COME FUNZIONERA' L'USCITA DALL'EURO (SECONDO IL M5S E NELLA REALTA')

COME FUNZIONERA' L'USCITA DALL'EURO (SECONDO IL M5S E NELLA REALTA')

DI GZ

cobraf.com

Il livello dei commenti sull'economia che appaiono sul Blog di Grillo è migliorato di colpo e l'Uscita dall'Euro viene presentata in modo informato. Ma non in modo convincente.

Per essere convincenti bisognerebbe non fare finta che non rischia la fuga di capitali e il crac del sistema bancario. Scrivere che la svalutazione sarà del -20%, farà aumentare la domanda tramite l'export risolvendo la crisi copiando da Bagnai e Borghi, espone il fianco a facili obiezioni. E quando ci saranno dibattiti seri li perdi e se arrivassi ad un referendum lo perdi.

  • Scrivere come fa il Blog di Grillo : (domanda) "...7. Lo spread si impennerebbe e gli interessi sul debito aumenterebbero di molto ?.

    (risposta) Con la Banca d'Italia prestatore di ultima istanza i tassi sarebbero calmierati dalla Banca stessa che potrebbe in ogni momento decidere di comprare debito se i tassi aumentassero oltre una certa cifra...." è una pietosa bugia .

    La verità è che i tassi di interesse sui titoli pubblici possono salire dal 2% al 7 o 8% (per compensare il rischio di cambio...) e per evitare quindi che il costo del debito pubblico triplichi la Banca d'Italia dovrà comprare lei centinaia di miliardi di BTP (impedendo così ai tassi di salire). Come la Banca Centrale del Giappone. Ehi.. se persino ai giapponesi tocca farlo figurarsi se non toccherà farlo a noi italiani ! (non siamo mica l'America)

    Fin qui però andiamo ancora bene, non ci sarebbe niente di male se Bankitalia imitasse i giapponesi. Solo non facciamoci compatire liquidando in tre righe la cosa dicendo che basterà, come scrivono sul Blog di Grillo oggi scopiazzando dai prof anti-euro, che "sarà sufficiente che Banca d'Italia abbia questo potere". Questo vale per gli USA o per l'Eurozona nel suo insieme, per paesi come l'Italia o persino il Giappone OCCORRERA' "STAMPARE MONETA" E TANTA E RICOMPRARE TONNELLATE DI BTP.

    Perchè il mercato finanziario non tratterà l'Italia come tratta gli USA caro Blog di Grillo e cari professori, il mercato finanziario è bastardo e vorrà mettere alla prova questo paese semi-distrutto dall'austerità, noto per il suo malgoverno e propensioni inflazionistiche del passato che dopo 15 anni ritorna alla Lira. Il mercato finanziario attaccherà l'Italia. E Banca d'Italia dovrà difenderla comprando tonnellate di BTP. Alla BCE è bastato il bluff perchè aveva dietro un PIL di 10mila miliardi di tutta l'Europa. Con noi il bluff non basterà.

    OK. Andiamo avanti. Se monetizzi i deficit il tasso di cambio, ceteris paribus, scende rispetto ai paesi che non lo fanno. Niente di male, ripeto, ma qui ora attenzione che arriviamo al guaio. Perchè il tasso di cambio della Lira scenderà non solo del 20% "fisiologico" che calcolano i prof come Bagnai, ma molto di più a causa appunto di questo.

    Cosa è successo allo Yen negli ultimi due anni, ad esempio ? Si è svalutato da 100 a 140 yen (da maggio 2012). E se prendi da quando è stato istituito l'Euro nel 2000 lo Yen era a 90-95 per 1 euro e si è arrivati anche a 150-160 yen per 1 euro. Perchè appunto i giapponesi hanno monetizzato il deficit pubblico per un importo pari al 20% e rotti del PIL e in Eurozona invece, causa il veto dei tedeschi, non si è monetizzato quasi niente (per soli 200 mld che sono un 2% del PIL).

    il Giappone, ad esempio, è un paese molto più robusto economicamente dell'Italia (enormi riserve di valuta estera, disoccupazione al 3,5%, debito estero minimo e il 97% del debito pubblico in mano a giapponesi) e lo stesso ha svalutato di più del -40%. Se l'Italia facesse anche lei una politica di acquisto di titoli di stato per centinaia di miliardi da parte della Banca d'Italia, si svaluterà forse del 40% anche lei e forse l'oscillazione sarà anche maggiore, del 50%. E parliamo rispetto a dollaro.

