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AGNELLINO, PANE E VINO

DI EUGENIO BENETAZZO
eugeniobenetazzo.com

Per una volta tanto non voglio parlare di economia, ma di una tematica alimentare di cui mi faccio portavoce durante il mio ultimo show “Funny Money”. Non posso fare a meno di intervenire a seguito del recente allontanamento di Beppe Bigazzi dai palinsesti RAI: questo dovuto per aver raccontato uno spaccato di vita e storia italiana dei primi decenni del secolo scorso, quando la preoccupazione principale non era la perdita del posto di lavoro o la solvibilità di un prestito obbligazionario, quanto piuttosto che cosa si sarebbe dato da mangiare ai propri figli. Per chi non avesse ancora capito a che cosa mi sto riferendo, Bigazzi durante una puntata della “Prova del Cuoco” ha descritto sommariamente che cosa avveniva, in epoca di guerra e non solo, quando si mangiavano i gatti per necessità o povertà.

Nella mia provincia (Vicenza appunto), questo episodio è riecheggiato fragorosamente a livello mediatico per ovvie motivazioni folkoristiche (chi non si ricorda gli sfottò durante il servizio militare “vicentino maledetto hai mangiato il mio micetto”). Non che sia a favore o giustifichi questi episodi (sono un devoto sostenitore della LAV ) ed usanze alimentari del passato stile “L’albero degli zoccoli”, tuttavia mi ha fatto molto più adirare come le cronache mediatiche abbiano scritto fior di pagine sull’accaduto (più che altro perchè è stato coinvolto un personaggio noto della televisione), mentre non si soffermano un minuto a far comprendere, a tutti quelli che inorridiscono per un povero micio cucinato al vapore, la mattanza dei poveri agnellini che sta avvenendo proprio in questi giorni nei macelli italiani, per consentire di celebrare nel conviviale calore della propria famiglia un rituale altrettanto barbarico come quello della (Sanguinosa) Pasqua Cristiana.

In Italia alleviamo, cuciniamo e mangiano i conigli: per altre popolazioni questo è grande segno di inciviltà in quanto il coniglio è considerato un animale di affezione al pari del cane o del gatto, quindi guai a chi sogna di mangiarlo. Lo stesso a mio modo di vedere si potrebbe dire anche per il povero agnellino al quale viene riservato un trattamento piuttosto crudele : prima viene stordito, poi issato per una zampa, successivamente gli viene incisa la giugulare, e quando sopraggiunge la morte per iugulazione, allora passa alla operazioni di macellazione e porzionatura. Questo dovrebbe avvenire in teoria secondo il regolamento sanitario che definisce l’attività di macellazione, poi in pratica la fase di stordimento spesso viene “tralasciata” o “dimenticata” passando tosto alla recisione della giugulare da vivo ed in pieno stato di coscienza.

E tutto questo per consentire a tutte quelle mamme e ragazzini, recentemente indignati nel sentire in televisione di come si cucinava un gatto in tempi di fame e guerra, di poter gustare un abbacchio scottadito o un agnello al forno con patate alla menta nella Santa e Barbarica celebrazione della Pasqua Cristiana. Volete veramente trasmettere un messaggio di rinascita e resurrezione (intesa come una nuova epoca per risorgere) quale ci si aspetterebbe per la Pasqua ? Beh, allora smettete di ingozzarvi di carne e di sostenere con la vostra attività consumistica la proliferazione degli allevamenti intensivi a cominciare dai vitellini, finendo con i poveri ed innocenti agnellini. Che senso ha sostenere con il proprio comportamento consumistico un modello di sviluppo alimentare drogato quando un agnello per crescere di 1Kg in peso necessita di 10kg di cereali ? Ha senso in ottica cristiana decretare carestie, miseria e fame in paesi che non possono produrre il proprio sostentamento alimentare in quanto i terreni ed i loro raccolti di cereali sono asserviti all’ingrasso degli animali da reddito nei paesi occidentali. Così è chiamato oggi un agnellino: animale da reddito e non di affezione come il gatto.

Alla prossima Pasqua volete veramente abbracciare il pensiero cristiano e farlo vostro ? Volete contrastare la fame nel mondo ? Volete ridimensionare l’impatto ambientale dell’agricoltura e dell’allevamento intensivo ? Volete avere acque di falda più pulite ? Volete salvare l’Amazzonia dalla deforestazione ? Volete limitare l’effetto serra ? Per chi non lo sapesse, le deiezioni gassose dei bovini sono la principale causa dell’effetto serra sul pianeta. La soluzione a tutto questo esiste. Si chiama contingentamento del consumo di carne animale da allevamento intensivo (o meglio ancora la totale abolizione): il reale male del pianeta e la causa di moltissime patologie che colpiscono l’uomo in questi ultimi decenni. Cercate d’ora in poi, cominciando con quest’anno,  di celebrare una Santa Pasqua e non una Sanguinosa Pasqua Barbarica: diventate anche voi fautori di un cambiamento per migliorare il nostro pianeta e preservarlo da quello che è considerata la peggiore minaccia per la sua stessa sopravvivenza.  Preserve our planet: it’s up to you.

Eugenio Benetazzo
Fonte: www.eugeniobenetazzo.com
Link: http://www.eugeniobenetazzo.com/agnellino_pane_e_vino.htm
28.02.2010

Pubblicato da Davide

  • Freeanimals

    Sono perfettamente d’accordo con Eugenio Benetazzo. Aggiungo che se le sette sataniche fanno artigianalmente e saltuariamente qualche sacrificio notturno di montoni in località sperdute, la Chiesa Cattolica fa la stessa cosa industrialmente e regolarmente in nome della propria ideologia. Ne consegue che la Chiesa Cattolica è la più grande setta satanica che esista. E non solo per questa ragione. Nei commenti del Gazzettino, sull’allontanamento di Bigazzi dalla trasmissione, ho letto un gran numero di commenti ignoranti e volgari. Molti lettori, infatti, puntavano il dito accusatore contro gli animalisti, definendoli ipocriti. Non ha senso fare un confronto fra culture umane, cioè tra cinesi che mangiano cani, inglesi che non mangiano il cavallo e altri che mangiano questo o quello. Non ha senso perché l’umanità intera, in vario grado, è specista, cioè considera gli altri animali come oggetti anziché come persone. Diciamo le cose come stanno: gli uomini mangerebbero di tutto, se le convenzioni sociali glielo consentissero. Oscar Wilde disse: “Siamo vermi che strisciano nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle”. Alcuni di noi hanno smesso di mangiare animali, perché lo considerano immorale (qualunque cosa cio’ significhi). Altri ci stanno pensando. Per favore, non accusateci di ipocrisia se mettiamo in discussione gli insegnamenti specisti che abbiamo ricevuto e ci sforziamo di cambiare vecchie abitudini alimentari. Non è facile. Ci vuole tempo. Guardate piuttosto la vostra trave, nel vostro occhio, che ai nostri fuscelli ci pensiamo noi!

  • Tonguessy

    Al solito: i diritti degli animali (sacrosanti) sono messi in prima pagina.
    A quando una prima pagina sui diritti delle piante? Non sono di moda forse? Poco radicalchic?
    Sempre peggio il Benetazzo poi: da gestore di fondi di investimento da Malta si dimentica che a questo sistema non interessa nè deforestazione nè effetto serra, nè scorregge di mucca, ma lucrare. Che è esattamente quello che lui garantisce ai suoi assistiti. Non mi meraviglierei che nei pacchetti che gestisce ci fossero asset McDonald.
    Con che faccia si mette a fare il moralista dicendo it’s up to you parlando di noi mentre lui si chiama fuori e continua a sostenere attivamente questo tipo di “sviluppo” speculativo con i suoi fondi di investimento?

