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AL QAEDA PORTERA' LA DEMOCRAZIA IN LIBIA

DI GIANLUCA FREDA
blogghete!

La manifestazione sindacal-pacifista di ieri contro la guerra in Libia ha avuto successo quanto un raduno di degustatori della marmellata di cipolle. Non se l’è filata proprio nessuno e questa è una buona notizia. Sono state ben poche le emittenti televisive o radiofoniche interessate a trasmettere, in diretta o in differita, gli spillaccheranti deliri di questo popolo di balordi terminali. Ha fatto eccezione l’imperterrita e irredimibile Radio Popolare, dalle cui frequenze ho potuto ascoltare, finché mi ha retto lo stomaco, la consueta silloge di tardivi piagnistei, solidarietà e pietismo verso i tripolitani bombardati. Il tutto per bocca di di pulzelle e pulzelli che fino all’altroieri mattina sventolavano su Twitter le allegre bandierine della rivolta del “popolo” contro il “dittatore”. Ora assistono impietriti e con la boccuccia a “o” alla macellazione – perpetrata con l’avallo della loro ideologia da sussidiario – di quello stesso “popolo” che fino ad oggi, nelle grinfie del “crudele dittatore”, aveva vissuto egregiamente, prosperando e facendo prosperare le nazioni limitrofe.

Non li chiamerò “pacifinti”, come va oggi di moda, perché si tratterebbe di un’imprudente minimizzazione della realtà. Essi purtroppo non sono finti, come molti avevano ottimisticamente supposto, ma reali e concreti quanto i dolori nella minzione per chi è affetto da carcinoma alla prostata. Ascoltare le loro lacrime di coccodrillo è per chiunque un’esperienza rivelatrice e terribile. Non si riesce a immaginare, senza averne un’esperienza uditiva diretta, quale sia il livello d’ignoranza, di rincitrullimento ideologico, di perniciosa astrazione dalla realtà di questa masnada di prefiche del dopobomba. Non si può credere, senza ascoltarli dal vivo, che dopo oltre vent’anni di rivoluzioni colorate e di guerre statunitensi accortamente preparate con valanghe di menzogne giornalistiche, questi bimbiminchia non abbiano ancora capito come funziona il motore dell’aggressione statunitense e non siano in grado di avvertirne la messa in moto fin dai primi sussultori scoppiettii nei servizi d’apertura dei telegiornali. Non sono bastati vent’anni di invasioni, di bufale sui “dittatori sanguinari” e sulle “armi di distruzione di massa”, di fosse comuni farlocche, di sbrodolate sui “diritti umani” risoltesi nell’ecatombe di milioni di persone in nome del principio di autodeterminazione dei popoli, per mettere un po’ di sale nelle loro zuccacce vuote. Non sono bastati decine e decine di siti internet nei quali i meccanismi propagandistici e psicologici del consenso sono stati esposti e studiati nel dettaglio per strapparli alla loro puerile riconversione del mondo in grossolane categorie kantiane: il “popolo”, il “dittatore”, la “democrazia”, la “rivoluzione”, i “diritti”, la “libertà”… in nome e per mezzo di queste frescacce, milioni di persone sono state massacrate dagli USA negli ultimi vent’anni, l’Europa è stata ridotta in uno stato di servitù senza ritorno, intere nazioni sono state cancellate, ma loro non vogliono darsene per intesi e continuano, vezzosi & gagaroni, a salmodiare questa cantilena, a cincischiare di “masse arabe” e “rivolte di popolo” su Facebook, a intrattenersi con le loro battutine e le loro stucchevoli vignettucce satiriche sui social network gentilmente forniti dal nemico.

A questi bambaloni, la mamma ha spiegato che il mondo funziona così: da una parte c’è il “popolo”, che è sempre buono e giusto, e ci mancherebbe altro, visto che dentro al “popolo” ci sono anche loro, che sono buoni per definizione. Poi ci sono i “dittatori”, da citare sempre congiuntamente all’aggettivo “sanguinari”, anche quando, come nel caso di Gheddafi, hanno dato ricchezza, benessere, unità, sovranità e indipendenza economica alla propria nazione. I “dittatori” sono sempre cattivi, perché picchiano il povero popolo e lo privano di alcuni “diritti umani” fondamentali, come quello di scrivere stronzate su Facebook o di incitare al golpe militare contro il governo del proprio paese attraverso Twitter. E poi c’è la “democrazia”, che è una cosa bella e santa, tranne quando viene eletto Berlusconi, il quale rappresenta un “pericolo” e una “anomalia”, essendo sostenuto da una parte di “popolo” ancora immatura, cioè non ancora convertita alla religione dei bimbiminchia. Quando il “dittatore” lo picchia troppo forte, il popolo si arrabbia, scende in piazza, spacca tutto, fa la rivoluzione e instaura la democrazia, come succede in tutti i film americani, che fanno parte della dieta alimentare dei bimbiminchia quanto i Fonzies e i Kellogg’s Choco Pops. E questo è il mondo, nell’infantilismo iperuranio del pacifismo piazzettaro.

Questa alluvione di fanfaluche ha avuto fra i suoi principali propugnatori – oltre ai suddetti minorati del volemose bene – gli ambienti del giornalismo, del sindacalismo e dell’intellettualismo di sinistra, mai dimostratisi così spudoratamente incompetenti, cialtroni, traditori, gravidi di malafede e proni al nemico come in questa esecrabile occasione. Nel tentativo di rimediare qualche consenso elettorale presso i cervelli bacati e di mostrarsi servili e pronti all’obbedienza verso i dominanti USA, i componenti dell’acquitrino ex comunista hanno messo in campo il peggio della loro weltanschauung da luna park, hanno dato fondo ad intere miniere di menzogne e distorsioni informative. Di un tentato golpe tribale, finanziato e orchestrato dagli interessi americani, con l’ausilio di alcuni sguatteri europei (Francia e Inghilterra in primis), hanno fatto una gioiosa primavera del popolo libico in rivolta contro il tiranno. Della legittima e sacrosanta reazione del governo libico al tentato putsch, hanno fatto uno “ sterminio perpetrato dal dittatore contro il suo popolo”. Quando lo sterminio, dopo l’intervento della coalizione da essi invocata, è iniziato sul serio, hanno glissato elegantemente, ciarlando d’altro o nascondendosi dietro i “né..né” tra la folla dei pacifisti buggerati. “Né con Gheddafi, né con gli USA”: una posizione traballante e vigliacca, in cui la doppia negazione, ben lungi dall’equivalere ad un’affermazione, come avviene nella grammatica prescrittiva, è invece equiparabile ad un muggito bovino, al rantolo di un’ideologia che, non avendo più nulla d’intelligibile da comunicare all’universo mondo, non intende comunque risparmiargli il fragore dei suoi rutti.

