ANALISI ECONOMICA GLOBALE

ANALISI ECONOMICA GLOBALE

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

DI ANDREA MENSA




In risposta a Marshall Auerback

L’analisi della situazione globale, non può non tenere conto di alcune considerazioni che interessano la distribuzione della ricchezza, e della fiscalità, all'interno dei singoli paesi. Mano a mano che si allontana il punto di osservazione dalle dinamiche che interessano i singoli individui, cambia la prospettiva, e, se non si tiene conto delle peculiarità nella distribuzione della ricchezza, si arriva a delle conclusioni, non solo errate, ma addirittura fuorvianti, con cariche eversive tutt'altro che simpatiche. Dimenticare poi, che i popoli, non sono un insieme di persone con eguali diritti, possibilità, ricchezza, e obiettivi, può essere non solo pericoloso, ma addirittura controproducente rispetto agli obiettivi posti. Pertanto inizio con una analisi della società, per approdare all'analisi globale della situazione legata all'attuale crisi.


Parto dalla prima considerazione importante, ovvero che la distribuzione della ricchezza e quindi del carico fiscale, nella maggior parte degli stati moderni, è semplicemente oscena e socialmente criminale.È deleterio, dal punto di vista della convivenza civile, che vengano permesse delle forbici tra la disponibilità di risorse (reddito + capitale) tra i più ricchi e i più poveri di milioni di volte. È banale osservare che se la forbice della tassazione va da un minimo del 10% ad un massimo del 50%, i poveri diventeranno sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi. Togliere il 10% a chi ha un reddito di 1.000€/mese significa ridurlo alla fame, pertanto togliergli ogni possibilità di risparmio e quindi di accumulo di ricchezza. Mentre togliere il 50% a chi “guadagna” 100.000€/mese significa che la sua capacità di risparmio è almeno del 50% del restante. Se poi il primo, proprio per la sua estrazione povera, deve anche pagarsi un affitto, mentre il secondo, dopo pochi anni di risparmi può diventare proprietario dell’abitazione in cui abita, questa forbice è destinata ad allargarsi ulteriormente. Ed ho ipotizzato SOLO una forbice di 100 a 1. Notare inoltre che i servizi che lo stato fornisce, dalla sicurezza, alla giustizia ai trasporti, a quanto associato ai trasporti “di lusso” come aeroporti, porti e ancoraggi per barche da diporto, ecc… che sono normalmente in deficit, e quindi pesano sulla fiscalità generale, siano però utilizzati solo da persone relativamente benestanti. Sono quindi ovvie due considerazioni in merito.

La prima è che la fiscalità dovrebbe avere aliquote molto più alte per i redditi più alti, e non solo, ma dovrebbe anche interessare non solo i redditi, ma anche i capitali posseduti, con lo stesso criterio di forte progressività.
La seconda che il controllo della massa monetaria, e quindi della relativa inflazione, andrebbe fatta anche sulla base di CHI si appropria di eventuali risorse immesse dallo stato. E qui mi avvalgo di una considerazione addirittura banale. Denaro che affluisca in chi ha redditi bassi, e quindi sta già facendo sacrifici per la sopravvivenza, aumenterà immediatamente i livelli di spesa e consumo. Denaro che affluisca in chi già abbia elevate possibilità NON aumenterà in alcun modo i consumi, ma tutt’al più i risparmi di tali persone.



Ora è necessaria un’altra considerazione/osservazione. Ovvero a cosa è dovuta la inflazione/svalutazione della moneta. Se consideriamo un sistema in equilibrio economico, ovvero un sistema in cui chi produce beni e servizi ottiene anche risorse tali che gli permette di acquistare tali beni e servizi, ovvero un sistema in cui il denaro destinato all’acquisto dei beni e servizi, considerato nella sua velocità di circolazione, è pari al valore di tali beni e servizi prodotti e consumati nell’unità di tempo, ebbene , tale sistema si manterrà indefinitamente, non generando alcuno squilibrio. Tanto si crea, come valore, tanto si consuma, e questo include pure risparmio e nuovi investimenti, e quindi nuove e aggiornate produzioni.

In tale sistema ideale, la percezione che ha ogni persona del valore del denaro, è legata alla quantità e qualità dei beni che può di volta in volta acquistare. Supponendo che in tale sistema alcune persone acquisiscano maggiori possibilità di spesa, e quindi si procurino una quantità maggiore di beni. Se la produzione resta costante si avrà immediatamente un aumento dei loro prezzi, dovuta alla sopravvenuta scarsità di tali beni. Stessa identica cosa accade se, per cause esterne a tale sistema, i costi e quindi i prezzi di tali beni e servizi, aumentano. Quindi è abbastanza intuibile che, se un aumento di prezzo avviene su beni di comune e diffuso consumo, la percezione del loro aumento sarà proporzionalmente diffusa, mentre se avviene solo su prodotti “di nicchia”, tale percezione sarà limitata ai pochi consumatori. Visto poi, che nel rapporto dialettico tra disponibilità economica degli acquirenti, e prezzi dei beni e servizi, un aumento dei prezzi spingerà a richiedere e ottenere maggiori disponibilità economiche, ecco che si innescherà quella che è definita come spirale inflazionistica, ovvero una serie di fenomeni che si causano a catena in modo circolare. Fenomeno diametralmente opposto accade se diminuiscono le possibilità di spesa degli acquirenti, creando un “ invenduto” che porterà a sconti o diminuzione di prezzi, ma anche di produzioni, con espulsione di forza lavoro che è l’unica componente che può causare un immediato risparmio nella formazione dei prezzi, ma che a sua volta riduce ulteriormente le disponibilità globali per l’acquisto dei beni, in una spirale, questa volta, deflazionistica.


Stesso fenomeno si verifica se gli acquirenti vengono indotti ad un maggiore risparmio, quindi ad una riduzione della parte di reddito destinato ai consumi, cosa che accade normalmente quando venga percepita una “crisi” economica.


