AGNELLINO, PANE E VINO

AGNELLINO, PANE E VINO

DI EUGENIO BENETAZZO

eugeniobenetazzo.com

Per una volta tanto non voglio parlare di economia, ma di una tematica alimentare di cui mi faccio portavoce durante il mio ultimo show “Funny Money”. Non posso fare a meno di intervenire a seguito del recente allontanamento di Beppe Bigazzi dai palinsesti RAI: questo dovuto per aver raccontato uno spaccato di vita e storia italiana dei primi decenni del secolo scorso, quando la preoccupazione principale non era la perdita del posto di lavoro o la solvibilità di un prestito obbligazionario, quanto piuttosto che cosa si sarebbe dato da mangiare ai propri figli. Per chi non avesse ancora capito a che cosa mi sto riferendo, Bigazzi durante una puntata della “Prova del Cuoco” ha descritto sommariamente che cosa avveniva, in epoca di guerra e non solo, quando si mangiavano i gatti per necessità o povertà.


Nella mia provincia (Vicenza appunto), questo episodio è riecheggiato fragorosamente a livello mediatico per ovvie motivazioni folkoristiche (chi non si ricorda gli sfottò durante il servizio militare “vicentino maledetto hai mangiato il mio micetto”). Non che sia a favore o giustifichi questi episodi (sono un devoto sostenitore della LAV ) ed usanze alimentari del passato stile “L'albero degli zoccoli”, tuttavia mi ha fatto molto più adirare come le cronache mediatiche abbiano scritto fior di pagine sull'accaduto (più che altro perchè è stato coinvolto un personaggio noto della televisione), mentre non si soffermano un minuto a far comprendere, a tutti quelli che inorridiscono per un povero micio cucinato al vapore, la mattanza dei poveri agnellini che sta avvenendo proprio in questi giorni nei macelli italiani, per consentire di celebrare nel conviviale calore della propria famiglia un rituale altrettanto barbarico come quello della (Sanguinosa) Pasqua Cristiana.


In Italia alleviamo, cuciniamo e mangiano i conigli: per altre popolazioni questo è grande segno di inciviltà in quanto il coniglio è considerato un animale di affezione al pari del cane o del gatto, quindi guai a chi sogna di mangiarlo. Lo stesso a mio modo di vedere si potrebbe dire anche per il povero agnellino al quale viene riservato un trattamento piuttosto crudele : prima viene stordito, poi issato per una zampa, successivamente gli viene incisa la giugulare, e quando sopraggiunge la morte per iugulazione, allora passa alla operazioni di macellazione e porzionatura. Questo dovrebbe avvenire in teoria secondo il regolamento sanitario che definisce l'attività di macellazione, poi in pratica la fase di stordimento spesso viene “tralasciata” o "dimenticata” passando tosto alla recisione della giugulare da vivo ed in pieno stato di coscienza.



E tutto questo per consentire a tutte quelle mamme e ragazzini, recentemente indignati nel sentire in televisione di come si cucinava un gatto in tempi di fame e guerra, di poter gustare un abbacchio scottadito o un agnello al forno con patate alla menta nella Santa e Barbarica celebrazione della Pasqua Cristiana. Volete veramente trasmettere un messaggio di rinascita e resurrezione (intesa come una nuova epoca per risorgere) quale ci si aspetterebbe per la Pasqua ? Beh, allora smettete di ingozzarvi di carne e di sostenere con la vostra attività consumistica la proliferazione degli allevamenti intensivi a cominciare dai vitellini, finendo con i poveri ed innocenti agnellini. Che senso ha sostenere con il proprio comportamento consumistico un modello di sviluppo alimentare drogato quando un agnello per crescere di 1Kg in peso necessita di 10kg di cereali ? Ha senso in ottica cristiana decretare carestie, miseria e fame in paesi che non possono produrre il proprio sostentamento alimentare in quanto i terreni ed i loro raccolti di cereali sono asserviti all'ingrasso degli animali da reddito nei paesi occidentali. Così è chiamato oggi un agnellino: animale da reddito e non di affezione come il gatto.