Mai era successo che, per avere qualche scampolo di verità su una guerra americana, il lettore di quotidiani dovesse rivolgersi ai giornali della destra, dove è stato possibile reperire – fra inevitabili cumuli di baggianate – qualche prezioso articolo di Marcello Foa o di Giancarlo Perna. Perfino Giuliano Ferrara, resosi conto che la storiella del “tiranno che massacra il suo popolo” era divenuta ormai insostenibile, ha scritto nel suo editoriale sul “Foglio” di oggi: “Tutto nasce da quella balla che l’inviato di guerra Ricucci ha denunciato in solitario: le fonti di disinformazione erano tutte dalla parte dei ribelli ed erano piazzate tra Bengasi e Londra, i diecimila morti fatti da Gheddafi non esistono, i bombardamenti del raìs contro il suo popolo sono un’invenzione macabra, le fosse comuni lanciate in tv erano un piccolo cimitero marino d’antan, la solita emittente Al Jazeera imbrogliava le carte e voleva rifarsi non si sa quale verginità sul terreno molle di un Gheddafi odiato dagli islamisti puri e duri […]”. In realtà Ricucci non ha denunciato affatto “in solitario” le menzogne dei media, che erano state immediatamente evidenziate su questo e altri blog. A parte questo, viene da chiedersi come mai il più filoatlantico dei giornalisti italiani denunci oggi con tanto vigore le bufale propagandate dai media americani per sostenere e giustificare una guerra americana. Che cosa sta succedendo?

Alla posizione di Ferrara si aggiungono altri eventi curiosi: D’Alema, anch’egli storicamente deferente verso ogni politica d’aggressione imposta all’Italia dai tirafili statunitensi, ha dichiarato che l’intervento militare “è stato necessario [sic] ma ora bisogna far parlare la politica”. Gli eventi libici sono stati relegati nelle pagine interne dei giornali, soprattutto da quando le forze lealiste di Gheddafi sono passate per la seconda volta al contrattacco, riconquistando gran parte delle posizioni perdute dall’inizio dei bombardamenti della coalizione. A ripensarci adesso, mi rendo conto che una delle fonti d’informazione più illuminanti e veritiere su quanto sta accadendo in Libia è rappresentata dal discorso che Gheddafi tenne alla TV di stato libica all’inizio della “ribellione” teleguidata delle tribù cirenaiche. In quell’occasione, Gheddafi dichiarò: “L’Occidente mi chiede di farmi da parte per dare la libertà al popolo libico. Questo è ridicolo. Sono io il popolo libico”. Questa affermazione, su cui all’epoca avevo sorvolato, ritenendola una magniloquente espressione retorica, esprime in realtà una banale verità oggettiva. La Libia è un paese inventato. E’ stato creato a tavolino tracciando su una carta tante belle linee regolari e doveva servire alle potenze coloniali come avamposto per il controllo del Mediterraneo. All’interno di quelle linee non c’è un “popolo” – come vanno farneticando i pacifisti e chi fornisce loro la biada – bensì una moltitudine di tribù diverse per lingua, tradizione e cultura, spesso divise da rivalità e faide secolari: Harabi, Warfallah, Bani Walid, Tarhuna, Obeidat, Zuwaia, al-Awakir, Magariha, ecc. E’ stato Gheddafi a unificare questa macedonia di tradizioni e culture diverse, facendone qualcosa di molto simile ad una nazione coesa e sovrana. Per farlo ha utilizzato sì il pugno di ferro (governare una realtà così frammentata e difficile non è esattamente come governare Gallarate), ma anche la politica, l’unificazione religiosa, la concessione di diritti, la costruzione di infrastrutture nazionali, la diffusione di benessere seguita alla nazionalizzazione delle imprese estere e l’orgoglio indipendentista seguito alla chiusura delle basi militari americane e inglesi. Senza Gheddafi non c’è nessun popolo libico. Togliete Gheddafi alla Libia e la Libia scomparirà, tornando a essere quel caleidoscopio di tribù l’una contro l’altra armate che era all’epoca del fantoccio re Idris, prima del 1969. Probabilmente è proprio a questo che mira l’intervento dei “volonterosi” crociati: distruggere la Libia come nazione per poter meglio controllare, nel caos risultante, le sue risorse e la sua posizione geostrategica. Se l’obiettivo era quello di scatenare il caos, la “rivoluzione” preparata dagli USA con la collaborazione dei francesi nel novembre scorso, dopo la defezione del braccio destro di Gheddafi, Nouri Massoud El-Mesmari, può dirsi per il momento riuscita.

Gheddafi dichiarava, nella stessa occasione, che coloro che l’occidente chiamava “manifestanti” altro non erano che un’orda di masnadieri violenti e “drogati”, che assaltavano caserme e uccidevano poliziotti allo scopo di sovvertire l’ordine nel paese. Il termine “drogati” mi aveva colpito e soltanto adesso inizio a capire che anch’esso non era stato utilizzato a caso. Queste truppe di “ribelli” mostrano di possedere lo stesso livello di coraggio, di disciplina, di strategia militare, di determinazione e di intelligenza politica che potevano avere i giovinastri sottoproletari strafatti di canne nelle rivolte del ’77 bolognese. All’inizio della “rivolta”, molti giornalisti che  accompagnavano questi bei tomi nel loro percorso erano rimasti allibiti dall’esibizionismo e dall’atteggiamento assai poco militare che costoro evidenziavano negli scontri con i lealisti. Portavano con sé fucili e batterie antiaeree che non erano assolutamente in grado di utilizzare. Si sedevano sull’equipaggiamento militare (gentilmente offerto da chissà chi, essendo le batterie antiaeree un bel po’ al di fuori della portata economica di semplici “manifestanti”) al solo scopo di farsi scattare fotografie dagli amici e di mettersi in posa per la stampa. Sparacchiavano continuamente a casaccio in segno di esultanza, sprecando munizioni e rischiando di colpire i compagni. Si trastullavano, giocavano a carte, tutto facevano tranne che prepararsi ad affrontare l’imminente e prevedibile reazione delle truppe governative.