La cosa importante, in queste fasi di “squilibrio” è osservare quali categorie di beni e servizi, e quali categorie di persone, sono interessati a tali variazioni. Rispetto ad un computo della inflazione fatto su un campione generale dei beni, considerando il prodotto del prezzo unitario per i quantitativi commercializzati, così che un prodotto di basso prezzo ma elevatissimo consumo, può, nel computo ponderato contare molto più di un prodotto molto costoso ma commercializzato solo su pochi esemplari, quella che è definita l’inflazione percepita, è quella relativa ai beni di più largo e comune consumo, proprio perché essendo percepita dalla stragrande maggioranza delle persone, assume un carattere preponderante rispetto a quella di prodotti più “di nicchia”. Tutto ciò per dire un’altra banalità. La “percezione” sui prezzi, e quindi l’innesco di spirali, è predominante quella sui prodotti di largo e comune consumo, e, quindi proprio perché “largo” interessa essenzialmente le classi più povere, che sono la stragrande maggioranza. E quindi se eventuali variazioni di disponibilità interesseranno le classi più povere, oppure se variazioni dei prezzi interesseranno i beni di largo e comune consumo, si innescheranno immediatamente le spirali conseguenti, mentre se le variazioni interesseranno beni “di nicchia” oppure la classi più ricche, che ne sono i naturali consumatori, difficilmente si innescheranno tali spirali. Di qui la conclusione che, se un governo vuole aumentare l’inflazione, ad esempio per combattere un movimento deflattivo, non sarà sufficiente che generi liquidità, se questa viene intercettata dalle classi abbienti o peggio ancora non esce nemmeno dalle banche, ma sarà necessario che faccia giungere tale liquidità alle classi più povere. Così come un diffuso pessimismo, che induca al risparmio a scapito della spesa, avrà ripercussioni deflazionistiche, tanto quanto un aumento della disoccupazione che riduce proprio i consumi legati addirittura alla sopravvivenza come il cibo. Per verificare quanto sopra, non occorrono né formule matematiche né conoscenze approfondite della materia, ma basta un minimo di spirito di osservazione e di buon senso.


Ed ora passiamo al discorso del debito. Uno stato, come ogni entità economica, ha delle entrate e delle uscite (spese).


Per gestire questo enorme flusso di denaro si compila un bilancio, in modo da avere sotto controllo la situazione economica complessiva. Vi sono due bilanci: uno di competenza e uno di cassa. Questo perché ben difficilmente come si decide una spesa o si stabilisce il diritto ad una entrata, questi si saldano immediatamente. Pagamenti a 30, 60 giorni, o rateizzazioni delle tasse, portano ad avere il movimento di denaro in tempi diversi da quando scaturisce il diritto a tale movimento. Per cui il bilancio di competenza elenca entrate e uscite nel momento che si genera tale diritto, il bilancio di cassa invece riporta i movimenti quando essi fisicamente avvengono.


Il bilancio si chiama così perché deve far equivalere (bilanciare) entrate e uscite. Se le entrate, come molte volte avviene nei bilanci statali, sono inferiori alle uscite, significa che ad un certo punto le risorse dello stato finiranno prima di aver assolto tutti i suoi compiti. Quanto avviene è quindi che lo stato ha bisogno di ulteriori risorse, ma sulla base delle leggi e della sua capacità di riscuotere quanto gli è dovuto, non è in grado di riscuoterne altre. Allora chiede dei prestiti. In cambio di tali prestiti, emette dei certificati che indicano sia la durata del prestito, che l’interesse o premio, che verrà corrisposto per tale prestito. Quanto accade normalmente è che allo scadere dei prestiti, lo stato non solo ha accumulato risorse per pagare il capitale, ma nemmeno l’interesse, e sovente, ha un ulteriore deficit da finanziare. Quindi chiede prestiti per ottemperare a tutte queste necessità, che ovviamente sarà maggiore di quello scaduto. L’accumulo di tali debiti è il debito pubblico. Se è comprensibile che in una “democrazia” i governanti che vengono eletti dal popolo siano incentivati a spendere molto e chiedere poco, è abbastanza naturale.

Ogni cittadino vorrà avere il massimo dei servizi ma pagare il minimo di tasse. Il problema è che se il popolo non fa caso ai bilanci che generano tali governanti, rischia di avere, a fronte di qualche beneficio oggi, un grosso debito da pagare domani. Un popolo intelligente farebbe molta attenzione a tutto ciò, bocciando inesorabilmente quei politici che, pur concedendo qualcosa, caricano il popolo presente e futuro di debiti. Ma c’è molto di più e molto di peggio. Come ho cercato di descrivere all’inizio, il popolo non è una massa uniforme e compatta. Fanno parte del popolo sia i poveri che i ricchi. L’inganno maggiore avviene quando, a fronte di piccoli vantaggi per i poveri, si danno grossi vantaggi ai ricchi indebitando lo stato. Subito sembra di essere arrivati nell’eden, di aver trovato la cornucopia del benessere, per poi accorgersi, quando i debiti salgano oltre un certo limite che non era tutt’oro quel che luccicava. E quando il debito pubblico raggiunge livelli difficili da rifinanziare (ovvero trovare più prestiti di quelli che scadono), ecco che la si mette sul tragico ed iniziano gli appelli retorici a favore del salvataggio della patria. E si chiedono sacrifici A TUTTI, ben sapendo che i vantaggi grossi sono stati storicamente goduti da pochi. Questo fatto genera la richiesta, stupida quanto inconcludente, di far emettere denaro allo stato. Ora, dato che nessuno darebbe il proprio libretto degli assegni in mano a qualcuno che si è coperto e continua a coprirsi di debiti, vi sono alcune ottime ragioni affinché ciò non avvenga. Quando lo stato è un forte debitore, il suo massimo interesse è che si entri in clima di inflazione. Io ottengo oggi del denaro che ha un certo valore e lo rendo un domani quando lo stesso denaro varrà di meno. In termini di valore ci guadagno la differenza. L’interesse del creditore è esattamente l’opposto. Quindi in termini di controllo dell’inflazione, di conservazione del potere d’acquisto, cosa estremamente conveniente per coloro che hanno redditi fissi e comunque difficoltà ad adattare il reddito all’inflazione, conviene che a controllare la massa monetaria sia il creditore ovvero il massimo creditore che è il sistema bancario e non lo stato che, essendo un grosso debitore, avrebbe invece tutto l’interesse a generare inflazione. Inoltre, se fosse lo stato a emettere denaro, si risolverebbe il tutto in una semplice partita di giro, ovvero da una parte spenderebbe denaro “creato”, ma dall’altra aumenterebbe il debito pubblico. Cosa ben diversa se il bilancio dello stato fosse in ATTIVO e non avesse debito pubblico. In tale condizione, il surplus potrebbe esser monetizzato, emettendo denaro rappresentante tale attivo. Ecco allora che sarebbe denaro emesso dallo stato, e non più dato a prestito, in quanto chi lo otterrebbe lo avrebbe già in pagamento di un bene o un servizio, e quindi sarebbe già posseduto all’origine. E per capire ciò occorre capire la distinzione tra denaro con valore intrinseco posseduto e denaro “fiat” ovvero creato dal nulla e imprestato. Il denaro con valore intrinseco, è sempre e solo posseduto. Chi lo detiene ne è sempre il proprietario, a meno che lui, proprietario, decida di concederlo in prestito. Uno scambio, bene contro denaro, è in effetti un baratto, in quanto anche il denaro è un bene, non solo per cosa rappresenta ma per quanto gli viene riconosciuto. Dopo che lo scambio è avvenuto il bene è andato ad uno e il denaro all’altro, nulla è in sospeso. Il tutto si conclude li. Il denaro “fiat” invece innanzitutto è generato a debito, e poi il suo valore è dato unicamente dal fatto che potrà esser scambiato (e quindi accettato in pagamento da qualcun altro) nuovamente contro un bene di tale valore. Dire che è generato a debito, non significa che è un debito. Se voglio costruirmi una casa, e non ho il denaro necessario, chiedo un prestito alla banca. Nel momento in cui la banca crea tale denaro e me lo dà, io ho il denaro e un debito, la banca un credito. Io pago il muratore, l’elettricista, l’idraulico , ecc… che mi fanno la casa. A quel punto io ho la casa, non ho più il denaro, ma ho un debito. Il muratore, l’elettricista , l’idraulico, invece avranno del denaro. Di loro proprietà perché avuto in cambio di una prestazione.
Quindi ora cosa deve accadere ?