  • Eli

    Sono d’accordo con Benetazzo, e sono vegetariana da trent’anni.
    E tuttavia, se il signor Bigazzi, persona arrogante e sgradevole, ex-dirigente di vari enti statali e dotato di una profumata e ricca pensione, se ne stesse a casa sua, a coltivare le sue barbariche abitudini alimentari, magari lasciando il posto a qualche giovane più evoluto, il servizio pubblico se ne avvantaggerebbe. I miei gatti ringraziano la RAI per la sua sospensione, che mi auguro definitiva.

  • Albertino

    bravo eugenio, sono d’accordo con te.
    peccato per le solite critiche fuori contesto…..

  • alvise

    Da anni non “pratico” questo crudele approvvigionamento di carne.Guai se in casa mia, anche se per errore o dimenticanza, vedo carne di agnellino.Caro Benetazzo, tutta la gente, da qualunque latitidune la si cerchi, ha retaggi tribali e stupidi.

  • bl4ckd0g

    Ineccepibile lo scritto di Benetazzo, preso così. Poi effettivamente sono d’accordo e curioso di sapere se lui applica un investimento etico, ma non giudico a priori senza saperlo.

    Non capisco la stoccata sui diritti delle piante, ha tanto di quei toni critici di chi deve a tutti i costi puntare il dito perchè non sa rispondere alla questione perchè si sente in torto.

    Non si possono combattere molte battaglie contemporaneamente, e non mi pare che a Pasqua ci sia l’usanza di “macellare” un qualche tipo di pianta in particolare come dono di presenza come accade, tanto per dire, a Natale con migliaia di abeti condannati in partenza.

    In merito alla questione “specismo”, non sono un vegetariano ma mangio poca carne (le due fette di prosciutto sulla pizza settimanale, una pasta al ragù od una lasagna a settimana, una bistecca/petto di pollo ogni due se non tre settimane) rispetto agli standard di cui sento parlare ogni giorno, questo per la questione “consumo etico” (per ragioni di inquinamento quindi) ed ho l’intento di abbassare ulteriormente il consumo, anche se credo non riuscirò mai ad essere vegetariano.

    Ad ogni modo, il punto è che per quanto io non riuscirei mai a mangiare un gatto ne tantomeno un cane (essendo nato e cresciuto in mezzo a questi ultimi), però “ammiro” chi lo fa, nel senso che se uno vuole mangiare carne, è meglio che ne mangi delle più diverse specie: se non avessimo le monoculture non ci troveremmo con gli allevamenti intensivi di polli, bovini e suini che ci ritroviamo oggigiorno; a ruota diminuirebbero sensibilmente i problemi di inquinamento diretto (deiezioni) ed indiretto (monocolture agricole per mangimi che impoveriscono i terreni).

  • Tonguessy

    Il vero problema è se mangiare oppure no, dato che anche le piante soffrono e godono e quindi non si differenziano dagli animali.
    Sull’ intensivo l’agricoltura non va meglio dell’agricoltura, nè sui veleni come ho già spiegato in altri post.
    La mia analisi è che, dati alla mano, il capitale va dove c’è investimento da fare. Che l’investimento riguardi il settore alimentare o qualsiasi altro settore merceologico poco importa. Si coltivano cereali per fare biodiesel per gli occidentali e lasciare senza pane altri popoli, ad esempio. E mentre noi ci accapigliamo sul vegetariano si/carnivoro no loro continuano a godere e a rovinarci l’esistenza. A noi tutti, mica ai carnivori o ai vegetariani solamente.
    Poi giusto per scendere sul personale: neanch’io mangio molta carne, e quando lo faccio i vegetali di contorno hanno una presenza soverchiante. Mi dispiaccio ugualmente per quelle vite spezzate, tanto animali che vegetali, ma l’alternativa sarebbe la morte per inedia della mia famiglia.

  • Kerkyreo

    Devo dire che sono spesso in linea con le tue considerazioni le quali ,avendo fatto anch’io economia, le trovo piuttosto interessanti e anche esatte, pero’, credo che in questo caso rischi di essere un po troppo retorico e moralista.
    Cocordo pienamente sull’ ipocrisia RAI e il caso Bigazzi, ma per quanto riguarda il resto io credo che come ogni cosa (economia compresa!) ci voglia equilibrio!
    Le nostre(occidentali) abitudini alimentari sono sbagliate e cio’ e’ dovuto allo spreco inimmaginabile che facciamo di ogni cosa, cibi compresi.
    E’ vero, ci nutriamo tanto e male e questo con molta probabilita’ e UNA delle cause delle nostre malattie, inoltre, i principi nutritivi della carne li possimao trovare anche nei vegetali. Corretto!
    Assorbiamo sicurmente piu’ proteie del necessario e questo probabilmente non favorisce il drenaggio delle tossine,MA come dicevo prima ci vuole equilibrio!!
    E’ chiaro che se mangio sempre carne non fa bene ed e’ altrettanto vero che se tutta la popolazione mondiale fosse VEGETARIANA dovremmo avere dei campi da coltivare anche sulla luna perche’ la terra non basterebbe per soddifare il fabbisogno mondiale di vegetali DATO CHE I VEGETALI NON SAZIANO COME LA CARNE.
    Detto cio’ sono daccordo nel condannare i metodi barbari di uccisione degli animali, il rispetto per il mondo e’ la prima cosa.
    Basta pero’ con l’ipocrisia di MOLTI vegetariani!!!
    Concludo dicendo che l’eqilibrio e’ la strada giusta, poi sta a noi raggiungerlo.

  • Hassan

    Era da qualche anno che non mangiavo la buonissima carne di agnellino, e mi stavo quasi dimenticando quanto è saporita. Ringrazio la redazione per questo articolo, adesso so cosa mangerò questa Pasqua: un bel vitellino gustoso fatto al forno. Ieri mi son sparato un bel pollo, e domani mi faccio un galletto al forno con patate. Ho già l’acquolina in bocca.

    ps. consiglio per gli amanti della carne anche una vera delizia che ho scoperto da poco: la bresaola di cavallo. Da leccarsi i baffi!

  • Drachen

    che l’attuale consumo di carne sia insostenibile è vero.
    che l’animalismo sia una sciocchezza, pure.
    l’animalismo è antropocentrismo puro: utilizza morali umane come il concetto negativo di sofferenza per applicarlo ad un mondo (animale) che la morale non sa neanche cosa sia.
    gli animali non sono persone, sono animali. sono specie che appartengono ad una catena alimentare di cui fa parte anche l’uomo.
    ridurre il consumo di carne è quindi giustissimo, ma per ragioni salutari e di sostenibilità ambientale, non per assurde diatribe morali indifendibili.

  • Drachen

    concordo con te, ma non è molto vero quello che dici a proposito dei vegetali.
    il pane integrale sfama di più della carne.
    fino a qualche decennio fa il consumo di carne (soprattutto rossa) era limitatissimo.

  • Drachen

    p.s. se tutta la popolazione fosse vegetariana risparmieresti un sacco di terra invece. la maggioranza delle terre coltivate sono fatte per dar da mangiare alle bestie da carne e da latte. idem per il consumo dell’acqua.
    l’allevamento ha un impatto economico devastante.

  • Drachen

    ho sempre stimato i retaggi tribali, soprattutto se paragonati al mondo moderno e industriale.

  • Drachen

    questo è un commento democratico, liberale, tollerante, colto ma soprattutto intelligente.

    non ho parole.

