AL QAEDA PORTERA' LA DEMOCRAZIA IN LIBIA

AL QAEDA PORTERA' LA DEMOCRAZIA IN LIBIA

DI GIANLUCA FREDA

blogghete!

La manifestazione sindacal-pacifista di ieri contro la guerra in Libia ha avuto successo quanto un raduno di degustatori della marmellata di cipolle. Non se l’è filata proprio nessuno e questa è una buona notizia. Sono state ben poche le emittenti televisive o radiofoniche interessate a trasmettere, in diretta o in differita, gli spillaccheranti deliri di questo popolo di balordi terminali. Ha fatto eccezione l’imperterrita e irredimibile Radio Popolare, dalle cui frequenze ho potuto ascoltare, finché mi ha retto lo stomaco, la consueta silloge di tardivi piagnistei, solidarietà e pietismo verso i tripolitani bombardati. Il tutto per bocca di di pulzelle e pulzelli che fino all’altroieri mattina sventolavano su Twitter le allegre bandierine della rivolta del “popolo” contro il “dittatore”. Ora assistono impietriti e con la boccuccia a “o” alla macellazione – perpetrata con l’avallo della loro ideologia da sussidiario - di quello stesso “popolo” che fino ad oggi, nelle grinfie del “crudele dittatore”, aveva vissuto egregiamente, prosperando e facendo prosperare le nazioni limitrofe.Non li chiamerò “pacifinti”, come va oggi di moda, perché si tratterebbe di un’imprudente minimizzazione della realtà. Essi purtroppo non sono finti, come molti avevano ottimisticamente supposto, ma reali e concreti quanto i dolori nella minzione per chi è affetto da carcinoma alla prostata. Ascoltare le loro lacrime di coccodrillo è per chiunque un’esperienza rivelatrice e terribile. Non si riesce a immaginare, senza averne un’esperienza uditiva diretta, quale sia il livello d’ignoranza, di rincitrullimento ideologico, di perniciosa astrazione dalla realtà di questa masnada di prefiche del dopobomba. Non si può credere, senza ascoltarli dal vivo, che dopo oltre vent’anni di rivoluzioni colorate e di guerre statunitensi accortamente preparate con valanghe di menzogne giornalistiche, questi bimbiminchia non abbiano ancora capito come funziona il motore dell’aggressione statunitense e non siano in grado di avvertirne la messa in moto fin dai primi sussultori scoppiettii nei servizi d’apertura dei telegiornali. Non sono bastati vent’anni di invasioni, di bufale sui “dittatori sanguinari” e sulle “armi di distruzione di massa”, di fosse comuni farlocche, di sbrodolate sui “diritti umani” risoltesi nell’ecatombe di milioni di persone in nome del principio di autodeterminazione dei popoli, per mettere un po’ di sale nelle loro zuccacce vuote. Non sono bastati decine e decine di siti internet nei quali i meccanismi propagandistici e psicologici del consenso sono stati esposti e studiati nel dettaglio per strapparli alla loro puerile riconversione del mondo in grossolane categorie kantiane: il “popolo”, il “dittatore”, la “democrazia”, la “rivoluzione”, i “diritti”, la “libertà”... in nome e per mezzo di queste frescacce, milioni di persone sono state massacrate dagli USA negli ultimi vent’anni, l’Europa è stata ridotta in uno stato di servitù senza ritorno, intere nazioni sono state cancellate, ma loro non vogliono darsene per intesi e continuano, vezzosi & gagaroni, a salmodiare questa cantilena, a cincischiare di “masse arabe” e “rivolte di popolo” su Facebook, a intrattenersi con le loro battutine e le loro stucchevoli vignettucce satiriche sui social network gentilmente forniti dal nemico.

A questi bambaloni, la mamma ha spiegato che il mondo funziona così: da una parte c’è il “popolo”, che è sempre buono e giusto, e ci mancherebbe altro, visto che dentro al “popolo” ci sono anche loro, che sono buoni per definizione. Poi ci sono i “dittatori”, da citare sempre congiuntamente all’aggettivo “sanguinari”, anche quando, come nel caso di Gheddafi, hanno dato ricchezza, benessere, unità, sovranità e indipendenza economica alla propria nazione. I “dittatori” sono sempre cattivi, perché picchiano il povero popolo e lo privano di alcuni “diritti umani” fondamentali, come quello di scrivere stronzate su Facebook o di incitare al golpe militare contro il governo del proprio paese attraverso Twitter. E poi c’è la “democrazia”, che è una cosa bella e santa, tranne quando viene eletto Berlusconi, il quale rappresenta un “pericolo” e una “anomalia”, essendo sostenuto da una parte di “popolo” ancora immatura, cioè non ancora convertita alla religione dei bimbiminchia. Quando il “dittatore” lo picchia troppo forte, il popolo si arrabbia, scende in piazza, spacca tutto, fa la rivoluzione e instaura la democrazia, come succede in tutti i film americani, che fanno parte della dieta alimentare dei bimbiminchia quanto i Fonzies e i Kellogg’s Choco Pops. E questo è il mondo, nell’infantilismo iperuranio del pacifismo piazzettaro.