Deve accadere che io crei della ricchezza, dei beni, dei servizi, li venda a chi ha denaro, e raccolga il denaro per rimborsare il debito. Darò tale denaro alla banca, cancellerò così il mio debito, la banca distruggerà quel denaro. Innanzitutto dovrebbe risultare chiaro, in questo movimento, che il valore intrinseco del denaro non ha alcuna importanza. Che fossero pezzi di cara colorati, conchiglie, pezzi di legno, visto che comunque devono tornare a chi li ha emessi, non cambia assolutamente nulla. La loro funzione è stata quella di rappresentare un certo valore, con tale valore sono uscite, hanno circolato e permesso degli scambi, sono stati raccolti e quindi resi, sempre rappresentando lo stesso valore. Una volta resi ritornano gli insignificanti pezzi di carta, conchiglie o pezzi di legno in quanto ormai privati del loro valore rappresentato. Capire tutto ciò eviterebbe di dover tornare ogni momento a contestare le solite bufale su signoraggio e affini. Ed ora parliamo di quali sono i parametri da analizzare per capire le probabilità di default sovrani. Innanzitutto i debiti degli stati sono come tutti i debiti, ovvero maggiore è la sicurezza che il creditore rimborsi alla scadenza il debito, minore è l’interesse richiesto. A tale proposito occorre subito ricordare chi è che stabilisce l’affidabilità del creditore.


A livello internazionale sono le società di rating, come ho scritto all’inizio due USA e una inglese. Tali valutazioni dalla tripla A alla tripla B includono molti livelli di affidabilità. L’unico grosso problema essendo Londra un po’ la filiale finanziaria degli USA in Europa, è che praticamente tutte e tre tali società facciano parte dello stesso “blocco” pertanto ci sia da aspettarsi pochissima affidabilità proprio sui rating relativi a entità appartenenti a tale blocco. Se il debito sovrano della Gran Bretagna ha la tripla A e quello Greco la tripla B, non è tanto per i parametri oggettivi dei debiti, disavanzi, condizioni , ecc… ovvero dei parametri economici relativi alle due nazioni, quanto al fatto che la Grecia appartenga all’Europa, anzi, all’area dell’Euro mentre la gran Bretagna al blocco anglosassone cui appartengono le società di rating.

Al proposito, ricordo le famose “salsicce avvelenate”, quei derivati con sottostanti mutui subprime, con etichetta tripla A, per il solo fatto che erano generate negli USA, e vorrei anche ricordare lo sconquasso finanziario che ciò ha causato all’intero mondo finanziario. Dato che a tutt’oggi nessuno ha pagato per tali errori di valutazione, nessuna regola è cambiata, l’unica deduzione logica è che i debiti del mondo anglosassone vengano valutati con occhio e metro diverso dagli altri, e la cosa non abbia ancora trovato una correzione. Stabilito quindi che i debiti non sono già di per sé trattati allo stesso modo, vediamo quali sono gli altri parametri.


Chi detiene i certificati del debito. Faccio una metafora familiare. Mettiamo per ipotesi che un capofamiglia sia uno spendaccione, ma a finanziarlo siano i suoi stessi familiari, la ricattabilità di quella famiglia, da parte di entità esterne sarà nulla, in quanto nessuno, all’esterno della famiglia, potrà mai chieder nulla a nessuno dei suoi membri. Il problema è quindi circoscritto all’area familiare. Fuor di metafora è il caso Giapponese. Debito pubblico del 200% del pil, ma titoli in mano ai giapponesi stessi, che essendo grandi risparmiatori e lavoratori, non solo finanziano il debito del loro stato, ma anche quello dei loro principali partner commerciali. Essi producono, vendono negli USA i quali pagano con titoli del debito pubblico, che i giapponesi acquistano con i loro risparmi. Producono quindi molto, spendono pochissimo e con i loro risparmi finanziano gli acquirenti dei loro prodotti.


Questa è una situazione deflattiva, come ho illustrato sopra, pertanto pur avendo debito pubblico elevato non sono ricattabili dall’estero.

La crisi Greca, è da vedere come una crisi generata nel mondo anglosassone, ma sfruttata dalla Germania per consolidare il suo ruolo in Europa, visto che stava perdendo pure lei la caratteristica di “brava” rispetto ai parametri di Maastricht. Infatti ha sforato pure lei il 3% di deficit e il 60% di debito. Che occorresse una forte svolta nel compilare i bilanci delle nazioni aderenti all’Euro, stava diventando una necessità, anche se nessun governante voleva affrontare il tema del risanamento dopo le spese folli fatte per salvare un sistema finanziario agli sgoccioli. Pertanto, dato che i certificati del debito Greco sono in larga parte detenuti da banche tedesche, olandesi, francesi, quindi tutte interne all’area Euro, ci si trovava nelle stesse condizioni del Giappone, per cosa riguarda il finanziamento del debito, ma non nelle stesse per cosa riguarda le abitudini dei popoli. Se il popolo Giapponese è tendenzialmente un gran risparmiatore, e la difficoltà sta nel fargli spendere un po’ delle risorse guadagnate, per il popolo greco e molti dei PIIGS, il discorso è esattamente l’opposto. Ecco allora che, proprio per non mettere l’Euro in condizioni di ricattabilità da parte del mondo esterno, era necessario uno shock tale da costringere tutti ad una inversione di tendenza. Ed è quanto è stato ottenuto. Se non in questa chiave di lettura, il comportamento della Merkel non avrebbe alcun significato nell’esacerbare prima i pericoli di default sovrano, quando una simile situazione avrebbe coinvolto per prime proprio le banche tedesche, e poi spostare il pericolo sul default dell’intero Euro, per costringere i paesi partecipanti a forti e antisociali manovre correttive.