  • Kerkyreo

    Capisco il tuo punto di vista ma vorrei farti riflettere sul fatto che il numero di esseri umani si aggira intorno ai 7 miliardi di persone e senza voler fare un discorso utopistico credo che per sfamare con vegetali tutta la popolazione mondiale sia proprio impossibile. Puo’ essere nobile come principio quello di voler rinunciare alla carne animale, ma realisticamente parlando non credo che sia possibile su scala mondiale.Abbiamo bisogno della carne proprio perche’ contiene una grande quantita’ di proteine.
    Abbiamo creato una societa’ disequilibrata che consuma come una scrofa ingorda ed insaziabile e questo perche’ il consumo esasperato di risorse e’ sinonimo di soldi all’infiire.
    Quindi per l’ennesima volta l’uomo sceglie i soldi sfasando tutti gli equilibri che esistono in natura.
    Abbiamo una scelta nella nostra vita’: il bene o il male
    Questa e’ la radice di tutto!

  • Tonguessy

    “Basta pero’ con l’ipocrisia di MOLTI vegetariani!!!”
    Ormai è la fede dell’ultima ora cui si aggrappano MOLTI che preferiscono i dogmi ai lumi della ragione. Il rispetto per il mondo, come giustamente annoti tu, passa per ogni aspetto, vegetali inclusi. Credere che gli appartenenti al mondo vegetale non soffrano dei nostri maltrattamenti (chimica, coltivazioni monospecie intensive e così via) è l’ipocrisia imperante. Ogni cosa che vediamo appartiene al mondo e come tale si merita rispetto.

  • Kerkyreo

    esatto!

  • Drachen

    nemmeno a carne: leggi commento sotto.
    1 ettaro di campo coltivato a spinaci da circa 10 volte le proteine della carne che verrebbe prodotta sfruttando quell’ettaro per l’alimentazione delle bestie da allevamento.

  • Drachen

    a me che soffrano animali o piante interessa relativamente, quello che mi interessa è non cadere nell’ipocrisia animalista me nemmeno foderarmi gli occhi davanti all’insostenibilità economica del consumo di carne attuale. il consumo va più che dimezzato. punto.

  • Kerkyreo

    Concordo pienamente!

  • Sintesi

    A parte che non c’è motivo di adirarsi contro i diritti degli animali, o quelli delle piante, dato che dalle piante dipende l’ossigeno che respiri. Vivi in ecosistema autoregolante, e se esiste, chessò l’ape, un motivo c’è. Il fatto che tu non conosca il motivo non significa che esso sia meno rilevante.

    In ogni caso non sai leggere: perchè tu possa mangiare un vitello di 1kg vengono usati 10kg di cereali.

    Ora tu pensa a quanti ESSERI UMANI potrebbero vivere con quei 10 kg di cereali se si lasciasse il vitello a pascolare per i cavoli suoi.

    Si è accesa la lampadina?

  • Sintesi

    Dimenticavo: per il resto concordo, Benetazzo si serve del sistema. Il sistema va abolito, non usato, nè riformato.

  • Altrove

    Quante giustificazioni per non fare un piccolo sacrificio. Il coro dei lamenti di chi sfrutta e non vuol essere sfruttato. “Capisci? ci renderanno tutti schiavi! ah, tesoro, la bistecchina l’hai cotta un po’ troppo stasera. Capito? Sovranità monetaria! Quei bastardi
    dei banchieri, usurai maledetti… Mi passi quel patè di fegato? grazie. Ti dicevo, sono gli americani a massacrare quei popoli per il loro petrolio…” Chi di ipocrisia ferisce, di ipocrisia perisce. Ben vengano le provocazioni, ma le giustificazioni sanno di due pesi e due misure… http://www.youtube.com/watch?v=Wn12sMIvKW4&feature=related Buon appetito…

  • Diapason

    Concordo.
    Specialmente su ridurre anziché eliminare.
    Adottare una dieta completamente scevra di carne sicuramente non scalfisce la salute, ma secondo me non giova all’equilibrio psichico: tutti i vegetariani che conosco (saranno una ventina) sono irrequieti, irritabili, fondamentalisti, intransigenti.

    Il mondo animale non ha morale o etica perché non ne ha bisogno: salvo rare eccezioni, l’animale uccide per mangiare o per non essere mangiato, oppure per assecondare l’automatismo della selezione (eliminazione del più debole nella corsa alla fecondazione della femmina).

  • vic

    Quatti quatti siamo finiti in un posto tranquillo solo in apparenza. Ci siamo intrufolati nell’aula delle micorrize. E’ in corso un dibattito sul diritto dei miceti e sopraffini.

    pres. Boletus Esulis: Diamo la parola all’esponente anziano dei miceti.

    anziano Miceto (si schiarisce la voce roca):
    Carissimi funghi e vegetali tutti, amici monocellulari, qua dentro sono il piu’ anziano. Ne ho viste di cotte e di crude in questi ultimi diecimila anni. (tossisce un po’). Ma non voglio tediarvi sugli avvenimenti da me vissuti, sopravissuti e sottovissuti, gia’ fortuna nostra che ci nutriamo sottoterra. Cosa volevo dire? Ah, la faccenda dei cinghiali. Noi miceti siamo stufi marci che venga riconosciuto il diritto di penetrazione sotterranea ai cinghiali e ben poco diritto all’integrita’ a noi. Quelli s’intrufolano, raschiano, scavano e ci recano gravissimo danno, proprio la’ dove noialtri abbiamo le nostre (tossicchia) anziane radici culturali. Chiedo percio’ solidarieta’ ai qui rappresentati licheni, alle nobili alghe ed a tutti gli altri esseri viventi mono e pluricellulari. Peccato che non siedano nel nostro consesso gli esseri viventi cristallini. Vedremo di far opera diplomatica oinde averli fra noi la prossima volta. Prego un applauso agli esseri viventi senzienti e consenzienti.

    (Il consesso tutto si alza ed applaude commosso l’anziano miceto Canadese)

    pres. BE:
    Bene, e’ un po’ tardino, aggiorno la seduta alla prossima giornata solatia. Cosi’ avrete tempo di riflettere sui nostri diritti e magari di interpellare con garbo qualche cinghiale. Attenti alle loro femmine che sono assai aggressive.

    Io, intanto, ne approfitto per fare un risotto ai funghi e come stuzzichino un salametto di cinghiale con pane e vino.

  • Drachen

    si assolutamente. condivido appieno. un minimo apporto di origine animale (fosse anche il pesce, o il formaggio, o le uova) è cmq utile ad un equilibrio alimentare. inoltre la buona tavola non può essere sacrificata per ideologie moderniste e fanatiche.
    i vegan, c…o, neanche il miele mangiano!!!!!

  • Drachen

    cambiare alimentazione non è un piccolo sacrificio. è un GRANDE sacrificio. se non ci mettiamo in testa che il cambiamento (cioè la riduzione del consumo di carne) costa fatica e che va fatto per gradi
    allora falliremo sicuramente.
    gli animalisti mi stanno sulle scatole (per non dire peggio) proprio
    per questo loro fanatismo emotivizzato.

  • Tonguessy

    “Ora tu pensa a quanti ESSERI UMANI potrebbero vivere con quei 10 kg di cereali se”…solamente il sistema lo permettesse. Cerca di accendere quella lampadina , a meno che non ti sia fulminata (uso lo stile tuo, ti piace?).

    Quindi: o menti sapendo di mentire e ti va bene questo sistema che premia chi ha soldi (e sfama solo chi li ha, e decide dove e cosa impiantare e allevare e dove farlo arrivare) oppure, come dici nell’altro post il sistema è da buttare via, nel qual caso è inutile che chi preferisce l’agricoltura si scanni contro chi ha altre preferenze. Sarebbe molto meglio che gli uni si unissero agli altri per combattere il vero nemico, invece di combattere tra di noi come si fa quotidianamente. Il vero nemico è il mercato, non chi consuma carne. Troppo difficile da capire?

