BANCHE ALLO STATO, POTERE ALLE ELITE

Come Don Chisciotte - Informazione indipendente dal 2003

DI MARCO SABA

danielemartinelli.it

Berlusconi e Tremonti gettano il sasso nello stagno e ritirano il braccio dietro la schiena. Cominciano a dire che vogliono nazionalizzare le banche, per salvare il culo alle oligarchie arricchite alle spalle dell’eterna fiducia a debito degli ignari cittadini.

La Rete e l’informazione possono svegliare le coscienze con qualche proposta. Siccome reputo Marco Saba del Centro studi monetari persona competente in materia di politiche monetarie, pubblico la lettera che mi ha scritto con le sue previsioni e le sue proposte.

Daniele Martinelli

Il cosiddetto salvataggio delle banche non può essere definito altrimenti, per il fatto che nel nostro sistema sono le banche a creare dal niente la moneta legale attraverso il meccanismo del “cinquantato credito” che deriva dal sistema della “riserva frazionaria” al 2%. Il valore di questa moneta bancaria pesca nel potere d’acquisto della collettività. Un esproprio silenzioso, paragonato al ladro che si introduce nottetempo nelle case per rubare ai cittadini ignari. Un meccanismo criminale, usato per affermare e promuovere una élite degna figlia di quel sistema.

Si assiste così alla negazione plausibile della causa criminale della crisi che, come quella del 1929, viene portata avanti attraverso la contrazione dello sfintere bancario del credito.
A che serve? Senza circolazione monetaria si crea una deflazione artificiale dei prezzi, fin quando il cittadino in bancarotta sarà costretto a cedere i suoi beni reali a due palle un soldo. Sempre sperando che nel frattempo non scopra la verità, e cioè che il 100% delle tasse trattenute in busta serve per ripagare l’inutile debito pubblico acquistato (con lo sconto) in prima battuta dalle banche. Debito inutile perché l’élite sa bene che se la funzione monetaria e creditizia fosse esercitata direttamente dallo Stato, tale debito non esisterebbe.
Basterebbe emettere biglietti di Stato a corso legale (come accadeva con le 500 lire) che non creano debito pubblico e nemmeno enormi profitti privati.

La diffusione dell’informazione in Rete sta aumentando la consapevolezza dei cittadini che cominciano a chiedersi se i governi siano solo specchietti per allodole che occultano ‘arricchimento di alcune èlite.
Cominciano a dubitare che lo Stato sia diventato esattore per conto di una congrega di banchieri nati stanchi. Si chiedono se il Trattato ribattezzato di “Matrix” con la cessione della sovranità monetaria ai banchieri privati che si nascondono dietro la BCE, abbia rappresentato un atto di alto tradimento firmato da Cossiga, De Michelis, Carli e Andreotti.
Dubitano che se le tasse servono a pagare il pizzo alla rendita monetaria privata, farebbero bene a ricorrere al nero ed ai paradisi fiscali.

Durante il fascismo i partigiani venivano chiamati terroristi. Come saranno chiamati gli evasori fiscali? I resistenti al pizzo del signoraggio nella Terza Repubblica dove lo Stato non dovrà più nascondersi dietro ai suoi segreti monetari? Ma soprattutto, come ci arriveremo a questa Terza Repubblica? Col sangue per le strade? Dobbiamo aspettare che la Polizia spari sui civili, sui disoccupati ed i poveracci per vedere riforme sensate?

Ecco alcune modeste proposte per una transizione a bassa intensità.

Introduzione della valuta Amazonida, adottata al Forum di Belèm (BRA) in concomitanza col Forum di Davos. Il principio di copertura valutaria già proposta da Giuseppe Mazzini ne “I doveri dell’uomo” del 1860, prevede l’istituzione di luoghi di deposito pubblici, dai quali, accertato il valore approssimativo delle merci consegnate, si rilascia un documento simile a un biglietto bancario, ammesso alla circolazione e allo sconto, tanto da render capace l’Associazione di poter continuare nei suoi lavori e di non essere strozzata dalla necessità d’una vendita immediata e a ogni patto”. La logica è semplice: si immettono sul mercato sia le merci (ed i servizi) che il mezzo congruo per poterle transare, senza bisogno di acquisire ad usura questo mezzo monetario, e quindi impedendo alle banche di intromettersi coi loro diktat strampalati nel libero commercio tra i cittadini.

La proposta di adottare monete locali e/o complementari non attua - in queste condizioni - lo scopo più ampio della redistribuzione della ricchezza in senso lato, poiché si tratta di iniziative per forza di cose limitate dal punto di vista dell’impatto economico. Però svolgono una critica duplice funzione:
fanno riflettere i cittadini sulla reale funzione e natura della moneta.
Permettono di abituare la cittadinanza all’uso di un nuovo mezzo che potrebbe rivelarsi cruciale, nel caso molto prevedibile, di un abbandono brusco ed immediato del sistema a corso forzoso.
E’ uno strumento su cui reindirizzare la fiducia che la cittadinanza sta ritirando dal sistema economico-politico attuale.

La sua adozione su vasta scala costerebbe poco rispetto alle iniziative al vaglio dei G7. La stimo in circa due miliardi di euro una sua implementazione su scala europea nel giro di 6-12 mesi.
La maggior spesa sarebbe nell’informare e istruire la cittadinanza, quindi nei mezzi di comunicazione di massa. Soluzione molto più sensata ed economica del ricorrere ad un indebitamento pari a 50.000 euro per ogni cittadino europeo per salvare un sistema corrotto e già condannato.

