CANDIDATO RENZI IO TI VOTO CONTRO

CANDIDATO RENZI IO TI VOTO CONTRO

DI GENNARO CAROTENUTO

gennarocarotenuto.it


Dalla Stazione #Leopolda il treno di Matteo Renzi parte a marcia indietro verso gli anni ‘90 (#occupypd)


Dicono che sia bravo e simpatico Matteo Renzi, e buchi il video con la parlata fiorentina, la faccia da ragazzo e la mela della Apple come status symbol ostentato, estenuante fino a divenire pacchiano. Da San Giovanni a Santo Steve Jobs come se davvero, come nella pubblicità, anche per l’Italia di oggi bastasse un’App per ogni cosa.

Ho ascoltato con l’attenzione che merita la riunione messa insieme da uno dei possibili candidati del centrosinistra per le primarie alla Stazione Leopolda di Firenze. Ho ascoltato una quantità di idee e ideine di buon senso comune, che potevano far parte di qualunque programma politico, da Larussa a Grillo ma avrei stretto la mano a Renzi quando ha scandito: “chi nasce in Italia è italiano”.
Alla fine, e cerco di spiegare perché, ne ho ricavato tre sensazioni guida. La prima è che gli intervenuti cancellino a pié pari l’ultimo decennio e tornino agli anni novanta, a Bill Clinton, alla New economy (l’oblio per Barack Obama è assordante) per poter cancellare (seconda sensazione) tutti i fallimenti certificati del modello economico, a partire dalla crisi, e poter riproporre lo stesso pensiero unico come se il muro di Berlino fosse caduto ieri e non ventidue anni fa. La terza è la triste impressione del fashion per il fashion e di un marketing politico che dall’essere mezzo diviene il fine stesso della politica.

Va di moda il cervello in fuga e mettiamoci il cervello in fuga e non importa se calunniamo anche il giusto con il peccatore e chi l’Università la manda avanti tutti i giorni senza un Euro e ci è entrato senza raccomandazioni né essendo figlio di barone. È vecchia come il mondo l’arte di scegliere il nemico e bastonarlo per compiacere i propri. Vanno di moda le “startup” (nuove imprese) e non parliamo d’altro. Sono importanti, ma il mercato del lavoro è un po’ più complesso. Va di moda la banda larga (per carità, che ideona!) e qualcuno tra gli oratori sembra ancora credere che domani sarà tutto telelavoro. Forse perciò nessuno ha nominato i treni per i pendolari, il tessile di Prato, i mobili di Matera, la ceramica di Sassuolo, le scarpe di Montegranaro (do you know Della Valle, Renzi?), i cassintegrati cinquantenni. Che noia i cassintegrati cinquantenni, vero? Meglio nasconderli sotto il MacBook.

A volte la gioventù (insomma, 36 anni, mica 16…) fa perfino brutti scherzi. Ma è possibile riproporre “as is” le “tre ï”, Internet, Inglese, Impresa, senza neanche spiegare che sì, era il programma di Berlusconi del 2001, ma noi lo faremo (chissà perché), meglio? Si può parlare di meritocrazia con gli stessi foglietti dei ghost writer di Mariastella Gelmini? Ci si può spacciare per nuovi, per rottamatori, col programma di D’Alema del secolo scorso: “pensiero unico”, mercato, flessibilità, profitto, spolverandolo appena con un po’ di fotovoltaico e un po’ di banda larga? Cosa vende ‘l Renzi, se non l’adesione piena al modello economico che ci ha portato al disastro, con Marchionne “senza sé e senza ma”, e con la lettera della BCE come programma politico –dichiarato- da applicare pedissequamente come se Trichet fosse Mosé?

Spero di sbagliare ma mi pare che nessuno abbia parlato di “beni comuni”. Come nessuno ha fatto riferimento agli “indignati” che dal Cairo a Madrid a Santiago fino a Wall Street (dove di banda larga ne hanno a pacchi e le startup nascono come funghi) stanno palesando quanto il modello economico dal quale Renzi non si differenzia mai non sia affatto –neanche negli Stati Uniti dove i neolaureati sono sepolti dai debiti- pensato per favorire i gggiovani e il merito, ma solo i ricchi e i ben nati. Non perché tu debba andare ad occupare Wall Strett, ma neanche puoi far finta che nulla sia successo nell’ultimo decennio, che la crisi non sia sistemica e che basta fare come in America per far rifiorire l’Italia… Sta roba, Matteo, andava bene al tempo di Clinton e della bolla della new economy, non dopo il 2008 e mi sa che quello vecchio qui sei tu.

