ASHURA, GIORNALAME E REPUBBLICA ISLAMICA

ASHURA, GIORNALAME E REPUBBLICA ISLAMICA

FONTE: IONONSTOCONORIANA (BLOG)

Durante le celebrazioni religiose per l'Ashura si sono ripetuti, soprattutto a Tehran, violentissimi scontri di piazza. Chi ha una conoscenza diretta della realtà iraniana non si stupisce gran che; l'Ashura è una celebrazione luttuosa -non una festa nel senso in cui questo termine viene correntemente inteso in "Occidente"- molto sentita da una parte consistente dell'opinione pubblica ed è nota per l'essere un periodo in cui si concentrano e trovano sfogo tensioni sociali di ogni genere. In altre parole, è difficile che non ci scappi il morto, per un motivo o per l'altro; e fino allo scorso anno la cosa riceveva poca o punta attenzione da parte del mainstream.



Quello che è costruttivo sottolineare è il permanere, assolutamente inscalfibile e totalmente impermeabile perfino all'evidenza, di una presentazione mediatica degli eventi iraniani finalizzata in ogni caso alla conferma di un copione che è lo stesso da trent'anni. Il bias denigratorio che lo contraddistingue si basa su pochi punti fermi, primo tra i quali quello che statuisce che la Repubblica Islamica dell'Iran è una dittatura. Le gazzette liquidano in questo modo un paese il cui panorama politico è tra i più variegati e multiformi che esistano, animato com'è da un'opinione pubblica assolutamente indomabile. Da qualche anno, essendo inviso per programma ed intenzioni alle sue controparti "occidentali", viene definito dittatore anche il presidente in carica; un titolo che nessuno si è mai sognato di adoperare per certi suoi predecessori ritenuti più accomodanti e neppure per i tanti presidenti di altri paesi, giunti a disporre di un potere proporzionalmente maggiore di quello del presidente iraniano utilizzando sistemi sulla cui trasparenza vi sarebbe non poco da ridire. Soltanto la Repubblica Islamica dell'Iran viene sottoposta ogni giorno a puntigliose verifiche di "democrazia" a mezzo stampa.

Di solito la Repubblica Islamica dell'Iran viene presentata come l'unico paese al mondo ad avere l'esclusiva delle esecuzioni capitali, degli arresti e delle carceri. Non più tardi di qualche settimana fa le manifestazioni di piazza nel Regno di Danimarca hanno portato a migliaia di arresti, senza che nessuna gazzetta si sognasse di speculare sul tasso di "democraticità" delle sue istituzioni. Da questo punto di vista si può ritenere per certo che la Repubblica Islamica dell'Iran ha, per le gazzette "occidentali", il ruolo di capro espiatorio utilizzabile per minimizzare o giustificare a contrario qualunque azione repressiva intentata in "Occidente". Si ricordi che lo stesso giornalame che stigmatizza gli avvenimenti iraniani plaude istericamente ogni giorno alle fozzedellòddine dello stato che occupa la penisola italiana e non ha esitato ad estendere la definizione di terrorismo a qualunque comportamento potesse venir percepito come lievemente dissonante rispetto agli unici ammessi dal potere "occidentale", che sono i comportamenti di consumo.



L'incensamento della "dissidenza" fa parte della costruzione a tavolino di una Repubblica Islamica metafisicamente malvagia; il suo peccato originale è quello di ergersi su un mito fondante che non tratta di astratte "libertà" ma di giustizia sociale e di anticolonialismo, cose assolutamente fuori dal concepibile. Un dissidente o un esperto pronto a giurare sull'imminente sfascio delle istituzioni rivoluzionarie e su un crollo che "sarebbe solo questione di tempo" lo si trova sempre.

Lo si trova sempre, da trent'anni filati.

Il problema è che statuire assunti del genere fa a pugni con la realtà. E le gazzette, con la realtà, hanno un rapporto sempre più labile ogni giorno che passa.