Nell’improbabile ipotesi che venga scelta questa strada, le autorità statali potrebbero attivare istituzioni gia esistenti per la gestione dell’emissione dei biglietti di stato a corso legale: Banca d’Italia (post rinazionalizzazione), Cassa DD PP, Tesoreria dello Stato, sportelli delle Poste, codice fiscale come identificativo univoco del conto di cittadinanza, sedi distaccate della Banca d’Italia per la supervisione delle monete regionali, etc.
Strada che va tentata perché di fronte ai venti di guerra civile che arrivano dagli Stati Uniti, nessuna precauzione va tralasciata. Sempre che non si voglia trasformare l’Europa in un enorme campo di concentramento economico, ma anche in questo caso non sarebbe da escludere la moneta locale, così come venne adottata nel campo di concentramento di Theresienstadt.

Marco Saba

Fonte: http://www.danielemartinelli.it/

Link: http://www.danielemartinelli.it/2009/02/20/banche-allo-stato-potere-alle-elite/

20.02.2009

Commenti (71)

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    1. indyp 22 febbraio 2009

      http://www.signoraggio.it/index2.htm#pippenucleari

      Laureatosi in ingegneria nucleare per farsi un bidone di pippe tutti i giorni dietro una scrivania in attesa del pensionamento

      19 settembre 2008

      L'immensa stronzata di un ingegnere fallito frustrato impotente che ha deciso di occuparsi di economia per ammazzare il tempo

      Originally Posted by linorossi:
      «Le monete con riserva, come le banconote che abbiamo in tasca, non hanno il signoraggio monetario, ma hanno un altro tipo di signoraggio che si chiama “costo opportunità”.
      http://www.soldionline.it/saperinves...a-central-bank
      Lo Stato dapprima paga gli interessi sui titoli del debito pubblico che vanno nella riserva, poi dovrebbe riaverli indietro. Ma mentre ciò è stato vero per la Spagna, per noi non lo è stato affatto.
      La frase di Duisenberg dice: se mantieni le monetine metalliche hai un utile, mentre se facciamo le banconote, al massimo fai la patta. Questa frase può essere letta in due modi.
      1) Duisenberg sapeva che bankitalia non avrebbe dato nulla allo Stato perché è una BCB;
      2) Duisenberg ha sottovalutato il fatto che allo Stato importa avere la giusta quantità di moneta nella società. Averla attraverso un utile (monete metalliche), oppure attraverso un debito non oneroso (per tutti tranne che per noi), NON cambia nulla; è solo una questione contabile (se non si ha a che fare con una BCB) che non cambia la sostanza, perché un debito che genera un interesse che viene restituito non costituisce un vero debito.»

      E' ovvio che, essendo impossibile negare l'evidenza del debito pubblico generato dal signoraggio sulle banconote emesse dalla BCE, l'ingegnere Lino Rossi (omologo del ragionier Ugo Fantozzi) al soldo del potente banchiere ha assunto la posizione di 90°, con massima viltà e disprezzo per l'umanità, di cui non può farne parte integrante (non se lo fila nessuno fuori da interDet) ci racconta scrivendo sul web queste colossali idiozie sul signoraggio, inventandosi il "debito non oneroso" ed il "costo opportunità".

      lino rossi, per te c'è un sonoro vaffanculo!!

      Citt.Sovr. Giovanni Sandi

    1. indyp 21 febbraio 2009

      Lino dove sei?
      Stai andando a prendere qualche libro da Giovanni Bazoli per fare un copia e incolla acca?
      Fammi sapere quando esce l'ultimo libro di Giavazzi che voglio leggerlo per non essere più ggnorante

    1. rosacroce 21 febbraio 2009

      E PER QUANTO RIGUARDA DARE IL VOTO A GENTE CHE non ha potere(servi della banche), che sarebbe il nostro governo,dateglielo voi il voto, il sottoscritto vota solo se viene PAGATO dovete PaGARMI perchè vi voti.
      non mi alzo neanche dalla sedia in caso contrario.
      pagate, pagate,dovete sganciare.

    1. rosacroce 21 febbraio 2009

      se la bce stampa un euro con su scritto quanto ORO vale,
      allora risparmio e tengo in banca o a casa ,sapendo che fra 40 anni avrò un valore certo,in OGNI altro CASO non risparmio denaro neanche MORTO,perchè so che come passa il tempo il valore di detta merce si CONSUMA,fatelo voi ,risparmiate voi, accumulate voi gli euri ,
      accumulare euri è come accumulare mele o patate dopo qualche mese ,non resta niente,in questo caso qualche anno.
      si lavora per i furbi,in poche parole fatelo voi,
      fallo tu lino lavora tu per i furbi,
      forse ti pagano è per questo che li difendi?
      e vi ricordo che chi parla è uno speculatore di borsa con 20 anni di lavoro da professionista.
      so quel che dico.
      in questo mondo l'unica cosa da fare per sopravvivere è speculare,tutto il resto non SERVE a niente.perchè anche se lavori e risparmi la MONETA SI SVALUTA CONTINUAMENTE E LA VORI PER NULLA.

    1. indyp 21 febbraio 2009

      Lino rossi ti dirà che non hai capito niente, ti citera qualche testo di veri economisti, tipo Bernanke della FED, ti dirà di nuovo che sei un ignorante e che devi andare a studiare. Ormai è un disco incantato...se o semo fumato.