Se è un’altra parrocchia lo si dichiari, senza infiocchettare il nulla, come ha fatto lo scrittore Alessandro Baricco. Ai più avvertiti quelle parole di Baricco avranno ricordato lo squallido esercizio retorico di Giampaolo Pansa, “e se lo dico io che sono di sinistra che i partigiani erano brutti e cattivi…”, “e se lo dico io che sono di sinistra –ha detto- che siamo più conservatori dei conservatori…”. Non fatevi ingannare dal packaging. Quella frase non vuol dire nulla. Semplicemente suona bene: un mantra buono per Cicchitto come per Baricco, per Gelmini come per Renzi: “la sinistra è conservatrice e va buttata come acqua sporca insieme al bambino”. Alla Leopolda s’è ripetuto fino alla noia. Poi Renzi sfotte Pierluigi Bersani su Martin Aubry (la segretaria del PSF sconfitta alle primarie) e si sente François Hollande (il burocrate di partito che l’ha battuta) ma neanche sa chi è Arnaud Montebourg (il vero outsider, con un programma critico verso il neoliberismo). Candidati Renzi. Io ti voto contro.

#occupypd

Gennaro Carotenuto

Fonte: www.gennarocarotenuto.it/

Link: http://www.gennarocarotenuto.it/16885-dalla-stazione-leopolda-il-treno-di-matteo-renzi-parte-per-nessun-luogo-occupypd/#more-16885

29.10.2011

Commenti (27)

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Nascondi area commenti 7 caricati
    1. bstrnt 30 ottobre 2011

      Vale la pena di sprecare inchiostro per l'ebetino di Firenze?

    1. Faulken 30 ottobre 2011

      Ennesimo pupo che ha in mente una poltrona bella grande ed usa Firenze, imbellettandola a piacimento e non certo per risolvere i problemi della città o per i cittadini, come biglietto da visita.

    1. AlbertoConti 30 ottobre 2011

      "le “tre ï”, Internet, Inglese, Impresa." Non si è accorto Matteo il belloccio che il vero significato é "Iperliberismo Ideologico Ipocrita". Questo "nuovo che avanza" è un volgare pollo da batteria del PD, e mi dispiace per Debora che gli fa Eco, ignorando completamente le basi dell'economia.

    1. Tao 30 ottobre 2011

      È bravo Matteo Renzi a raccontare come più gli «garba » l'offensiva che porta al suo - fin qui - partito. È bravo: la comunicazione era il suo mestiere, prima della politica. Così il logo «rottamatori» gode di ottima stampa. E certo sfonda: questo non è un paese per giovani, chi lo dice ha ragione da vendere, dal precario alla Confindustria. Ma non è affatto un conflitto generazionale quello che attraversa il Pd, di cuiRenzi è l'ultimo frontman. Peraltro il sindaco di Firenze ha estimatori non proprio giovanissimi (Veltroni, Fioroni, D'Ubaldo, Castagnetti, per dire), inadatti a rivendicazioni giovanilistiche. Lo scontro vero, in corso en travesti, è fra idee diverse su lavoro, sviluppo, modernità.



      Fra chi pensa che ilmercato poco o tanto, vada regolato. E chi, come i Renzi di tutte le età, crede che lamissione dei riformisti sia rimuovere gli inciampi che impediscono almercato di crescere libero. E per questo bello. La natura dello scontro si è vista finalmente in chiaro durante queste travagliate settimane di conflitto fra il governo italiano e le istituzioni economiche europee. Il Pd si è spaccato, non a metà, fra quelli che applaudito alla Bce (Enrico Morando, homo economicus dell'ala veltroniana: «Nessuna delle scelte che propongo io contrasta con le raccomandazioni all'Italia del Consiglio Europeo riprese dalla lettera») e quelli che hanno le hanno criticate (Stefano Fassina, responsabile economico Pd: «Le richieste di maggiore flessibilità nei licenziamenti e di superamento del contratto nazionale sono sbagliate e controproducenti»). E non è da escludere che queste spaccature finiranno per rimbalzare nel dibattito alle camere chiesto dalle stesse opposizioni. Le differenze sono di fondo, «di paradigma », comesi suol dire.