Ora ovviamente sta ai singoli stati, alle singole fiscalità intervenire in modo opportuno, sotto la minaccia di agitazioni sociali veramente pesanti. Ricordiamoci che il “popolo” non è un insieme uniforme, ma vi sono molti molto ricchi e tantissimi poveri. Sarà compito delle forze sociali, portare il carico del risanamento invece che sui soliti noti, su coloro che possono e dovrebbero finalmente contribuire secondo le loro possibilità. Parlare di sovranità monetaria in questo frangente è decisamente come soffiare sul fuoco della rivolta sociale verso il falso obiettivo. L’utilità di tale “sovranità”, con una moneta nazionale, consiste in un unico vantaggio: poter fare del “quantitative easing” (alleggerimento quantitativo). In cosa consista è già stato spiegato più volte, ma una volta di più non guasta. Per far ciò occorre premettere il meccanismo di assegnazione dei titoli del debito pubblico. Essa avviene normalmente col metodo dell’asta al ribasso. Non mi dilungo sui particolari, ma di esso è importante una cosa: più è alta la richiesta di tali titoli, più si riduce l’interesse che lo stato pagherà su tale prestito. Quindi il “quantitative easing” non è altro che una procedura per cui la banca centrale crea denaro per acquistare tali titoli. Dato che ai fini della stabilità monetaria, essa non può creare per comperare (almeno in modo definitivo), in tali occasioni lo fa “provvisoriamente” partecipando alle aste in cui per varie ragioni (ampiezza dell’offerta, saturazione del mercato, dubbi sull’affidabilità del debitore, ecc….) si abbia il dubbio che la richiesta sia scarsa rispetto all’offerta. Se alla banca centrale verranno assegnati dei titoli, col meccanismo indicato, essa li acquisterà con l’impegno di rimetterli sul mercato il più presto possibile, compatibilmente con la possibilità del mercato di assorbirli senza farne collassare il valore. È chiaramente una misura che dovrebbe essere limitata e occasionale, perché aumenta sproporzionatamente la massa monetaria.


Finanza anglosassone.



Il primo punto riguarda il dollaro. Se esso non rappresentasse la moneta di scambio internazionale per eccellenza, gli USA sarebbero già andati in default da un pezzo. Il fatto che gli scambi internazionali avvengano ancora oggi a più del 60% in dollari, comporta che ogni nazione che voglia comprare qualcosa sul mercato internazionale ha bisogno di dollari. Ed i dollari gli USA non li regalano, non li imprestano, ma li danno in cambio di beni e servizi. Importano beni ed esportano pezzi di carta. E con lo sviluppo dei paesi più poveri, con l’aumento dei loro commerci, essi hanno bisogno di maggiori quantità di dollari di riserva. Basti pensare due particolari: il petrolio si paga in dollari. L’Irak che minacciò di vendere il suo petrolio in Euro (ed è la seconda riserva mondiale di petrolio) è stato invaso, il regime abbattuto, e il suo petrolio è ora sotto il controllo degli USA, tutto con le false motivazioni delle armi di distruzione di massa, mai esistite, e l’appartenenza a regimi collaterali ad Al Qaeda, quando invece per ragioni sia politiche che religiose ne erano agli antipodi. Quindi lo sviluppo di economie emergenti rappresentano per gli USA, una occasione estremamente favorevole di distribuire al mondo ancora un po’ di dollari. L’altra considerazione, valida sia per il dollaro che per la sterlina, oltre al fatto già menzionato di avere nei loro “domini” le società di rating, è di avere un modo un po’ particolare di compilare i loro bilanci. Ovvero non tenendo conto di quanto andrebbe conteggiato in un bilancio “consolidato” ovvero contenendo anche i rapporti di quelle entità di cui direttamente o anche parzialmente sono responsabili.

Se la California, che da sola rappresenta una entità economica paragonabile all’Italia, è praticamente alla bancarotta, e paga i propri dipendenti residui, dopo averne licenziati buona parte, con delle cambiali ( gli I owe you), ed i titoli del suo debito sono in mani straniere che si rifiutano di rifinanziarla, tale debito dovrebbe rientrare nel debito complessivo. Se tale operazione si facesse, il debito globale supererebbe di gran lunga il 200% e se si sommasse anche i debiti privati si arriverebbe alla cifra astronomica del 370%.



A differenza dell’Italia, il cui debito pubblico è in mano per il 47% a italiani, che possiedono anche un altro 30% di debito di paesi stranieri (che globalmente compensano quello nazionale, lasciando un circa 20% di tale debito in mani straniere), il risparmio USA rappresenta appena un 8% del pil, che significa che tutto il resto è in mani straniere. Per la sterlina, oltre al gran debito, al deficit colossale, bisogna tener presente che è supportato da una moneta che rappresenta una economia inferiore alla sola Germania, con una provabilissima elevata instabilità politica data dall’innaturale alleanza di governo, e quindi da una elevatissima probabilità di diventare l’obiettivo prossimo venturo della speculazione. Con ciò termino, per ora, l’esposizione di tutte le ragioni per cui ritengo l’articolo di Marshall Auerback almeno incompleto, se non addirittura fuorviante.

Andrea Mensa (Libero pensatore ed analista)

27.05.2010

VEDI ANCHE: GLI USA NON SONO LA GRECIA

Commenti (47)

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    1. 21 27 maggio 2010

      W... chi?

      W... cosa?

      W... quando?

      W... dove?

      W... perché?

      Le mitiche 5W di manageriale formazione nel privato e prima ancora di procedura USA Infantry FM 7-8, memoria della formazione militare...
      (sana quadra nostalgia).

      Nooo ti prego, perchè accennare ancora alla parola signoraggio (rif. Conti), ancorchè del tipo secondario, nooo; si salvi chi può. Si scherza...
      ma anche no (si veda nei forum) ;)

      L'introduzione prometteva anche bene, ma poi... che ardua impresa portare a compimento la lettura per intero; ci sono spunti validi, ma tanti argomenti dalle logiche trite e ritrite.

      Rimane la/una sensazione forte di un'esposizione in stile "ripeto ciò che ho appreso e memorizzato per l'interrogazione", autocertificante nelle deduzioni e nelle sue considerazioni.

      Trattasi in sintesi di una sciorinata di nozioni analogie e constatazioni un po troppo assiomatiche, spesso prive d'approfontimento, ancorchè esse sono corrette o pure condivisibili.

      Alias "le so tutte" non funziona, perchè è un po' come nel caso de "gli amici di tutti", che sono amici di nessuno; così è similmente per colui il quale si propone come un tuttologo.

      Le sperequazioni tra ricchi e poveri, intesi qui come più abbienti o meno, sono per lo più originate da eccesso di variabilità nella valorizzazione delle medesime origini dei costi,
      ovvero nascono dalla diversa incidenza proporzionale sui rispettivi redditi o situazioni di benessere economico, non necessariamente solo come entrate di denaro "liquido".