La realtà è quella di un assetto istituzionale che dal giorno in cui è nato ha incassato colpi potenzialmente micidiali fatti di guerre di aggressione, di attentati di massa, di boicottaggi economici, di lotte intestine, di uscite di scena di protagonisti e fondatori; di questo assetto istituzionale si auspica il crollo -possibilmente repentino, possibilmente rivendibile mediaticamente a mònito dei nemici prossimi venturi: visto cosa succede a cacciare gli statunitensi a calci?- a seguito di qualche scontro di piazza. Le istituzioni economiche e sociali della Repubblica Islamica controllano ma anche garantiscono (ed è questo secondo punto quello che viene volutamente trascurato dalla "libera informazione") una percentuale a due cifre del prodotto interno e coinvolgono nel loro funzionamento milioni di lavoratori. Durante tutto il 2009 gli scontri di piazza si sono susseguiti senza che il funzionamento globale delle infrastrutture e dell'economia del paese ne risentisse con evidenza perché esportazioni ed importazioni, relazioni internazionali, traffico aereo e tutte le altre attività che contrassegnano una società postmoderna sono andate avanti senza fremiti apprezzabili, per tacere delle attività economiche legate all'artigianato, alla piccola impresa ed alla sussistenza pura e semplice; l'esplodere degli scontri di piazza può indicare sicuramente l'esistenza di un'opposizione politica vitale ed agguerrita ma che non è certo un buon indice per chi volesse predire un regime change; una predizione che alcuni pennaioli peninsulari hanno fatto poco o punto curandosi del sangue che un evento del genere potrebbe costare. In fondo a loro cosa importa; difficilmente sentiranno l'odore dei lacrimogeni dalle loro redazioni milanesi, romane o fiorentine.

Gli scontri di piazza, da soli, non hanno mai provocato nulla del genere ed il minimo sentore di un intervento esterno -un eufemismo per non dire yankee- come quello auspicato dal giornalame più obeso ricompatterebbe all'istante tutte le forze politiche della Repubblica contro l'aggressione. Alcuni esempi del gazzettismo più affezionato ad una realtà che non esiste hanno a tutt'oggi la spudoratezza di venare le loro produzioni mediatiche di un allucinato nostalgismo pro-Pahlevi.



Il ritratto della società iraniana presentato dal mainstream risulta come minimo scotomizzato, e si limita a presentare in luce favorevole quei settori sociali che i sudditi "occidentali" possano percepire come identici a loro secondo il già citato metro dei comportamenti di consumo.

Un altro aspetto del reale sistematicamente trascurato è dato dagli ottimi rapporti economici che molti paesi "occidentali" hanno con la Repubblica Islamica dell'Iran. L'opinione pubblica dello stato che occupa la penisola italiana vede ogni giorno la Repubblica Islamica bersagliata da invettive isteriche, presagi funesti per definizione e semplificazioni peggio che arbitrarie di dinamiche e di stati di fatto che tutto sono meno che semplificabili. Il fatto che lo stato che occupa la penisola italiana sia il primo partner commerciale di Tehran all'interno dell'Unione Europea, insieme alla Repubblica Federale Tedesca, non viene mai menzionato; ma la realtà è questa.

Una realtà poco utile a chi deve per contratto demonizzare ogni giorno la Repubblica Islamica, e che si trova costretto a servirsi di altri strumenti.


Fonte: http://iononstoconoriana.blogspot.com

Link: http://iononstoconoriana.blogspot.com/2009/12/ashura-giornalame-e-repubblica-islamica.html

28.12.2009


VEDI ANCHE: TEHERAN

Commenti (64)

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    1. cesare52 28 dicembre 2009

      @Dana74. Noto che il collettivo "provocatori in servizio permanente effettivo" è ritornato dalle vacanze. Speriamo che a "Casa POUND" , al primo piano, funzionino i termosifoni. Mi fa scompisciare dal ridere che proprio lei, gentile Dana 74 (uso un nome proprio per indirizzarmi ad un collettivo) si avventuri a parlare di CIA e di pagamenti. Da quale pulpito viene la predica! E' proprio vero: alla spudorataggine non c'è mai fine. Lasci stare, con lei la rivoluzione e l'emancipazione dei popoli non c'entrano niente. Lei insozza questi concetti solo con il parlarne. Per il resto, mi scuserà ma non ritengo che ci sia una qualsiasi cosa da rispondere e ragionare con lei e quelli che ha dietro. I conti con certa genia sono stati chiusi, definitivamente a Piazzale Loreto ed a Norimberga. E non credo si possano mai riaprire, per quanto lei e persone del suo stampo si affannino. E mi saluti la signora Mikaela.