Alla prossima Pasqua volete veramente abbracciare il pensiero cristiano e farlo vostro ? Volete contrastare la fame nel mondo ? Volete ridimensionare l'impatto ambientale dell'agricoltura e dell'allevamento intensivo ? Volete avere acque di falda più pulite ? Volete salvare l'Amazzonia dalla deforestazione ? Volete limitare l'effetto serra ? Per chi non lo sapesse, le deiezioni gassose dei bovini sono la principale causa dell'effetto serra sul pianeta. La soluzione a tutto questo esiste. Si chiama contingentamento del consumo di carne animale da allevamento intensivo (o meglio ancora la totale abolizione): il reale male del pianeta e la causa di moltissime patologie che colpiscono l'uomo in questi ultimi decenni. Cercate d'ora in poi, cominciando con quest'anno, di celebrare una Santa Pasqua e non una Sanguinosa Pasqua Barbarica: diventate anche voi fautori di un cambiamento per migliorare il nostro pianeta e preservarlo da quello che è considerata la peggiore minaccia per la sua stessa sopravvivenza. Preserve our planet: it's up to you.

Eugenio Benetazzo

Fonte: www.eugeniobenetazzo.com

Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/agnellino_pane_e_vino.htm

28.02.2010

Commenti (74)

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Nascondi area commenti 14 caricati
    1. Drachen 1 marzo 2010

      questo è un commento democratico, liberale, tollerante, colto ma soprattutto intelligente.

      non ho parole.

    1. Drachen 1 marzo 2010

      ho sempre stimato i retaggi tribali, soprattutto se paragonati al mondo moderno e industriale.

    1. Drachen 1 marzo 2010

      p.s. se tutta la popolazione fosse vegetariana risparmieresti un sacco di terra invece. la maggioranza delle terre coltivate sono fatte per dar da mangiare alle bestie da carne e da latte. idem per il consumo dell'acqua.
      l'allevamento ha un impatto economico devastante.

    1. Drachen 1 marzo 2010

      concordo con te, ma non è molto vero quello che dici a proposito dei vegetali.
      il pane integrale sfama di più della carne.
      fino a qualche decennio fa il consumo di carne (soprattutto rossa) era limitatissimo.

    1. Drachen 1 marzo 2010

      che l'attuale consumo di carne sia insostenibile è vero.
      che l'animalismo sia una sciocchezza, pure.
      l'animalismo è antropocentrismo puro: utilizza morali umane come il concetto negativo di sofferenza per applicarlo ad un mondo (animale) che la morale non sa neanche cosa sia.
      gli animali non sono persone, sono animali. sono specie che appartengono ad una catena alimentare di cui fa parte anche l'uomo.
      ridurre il consumo di carne è quindi giustissimo, ma per ragioni salutari e di sostenibilità ambientale, non per assurde diatribe morali indifendibili.

    1. Hassan 1 marzo 2010

      Era da qualche anno che non mangiavo la buonissima carne di agnellino, e mi stavo quasi dimenticando quanto è saporita. Ringrazio la redazione per questo articolo, adesso so cosa mangerò questa Pasqua: un bel vitellino gustoso fatto al forno. Ieri mi son sparato un bel pollo, e domani mi faccio un galletto al forno con patate. Ho già l'acquolina in bocca.




      ps. consiglio per gli amanti della carne anche una vera delizia che ho scoperto da poco: la bresaola di cavallo. Da leccarsi i baffi!