    1. rosacroce 21 febbraio 2009

      inoltre questo sistema avrebbe un senso ,se lo stato desse alla bce titoli di stato in cambio di monete legate a ORO e garantite con ORO dalla bce,cioè monete con su scritto quanto oro VALGONO.
      in caso contrario,anche un imbecille capisce che lo stato consegna il frutto del LAVORO di generazioni di italiani,alla BCE in cambio di carta da cesso.
      e chi sostiene il contrario e PAZZO da manicomio .
      btp e cct in cambio di coriandoli di carta.
      lo stato non solo consegna btp e cct in cambio di niente ,ma rinuncia pure a una qualunque politica economica degna di tal nome,delegandola alle BANCHE, pure tutte FALLITE.
      ma viviamo in un mondo di pazzi!
      rivoluzione SUBITO, è ora di finirla,sono le banche e la BCE che ci hanno condotto alla rovina .
      inoltre anche prima quando il sistema andava bene(per loro)l'inflazione prodotta dalle banche ,ha rubato e ruba, i risparmi degli italiani di giorno e di notte .
      se io devo risparmiare carta di euro ,e mentre dormo le banche ne stampano di NUOVA in continuazione,facendo scendere CONTINUAMENTE il valore del mio denaro,io vi dico:
      mi MANGIO tutto a troie ,e non risparmio un bel niente,perchè risparmiare con questo sistema vuol dire ,farsi derubare dalle banche e dai poro PADRONI, e servi.
      la vostra moneta e i vostri DEBITI ve li TENETE,il sottoscritto non fa debiti, e usa euri per io MINIMO NECESSARIO.quando ci sarà la moneta complementare anche qui da me userò solo quella.
      e le vostre monete ,le vostre idee i vostri mutii e debiti vari ve li TENETE
      LAVORATE VOI per le banche,..............

      auguri

    1. rosacroce 21 febbraio 2009

      visto che il sig lino rossi,sembra neghi il signoraggio,e giustifichi la BCE banca privata con sede LEGALE alle isole cayman(protettorato inglese ,difeso dalla marina degli stati uniti,dotata di armi convenzionali e nucleari)anzichè a francoforte(evidentemente per nascondere tutto ciò che è possibile dalla legge europea) ,

      bce dicevo, di propietà delle banche PRIVATE(a loro volta di propietà della cricca al potere ).
      a lui e ad altri chiedo:
      1)perchè il nostro governo deve dipendere nella politica economica dalla bce?
      2)che ci stanno a fare quelli al governo se le decisioni le prende la bce?
      3)perchè deve decidere la condotta economica di 60 milioni di italiani chi ha il maggiore numero di azioni di: banca intesa,paris bas ,deuthe bank,unicredit,hsbc,santander barclays.generali ,axa,allianz etc.......
      4)che votiamo a fare se decidono le banche TUTTO?
      5)perchè banche e assicurazioni FALLITE possono decidere le sorti economiche di 60 milioni di italiani?

    1. indyp 21 febbraio 2009

      Profumo invece è un santo.
      Potresti candidarlo a Nobel per la pace magari ti sgancia qualcosa.

    1. indyp 21 febbraio 2009

      qui:
      دعت الصين يوم الخميس الى تمثيل أكبر للدول النامية وخاصة الدول الافريقية فى مجلس الامن الدولي بعد الاصلاح .
      الأردن يعفي رعايا الصين ورومانيا من شرط الموافقة المسبقة لدخول أراضيه
      قرر وزير الداخلية الأردني عيد الفايز امس الخميس/19 فبراير الحالي/ إعفاء رعايا الصين ورومانيا من شرط الحصول على موافقة مسبقة لدخول الأردن ، ومنحهم تأشيرة الدخول من المراكز الحدودية أو البعثات الدبلوماسية في الخارج.

    1. indyp 21 febbraio 2009

      楊潔チ外交部長は北京で21日午前、中国を訪問中のヒラリー・クリントン米国務長官と会談し、金融危機や気候変動、エネルギー問題などについて突っ込んだ意見交換を行った。楊部長はその際、「中国政府は、世界最大の発展途上国である中国と最大の先進国の米国との間で、長期安定と健全発展に基づく二国間関係を構築すべきで、またその実現は可能だと考えている」とした上で

    1. lino-rossi 21 febbraio 2009

      se non c'è non frigge

    1. lino-rossi 21 febbraio 2009

      perchè la Politica non fa il suo dovere

    1. indyp 21 febbraio 2009

      Ai bankieri che finanziano Lino Rossi:
      Abbiamo scoperto quasi tutti che Lino è un Fake, non è per niente originale e per farsi bello fa copia e incolla di libri delle università controllati da voi banchieri dicendo a tutti noi che siamo degli ignoranti e lui sa tutto di tutto. Da tali libri estrapola frasi ermetiche per i topini per fare in modo di confondergli le idee, ma che a un'analisi razionale continuano ad essere delle baggianate immense degne solo per lavare il cervello delle menti pure e innocenti nelle università.
      I libri citati da lino rossi li ho letti e meditati e li ho trovati utili come carta da c....
      Per cui vi dico che con Lino state sprecando soldi, qua se ne sono accorti tutti, stipendiate uno con un pò più di fantasia; questo fa solo il vostro danno.
      Cordialmente

    1. indopama 21 febbraio 2009

      Caro Lino-Rossi,
      mi spieghi invece come mai un banchiere che non ha mai lavorato possiede tutte quelle cose mentre un operaio che ha lavorato tutta una vita fa fatica a comprarsi da mangiare?