    I professori come Bagnai dicono che, anche se ci fosse un oscillazione maggiore del 20% fisiologico che ipotizzano, sarebbe temporanea e poi ci si assesterebbe intorno al 20% (che riflette il differenziale di inflazione cumulato dal 2000 ecc..)... Questo perchè non capiscono come funziona il mercato globale, dove il cambio dipende dai movimenti di capitale e quando i capitali si muovono in modo massiccio i sistemi bancari saltano, specie in paesi che devono convertire tutto da una valuta all'altra...

    Rispetto al marco e valute del nord europa lo scenario probabile è che la Lira scenda dai 125 attuali sotto la parità del 2000, cioè sotto 89 centesimi, diciamo almeno a 80 e che il Marco salga da 125 attuali a 180. Quindi chi mette ad esempio 125 mila euro in marchi o euro-marchi si ritroverebbe 180 mila e chi li lasciasse in lire se ne ritroverebbe 80 mila (espressi in dollari).

    Ora, le famiglie normali di lavoratori che spendono e guadagnano in Italia possono anche ignorare questo crac della nuova valuta rispetto al marco, ma ci sono: 1) le Banche, 2) Le Aziende con presenza all'estero e 3) le famiglie benestanti (con qualche milione di euro). Ad esempio su 4 mila miliardi di ricchezza finanziaria delle famiglie è possibile che 1,00 miliardi si rifugino all'estero e IN POCHI GIORNI. E molte banche e imprese a dimensione internazionale possono avere o temere sconquassi e quindi le imprese spostare la liquidità su banche estere. E le Banche, in conseguenza della fuga di capitali, falliscono tutte o quasi

    Perchè non è successo nel settembre 1992, quando la Lira si sganciò dal marco e dal "serpente europeo" ? Perchè la Lira non aveva cessato di esistere ! I conti bancari erano tutti in Lire e bastò semplicemente una telefonata di Banca d'Italia il lunedì mattina al suo desk forex che smettesse di comprare Lire perchè il cambio si svalutasse in due minuti e tutto fosse finito. Oggi si parla di ridenominare in modo forzato tutte le passività e attività delle banche e tutto il circolante.

    BISOGNA PIANTARLA DI USARE L'ESEMPIO DEL 1992 PER SPIEGARE IL RITORNO ALLA LIRA!

    Bene, anzi male. Se si è seguito fino qui si è compreso allora che :
    a) Banca d'Italia dovrà creare centinaia di miliardi di lire e usarli per comprare lei tutti i BTP facendo in pratica scomparire il mercato dei BTP,
    b) la svalutazione di conseguenza non sarà del -20%, ma forse del 60% rispetto al marco, almeno inizialmente
    c) questa prospettiva provocherà IL PANICO e la fuga di capitali e il crac del sistema bancario
    d) il sistema bancario italiano dovrò essere istantaneamente salvato, molte banche nazionalizzate, dovranno essere messi controlli ai capitali....e dovrà essere fatto al volo pena la paralisi totale

    Con questo uscire dall'Euro sarà un disastro ed è meglio rimanerci ? No, affatto, è necessario che prima o poi l'Euro si sgretoli e succederà comunque prima o poi. Ma devi essere realistico quando spieghi come funzionerà il ritorno alla Lira.

    E se descrivi uno scenario realistico (probabile certo, perchè niente è sicuro in economia) allora ti accorgi anche che devi presentare un piano di uscita credibile ed adeguato ad uno scenario reale come questo.

    Perchè altrimenti la gente darà retta a chi invece descrive lo scenario di cui sopra (per spaventarla) e dato che è probabile, perderai ad esempio il referendum (senza contare che occorrono due anni per arrivarci).