    1. Kerkyreo 1 marzo 2010

      Devo dire che sono spesso in linea con le tue considerazioni le quali ,avendo fatto anch'io economia, le trovo piuttosto interessanti e anche esatte, pero', credo che in questo caso rischi di essere un po troppo retorico e moralista.
      Cocordo pienamente sull' ipocrisia RAI e il caso Bigazzi, ma per quanto riguarda il resto io credo che come ogni cosa (economia compresa!) ci voglia equilibrio!
      Le nostre(occidentali) abitudini alimentari sono sbagliate e cio' e' dovuto allo spreco inimmaginabile che facciamo di ogni cosa, cibi compresi.
      E' vero, ci nutriamo tanto e male e questo con molta probabilita' e UNA delle cause delle nostre malattie, inoltre, i principi nutritivi della carne li possimao trovare anche nei vegetali. Corretto!
      Assorbiamo sicurmente piu' proteie del necessario e questo probabilmente non favorisce il drenaggio delle tossine,MA come dicevo prima ci vuole equilibrio!!
      E' chiaro che se mangio sempre carne non fa bene ed e' altrettanto vero che se tutta la popolazione mondiale fosse VEGETARIANA dovremmo avere dei campi da coltivare anche sulla luna perche' la terra non basterebbe per soddifare il fabbisogno mondiale di vegetali DATO CHE I VEGETALI NON SAZIANO COME LA CARNE.
      Detto cio' sono daccordo nel condannare i metodi barbari di uccisione degli animali, il rispetto per il mondo e' la prima cosa.
      Basta pero' con l'ipocrisia di MOLTI vegetariani!!!
      Concludo dicendo che l'eqilibrio e' la strada giusta, poi sta a noi raggiungerlo.

    1. Tonguessy 1 marzo 2010

      Il vero problema è se mangiare oppure no, dato che anche le piante soffrono e godono e quindi non si differenziano dagli animali.

      Sull' intensivo l'agricoltura non va meglio dell'agricoltura, nè sui veleni come ho già spiegato in altri post.

      La mia analisi è che, dati alla mano, il capitale va dove c'è investimento da fare. Che l'investimento riguardi il settore alimentare o qualsiasi altro settore merceologico poco importa. Si coltivano cereali per fare biodiesel per gli occidentali e lasciare senza pane altri popoli, ad esempio. E mentre noi ci accapigliamo sul vegetariano si/carnivoro no loro continuano a godere e a rovinarci l'esistenza. A noi tutti, mica ai carnivori o ai vegetariani solamente.

      Poi giusto per scendere sul personale: neanch'io mangio molta carne, e quando lo faccio i vegetali di contorno hanno una presenza soverchiante. Mi dispiaccio ugualmente per quelle vite spezzate, tanto animali che vegetali, ma l'alternativa sarebbe la morte per inedia della mia famiglia.

    1. bl4ckd0g 1 marzo 2010

      Ineccepibile lo scritto di Benetazzo, preso così. Poi effettivamente sono d'accordo e curioso di sapere se lui applica un investimento etico, ma non giudico a priori senza saperlo.

      Non capisco la stoccata sui diritti delle piante, ha tanto di quei toni critici di chi deve a tutti i costi puntare il dito perchè non sa rispondere alla questione perchè si sente in torto.
      Non si possono combattere molte battaglie contemporaneamente, e non mi pare che a Pasqua ci sia l'usanza di "macellare" un qualche tipo di pianta in particolare come dono di presenza come accade, tanto per dire, a Natale con migliaia di abeti condannati in partenza.

      In merito alla questione "specismo", non sono un vegetariano ma mangio poca carne (le due fette di prosciutto sulla pizza settimanale, una pasta al ragù od una lasagna a settimana, una bistecca/petto di pollo ogni due se non tre settimane) rispetto agli standard di cui sento parlare ogni giorno, questo per la questione "consumo etico" (per ragioni di inquinamento quindi) ed ho l'intento di abbassare ulteriormente il consumo, anche se credo non riuscirò mai ad essere vegetariano.