      Imput a misua A e output a misura Z; imput a misura Z e output a misura A: due, tre banali, semplici esempi...

      reddito 100, infrango il codice della strada, supero il limite di velocità con la mia utilitaria: -10punti e € 80
      reddito 1.000, infrango lo stesso codice, bolide F1, supero il limite in misura identica: -10punti e € 80
      reddito 10.000, infrango sempre quello, guida il mio autista blu... be', cavoli suoi. Vada, vada pure!

      sono un normalissimo operaio da € 1.400 mensili, diciamo € 12/h lordo (IRPEF 27%)
      sono un notaio chic da € 1.400 a firma, compilo una compravendita, 1h in tutto max...
      sono un dentista, tre quarti d'ora/1h per un controllo periodic e igiene, € 80/100 +/-

      sciopero per il rinnovo del contratto, causa la perdita potere d'acquisto del denaro
      otteneniamo il rinnovo, sono un 4° livello... evviva: + € 30 lordi in tre anni (wow!)
      hanno scioperato altri, ottengo il rinnovo, ma sono un 7° livello... € 90 lordi c.s.

      hei, sono un apprendista, uso la stessa moneta €, ma mi spettano solo € 10!
      vado in bicicletta, non supero il limite e se c'è carie... tengo duro finchè posso.

      La Natura contempla di Suo la diversità dei generi e delle risorse, così è,
      ma a differenza della realtà umana non priva qualcuno del minimo.

      Intuisco e condivido la visione dell'individuo quale un mattone,
      la costituente base del muro di porcate sistemiche.

      Certo... smattonizzarsi tutti sarebbe epico!

      Forse basterà arrivare fino al punto de...
      "la centesima scimmia" (v. David Ike).

      Sogno l'improbaile richiesta globale,
      contemporanea pretesa dei danari...
      l'azzeramento del tempo creditore;
      lo so, è un sogno, ma... chissà ;)

      In altri post si legge di baratro...
      bar/a/ratro: bar, bara o aratro,
      lo stesso è caos, fine e inizio.

      Ecc., ecc... etc!etera. Salute!

      Ciao, ciao ;)

      PS:
      ehm... , resta in sopeso una precedente piccola "sfida" alle doti matematiche declamate dall'autore in alri scritti;
      3+4 = 10 è un'affermazione da decodificare con l'ausilio di elucubrazioni tra sinapsi DEI 3 che sono UNO (cercello Dx Sx e cervelletto) più il plesso SOLARE, che li comprende.
      Dette elucubrazioni comportano comprensioni filosofiche, geometrico-matematiche e di natura primordiale, animica-spirituale... , magari essoteriche ed esoteriche al contempo,
      in pratica c'è da decriptarne o unzipparne il significato contenuto utilizzando un approccio multilingua, olistico.
      Il tutto non è preogativa di qualcuno a scapito di qualcun altro, che la lucetta che illumina è dentro ognuno,
      basta ricordarlo e dedicarsi ad approfondire e poi (ri)scoprire.

      Infine,
      si scopre, ma non si può dire per spiegare,
      perchè già alla prima sillaba pronunciata...
      la comprensione lesta... inizia a fuggire,
      poi la si riagguanta, ma che faticata!

      Con simpatia. 21 ;)

    1. amensa 27 maggio 2010

      beh... forse hai ragione... a furia di leggere critiche, vedevo tutto nero.

    1. amensa 27 maggio 2010

      una cosa sono invece d'accordo con Truman.
      visto che gli USA stanno tentando (e riuscendo) per l'ennesima volta a scaricare i loro irresponsabili giochi imperialistici sul resto del mondo (parlo non solo delle loro guerre, ma soprattutto della loro tendenza alla prevaricazione commerciale/economica), e a far pagare agli altri le loro spese astronomiche ed il loro non meritato stile di vita, sarebbe bellissimo poter buttare a mare dollaro, USA e tutta la loro prosopopea.
      un bell'idovinello, da un milione di dollari è :"perchè non lo si fà".?
      ecco forse oltre a ciò che piacerebbe, bisognerebbe realisticamente guardare a cosa si PUO' fare.
      altrimenti sono solo belle fantasie con le quali trastullarsi nei momenti di sconforto..

    1. amensa 27 maggio 2010

      forse tu sei troppo giovane per aver vissuto gli ultimi anni '50.
      vennero emesse monete da 550 lire d'argento, e nel 1960 la benzina scese da 120lire/lito a 100 lire /litro.
      vennero anchestampate mbanconote da 500 lire dello stato italiano (non della banca d'italia) sai?.
      e sai quel era la differenza , lo stato non aveva debiti !
      aveva bilanci in pareggio e , mi pare anche un anno in attivo.
      poi i politici hanno iniziatola politica dell'indebitamento, ma poco per volta... la botta venne data con la nazionalizzazione dell'energia elettrica, e poi forse la storia la conosci anche tu.
      uno stato con bilancioin attivo, e senza debiti, potrebbe tranquillamente stampare denaro e metterlko in circolazione. come ? usandolo anche per pagare i propri dipendenti.
      lo facesse con bilancio in pareggio o addiruittura in deficit, da una parte immetterebbe denaro "del popolo" newl mercato, dall'altra siindebiterebbe per pareggiare il passivo.
      quindi il "popolo" da unaparte avrebbe denaro suo, e dall'altra il debito.
      ti pare una bella soluzione ?
      a me sembra soltanto stupida.

    1. amensa 27 maggio 2010

      Rispondo a Truman
      La tesi sostenuta da Auerback è proprio quella riportata involontariamente subito sotto, ovvero quegli stati che hanno “sovranità monetaria” come gli USA non vanno in crisi, quelli che non ce l’hanno, come la Grecia, si.
      Questa è una affermazione non solo errata, ma non dimostrabile, soprattutto sulla base degli ultimi eventi.
      Ciò che hanno fatto gli USA, ovvero correggere una crisi, innescandone un’altra maggiore, agendo sempre e solo sull’aumento della massa monetaria, hanno potuto farlo solo ed esclusivamente perché erano gli USA, con i loro dollari, moneta di interscambio mondiale.
      Già quella della new economy era la copertura della precedente, e quella dell’immobiliare, quella innescata dalla “soluzione” di quella della new economy.
      Ora , queste crisi, create e “risolte” come sono state risolte, hanno creato la premessa per il crollo finale del sistema.
      E in questo la “sovranità monetaria” non c’entra proprio un accidente, perché queste crisi sono state create creando “bolle”.
      Le “bolle” si creano quando un eccesso di denaro confluiscono in un unico settore economico, e non creano inflazione in generale, se tale denaro supplementare iniettato nel mercato resta confinato in quel settore economico.
      E questo è quanto mi pare di aver descritto.
      E mi pare di aver anche spiegato perché il Giappone è nella situazione in cui è, non dimenticando quello che viene chiamato il decennio perduto.

