CERONETTI E LA LINGUA INGLESE: UN PROMEMORIA

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DI ALDO BRACCIO

cpeurasia.org

La funzione geopolitica della lingua ed il dominio culturale anglofono.


In un paio almeno di articoli apparsi sulla grande stampa ( “Resistenza all’inglese” sul Sole 24 Ore del 9 settembre 2007 e “Alzate senza paura le barriere linguistiche” sul Corriere della Sera del 14 gennaio 2010) lo scrittore Guido Ceronetti ha richiamato giustamente l’attenzione sullo stato di inferiorità linguistica riconosciuto dagli italiani nei confronti dell’inglese. Riportiamo alcuni brani degli interventi in questione perché li sottoscriviamo – senza commenti superflui – trovandoli alquanto veritieri :

“Bandiera bianca al vento, nessuna traccia di Termopili ! La grande lingua definita da Leopardi ‘onnipotente’ (esagerava un po’, ma era amore) eccola presa a botte e pesci in faccia da franchising, joint venture, business, leasing, tour operator, jogging, privacy, marketing, full immersion, low cost, deregulation, talk show, reality show, imprinting, screening, scannering, star system, rockstar e poi metà delle cose sono hard e soft l’altra metà (…) L’Unione europea spiana ogni ostacolo all’occupazione dell’inglese e abbandona le lingue patrie”.



Nella foto: Guido Ceronetti“Se i vostri figli si mostrano svogliati o poco svegli nell’apprendere l’inglese dei Tutti, favorite questa loro simpatica inclinazione. Incoraggiateli col mio esempio di antianglofono refrattario !”.



“La guerra all’inglese, all’anglofonia d’occupazione, all’americanofobia tecnologica, all’angloegemonia che implacabilmente va stritolando le lingue dell’Europa continentale e seppellendo in sabbie mobili senza ritorno la meno reattiva di tutte : questo italiano nostro di penuria, analfabetizzato, stupidamente arreso all’angloamericano, sparlacchiato male da giovani linguisticamente rammolliti, obbligato al servilismo bilinguistico da governi, come l’attuale, che deliberatamente lo vogliono subordinato (…) La diseducazione linguistica conduce dritto all’indifferenza a tutto : valori etici, culturali, religiosi del luogo dove ‘la casa dell’essere’, il linguaggio in cui lo spirito della lingua si incarna, patisce scala Richter al settimo, tanto che varrà meglio, per vivere in Italia, imparare inglese basico, pessimo ma apriporta dovunque”.



“Una lingua materna non è surrogabile da una sussidiaria, imposta con prepotenza. E’ in vista una diffusa confusione mentale. Alzate senza paura barriere linguistiche”.

Vale la pena ricordare che, rafforzato dal dissesto scolastico ed educativo nell’epoca delle “tre i” (le altre due sono impresa e internet), l’inglese domina sul piano culturale, commerciale e formativo; esso ha anche una funzione geopolitica e strategica importantissima, perché presenta come apparentemente irreversibile l’esistenza di un “mondo occidentale” unito da una parte e dall’altra dell’Atlantico dalla condivisione del basic english.

E la situazione non è molto differente sul piano giuridico internazionale, ove la contaminazione del linguaggio anglosassone è massiccia e dominante, soltanto con alcune resistenze del tedesco (negli ambienti internazionali sussistono concetti quali Tatbestand = tipicità, Schuld = colpa e Objektive Zurechnung = imputazione oggettiva) e del latino.



I contratti internazionali sono redatti quasi sempre in inglese, e gli istituti giuridici di matrice anglosassone ne sono ovviamente favoriti : termini e nozioni globalizzate come authority, class action, deregulation, computer crimes, mobbing e privacy – ma si potrebbe proseguire nell’elenco – hanno d’altra parte finito per affermarsi pienamente anche sul piano nazionale.



Aldo Braccio

Fonte: http://cpeurasia.org

Link: http://cpeurasia.org/?read=45012

26.01.2010

Commenti (50)

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    1. Tetris1917 26 gennaio 2010

      che articolo insulso. Ritorniamo al carrettino e al pennacchio. Secondo me se la scuola funzionasse seriamente, farei studiare dalle materne:inglese arabo cinese. Dico seriamente

    1. maristaurru 26 gennaio 2010

      mi sono spiegata male, intendo dire che certe forze hanno compreso bene l'importanza delle parole e come sapendo usare bene di queste, si possono anche tralasciare i fatti

    1. maristaurru 26 gennaio 2010

      c'entra qualcosa l'uso invalso ad un certo momento nell'italia sindacale, per cui ad un netturbino piuttosto che riconoscere determinati diritti, gli si appioppava un nome altisonante, tipo "operatore di non so che ", ( queste sinistre perifrasi non mi sono mai entrate in testa) spacciando la "operazione" di "make up", per restare in tema, come una conquista sociale ottenuta grazie a fatiche erculee del sindacato al quale valeva quindi la pena di lasciare obolo e potere?

    1. giorgiolx 26 gennaio 2010

      però quando viaggio nel nord europa mi vergogno come un cane; li tutti parlano perfettamente 2,3 lingue; la lingua madre, inglese, tedesco....

      Il mio inglese imparato a scuola è un inglese da battaglia, da sopravvivenza.

      Al nord anche i vecchi parlano un inglese fluente e articolato.

      Il problema non è l'inglese, il problema è che ai giovani non si insegna più l'italiano o forse (più semplicemente) noi italiani (tutti) siamo troppo pigri e ci accontentiamo di usare quel linguaggio che sentiamo e assimiliamo da TV e giornali :D.