    1. dana74 28 dicembre 2009

      cesare52 è vero che stanno riscrivendo la storia, QUELLA PER CUI SONO PAGATI DALLA CIA

    1. dana74 28 dicembre 2009

      COSA DEVE FARE

      www.resistenze.org - popoli resistenti - iran - 07-10-09 - n. 289

      da: www.michelcollon.info/index.php?option=com_content&view=article&id=2288:que-doit-faire-ahmadinejad-pour-recevoir-le-prix-nobel&catid=1:articles&Itemid=2
      Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura di C.T. del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

      Cosa deve fare Ahmadinejad per ricevere il premio Nobel ?

      Dossier «Comprendere il mondo mussulmano» : L’IRAN

      Intervista di Michel Collon e Gregorie Lalieu a Mohamed Hassan

      La minaccia iraniana incombe sull’Occidente? Le elezioni erano truccate? Quale era la vera posta in gioco? Perché gli Stati Uniti hanno sostenuto il movimento di opposizione? Per il nostro dossier “Comprendere il mondo mussulmano”, Mohamed Hassan risponde a queste domande. L’esperto chiarisce le diverse forze che si affrontano in Iran, perché Ahmadinejad si trova così spesso sulle prime pagine dei giornali e come la repubblica islamica graverà sull’avvenire dell’impero statunitense, indebolito.

      I media ci dicono che l’Iran rappresenta una grande minaccia. Come prova le dichiarazioni di Ahmadinejad su Israele e il suo programma nucleare. L’Iran è davvero un paese pericoloso?

      Prima di tutto, dovete sapere che questo famoso programma nucleare è stato avviato durante il regime precedente, quello dello Scià. Con l’appoggio degli Stati Uniti! Inoltre, gli oppositori di Ahmadinejad all’interno e all’esterno del paese hanno portato avanti una campagna, sostenendo la volontà dell’Iran di entrare in guerra con Israele. È falso. L’Iran non vuole entrare in conflitto con nessuno. Vuole soltanto affermare la sua sovranità nazionale. La questione del nucleare deve essere considerata da questo punto di vista. Per il popolo iraniano rappresenta un diritto all’autodeterminazione.

      Ma Israele si dichiara minacciato. E vero che Ahmadinejad nega l’Olocausto?

      No. Ha riconosciuto che l’Olocausto è stato un avvenimento terribile, ma ha sottolineato il fatto che i responsabili di questo genocidio non ne hanno pagato il prezzo mentre i Palestinesi sì. Durante la Prima Guerra Mondiale, la Germania ha attaccato i suoi vicini e ne ha pagato le conseguenze. Per esempio, il Belgio è stato risarcito dalla Germania.

      Qual è la vera posizione di Ahmadinejad ? Egli sostiene che per stabilire quali siano i responsabili dell’Olocausto e farli pagare, si deve studiare questo tragico avvenimento e farne dibattito pubblico. Questo elemento essenziale è tenuto nascosto dalla campagna anti-Ahmadinejad: alcune persone gli fanno delle domande e poi rendono note le sue risposte estraendole dal contesto in cui sono state dette. Inoltre, il problema della responsabilità nell’Olocausto è diventata un tabù. Tutta questa propaganda contro Ahmadinejad mira a destabilizzare l’Iran.

      Perchè ?

      Noam Chomsky ha spiegato nel suo libro The Fateful Triangle che Israele, al tempo dello Scià, voleva costruire un’alleanza con l’Iran, la Turchia e l’Etiopia per stroncare il nazionalismo arabo nella regione. Oggi, Israele vorrebbe che in Iran ci fosse un governo condiscendente. L’obiettivo immediato della campagna contro Ahmadinejad è di interrompere le relazioni tra l’Iran da un lato e Hezbollah e Hamas dall’altro. Questo consoliderebbe la posizione di Israele su due fronti. Innanzitutto i paesi filo occidentali della regione in buoni rapporti con Israele (come l’Egitto e la Giordania) sarebbero rafforzati. Poi, in Palestina, la posizione di Abu Mazen uscirebbe rinforzata e le forze che vogliono resistere a Israele indebolite. Ecco le ragioni della campagna israeliana contro Ahmadinejad.

      La questione palestinese e il programma nucleare non sono serviti ad Ahmadinejad come pretesti elettorali per riunire la popolazione intorno a sentimenti nazionalisti ?