Questa alluvione di fanfaluche ha avuto fra i suoi principali propugnatori – oltre ai suddetti minorati del volemose bene – gli ambienti del giornalismo, del sindacalismo e dell’intellettualismo di sinistra, mai dimostratisi così spudoratamente incompetenti, cialtroni, traditori, gravidi di malafede e proni al nemico come in questa esecrabile occasione. Nel tentativo di rimediare qualche consenso elettorale presso i cervelli bacati e di mostrarsi servili e pronti all’obbedienza verso i dominanti USA, i componenti dell’acquitrino ex comunista hanno messo in campo il peggio della loro weltanschauung da luna park, hanno dato fondo ad intere miniere di menzogne e distorsioni informative. Di un tentato golpe tribale, finanziato e orchestrato dagli interessi americani, con l’ausilio di alcuni sguatteri europei (Francia e Inghilterra in primis), hanno fatto una gioiosa primavera del popolo libico in rivolta contro il tiranno. Della legittima e sacrosanta reazione del governo libico al tentato putsch, hanno fatto uno “ sterminio perpetrato dal dittatore contro il suo popolo”. Quando lo sterminio, dopo l’intervento della coalizione da essi invocata, è iniziato sul serio, hanno glissato elegantemente, ciarlando d’altro o nascondendosi dietro i “né..né” tra la folla dei pacifisti buggerati. “Né con Gheddafi, né con gli USA”: una posizione traballante e vigliacca, in cui la doppia negazione, ben lungi dall’equivalere ad un’affermazione, come avviene nella grammatica prescrittiva, è invece equiparabile ad un muggito bovino, al rantolo di un’ideologia che, non avendo più nulla d’intelligibile da comunicare all’universo mondo, non intende comunque risparmiargli il fragore dei suoi rutti.
Mai era successo che, per avere qualche scampolo di verità su una guerra americana, il lettore di quotidiani dovesse rivolgersi ai giornali della destra, dove è stato possibile reperire – fra inevitabili cumuli di baggianate – qualche prezioso articolo di Marcello Foa o di Giancarlo Perna. Perfino Giuliano Ferrara, resosi conto che la storiella del “tiranno che massacra il suo popolo” era divenuta ormai insostenibile, ha scritto nel suo editoriale sul “Foglio” di oggi: “Tutto nasce da quella balla che l’inviato di guerra Ricucci ha denunciato in solitario: le fonti di disinformazione erano tutte dalla parte dei ribelli ed erano piazzate tra Bengasi e Londra, i diecimila morti fatti da Gheddafi non esistono, i bombardamenti del raìs contro il suo popolo sono un’invenzione macabra, le fosse comuni lanciate in tv erano un piccolo cimitero marino d’antan, la solita emittente Al Jazeera imbrogliava le carte e voleva rifarsi non si sa quale verginità sul terreno molle di un Gheddafi odiato dagli islamisti puri e duri [...]”. In realtà Ricucci non ha denunciato affatto “in solitario” le menzogne dei media, che erano state immediatamente evidenziate su questo e altri blog. A parte questo, viene da chiedersi come mai il più filoatlantico dei giornalisti italiani denunci oggi con tanto vigore le bufale propagandate dai media americani per sostenere e giustificare una guerra americana. Che cosa sta succedendo?

Alla posizione di Ferrara si aggiungono altri eventi curiosi: D’Alema, anch’egli storicamente deferente verso ogni politica d’aggressione imposta all’Italia dai tirafili statunitensi, ha dichiarato che l’intervento militare “è stato necessario [sic] ma ora bisogna far parlare la politica”. Gli eventi libici sono stati relegati nelle pagine interne dei giornali, soprattutto da quando le forze lealiste di Gheddafi sono passate per la seconda volta al contrattacco, riconquistando gran parte delle posizioni perdute dall’inizio dei bombardamenti della coalizione. A ripensarci adesso, mi rendo conto che una delle fonti d’informazione più illuminanti e veritiere su quanto sta accadendo in Libia è rappresentata dal discorso che Gheddafi tenne alla TV di stato libica all’inizio della “ribellione” teleguidata delle tribù cirenaiche. In quell’occasione, Gheddafi dichiarò: “L’Occidente mi chiede di farmi da parte per dare la libertà al popolo libico. Questo è ridicolo. Sono io il popolo libico”. Questa affermazione, su cui all’epoca avevo sorvolato, ritenendola una magniloquente espressione retorica, esprime in realtà una banale verità oggettiva. La Libia è un paese inventato. E’ stato creato a tavolino tracciando su una carta tante belle linee regolari e doveva servire alle potenze coloniali come avamposto per il controllo del Mediterraneo. All’interno di quelle linee non c’è un “popolo” – come vanno farneticando i pacifisti e chi fornisce loro la biada – bensì una moltitudine di tribù diverse per lingua, tradizione e cultura, spesso divise da rivalità e faide secolari: Harabi, Warfallah, Bani Walid, Tarhuna, Obeidat, Zuwaia, al-Awakir, Magariha, ecc. E’ stato Gheddafi a unificare questa macedonia di tradizioni e culture diverse, facendone qualcosa di molto simile ad una nazione coesa e sovrana. Per farlo ha utilizzato sì il pugno di ferro (governare una realtà così frammentata e difficile non è esattamente come governare Gallarate), ma anche la politica, l’unificazione religiosa, la concessione di diritti, la costruzione di infrastrutture nazionali, la diffusione di benessere seguita alla nazionalizzazione delle imprese estere e l’orgoglio indipendentista seguito alla chiusura delle basi militari americane e inglesi. Senza Gheddafi non c’è nessun popolo libico. Togliete Gheddafi alla Libia e la Libia scomparirà, tornando a essere quel caleidoscopio di tribù l’una contro l’altra armate che era all’epoca del fantoccio re Idris, prima del 1969. Probabilmente è proprio a questo che mira l’intervento dei “volonterosi” crociati: distruggere la Libia come nazione per poter meglio controllare, nel caos risultante, le sue risorse e la sua posizione geostrategica. Se l’obiettivo era quello di scatenare il caos, la “rivoluzione” preparata dagli USA con la collaborazione dei francesi nel novembre scorso, dopo la defezione del braccio destro di Gheddafi, Nouri Massoud El-Mesmari, può dirsi per il momento riuscita.