  • Tonguessy

    se tu avessi chiaro quanta merce non solo di origine animale va buttata via quotidianamente non te la piglieresti solo contro l’eccessivo consumo di carne. Milano butta via OGNI GIORNO 180 quintali di pane
    http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_03/pane_buttato_9daa83c8-f842-11de-bb47-00144f02aabe.shtml
    E’ un derivato dei cereali, mica carne. Giusto per fare un esempio, eh?
    Bisogna decrescere, in ogni settore.

  • Conan

    Grande Eugenio come sempre, tanto più che diversi studi sostengono che l’uomo non sarebbe ne carnivoro ne tantomeno onnivoro, ma un erbivoro, frugivoro evoluto che talvolta può alimentarsi di proteine animali…

  • supervice

    Vedo che anche su CDC ci sono persone che usano Internet come palestra per sfogare telematicamente l’adrenalina in eccesso, lanciando anatemi contro chiunque. Vorrei segnalare a costoro, ad esempio, il video trasmesso a Report sugli allevamenti intensivi di bestiame.
    In Italia, la durata media dell’esistenza di una mucca è di due anni, perché dopo essere stata ipersfruttata per la mungitura e riempita di antibiotici per poter resistere alle condizioni stressanti dell’allevamento, lei stessa decide di non riprodursi e rifiuta progressivamente il cibo. Questo vuol dire che chi si nutre di questo tipo di prodotti assume veleni in quantità industriale. I capannoni stipati di bestie generano inquinamento nelle falde, un’eccessiva e non smaltibile produzione di residui solidi, oltre ad arricchire in modo incessante le multinazionali del farmaco e dei cibi transgenici.
    La coltivazione intensiva dei vegetali crea anch’essa dei problemi di sterilità dei suoli, ma è sempre possibile la coltivazione biologica per dare la possibilità al terreno di autogenerarsi.
    Quello che viene suggerito da Benetazzo è solamente di scegliere nel proprio quotidiano dei comportamenti più salutari, ecologicamente e economicamente sostenibili. Non parla del sesso degli angeli, ma di cosa fare nel proprio piccolo per non peggiorare ancora la situazione.
    Non esiste il bianco o il nero, il bene o il male, esistono solo scelte personali che vanno preferite ad altre perché meno distruttive.

  • xmas

    … che infinita tristezza …

  • sandman972

    Io sono vegetariano da quasi due anni…le mie analisi sono migliorate, sono dimagrito al mio peso forma, mi sento più leggero e sicuramente rilassato di prima, come e quanto i miei amici vegetariani. Ma può essere anche una semplice sensazione.
    Dire che “i miei amici vegetariani sono irrequieti, irritabili e intransigenti” tende ad insinuare che una alimentazione vegetariana ne sia la causa, castroneria di altissimo livello, nonchè tesi che ricade forzatamente nel campo delle congetture. 😛

  • sandman972

    Concordo in toto con i discorsi sulla nocività dei processi di allevamento/agricoltura intensivi…mi trovi in disaccordo sul discorso del livello di sofferenza; per quanto anche le piante siano organismi biologici viventi, l’assenza di strutture nervose definite conferma che il livello di “dolore” che provano non è certamente confrontabile con quello di un animale.
    Inoltre, come già sottolineato da tanti altri post, con le colture necessarie a nutrire un animale da allevamento sfameresti mooolte più persone che con la carne dell’animale in se.
    Se ne fai un discorso di sofferenza, la sofferenza nel caso dell’allevamento animale è comunque più elevata perchè invece della sofferenza delle piante di cui ti nutri e basta, hai sia la sofferenza delle piante (di cui si nutre l’animale), sia quella dell’animale quando lo macelli; comunque la giri l’utilizzo di carne animale è peggiorativa in quel senso. 🙂

  • Terrestre

    Sono pienamente daccordo con te, sei stato breve e conciso, e sono contento che hai ribadito questo essenziale concetto, cercavo di spiegarlo anche io nel mio commento ma sono stato troppo “volgare”, forse più di uno si è offeso per un imprecazione e lo hanno cancellato…pazianza!!…buon agnello, gatto o struzzo che vi conceda il vostro Signore per Pasqua a tutti i bigotti!! grazie Conan.

  • Terrestre

    quindi sei tu il bigotto eh!!…guarda che è OVVIA una sana dieta a base di derivati animali…come è ovvio che i veganiani si limitano per filosofia personale, non per la moda del momento. Il mio discorso era prettamente riguardo il pasto Pasquale (quindi Cristiano) che come il sig Eugenio sensibilmente ha fatto notare, come uno spreco di vita altrui, tutto qui. Se poi per te gli animali non meritano di vivere se non per il tuo sostentamento, e credi di essere molto diverso da loro allora è inutile parlarne, io credo che l unica cosa che enormemente ci differenzia da loro è la consapevolezza che noi umani abbiamo della morte!!….perdonami e ti prometto che non nominerò più il nome del tuo dio in vano!!

  • buran

    Sinceramente anche io il Bigazzi non lo posso vedere. E’ un “so tutt’io” indisponente e arrogante, quello che è buono lo sa solo lui, non gli parlate delle cucine di altri popoli perchè di sicuro li sbeffeggia. Oh, siamo miliardi di persone, nel corso dei secoli su questo pianeta si sono succedute centinaia di civiltà: possibile che si mangi bene solo nel raggio di 500 m. da casa sua?

  • Drachen

    guarda che son completamente d’accordo su questo, ma una cosa non esclude l’altra. anche sprecando zero non è sostenibile l’attuale consumo di carne.
    che poi tu mi dica che forse è più attuabile nel breve periodo la riduzione degli sprechi posso anche essere d’accordo.
    ma io credo che se non si torna in campagna a tirar su cibo, si fa fatica ad avere una qualsiasi parvenza di sovranità alimentare (che è essenziale).

  • Drachen

    i vegetariani possono vivere bene e a lungo. niente da dire.
    PECCATO che mangino prodotti non autoctoni e quindi hanno un impatto ambientale superiore ad uno che ogni tanto si mangia una bistecca.
    soia, seitan, e compagnia bella sono prodotti importati, e neanche importati da tanto vicino….
    un vegetariano che dovesse vivere coi vegetali del luogo dove nasce,
    avrebbe delle carenze di vitamina B12 difficilmente reintegrabili (le alghe micca crescono nel giardino di casa…)

  • Drachen

    “meritano di vivere” altro concetto tipicamente umano del tutto estraneo dal mondo animale.
    chiedi ad un leone quando ammazza i cuccioli della leonessa (figli di precedenti partner) se si fa quella domanda.
    antropomorfizzare gli animali è da psicanalisi….
    poi gli animalisti tengono in città cani e gatti, li fanno sterilizzare e li gonfiano con cibi in scatola facendoli diventare grassi: una bella schiavitù senza fine di lucro. 🙂
    allora è meglio mangiarli come Bigazzi, va.