  • GZ
  • Fonte: www.cobraf.com
  • Link
  • 3.11.2014

  • (Blog di Grillo)
    Molti commenti richiedono delle precisazioni sui post dedicati all'uscita dall'euro. Da oggi ne vengono pubblicati periodicamente alcuni con le risposte.

    1. Cosa sarebbe successo se non fossimo entrati nello SME?
    I Paesi che fanno parte dell'Unione Europea e non hanno adottato l'euro sono cresciute di più
    Non entrando nello SME e poi nell’Euro saremmo cresciuti di più. Prova ne sia il fatto che i migliori anni di crescita negli ultimi 20 anni si sono avuti dopo la temporanea uscita dallo SME nel 1992 quando svalutammo la Lira.

    La crescita dei Paesi dell'eurozona (in blu) e dei Paesi UE che non hanno adottato l'euro (in rosso) dal 2007 al 2014 - fonte Eurostat
    crescita_ue.jpg

    2. Perché calcolare la decrescita dal 1997 e non dal 2002 quando è entrato l'euro?
    Perché dal 97 il cambio era già fisso e solo nel 2002 è entrata in circolo la moneta unica

    3. Il problema primario per le aziende è la pressione fiscale non l'euro (questo è risultato dalle risposte del sondaggio sulle imprese).
    Euro e imposizione fiscale sono strettamente correlati. Con l'euro lo Stato non può stampare moneta e quindi si può agire solo in due modi:
    - Più tasse: diminuzione competitività con le imprese europee e internazionali. Imprese che falliscono, delocalizzano e crollo del PIL
    - Più debito pubblico: quindi aumento debito e interessi crescenti a scapito degli investimenti

    4. Sarebbe meglio far cambiare le regole europee e Trattati che uscire dall'euro.
    La richiesta di rinegozionare i Trattati è parte del nostro programma per il parlamento europeo. La risposta del Parlamento Europeo è stata ignorare ogni nostra proposta e in seguito di non concederci nemmeno le cariche nelle Commissioni (presidenze e vicepresidenze) a cui avremmo avuto diritto come gruppo, creando un pericoloso precedente per la democraticità del Parlamento stesso che diventa di fatto un governissimo europeo tra destra e sinistra escludendo le altre voci. Se di Fiscal Compact e Eurobond non si può parlare è necessario riprenderci la nostra sovranità monetaria

    5. Se dovremo chiedere agli altri di finanziarci il problema rimarrà.
    L'Italia ha un avanzo primario positivo per cui l'unico motivo puo' chiedere di essere finanziata è per pagare gli interessi sul debito pubblico esistente che sarebbe ridenominato nella nuova valuta e quindi i crediti dei Paesi esteri sarebbero svalutati del 30% circa nell'arco di un anno. Lo spread sarà tenuto sotto controllo dal fatto di avere la Banca d'Italia come prestatore di ultima istanza che quindi calmiererà i tassi. Inoltre con l’Italia che torna a crescere con la sua sovranità monetaria il mercato non avrà problemi a finanziare il nostro debito perché ciò che guida i rendimenti sui titoli pubblici è prima di tutto la sostenibilità del debito

    6. La svalutazione della moneta è come fare una patrimoniale del 20%.
    L'euro è stato svalutato del 10% rispetto al dollaro durante l'estate 2014, ma nessuno ha visto il suo patrimonio decurtato o la sua capacità di spesa limitata. Questo perchè se la moneta che si possiede è quella usata dove si vive il suo valore rispetto ad altre valute non è importante per la spesa corrente. L’unico caso di similitudine tra sovranità monetaria a patrimoniale è qualora il ritorno alla lira avesse forti impatti sull’inflazione che andassero ad erodere il potere d’acquisto. Questo non sarà il caso perché in Italia oggi soffriamo del problema opposto, la deflazione. Un po’ di inflazione non può che far bene alla sostenibilità del nostro debito pubblco.

    7. Lo spread si impennerebbe e gli interessi sul debito aumenterebbero di molto.

    Con la Banca d'Italia prestatore di ultima istanza i tassi sarebbero calmierati dalla Banca stessa che potrebbe in ogni momento decidere di comprare debito se i tassi aumentassero oltre una certa cifra.

