Chi comanda il mondo? (Seconda Parte)

Chi comanda il mondo? (prima parte)

Di Roberto Pecchioli, ideeazione.com

Nella prima parte di questo elaborato abbiamo cercato di fornire una risposta al quesito su chi esercita davvero il potere nel mondo, attraverso due livelli di indagine: comandano coloro di cui non si può “dir male” e, concretamente, i signori del denaro, in particolare la cupola finanziaria che si è impadronita dell’emissione monetaria. Abbiamo riconosciuto tristemente il ruolo secondario, se non servile, della dimensione pubblica – Stato e politica- ma la domanda restava in parte inevasa. Occorreva una serie di approfondimenti.

La globalizzazione – economica, culturale, politica, produttiva, finanziaria- perseguita da molto tempo, vincitrice unica dopo il crollo del comunismo reale, ha portato alla crescita di un nuovo attore planetario dotato di un immenso potere. Si tratta del grumo di persone, imprese, visioni dell’economia e del mondo che detengono e possiedono la tecnologia informatica e digitale, motore e carburante della quarta rivoluzione industriale.

Sono i giganti di Silicon Valley (e non solo), riuniti nell’acronimo GAFAM (Google, Amazon, Facebook/Meta- Apple, Microsoft), insieme con il conglomerato di aziende, conoscenze e tecnologie che hanno rivoluzionato il mondo attraverso la scoperta delle applicazioni tecnologiche legate all’informatica, all’automazione e in generale al mondo di Internet, una rivoluzione paragonabile alla scoperta delle tecnologie del ferro e alla macchina a vapore.

All’universo GAFAM molti aggiungono i NATU, l’acronimo che riunisce Netflix (intrattenimento e spettacolo), Tesla (capofila della robotica e della cibernetica, la creazione di Elon Musk) e due piattaforme online – Airbnb e Uber, che hanno rivoluzionato l’una il mondo immobiliare, l’altra i trasporti e la mobilità. Questo gruppo di colossi- ampiamente integrato e con sede negli Usa, benché orientato alla deterritorializzazione – ha reso possibile il Nuovo Ordine Mondiale basato sul “capitalismo della sorveglianza”, la felice espressione coniata da Shoshana Zuboff. Ovvero, ha costituito una forma nuova di potere: la raccolta, accumulo, incrocio, uso, compravendita di dati e metadati, ossia informazioni su tutto e tutti. In parole chiare: lo spionaggio universale mascherato da “trasparenza”.

Un altro nome collettivo di tale sistema è Big Data. Il potere si è fatto biopotere – ossia comando, controllo e sorveglianza sull’esistenza quotidiana di persone e istituzioni- e addirittura biocrazia, dispositivo organizzato di controllo sulla vita, a partire dal corpo fisico degli individui. Il programma del biopotere prevede il superamento della creatura umana attraverso l’ibridazione con la macchina – impianto di microchip, intelligenza artificiale, robotica, cibernetica- facilitato dalle straordinarie possibilità di alcune nuove conoscenze, riunite nell’acronimo NBIC, nanotecnologia, biotecnologia, tecnologia informatica e scienze cognitive o neuroscienze.

Dall’interazione di questi strumenti tecnologici, posseduti in regime di oligopolio, protetti dall’intangibilità della (grande) proprietà privata con il sistema dei brevetti e delle privative industriali, discende la nuova, insidiosissima ideologia delle élite, il transumanesimo. La punta di lancia di questo progetto è il Forum Economico Mondiale diretto da Klaus Schwab, il cui teorico di riferimento è Yuval Harari, scrittore futurologo, strumento privilegiato dell’agenda dei vertici tecnologici e dei signori del denaro.

Comanda un singolare ircocervo, la Mammona postmoderna: l’alleanza tra le grandi imprese tecnologiche post-industriali- che hanno rivoluzionato il commercio (Amazon), la comunicazione (Facebook, Twitter), dominano Internet (Google) e possiedono le competenze, le strutture di ricerca e i presidi industriali che hanno cambiato la mappa non solo economica del mondo (Apple, Microsoft, IBM).