  • Drachen

    ogni individuo è differente, lo è ogni cultura umana, lo è ogni etnia, lo è quindi ovviamente ogni specie. è questo il bello del pianeta dove viviamo: la bio-diversità, le differenze di culture, di usi, costumi, tradizioni e valori. a me non interessa se uomo o animale prova un dolore più grande, meno grande o uguale. io seguo la mia catena alimentare e le tradizioni alimentari della mia cultura cercando di modificarla in base alla sostenibilità ambientale e alla valorizzazione del cibo locale. non mi pongo tuttavia al centro dell’universo a stabilire cosa devono mangiare gli altri e soprattutto non vaneggio di un’etica universale. è ora di darci un taglio con questi assolutismi universalistici. tra l’uomo e la scimmia c’erano i neanderthal, gli australopitechi, i pitecantropo, ecc. tutti carnivori. sta di fatto che gli animalisti proprio in virtù del loro universalismo sono i primi ostacoli a qualsiasi cambiamento alimentare sostenibile. IL SEITAN, LA SOIA, le maledette PRUGNE UMEBOSHI sono IMPORTATE. non sono AUTOCTONE, e quindi HANNO UN GRAVE IMPATTO AMBIENTALE. LO VOGLIAMO CAPIRE O NO???? o vogliamo fare diventare vegetariani anche gli Inuit che cacciano le foche?

  • Tonguessy

    “vogliamo fare diventare vegetariani anche gli Inuit che cacciano le foche?”
    Il fondamentalismo alimentare lo prevede.
    Una serie di lezioni di etnoantropologia alle elementari, medie e superiori sarebbe auspicabile per evitare che queste posizioni fondamentaliste attecchiscano.

  • Tonguessy

    Mito uno: l’allevamento è inefficiente paragonato all’agricoltura. Questo in un mondo ideale, mica nel nostro dove regna il dio Mercato.
    44 i milioni di brasiliani che ogni giorno non sanno se mangeranno o meno, nonostante il Brasile sia il quarto maggior esportatore di alimenti al mondo.
    Ce l’hanno le risorse, ma le usano con la logica di mercato: le vendono a chi ha soldi. In Italia non va meglio: sono 180 i quintali di pane che vanno BUTTATI ogni giorno nella sola Milano. Avete idea di quante persone si riescono a sfamare con quei 180 quintali? Avete idea di quante tonnellate di pane vengono buttate via ogni giorno nella sola Italia? Eppure il pane è un lavorato di origine agricola: come la mettiamo con la supposta efficienza dell’agricoltura rispetto agli sprechi dell’allevamento?

    Mito due: solo gli animali di cui si circondano MOLTI vegetariani meritano di mangiare carne, gli umani no. Usando questo antropocentrismo all’incontrario MOLTI vegetariani aprono la scatoletta zeppa di rifiuti dell’industria alimentare e la svuotano nella ciotola dell’amato animale da compagnia. Ma guai a fare entrare altra carne nella loro casa. Frattaglie di agnellino elaborate in crocchette o pastoni per cani e gatti sì, costicine per umani no.Perchè?

    Mito tre: L’allevamento consuma moltissima acqua. Guardate qui:
    http://www.eniscuola.net/seminari/AcquaAgricoltura2.pdf
    La quantità d’acqua che basta normalmente ad irrigare un ettaro di risiera, è la stessa che serve ai bisogni di 100 nomadi con 450 capi di bestiame in tre anni, o a 100 famiglie urbane nell’arco di due anni.
    http://www.lalupusinfabula.it/attivita/acqua/acqua-agricoltura.htm

    Mito quattro: la cucina vegetariana è più sana.
    Tra il 1998 ed il 2006 gli alimenti che hanno causato tossinfezioni alimentari negli USA sono stati, per più del 75%, di origine vegetale. Di frutta e verdura ai pesticidi ho già scritto, non mi ripeto. Ricordo solo che tutti i derivati della soia (tamari, tofu, seitan, late di soia etc) provengono da coltivazioni OGM al 95%

    Mito cinque: la cucina vegetariana è più ecofriendly. Certo, come no? Comprate le prugne umeboshi che crescono nel lontano oriente. La storia dei chilometri zero la conoscete, vero?

    Mito sei: la cucina vegetariana è più salubre. Specialmente se cucinate su wok rivestito di acido perfluoroctanoico (Pfoa) che può rimanere nel corpo umano fino a quattro anni e causa cancro. Oppure in padelle di alluminio (causa Alzheimer), terracotta (piombo, cadmio e selenio nello smalto) o inox (cede metalli pesanti).
    Qui c’è la lista di alimenti a rischio nichel
    http://www.store.eurosalus.com/Nichel/nichel-cibi-si-e-cibi-no.html
    Sono vegetali, fateci caso.
    Buon appetito!

  • supervice

    Non mi prendere per un censore, anche perché non mi piace essere troppo convinto delle mie idee, ma…
    1. in Brasile per favorire l’allevamento da vendere negli USA hanno pelato mezza foresta amazzonica che impiegherà millenni per tornare ai livelli prececenti e comunque non è possibile un consumo massiccio di carne per tutti i 6 miliardi di abitanti del pianeta perché non c’è fisicamente lo spazio per farlo;
    2. anch’io ho un gatto e lo devo rifornire di croccantini, ma, al contrario dei felini, i miei denti sono fatti per demolire le granaglie, non per squartare un animale con la pelliccia (hai presenti i dentini del gatto, sembrano rasoi); il nostro intestino così lungo è fatto per assimilare totalmente le sostanze proteiche contenute nei vegetali (io mangio anche la carne, quando invitato a cena, e ti posso dire che il giorno dopo, siccome non sono abituato, ho un sonno della madonna e un po’ di nausea);
    3. stai parlando del riso, che ha un consumo enorme di acqua, ma ci sono specie vegetali che ne consumano un quarto o un quinto;
    4. la cucina vegetariana è sicuramente più sana, perché meno stressante per l’organismo; è vero che tutti i cibi sono riempiti di veleni, sia quelli vegetali che animali, ma dipende dal sistema economico e produttivo (agricoltura e allevamento intensivi) e non dall’alimento in sé;
    5. anche qui vanno fatti dei distinguo: la filiera lunga è corretta per alcuni alimenti, ad esempio il grano che hanno bisogno di territorio e anche di acqua che non sono presenti ovunque, o i legumi che possono essere facilmente trasportati in sacchi; è chiaramente un’idiozia per la frutta tropicale (che non sa generalmente di nulla in confronto all’originale) o per beni deperibili e facilmente coltivabili sul posto;
    6. anche qui parli della tossicità di sostanze che con i vegetali non c’entrano niente; anche la carne la puoi cucinare con il teflon, l’alluminio cede qualcosa con il pomodoro, ma può essere trattato per evitare problemi, e nella terracotta ci puoi cuocere qualsiasi cosa.
    Io credo che ognuno possa decidere di mangiare quelle che vuole (anche i gatti se non trova altro da mangiare), ma quello che io so è che nei paesi dove il consumo di carne è sostenuto la vita media sta scendendo, quelli dove il consumo di vegetali è alto sta ancora crescendo (per quanto si possa lasciare ai posteri il giudizio se questo sia un bene o un male).

  • Terrestre

    Domando scusa alla redazione per il mio commento recente impulsivo sull’argomanto, non capiterà MAI più, NON sono qui per dichiarare guerra a nessuno, sono qui per informarmi, imparare e discutere. grazie per la pazienza. Terrestre.