      Questo è quello che hanno sostenuto alcuni oppositori di Ahmadinejad durante la campagna. Sicuramente il popolo iraniano, che ha conosciuto le privazioni con lo Scià, è solidale con i palestinesi. Ma questo non ha potuto rappresentare un elemento cruciale nel determinare i risultati delle elezioni: non è la Palestina che da lavoro e cibo agli iraniani. In realtà, la visione politica di Ahmadinejad si rivolge allo Stato che, per lui, deve controllare tutto. È per questo che è stato eletto dai lavoratori e dai contadini, dagli operai nelle città: queste persone beneficiano dell’intervento statale e della sua politica economica. Al contrario, riformisti come Moussavi (che era sostenuto dall’Occidente) non sono d’accordo con questa visione.

      Qual è la loro posizione?

      Questi riformisti provengono dalla cosiddetta «borghesia del Bazar», una borghesia che esiste da molto tempo nei paesi islamici. È composta dai produttori artigiani associati ai contadini. Al tempo dello Scià, la borghesia del Bazar non era così importante, poiché il paese era dominato dalla borghesia compradora, che utilizzava l’apparato statale e le finanze del governo per commerciare con i paesi imperialisti attraverso l’import-export. I compradores non producevano nulla, non facevano altro che vendere dei prodotti. È per questo che l’economia irania è molto dipendente dall’estero.

      A quell’epoca, la borghesia del Bazar non era sostenuta dai compradores, in modo che non disponesse di capitali e tecnologie. È per questo che essa ha sostenuto Khomeini durante la rivoluzione islamica del 1979. Il sistema economico iraniano è stato così trasformato e con lo sviluppo della borghesia del Bazar, a scapito di quella dei compradores, il paese è passato da uno statuto neocoloniale a un modello indipendente.

      Le persone provenienti dalla borghesia del Bazar videro nella rivoluzione un’opportunità di utilizzare il capitale di Stato per fare un sacco di soldi. E oggi qualcuno di loro è miliardario! I riformisti come Moussavi, Rafsandjani o Khatami provengono da questo gruppo. Li si chiama «riformisti» non perché hanno idee progressiste ma perché vogliono cambiare il sistema economico attuale, riducendo l'intervento dello stato e lasciando più spazio alle privatizzazioni. Questo permetterà a qualcuno di loro di diventare ancora più ricco poiché l’Iran rappresenta un enorme mercato. Questa era la posta in gioco principale delle ultime elezioni e come si è già detto la maggior parte degli iraniani che beneficiano dell’intervento dello stato hanno scelto Ahmadinejad invece del «riformista» Moussavi.

      Secondo voi, queste elezioni non sono state manipolate?

      Certo che no. L’idea che sono state truccate arriva dalla propaganda gestita per isolare Ahmadinejad e stabilire in Iran un governo filo occidentale. È sufficiente analizzare qualche elemento per capire che quest’idea di frode non è seria. Innanzitutto, la Fondazione Rockefeller ha finanziato una ONG per realizzare un sondaggio d’opinione due settimane prima delle elezioni: Ahmadinejad era dato vincitore tre contro uno. In secondo luogo, i nostri media non hanno mai mostrato i dibattiti che sono stati organizzati durante la campagna elettorale in Iran: chiunque avrebbe potuto vedere che si trattava di dibattiti molto aperti e avrebbe potuto capire meglio perché Ahmadinejad è stato eletto dai lavoratori. In terzo luogo, ci si potrebbe domandare: chi sono coloro che sostengono che c’è stato un broglio elettorale in Iran? Perché gli Stati Uniti non si interessano alla democrazia negli Emirati? Perché non c’è una campagna contro l’Afghanistan dove le elezioni sono state chiaramente truccate? Etc…

      Per rispondere a queste domande, si deve comprendere che a seconda degli interessi imperialisti, le elezioni sono definite buone o cattive. Infine, il popolo iraniano ha visto cosa le forze imperialiste hanno fatto in Iraq, in Afghanistan e in Pakistan. È anche una delle ragioni per cui gli iraniani hanno scelto Ahmadinejad, che costruisce un’alleanza antimperialista con paesi come la Cina o la Russia. Al contrario, i riformisti, definiti più «pragmatici», sono in realtà pronti a stabilire buoni rapporti con i paesi imperialisti per commerciare con loro.