In pochi anni l’oligopolio tecnoscientifico è diventato il centro nevralgico della globalizzazione, dotato di una ideologia e di una governance globale ed è entrato a vele spiegate nel salotto buono dell’alta finanza. Quel mondo assolutamente nuovo non avrebbe potuto assurgere a braccio secolare e avanguardia del Dominio se non in sinergia ed alleanza con i signori del denaro, primi mentori e generosi finanziatori. Se oggi uomini come Bill Gates, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Elon Musk, Ray Kurzweil – guru di Google e transumanista convinto- Ray Dalio, Vinton Cerf e pochi altri sono ai vertici della ricchezza e del potere è perché il loro indiscutibile genio è stato utilizzato dalle cupole del denaro, dapprima al loro servizio, poi cooptato in un’alleanza strategica.

E’ la tenaglia che stringe gli Stati, l’economia, i popoli e i singoli individui in un progetto totalitario fintamente morbido, il soft power che non usa la forza bruta ma l’immensa superiorità di risorse finanziare, moltiplicate dal controllo delle tecnologie di uso quotidiano e dal sapiente utilizzo delle neuroscienze. Mezzi che diventano fini; di qui una delle convinzioni popolari più difficili da smontare: l’obiettivo di costoro non è (più) il denaro, ma il dominio sull’umanità, sino alla modifica della condizione umana nel transumanesimo. Il denaro è uno strumento, non l’obiettivo: sarebbe riduttivo per chi si è appropriato dell’emissione monetaria e crea il denaro dal nulla, prestandolo agli Stati.

Siamo al nocciolo: il mondo – o almeno l’Occidente collettivo di cui siamo una propaggine- è in mano ad un’alleanza strategica tra il Denaro- rappresentato dal sistema finanziario (banche centrali, fondi di investimento, corporazioni multi e transnazionali- TNC, un altro maledetto acronimo che non fa capire come stanno le cose) e le imprese di tecnologia avanzata.

Poiché è l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende, la Mammona postmoderna ha una serie di strumenti operativi: gli eserciti occidentali, soprattutto quello americano, con le numerose agenzie riservate e organizzazioni di copertura (molte ONG lo sono) che integrano e rendono planetario il suo potere. Nel passato, misero in guardia da tale grumo onnipotente non paranoici complottisti ma almeno tre presidenti americani, Woodrow Wilson (che pure ne favorì l’ascesa e fu protagonista della nascita della banca centrale, la Federal Reserve), F.D. Roosevelt e Dwight Eisenhower, che nel 1961, nel discorso di congedo dalla Casa Bianca, così disse: “L’America deve vigilare contro l’acquisto di un’ingiustificata influenza da parte del complesso militare-industriale e il pericolo di diventare prigioniera di un’ élite scientifico-tecnologica.” Parole al vento, purtroppo.

Ma se siamo in grado di individuare nomi e volti del biopotere tecnologico, ci è più difficile identificare i signori del denaro. Innanzitutto perché hanno a lungo coperto se stessi, evitando di apparire e comparire, burattinai dietro le quinte, come rilevò Benjamin Disraeli, primo ministro dell’Inghilterra imperiale, già nel secolo XIX. Si tratta prevalentemente di dinastie senza corona che si passano il testimone da generazioni; se ne fa parte per diritto di sangue e attraverso matrimoni tra rampolli delle grandi famiglie, come nelle casate nobiliari del passato. Il nome più conosciuto è quello dei Rothschild, israeliti di origine tedesca stanziati strategicamente da secoli nelle capitali politiche e finanziarie del mondo. La loro potenza e ricchezza non è calcolabile; hanno attraversato guerre e rivoluzioni finanziando spesso entrambe le parti in lotta; installato e rovesciato governi e regimi con l’arma del denaro e del debito, foraggiando fazioni o capi politici; dominano il mercato dell’oro, il cui prezzo è fissato presso di loro a Londra.

Mesi fa, un Rothschild ha infranto il tradizionale riserbo della dinastia schierandosi in termini violenti a favore della guerra contro la Russia. Quelli dello Scudo Rosso (rot schild) non sono gli unici e con le altre dinastie e famiglie, Morgan, Sachs, Rockefeller, Warburg e poche altre costituiscono un formidabile cartello che ha in mano il mondo finanziario ma anche la filiera dei traffici industriali, energetici e alimentari del pianeta. Un esempio di riservatezza sono i Mc Kinley, proprietari della Cargill, gigante del grano: non figurano in Borsa, possiedono immensi territori coltivati nel mondo, navi, silos e porti. Da loro dipende se popoli interi possono sfamarsi e a quale prezzo. In molti gangli del sistema è rilevante la componente di ascendenza ebraica.