    1. indopama 21 febbraio 2009

      Caro Lino-Rossi,

      mi spieghi invece come mai un banchiere che non ha mai lavorato possiede tutte quelle cose mentre un operaio che ha lavorato tutta una vita fa fatica a comprarsi da mangiare?

    1. lino-rossi 21 febbraio 2009

      Signoraggista. DEL SIGNORAGGIO E DEL SERVAGGIO di Panoptes
      Affiora a questo punto, la questione del signoraggio. Si tratta di un termine antico, che si riporta all’epoca nella quale i sovrani coniavano monete d’oro e d’argento, cui assegnavano un valore facciale superiore a quello intrinseco (ecco il signoraggio), e la loro effigie sulle monete aveva il significato di garantirne sia l’ufficialità come mezzo di pagamento, sia il valore indicato (nell’ambito del regno). Per la banca centrale europea (BCE) signoraggio è “il reddito ottenuto dalle banche centrali nazionali nell’esercizio delle funzioni di politica monetaria del SEBC”(art. 32 dello statuto).



      Risposta. I “signoraggi” sono 2: quello “monetario” e quello “costo opportunità” (ce n’è un terzo legato all’inflazione, ma è meglio lasciar stare, perché non sposta il significato delle argomentazioni).

      Il signoraggio del quale si parla sopra è del tipo “costo opportunità” e sono gli interessi che percepisce la BC sulle riserve e che vengono girati agli Stati, a meno delle spese della BC (vedi banana central bank).



      S. Tale descrizione, (di parte), è fuorviante in quanto ne sposta i termini, lasciando intendere che si tratterebbe del ricavo di un servizio. Non è così: in realtà non c’è nessun servizio, ma al contrario un potere usurpato. Oggi, si definisce usualmente signoraggio la differenza tra il valore facciale del mezzo monetario ed il costo per produrlo. (PAOLO SAVONA, La sovranità monetaria, Torino, 1974).



      R. Questa definizione riguarda invece quello “monetario” che è tutt’altra cosa. È signoraggio monetario quello che si ottiene dall’emissione di monete senza riserva, come le monete metalliche, e di base monetaria, perché determina un debito non oneroso e quindi gratuito. La base monetaria beneficia lo Stato e quindi la collettività.



      S. Questa differenza diventa un guadagno se chi “batte moneta”è un privato. Non lo è, se a ciò provvede lo Stato.



      R. Non è così: il signoraggio, qualunque esso sia, va sempre allo Stato (il nostro problema è che questa procedura è castrata dalla BCE/UE a tutto vantaggio del sistema bancario e finanziario).

      Così, tutto quanto affermato è completamente S B A G L I A T O.

    1. lino-rossi 21 febbraio 2009

      dov'è che tieni le tue lezioni sul signoraggio?

    1. lino-rossi 21 febbraio 2009

      è straordinaria la ripetitività del sintomo principale che colpisce i signoraggisti: capiscono fischi per fiaschi, sia nella fase di ascolto che in quella di lettura. si tratta di capire se c'è la possibiltà di ravvedimento, in modo che un giorno si possa sentire a san remo: "luca era signoraggista"

    1. indyp 21 febbraio 2009

      Dopo questo caro lino non ho più voglia di risponderti, anche perchè a differenza tua che stai tutto il giorno a scrivere post su comedonchisciotte, io ha anche da lavorare; continua pure con le tue verita e insulta chi vuoi. Le persone che hanno un pò di sale in zucca e studiano arriveranno da soli alle loro conclusioni.

    1. indyp 21 febbraio 2009

      DEL SIGNORAGGIO E DEL SERVAGGIO
      di Panoptes

      Affiora a questo punto, la questione del signoraggio. Si tratta di un termine antico, che si riporta all’epoca nella quale i sovrani coniavano monete d’oro e d’argento, cui assegnavano un valore facciale superiore a quello intrinseco (ecco il signoraggio), e la loro effigie sulle monete aveva il significato di garantirne sia l’ufficialità come mezzo di pagamento, sia il valore indicato (nell’ambito del regno). Per la banca centrale europea (BCE) signoraggio è “il reddito ottenuto dalle banche centrali nazionali nell’esercizio delle funzioni di politica monetaria del SEBC”(art. 32 dello statuto). Tale descrizione, (di parte), è fuorviante in quanto ne sposta i termini, lasciando intendere che si tratterebbe del ricavo di un servizio. Non è così: in realtà non c’è nessun servizio, ma al contrario un potere usurpato.

      Oggi, si definisce usualmente signoraggio la differenza tra il valore facciale del mezzo monetario ed il costo per produrlo. (PAOLO SAVONA, La sovranità monetaria, Torino, 1974) Questa differenza diventa un guadagno se chi “batte moneta”è un privato. Non lo è, se a ciò provvede lo Stato. Un tempo, la quantità massima delle banconote che potevano essere messe in circolazione, era determinata dalla riserva aurea posseduta. Sui biglietti era scritto: “pagabile a vista al portatore” intendendosi che questi poteva chiedere il controvalore in oro all’autorità che aveva stampato la cartamoneta. Questa limitazione alla stampa dei biglietti venne però superata già ai tempi della prima guerra mondiale.

      Con il passaggio dalle monete di metallo pregiato alla moneta cartacea, si rese molto più agevole creare valore monetario e ciò scatenò appetiti sfrenati. I banchieri fecero a gara per ottenere il privilegio di battere moneta. E, come sappiamo, l’ottennero. A metà dell’800, l’associazione massonica “Comitato dell’Amor fraterno” in Italia emetteva banconote.