      Hillary Clinton ha recentemente ammesso che gli Stati Uniti hanno incoraggiato il movimento di opposizione iraniano dopo le elezioni. Ma non era la prima volta che Washington interveniva nella politica dell’Iran, non è così?

      Nel 1953, in effetti, la CIA ha rovesciato il Primo Ministro Mossadegh. Lui era stato eletto per le sue idee nazionaliste e progressiste. Nel 1951, ha nazionalizzato l’industria petrolifera, provocando l’ira degli interessi anglosassoni nella regione. Un’operazione orchestrata dalla CIA ha sostituito Mossadegh con Mohammad Reza Pahlavi, lo Scià, che ha difeso gli interessi imperialisti nella regione per molto tempo.

      Per gli Stati Uniti era molto importante avere un alleato in Iran, dal momento che il Golfo era stato a lungo dominato dall’impero britannico. Ma, quest’ultimo, dopo gli anni sessanta, si è indebolito e gli inglesi non avevano più i mezzi per finanziare le loro posizioni strategiche in questa regione. Quando hanno lasciato il Golfo, gli Stati Uniti temevano che l’influenza dei sovietici e il nazionalismo arabo avrebbero colto l’occasione per rinforzarsi. È per questo che Washington ha utilizzato lo Scià per interpretare il ruolo del gendarme nella regione e difendere i suoi interessi. Lo Scià ha beneficiato del denaro del petrolio per costruire un’enorme potenza militare e un servizio di informazione solido e spietato: il Savak. In quel momento, due forze si fronteggiavano nella regione: i rivoluzionari, che acquisivano sempre più legittimità tra le masse, come il governo di Nasser o la rivoluzione repubblicana in Yemen; dall’altro lato i filo imperialisti come il regime wahabita saudita, il governo del Kuwait o della Giordania. La dittatura militare creata dallo Scià con l’aiuto degli Stati Uniti ha contribuito fortemente alla vittoria delle forze filo imperialiste.

      Quale era la situazione in Iran sotto la dittatura dello Scià?

      Il popolo iraniano ha sofferto molto sotto questo regime. Come ho già detto, il paese era comandato dalla borghesia compradora, gestita da monarchi feudali e da un regime militarista, in uno Stato semi-coloniale senza la minima volontà di costruire un’industria nazionale. La borghesia nazionale era molto debole e la maggioranza della popolazione era composta da contadini, piccola borghesia e piccolo proletariato. Le differenze sociali erano enormi. Alcuni erano più ricchi di tutto quello che si può vedere a Beverly Hills; al contrario, molti iraniani non avevano mai visto il colore di una scarpa. È per questo che la maggioranza del popolo iraniano ha sostenuto la rivoluzione islamica del 1979 che ha rovesciato lo Scià. La diversità tra le classi sociali, ecco in realtà l’unico modo di capire l’Iran prima e dopo la rivoluzione.

      Come si è sviluppata la rivoluzione? Come l’Iran ne è stato trasformato ?

      Sicuramente, a causa delle enormi differenze tra le classi sociali, alcuni partiti e associazioni volevano cambiare il sistema. Il più importante di questi partiti è stato a lungo il partito comunista «Toudeh». Lo Scià li ha contrastati con forza, ma il suo più grande errore è stato probabilmente quello di lasciare sviluppare l’organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano (OMPI). Questi, si ispiravano alla teologia della liberazione (America Latina), combinando un’analisi marxista delle classi con il pensiero islamico. Lo Scià riteneva che l’introduzione di una nuova teoria, che combinava Marx e Islam, avrebbe ridotto l’influenza del suo principale nemico, il comunismo. Ma l’OMPI era in realtà più di un partito, dal momento che i suoi aderenti avevano una visione realista, come i sandinisti in Nicaragua. Sono diventati popolari e molto influenti. Tuttavia, per rovesciare lo Scià, mancava loro un leader. È per questo motivo che vollero servirsi di Khomeini (che allora era esiliato in Francia), poiché era un leader carismatico e antimperialista. Ma Khomeini aveva un proprio progetto. Così quando fu rovesciato lo Scià, egli affermò subito la sua ideologia e prese il potere. Tale avvenimento ha creato delle tensioni con i Mojahedin del popolo. Le due parti si affrontarono e infine Khomeini s’impose, godendo anche dell’appoggio della borghesia del Bazar.

