazie a leggi che gli permettono di prestare soldi a destra e a manca senza realmente averli: se queste leggi avessero imposto delle riserve obbligatorie molto alte, le banche si sarebbero guardate bene dal dare soldi a immigrati clandestini senza lavoro fisso, ma lo avrebbero dato solo a progetti e soggetti di sicura affidabilità.
    Se certi giochetti finanziari basati solo sulla scommessa fossero vietati, le banche tornerebbero a cercare i loro profitti finanziando l’economia sana, e non giocando al casinò.
    Come vedi, il libero mercato e la deregulation non risolvono nulla, anzi sono la causa stessa dei problemi.
    Su certi settori così importanti per la qualità della vita della gente (sovranità monetaria, giustizia, sanità, prima casa, acqua potabile, istruzione, energìa, risorse naturali, welfare, assistenza sociale, aria ecc ecc) la mano rapace del privato deve essere tenuta lontana!
    Questi servizi base devono essere gratuiti o erogati al puro prezzo di costo, e a disposizione di tutti. Solo così possiamo salvarci dalla miseria, dall’imbarbarimento, dal sopruso.
    Questo non è comunismo, credimi. Puoi fare quanti soldi vuoi costruendo computer o biciclette o facendo l’ingegnere o l’avvocato, o vendendo vestiti firmati.
    E credi, il PRIMO potere da togliere alla oligarchia occulta planetaria è la sovranità monetaria.
    Se non la pensi così devo pensare che hai interessi personali da difendere, e che non te ne frega niente se tua nonna prende 540 euro al mese di pensione e ne deve pagare 500 di affitto. Con simpatia ericvonmaan