Questo branco di feroci cialtroni (che Gheddafi ha etichettato, a ragion veduta, come “drogati”) sembra venuto fuori dritto dritto da un fumetto di Andrea Pazienza. Ha dimostrato una tale incapacità nella strategia e nel combattimento da lasciare interdetto anche il più bendisposto dei cronisti. Avevano dichiarato ai quattro venti di non volere nessun aiuto militare dell’occidente, ma poi hanno iniziato a frignare e a invocare tra i gemiti un intervento esterno quando le truppe del governo hanno spazzato via in pochi giorni tutte le loro “conquiste”. Hanno avuto l’appoggio mediatico di tutte le TV e di tutta la stampa del mondo asservita ai progetti americani; hanno avuto l’avallo dell’ONU e il riconoscimento politico da parte della Francia; hanno ricevuto armi, finanziamenti e mercenari da Francia, Stati Uniti e Inghilterra; hanno potuto contare sui bombardamenti della coalizione, che, contravvenendo a quanto previsto dalla risoluzione 1973, non si è limitata a proteggere i civili, ma ha favorito sfacciatamente l’avanzata di questi codardi, facendo a pezzi le milizie di Gheddafi che stavano per raggiungere la loro roccaforte di Bengasi. E nonostante questo non sono riusciti ad ottenere niente. Si sono limitati ad infierire sui cadaveri fumanti dei lealisti lasciati a terra dai bombardamenti americani, a torturare i prigionieri e a farsi scattare nuove fotografie sui rottami dei carri armati che incontravano sulla strada già “liberata” dalle bombe altrui. Appena hanno rimesso piede a Ras Lanouf, hanno dichiarato, trionfanti e frettolosi, che avrebbero iniziato a vendere il petrolio della zona alle aziende straniere. L’emiro del Qatar era al settimo cielo, visto il gran numero di aziende qatariote che operano nella regione. Ma  non appena i bombardamenti alleati si sono rarefatti, i poveri idioti – che non si erano curati di predisporre nemmeno uno straccio di presidio del territorio – sono stati nuovamente ricacciati verso est, e questo nonostante le truppe lealiste fossero state fortemente indebolite dagli attacchi occidentali dei giorni precedenti. Una simile criminale imbecillità può essere spiegata solo tenendo conto di quanto spiega Webster Tarpley nel video che ho sottotitolato qui sopra: in buona parte non si tratta di cittadini libici, tantomeno di persone fornite di addestramento militare, ma di mercenari senza arte né parte, reclutati tra il sottoproletariato dell’Egitto e di altri paesi arabi per essere messi al servizio delle tribù della Cirenaica; le quali sperano di avere, in una Libia senza più Gheddafi, una percentuale più consistente sulle vendite del petrolio che si trova nel loro territorio.

Gheddafi aveva anche detto che all’origine di questi disordini c’erano “uomini di Al Qaeda”. Anche qui avevo scambiato questa affermazione per una sparata propagandistica e anche qui ero stato poco attento. Ormai anche i sassi hanno capito che “Al Qaeda” altro non è che un esercito di mercenari più o meno fanatici approntato dalla CIA per intervenire nelle zone del Medio Oriente, dove gli Stati Uniti, un po’ per scarsità delle risorse economiche, un po’ perché la fanteria non è mai stata il punto forte delle loro milizie, non possono più permettersi di inviare truppe di terra. Il progetto è dunque – come spiega Tarpley – quello di armare questi jihadisti della domenica per utilizzarli al posto delle truppe di terra che gli americani non sono in grado di impiegare. Naturalmente è assai improbabile che una simile armata Brancaleone riesca a conquistare o a controllare zone di territorio; ma per creare caos e destabilizzazione essa è perfetta, ed è probabilmente questo l’obiettivo che gli USA intendono perseguire.

Qualche mese fa, Robert Gates, il ministro della Difesa degli Stati Uniti, parlando ai cadetti dell’accademia militare di West Point aveva detto: «È mia opinione che ogni futuro segretario alla Difesa che dovesse consigliare di nuovo al presidente degli Stati Uniti di mandare un contingente militare importante in Asia, in Africa o in Medio Oriente dovrebbe essere spedito a farsi analizzare il cervello». Siccome non risulta che Gates abbia prenotato appuntamenti con l’analista, è probabile che nelle intenzioni statunitensi non vi sia la prospettiva di inviare contingenti militari in Libia, almeno se per “contingente militare” si intendono truppe di terra. Tuttavia il malcontento e le divisioni relative a questo nuovo intervento armato si stanno facendo più forti di giorno in giorno, acuite dalla resistenza – non prevista ma del tutto prevedibile – delle milizie di Gheddafi. E non solo all’interno dell’UE, con la defezione della Germania, con il gelo diplomatico tra Italia e Francia sulla questione della direzione operativa dell’intervento e della gestione degli immigrati; ma anche in seno alla stessa amministrazione USA, in cui è forte la paura di un nuovo pantano militare e dell’emergere di uno scandalo (legato alla fornitura di armi ai jihadisti) proprio alla vigilia della campagna presidenziale. Non è un caso che gli USA abbiano volentieri ritirato (almeno formalmente) i loro aerei da combattimento dalle operazioni libiche, lasciando i partner della NATO a metterci la faccia. Lo stesso Robert Gates, in una dichiarazione congiunta con il capo di stato maggiore Mike Mullen, si è dichiarato nettamente contrario al progetto della Casa Bianca di fornire armi ai ribelli, suggerendo che tale incombenza dovrebbe essere lasciata ai paesi arabi o ad altre nazioni. “Il mio punto di vista”, ha detto Gates, “è che se proprio deve esserci questo tipo di assistenza all’opposizione, vi siano una quantità di entità diverse dagli Stati Uniti che possono porla in atto”.

Questa dottrina del “partecipiamo, ma senza partecipare” è essa stessa rivelatrice di un’esitazione che rispecchia i contrasti e le divisioni presenti all’interno dell’amministrazione e del Congresso americano. E’ probabilmente per questo che anche i maggiordomi italiani di sinistra e di destra, dopo l’iniziale entusiasmo interventista, hanno assunto posizioni più equilibrate e tengono ora il piede in due scarpe nell’attesa di vedere quale linea d’azione prevarrà nell’establishment americano. Il rovesciamento di Gheddafi si è rivelato un’operazione assai più complessa del previsto, in cui tutti i mezzi della propaganda, della pianificazione strategica, dell’intelligence e della forza militare americana sono stati utilizzati senza però ottenere, per il momento, risultati apprezzabili. Qualcuno forse inizia a capire che il leader libico non è poi così “odiato” dal suo popolo, se il sostegno della popolazione lo ha aiutato a rimanere in sella anche di fronte all’aggressione congiunta e poderosa dell’intero mondo occidentale. Le stesse defezioni dei suoi fedelissimi, che sono state comunque esagerate per finalità propagandistiche (il ministro degli esteri Moussa Koussa, rifugiatosi a Londra, era comunque da tempo sgradito al governo libico perché sospettato di aver collaborato alla fuga di Nouri Massoud El-Mesmari), non sembrano influire sull’esito del solido contrattacco militare portato avanti dai lealisti.

Sarebbe bello se questa resistenza indomabile e quasi eroica da parte del leader di una nazione piccola e male armata contro la prepotenza dei padroni del mondo, insegnasse ai lamentevoli pacifisti nostrani che la differenza tra un paese prospero e forte e un paese degradato e irrilevante non sta nella forma di governo (“dittatura” o “democrazia”) o nel rispetto di chimerici “diritti umani”, bensì nella determinazione di un establishment dirigente a perseguire una politica incentrata sull’interesse nazionale, anziché su fantasie ideologiche dietro le quali si nasconde soltanto il vassallaggio verso padroni invisibili. E sarebbe poi il massimo se questa banda di piagnucolosi tutori di “popoli” immaginari imparasse a diffidare delle “rivoluzioni” teletrasmesse; le quali hanno ben poco a che fare con il volere delle collettività nazionali e molto con il desiderio dei dominanti di annientarle, con il consenso indotto degli sciocchi, che scorgono fantasmagoriche “primavere di democrazia” dove c’è solo devastazione e conquista.