      Proseguendo poi , la frase :” Qui, alla luce degli ultimi avvenimenti, l'affermazione mi appare proprio delirante.” Messa in quel contesto, significa , come quando si parla di “popolo” di non fare distinzione tra istituzioni, enti corretti e enti criminali.
      Che alcune banche USA da goldman alla jp morgan alla city, si siano comportate in modo criminale, con il beneplacito della FED che avrebbe dovuto controllare, e di tutti gli altri organi , dalle società di rating in giù, non significa che il “sistema” sia criminale.
      Vi sono organi che non hanno fatto il loro dovere istituzionale, e questo ha causato lo scoppio della crisi.
      Sarebbe come affermare che le normali regole di convivenza civile sono criminali, perché un certo momento i poliziotti, invece di sorvegliare che non si commettessero reati, si fossero addormentati o peggio avessero cominciato a commetterne a loro volta.
      Se qualcuno tradisce il proprio ruolo, non significa che il sistema sia sbagliato.
      Qui mi si vuol far dire cosa io non ho detto.

      Questa chicca poi dimostra quanto chi scrive abbia capito il tutto.:
      “Se la crisi (prima in Grecia e poi in Italia) ha origini finanziarie”.
      Queste crisi hanno origini politiche , non finanziarie.
      Se uno spende più di quanto guadagna, e per spende si indebita, e per pagare i primi debiti si indebita ancora di più e finisce nelle mani degli usurai, è una crisi finanziaria o politica ?
      Certo che come gli usurai, la finanza su situazioni critiche si butta a pesce, aumentandone sicuramente la criticità, e succede anche che , come ha fatto goldman, prima inciti a spendere e indebitarsi, e poi sfrutti a proprio vantaggio il conoscere in anteprima tale situazione, ma che quella non sia una banca ma una organizzazione criminale, l’ho già sostenuto qui sopra.

      Quindi , tutto il mio discorso era volto, non a indicare quali dovrebbero essere le correzioni, ma a smentire che, la semplice sovranità monetaria fosse la panacea.
      La soluzione per non essere attaccati dalla finanza speculativa, non essere in balia dei ricatti finanziari, è e resta una e una soltanto, non avere debiti, e per far ciò fare dei bilanci in pareggio o meglio in attivo (cosa che consentirebbe tra l’altro di emettere denaro “dello stato” e non doverselo far prestare dalle banche).
      Pertanto, invito il sig. Truman, se vuole contestare quanto affermo, di esporre le critiche possibilmente una alla volta, in modo che sia possibile anche replicare, senza divagare troppo.
      a.mensa

    1. AlbertoConti 27 maggio 2010

      Invece di fare disegnini esplicativi leggi meglio il mio commento. Le tue intenzioni in questo caso non sono per nulla oggetto di attenzione, ne di interpretazione personalistica. Capisco la tua coda di paglia, ma riservala per altri commenti (altrui o anche miei su altre questioni)

    1. guido 27 maggio 2010

      Mensa ha ragione: la guerra è una cosa troppo seria per farla fare ai militari, e così l'economia non deve essere in mano alla miserevole classe politica.


      E' bene che ci sia una vera Autorità Superiore che guidi i destini del mondo e dia ordini ai governi, dei semplici kapò ma eletti dagli schiavi il giorno della Festa del Voto.


      Peccato solo che la attuale oligarchia dominante sia costituita una banda di criminali contro l'umanità.

      Saluti.

    1. amensa 27 maggio 2010

      trovi da qualche parte una mia approvazione al "quantitative easing" ?
      se la trovi fammelo sapere, perchè io non la vedo.
      quando affermo che è attivato per abbassare i rendimenti dei titoli, riporto ne più ne meno le affermazioni "ufficiali".
      ma se pensi che per me sia una pratica corretta sbagli di grosso !
      secondo me è cosa fà chi è alla canna del gas !
      è l'anticamera del default !
      ti basta o devo anche fare un disegnino per farti capire che non l'approvo ?
      essa dovrebbe essere usata al massimo "una tantum" insituazioni eccezionali di scadenze contemporanee di elevati ammontare di titoli a durate diverse.
      punto e basta. situazione che dovrebbe presentarsi una volta ogni tot anni.
      ora lo stanno facendo praticamente in continuazione da circa due anni, senza scaricare mai sul mercato quanto acquisito.
      e tipare che io sia favorevole a simili politiche?

    1. AlbertoConti 27 maggio 2010

      Dice Auerbach: "Coscientemente o no, i mercati stanno dimostrando di distinguere tra Paesi che usano una valuta (e che subiscono un vincolo finanziario esterno) e quelle nazioni che non hanno vincoli nelle capacità di spesa poiché sono creatori di valuta.

      In questo contesto, che gli Usa abbiano la riserva valutaria è una considerazione irrilevante. Il criterio per distinguere resta utilizzatori contro creatori. Gli Stati dell'eurozona fanno parte del primo gruppo; Canada, Australia, Regno Unito, Giappone e Usa fanno parte del secondo."

      La domanda che allora pongo è: tutta qui la questione della sovranità monetaria? E' da considerare sovrana quella nazione che non ha vincoli di spesa, poichè è creatrice di valuta? Non mi risulta proprio, ne questo criterio ne quello di amensa dell'analisi proprietaria del debito pubblico, distinguendo tra titolari (portaqtori) patriottici (interni) e titolari speculatori (esterni) dei corrispondenti certificati di debito pubblico.

      Certamente sono tutte considerazioni interessanti e utili per capire le logiche di mercato (la psicologia della fiducia), ma non spiegano l'enorme differenza sostanziale tra popolo sovrano della propria moneta e popolo succube di interessi monetari-finanziari particolari, interni o esterni o misti non fa differenza. Non cambierebbe un fico secco di niente se da domani la BCE fosse dichiarata "Istituto di diritto pubblico" da una qualsiasi autorità ritenuta oggi competente in materia. La differenza la fa la sostanza, non la forma. E la sostanza è quella che sta dietro le persone istituzionalmente responsabili, su mandato formalmente rappresentativo. In questa luce le differenze Europa-resto dell'occidente svaniscono, o meglio riguardano altri argomenti, sia pure riconducibili a diverse politiche monetarie. E' chiaro che il trattato di Maastricht, coi suoi vincoli anomali in un contesto autoreferenziale del sistema bancario qual'è quello che l'ha prodotto, ci penalizza in questo frangente di crisi occidentale del debito. Ma questo è pur sempre un "di cui" di una faccenda ben più generale, purtroppo diventata universale nell'economia dello sviluppo tecnologico. Lo spauracchio dell'inflazione continua ad arginare il vero ritorno alla sovranità monetaria Statale in rappresentanza di tutto il popolo, la cui unica preoccupazione è paradossalmente la stabilità della moneta, intesa come conservazione del suo potere d'acquisto. Paradossalmente perchè così facendo si è consegnato il pollaio alla volpe, che fa della "inflazione programmata" lo strumento principe del parassitismo monetario-finanziario. Le regole sono semplici, e sono palesemente truccate. Tutto il resto è una conseguenza tanto logica quanto inevitabile.