Gheddafi dichiarava, nella stessa occasione, che coloro che l’occidente chiamava “manifestanti” altro non erano che un’orda di masnadieri violenti e “drogati”, che assaltavano caserme e uccidevano poliziotti allo scopo di sovvertire l’ordine nel paese. Il termine “drogati” mi aveva colpito e soltanto adesso inizio a capire che anch’esso non era stato utilizzato a caso. Queste truppe di “ribelli” mostrano di possedere lo stesso livello di coraggio, di disciplina, di strategia militare, di determinazione e di intelligenza politica che potevano avere i giovinastri sottoproletari strafatti di canne nelle rivolte del ’77 bolognese. All’inizio della “rivolta”, molti giornalisti che accompagnavano questi bei tomi nel loro percorso erano rimasti allibiti dall’esibizionismo e dall’atteggiamento assai poco militare che costoro evidenziavano negli scontri con i lealisti. Portavano con sé fucili e batterie antiaeree che non erano assolutamente in grado di utilizzare. Si sedevano sull’equipaggiamento militare (gentilmente offerto da chissà chi, essendo le batterie antiaeree un bel po’ al di fuori della portata economica di semplici “manifestanti”) al solo scopo di farsi scattare fotografie dagli amici e di mettersi in posa per la stampa. Sparacchiavano continuamente a casaccio in segno di esultanza, sprecando munizioni e rischiando di colpire i compagni. Si trastullavano, giocavano a carte, tutto facevano tranne che prepararsi ad affrontare l’imminente e prevedibile reazione delle truppe governative.
Questo branco di feroci cialtroni (che Gheddafi ha etichettato, a ragion veduta, come “drogati”) sembra venuto fuori dritto dritto da un fumetto di Andrea Pazienza. Ha dimostrato una tale incapacità nella strategia e nel combattimento da lasciare interdetto anche il più bendisposto dei cronisti. Avevano dichiarato ai quattro venti di non volere nessun aiuto militare dell’occidente, ma poi hanno iniziato a frignare e a invocare tra i gemiti un intervento esterno quando le truppe del governo hanno spazzato via in pochi giorni tutte le loro “conquiste”. Hanno avuto l’appoggio mediatico di tutte le TV e di tutta la stampa del mondo asservita ai progetti americani; hanno avuto l’avallo dell’ONU e il riconoscimento politico da parte della Francia; hanno ricevuto armi, finanziamenti e mercenari da Francia, Stati Uniti e Inghilterra; hanno potuto contare sui bombardamenti della coalizione, che, contravvenendo a quanto previsto dalla risoluzione 1973, non si è limitata a proteggere i civili, ma ha favorito sfacciatamente l’avanzata di questi codardi, facendo a pezzi le milizie di Gheddafi che stavano per raggiungere la loro roccaforte di Bengasi. E nonostante questo non sono riusciti ad ottenere niente. Si sono limitati ad infierire sui cadaveri fumanti dei lealisti lasciati a terra dai bombardamenti americani, a torturare i prigionieri e a farsi scattare nuove fotografie sui rottami dei carri armati che incontravano sulla strada già “liberata” dalle bombe altrui. Appena hanno rimesso piede a Ras Lanouf, hanno dichiarato, trionfanti e frettolosi, che avrebbero iniziato a vendere il petrolio della zona alle aziende straniere. L’emiro del Qatar era al settimo cielo, visto il gran numero di aziende qatariote che operano nella regione. Ma non appena i bombardamenti alleati si sono rarefatti, i poveri idioti – che non si erano curati di predisporre nemmeno uno straccio di presidio del territorio - sono stati nuovamente ricacciati verso est, e questo nonostante le truppe lealiste fossero state fortemente indebolite dagli attacchi occidentali dei giorni precedenti. Una simile criminale imbecillità può essere spiegata solo tenendo conto di quanto spiega Webster Tarpley nel video che ho sottotitolato qui sopra: in buona parte non si tratta di cittadini libici, tantomeno di persone fornite di addestramento militare, ma di mercenari senza arte né parte, reclutati tra il sottoproletariato dell’Egitto e di altri paesi arabi per essere messi al servizio delle tribù della Cirenaica; le quali sperano di avere, in una Libia senza più Gheddafi, una percentuale più consistente sulle vendite del petrolio che si trova nel loro territorio.