Gianluca Freda
Fonte: http://blogghete.altervista.org
Link:
http://blogghete.altervista.org/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=807:gianluca-freda&catid=32:politica-internazionale&Itemid=47#comments
4.04.2011

Pubblicato da Davide

  • RicBo

    Perché tanto livore, tanto odio, tanto astio?
    Freda può dire cose a volte condivisibili, a volte no, ma affogare il tutto in una prosa così violenta lo pone automaticamente dalla parte dell’intolleranza fascistoide in cui l’Italia è immersa da qualche tempo.
    Probabilmente la sua è una strategia di visibilità, come tuttologo non se lo fila nessuno, vediamo se alzando il tiro comunicativo otteniamo qualcosa.
    L’unica cosa che ottengono queste strategie è il caos sociale.
    Per quanto concerne il succo dell’articolo, la supponenza con cui Freda smaschera la sua ignoranza sta tutta in frasi come “nel caso di Gheddafi, hanno dato ricchezza, benessere, unità, sovranità e indipendenza economica alla propria nazione” (questa se le poteva risparmiare, anche Stalin e Franco hanno ottenuto unità, sovranità e indipendenza economica a spese di milioni di morti e una repressione bestiale, nel caso della ricchezza ricordo a Freda che il 90% dei proventi del petrolio se la gode il clan Gheddafi) o anche il modo con cui liquida il movimento del ’77, composto da “giovinastri sottoproletari strafatti di canne”.

  • Pellegrino

    livore? odio?
    è solo realismo, tragico realismo….

  • RicBo

    proprio non si riesce a vedere che questo metodo comunicativo porta solo all’odio dell’uno verso l’altro? che se gente come freda diventa un riferimento i giovani torneranno a spararsi addosso solo perchè di diverso colore politico? quasi ci siamo, basta poco e voila ecco che si torna ai tempi di lorusso, giorgiana masi e via di questo passo..

  • GRATIS

    Quoto Freda al 100%. Nella sostanza e nella forma. I primi commenti che cominciano ad affiorare rivelano un certo buonismo a buon mercato assai diffuso fra gli speranzosi devoti di Vendola e quelli che si commuovono ai pistolotti di Saviano. Se spiegare come stanno le cose significa istigare i giovani alla violenza … allora vuol dire proprio che l’ipocrisia ed il paternalismo sono capaci di voli pindarici che persino Veltroni se li sogna.

  • DaniB

    Si infatti Ric, io abolirei anche i videogiochi picchiaduro, che poi i bambini diventano bulli… Io ad esempio ho giocato un sacco con street fighter 2 e adesso quando vedo un fascio gli scaglio una bolla energetica e grido “oooriuuuken”…

  • amlodi

    Questo osannare Gheddafi mi sembra leggermente fuori luogo.
    Ricordo a Freda le atrocità perpetrate ai danni di migliaia(milioni?) di migranti . Abominio di cui sarebbe fiero Hitler.
    Sicuramente la ribellione è inventata. Siamo d’accordo.
    Siamo d’accordo anche sulla macchinazione Usa/Gbr .
    E quindi? non si può essere contro le bombe e prendere le distanze da Gheddafi? Si rischia forse di avere disturbi bipolari? Non credo.
    Solo i media hanno gridato alla “primavera di democrazia”.
    Nessuno o pochi ci hanno creduto. E comunque scendere in piazza per chiedere altre risoluzioni, rispetto all’unica che sembra possibile di questi tempi, non mi sembra essere sintomo di ingenuità e creduloneria .
    Ma ,probabilmente ,il nostro blogger conoscendo tutti i manifestanti e parlandoci su Twitter, ha il polso della situazione.
    Un articolo assolutamente privo di senso .
    Scrivere per riempire le pagine.

  • Iacopo67

    Per chi guarda troppa TV, Gheddafi è il demonio.
    Ma chi ha il vizio di leggere, sa che Freda ha ragione, è tipico degli USA, quando vogliono distruggere e depredare una nazione, quella di cominciare demonizzando il governo di quel paese.
    Se è un dittatore, perchè è un dittatore, se non è un dittatore, perchè ha barato alle elezioni, il motivo si trova sempre, poi ci si ricama su, per mesi o anni, e infine si esporta la democrazia, con l’approvazione soddisfatta del popolo, ubriaco fradicio di propaganda, popolo che magari ricompenserà quel proprio governo rieleggendolo, per aver difeso i nobili valori della democrazia e dei diritti umani.
    Probabilmente Gheddafi non è così terribile come vogliono farlo credere;
    va bene, è tutto relativo, avrà ucciso per garantirsi il potere. Avrà anche approfittato della propria posizione per arricchirsi, ma quale governante non lo fa ? Però stava anche costruendo uno stato sociale, quello che invece le nostre “democrazie” stanno distruggendo. In Libia c’era anche un buon pil procapite, rispetto alle altre nazioni africane: conosco un marocchino che ha lavorato in Libia; stando in Marocco era povero, non c’era lavoro, andò in Libia dove trovò lavoro in una azienda che costruiva depositi d’acqua, e mi diceva che in Libia era più facile guadagnarsi da vivere.
    A proposito di propaganda disinformante, sapevate che in Iran la pena della lapidazione non esiste ? Ma che invece esiste in Israele ?

  • DaniB

    Come tu faccia a dire che nessuno o pochi hanno creduto alla genuinità ed alla legittimità della rivolta in Libia proprio non so… Ci hanno creduto in molti, e molti di loro erano in piazza ieri. Per questo l’articolo ha molto, molto senso.

  • amlodi

    Lo dico allo stesso modo in cui tu affermi: ” Ci hanno creduto in molti, e molti di loro erano in piazza ieri”
    Ci parli anche tu su twitter?
    Amico di tutti i manifestanti?
    li hai intervistati uno a uno?
    Ed ammesso che ci abbiano creduto, questo fa di loro degli incoerenti come vuol fare capire Freda?
    In che modo?
    Ti stupirò ma si può essere dei pacifisti ed essere intelligenti..

  • Tonguessy

    Cominciava a piacermi Freda, in questo articolo. Finchè non ho letto “E poi c’è la “democrazia”, che è una cosa bella e santa, tranne quando viene eletto Berlusconi”.
    L’anima berluscona di Freda, ancora in pieno revival di fez e rimpianti mussoliniani ed hitleriani (con tanto di piscine olimpioniche a disposizione degli sciagurati di Auschwitz) non riesce a smentirsi mai, purtroppo.

    Berlusconi rappresenta quanto di più lercio e fetido una democrazia (già così provata nella sua genesi e nemesi) possa offrire. E’ l’anticristo che mette i chiodi alla sua bara. Nulla dopo di Berlusconi ha più senso, politicamente parlando. Ci eravamo quasi abituati al predicare bene e razzolare male dei democristiani, ma passare alle barzellette sguaiate, alle corna fatte nelle foto dei premier, alla magniloquenza da demenza senile seguita da scodazzo di pecorume transumato (Capezzone in primis) è sinceramente più di quanto si potesse concepire. Si è passati da un parlamento di deprecabili professori ad un parlamento di imprenditori, venditori di auto strausate con contachilomteri azzerati, e relativi avvocati difensori.