      La kermesse di Matteo Renzi si è definitivamente schierata dalla parte dei democratici liberisti, come dimostra la presenza fra i rottamatori di Pietro Ichino, «l'uomo che fa le proposte più di sinistra» secondoWalter Veltroni. Ed è infatti stata contestata dai sindacati dei trasporti preoccupati per la svendita ai privati, dai lavoratori del Maggio Fiorentino contrari ai tagli e dai comitati per l'acqua pubblica.

      Tre giorni fa, in un'illuminante intervista al Sole 24 Ore, il sindaco di Firenze aveva detto: «La sinistra deve innovare. Non può difendere i diritti dei garantiti e lasciar fuori gli esclusi. Chiedere a un lavoratore di lavorare un anno o due di più per avere un asilo nido in più, credo sia equo. E credo che preoccuparsi dei trentenni precari o dei cinquantenni espulsi dal lavoro sia più di sinistra che discutere dell'articolo 18. Rabbrividisco a sentire certe posizioni contro la lettera Bce lanciate da chi non prenderebbe voti nemmeno nel suo condominio». Al di là della polemica personale, spiega Fassina, «è l'idea chemodernità è accettare che l'economia si regoli da sola, e una politica autonoma sia solo un problema: chi lo capisce è riformista, chi no è vecchio.

      L'idea del 'micro' senza 'macro', che la produttività dipenda solo dall'impegno e dalla flessibilità dei lavoratori. L'idea di Marchionne 'senza se e senza ma', che mette padri sfigati contro figli ancora più sfigati; l'idea dell'Europa che c'è, quella dei governi conservatori, e non di un'Europa che sappia rivitalizzare la democrazia delle classi medie». Diversi di modelli di sviluppo, di ceti sociali di riferimento, ben al di là dello sport delle opposte dichiarazioni che impegna ogni giorno i dirigenti democratici. La crisi, i licenziamenti, le condizioni del 99 per cento della popolazione, per dirla con lo slogan degli indignati, stanno lì a dimostrare concretamente che le vecchie «nuove ricette» liberiste non hanno funzionato.
      Nel Pd questo nodo verrà al pettine, tanto più nel corso delle prossime primarie, in cui le differenze fra candidati Pd per forza di cose verranno enfatizzate. E Bersani cercherà di collocarsi al centro, fra la sua sinistra e la sua destra. Ma è al centro di uno spazio troppo grande da coprire per un partito solo.

      Daniela Preziosi

      Fonte: www.ilmanifesto.it

      30.10.2011

    1. yakoviev 30 ottobre 2011

      http://video.repubblica.it/edizione/firenze/le-proteste-davanti-alla-leopolda/79520/77910

      http://video.corrierefiorentino.corriere.it/big-bang-protesta-cittadini/cf-162283

    1. Affus 30 ottobre 2011

      Eliminare i partiti è profondamente democratico perche gli uomini quando ragionano con la loro testa sono profondamente migliori di quando ragionano con la testa del partito. Quelle attuali nel mondo non sono democrazia ma un fac -simile .

    1. ryden 30 ottobre 2011

      Se la nuova sinistra è quella che parla come Renzi di licenziamenti facili, mobilità, liberalizzazioni e porcate capitalmondialiste come ho sentito poveri loro. Bersani fa cacare, Renzi lo segue a ruota.





      .... ma avrei stretto la mano a Renzi quando ha scandito: "chi nasce in Italia è italiano". ...




      Dopo cinquant'anni di sinistra che brucia la bandiera italiana in piazza sputandoci sopra, e quando lo facevano loro era fashion, oggi da Napolitano, il comunista della Cia, in giù si scoprono tutti patriottici e i cattivi per contrappasso sono diventati quelli che non si sentono molto italiani, l'Italia effettivamente è "un paese di merda" quindi mi trovo in totale disaccordo e ritengo che l'unica possibilità di salvezza per gli italiani sia la rottura della nazione Italia.

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