    8. L'uscita dall'euro corrisponde ad un default.
    Default vuol dire non rispettare gli impegni presi per il debito. Il 94% del nostro debito pubblico è sotto legge italiana e quindi verrebbe ridefinito nella nuova valuta nazionale.

    9. L'uscita dall'euro via referendum é troppo lunga, bisogna farlo in un altro modo o non farlo affatto.
    Se un problema richiede una soluzione lunga è meglio partire il prima possibile. Altri modi per uscire possono essere adottati solo dal Governo.

    10. Con le percentuali del Movimento 5 Stelle alle elezioni non si riuscirà a vincere il referendum.

    Il referendum sarà votato da tutti gli italiani indipendentemente dalla formazione politica che hanno sostenuto con l'ultimo voto e gli ultimi sondaggi indicano che già oggi la maggioranza degli italiani vuole uscire. Non a caso rappresentanti di tutte le forze politiche si stanno esprimendo in questo senso, anche quelli delle formazioni politiche dove erano presenti più persone pro-euro fino allo scorso anno come il PD dove persone come Cuperlo e Fassina si stanno ricredendo.

    11. Perché fare una legge di iniziativa popolare per indire il referendum quando i Parlamentari 5 Stelle potrebbero proporla direttamente in Parlamento?

    L'iniziativa di legge popolare permette di far sapere al Parlamento che non é una sola forza politica che vuole il referendum per l'uscita dall'euro, ma i cittadini italiani che hanno votato tutte le forze politiche. I rappresentanti delle altre forze politiche non potranno quindi ignorare la richiesta come una dell'opposizione perché se già oggi i sondaggi dicono che gli italiani che vorrebbero uscire dall'euro sono la maggioranza, se si aggiungono anche coloro che non sono convinti, ma ritengono giusto che siano i cittadini a scegliere tramite un referendum, sono numeri non ignorabili da qualunque forza politica. Inoltre la raccolta firme servirà anche a sensibilizzare le persone che ancora non conoscono il problema a fondo.

    12. Se l'azienda ha ricavi nella nuova lira e i costi delle importazioni che usa per fare i suoi prodotti aumentano, l'impresa guadagnerà di meno.

    Quando il cambio si riallinea ai fondamentali di un Paese, l'economia riparte e le imprese ripartono, come é successo in Italia nel 1992. Il costo variabile di produzione più rilevante è in molti casi quello del lavoro, che normalmente si allinea all'inflazione importata con un certo ritardo. Se il Paese svaluta del 20%, gli acquirenti esteri ricevono uno sconto del 20% subito e quindi ricominciano a comprare incrementando il fatturato delle aziende. Per l'impresa, invece i costi non aumentano subito e molto meno del 20% dato che la componente di import sul costo del venduto é di norma minoritaria (in particolare rispetto al costo del lavoro). La svalutazione del cambio (svalutazione esterna) ha effetti uniformi su tutti i cittadini (ugualmente colpiti dall'eventuale inflazione importata) e rilancia la domanda estera. La svalutazione del salario (svalutazione interna, quella che il Governo sta proponendo con il Job Act) colpisce solo i salariati e uccide la domanda interna. Naturalmente un governo indirizzato dalle banche preferisce la svalutazione interna.

Commenti (45)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 20 caricati
    1. ProjectCivilization 3 novembre 2014

      i grillini non leggono CDC . E dare a Grillo dell'inetto e' un complimento che non merita . Avendo visto cosa sta combinando col suo partito privato ....se non lo chiude e' benaltro che solo inetto .

    1. ProjectCivilization 3 novembre 2014

      Questo articolo preoccupa . E' scritto con lo stesso linguaggio , e con la stessa logica priva di senso.....che usano i fautori dell'euro e del debito pubblico . Inutile lasciare l'euro e mantenerne la retorica truffaldina . Va lasciato perdere l'euro , ma anche il pretestuoso illusionismo truffaldino che lo ha causato .

    1. AlbertoConti 3 novembre 2014

      Perchè con quei CCF ricevuti in pagamento imposte lo Stato non ci fa un bel
      niente, se non un falò per bruciarli. Voglio vederti per es. a "pagare" una
      banca estera (alla scadenza dei bond posseduti) con questi CCF!