    E Freda è qui a raccontarci che siamo scemi a non osannare Berlusconi come fulgido esempio di cotanta adamantina democrazia. Non so voi, ma mi dovesse mai succedere di invitare una minorenne a casa mia per dei festini e dovessi sopravvivere alle sacrosante ire muliebri, finirei in GALERA per avere adescato una ragazzina. Galera, e non postcafonal definizioni ghediniane che scandalizzerebbero anche i mai sufficientemente rivalutati surrealisti dantan.
    Date quindi retta a Freda, che se ne intende: il nostro premier è l’alter ego di Mattei, ha avuto un coraggio sovrumano ad affrontare la fatica erculea (erculo mi suonava meglio, ma temo sia grammaticamente scorretto) di riempire il lettone di Putin di escort e firmare contratti con la Russia. E poi invitare Gheddafi con la sua tenda beduina e le sue guardie del corpo altrettanto beduine (e femmine) e incoraggiare così i vari Ghedini-Freda a incensarlo come il salvatore dell’italica indipendenza energetica. Salvo poi bombardare la Libia ed i milionari contratti stipulati, e giungere a riconoscere (oggi 4 aprile 2011) i balenghi delle milizie antigheddafi come unico referente per le relazioni internazionali con la Libia.
    Mia suocera è purtroppo affetta da Alzheimer ma le devo riconoscere una lucidità straordinaria, se paragonata alle azioni e pensieri di questi politici, avvocati e opinionisti.

  • lucamartinelli

    penso che l’amico Iacopo67 abbia sottolineato con esattezza la sostanza di quanto scritto da Freda. Infatti non condivido le critiche di alcuni per i toni usati, quello che conta è la sostanza. Freda dice finalmente pane al pane e vino al vino. Inoltre i piu’ informati sanno che il piano d’attacco alla Libia c’è da 10 anni. I criminali Yankee hanno sacrificato i burattini loro servi di Tunisia ed Egitto per costruire una messinscena utile a rincoglionire i popoli occidentali, notoriamente anestetizzati. Infatti in Tunisia ed Egitto non è cambiato nulla perche’ non c’era nulla da cambiare. Altri erano gli obiettivi, tra cui la Libia ,appunto, poi la Siria e l’Iran, guarda caso. Segnalo ancora la dichiarazione di quel piccolo pezzo di merda di Aznar che ha dichiarato che bisognerebbe bombardare Cuba, perche’, dice il piccolo nazista, non ci sarebbe democrazia…..povero assassino di massa e genocida.

  • neutrino

    Grande post! Anche se la verità è e sarà difficile da scoprire, e quindi prendo con le pinze il giudizio su Gheddafi, per quanto riguarda la prima parte, per me è un capolavoro.
    Che dire? Grazie Gianluca!

  • nettuno

    Freda dice cose giuste!! Bellissimi i riferimenti ai Bamboloni, ai pacifinti, all’ alluvione di fanfaluche ..

  • rasna-zal

    Vedi Tonguessy, è questo che mi fa venire il sangue verde, non il pensiero contrario chiaro ed esplicito, ma la retorica melliflua o nel caso incalzante, che in realtà cela quasi sempre delle incongruenze che sull’onda emotiva rischiano di passare come informazione e conquistare un valore che in realtà non hanno.

  • geopardy

    Non sono neanche riuscito a leggerlo tutto e credo non valga neanche la pena farlo, l’articolo rappresenta il delirio di un Italia terminale.

    Ricordo soltanto che per avere la pretesa di analizzare una situazione bisognerebbe osservare contesti più ampi.

    In Libia si bombarda per “difendere il popolo in rivolta” contro un dittatore (questo è sicuramente Gheddafi) che da 42 anni è al potere e lo si fa avvalendosi dell’appoggio degli emirati, in Barhein, (un emirato con una famiglia al potere da due secoli) che da ancor prima della Libia sta massacrando il popolo in rivolta, le stesse potenze, celeri nell’intervenire nel paese nordafricano, avallano tacitamente l’intervento dell’esercito degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia Saudita per reprimere con la violenza il popolo in rivolta.

    Apparentemente siamo all’opposto esatto del pretesto “umanitario” del bombardamento in Libia.

    Dico apparentemente perchè ritengo che la logica dei due interventi sia la stessa, cioè, avvertire i popoli arabi che oltre un certo limite non si può andare e non è permesso intaccare l’equilibrio costituito oltre misura.

    Se ho ragione, significa che la tanto sbandierata tesi dell’autore di questo articolo, cioè, che tutte le rivoluzioni in atto siano preparate da fuori, non avrebbe alcun fondamento.

    Non si può toccare il santuario saudita e nessun emirato voluto dagli inglesi durante il loro impero, altrimenti i sauditi sarebbero già sotto attacco occidentale a maggior ragione (molto maggiore) rispetto alla Libia.

    La strategia americana va ben oltre, dato che è appena giunta la notizia dell’attacco alla Costa D’Avorio.

    Prepariamoci al peggio che rischia di arrivare quanto prima di quello che possiamo immaginare.

    Ciao

    Geo

  • pippo74

    resto veramente basito dal tenore assunto, su questo sito, dallo scambio di opinioni tra i vari utenti: signoraggisti contro antisignoraggisti, barnard folle barnard genio, berlusconi salvatore della patria berlusconi puttaniere-corruttore-mafioso, travaglini-santorini belpietrini-feltrini….. e potrei continuare, ma arrivare a freddini contro antifreddini mi sembra veramente esagerato. ma non sarebbe molto più semplice limitarsi a criticare oppure a condividere quello che l’autore di un articolo, chiunque esso sia, scrive? ogni giorno di più mi convinco che non è ancora maturo il tempo di una coscenza collettiva, e che forse l’unica cosa sensata che possiamo fare è quella di dedicare il nostro tempo libero alla qualità di vita, ai propri cari, agli amici, all’educazione dei figli, all’amore per il proprio compagno o la proria compagna. venendo all’articolo freda scrive sicuramente usando toni forti, ma non parlerei di istigazione alla violenza, semmai mi sembra che il quadro che egli descrive, seppure presenta spunti interessanti, non tenga in nessun conto il pessimo comportamento della politica italiana nel suo complesso, compreso, l’ondivago atteggiamento del governo italiano, assolutamente incapace di difendere gli interessi nazionali nella vicenda libica. anzi io credo che alla fine frattini e berlusconi, che proprio oggi hanno riconosciuto come unici interlocutori proprio i ribelli giustamente criticati dall’autore, si siano rivelati assolutamente proni agli interessi usa-nato. infine, se qualcuno ha manifestato per la pace e lo ha fatto in modo sincero, allora non posso che essere solidale con queste persone. spero che questo sia stato lo spirito della maggioranza di coloro che hanno manifestato per la pace.