Enorme è il potere dei fondi di investimento, conglomerati finanziari più potenti di gran parte degli Stati nazionali, che dominano e indirizzano i mercati; in larga misura essi “sono” il mercato. Il più grande, Black Rock, amministra attivi per diecimila miliardi di dollari (due volte e mezzo il Prodotto Interno Lordo della Germania, cinque volte quello dell’Italia). Il suo massimo dirigente – Larry Fink- è uno degli uomini più potenti del mondo e Black Rock si è ora impossessata di fatto dell’economia e delle risorse della sfortunata Ucraina.

Nondimeno, i grandi fondi, di cui solo Allianz Group – galassia Rothschild- ha sede in Europa- Vanguard Group, Fidelity Investments, State Street Global, Capital Group, Goldman Sachs Group, restano strumenti, sia pure di primaria importanza. Il potere è nelle mani della cupola delle grandi famiglie del denaro e dei giganti tecnologici, all’ombra del Deep State, l’apparato militare e riservato dell’anglosfera. Un complicato, fittissimo intreccio di partecipazioni azionarie incrociate fa sì che Mammona – il nucleo dominante di finanza, imprese tecnologiche e corporazioni multinazionali (TNC)- sia costituita da un numero di soggetti incredibilmente basso. L’oligarchia è reticolare, assai ben strutturata, ma il livello apicale è formato da pochissime persone fisiche dal potere pressoché illimitato.

Un capitolo essenziale riguarda, nel mondo contemporaneo, il potere di chi gestisce e controlla le reti di comunicazione e la struttura Internet, l’autostrada digitale su cui viaggiano tutti i dati, le transazioni, le idee, gli atti, le decisioni: il sistema nervoso centrale di un mondo dominato dalle informazioni e dalla velocità, il tempo reale. In quest’ambito, la cupola occidentale- nella solita sinergia tra grandi soggetti privati e strutture degli Stati guida, Usa, Israele, Gran Bretagna, mantiene un primato rilevante, insidiata dal più grande Stato nazionale, la Cina, all’avanguardia nella tecnologia delle comunicazioni su fibra 5G, semi monopolista nel possesso e nella lavorazione delle Terre Rare, i diciassette elementi della tavola periodica di Mendeleev da cui dipende lo sviluppo e la funzionalità del Moloch tecnologico, scientifico, elettronico e informatico.

Chi controlla tutto ciò e le fonti energetiche che sostengono i modelli di sviluppo, di produzione e di riproduzione del dominio, comanda il mondo ed è destinato a improntarlo nelle idee, nei modi di vita, nella scelta di gusti, valori e principi. Le dinastie del denaro fanno la parte del leone, ma l’egemonia è oggi in discussione per l’emergere di nuovi soggetti radicati nell’est del mondo. L’osservazione empirica, prima ancora della ferrea logica geopolitica, mostra che le crisi odierne – anche il conflitto tra la Russia e la Nato per interposta Ucraina- sono mosse di scacchi nel “grande gioco” per il controllo delle risorse del mondo, dei flussi finanziari che le movimentano, delle rotte chiave del commercio.

La nostra cartografia non può dimenticare che il potere del denaro è in sé inerte e deve essere alimentato costantemente da un sistema di relazioni, credenze e valori capace di mantenere e estendere, con la collaborazione di settori specializzati della popolazione –scienziati, economisti, intellettuali, militari, operatori della comunicazione- un consenso che permetta la perpetuazione delle scelte, l’obbedienza delle masse, l’influenza sui governi, l’orientamento, il controllo. A tale fine agisce una serie complessa di strumenti operativi, organizzazioni, associazioni, gruppi d’ influenza e poteri derivati che rispondono alla cupola, una sorta di pool di ministeri e assessorati di servizio divisi per settori e territori.