    1. spadaccinonero 3 novembre 2014

      se gli americani non sanno dov'è realmente la loro riserva aurea figuriamoci noi italiani...

    1. warewar 3 novembre 2014

      non capisco perché dovrebbero essere evase dall'erario se i CCF li crea lo stato e li da alle industrie, cittadini ecc (per pagare le tasse dopo i 2-3 anni e per usarli ed aumentare la massa monetaria prima)

    1. Truman 3 novembre 2014

      La saggezza contadina spiega gli avvenimenti economici molto meglio dei testi universitari, del resto è basata sui corsi di quella che Van Gogh chiamava "la grande università della miseria". In questa saggezza "l'asino porta l'acqua dove vuole il padrone".

      Così il New Stastesman, britannico, diceva che l'unità monetaria era impossibile, doveva portare l'acqua al mulino della GB, che infatti è rimasta fuori. Però a me sembra che, contro le teorie, l'unione monetaria sia stata fatta dodici anni fa.

      Forse l'Europa si poteva fare, nonostante le teorie scientifiche che dimostravano il contrario [trumanb.blogspot.it].

      Comunque il problema di oggi non è se conveniva fare l'unità politica prima di quella monetaria, il problema principale è come tirarsi fuori da un disastroso pantano di nome euro. GZ prova a ragionare sul problema di oggi. Come in molti altri casi è discutibile, ma conviene discuterne in modo razionale, cercando noi di trovare una soluzione. Non la riceveremo dagli asini che portano l'acqua per il padrone.

      Nel merito, il discorso di Zibordi credo trascuri un fatto sostanziale: se l'Italia provasse ad uscire dalla gabbia dell'euro, il mostruoso meccanismo probabilmente schiatterebbe. Il che potrebbe essere un piacere, per chi non vuole farne parte. Ma questo potrebbe anche significare che le entità che hanno costruito l'euro potrebbero essere disposte ad uccidere per salvaguardare il loro Golem [trumanb.blogspot.it].

      E allora va bene fare delle ipotesi su cosa succederebbe in Italia, ma è anche importante valutare cosa succederebbe al resto della zona euro.

    1. Georgios 3 novembre 2014

      Lo strozzino del quartiere mi era venuto spontaneo e l'ho scritto.

      Poi però ci ho pensato ancora: Se uno deve dei soldi allo strozzino non può andare da solo a fare il gradasso perché gli sgherri dello strozzino lo ammazzeranno di botte. Se però ci va tutto il quartiere chi sarà ammazzato di botte?

    1. Evitamina 3 novembre 2014


      Mio nonno (condatino) da bambino mi disse il mondo del commercio si basa tra chi dice: avete delle uova? O, volete delle uova? Ebbene si, tra avete e volete hanno messo su una scienza.
    1. GiovanniMayer 3 novembre 2014

      E queste sono ancora più sante
    1. AlbertoConti 3 novembre 2014

      Sulla necessità di una vera moneta funzionale all'economia fisica nazionale
      siamo d'accordo, è ovvio.

      Quando dopo 2-3 anni i CCF saranno utilizzati
      per pagare le tasse, quelle tasse è come se fossero totalmente evase per
      l'erario. E allora come li quadriamo i conti pubblici? (restando nel paradigma
      proposto da GZ)

    1. Georgios 3 novembre 2014

      Parole sante amico mio.

    1. Georgios 3 novembre 2014

      Stavo per commentare ma Simec mi ha tolto le parole di bocca. E credo in un modo che mai sarei riuscito a esprimere.

      Le sue sono parole sante.

      E' da 4 anni che si cerca di passare questo messaggio in Grecia e ci si trova davanti partiti venduti o caga-sotto e di conseguenza gente demoralizzata, ipnotizzata e assuefatta al masochismo. Malgrado la situazione che se non fosse tragica, sarebbe da crepare dalle risate, tanto e' inverosimile. Forse aspettano Gesù Cristo a salvarli, non so che altro dire.

      Svegliatevi perché l'ora del macello si avvicina e' come cadere dentro un buco nero. All'inizio nessuno se ne accorge ma dopo l'uscita e' impossibile.

