C'ERA UNA VOLTA QUANDO I BAMBINI POTEVANO USCIRE DA SOLI

C'ERA UNA VOLTA QUANDO I BAMBINI POTEVANO USCIRE DA SOLI

DI NATALINO BALASSO
facebook.com

Emilia Romagna, torneo di calcio dei giovanissimi. Le partite durano un'ora. Una squadra si trova in vantaggio per 31 a zero. La media è di un gol ogni 90 secondi. Il divario tra le due squadre è assurdo, forse non dovevano trovarsi sullo stesso campionato.
Fatto sta che l'arbitro, un ragazzo di 20 anni, si consulta coi due allenatori e decide di finire la partita prima del tempo (la notizia qui).

Alla fine l'arbitro verrà sospeso e la partita dovrà essere rigiocata. La federazione degli arbitri dice che il ragazzo sospeso, imparerà e crescerà grazie a questa punizione.

La morale di questa storia è che:

1) Il calcio, fin da giovanissimi, non può essere considerato mai un gioco, è invece un lavoro da affrontare anche quando non ha più senso il confronto.
2) Crescere significa rinunciare al buonsenso e seguire le famose regole.
3) il ragazzo che arbitrava imparerà così a mentire, infatti se non scriveva nel suo referto che aveva interrotto la partita prima del tempo, nessuno gli avrebbe detto niente.

Quando, da piccoli, si giocava sui prati, con due maglioni al posto dei pali, se il confronto era impari si rimescolavano le squadre per ottenere un confronto più equo, non c'erano regole, tutto era autogovernato da bambini, ma eravamo più saggi di questi poveri burocrati del calcio. Ma noi giocavamo per divertirci, mentre ora i ragazzini devono inseguire il sogno di essere miliardari, avere una macchina con la quale possono ignorare le regole della strada, e una moglie di rappresentanza.

Mi fa ridere chi dice che si ruba il futuro ai giovani, il futuro non si può rubare e i giovani se lo devono conquistare, la verità è che stiamo rubando il presente ai giovanissimi. Una volta ho sentito una bimba dire "Mia nonna mi ha raccontato una storia dei tempi di quando i bambini potevano uscire da soli" e ho pensato che stiamo creando generazioni di inetti, che in futuro saranno incapaci di prendere una decisione se non su consulto di entità superiori.

Natlino Balasso
Fonte: https://www.facebook.com/natalinobalasz?fref=ts
14.10.2015

Commenti (33)

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Nascondi area commenti 13 caricati
    1. tamerlano 15 ottobre 2015

      Sono spazzino e confermo. 😏

    1. ottavino 15 ottobre 2015

      Sapendo che la civiltà è votata all'auto-distruzione, è tutto normale.

      Prima del botto ci sono le crepe.
    1. Hamelin 15 ottobre 2015

      Pardon " Contemporanea " :-)

    1. Nieuport 15 ottobre 2015

      Solo svago e intrattenimento, certo. Infatti 50 anni fa in ogni piazzetta o cortile c'erano ragazzini che giocavano al calcio, ora sono tutti in casa a giocare a calcio sul computer.

    1. GioCo 15 ottobre 2015

      Bene, qui si tocca un argomento che pare periferico, rispetto ai tanti argomenti apparentemente più urgenti e importanti, mentre è centrale e il nodo su cui si blocca tutto il resto.
      E' ciò che chiamo "la fabbrica dei disabili" che non a caso arriva nell'epoca del massimo "splendore" della società demoniocratica.
      Allora si parta di educazione e non si sa più che cosa significa.

      Ai tempi dei nostri nonni era chiaro: vai a scuola o impari un mestiere. Non c'era una distinzione tra le due cose, entrambe potevano aprirti la strada al futuro. Potevi essere un ciabattino ed essere bravo e fortunato, potevi essere laureato in fisica e barbone.
      Era abbastanza chiaro che lo studio apriva migliori e più grandi prospettive, ma anche che costava sacrificio e fatica in proporzione maggiore. Avevo dei parenti che mi raccontavano di come per studiare ingegneria e lavorare, dormivano sui treni e nel tragitto tra l'aula e la fabbrica, praticamente vedendo casa solo il fine settimana. Non tutti avevano la fibra per un tale stress era una palestra che selezionava gente di spessore, rispettata e rispettabile.

      Oggi qualunque sciacquetta abbastanza porca può coprire la carriera di Ministra, anche se si tratta del ministero dell'istruzione e anche se è un oca giuliva e non ha mai aperto un libro se non per caso o per obbligo.

      In un mondo così, l'arroganza fa tutt'uno con l'ignoranza. Non è un peccato l'ignoranza, ma se si associa all'arroganza diventa una forza distruttiva tremenda, perché si autogiustifica da sola e non è visibile al resto della massa se non per quel che rispecchia.
      Così ogni singola azione diventa arrogante perché regge in un rimando di autogiustifica: non è importante quel che faccio ma che lo dice la ministra dell'istruzione, o l'insegnante, o chi per essi.