      All’atto pratico, il signoraggio si traduce nella potestà di battere moneta. Si tratta di un’attribuzione connaturata al potere statale, cioè alla sovranità (al potere riconosciuto dai componenti il gruppo sociale per la gestione della collettività), e risponde all’interesse essenziale della comunità di disporre di uno strumento di pagamento, garantito nella funzione e nel valore.

      E’ bene avere chiaro che un pezzo di carta stampato assume la valenza di mezzo di pagamento, cioè di danaro, grazie al consenso della comunità nazionale. La sua accettazione da parte dei cittadini costituisce una convenzione, in base alla quale al pezzo di carta è assegnato il valore su di esso indicato. Si pensi al caso dell'operaio che, in cambio del suo lavoro (bene reale), ottiene cartamoneta (valore convenzionale) e, con questa cartamoneta, acquista risorse per vivere (valore reale). (Sotto certi aspetti, l’insieme di tutte le banconote di un Paese potrebbe dirsi l’espressione monetaria del valore dei beni che vi si trovano).

      In queste condizioni, il “trasferimento” della potestà di battere moneta ad un ente privato, ovviamente ignoto all’esperienza vissuta dalla società umana nel corso della sua storia, assume contorni totalmente distorsivi. Non si può perciò evitare di chiedersi perché le istituzioni, il cui compito specifico è la tutela degli interessi della popolazione, abbiano compiuto un atto che va contro questi interessi in misura tanto radicalmente distruttiva.

      Questa incredibile deformazione fu realizzata in modo compiuto nel 1694 quando venne creata la Banca d’Inghilterra: la prima banca centrale nello scenario mondiale. (Ne stigmatizza esemplarmente la costituzione il filosofo KARL MARX, Capitale, Roma, 1974, I, pag. 817 e ss.: “la banca d’Inghilterra venne autorizzata dal Parlamento a battere moneta … con questa moneta la banca faceva prestiti allo Stato e pagava per suo conto gli interessi del debito pubblico. Non bastava però che la banca desse con una mano per aver restituito di più con l’altra ma, proprio mentre riceveva, rimaneva creditrice perpetua della nazione fino all’ultimo centesimo che aveva dato. In Inghilterra, proprio mentre si smetteva di bruciare le streghe, si cominciò ad impiccare i falsari. Gli scritti di quell’epoca, ad esempio di Bolingbroke mostrano che effetto facesse sui contemporanei l’improvviso emergere di questa genia di bancocrati…”).

      La creazione, in quello che all’epoca era il centro economico-finanziario più importante del pianeta, di una realtà nuova, gli strumenti finanziari, che consentivano potenzialità di grandi e facili guadagni speculativi, generò una nuova schiatta di parassiti, intenti ad arricchirsi con il danaro altrui. Banchieri, finanzieri, rentiers, mediatori, operatori di borsa, si moltiplicarono e ritennero conveniente organizzarsi in camarille, più o meno segrete per mantenere riservati i loro trucchi, evitare conflitti interni e istituzionalizzare legami che garantissero la monoliticità della combriccola. La massoneria, con i suoi riti e la sua segretezza, costituì la loro ideale aggregazione. Il sovrano inglese ne fu subito il capo e risultò pertanto agevole compiere il “sacrilegio”di trasferire ad un loro ente privato il potere di battere moneta. Accedendo a siffatta istanza per evidente interesse di categoria, il re (partecipe della cricca) agì non più come gestore degli interessi della collettività, ma come semplice privato, così certamente arricchendosi, ma abusando dei suoi poteri e tradendo la fiducia dei suoi sudditi. Costui aveva “scoperto” che stampare moneta per conto proprio (e della sua combriccola) era molto più redditizio che farlo per conto della nazione. Il passaparola fra famiglie regnanti e tra i banchieri consentì il rapido diffondersi della privatizzazione monetaria, senza troppi scrupoli per l’interesse pubblico. Nel corso dell’ultima guerra, i Savoia, vedendo profilarsi la sconfitta, (e violando rigide norme specifiche) esportarono all’estero i capitali accumulati, addirittura in Inghilterra, presso i loro confratelli. Confortarono in tal modo l’economia di quel nemico, da loro stessi indicato ai soldati italiani, costretti a combattere senza scarpe e con armi della prima guerra mondiale.

      Perché abbiamo parlato della potestà di battere moneta come di un’ attribuzione della sovranità e perché ne è illegittima la privatizzazione? (Nota: GIANO ACCAME, La destra sociale, Roma, 1996).

      E’ necessario ribadire che il battere moneta è attribuzione propria della sovranità pubblica (che, come sappiamo, appartiene al popolo). E’ assiomatico, poi, che la sovranità, proprio perché tale, non è cedibile (tanto meno poi, come nel caso, con una legge ordinaria…). Inoltre, non rientra assiomaticamente fra i poteri dei delegati del popolo disporre della sovranità (cioè dei poteri del mandante).

      La cessione del signoraggio ad un ente privato costituisce perciò una vera inconcepibile enormità, determinando, in contropartita, la catastrofica conseguenza del servaggio dei cittadini. Sul piano concreto, infatti, il trasferimento comporta innanzitutto un gigantesco onere per i cittadini, che si traduce in un prelievo colossale di risorse dalle loro tasche (quando, invece, queste risorse appartengono a loro tutti che, accettando la cartamoneta, ne hanno creato il valore). Inoltre, la concessione ad un privato della potestà monetaria, comporta consegnargli la conduzione e direzione dell’attività economica del Paese e la gestione delle sue risorse finanziarie. E’ come se una famiglia consegnasse ad un estraneo il proprio patrimonio perché decida come impiegarlo ed utilizzarlo).