    1. amensa 27 maggio 2010

      non so chi abbia alimentato la botteri, o cosa si sia fumata, o cosa volesse indicare, ma dai uno sguardo al post di follieri, due 3d prima, li trovi tutti i numeri che vuoi, e combaciano con i miei.

    1. amensa 27 maggio 2010

      quel denaro circola fino a che tizio non deve rendere il mutuo.
      vedi che nel tuo esempio semplice semplice fai un errore?
      devo sottolineartelo in rosso ?
      che le riserve frazionarie, presso la stessa banca o con la circolazione attraverso banche diverse, attivino una "leva" finanziaria, non mi pare di averlo mai negato.
      anzi, se cerchi nei miei scritti feci anche un conto, presupponendo un certo tasso e una certa leva.
      cosa non capisco invece è cosa vuoi dimostrare.
      che le banche ciguadagnano ?
      e chi l'ha mai negato!
      ma io so che le banche hanno anche delle spese, come tutti i fornitori di servizi.
      è eccessivo il loro guadagno ? è un anno che lo sostengo, da quando ho cominciato a postare, solo che mi si legge solo cosa si vuol leggere di ciò che posto. è dall'inizio che insisto sul fatto che tra tutte le stupidaggini che vengono scritte, l'unica cosa vera, che si dovrebbe combattere veramente è l'entità dei tassi.
      io non ho nuylla in contrario sul fatto ch ele banche, che forniscono comunque un servizio, abbiano il loro tornaconto, ma una cosa è un guadagno equo, ed un'altra è il depredare la società.
      mi sono spiegato o no ?

    1. amensa 27 maggio 2010

      proprio nessuno.
      se vuoi avanzare delle critiched fallo pure, ma almeno cerca di capire cosa ti si dice.
      prova ad indicare dove io indichi qualcosa come buono, giusto, ideale, o comunque positivo.
      non lo troverai. certo che se poi tu interpreti a modo tuo, su questo non posso farci nulla.

    1. Truman 27 maggio 2010

      Veramente io non parlavo di convincere. Io parlavo di creare un'authority europea e di proibire agli USA di interferire con l'Europa. Le società quotate a Wall Street non devono poter operare in Europa.

      Se si creano problemi bisogna buttare fiumi di dollari sul mercato. Ricordando sempre che è guerra, non mercato.

    1. Tonguessy 27 maggio 2010

      "Bisogna creare quindi un ente di certificazione europeo indipendente."

      Esattamente. Il problema sta tutto nel convincere le elites della NYSE a cedere l'authority della classifica dei meritevoli. Chi pensi ci possa riuscire?

    1. Truman 27 maggio 2010

      Articolo inconcludente ed in contrasto con le intenzioni dichiarate.

      Rileggo con attenzione l'articolo di Auerback, dove non è difficile individuare il punto centrale, gli USA hanno una propria valuta ed una propria banca centrale (la Federal Reserve), essi con le parole di Auerback, sono emettitori sovrani di valuta, contrariamente a Grecia o ogni altra nazione dell'Eurozona.

      Non riesco a trovare nessuna risposta di Mensa, a questa considerazione, egli preferisce divagare su altri temi. Faccio notare che l'importanza di mantenere l'emissione di denaro all'interno dello Stato, tramite una propria Banca Centrale, era anche affermata dal compianto Sbancor (appena trovo la frase testuale la fornisco).



      Detto questo, Mensa si concentra invece sul discorso se lo Stato possa emettere moneta direttamente o si debba affidare alle banche, tema questo che non ritrovo in Auerback. Mensa qui ripete uno dei suoi mantra:


      la richiesta, stupida quanto inconcludente, di far emettere denaro allo stato. Ora, dato che nessuno darebbe il proprio libretto degli assegni in mano a qualcuno che si è coperto e continua a coprirsi di debiti, vi sono alcune ottime ragioni affinché ciò non avvenga.



      Insomma, secondo Mensa, lo Stato non sarebbe affidabile perchè si riempie di debiti, al contrario delle banche. Qui, alla luce degli ultimi avvenimenti, l'affermazione mi appare proprio delirante. Gli stati stanno salvando in continuazione banche che si sono intossicate di debiti inesigibili, i famosi toxic assets, ed avrebbero dovuto dichiarare fallimento. Un esempio è la Bear Stearns negli USA (assorbita poi da JPMorgan Chase, dietro garanzia di liquidità fornita dal Tesoro USA). In seguito l'Islanda ha dovuto salvare le sue banche, assumendo gli oneri a carico dello Stato. L'ultimo caso è la Cajasur in Spagna, anche questa "salvata" con fondi statali.

      Va notato che, almeno nel caso degli USA, i fondi per salvare le banche sono stati proprio reperiti stampando denaro dal nulla.

      Insomma, oggi anche i ciechi si rendono conto che è lo stato l'ultima garanzia dietro le banche.



      Detto questo vorrei dire anche la mia.

      Se la crisi (prima in Grecia e poi in Italia) ha origini finanziarie, i primi rimedi dovrebbero essere finanziari. Se i tassi d'interesse sul debito greco sono saliti a picco, ciò è dovuto a società di rating che lavoravano nel proprio interesse di aziende quotate in Borsa a Wall Street. Ad aziende del genere deve essere proibito di mettere voce in capitolo sugli stati europei, visto il plateale conflitto d'interessi. Bisogna creare quindi un ente di certificazione europeo indipendente.

      Poi, essendo la crisi un attacco dall'area dollaro verso l'area euro, la prima risposta finanziaria dovrebbe essere la vendita di titoli denominati in dollari, preferibilmente bond del Tesoro USA, di cui tutti gli stati sono pieni. Attilio Folliero lo spiegava molto bene in Obama chiama....

      Fatto questo si potranno sempre prendere misure come quelle esposte da Mensa, per far funzionare l'economia, non per rispondere ad un attacco finanziario. Alla guerra si risponde con le armi, non con l'autolesionismo. Detto in altre parole, quasi tutti i suggerimenti di "economia" che leggo assomigliano al comportamento di un masochista che, aggredito da un rapinatore, oltre a consegnare il portafogli, cominciasse a darsi martellate sui genitali.