  • cloroalclero

    Purtroppo concordo con Freda. Su facebook (che non sarebbe una brutta cosa, se non fosse per gli imbecilli che lo popolano) ho sostenuto discussioni demenziali. Voglio dire: Gianluca ha ragione da vendere e vi diro’ di piu’: uno come Berlusconi ci si fa le pippe con un popolo come quello “progressista” che sventola bandierine su facebook. Quello ci seppellisce a tutti e sarà ancora presidente del consiglio. perchè chi “non crede” alle bufale e “se ci crede” comunque pensa che, contro ogni RAGIONAMENTO comunque nell’intervento UE e Nato vi sia “della ragione” è diffuso viralmente e soprattutto a “sinistra”. E contro argomentazioni schiaccianti oppongono “gheddafi affamatore di popoli” e voi a dirgli che non è vero, che è stato dittatore, sì, ma non affamatore…
    Aristotele diceva che contro il sano argomentare non c’è retorica o eristica che tenga. Che un “ragionamento” se rispetta la realtà, i principi di non contraddizione e il significato costante delle parole è inoppugnabile. Ma oggi viviamo in una societa’ dove il potere orwelliano ci ha diseducato all’uso dell’intelletto. In altri termini ci ha ALIENATO dalla nostra essenza. Per cui discutere diviene inutile, scrivere diviene un esercizio onanistico di soddisfazione personale e la speranza di un mondo a misura di un’idea di “bene” misurato sulla nostra sopravvivenza intesa come “volontà di piu’ vita” sta su un binario morto. Anche se siamo in 5000 a parlare delle stronzate che spacciano i media…Grande Freda cmq. ciao

  • cloroalclero

    la sintassi fa schifo, non l’ho riletto a tempo e non posso modificare. DOmani, va.

  • cloroalclero

    Ma non dire scempiaggini. Se vuoi vedere la bruttura guardati attorno e guarda la tv non trovarla nei post di Freda.

  • cloroalclero

    Parliamoci chiaro, non è che si è nostalgici del FEZ se si ammette che la democrazia rappresentativa è una truffa. E’ una dittaura mascherata e molto piu’ invasiva di quelle “nature” perchè inocula nelle persone la convinzione di essere libere, mentre sono piu’ schiave dei sottoposti al FEZ
    voglio dire: perchè nelle costituzioni non compare la necessità di referendum quando si decidono le missioni militari? O le privatizzazioni? o l’adozione del nucleare (ok di rado su questo ci sono, ma nn valgono nulla)? o i fondi all’istruzione padronale? è una truffa. Molti non riescono a (come direbbe Nietzsche) guardare l’abisso, ma la verità è questa, occorre accettarla. Solo l’Idea anarchica ci salverà. Per atttuarla bisogna diventare antidemocratici.

  • cloroalclero

    lo sciocco, quando il saggio indica la luna, guarda il dito. Per te impensabile proverbio migliore

  • ario

    Quindi, per te, i libici oggi stanno meglio vero?
    Perché non prenoti e vai a passarci le vacanze
    in Libia e magari porti con te anche qualcuno
    di quei tonti manifestatori di professione, vedrai che
    al ritorno avrai le idee piu’ chiare.

  • bstrnt

    Non credo sia questo il problema, per il star peggio possiamo guardare noi stessi e la bolgia di una sempre più nazista Europa.
    Il caso Libia ha evidenziato, spero anche per i più rintronati, il livello di “democrazia” in cui siamo precipitati; e parlo dell’intera Europa oramai mercenaria di Washington.
    Poi, se si vuol essere imbecilli a tutti i costi, si può dire che siamo superiori, ma è bene non specificare in che cosa.
    La popolazione Europea, al pari di quella del Nord America si sta involvendo sempre più: mancanza di cultura, mancanza di dignità, mancanza di raziocinio.
    In poche parole, l’occidente nella sua supponenza, è spacciato e deve solo ringraziare se stesso!

  • Tonguessy

    Dopo l’era del politically correct, dove si diceva tutto per sottintendere nulla, è arrivata l’era del politically ready-made, ovvero della demenza comunicativa. O dell’elzeviro bipolare, come in questo caso. E’ un danno comunicativo sociale così radicato e profondo che chi ne fa uso se ne vanta pure. D’accordo, fu B.Russell a seppellire la logica formale, su Wittgenstein a pisciare sulla sua tomba, eppure qualcosa di logico sarebbe bene salvare quando ci addentriamo nel labirinto semantico. Altrimenti siamo costretti a sopportare baciamani con elogi prima, e bombardamenti con durissima prese di distanza cinque minuti dopo.
    Qui una breve sintesi di cosa sia il politically ready-made.
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=1907

  • Tonguessy

    Amo ricordare uno splendido aforisma di Charles Bukowski:
    “La differenza tra democrazia e dittatura è che mentre in democrazia prima si vota e poi si prendono ordini, in dittatura non si perde tempo con il voto”
    Questo per dire che sono assolutamente convinto che la “democrazia rappresentativa” sia la degenerazione peggio che si possa immaginare del dominio delle elites sui popoli, con maquillage di facciata che prevede l’elezione libera di quei rappresentati che faranno sempre e solo i tornaconti delle elites.
    Casomai ti interessasse, ho scritto un breve articolo sull’argomento
    http://www.appelloalpopolo.it/?p=2499
    Detto questo non ho ben capito il senso del tuo intervento. Se proponi l’anarchia, basta che ti guardi attorno: ti sembra che le persone siano sufficientemente mature per essere disposte a rinunciare al proprio prestigio, posizione sociale, autovettura acquistata a rate per diventare registi della propria vita? O non è invece che vedi lunghe file di autovetture con singoli guidatori che impiegano molto più tempo a raggiungere il posto di lavoro rispetto a pedalare una bicicletta, ma così hanno il culo caldo d’inverno e fresco d’estate e nel tragitto si ascoltano tanti bei radiogiornali che li informano che c’è la ripresa economica, che a Fukushima è tutto sotto controllo, che Gheddafi è un truce dittatore che si merita la fine di Saddam? Io a quelle persone non darei neanche la patente, figurati se darei loro il diritto di decidere cosa fare della vita loro e altrui. La macchina del Progresso avanza e la Civiltà si consolida, grazie a chi ama passare le domeniche nei lager commerciali, illudendosi che l’acquisto del gadget di ultima generazione possa colmare quell’abisso che da molto tempo li sta osservando.
    Dimmi la verità: ti fidi così tanto di queste persone?

  • Tonguessy

    l’articolo rappresenta il delirio di un Italia terminale.
    la tanto sbandierata tesi dell’autore di questo articolo, cioè, che tutte le rivoluzioni in atto siano preparate da fuori, non avrebbe alcun fondamento

    Standing ovation.

  • claricola

    Meglio Gheddafi che una libia a pezzi, con le risorse in mano alle multinazionali straniere che se ne fregano altamente del popolo.
    L’afghanistan e l’iraq non hanno insegnato niente?
    Basta vedere come è messa oggi l’iraq, ovvero distrutta, depredata ma con la democrazia (…) rispetto a quella con Saddam.
    A volte bisogna scegliere il male minore…lo stesso vale in Italia, se la sinistra fosse unita, onesta, seria, costruttiva, attenta ai bisogni degli italiani e non delle banche usa…il problema berlusconi sarebbe finito 15 anni fa!

  • ario

    amen!