      Purtuttavia a questo si è provveduto anche in Italia, (con R.D. 812 del 1926). Legittimo chiedersi chi all’epoca ha incassato, nel Bel Paese, il danaro di Giuda.

      Con la privatizzazione della sovranità monetaria, l’ente che stampa le banconote, (il fantoccio banca centrale), non opera infatti come semplice tipografia al servizio dello Stato, ma come titolare, o proprietario, della cartamoneta stampata (il cui quantitativo, tra l’altro, essa stessa decide e determina).

      Con la creazione di una banca centrale dotata di questi poteri, lo Stato, ossia la collettività nazionale, si è autopunita perché, quando ha bisogno di soldi, deve chiederli alla banca, e questa (se vuole), glieli presta. Ma, trattandosi di un bene di sua proprietà, gli chiede un interesse . Lo Stato dunque, in queste condizioni, non solo deve restituire il capitale ricevuto, ma pagare anche gli interessi, ed al tasso deciso dalla banca centrale (V.: B. TARQUINI, La banca, la moneta e l’usura. La Costituzione tradita, Napoli, 2001). Naturalmente, noi parliamo di Stato, ma chi è materialmente debitore, colui che deve pagare, è il popolo italiano che, a questo scopo, è onerato di gravose imposte.

      Nel Medioevo il signorotto imponeva l’obolo ai sudditi per fare qualche guerra o gratificarsi con qualche sontuoso palazzotto. Se non bastava l’obolo, stipulava prestiti presso i banchieri. E’ stata tale prassi ad accendere le brame di questi ultimi. Poiché i prestiti di guerra erano sempre assai consistenti e perciò lucrosi, costoro vi hanno visto subito le enormi possibilità di arricchimento, qualora fossero riusciti a trasformarli da occasionali in istituzionali. Soprattutto poi quando alle monete d’oro e d’argento, che avevano comunque un valore intrinseco, si è sostituita la cartamoneta a costo zero.

      In pratica, oggi, il vantaggio per il privato di “battere moneta” è massimo, equivalente a quello del falsario. Mentre quest’ultimo però rischia la prigione, i banchieri centrali sono colmati di onori. ( MAURICE ALLAIS, premio Nobel per l’economia nel 1988, in : La crise mondiale aujourd’hui, Paris, 1991, , è estremamente chiaro: “Par essence, la création monetaire ex nihilo que pratiquent les banques est semblable, je n’hésite pas à le dire pour que les gens comprennent bien ce qui est en jeu ici, à la fabrication de monnaie par des faux-monnayeurs, si justement reprimée par la loi”).

      Se l’Imperatore Augusto voleva una flotta di triremi, con i metalli pregiati estratti dalle miniere dell’impero, coniava i sesterzi sufficienti alla bisogna. E i cives romani potevano tranquillamente andare a comprare il biglietto per godersi gli spettacoli al Colosseo, senza temere rivalse fiscali.

      Oggi, invece, se lo Stato ha bisogno di 10.000 miliardi per fare un ponte, deve chiederli in prestito alle banche, ed i contribuenti devono accollarsi nuove imposte per 10.000 miliardi, più gli interessi.

      Si è verificata una paradossale inversione dei ruoli. Lo Stato, come un qualsiasi privato, deve chiedere ad un ente privato, diventato però, impropriamente, sovrano monetario, la “sua” cartamoneta. Ciò è abbastanza grottesco ed estremamente punitivo, (ma, attenzione, ripeto, non per lo Stato, ente astratto, bensì per i cittadini).

      Per disporre del danaro occorrentegli per funzionare, lo Stato lo deve richiedere alla banca centrale (ma ciò gli è consentito solo entro certi limiti) oppure vende direttamente ai cittadini dei titoli di credito (i Buoni del Tesoro), con i quali si impegna a pagare un certo interesse (il cui ammontare è stabilito dai privati banchieri, come all’epoca delle Crociate).

      La prima porzione riceve come contropartita della cartamoneta prodotta dalla banca centrale a costo quasi nullo, inferiore a quello che dovrebbe sostenere un falsario (la produzione artigianale è sempre più onerosa di quella industriale). La seconda, invece, ha come contraccambio delle banconote che sono il frutto del lavoro dei cittadini. (Questa diversità è piuttosto interessante).

      Questi ultimi dovranno anche provvedere, sempre con il loro lavoro e pagando le imposte, a fornire allo Stato i mezzi monetari per restituire al sistema bancario la porzione di cartamoneta che questo ha “prestato” allo Stato.

      Consegue comunque in entrambi i casi che le banche, emettendo moneta, “acquistano” a costo zero dai cittadini un valore corrispondente in beni e risorse reali, da costoro prodotti.

      Il cliente che va da una banca e chiede un mutuo, in quel momento medesimo ne diventa il finanziatore. Le rate di rimborso del capitale più gli interessi, (spesso spalmate su decine di anni) saranno utilizzati dalla banca per altri lucrosi mutui, praticamente senza fine.

      Quando una banca consegna a Tizio per un mutuo del danaro ricevuto da altri mutuatari, è come se Tizio prendesse a prestito il danaro dal suo vicino (TOM SCHAUF, The American Voter Vs. The Banking System, New York, 2002, nonché: N. COHN, The Pursuit of the Millennium, Londra, 1957).