    1. AlbertoConti 27 maggio 2010

      ................ "Quindi il “quantitative easing” non è altro che una procedura per cui la banca centrale crea denaro per acquistare tali titoli. Dato che ai fini della stabilità monetaria, essa non può creare per comperare (almeno in modo definitivo), in tali occasioni lo fa “provvisoriamente” partecipando alle aste in cui per varie ragioni (ampiezza dell’offerta, saturazione del mercato, dubbi sull’affidabilità del debitore, ecc….) si abbia il dubbio che la richiesta sia scarsa rispetto all’offerta. Se alla banca centrale verranno assegnati dei titoli, col meccanismo indicato, essa li acquisterà con l’impegno di rimetterli sul mercato il più presto possibile, compatibilmente con la possibilità del mercato di assorbirli senza farne collassare il valore. È chiaramente una misura che dovrebbe essere limitata e occasionale, perché aumenta sproporzionatamente la massa monetaria.
      Finanza anglosassone." .................................... Qui descrivi la produzione di nuovo denaro da parte del sovrano monetario BC in soccorso di un produttore giuridicamente improprio, lo Stato, costretto a indebitarsi ulteriormente per rifinanziare un debito complessivo evidentemente eccessivo e insostenibile dal "mercato". Ma è proprio nelle crisi che si scoprono le carte, e le considerazioni sulla "temporaneità" del fenomeno lasciano il tempo che trovano. La domanda allora è: chi è veramente il "prestatore di ultima istanza"? (colui che è disposto a prestare soldi quando il mercato non lo è più per il venir meno di ogni convenienza) La risposta ovvia è che, al di là delle apparenze, solo lo Stato può assolvere tale funzione a difesa del sistema monetario, indebitando i cittadini con "patti fiscali" feroci a fronte di tagli al welfare (botte vuota e moglie sobria, o popolo cornuto e mazziato, o privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite, o sovranità monetaria privata ceduta dal naturale titolare, ecc. ecc.). Il Giappone presta soldi a tutto il mondo a tassi prossimi allo zero, soldi impiegati nel carry trading da decenni, e intanto si compra pezzi di economia altrui (basti pensare agli stabilimenti automobilistici all'estero). Diciamo che si è adeguato al nemico-amico USA, sfruttando la sovranità monetaria di Stato, come sta facendo la Cina. Gli ultimi coglioni siamo noi europei. L'auspicio però non è quello di adeguarsi e "farsi furbi" come si insinua per la forte Germania, ma semplicemente di riconquistare l'indipendenza e la libertà perdute.

    1. Tonguessy 27 maggio 2010

      "Figuriamoci gli altri canali!"

      Per canali intendi scolo?

      Per scolo intendi sifilide?

      Per sifilide intendi morte per demenza?

      Allora sì, è tutto vero ed ecco spiegato l'encefalogramma piatto.

    1. AlbertoConti 27 maggio 2010

      .................... "Se tale operazione si facesse, il debito globale supererebbe di gran lunga il 200%" ............................ Ieri sera su RAI3 la "brava" Giovanna Botteri da N.York ha mostrato una tabella pubblicata dai giornali USA nella quale si riportavano in ordine decrescente i debiti pubblici dei vari paesi. L'Italia, col suo 115% del PIL, figurava al secondo posto dopo un paese terzomondista da record. Niente Giappone, ne UK, ma c'era anche anche la colonnina degli USA, giusto come termine di paragone, con una percentuale ridicola, vado a memoria, attorno al 40%! Se i boccaloni americani si bevono queste balle ciclopiche possiamo stare certi che la loro politica economica continuerà tal quale verso la catastrofe. Il guaio è che nemmeno i giornalisti di RAI3 hanno fatto una piega, ne sprecato un commento sulla veridicità di questi dati. Figuriamoci gli altri canali! In queste condizioni di ignoranza coatta sui dati di base non c'è storia, l'opinione pubblica presenterà sempre un encefalogramma piatto!

    1. AlbertoConti 27 maggio 2010

      ................ "Darò tale denaro alla banca, cancellerò così il mio debito, la banca distruggerà quel denaro" ..................... Caro amensa, questo è il ragionamento dei negazionisti del signoraggio secondario, che negano la portata devastante di questa antica e consolidata prassi dei gestori del denaro per costruirsi fortune immeritate. Certo che quel denaro originariamente costruito dal nulla scompare dalla circolazione (al saldo conclusivo del prestito), ma non scompare affatto una pari somma fatta di interessi maturati nel frattempo! Praticamente una qualsiasi banca di questo sistema ad ogni mutuo erogato si assicura un pari capitale aggiunto, lucrato nel periodo di durata del mutuo (e garantito contrattualmente fin dal primo istante). Questo è un fatto, non un'opinione. Ma c'è di più, ed anche questo è un fatto di per sè evidente. Il gestore unico del denaro scritturale (sistema bancario nella funzione notarile di contabile degli scambi monetari sul mercato) non si limita al semplice compito di gestore asettico e super partes, ma anzi fa di mestiere (la parte per lui più interessante del proprio mestiere) quello di "impiegare" il denaro contabilizzato nelle sue casse per operazioni finanziarie delle quali lucra il rendimento, ovviamente cercando continuamente di massimizzarlo, non importa come (finanziando produzioni e traffici d'armamenti, droghe, riciclaggio di denaro sporco, ecc. ovvero quanto di "meglio" offre il mercato degli impieghi ad alto rendimento, dove il 25% è la norma). Il presupposto legale di questo comportamento sta proprio nella funzione notarile di gestore dei movimenti di denaro, che pone la banca al sicuro dal punto di vista giuridico-pratico. Mi spiego meglio con un esempio facile facile: io banca presto 1.000 a tizio, ovvero gli riconosco una linea di credito sul suo c/c presso di me di 1.000. Quando Tizio usa questi soldi per comprarsi un bene da Caio, lo paga tramite assegno, coperto sul suo c/c dalla suddetta linea di credito. Caio li spende questi soldi per i fatti suoi, e quindi io banca li devo "coprire" in qualche modo, ma qual'è il modo classico? Semplicemente registrando i movimenti successivi del denaro da Tizio a Sempronio e così via, da un conto corrente a un altro sempre acceso presso di me o presso altre banche del mio sistema consociativo (stanze di compensazione interbancaria). Quel denaro continua a circolare nel mercato, ed io banca ne registro la circolazione, al solo costo (irrisorio) del mantenimento del sistema informatico (rete mondiale). Ed ogni volta che quel denaro si "posa" per qualche tempo presso uno dei c/c da me gestiti, io banca ne faccio ciò che voglio, lo "impiego" a mia discrezione. In poche parole il denaro è mio (io l'ho creato e solo io lo posso distruggere), e fino a che esiste in circolazione lo gestisco io. Dinamicamente stiamo parlando di dieci volte la base monetaria!

    1. alinaf 27 maggio 2010

      Possiamo fare tutte le analisi che si vogliono, perchè no.
      Fino a quando però non ci mettiamo in testa che il denaro è gestito in regime di monopolio possiamo farne quante ne vogliamo ma non serviranno a niente perchè non avremo mai la possibilità di cambiare le cose nella loro sostanza.
      Per quanto riguarda il discorso della tassazione : a chi conviene che sia iniqua e che continui ad esserlo sempre di più, a chi conviene lasciare che si diffonda senza sosta corruzione e malaffare? Qualche analisi qui:
      http://www.youtube.com/watch?v=ziLYCjbJs0s&feature=PlayList&p=1D07A654BE87AC21&playnext_from=PL&index=0
      Saluti.

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