      Il punto non è che bisogna avere fede di quel che dicono le persone qualificate o incensate dal pubblico rito, ma che ognuno dovrebbe avere gli strumenti per capire da sé se quel che viene detto è una stupidaggine, permanendo però nel dubbio che costringe a orientarsi verso la probabilità migliore osservata rispetto il punto di osservazione raggiunto e che quel che si palesa al momento. Ma una simile elasticità mentale è difficile da ottenere per noi, perché viviamo in un mondo che ci costringe a cristallizzare i pensieri dentro gli stipetti sicuri delle "classi", in un flusso continuo di tempeste, come fossimo tutti barchette in un uragano perpetuo di informazioni.

      A scuola cosa impariamo? A leggere e scrivere? Secondo i dati che possiedo una persona adulta impara in media in 6 mesi a leggere e scrivere. Un bambino è molto più rapido, quindi che ci fa a scuola 5 anni?! Impara la disciplina. A stare ore seduto dietro a un banco, a rispondere all'appello, al reagire al suono della campanella, ad aver timore degli adulti, a non avere a cuore il suo lavoro ma solo la valutazione che gli daranno altri, a stare per giorni e giorni dentro spazi angusti e tristi, fatti di stanzoni dove ti stipano come i polli da batteria, vuoti di prospettive ma pieni di lunghi corridoi e di porte anonime, alienanti e puzzolendi di formalina quanto un ospendale psichiatrico.
      Ma dove tutto appaia normale e sensato, tant'è che sono i tuoi genitori che ti ci ficcano e vogliono che tu ci rimanga. Questo non per un ora o un giorno, ma per anni.

      Se sei un tipo irruento, un tempo ti davano la riga sulle nocche e a volte il cappello dell'asino e l'obbligo di stare per ore in piedi dietro la lavagna. Oggi è vietato per legge, ma ti diagnosticano un oscuro malessere dell'animo per giustificare l'iniezione nelle vene di spicotropi. Tanto perché all'uscita è vietato per legge lo spaccio del mercato nero, ma non quello delle case farmaceutiche, che nel frattempo si sono inventate delle speudomalattie, come la "sindrome del bambino vivace".
      Tutto pur di non affrontare il problema alla base e cioè la mefistofelica incompatibilità del modello educativo con le necessità umane di base.

      Una fabbrica quindi dei disabili, ma costruita sopra una gigantesca architettura burocratica gotica degli orrori, necessaria a stare in piedi, come ogni montagna di pattume, per sola grazia della quantità di schifezza cumulata e per sua propria continua autogiustifica. Tipo: ci è costato tanto sacrificio, varrà pure qualcosa!
      Per capire quanto vale, basterebbe vedere qual'è il pensiero dominante creativo raggiunto in ogni momento di svago della nostra società.
      Ma ovviamente, è solo svago, intrattenimento. Niente di serio da valutare quindi.
      No?

    1. Hamelin 15 ottobre 2015

      Se gli adulti non hanno nulla di buono da insegnare ... cosa dovranno mai imparare questi poveri bimbi ?

      Magari crescessero solo inetti !

      Basta guardare la nostra società priva di qualsiasi valore sano , morale ed etico , dove la massima aspirazione è arrivare a fare il politico per poter rubare impunemente dicendo vagonate di bugie o a fare il calciatore o entrare nello star system .

      La Futura Inettitudine delle nuove genereazioni è solo lo specchio di quella della generazione temporanea .

    1. Holodoc 15 ottobre 2015

      Articolo bellissimo, già dal titolo si capisce dove l'autore vuole arrivare.

      Essere adulti significa avere la sicurezza di avere il controllo sull'ambiente dove si vive, al contrario il bambino ne è spaventato ed ha quindi bisogno di un adulto che lo guidi e protegga.

      Ma come fa un bambino a conquistarsi quella fiducia se non può iniziare ad essere indipendente nelle sue uscite da casa?

      Ci scandalizziamo se in certi paesi le donne non posso andare per strada da sole, fatto questo che le rende anche psicologicamente dipendenti dagli uomini, ma siamo contenti di fare fare la stessa fine ai nostri figli di entrambi i sessi. La civiltà occidentale è proprio alla frutta.

    1. makkia 15 ottobre 2015

      Nessuno ride, mi pare ;)

      Abbiamo creato la baby-sitter perfetta, meglio delle tutrici svizzere dei ricchi di una volta.
      Gli consegnamo lo smartphone a 7-8 anni "perché così sappiamo sempre dov'è"... ma in pratica SAPPIAMO dov'è: è rincoglionito davanti a Facebook tutto il tempo che può.