  • Terrestre

    L’idea che il dolore di ogni essere vivente che viva sul questo mondo sia “differente” a seconda della razza a mio avviso è pura ignoranza (allora perchè non avete scritto che i neri sentono meno dolore dei bianchi???)…il dolore è il dolore…e se credete che un animale con il cervello inferiore all’uomo provi un dolore inferiore…e per vostra CONVENIENZA!!! Amio avviso c’è gente troppo lobotomizzata dai rituali del proprio credo. L’uomo discende dalla scimmia, la quale è e resterà pura ed erbivora. Mentre l’uomo è e resterà un falso carnivoro esaltato e malato di cuore!!! Il problema riesumato dal sig Eugenio (che ringrazio per averlo fatto) NON è secondo me la scelta tra i poveri vitellini agnellini coniglietti e gattini….ma della SOVRAPPRODUZIONE di questi per svariati usi (non solo alimentari), nonchè l’Impossibilità di essere vegetariano di questi tempi [intendo dire che: A) o ti ingozzi di animali ormonati, malati e con tumori, B) oppure puoi scegliere erbe geneticamente modificate] buon appetito da parte di Monsanto. Ho notato (in qualche commento) che per alcuni di voi non è così importante far notare che siamo in SOVRANNUMERO di umani sulla terra, per me è importantissimo, sopratutto perchè la MINORE di questa popolazione è carnivora e sviluppata, ciò significa che questa poca gente (di…) sfama di più sè e le sue future bistecche fregandosene dell’altro terzo della popolazione (che muore di fame!!!). Credete che saremmo tutti carnivori se la nostra bistecca la dovessimo: uccidere, dissanguare, svuotare, scuoiare tutto da soli??….perdonate se ripeto alcuni temi già trattati, ma è un commento vecchio gentilmente restituitomi!! grazie…ed ora assalitemi pure che vi rispondo!

  • Terrestre

    Anch’io credo che gli animali (anche gli umani) purtroppo per loro, non meritano di vivere in metropoli, e sono costretti a subire cambiamenti fisici non per loro volontà (insomma degli oggetti). Mentre per me è ovvio che l’uomo deve poter pensare al posto degli animali se uccidere o non uccidere, non aspettarsi che arrivino loro a chiederselo, altrimenti perchè sentirsi molto differenti da loro?? Noi non siamo più animali per questo.

  • Drachen

    1) verissimo. ma è anche vero che lo spreco alimentare è un problema più pressante dell’allevamento, il quale può essere si intensivo, ma può anche essere sostenibile. 2) il gatto non è fatto ne per mangiare croccantini, ne per essere sterilizzato, ne per vivere in un appartamento, ne per essere nutrito da un presunto padrone.
    l’uomo è onnivoro, con una dieta sbilanciata sulla carne, ma onnivoro.
    lo scimpanzè anche, tanto è vero che non disdegna affatto la carne, ne gli insetti (che sempre animali sono).
    3) il consumo di acqua in agricoltura è spesso correlato ad una mancanza di bio-diversità e di creazione di nutritivi per le bestie da carne. ma è altrettanto vero che non tutte le bestie (come il riso) consumano ingenti quantità di acqua per via indiretta (ad es. il maiale, onnivoro pure lui).
    4) la cucina vegetariana per sfamare un pianeta richiederebbe un ritorno sistematico ad un’economia agricola, il che non è un male, se non fosse che nessuna economia agricola si era privata completamente dell’allevamento e della caccia. alcuni valori nutrizionali propri della carne non sono assimilabili per via vegetariana senza importazioni di prodotti “scientifici” o non autoctoni (il seitan, che tra l’altro ha alcune controindicazioni o la soia che non è di sicuro italiana).
    5) L’impero romano è caduto anche per insostenibilità economica del consumo di grano come fonte primaria di approvvigionamento. (Dipendenza del 50% dall’Egitto). Nemmeno oggi, cmq, i SACCHI hanno le ruote, ne tantomeno le pinne. Per trasportare alimenti è necessario usare camion, navi, ecc. La produzione a km0 è l’unica alternativa ma per farla bisogna coltivare ciò che la propria terra produce. In alcuni casi, quindi, anche carne.
    6) Il Giappone mangia meno carne rossa, ma mangia quantità di pesce terrificante, tra cui le tanto amate balene che gli animalisti vorrebbero proteggere. Una dieta culturale totalmente vegetariana non esiste. Esistono sicuramente diete più equilibrate, ma che derivano essenzialmente da un legame più stretto con la tradizione passata.
    L’avvento della modernità ha creato devastazioni introducendo cibi che hanno stravolto l’equilibrio economico MA ANCHE degustativo (è provato che ci sono differenze nella percezione dei sapori in base a popoli ed etnie: ovviamente per chi crede nell’evoluzione).

  • Drachen

    ho già risposto sopra. persino la percezione dei sapori è differente tra etnia ed etnia, perchè l’uomo si adatta all’ambiente e si “specializza” attraverso le generazioni. non esistono due individui uguali, ne due popoli uguali, figuriamoci se mi devo mettere a parificare il “dolore” tra due specie differenti.
    senza contare che almeno due esseri umani possono confrontarsi e disquisire di tutte queste belle teorie, ma gli animali di queste non gliene po’ fregà de meno.
    vedi di non diffondere ignoranza: gli scimpanzè mangiano insetti e carne. certo meno di noi, ma non sono erbivori ne totalmente vegetariani. non diciamo eresie.
    la differenza delle culture è un valore da difendere e mi sono rotto le scatole di chi vuole imporre i suoi universalismi che riducono l’essere umano ad essere o un fanatico o un ingranaggio. sia che quesi si chiami McDonald sia che sia una lega animalista o vegana o macrobiotica.

  • Terrestre

    La parola Onnivoro è una convenzione (io credo) che permette agli umani di sovrastare e rastrellare ogni tipo di specie animale, visto che ha sviluppato nel tempo uno stomaco adatto. Il proprio orticello o fattoria è una cosa sana e saggia, ma purtroppo oggi quasi utopica.

  • Terrestre

    Ma io parto dal concetto che la scimmia non necessariamente ha ucciso in branco…cosa che “l’uomo non evoluto” fece a suo tempo, oggi potrebbe NON farlo, o farlo in modo moderato, tutto qui. Ma noto che è utopico anche questo, come il combattere per i diritti dei viventi….tutti, uomo compreso!!…e poi cosa intendi con in “parificare”, allora l’uomo puo soffrire di più secondo te, cioè ha una soglia di resistenza più elevata? E il dolore mentale o emotivo? Anche perchè qui non si parla di un pizzicotto sul didietro alla vacca, ma di reclusione, ammassamento, tortura e poi assassinio, un taglio alla gola e l’ansiosa attesa verso la propria fine, tu ci staresti al loro posto? Che domanda stupida, tu non sei di quella razza, tu hai una cultura a riguardo!!

  • Drachen

    cosa vuol dire “non ha ucciso in branco”? la scimmia è un animale sociale e l’uomo anche, l’organizzazione invece varia moltissimo per caratteristiche ambientali, etniche e storiche.
    quindi sono esistiti cacciatori solitari, cacciatori in gruppo, pescatori di vario tipo, ecc.
    le etnie sono diverse e tu me la meni ancora con sta “sofferenza”.
    che cavolo di parametro è la sofferenza? cosa c’entra la sofferenza?
    stai parlando di qualcosa di concretamente dimostrabile o è solo una faccenda etica? perchè nel secondo caso io posso dire di non condividere la TUA etica e bypassare tutto. l’etica è relativa alla cultura e all’individuo, mentre tu ne vuoi fare una legge universale, cosa che trovo detestabile.
    tra l’altro ogni individuo umano ha una soglia del dolore differente, se proprio la vogliamo dirla tutta.
    e poi scusa… le piante non soffrono allora? e allora possiamo mangiare anche animali che non hanno terminazioni nervose? ma di che cavolo stai parlando si può sapere????
    guarda che sono contrario anche io all’allevamento intensivo ma se un inuit caccia una foca ha tutto il diritto di farlo, lo capisci o no?
    io non mi metto mai nei panni altrui, perchè non condivido neanche il principio di uguaglianza assoluta tra gli uomini (che è un bel modo per renderli tutti uguali e tutti intercambiabili), figuriamoci tra gli animali.
    questo non significa elargire morte e dolore a tutti, ma significa essenzialmente che ogni caso fa storia a se e che bisogna piantarla di voler creare diritti umani universali o diritti di animali. sono tutte cazzate, scusa l’espressione.