  • daveross

    A mio parere l’articolo dice molte verità, ma lo fa con una retorica uguale a quella del Mein Kampf: leggetevi il secondo capitolo, dove Hitler analizza (con grande acume) le cause del disfacimento dell’impero Austro-ungarico… gli aggettivi sono quasi uguali.

  • Affus

    PER ME DESTRA VUOLE DIRE SOLO CHE CI SONO DEI VALORI OGGETTIVI ,RAZIONALI, CHE NON POSSONO ESSERE NON CONDIVISI CHE DA TUTTI . PER QUESTO LA DESTRA E’ GIUSTA .
    QUINDI UNA VERA DESTRA CHE SI DICE DEMOCRATICA ,DICE UNA PURA FALSITA ‘ PERCHè UNA DESTRA NON PUO’ MAI ESSSERE DEMOCRATICA COME FATTO COSTITUIVO DEL SUO ESSERE E DELLA SUA IDENTITA’

  • Affus

    UNA DESTRA CHE SI DICE DEMOCRATICA E’ UN PURO IMBROGLIO VERBALE , PERCHè LA CONSEGUENZA LOGICA DI UN TALE MODO DI RAGIONARE SARA’ LA FILOSOFIA MASSONICA ,CIOE’ OGNUNO SIAMO UN RAGGIO DI LUCE DEL SOLE E TUTTI INSIEME SIAMO FRATELLI CHE FORMIAMO LA LUCE DELLA VITA , MA VERITA’ DEFINITE NON ESISTONO ‘ MAI MA SIAMO SEMPRE IN RICERCA . NULLA SI PUO IMPORRE PERCHè NON ESISTONO VALORI STABILI E DEFINITIVI PER TUTTI

  • stendec555

    esistono campi d’addestramento in georgia e north carolina e probabilmente anche altrove che preparano criminali che non hanno nulla da perdere (in genere centroamericani a caccia di carta verde). costoro agiscono e hanno agito in centro e sudamerica. ma di mercenari al servizio dell’impero ne esistono anche in africa e asia. come si fa a credere che possano nascere dal nulla rivolte come quella libica? è il mito della democrazia, un martellamento continuo su questa democrazia rappresentativa come unica soluzione per garantire la felicità e il benessere. il modello è la democrazia usa che poi in realtà è una plutocrazia formata da un unico partito che cambia faccia a seconda delle stagioni……se razionalmente si facessero due conti invece che farsi trascinare dalle emozioni mediatiche ci si renderebbe facilmente conto che in nome della democrazia, della caccia al “terrorismo” e via dicendo si sono fatti 1000 volte più crimini rispetto a qualunque forma di recente “dittatura”.

  • Tonguessy

    SIEG HEIL!!

  • cloroalclero

    affus scrive:
    “PER ME DESTRA VUOLE DIRE SOLO CHE CI SONO DEI VALORI OGGETTIVI ,RAZIONALI, CHE NON POSSONO ESSERE NON CONDIVISI CHE DA TUTTI”
    poi sempre affus scrive:
    “SIAMO FRATELLI CHE FORMIAMO LA LUCE DELLA VITA , MA VERITA’ DEFINITE NON ESISTONO ‘ MAI MA SIAMO SEMPRE IN RICERCA . NULLA SI PUO IMPORRE PERCHè NON ESISTONO VALORI STABILI E DEFINITIVI PER TUTTI”

    😀 mettersi d’accordo con se stessi, prima di esprimersi, no?

  • antoniona

    E’ fuori di dubbio che USA, Francia ed Inghilterra stiano strumentalizzando le azioni dei rivoltosi per imporre un governo fantoccio che consenta loro di controllare l’enorme rendita petrolifera del paese (la rendita petrolifera è molto elevata a causa dei costi di produzioni molto bassi del greggio libico, di ottima qualità).
    Da qui a vedere, dietro ogni movimento di protesta, in Libia come negli altri paesi arabi, la mano degli americani, ce ne vuole.
    Quando si sfida la morte non lo si fa perchè si è stati incitati su facebook a lottare per la libertà: lo si fa perchè le condizioni di vita sono diventate insopportabili.
    Freda, da idealista quale è, non riesce ad afferrare il concetto di materialismo storico, ovvero il concetto secondo cui le cause materiali precedono quelle ideali.
    Nello specifico, ricordiamo che a Bengasi sono stati giustiziati dall’osannato Gheddafi, circa 1000 oppositori e ad innescare la rivolta è stato l’arresto del loro avvocato. Il nazistoide che crede di aver capito tutto questo lo tralascia.
    L’imperialismo, come diceva un tale, è la fase suprema del capitalismo: è cioè ad esso connaturato. Non esiste l’imperialismo USA: esiste l’imperialismo e basta. Gli USA restano in questo momento la principale potenza militare e per questo risultano più odiosi, ma lasciate che crolli e arriveranno altri squali ad azzannare le prede più piccole (la Cina è in agguato).
    Solo modo per distruggere l’imperialismo è distruggere il capitalismo, ovvero lo sfruttamento di una classe sull’altra.
    Non ha senso parteggiare per una delle due fazioni borghesi in lotta per spartirsi il potere: chi auspica una reale emancipazione delle popolazioni arabe (come di quelle del resto del mondo), non può che auspicare che le rivolte si trasformino in rivoluzioni, che travolgano le borghesie locali come quelle delle potenze coloniali.

  • Bobic

    eccellente articolo, non c’è nessun elogio a gheddafi, solo un’attenta e realistica analisi dello stato di fatto…i veri assassini e despoti sono i”democratici” occidentali che rimbambiscono mediaticamente i loro succubi popoli….uno dei migliori articoli sulla Libia che ho letto finora

  • Affus

    signor/a cloro è la folosofia massonica che afferma noi essere ognuno un piccolo raggio di luce che messi tutti assieme formiamo la verita !!!
    Il principio democratico si basa tutto su affermazioni del genere : mettiamoci assieme e lavoriamo …e verra fuori la verita da trovare -….

  • Affus

    IL PRESUNTO SISTEMA DEMOCRATICO PER POTER VIVERE E NUOTARE HA BISOGNO UNA VERITA’ FONDAMENTALE DA AFFERMARE A TUTTI I COSTI : NON ESISTE UNA VERITA’ , NON ESISTONO VERITA’ POLITICHE ASSOLUTE ,NON ESISTONO VALORI UNIVERSALI VALIDI PER TUTTI . DEVE ESISTERE SOLO E SOLTANTO LA DITTATURA DEL RELATIVISMO ALTRIMENTI NON ESISTERA’ PIU NESSUNA IDEA DI DEMOCRAZIA NEL MONDO.

  • Gariznator

    Se tra l’italia e la francia ci fosse il deserto, anche i francesi sarebbero come gheddafi.

  • Iacopo67

    Segnalo questo articolo di Paul Craig Roberts ; spiega con semplicità e chiarezza quello che probabilmente è successo e sta succedendo nei paesi nordafricani e in medio oriente.

    http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=24146

  • amlodi

    E’ successo nella storia che gli USA abbiano cercato di dar vita a sommosse popolari contro governi scomodi. Utilizzano il malumore nella popolazione creato dai dittatori come benzina per dar fuoco alla rivolta.
    Probabilmente sta succedendo anche adesso.