      Ad ogni modo, il punto è che per quanto io non riuscirei mai a mangiare un gatto ne tantomeno un cane (essendo nato e cresciuto in mezzo a questi ultimi), però "ammiro" chi lo fa, nel senso che se uno vuole mangiare carne, è meglio che ne mangi delle più diverse specie: se non avessimo le monoculture non ci troveremmo con gli allevamenti intensivi di polli, bovini e suini che ci ritroviamo oggigiorno; a ruota diminuirebbero sensibilmente i problemi di inquinamento diretto (deiezioni) ed indiretto (monocolture agricole per mangimi che impoveriscono i terreni).

    1. alvise 1 marzo 2010

      Da anni non "pratico" questo crudele approvvigionamento di carne.Guai se in casa mia, anche se per errore o dimenticanza, vedo carne di agnellino.Caro Benetazzo, tutta la gente, da qualunque latitidune la si cerchi, ha retaggi tribali e stupidi.

    1. Albertino 1 marzo 2010

      bravo eugenio, sono d'accordo con te.
      peccato per le solite critiche fuori contesto.....

    1. Eli 1 marzo 2010

      Sono d'accordo con Benetazzo, e sono vegetariana da trent'anni.
      E tuttavia, se il signor Bigazzi, persona arrogante e sgradevole, ex-dirigente di vari enti statali e dotato di una profumata e ricca pensione, se ne stesse a casa sua, a coltivare le sue barbariche abitudini alimentari, magari lasciando il posto a qualche giovane più evoluto, il servizio pubblico se ne avvantaggerebbe. I miei gatti ringraziano la RAI per la sua sospensione, che mi auguro definitiva.

    1. Tonguessy 1 marzo 2010

      Al solito: i diritti degli animali (sacrosanti) sono messi in prima pagina.

      A quando una prima pagina sui diritti delle piante? Non sono di moda forse? Poco radicalchic?

      Sempre peggio il Benetazzo poi: da gestore di fondi di investimento da Malta si dimentica che a questo sistema non interessa nè deforestazione nè effetto serra, nè scorregge di mucca, ma lucrare. Che è esattamente quello che lui garantisce ai suoi assistiti. Non mi meraviglierei che nei pacchetti che gestisce ci fossero asset McDonald.

      Con che faccia si mette a fare il moralista dicendo it's up to you parlando di noi mentre lui si chiama fuori e continua a sostenere attivamente questo tipo di "sviluppo" speculativo con i suoi fondi di investimento?

    1. Freeanimals 1 marzo 2010

      Sono perfettamente d'accordo con Eugenio Benetazzo. Aggiungo che se le sette sataniche fanno artigianalmente e saltuariamente qualche sacrificio notturno di montoni in località sperdute, la Chiesa Cattolica fa la stessa cosa industrialmente e regolarmente in nome della propria ideologia. Ne consegue che la Chiesa Cattolica è la più grande setta satanica che esista. E non solo per questa ragione. Nei commenti del Gazzettino, sull'allontanamento di Bigazzi dalla trasmissione, ho letto un gran numero di commenti ignoranti e volgari. Molti lettori, infatti, puntavano il dito accusatore contro gli animalisti, definendoli ipocriti. Non ha senso fare un confronto fra culture umane, cioè tra cinesi che mangiano cani, inglesi che non mangiano il cavallo e altri che mangiano questo o quello. Non ha senso perché l'umanità intera, in vario grado, è specista, cioè considera gli altri animali come oggetti anziché come persone. Diciamo le cose come stanno: gli uomini mangerebbero di tutto, se le convenzioni sociali glielo consentissero. Oscar Wilde disse: "Siamo vermi che strisciano nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle". Alcuni di noi hanno smesso di mangiare animali, perché lo considerano immorale (qualunque cosa cio' significhi). Altri ci stanno pensando. Per favore, non accusateci di ipocrisia se mettiamo in discussione gli insegnamenti specisti che abbiamo ricevuto e ci sforziamo di cambiare vecchie abitudini alimentari. Non è facile. Ci vuole tempo. Guardate piuttosto la vostra trave, nel vostro occhio, che ai nostri fuscelli ci pensiamo noi!

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