      Qual era la visione di Khomeini?

      Per Khomeini il potere deve ritornare ai popoli del terzo mondo, oppressi dall’imperialismo. Voleva creare un fronte unito dei popoli e sostenne, ad esempio, i sandinisti in Nicaragua. In questo modo, l’Iran è passato da Stato neocoloniale a Stato indipendente. La prima misura del governo è stata di nazionalizzare il petrolio proprio come aveva fatto Mossadegh. Ha sostenuto la necessità di un parlamento e di un controllo su di esso in base alla religione e all’indipendenza nazionale: la Guida Suprema.

      Dal momento che la candidatura alle elezioni deve essere approvata dalla Guida Suprema, il sistema politico iraniano è davvero democratico?

      La definizione di democrazia è essa stessa una grande domanda. In Iran c’è una democrazia di tipo occidentale, una democrazia di Stato borghese? Certo che no. La Guida Suprema controlla il sistema politico iraniano ma sarebbe ingenuo credere che le elezioni dei paesi occidentali sono esempio di una democrazia migliore. Le elezioni qui da noi si fanno in base a forze che si trovano dietro ai partiti e che non si vedono direttamente. L’Iran è una repubblica islamica e tutti i partiti devono quindi basarsi sulla religione. I partiti laici sono visti come un’invenzione occidentale che potrebbe dividere il popolo e minacciare la sovranità nazionale del paese.

      È proprio questa indipendenza iraniana che infastidisce i paesi imperialisti. Essi non hanno in realtà alcun problema con il fatto che l’Iran sia uno Stato islamico. L’Arabia Saudita è uno Stato islamico dove non ci sono elezioni e i paesi imperialisti non se ne preoccupano affatto poiché l’Arabia Saudita è un paese amico. Il vero problema è che l’Iran ha una visione indipendente
      della sovranità nazionale. Immaginiamo che Ahmadinejad abbandoni la sua idea di indipendenza nazionale e adotti un sistema dove gli interessi imperialisti vengano difesi come in Arabia Saudita: riceverebbe sicuramente il Premio Nobel!

      Pochi giorni fa, Zbigniew Brzezinski, il consigliere di Obama, ha dichiarato che se Israele attaccherà l’Iran, gli Stati Uniti dovrebbero intercettare i suoi bombardieri. Non è sorprendente?

      Brzezinski osserva che gli Stati Uniti sono stati gravemente indeboliti sul piano economico e militare per due motivi. Innanzitutto, i neoconservatori, quando sono saliti al potere, hanno utilizzato l’11 settembre come pretesto per fare la guerra e hanno trasformato in nemico l’intero mondo musulmano. È stato totalmente folle e contro-produttivo per gli Stati Uniti. Inoltre, l’invasione dell’Iraq è stato un grosso errore: non ha rinforzato gli Usa, ma ha procurato loro seri problemi.
      In questo contesto, Brzezinski tenta di trovare delle soluzioni pur tenendo presente che l’obiettivo più importante per gli Usa è contenere lo sviluppo del suo principale rivale: la Cina. Una parte della soluzione consiste nel rinforzare la Nato, poiché questa istituzione può rappresentare una risposta ai problemi dell’occidente in generale e degli Stati Uniti in particolare. È per questo motivo che Brezinski ha avvallato la proposta della Gran Bretagna, della Germania e della Francia di tenere una nuova conferenza internazionale sull’Afghanistan: è essenziale che la Nato non esca sconfitta in Afghanistan come è successo ai sovietici perché essa è la sola che permetterà agli Usa di svolgere un nuovo importante ruolo nel mondo.

      Un’altra parte della soluzione consiste in nuovi partenariati per costruire un’alleanza più forte contro la Cina. In quest’ottica, Brzezinski considera che la politica in particolare verso l’Iran, ma anche verso gli altri paesi islamici e la Russia, non dovrebbe essere aggressiva. Dovrebbe al contrario essere basata sul dialogo e non rimanere intrappolata dalla propaganda sionista di Israele.