Gheddafi aveva anche detto che all’origine di questi disordini c’erano “uomini di Al Qaeda”. Anche qui avevo scambiato questa affermazione per una sparata propagandistica e anche qui ero stato poco attento. Ormai anche i sassi hanno capito che “Al Qaeda” altro non è che un esercito di mercenari più o meno fanatici approntato dalla CIA per intervenire nelle zone del Medio Oriente, dove gli Stati Uniti, un po’ per scarsità delle risorse economiche, un po’ perché la fanteria non è mai stata il punto forte delle loro milizie, non possono più permettersi di inviare truppe di terra. Il progetto è dunque – come spiega Tarpley – quello di armare questi jihadisti della domenica per utilizzarli al posto delle truppe di terra che gli americani non sono in grado di impiegare. Naturalmente è assai improbabile che una simile armata Brancaleone riesca a conquistare o a controllare zone di territorio; ma per creare caos e destabilizzazione essa è perfetta, ed è probabilmente questo l’obiettivo che gli USA intendono perseguire.
Qualche mese fa, Robert Gates, il ministro della Difesa degli Stati Uniti, parlando ai cadetti dell’accademia militare di West Point aveva detto: «È mia opinione che ogni futuro segretario alla Difesa che dovesse consigliare di nuovo al presidente degli Stati Uniti di mandare un contingente militare importante in Asia, in Africa o in Medio Oriente dovrebbe essere spedito a farsi analizzare il cervello». Siccome non risulta che Gates abbia prenotato appuntamenti con l’analista, è probabile che nelle intenzioni statunitensi non vi sia la prospettiva di inviare contingenti militari in Libia, almeno se per “contingente militare” si intendono truppe di terra. Tuttavia il malcontento e le divisioni relative a questo nuovo intervento armato si stanno facendo più forti di giorno in giorno, acuite dalla resistenza – non prevista ma del tutto prevedibile – delle milizie di Gheddafi. E non solo all’interno dell’UE, con la defezione della Germania, con il gelo diplomatico tra Italia e Francia sulla questione della direzione operativa dell’intervento e della gestione degli immigrati; ma anche in seno alla stessa amministrazione USA, in cui è forte la paura di un nuovo pantano militare e dell’emergere di uno scandalo (legato alla fornitura di armi ai jihadisti) proprio alla vigilia della campagna presidenziale. Non è un caso che gli USA abbiano volentieri ritirato (almeno formalmente) i loro aerei da combattimento dalle operazioni libiche, lasciando i partner della NATO a metterci la faccia. Lo stesso Robert Gates, in una dichiarazione congiunta con il capo di stato maggiore Mike Mullen, si è dichiarato nettamente contrario al progetto della Casa Bianca di fornire armi ai ribelli, suggerendo che tale incombenza dovrebbe essere lasciata ai paesi arabi o ad altre nazioni. “Il mio punto di vista”, ha detto Gates, “è che se proprio deve esserci questo tipo di assistenza all’opposizione, vi siano una quantità di entità diverse dagli Stati Uniti che possono porla in atto”.
Questa dottrina del “partecipiamo, ma senza partecipare” è essa stessa rivelatrice di un’esitazione che rispecchia i contrasti e le divisioni presenti all’interno dell’amministrazione e del Congresso americano. E’ probabilmente per questo che anche i maggiordomi italiani di sinistra e di destra, dopo l’iniziale entusiasmo interventista, hanno assunto posizioni più equilibrate e tengono ora il piede in due scarpe nell’attesa di vedere quale linea d’azione prevarrà nell’establishment americano. Il rovesciamento di Gheddafi si è rivelato un’operazione assai più complessa del previsto, in cui tutti i mezzi della propaganda, della pianificazione strategica, dell’intelligence e della forza militare americana sono stati utilizzati senza però ottenere, per il momento, risultati apprezzabili. Qualcuno forse inizia a capire che il leader libico non è poi così “odiato” dal suo popolo, se il sostegno della popolazione lo ha aiutato a rimanere in sella anche di fronte all’aggressione congiunta e poderosa dell’intero mondo occidentale. Le stesse defezioni dei suoi fedelissimi, che sono state comunque esagerate per finalità propagandistiche (il ministro degli esteri Moussa Koussa, rifugiatosi a Londra, era comunque da tempo sgradito al governo libico perché sospettato di aver collaborato alla fuga di Nouri Massoud El-Mesmari), non sembrano influire sull’esito del solido contrattacco militare portato avanti dai lealisti.
Sarebbe bello se questa resistenza indomabile e quasi eroica da parte del leader di una nazione piccola e male armata contro la prepotenza dei padroni del mondo, insegnasse ai lamentevoli pacifisti nostrani che la differenza tra un paese prospero e forte e un paese degradato e irrilevante non sta nella forma di governo (“dittatura” o “democrazia”) o nel rispetto di chimerici “diritti umani”, bensì nella determinazione di un establishment dirigente a perseguire una politica incentrata sull’interesse nazionale, anziché su fantasie ideologiche dietro le quali si nasconde soltanto il vassallaggio verso padroni invisibili. E sarebbe poi il massimo se questa banda di piagnucolosi tutori di “popoli” immaginari imparasse a diffidare delle “rivoluzioni” teletrasmesse; le quali hanno ben poco a che fare con il volere delle collettività nazionali e molto con il desiderio dei dominanti di annientarle, con il consenso indotto degli sciocchi, che scorgono fantasmagoriche “primavere di democrazia” dove c’è solo devastazione e conquista.