      Nessun salvatore. Solo il popolo può salvare se stesso e' accaduto innumerevoli volte nella storia. Smettetela di litigare sui modelli economici del cavolo. Il debito e' illegale e' come con lo strozzino del quartiere, NON va pagato.

    1. Franco-Traduttore 3 novembre 2014

      In risposta a Truman: sei sicuro che economisti come quello a seguire (allego un estratto) siano così inaffidabili? O che comunque siano più inaffidabili del noto grande economista GZ di cobraf.com?

      Estratti dal “The Dynamic Effects Of The Common Market” – New Statesman del 12/03/1971 – poi ristampato nel “Further Essays On Applied Economics” (6° volume della serie “Collected Economic Essays”) – Tradotto da Franco



      ... Un giorno i paesi europei potrebbero esser pronti a fondere le loro identità nazionali, e creare una nuova Unione Europea – gli Stati Uniti d'Europa.

      Se e quando dovessero farlo, un Governo Europeo andrà ad assumere tutte le funzioni che un Governo Federale fornisce ora agli Stati Uniti, al Canada, o all’Australia (tutti stati federali, ndt). Ciò comporterebbe la creazione di una "piena unione politica e monetaria”.

      Ma è un errore pericolosissimo voler credere che un’unione monetaria ed economica possa precedere un’unione politica, o che “potrebbe far da lievito – nelle parole del rapporto Werner – alla nascita di un’unione politica la quale, a lungo andare, non potrebbe in ogni caso fare a meno di un’unione monetaria".

      La creazione di un'unione monetaria, e l’introduzione del controllo comunitario sui bilanci nazionali, genera pressioni che non potranno che portare alla rottura dell'intero sistema, impedendo, e non promuovendo, lo sviluppo di un'unione politica.



      Ulteriori estratti dall’articolo:

      Pagina 202 :

      [ … ] Gli eventi degli ultimi anni – che richiederebbero la rivalutazione del Marco tedesco e la svalutazione del Franco francese (l’articolo è del 1971, ndt) – hanno dimostrato che la Comunità Monetaria (l’Eurozona, ndt) non è praticabile, al suo attuale grado d’integrazione economica.

      Il sistema presuppone la piena convertibilità della moneta, e tassi di cambio fissi tra i vari paesi membri, pur lasciando alla discrezione dei singoli stati la politica monetaria e quella fiscale.

      I fatti hanno dimostrato che, con questo sistema, alcuni paesi tendono ad acquisire avanzi commerciali sempre maggiori (nei loro scambi con gli altri membri), mentre gli altri devono affrontare deficits commerciali sempre in crescita.



      Tutto ciò ha due effetti indesiderati. Trasmette le pressioni inflazionistiche provenienti da alcuni dei paesi membri a tutti gli altri, e fa sì che i paesi in surplus debbano fornire finanziamenti automatici, su scala crescente, ai paesi in deficit.

      Pagina 205 :



      ... Questo è un altro modo per dire che l'obiettivo di una piena unione economica e monetaria è irraggiungibile senza un’unione politica, e che quest’ultima presuppone l’integrazione fiscale, e non solo la sua armonizzazione.

      Essa richiede la creazione di un Governo e di un Parlamento comunitari, che si assumano la responsabilità, quanto meno, della maggior parte della spesa pubblica – ora fornita dai singoli governi nazionali – e che la finanziassero con tasse uniformi in tutta la Comunità.

      Con un sistema integrato di questo tipo, le zone prospere sussidierebbero in modo automatico quelle più povere, mentre le aree con le esportazioni in calo potrebbero automaticamente trarre sollievo pagandone di meno, e ricevendo di più da parte dell’Erario centralizzato.



      Le tendenze cumulative del progresso e del declino sarebbero quindi tenute sotto controllo da uno stabilizzatore fiscale incorporato, che renderebbe le aree in "surplus" fornitrici di un aiuto fiscale automatico alle aree in "deficit".

      Pagina 206 :

      ... Quello che il “rapporto Werner” (1) manca di riconoscere, è di come l'esistenza stessa di un sistema centrale di tassazione e di spesa sia di gran lunga il più potente strumento per l'erogazione di "aiuti regionali", rispetto a quello che è in grado di fornire qualsiasi speciale "intervento finanziario" per lo sviluppo delle aree arretrate.