      Le banconote che le banche ordinarie ricevono dalla loro longa manus, la banca centrale sono fonte di altra moneta (ancor più gratuita), per effetto del moltiplicatore (come nell’esempio del mutuo, o di ogni altro affidamento). Le banche ordinarie, perciò, creano nuova moneta, doppiamente lucrando sul lavoro dei cittadini.

      Nell’esempio di cui sopra, se lo Stato facesse come l’Imperatore Augusto, e cioè stampasse direttamente biglietti per 10.000 miliardi, il ponte verrebbe costruito e nessun onere ricadrebbe sui cittadini.

      Inoltre, se lo Stato, come sarebbe ovvio, (ed anzi naturale dovere), esercitasse la sua sovranità monetaria ed emettesse biglietti di Stato anziché chiedere in prestito le banconote della banca centrale, non vi sarebbe evidentemente il debito pubblico (cioè il “debito” contratto con la banca centrale e con i risparmiatori, acquirenti dei Buoni del Tesoro). Ed ai cittadini verrebbe risparmiato il conseguente pesante onere. (A proposito, se stampa Buoni del Tesoro perché lo Stato non stampa direttamente la cartamoneta che gli serve?).

      Non solo: l’imposizione fiscale potrebbe essere enormemente ridotta (se non cancellata), le opere pubbliche potrebbero essere moltiplicate, la crescita favorita, e la disoccupazione praticamente scomparire. Inoltre, il danaro creato dallo Stato porrebbe sullo stesso piano il privato cittadino e le banche.

      A causa del trasferimento ai finanzieri della sovranità monetaria, oggi, pagando le imposte, i cittadini “restituiscono” alla banca centrale il mutuo che questa ha “concesso” allo Stato creando valore dal nulla, come i maghi delle fiabe.

      La Costituzione americana riserva espressamente, al Congresso la sovranità monetaria. In aperta violazione di questo precetto però, nel 1913, venne creata la solita banca centrale, sul modello inglese, cioè con le già note attribuzioni, e si aprì l’era della Federal Riserve Bank , dell’IRS, (la tassa sul reddito) e del TUS (il tasso ufficiale di sconto, con il quale i banchieri stabiliscono quanto costerà ai cittadini il danaro da loro creato a costo zero).

      Negli USA è stato calcolato (da Bob Dole, membro del Congresso) che circa il 50% del prelievo fiscale è destinato alle banche in “contropartita” della cartamoneta data in prestito allo Stato.

      Pertanto, se si eliminasse questo compenso monetario impropriamente attribuito alle banche, il cittadino potrebbe disporre dello stesso reddito lavorando la metà (ovvero: molte mogli non sarebbero costrette a lavorare per far quadrare il bilancio familiare).

      Abramo Lincoln, come già prima di lui Andrew Jackson, utilizzando il potere attribuitogli dalla Costituzione, stampò oltre 400 milioni di dollari di Stato per finanziare la Guerra Civile, senza debito né interessi a carico dei nord americani.

      Sganciandosi dal letale legame con i finanzieri, anche J.F.Kennedy stampò dollari di Stato per rilanciare l’economia. Purtroppo scomparve prematuramente, e non mancano voci che ne addebitano l’assassinio (al pari di quello di Lincoln) alla cricca dei banchieri. (www.bankfreedom.com)

      Con la cessione della sovranità monetaria, si è creata una situazione analoga a quella del ladro che ruba un’auto, la vende per 1000 euro, e questi soldi poi presta al proprietario, dietro interesse. Il cittadino che chiede un mutuo ad una banca per comprare una casa, ottiene un bene (il danaro), che non è costato nulla alla banca ma che lo costringerà, per restituirlo, a lavorare una vita. (Nota: l’esempio è di CLIFFORD HUGH DOUGLAS, Warnings Democracy, New York, 1997)

      Ogni biglietto stampato dalla banca centrale, significa un debito di eguale valore per la collettività.

      Ma è necessario, a questo punto, aver ben chiara la situazione reale. Il vero destinatario del privilegio di “battere moneta” non è la banca centrale cui viene attribuito (e del resto ciò non avrebbe gran senso), bensì il sistema bancario-finanziario nel suo complesso che, dietro il paravento di questa furberia della banca centrale, è messo in grado di gestire e lucrare la ricchezza del Paese, attraverso i pezzi di carta che stampa a costo zero (o quasi). Non a caso un certo Amschel Rothschild, co-fondatore della setta degli “illuminati”, già nel 1773 affermava disinvoltamente: “mi si consenta di emettere e controllare la moneta di una nazione e non mi preoccuperò affatto di chi emana le leggi” (W.G.CARR, Pawns in The Game, cit., nonché: B. TARQUINI, La banca, la moneta, ecc., cit.): Ma qualcuno, come abbiamo visto, già aveva capito il lucroso trucchetto.

      Anche lo scopo dell’autonomia concessa alla banca centrale e principale pilastro della sovranità monetaria trasferitale, è quello di garantire l’indipendenza (ed ampia discrezionalità) al ben più importante sistema bancario. Se non vi fosse la banca centrale a “dirigere” (in realtà accade il contrario) l’insieme delle banche, queste dovrebbero dipendere dallo Stato e dalle sue direttive e l’arbitrio totale di cui dispongono (soprattutto nella manovra e nella concessione del credito, per non parlare, poi, del collocamento dei titoli azionari) scomparirebbe del tutto.