Il sistema opera da alcuni secoli, si è rafforzato dopo le due guerre mondiale e con moto accelerato dopo la sconfitta del modello comunista sovietico. Il Dominio ha progressivamente raffinato e diversificato i suoi bracci operativi in tutti gli ambiti, sino a costruire una salda rete globale in cui pubblico e privato si confondono ed intersecano sotto la direzione dei “padroni universali”. Ne parleremo nell’ultima parte della nostra ricognizione.

[CONTINUA]

Di Roberto Pecchioli, ideeazione.com

CHI COMANDA IL MONDO? (PRIMA PARTE)

Roberto Pecchioli, studioso di geopolitica, economia e storia, svolge un’intensa attività pubblicistica in ambito saggistico. Collabora con riviste e siti web di cultura e informazione indipendente.

19.01.2023

Fonte: https://www.ideeazione.com/chi-comanda-il-mondo-parte-seconda/

Commenti (5)

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    1. gix 27 gennaio 2023

      Ciò che condiziona la nostra capacità di provare a comprendere il gioco del potere a livello globale, sta nel fatto che noi abbiamo una concezione del potere stesso basata su elementi che possiamo materialmente osservare, tendiamo a valutare il comportamento e le azioni degli esecutori del potere che sono alla nostra portata, possiamo interagire in qualche modo, con loro, assecondarli o persino protestare, qualora ci venga concesso. Inoltre siamo convinti che l'omogeneicità del potere derivi anche da fattori come la lingua e la cultura comune, o, ancora più semplicemente, da tratti somatici e identitari, tipici della comunità in cui viviamo, che si concretizza, nella maggior parte dei casi nell'ambito dei confini nazionali entro i quali viviamo. Difficile quindi uscire da tali schemi, qualunque analisi si provi ad elaborare, dal nostro punto di vista. Ma, almeno a me personalmente, come già detto, ormai interessa sempre di più il perchè, e sempre di meno il chi e il come.

    1. danone 26 gennaio 2023

      Sono abbastanza d'accordo con Pecchioli, ma non completamente.
      Scrive..

      L’osservazione empirica, prima ancora della ferrea logica geopolitica, mostra che le crisi odierne – anche il conflitto tra la Russia e la Nato per interposta Ucraina- sono mosse di scacchi nel “grande gioco” per il controllo delle risorse del mondo, dei flussi finanziari che le movimentano, delle rotte chiave del commercio.

      Bell'esempio quello degli scacchi perchè fa capire bene, secondo me, quali sono i diversi livelli di potere che ci controllano.
      Per noi plebi, aduse a credere alle narrazioni ufficiali intrise di propaganda, i leaders del nostro mondo, quelli che noi possiamo percepire, sono i re e le regine degli scacchi neri e bianchi, e poi scendendo giù per la piramide di potere abbiamo i vari vassalli e maggiordomi dei re, i signorotti locali, cavalli, alfieri e torri, e poi in fondo alla gerarchia vengono i semplici pedoni, noialtri carne da macello o braccia da lavoro.
      I veri giocatori che muovono gli scacchi, i veri artefici delle strategie di gioco, quelli che muovono perfino i re e le regine del nostro mondo, noi non li scorgiamo nemmeno, scorgiamo solo la scacchiera del divide et impera e le schermaglie fra i neri e i bianchi, fra i guelfi e i ghibellini. Coloro che muovono dal piano della regia reale, i veri giocatori, per noialtri non esistono neppure.
      Ecco come per me è organizzata la baracca del potere.
      E se è organizzata così, tenendo conto che il divide et impera è fittizio, è sempre strumentale per il vero potere, giocoforza alla regia occulta colui che gioca è solo uno.
      Non esistono differenti centri di potere che si giocano la partita del potere, questa è la realtà divisiva che deve risultare a noi popoli, una questione sempre in ballo quella del potere, che più soggetti di volta in volta si contendono.
      Niente di più falso.
      In realtà per la logica del divide et impera come operazione psicologica di manipolazione di massa, ci deve essere solo un'unica regia, a manovrare entrambe le fazioni.
      Aggiunge Pecchioli..

      Il sistema opera da alcuni secoli, si è rafforzato dopo le due guerre mondiale e con moto accelerato dopo la sconfitta del modello comunista sovietico. Il Dominio ha progressivamente raffinato e diversificato i suoi bracci operativi in tutti gli ambiti, sino a costruire una salda rete globale in cui pubblico e privato si confondono ed intersecano sotto la direzione dei “padroni universali”.