    1. Nellibus1985 26 gennaio 2010

      Sposi pienamente le tesi esposte da Guido Ceronetti e Aldo Braccio. Saluti.

    1. snypex 26 gennaio 2010

      Io ho sempre pensato che l'inglese sia una lingua imperialistica in ogni senso, in famiglia ho sempre spinto per l'uso delle espressioni dialettali e il loro recupero culturale (perche' ci identificano, chi le rifiuta, rifiuta la propria identita'),
      ma ho anche spinto per l'uso della lingua italiana e per l'uso della lingua inglese, perche' per poter vivere in un mondo caotico come il nostro, per potersi districare devi poter comunicare.


      Senza i mezzi per comunicare non puoi esistere.


      Senza le lingue che ci obbligano astudiare, non possiamo capire cosa ci nascondono.


      Senza l'inglese, a chi parla solo l'italiano viene precluso un universo di informazioni che non verra' mai tradotto, perche' costa fatica.


      All'eta' che ho, e non sono piu' giovane da un pezzo, mi sono messo a studiare l'inglese che odio e disprezzo per capire di cose che ci sono precluse perche' non usiamo la lingua imperialista per definizione.

    1. brunotto588 26 gennaio 2010

      Noi, ( e parlo di chi giustamente ha sempre privilegiato il culto della fesse a quello del business ), lo sappiamo da sempre: l' unico vero modo di "conquistare" l' altro/a è che si senta naturalmente "attratto" e non "invaso" dalla nostra orbita. ( Tra parentesi, è lo stesso "sottilissimo" motivo per cui la globalizzazione è una teoria sballata che non può stare in piedi ). L' Impero Romano ( molto, molto più civile dell' attuale ), per esempio, non imponeva nè lingua nè credo nemmeno ai più diretti sottoposti, lasciando discrezione agli interessati di perseguire nel proprio od abbracciare il credo dei conquistatori. Questa fu la principale ragione dell' espansione e della durata del medesimo. L' inglese è al tempo stesso la più musicale e più "antipatica" delle lingue ( e non me ne voglia Shakespeare: non mi rivolgo a Lui, ma ai suoi indegni discendenti ... ) Ciao, vive la fesse !

    1. stefanodandrea 26 gennaio 2010

      Plaudo a Ceronetti, tra i grandi dell'Italia attuale.

      Nel mio piccolo ho sempre rifiutato di imparare l'inglese e fino a qualche anno fa, già superati i trenta anni, avevo talvota dubbi sui significati di on e off.

      Prendiamo il contratto di Franchising, citato da Ceronetti: che cosa è?
      Il termine è sovente tradotto dai giuristi come "affiliazione", che già dice qualche cosa, mentre ai più, franchising non dice nulla. Ma affiliazione è metafora antropomorfica, che nasconde asservimento o sottomissione.

      Nei casi più terribili il contratto di francising prevede questo: 1) tu affiliato ti obblighi a prendere in locazione un immobile nella zona da me indicata o sulla quale consento; i metri quadri che deve avere te li indico io 2) lo arredi come dico io; 3) fai vestire il personale come ti dico io; 4) acquisti da me la merce, e ti dico quanta almeno ne devi acquistare (per esempio 200.000 euro di merce); 5) ti è vietato acquistare merce da altre imprese; 6) devi pagare una somma (per esempio 150.000 euro) per entrare nella mia rete commerciale. "In cambio",io affiliante, a) ti faccio vendere (in esclusiva, ma non sempre) nella zona prodotti con il mio marchio; e b) ti insegno a vendere, ossia ti do il cosiddetto know How (altro termine ipocrita come sto per spiegare.

      Si deve tuttavia osservare: i) che se l'affiliato ha l'obbligo di acquistare merci dall'affiliante, il diritto sub a) non è tale: un comportamento dovuto non può essere contemporaneamente oggetto di un diritto; ii) che il saper vendere (il know how), a parte costosi "corsi" che insegnano la gentilezza commerciale, si risolve nella imposizione degli obblighi relativi all'ampiezza, ubicazione e arredamento dei locali e al vestiario delle commesse.

      Che scambio si realizza con il franchising? Nessuno: io mi asservo e in cambio tu mi asservi. Perciò, a mio avviso, il contratto, la cui diffusione ha fatto uscire dal mercato tanti bravi commercianti, va reputato invalido.

      Le parole sono pietre. Ad esse seguono fatti e azioni. Se vogliamo rifiutare quei fatti e quelle azioni, è necessario, in primo luogo, rifiutare le parole.

    1. fm 26 gennaio 2010

      C'e` sempre l'Esperanto, che sembra anche abbastanza diffuso. Quindi, volendo, non c'e` bisogno di inventarsi una nuova lingua artificiale-globale.

    1. Mara79 26 gennaio 2010

      Per quel che riguarda le contaminazioni linguistiche sono perfettamente d'accordo: ormai si fa un uso smodato di termini inglesi anche quando non ce ne sarebbe assolutamente bisogno. Sul resto invece no: che piaccia o meno l'esistenza di una lingua internazionale è l'unico modo per rendere possibile la comunicazione fra le popolazioni. Un tempo era il francese, oggi l'inglese, domani chissà. Quale alternativa propone il signor Braccio? Impararsi tutti le lingue del mondo? La vedo dura. Comunicare a gesti? Inventarsene una artificiale per non favorire nessuna nazione?

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