    1. rossland 15 ottobre 2015

      Concordo: il tema è molto serio, tanto da risultare difficile comprenderne davvero la portata.
      Arrivavo alle stesse conclusioni giusto un paio di settimane fa ragionando su un fatto che osservo quasi quotidianamente.
      Oltre la siepe del giardino dove abito, c'é un "campetto" dove alcune mamme portano i bambini a "giocare". Fra questi, quest'estate e fino a un paio di giorni fa, un robo di circa 3 anni che viene portato lì con una sorta di motoretta elettrica. Il pargolo gira ogni giorno in tondo, seduto su questo arnese elettrico che con il suo bzzz bzzz attira la mia attenzione, quindi lo cronometro per il fastidio, perché altrimenti non ne avrei notizia, fino a che si scarica la batteria. Il che mediamente significa per circa 40 minuti, più o meno. Solo, mentre la madre seduta sulla panchina chiacchiera con altre mamme. Il pargolo si mette a urlare ogni qualvolta incontra un ostacolo che blocca l'arnese elettrico: un rametto d'albero, un sassolino, un muretto. La madre si alza, lo rassicura, toglie l'ostacolo e torna a sedersi. E lui a starsene solo e in silenzio a girare in tondo su un attrezzo che non gli fa muovere un solo muscolo.
      E questo ogni giorno in due ondate, mattino verso le 11 e pomeriggio intorno alle 16.
      Immagino che per la mamma sia un "lo porto al parco a giocare". Per il bambino immagino l'incentivo sia "Andiamo a fare i giri in motoretta".
      Ma non gioca: sta seduto sul trabiccolo a girare in tondo e in silenzio, tranne quando urla perché nemmeno di scendere a togliere un ostacolo se ne parla.
      Di contro, a fianco a me abita un bambino, stessa età, figlio di due extracomunitari. Ha una uguale motoretta, non però elettrica, solo di plasticone usato (penso sia un recupero, non è nuovo). Ques'estate "usava" letteralmente il trabiccolo di plastica come arma contundende contro porte, muri, arbusti (la mia ssiepe): non pedalava, lo trascinava (facendo un fracasso infernale) e se incontrava un ostacolo glielo sbatteva con impeto contro per toglierselo dai piedi senza atnti salamelecchi.
      Ecco, riflettevo che quando questi due bambini coetanei saranno adulti, il primo magari diventerà bravissimo a usare technologie o a ragionare di fino ma il secondo, se se lo trova fra i piedi, ci metterà trenta secondi a stenderlo di brutto con la forza fisica e una maggior esperienza nel valutare l'ambiente in cui si trova.
      Stiamo allevando una generazione di mollicci fighetti, magari sportivi da palestra e garette competitive ma decisamente poco preparati alla vita vera, quella dove puoi anche scegliere di essere un mistico e atletico pacifista ma se il rude cavernicolo ti trova sulla sua strada e gliela ingombri, ti mena a sangue comunque tu la pensi.
      Al dunque, siamo destinati a scomparire proprio perché non riusciamo a coniugare realtà e filosofia esistenziale: posso anche educare mio figlio alla non violenza e preferire immaginarlo scienziato dedito al miglioramento della qualità di vita sulla terra ma, finché sulla terra convivono yin e yang, bisognerà ben tener conto che scegliere la non violenza non fa con questo sparire la violenza. E con quella, prima o poi, dovremmo farci i conti anche se passiamo la giornata a gambe incrociate a invocare nel cuore un OM...

    1. temuchindallaCina 15 ottobre 2015

      E' vero! Mia mamma mi diceva sempre "se non studi, vai a fare lo spazzino!" Per anni poi, ho pensato, MAGARI! 14 mensilità un buon stipendio e un buon contratto nazionale altro che palle

    1. Nieuport 15 ottobre 2015

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      Non la pigliate a ridere, con battutine. È un post serissimo, che segnala un problema colossale: stiamo creando generazioni di inetti. Per colpa delle buone intenzioni dei piddini e delle boldrine impediamo ai bambini di confrontarsi col mondo. Io, come tutti ai miei tempi, mi sono fatto le elementari andando a scuola a piedi da solo, le mamme ci buttavano fuori di casa, a giocare in strada, e dalle maestre si prendevano schiaffi e bacchettate, e non è mai morto nessuno. Oggi se una mamma mandasse un bambino solo arriverebbe la polizia, i bambini non si possono fotografare, i ragazzi non possono andare a bottega a imparare un mestiere. L’età del sesso lecito è passata da 14 anni a 16 e ora a 19 (d’accordo, vale solo per Berlusconi, ma la legge quella è). I bambini servono solo ai politicamente corretti per mostrare come sono bravi ad indignarsi.

    1. ottavino 15 ottobre 2015

      Vorrà dire che gli daremo consulenze a pagamento!!

    1. Coilli 15 ottobre 2015

      C'era una volta quando i padri dicevano "se non studi ti mando a fare il manovale!"... oggi ci sono i laureati che sognano un posto da manovale...

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