Gianluca Freda

Fonte: http://blogghete.altervista.org

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http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=807:gianluca-freda&catid=32:politica-internazionale&Itemid=47#comments

4.04.2011

Commenti (45)

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    1. Tonguessy 5 aprile 2011

      Amo ricordare uno splendido aforisma di Charles Bukowski:

      "La differenza tra democrazia e dittatura è che mentre in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non si perde tempo con il voto"

      Questo per dire che sono assolutamente convinto che la "democrazia rappresentativa" sia la degenerazione peggio che si possa immaginare del dominio delle elites sui popoli, con maquillage di facciata che prevede l'elezione libera di quei rappresentati che faranno sempre e solo i tornaconti delle elites.

      Casomai ti interessasse, ho scritto un breve articolo sull'argomento

      http://www.appelloalpopolo.it/?p=2499

      Detto questo non ho ben capito il senso del tuo intervento. Se proponi l'anarchia, basta che ti guardi attorno: ti sembra che le persone siano sufficientemente mature per essere disposte a rinunciare al proprio prestigio, posizione sociale, autovettura acquistata a rate per diventare registi della propria vita? O non è invece che vedi lunghe file di autovetture con singoli guidatori che impiegano molto più tempo a raggiungere il posto di lavoro rispetto a pedalare una bicicletta, ma così hanno il culo caldo d'inverno e fresco d'estate e nel tragitto si ascoltano tanti bei radiogiornali che li informano che c'è la ripresa economica, che a Fukushima è tutto sotto controllo, che Gheddafi è un truce dittatore che si merita la fine di Saddam? Io a quelle persone non darei neanche la patente, figurati se darei loro il diritto di decidere cosa fare della vita loro e altrui. La macchina del Progresso avanza e la Civiltà si consolida, grazie a chi ama passare le domeniche nei lager commerciali, illudendosi che l'acquisto del gadget di ultima generazione possa colmare quell'abisso che da molto tempo li sta osservando.

      Dimmi la verità: ti fidi così tanto di queste persone?

    1. Tonguessy 5 aprile 2011

      Dopo l'era del politically correct, dove si diceva tutto per sottintendere nulla, è arrivata l'era del politically ready-made, ovvero della demenza comunicativa. O dell'elzeviro bipolare, come in questo caso. E' un danno comunicativo sociale così radicato e profondo che chi ne fa uso se ne vanta pure. D'accordo, fu B.Russell a seppellire la logica formale, su Wittgenstein a pisciare sulla sua tomba, eppure qualcosa di logico sarebbe bene salvare quando ci addentriamo nel labirinto semantico. Altrimenti siamo costretti a sopportare baciamani con elogi prima, e bombardamenti con durissima prese di distanza cinque minuti dopo.

      Qui una breve sintesi di cosa sia il politically ready-made.

      http://www.appelloalpopolo.it/?p=1907

    1. bstrnt 4 aprile 2011

      Non credo sia questo il problema, per il star peggio possiamo guardare noi stessi e la bolgia di una sempre più nazista Europa.
      Il caso Libia ha evidenziato, spero anche per i più rintronati, il livello di "democrazia" in cui siamo precipitati; e parlo dell'intera Europa oramai mercenaria di Washington.
      Poi, se si vuol essere imbecilli a tutti i costi, si può dire che siamo superiori, ma è bene non specificare in che cosa.
      La popolazione Europea, al pari di quella del Nord America si sta involvendo sempre più: mancanza di cultura, mancanza di dignità, mancanza di raziocinio.
      In poche parole, l'occidente nella sua supponenza, è spacciato e deve solo ringraziare se stesso!