    Ma il punto è un altro.
    Scrivere: “I “dittatori” sono sempre cattivi, perché picchiano il povero popolo e lo privano di alcuni “diritti umani” fondamentali, come quello di scrivere stronzate su Facebook o di incitare al golpe militare contro il governo del proprio paese attraverso Twitter” denota un pressapochismo irritante.

    Gheddafi è responsabile di crimini indicibili contro i migranti ,il deserto libico ne è la testimonianza, e come tutti i dittatori ,nega totalmente la libertà di espressione , con repressione nel sangue dei dissidenti. Altro che Facebook.
    Ciò NON giustifica in alcun modo l’intervento interessato dell’ONU, ma lascia intatto il giudizio sul dittatore.

    Definire poi:
    “Né con Gheddafi, né con gli USA”: una posizione traballante e vigliacca, ” mi lascia perplesso .
    Ogni persona con un minimo di logica non può stare dalla parte USA/FRA poichè la diplomazia avrebbe ottenuto risultati migliori della bombe. Nè può pensare che Gheddafi sia una persona per cui si può tifare , come sembra fare Freda.
    Insopportabile chi insulta credendosi profeta, ma scrivendo da parvenu.

  • Gracco

    Vorrei dire tante cose, ma al momento mi manca il tempo. Dico però che Freda ha ragione al 100%, la sua analisi è assolutamente corretta e ineccepibile!

  • vah1

    Le analisi di Freda sono lucide, hanno una solida struttura storica. Molte cose “ci azzeccano” ma… al contrario di quanto sostenga lui la sinistra, una vera sinistra antimperialista ed anticapitalista, ha maggiori carte da giocare, in una partita che si preannuncia lunga e difficile, di una destra nazionalista e legata a poteri oramai in decadenza quali la mafia e il Vaticano. Rimanendo solo nel quadro italiano. Ipotizzando che la guerra in Libia si concluda rapidamente, garantendo gli interessi strategici italiani, la destra ad es. risponda a queste domande:
    1) Quanto questo servirà ad ottenere un ribasso dei prezzi in Italia dei carburanti e di quant’altro ad esso collegato?
    2) Quanto questo servirà ad escludere ipotesi sciagurate quali quella della costruzione di centrali nucleari in Italia, (stradifese fino all’ultimo dalla destra)?
    3) Cioè riassumendo: nel popolo ci siamo anche noi, appunto, quanto una fine “positiva” per gli interessi strategici italiani appunto garantirà per la destra risvolti positivi sul reddito e sulla qualità della vita della popolazione italiana (stendiamo un velo pietoso sulle tasse ancora presenti nel prezzo della benzina legate al finanziamento di guerre finite oramai da decenni)?.
    Una vera sinistra italiana antimperialista ed anticapitalista questo farebbe: nazionalizzerebbe le aziende strategicamente importanti per l’Italia evitando gli “spezzatini”; incentiverebbe la produzione di energie rinnovabili a scapito di nucleare e petrolio; metterebbe al centro della propria politica economica la qualità della vita ed il reddito della popolazione.

  • MartinV

    un po’ fuori tema, ma non troppo, segnalo questo interessante articolo sulla sensibilità degli inglesi verso le popolazioni civili africane:

    http://franceschini.blogautore.repubblica.it/2011/04/05/le-torture-britanniche-contro-i-mau-mau/

    Di responsabili inglesi ancora in vita ce ne saranno sicuramente, ma il Tribunale Penale Internazionale invocato per i nemici delle potenze occidentali non credo che si occuperà del caso… così come non si occupa di Blair e Bush per l’aggressione all’Iraq…

  • geopardy

    Prima di parlare tutti avremmo bisogno di una buona pausa di riflessione, la velocità dell’adsl è superiore a qualsiasi capacità di analisi individuale e colletiva.
    Quindi, prima di ridicolizzare chi scende in piazza, bisognerebbe riconoscere, se non altro, una pausa riflessiva nel frattempo, data la inaspettata e velocissima dinamica degli eventi.
    Esprimo qui alcune considerazioni che potrebbero rispondere a realtà.
    Dopo l’intervento in Libia ogni governo con problemi interni può tranquillamente accusare ogni opposizione di essere strumentalizzata dall’esterno (vero o falso che sia) per togliere la sovranità nazionale al propio paese.
    Secondo me, anche molte persone che avrebbero partecipato attivamente ad una rivolta a velocità di adsl stanno diventando più timorose e riflessive, temendo di essere strumentalizzate e di prestare, magari, il fianco ad un attacco occidentale nel proprio paese.
    Sta succedendo in Barhein (che non ha realmente nulla da temere dall’occidente), paese in cui si sta addirittura incolpando Hezbollah e l’Iran di agitare il popolo e si sono chiamate in aiuto le truppe saudite e degli emirati, sta succedendo in Siria ed è successo in Iran, in cui, chiaramente, è l’occidente sotto accusa (in questo caso i sospetti sono”quasi” certezze, data l’azione annosa).

    Sembra che questa deterrenza stia iniziando a dare i suoi frutti, comunque bisognerà seguire attentamente i risvolti in questi paesi, dove, probabilmente, come in Marocco, la gente ha rallentato (forse anche per la “temporanea” presa di potere dell’esercito in Egitto) i tempi delle pretese, seguendo un percorso più mite e lento, fatto di sostanziali aperture da parte della classe dominante (non come in Tunisia ed Egitto), ma non di esili forzati, in modo da dare più tempo ai poteri forti per prendere delle contromisure adeguate, pur venendo incontro alle esigenze dei propri popoli, bisognerà vedere se tutto ciò funziona

    Avete più sentito parlare di rivolta algerina?

    Insomma, la via marcata dal dopo intervento in Libia nel mondo arabo potrebbe sfociare in un’operazione di trasformazione politica più che in un’azione dilagante e rivoluzionaria vera e propria come lo era inizialmente.

    Se questo sia voluto non lo so, ma propenderei più per il sì.
    La trasformazione, comunque, è inevitabile e gli equilibri precedenti stanno irreversibilmente cambiando.

    La Libia aveva già aperto enormemente la strada petrolifera e gassosa all’occidente (in pratica si era schierato con esso) ed a meno che non si tratti di una guerra indiretta contro l’Italia, la necessità di rovesciare Gheddafi in chiave pertolifera non mi sembra accreditabilissima, anche se tutto potrebbe essere.

    In questa analisi rientrerebbe anche il fatto dell’iniziale esclusione dell’Italia nelle decisioni (situazione che sembra sia abbastanza rientrata), poichè, con il “trattato di amicizia” stilato con Gheddafi si sarebbe sicuramente opposta ad un intervento armato contro il rais e si sarebbe perso del tempo “prezioso”, non dimentichiamoci che la protesta stava iniziando anche in Arabia Saudita e la fretta nell’azione diventava un imperativo.

    Quest’iltima osservazione, potrebbe essere accreditata, visti i risvolti militari nel Golfo Persico.
    Ciao
    Geo