      Ecco spiegato il discorso di Obama a Il Cairo. Gli Stati Uniti devono convincere i musulmani, gli indù e la borghesia russa che è più interessante allearsi con le forze occidentali piuttosto che con la Cina. È per questo che Brzezinski ha detto che la collera dei paesi che sono stati considerati come nemici dall’amministrazione Bush deve essere presa in considerazione. Questi paesi dovrebbero ora avere il diritto di utilizzare le proprie risorse. Le ragioni di questo cambiamento politico sono chiare: gli Stati Uniti devono impedire a questi paesi di costruire un altro sistema mondiale per tenerli in un sistema dominato da Washington.

      È segno che le relazioni tra Stati Uniti e Israele non sono più così buone?

      Innanzitutto, non è Israele che detta la politica agli Stati Uniti. È la borghesia americana che decide. Ma c’è un dato di fatto: esiste una profonda divisione in seno all’imperialismo statunitense. C’è una prima corrente, arretrata, che crede ancora che gli Usa possano continuare per la via militare. Ma non è realistico: il paese si trova davanti a un problema demografico e un confronto militare con la Cina è perso in partenza. L’altra corrente, di cui fanno parte Brzezinski e Obama, capisce che è necessario dare prova di tattica e mostrarsi realisti per mantenere l’egemonia USA. Essi sostengono: «Dobbiamo conoscere i nostri punti di forza e i nostri limiti e lavorare su questo. Al fine che la nostra forza non venga percepita in modo negativo ma positivo. La nostra forza deve essere una garanzia per i nostri partner».

      Gli Usa hanno certamente dei legami forti con Israele, ma la questione euro-asiatica (il controllo dell’Eurasia) è la più importante: è là che si deciderà il futuro dell’umanità. Brzezinski vuole quindi controllare la pentola. Sa che la temperatura della pentola deve essere decisa da cuochi molto furbi, non da pazzi. In realtà, se la pentola straborda, brucerà tutto il mondo e gli americani saranno cacciati dalla regione. Ecco spiegata la dichiarazione di Brzezinski sui bombardieri israeliani e il fatto che per la prima volta gli Usa fanno delle concessioni e autorizzano altre forze occidentali a venire nel Golfo. È il caso ad esempio della Francia che ha una base militare negli Emirati Arabi Uniti. Questo testimonia anche la debolezza attuale degli Stati Uniti.

      Note:

      Testi sull’Iran consigliati da Mohamed Hassan :
      - The Persian Puzzle, di K. Pollack (ancien conseiller de Clinton et analyste de la CIA), Brookings Institution, 2004
      - Ervand Abrahamian, Iran Between Two Revolutions, Princeton Studies, 1982
      - Ervand Abrahamian, The Iranian Mojahedin, Yale University Press, 1989
      - Trita Parsi , Treacherous Alliance: The Secret Dealings of Israel, Iran and the United States, Yale University Press, 2007
      - Noam Chomsky, Fateful Triangle: The United States, Israel, and the Palestinians, South End Press, 1983.
      - Zbigniew Brzezinski, An agenda for Nato, Foreign Affairs, septembre –octobre 2009
      - Michel Collon, Quelle sera, demain la politique internationale des USA ?

    1. cesare52 28 dicembre 2009

      Io non sto con chi giustifica, in base ad un antimperialismo di stampo brezneviano, le botte a chi va in piazza prima e le torture in carcere poi, degli oppositori. Quali essi siano. Qualsiasi cosa vogliano. Prometto che in futuro trattero alla stessa stregua i berlusconiani quando scenderanno in piazza dopo che il Berlusca sarà toccato, finalmente, dalla sentenza MILLS. Non riderò (troppo) ed anzi neanche sghignazzerò in pubblico. Naturamente noi siamo il paese di pulcinella: tutto finisce nel ridicolo. In Iran no, quindi rispetto per chi lotta per la propria libertà. Aggiungerei l'opportuna visita di www.abolrish.blogspot.com. condotto da un antimperialista iraniano, di cui mi considerò un fratello e da cui imparo per le notizie dal vivo e senza intermediari cosa sta succedendo in Iran e come una popolazione sta combattendo una rivoluzione oggi, mentre noi ci rimpizziamo di panettone e discettiamo con tanta presunzione ed arroganza di qualcosa di cui ignoriamo l'abc. Gli oppositori iraniani stanno scrivendo pagine di storia e, per me, che rimango malgrado tutto un rivoluzionario, stanno anche sperimentando e creando una nuova teoriaprassi di come si fa una rivoluzione oggi.

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