  • Drachen

    beh è l’unico sistema che garantirebbe la sovranità alimentare dei popoli. quindi prima o poi ci saremo costretti.
    la parola onnivoro non è una convenzione, è una cosa provata.
    gli antenati dell’uomo andavano a caccia, tutto il resto sono arrampicate sugli specchi per difendere una posizione del tutto EMOTIVA.
    così come altre belle invenzioni politiche e filosofiche, anche l’animalismo ed il vegetarianesimo sono conseguenze della modernità e dello sviluppo scientifico. senza la tecnologia agricola non si potrebbe minimamente pensare di andare avanti senza alimentazione animale, perchè alla prima carestia morirebbero tutti. la carne è sempre stata un salvagente per i periodi duri. quindi criminalizzarla è una sciocchezza.

  • Drachen

    io mi sento molto “animale” e da buon animale sono devoto alla mia specie, come sono devoto al mio popolo, alla mia famiglia, alle persone che sento vicine, ecc.
    l’uomo deve tornare ad avere più contatto con la natura quindi anche nel suo aspetto violento e non buonista. l’animalismo invece è proprio un sottoprodotto dello scollegamento dalla realtà naturale che tende ad attribuire tratti umani agli animali. è una teoria ridicola.

  • Tonguessy

    Vi sono grato per i commenti sensati che avete saputo scrivere. Ho voluto solo specificare che non esiste una verità assoluta, me, come insegna l’etnoantropologia, circostanze che suggeriscono (o impongono) l’uso di certe tecniche. Sedersi ad un tavolo e descivere i propri bisogni è ciò di cui abbiamo maggiormente bisogno senza sentirsi per questo criminalizzati. Come ho già detto ho il massimo rispetto per la pazzia vegana, perchè non la trovo diversa dalla pazzia carnivora. L’importante è che non ci sia un pensiero unico, ma una moltitudine di pensieri e atteggiamenti. Detesto le dittature e chi mette il giogo sulle spalle altrui.

  • Tonguessy

    1)Quello che sta rovinando la foresta amazzonica brasiliana è la soia, che tu ci creda o no. Soia che, urge ricordare, è tanto alimentazione animale che umana (tofu, latte di soia, seitan etc.)

    2) Hai mai visto i denti di un roditore? Ho un simpaticissimo coniglietto nano e LUI NO che non ha canini. Noi umani invece si.
    3) ho parlato del consumo di acqua in agricoltura. Il riso rappresenta l’eccezione, la regola è tutta scritta nei grafici che, se hai voglia, puoi leggere.

    4)Hai ragione: non esiste NESSUNA differenza tra uno sfigato vegetariano ed uno sfigato carnivoro. Questo è proprio quello che tentavo di dimostrare. Sono entrambi vittime del dio Mercato. Ti sono grato per averlo capito.
    5) Anche qui siamo d’accordo.
    6) Idem

  • supervice

    Credo che ci sia un’idea un po’ artificiosa della natura, ossia di un paradiso che senza l’uomo sarebbe privo di aggressività.

    Tanto per citare Nietzsche, se riuscissimo a guardare cosa succede in un metro cubo di humus, saremmo sconvolti dagli stermini e dalla violenza che si nascondono in quel fazzoletto di terra.

    La natura è vita, che però va a braccetto con la sopraffazione sull’altro (pianta o animale che sia), con terrore e con la morte. Detto questo, credo che l’uomo “potrebbe” riuscire a gestire i propri fabbisogni con più criterio: ma è chiaramente una speranza vana, è abbastanza velleitario parlare di rispetto verso la natura quando l’uomo è l’homini lupus, lo sterminatore per eccellenza anche di sé stesso.

    La domanda finale è però sempre la stessa, ossia se posso avere a disposizione dei comportamenti personali che facciano meno danni di altri, e credo che un’alimentazione quasi totalmente vegetariana sia da preferire a quella propriamente onnivora che da molti viene ritenuta quella umana.

    Faccio presente che nella civiltà contadina, di carne se ne vedeva ben poca o anche punta; solo nelle feste e solo da chi allevava bestie , poteva permettersi di scuoiare il maiale o di sacrificare un vitello.

    Uno dei punti sottolineati da Benetazzo è la ritualità connessa alla Pasqua; si parla appunto di una ritualità che per la quasi totalità delle persone era simbolica, allegorica e non reale, perché pochi si potevano permettere il sacrificio dell’agnello; la dieta dell’uomo fino al secolo scorso era una dieta al 95 e passa per cento vegetariana, così come si può notare da come sono fatti i nostri denti e il nostro intestino.

  • Tonguessy

    Rispondo a Drachen e Terrestre: sono d’accordo. Ho un piccolo orticello, circondato da case, tangenziali e campi a coltivazione intensiva che vengono irrorati di prodotti chimici. Pensate veramente che il mio orticello che tanto gelosamente coltivo sia IMMUNE da tanta industrializzazione e chimica?
    Quoto Drachen: l’animalesimo ed il vegetarianismo sono LUSSI della nostra società che si è già dimenticata di cosa significasse la carne nel dopoguerra. Vi voglio solo descrivere un episodio successo a me personalmente, Italia inizi anni ’60. In quegli anni vivevamo tutti in famiglia, zii, zie e nonna. Si mangiava bollito di gallina la domenica soltanto. Mia nonna, per cause accidentali, fece cadere una presina per le pentole nel pentolone che doveva sfamare tutta la famiglia. Il brodo faceva veramente schifo, ma lo mangiammo tutti; c’era la fame.
    Se avete intenzione di esplorare il mondo dell’etnoantropologia vi consiglio Marvin Harris. Cannibali e Re o Buono da mangiare possono farvi vedere lo cose da un punto di vista materialista: ci sono cause che impediscono o favoriscono la nascita di abitudini alimentari. Il veganesimo come il cannibalismo non sono un’eccezione. L’opulento occidente permette il vegetarianesimo. Chi ha la pancia vuota ha altri problemi da affrontare. Oppure chi vive in situazioni estreme, come gli Inuit.

  • Tonguessy

    E’ questo un buon motivo per usare gli stessi metodi?

  • Tonguessy

    Grazie a te. C’è bisogno di sincerità.

  • supervice

    Può darsi che il vegetarianesimo sia un lusso moderno, ma come è scritto anche in ‘Buono da mangiare’ la mucca in India è sacra perché in una civiltà contadina il tenerla in vita per arare i campi, per dare il latte e farci il formaggio è estremamente più produttivo che non nutrirla un anno per farci delle bistecche. Come ho scritto prima, il consumo di carne in Italia, soprattutto quella bovina, fino agli anni ’50 era irrisorio, perché la mucca abbisogna di tanto terreno, foraggio e tempo per tirarla su (senza modifiche genetiche o pompaggi vari) e non conviene proprio farla fuori su due piedi. Altro discorso per i polli (che comunque servivano più per le uova che la poca carne) e per i maiali, che comunque rimanevano in vita per periodi fino a dieci volte superiori a quelli attuali, senza prendere un grammo di antibiotico. La dieta della civiltà contadina era quasi totalmente vegetariana e considerare questa un lusso moderno è un controsenso.

  • Tonguessy

    “L’idea che il dolore di ogni essere vivente che viva sul questo mondo sia “differente” a seconda della razza a mio avviso è pura ignoranza”
    Allarga il tuo discorso alle varie specie e siamo perfettamente d’accordo. Perchè considerare solo le specie animali e non quelle vegetali o quelle (ancor più sconosciute) dei funghi? Perchè non considerarci TUTTI parte del mondo, indipendentemente dalla specie di appartenenza?
    Questo mette l’alimentazione in una posizione alquanto scomoda: QUALSIASI siano le nostre preferenze causiamo morte. L’alternativa sarebbe la nostra, di morte.