      Gli spropositati guadagni, diretti ed indiretti, e le speculazioni colossali (spesso illecite, come da ultimo il caso Lodi-Antonveneta ha ampiamente dimostrato) che il sistema realizza con il danaro di cui liberamente dispone (impossibili se il danaro fosse stampato dallo Stato), verrebbero cancellati. (WILLIAM GUY CARR, Pawns in the Game, Los Angeles, 1962).

      Oggi, per di più, il sistema bancario-finanziario gode di una deregolamentazione sorprendente. La così detta “legge bancaria”, le leggi sulla finanza e quelle sulle assicurazioni, sono nulla più che una sorta di codice di comportamento, del tutto autoreferenziale, che non provvede a tutelare in nessun modo il cittadino. I danni per la collettività sono enormi: gli scandali Sindona, Ambrosiano, Ferruzzi, Enron, Cirio, World Com, Parmalat, Lodi-Antonveneta, per limitarci ai casi più recenti e più noti, ne sono la conseguenza. Di chi sono, se non dei risparmiatori, le centinaia di miliardi scomparsi in queste occasioni?

      Annullando una potestà propria della collettività, anzi, addirittura cedendola a speculatori privati, notoriamente pericolosi (ricordiamo il monito di Jefferson sui pericoli di una finanza non controllata…), le istituzioni hanno tradito e tradiscono il mandato loro conferito dai cittadini di tutelare e proteggere gli interessi della collettività che rappresentano. Si può senz’altro ritenere che non possa configurarsi fattispecie che maggiormente si attagli all’ipotesi del reato di alto tradimento commesso dagli esponenti coinvolti.

      La vicenda è di una gravità sconcertante e può protrarsi ancora oggi soltanto grazie alla complicità dei media ed alla totale inconsapevolezza della collettività, ignara dei meccanismi monetari, sempre attentamente coperti da rigoroso riserbo e segretezza.. (R. STEINER, I punti essenziali della questione sociale, Milano, 1980). C’è da chiedersi come facciano i banchieri, nelle loro riunioni periodiche, a guardarsi in faccia senza scoppiare dalle risate. Come diceva J. Henry Ford, “è un bene che il popolo non comprenda il funzionamento del nostro sistema bancario e monetario perché, se accadesse, credo che scoppierebbe una rivoluzione prima di domani mattina”. Dello stesso parere anche l’anonimo banchiere citato da Tom Schauf (Nota:TOM SCHAUF, America’s Hope: To Cancel Bank Loans Without Going To Court, New York, 2000), il quale confessa che “se gli americani scoprissero la verità su questi segreti, impiccherebbero i banchieri per quello che hanno fatto”.

      In questo contesto kafkiano, con le istituzioni che tradiscono i loro cittadini, affiorano anche aspetti tragicomici.

      La bassa manovalanza monetaria, impegnativa, costosa e non redditizia, è lasciata allo Stato. Questo, infatti, conia le monete divisionarie (in Italia, prima dell’euro, stampava anche i “biglietti di Stato”da 500 e 1000 lire). Si tratta di una frazione minima della complessiva circolazione monetaria (non più del 5%, ammonisce e statuisce la BCE) e del tutto onerosa (anche per semplici questioni di trasporto): le monete più piccole hanno spesso un costo di produzione superiore al valore facciale. Il costo del conio di una moneta varia da 20 a 35 centesimi, mentre quello della stampa di una banconota è di circa 3 centesimi. Il conio delle monetine da 1 lira ne costava 50. Lo Stato, dunque può direttamente acquistare beni e servizi nella piccola percentuale consentita (!!) dalla banca centrale: una sorta di mancia o lo scarico di un compito fastidioso e utile solo agli “schiavi” della collettività?

      Incidentalmente, è bene ribadire che non stiamo parlando soltanto di chi abbia il potere di battere moneta e di come esso appartenga connaturalmente allo Stato. Qui facciamo riferimento alla funzione fondamentale propria dello Stato di gestire la collettività. Ora, la cosiddetta “leva monetaria” (cioè la gestione della moneta), costituisce il più importante strumento per realizzare una politica economica. Un’attività dalla quale dipende lo sviluppo della nazione ed il benessere dei cittadini. Questa semplice ed ovvia considerazione fornisce la dimensione del problema di cui si tratta.

      Naturalmente, non sono mancati degli assai stentati sforzi per cercare di giustificare teoreticamente il disdicevolissimo trasferimento della sovranità monetaria ai banchieri. Si è detto che lo Stato (cioè il governo) se disponesse della sovranità monetaria potrebbe abusarne per scopi elettorali. (JOACHIM BOCHACA, La finanza ed il potere, Padova, 1982).

      L’argomentazione è inconsistente.

      Innanzitutto, gli esponenti delle istituzioni hanno una responsabilità politica nei confronti degli elettori e le loro decisioni costituiscono il metro in base al quale i cittadini li giudicheranno. Ed è opportuno sottolineare che questa responsabilità manca del tutto, invece, per i responsabili delle banche centrali, che rimangono al loro posto anche se commettono gli errori più gravi.

      Secondariamente, parlare di possibili abusi monetari dei governi è sommamente ridicolo a fronte dei ben più gravi soprusi che giornalmente costoro commettono ingannando e mistificando, scatenando guerre, assassinando liberi cittadini con l’etichetta di “terroristi”, ecc. ecc. Comunque, non vi è infine dubbio che, per un governo, è sicuramente meglio il “condizionamento” di finalità elettoralistiche che non quello degli interessi degli speculatori privati.

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