      Il presente piano comunitario, inoltre, è come quella casa (nel senso di famiglia, ndt) che "non può essere stabile quando è divisa" [citazione biblica, usata anche da Lincoln, “a house (a family) divided against itself cannot stand”, ndt].

      L'unione monetaria ed il controllo comunitario sui bilanci impediranno ad un paese membro sia di perseguire autonome politiche di piena occupazione, che di prendere misure per compensare l'eventuale calo della produzione e dell’occupazione … ma senza il beneficio di un forte governo comunitario, che ripari i suoi abitanti dalle peggiori conseguenze di questi impedimenti.

      Pagina 192 :

      Myrdal ha coniato la frase "nesso di causalità circolare e cumulativa" per spiegare la ragione per cui il ritmo di sviluppo economico delle varie aree del mondo non tende ad uno stato di equilibrio costante ma, al contrario, tende a cristallizzarsi in un numero limitato di aree in rapida crescita, il cui successo ha un effetto inibitorio sullo sviluppo di altri.

      Questa tendenza non potrebbe verificarsi se i cambiamenti nei salari monetari fossero sempre tali da compensare la differenza nei tassi di crescita della produttività. Tuttavia ciò non si verifica.

      Per ragioni che non sono forse pienamente comprese, la dispersione nella crescita dei salari monetari, tra le diverse aree industriali, tende ad essere – sempre – notevolmente inferiore alla dispersione nei movimenti della produttività.

      E' questa la ragione per cui, all'interno di un'area monetaria comune – o nell'ambito di un sistema di valute convertibili a tassi di cambio fissi – zone in relativa rapida crescita tendono ad acquisire un vantaggio competitivo cumulativo rispetto ad aree in crescita relativamente lenta.

      Livelli di salario “efficienti" (ovvero salari monetari divisi per la produttività) sarebbero quelli che, nel corso naturale degli eventi, tendono a diminuire nel primo caso (aree in crisi, ndt), rispetto al secondo (aree in crescita, ndt) – anche quando i salari tendono ad aumentare, in termini assoluti, in entrambi i casi.

      In ragione dell’aumento delle differenze di produttività (perché non siamo in presenza di salari “efficienti”, ndt), i costi comparati di produzione, nelle aree in rapida crescita, tendono a cadere – nel corso del tempo – relativamente a quelli delle aree a crescita lenta, e migliorano, di conseguenza, il proprio vantaggio competitivo sulle seconde.

      ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

      Link Originale: http://www.concertedaction.com/2012/08/16/nicholas-kaldor-on-the-common-market/ [www.concertedaction.com]

    1. warewar 3 novembre 2014

      Gli unici che capiscono di economia sono simec e albisorio.
      In un'economia dove il 95% della "moneta" è debito abbiamo bisogno di una vera moneta non di credito connesso al debito!!
    1. warewar 3 novembre 2014

      I CCF sono nuovo credito che entra in circolazione che dopo 2-3 anni saranno usati per pagare le tasse , quindi sono una detassazione di 100-200 mld e basta (non c'è niente di differito)


      p.s. gli unici che capiscono di economia sono simec e albisorio. In un'economia dove il 95% della "moneta" è debito abbiamo bisogno di una vera moneta non di credito connesso al debito!!
    1. Tetris1917 3 novembre 2014

      Ottimo articolo. FInalmente qualcuno che mette in evidenza le falle di tanti fan della liretta.

    1. albsorio 3 novembre 2014

      Serve una moneta nuova alla'Italia, che non sia privata ma del popolo ed emessa senza debito.


      Per il debito pubblico pregresso va ripagato con gli euro italiani, si perche se per avere euro lo Stato italiano da debito pubblico in contropartita ne consegue che gli euro italiani dopo il versamento di debito pubblico siano nostri, quindi il debito si azzera subito, facilmente avanzeranno euro italiani che verranno usati dalla NUOV banca del popolo italiano, come garanzia direi di usare il nostro oro.