      Il sistema opera da alcuni secoli certamente.
      E allora possiamo immaginarci che la globalizzazione che noi abbiamo conosciuto, sia stata solamente la seconda di due globalizzazione.
      La prima globalizzazione è stata quella del vero potere, che probabilmente si è svolta a cavallo del '600-'800, quando certi ambienti sono divenuti padroni del mondo.
      Successivamente hanno iniziato a plasmare le nazioni ed i popoli per assoggettarli tutti sotto un unico ordine mondiale, che è ancora in via di costruzione.
      Questo ordine mondiale sta arrivando al suo completamento, e personalmente ritengo che esso sia proprio il modello multi-polare, che sta venendo costruito proprio ora, sotto i nostri occhi.
      Ovviamente è da decenni che lo stanno predisponendo sotto traccia, ma noi ce ne accorgiamo solo oggi, perchè è oggi che deve funzionare il divide et impera fra i due modelli antagonisti che si contendono la globalizzazione dei popoli.
      Il neo-liberismo egemonico anglo-sassone è servito ad accelerare la globalizzazione finanziaria, economica e commerciale, nel secondo dopo guerra, ma non è mai stato l'ordine scelto dalla regia per governare il mondo, è troppo energivoro con tutta quella forza militare manifesta, da mantenere operativa costantemente.
      In più il modello unipolare impedisce di raggiungere le piene potenzialità del mondo, essendo tutti compressi e vassalli sotto il tallone di uno stronzo solo, non è così che si possono sviluppare le piene potenzialità di ogni territorio.
      I popoli del mondo possono essere governati da un unico potere invisibile, solo con il loro consenso, non certo con la forza militare dislocata per tutto il globo, ne con una schiavitù economica permanente.

    2. Arian Van Heisen 26 gennaio 2023

      Non esistono differenti centri di potere che si giocano la partita del potere, questa è la realtà divisiva che deve risultare a noi popoli, una questione sempre in ballo quella del potere, che più soggetti di volta in volta si contendono.
      Niente di più falso.......

      Tu confondi il Potere con le Regole che i centri di potere si danno..!
      aspetto l' ultima parte di Pecchioli per ungiudizio definitivo cge per ora mi pare abbia centrato pienamente.

    3. Primadellesabbie 27 gennaio 2023

      Alla base di ogni potere c'è lo sfruttamento del lavoro, in origine presumibilmente imposto e subíto, ma trasformatosi prepotentemente, in parte e progressivamente, in laboriosità, fino a divenire rivelazione e evidente strumento della creatività umana.

      I più antichi manufatti, giuntici da una notte dei tempi che è arduo cercare di determinare, svelano una multiforme vocazione artistica insita nell'azione trasformatrice o creativa compiuta da quei lontanissimi progenitori.

      Dovremmo concentrarci sulla comprensione e lo studio di questo processo che svela la qualità e la natura del 'sorprendente' rapporto con il divino, forse imprevisto dal potere immediato.

      Presumibilmente è su questo terreno che si vorrebbe perpetuare la sottomissione dell'umanità, perpetrata con ogni mezzo, spirituale e materiale, da un potere che si vede scavalcato dallo sviluppo di irreprimibili qualità umane capaci di collegarsi a realtà superiori.

      Un uso perverso dello sviluppo tecnologico è il cavallo di Troia con cui siamo chiamati a misurarci ai nostri giorni.

    1. Arthur 26 gennaio 2023

      Complimenti all'autore per aver fatto i nomi.
      Ci sono più o meno tutti.

      Il mio sesto senso mi ispira a proclamare solennemente che siffatti soggetti finiranno tutti con il deretano per terra.
      E sapete perché ne sono arcisicuro?
      Perché, come dice il buon Pecchioli, non hanno sete di denaro, ma di potere.
      E, aggiungo io, questo li ha indotti a fare il passo più lungo della gamba.
      La storia dell'umanità è piena di psicopatici esaltati con manie di grandezza che si sono schiantati disintegrandosi contro il modus operandi della Provvidenza.
      Gli adepti del bafonetto credono di essere dei padreterni, invece sono pula che il vento disperderà, a tempo debito.

      Exurge Domine et judica causam tuam.
      🌿✞🗡️

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