    1. ario 4 aprile 2011

      Quindi, per te, i libici oggi stanno meglio vero?
      Perché non prenoti e vai a passarci le vacanze
      in Libia e magari porti con te anche qualcuno
      di quei tonti manifestatori di professione, vedrai che
      al ritorno avrai le idee piu' chiare.

    1. cloroalclero 4 aprile 2011

      lo sciocco, quando il saggio indica la luna, guarda il dito. Per te impensabile proverbio migliore

    1. cloroalclero 4 aprile 2011

      Parliamoci chiaro, non è che si è nostalgici del FEZ se si ammette che la democrazia rappresentativa è una truffa. E' una dittaura mascherata e molto piu' invasiva di quelle "nature" perchè inocula nelle persone la convinzione di essere libere, mentre sono piu' schiave dei sottoposti al FEZ
      voglio dire: perchè nelle costituzioni non compare la necessità di referendum quando si decidono le missioni militari? O le privatizzazioni? o l'adozione del nucleare (ok di rado su questo ci sono, ma nn valgono nulla)? o i fondi all'istruzione padronale? è una truffa. Molti non riescono a (come direbbe Nietzsche) guardare l'abisso, ma la verità è questa, occorre accettarla. Solo l'Idea anarchica ci salverà. Per atttuarla bisogna diventare antidemocratici.

    1. cloroalclero 4 aprile 2011

      Ma non dire scempiaggini. Se vuoi vedere la bruttura guardati attorno e guarda la tv non trovarla nei post di Freda.

    1. cloroalclero 4 aprile 2011

      la sintassi fa schifo, non l'ho riletto a tempo e non posso modificare. DOmani, va.

    1. cloroalclero 4 aprile 2011

      Purtroppo concordo con Freda. Su facebook (che non sarebbe una brutta cosa, se non fosse per gli imbecilli che lo popolano) ho sostenuto discussioni demenziali. Voglio dire: Gianluca ha ragione da vendere e vi diro' di piu': uno come Berlusconi ci si fa le pippe con un popolo come quello "progressista" che sventola bandierine su facebook. Quello ci seppellisce a tutti e sarà ancora presidente del consiglio. perchè chi "non crede" alle bufale e "se ci crede" comunque pensa che, contro ogni RAGIONAMENTO comunque nell'intervento UE e Nato vi sia "della ragione" è diffuso viralmente e soprattutto a "sinistra". E contro argomentazioni schiaccianti oppongono "gheddafi affamatore di popoli" e voi a dirgli che non è vero, che è stato dittatore, sì, ma non affamatore...
      Aristotele diceva che contro il sano argomentare non c'è retorica o eristica che tenga. Che un "ragionamento" se rispetta la realtà, i principi di non contraddizione e il significato costante delle parole è inoppugnabile. Ma oggi viviamo in una societa' dove il potere orwelliano ci ha diseducato all'uso dell'intelletto. In altri termini ci ha ALIENATO dalla nostra essenza. Per cui discutere diviene inutile, scrivere diviene un esercizio onanistico di soddisfazione personale e la speranza di un mondo a misura di un'idea di "bene" misurato sulla nostra sopravvivenza intesa come "volontà di piu' vita" sta su un binario morto. Anche se siamo in 5000 a parlare delle stronzate che spacciano i media...Grande Freda cmq. ciao

    1. pippo74 4 aprile 2011

      resto veramente basito dal tenore assunto, su questo sito, dallo scambio di opinioni tra i vari utenti: signoraggisti contro antisignoraggisti, barnard folle barnard genio, berlusconi salvatore della patria berlusconi puttaniere-corruttore-mafioso, travaglini-santorini belpietrini-feltrini..... e potrei continuare, ma arrivare a freddini contro antifreddini mi sembra veramente esagerato. ma non sarebbe molto più semplice limitarsi a criticare oppure a condividere quello che l'autore di un articolo, chiunque esso sia, scrive? ogni giorno di più mi convinco che non è ancora maturo il tempo di una coscenza collettiva, e che forse l'unica cosa sensata che possiamo fare è quella di dedicare il nostro tempo libero alla qualità di vita, ai propri cari, agli amici, all'educazione dei figli, all'amore per il proprio compagno o la proria compagna. venendo all'articolo freda scrive sicuramente usando toni forti, ma non parlerei di istigazione alla violenza, semmai mi sembra che il quadro che egli descrive, seppure presenta spunti interessanti, non tenga in nessun conto il pessimo comportamento della politica italiana nel suo complesso, compreso, l'ondivago atteggiamento del governo italiano, assolutamente incapace di difendere gli interessi nazionali nella vicenda libica. anzi io credo che alla fine frattini e berlusconi, che proprio oggi hanno riconosciuto come unici interlocutori proprio i ribelli giustamente criticati dall'autore, si siano rivelati assolutamente proni agli interessi usa-nato. infine, se qualcuno ha manifestato per la pace e lo ha fatto in modo sincero, allora non posso che essere solidale con queste persone. spero che questo sia stato lo spirito della maggioranza di coloro che hanno manifestato per la pace.