      La riserva frazionaria come hft andranno vietati.
    1. Truman 3 novembre 2014

      Mi sembra opportuno far notare che:

      - articoli di prestigiosi economisti

      - libri di testo (sempre di prestigiosi economisti)

      - premi Nobel

      per me sono tutti riferimenti a fonti che hanno dimostrato la loro inaffidabilità. Nel merito il premio Nobel per l'economia è una finzione con cui i banchieri assegnano un premio in denaro ai loro migliori servitori, non fa parte dei premi istituiti da Alfred Nobel (comunque abbondantemente mortificati da Kissinger e Obama).

      I libri di testo solitamente li scrivono i professori ordinari, che sono quelli più fedeli ai poteri consolidati. Non farebbero mai carriera se andassero contro il sistema.

      Sugli articoli dei giornali preferisco non commentare.

    1. GioCo 3 novembre 2014

      Nel gergo dello scritto, scrivere MAIUSCOLO e come mettersi a urlare più forte per farsi ascoltare, di per se denuncia un fallimento a prescindere dalla bontà del detto-scritto.
      Se poi uno sente pure il bisogno di aumentare la dimensione del carattere e usare il colore al neon, tipo blu acceso, beh, forse ci troviamo davanti a un disperato che non ha residua ragione da dedicare ad altri, ne a se stesso.

      Intendiamoci, siamo tra disperati perché (in media) non facciamo parte nemmeno della sotto-sotto-elité di ultimo ordine (tipo sindaco e ufficio tecnico del comune) e a parte la miseria e la sensazione di impotenza, non c'è molto altro oltre "farsi sentire", oppure "urlare la propria ragione". Da qui però a dire che vi sia anche solo ragionevolezza nel nostro ragionare ne corre ed è poi proprio in questi momenti che la massa può apprezzare più la capacità di auto-controllo che le ragioni (anche le migliori del mondo) gridate dal profondo del "pozzo dei dannati".
      In effetti, se mi metto nei panni di uno qualunque dei disperati, senza poi molto sforzo, mi viene automatico capire che uno che urla, non mi invita a pensare e non mi aiuta a comprendere, due pilastri irrinunciabili dalla prospettiva in cui siamo per anche solo immaginare una soluzione e orientare un azione di qualsivoglia tipo (anche banalmente egoista).

      Personalmente credo che gli allarmismi (tipo il lupo è dietro la porta e l'uomo nero sotto il letto) da economisti dell'ultima ora, siano l'equivalente del babau o della strega cattiva che si raccontano ai bimbini piccoli per evitare che facciano cose sgradevoli per i genitori. Che siano poi cose anche pericolose (per dei bambini) è tutto da dimostrare, soprattutto in ambito economico. Non ci si può basare su cose inventate di sana pianta (e propinate come allucinogeni dell'ultima ora) come lo spread per orientare una decisione di economia spiccia e della proprie realtà vicine, tipo come sopravvivere questo mese o quest'anno. Ma è su questi argomenti spicci e pratici che si può basare una azione, il resto sono gare di rutti buoni per la birreria, cioè per dire qualcosa e stare in compagnia (e adatti in altri contesti). In economia non si decide in base a indici (che sono solo indicatori vaghi per tecnici esperti giocatori d'azzardo del mercato) tanto meno se fai l'operatore di borsa, ma su cose concrete come disastri ambientali, risorse del territorio, stato sociale o politiche aziendali.

    1. Franco-Traduttore 3 novembre 2014

      Articolo che generosamente, ma molto generosamente, può essere definito vomitevole. Tesi contrarie a quelle che vi sono espresse sono supportate da analisi teoriche ed empiriche di primissimo livello, da articoli e libri di testo dei più prestigiosi economisti, da vincitori di premio Nobel e via dicendo.

      Le affermazioni di questo articolo, invece, si basano sul vuoto assoluto. Sono difficili finanche da commentare nella loro incredibile inconsistenza. Sfido allora il suo redattore, tale GZ dal curriculum sconosciuto, a fornire delle prove a supporto delle sue tesi. Altrimenti chiunque può sostenere quello che vuole. Scommettiamo che non lo farà?

      Che pena!

Visualizzati 20 di 45 commenti approvati.