    1. geopardy 4 aprile 2011

      Non sono neanche riuscito a leggerlo tutto e credo non valga neanche la pena farlo, l'articolo rappresenta il delirio di un Italia terminale.

      Ricordo soltanto che per avere la pretesa di analizzare una situazione bisognerebbe osservare contesti più ampi.

      In Libia si bombarda per "difendere il popolo in rivolta" contro un dittatore (questo è sicuramente Gheddafi) che da 42 anni è al potere e lo si fa avvalendosi dell'appoggio degli emirati, in Barhein, (un emirato con una famiglia al potere da due secoli) che da ancor prima della Libia sta massacrando il popolo in rivolta, le stesse potenze, celeri nell'intervenire nel paese nordafricano, avallano tacitamente l'intervento dell'esercito degli Emirati Arabi Uniti e dell'Arabia Saudita per reprimere con la violenza il popolo in rivolta.

      Apparentemente siamo all'opposto esatto del pretesto "umanitario" del bombardamento in Libia.

      Dico apparentemente perchè ritengo che la logica dei due interventi sia la stessa, cioè, avvertire i popoli arabi che oltre un certo limite non si può andare e non è permesso intaccare l'equilibrio costituito oltre misura.

      Se ho ragione, significa che la tanto sbandierata tesi dell'autore di questo articolo, cioè, che tutte le rivoluzioni in atto siano preparate da fuori, non avrebbe alcun fondamento.

      Non si può toccare il santuario saudita e nessun emirato voluto dagli inglesi durante il loro impero, altrimenti i sauditi sarebbero già sotto attacco occidentale a maggior ragione (molto maggiore) rispetto alla Libia.

      La strategia americana va ben oltre, dato che è appena giunta la notizia dell'attacco alla Costa D'Avorio.

      Prepariamoci al peggio che rischia di arrivare quanto prima di quello che possiamo immaginare.

      Ciao

      Geo

    1. rasna-zal 4 aprile 2011

      Vedi Tonguessy, è questo che mi fa venire il sangue verde, non il pensiero contrario chiaro ed esplicito, ma la retorica melliflua o nel caso incalzante, che in realtà cela quasi sempre delle incongruenze che sull'onda emotiva rischiano di passare come informazione e conquistare un valore che in realtà non hanno.

    1. nettuno 4 aprile 2011

      Freda dice cose giuste!! Bellissimi i riferimenti ai Bamboloni, ai pacifinti, all' alluvione di fanfaluche ..

    1. neutrino 4 aprile 2011

      Grande post! Anche se la verità è e sarà difficile da scoprire, e quindi prendo con le pinze il giudizio su Gheddafi, per quanto riguarda la prima parte, per me è un capolavoro.

      Che dire? Grazie Gianluca!

    1. lucamartinelli 4 aprile 2011

      penso che l'amico Iacopo67 abbia sottolineato con esattezza la sostanza di quanto scritto da Freda. Infatti non condivido le critiche di alcuni per i toni usati, quello che conta è la sostanza. Freda dice finalmente pane al pane e vino al vino. Inoltre i piu' informati sanno che il piano d'attacco alla Libia c'è da 10 anni. I criminali Yankee hanno sacrificato i burattini loro servi di Tunisia ed Egitto per costruire una messinscena utile a rincoglionire i popoli occidentali, notoriamente anestetizzati. Infatti in Tunisia ed Egitto non è cambiato nulla perche' non c'era nulla da cambiare. Altri erano gli obiettivi, tra cui la Libia ,appunto, poi la Siria e l'Iran, guarda caso. Segnalo ancora la dichiarazione di quel piccolo pezzo di merda di Aznar che ha dichiarato che bisognerebbe bombardare Cuba, perche', dice il piccolo nazista, non ci sarebbe democrazia.....povero assassino di massa e genocida.

    1. Tonguessy 4 aprile 2011

      Cominciava a piacermi Freda, in questo articolo. Finchè non ho letto "E poi c’è la “democrazia”, che è una cosa bella e santa, tranne quando viene eletto Berlusconi".

      L'anima berluscona di Freda, ancora in pieno revival di fez e rimpianti mussoliniani ed hitleriani (con tanto di piscine olimpioniche a disposizione degli sciagurati di Auschwitz) non riesce a smentirsi mai, purtroppo.


      Berlusconi rappresenta quanto di più lercio e fetido una democrazia (già così provata nella sua genesi e nemesi) possa offrire. E' l'anticristo che mette i chiodi alla sua bara. Nulla dopo di Berlusconi ha più senso, politicamente parlando. Ci eravamo quasi abituati al predicare bene e razzolare male dei democristiani, ma passare alle barzellette sguaiate, alle corna fatte nelle foto dei premier, alla magniloquenza da demenza senile seguita da scodazzo di pecorume transumato (Capezzone in primis) è sinceramente più di quanto si potesse concepire. Si è passati da un parlamento di deprecabili professori ad un parlamento di imprenditori, venditori di auto strausate con contachilomteri azzerati, e relativi avvocati difensori.

      E Freda è qui a raccontarci che siamo scemi a non osannare Berlusconi come fulgido esempio di cotanta adamantina democrazia. Non so voi, ma mi dovesse mai succedere di invitare una minorenne a casa mia per dei festini e dovessi sopravvivere alle sacrosante ire muliebri, finirei in GALERA per avere adescato una ragazzina. Galera, e non postcafonal definizioni ghediniane che scandalizzerebbero anche i mai sufficientemente rivalutati surrealisti dantan.

      Date quindi retta a Freda, che se ne intende: il nostro premier è l'alter ego di Mattei, ha avuto un coraggio sovrumano ad affrontare la fatica erculea (erculo mi suonava meglio, ma temo sia grammaticamente scorretto) di riempire il lettone di Putin di escort e firmare contratti con la Russia. E poi invitare Gheddafi con la sua tenda beduina e le sue guardie del corpo altrettanto beduine (e femmine) e incoraggiare così i vari Ghedini-Freda a incensarlo come il salvatore dell'italica indipendenza energetica. Salvo poi bombardare la Libia ed i milionari contratti stipulati, e giungere a riconoscere (oggi 4 aprile 2011) i balenghi delle milizie antigheddafi come unico referente per le relazioni internazionali con la Libia.

      Mia suocera è purtroppo affetta da Alzheimer ma le devo riconoscere una lucidità straordinaria, se paragonata alle azioni e pensieri di questi politici, avvocati e opinionisti.

    1. amlodi 4 aprile 2011

      Lo dico allo stesso modo in cui tu affermi: " Ci hanno creduto in molti, e molti di loro erano in piazza ieri"
      Ci parli anche tu su twitter?
      Amico di tutti i manifestanti?
      li hai intervistati uno a uno?
      Ed ammesso che ci abbiano creduto, questo fa di loro degli incoerenti come vuol fare capire Freda?
      In che modo?
      Ti stupirò ma si può essere dei pacifisti ed essere intelligenti..

    1. DaniB 4 aprile 2011

      Come tu faccia a dire che nessuno o pochi hanno creduto alla genuinità ed alla legittimità della rivolta in Libia proprio non so... Ci hanno creduto in molti, e molti di loro erano in piazza ieri. Per questo l'articolo ha molto, molto senso.

    1. Iacopo67 4 aprile 2011

      Per chi guarda troppa TV, Gheddafi è il demonio.

      Ma chi ha il vizio di leggere, sa che Freda ha ragione, è tipico degli USA, quando vogliono distruggere e depredare una nazione, quella di cominciare demonizzando il governo di quel paese.
      Se è un dittatore, perchè è un dittatore, se non è un dittatore, perchè ha barato alle elezioni, il motivo si trova sempre, poi ci si ricama su, per mesi o anni, e infine si esporta la democrazia, con l'approvazione soddisfatta del popolo, ubriaco fradicio di propaganda, popolo che magari ricompenserà quel proprio governo rieleggendolo, per aver difeso i nobili valori della democrazia e dei diritti umani.

      Probabilmente Gheddafi non è così terribile come vogliono farlo credere;
      va bene, è tutto relativo, avrà ucciso per garantirsi il potere. Avrà anche approfittato della propria posizione per arricchirsi, ma quale governante non lo fa ? Però stava anche costruendo uno stato sociale, quello che invece le nostre "democrazie" stanno distruggendo. In Libia c'era anche un buon pil procapite, rispetto alle altre nazioni africane: conosco un marocchino che ha lavorato in Libia; stando in Marocco era povero, non c'era lavoro, andò in Libia dove trovò lavoro in una azienda che costruiva depositi d'acqua, e mi diceva che in Libia era più facile guadagnarsi da vivere.

      A proposito di propaganda disinformante, sapevate che in Iran la pena della lapidazione non esiste ? Ma che invece esiste in Israele ?

    1. amlodi 4 aprile 2011

      Questo osannare Gheddafi mi sembra leggermente fuori luogo.
      Ricordo a Freda le atrocità perpetrate ai danni di migliaia(milioni?) di migranti . Abominio di cui sarebbe fiero Hitler.
      Sicuramente la ribellione è inventata. Siamo d'accordo.
      Siamo d'accordo anche sulla macchinazione Usa/Gbr .
      E quindi? non si può essere contro le bombe e prendere le distanze da Gheddafi? Si rischia forse di avere disturbi bipolari? Non credo.
      Solo i media hanno gridato alla "primavera di democrazia".
      Nessuno o pochi ci hanno creduto. E comunque scendere in piazza per chiedere altre risoluzioni, rispetto all'unica che sembra possibile di questi tempi, non mi sembra essere sintomo di ingenuità e creduloneria .
      Ma ,probabilmente ,il nostro blogger conoscendo tutti i manifestanti e parlandoci su Twitter, ha il polso della situazione.
      Un articolo assolutamente privo di senso .
      Scrivere per riempire le pagine.

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