  • Tonguessy

    Sono d’accordo. Non vedo perchè sacrificare le mucche per fare poi la fine dell’Isola di Pasqua. Tutto va calcolato in base al rapporto costi/benefici.
    Al giorno d’oggi tali rapporti vengono stilati dalle elites, che calcolano quanto convenga a loro un certo stile di vita. Ecco quindi allevamenti e agricolture intensive, alta meccanizzazione, bassa manodopera che si libera per essere impiegata nel terziario. Quello che sto dicendo è che non conta se sei vegetariano o carnivoro: sei costretto ad usufruire delle stesse identiche modalità di produzione del cibo, delle stesse identiche modalità di cucina e così via. Il dio Mercato ha la meglio su ogni velleità ed è su queste tematiche che dovremmo ragionare, più che scannarci per le nostre preferenze alimentari.

  • Terrestre

    😀

  • Terrestre

    Sono daccordo con voi, questo è il discorso che fila (purtroppo), complimenti!

  • sandman972

    La mia risposta era rivolta all’utente che prima aveva ventilato, sulla base di sue sensazioni personali (a mio avviso ingiustificatamente ed in modo che uno scienziato deriderebbe), un minore equilibrio psichico dei vegetariani; non voleva affatto rimarcare una presupposta superiorità alimentare di nessuno. 🙂

    Relativamente a quel che dici, io come i vegetariani che conosco NON integriamo nulla nella nostra alimentazione che non sia coltivato anche nelle nostre zone. Rispetto a prima consumo solo più legumi e cereali (non mi risulta che vengano da chissà dove), e non faccio uso di alghe; la B12 viene sintetizzata a livello di laboratorio, ma io comunque NON faccio uso di integratori di quel tipo, e vari medici mi hanno detto che in realtà sulla sua necessità nella dieta si potrebbe discutere a lungo, a causa di una grande adattabilità del corpo umano.

    Riguardo al seitan che citi, poi, mi viene da sorridere, perchè NON è una qualche radice o pianta esotica, bensì una semplice estrazione di glutine da una qualsiasi farina alimentare, che mia madre fa in casa partendo dalla farina biologica. Non mi pare sia necessario importarla da chissà quale esotico stato. 😉

    Resta la soia, ma come detto io non ne consumo particolarmente, e come detto di carenze alimentari neanche l’ombra. Poi, ognuno faccia come preferisce, ovvio. 🙂

  • Terrestre

    Si certo anche le piante, anche quelle che non mangiamo e sterminiamo per altri usi sono vive (anzi lo erano) e soffrono!! Dovremmo darci dei limiti in tutto, sia nell abuso e nella manipolazione di cibo, sia nella nostra procreazione, altrimenti non ne usciremo sani.

  • buran

    E che è, un perseguitato politico? Sembra sia stato escluso per le sue feroci critiche o per le sue ficcanti inchieste giornalistiche. Ma vienvia…Oh, e poi se mi sta antipatico e non lo posso vedere mica è colpa mia. Tra l’altro tra un po’ lo richiameranno di sicuro e ritornerà, figliol prodigo, fra squilli di trombetta per spiegarci come cucinare il piccione con la salmonellosi che ci caca sul bucato steso in terrazza.

  • nettuno

    Bravo Eugenio! dici cose giuste. Dimenticavo ,il riscaldamento cllimatico per ragioni entropiche è una bufala. Le mucche possono defecare senza problemi che le calotte non si sciolgono. Essere più vegeteriani fa bene alla salute e si risparmia il sacrificio degli animali. Il guaio è che siamo introppi sul pianeta, non per il cibo ,ma per il consumo delle materie prime e che quindi devono con le buone o le cattive vogiono ridurci di numero. Come faranno direte Voi ? semplice , manomettendo il clima con HAARP e con gli ogm. provocano siccità in determinati paesi dove ci sarà poco cibo . Attenzione sia nei vegetali che nelle carni di allevamento ci saranno mangimi trangenici , mangermo cibi ogm dove si nasconde il killer che ci accorcierà la vita.

  • Drachen

    anche io d’accordo. un solo appunto: se ragioniamo in termini costi/benefici facciamo un errore “materialista” da un punto di vista puramente concettuale. quell’approccio è quello che porta ad OGM e a cercare di adoperare uno sfruttamento sistematico.
    non a caso c’è la “sacralità” che è stata perduta nel nostro mondo è che è sempre servita a creare una stabilità con la natura.
    ecco senza una cultura più rivolta al “sacro” (non intendo certamente esclusivamente cristiano sia chiaro, ma come idea di fondo) finiremmo
    cmq per adoperare scelte sbagliate.
    l’uomo deve riappropiarsi dell’ “inutile”. cioè deve abbandonare l’efficientismo per trovare una condizione più umana e più identitaria.

  • wld

    In questo post ci sono 77 commenti (88 con il mio, non pochi) allora vuol dire sia a pro che a contro rimane un articolo molto interessante, tutti ci alimentiamo chi più e chi meno con cibi animali, tenendo conto anche quelli che si celano in alimenti come biscotti, paste varie, dolci, e manufatti dell’industria alimentare. Sia la Fao che L’Unu, sembrano quasi dimenticarsi la relazione che esiste tra la fame patita nel mondo con i grandi allevamenti intensivi di animali, alcuni dati: 4.000.000.000 solo di ovini, caprini, bovini, suini, e oltre 12.000.000.000 avicoli, circa 2 esseri umani su dieci muoiono ogni giorno per fame, stride un pochino questo dato se teniamo conto che due terre su tre del nostro pianeta vengono coltivate per i cereali e legumi destinate agli animali; un kg di carne ha bisogno di 15.000 litri di acqua, circa, 16 kg di cereali. Non voglio parlare di inquinamento, e tanto meno della sofferenza inflitta agli animali, (è stata ben espletata in questo post da altri), dico solo è mio parere che mangiare meno carne (senza fare voli pindarici) fa bene alla salute e questo è dimostrato, la scelta di essere vegetariani e/o vegani per alcuni sarebbe un problema insormontabile, questo lo capisco, ma basterebbe un solo giorno alla settimana nell’astenersi al consumo di alimenti animali per fare una notevole differenza, o meglio ancora come si faceva negli anni della seconda guerra mondiale, e subito dopo i primi anni 50 il consumo di carne era relegato solo una volta alla settimana non certo per motivi etici ma solo per motivi economici, i nostri anziani vivevano molto più a lungo e le malattie cardiovascolari, tumori, insufficienze epatiche, malattie dermatologiche e del colon erano pressoché inesistenti. Un fatto è certo … sulla salute siamo tutti in accordo, cominciamo a volerci bene almeno nell’alimentarci, e forse faremo soffrire un pochino meno altri esseri umani, noi stessi e i nostri amici animali, inquilini a pieno titolo anche loro di questo pianeta.

    wld

  • Tonguessy

    “subito dopo i primi anni 50 il consumo di carne era relegato solo una volta alla settimana non certo per motivi etici ma solo per motivi economici”.
    In quegli anni formaggio e pane (giusto per fare due esempi tra i molti) costavano una frazione di quello che costano adesso, mentre sono sicuro che il costo della carne sia rimasto suppergiù uguale, se non è diminuito.
    Uno degli aspetti che non sono mai sufficientemente sottolineati è che ormai non si fa più differenza tra beni e merci, complice anche il maggiore tenore di vita. Per noi comprare del formaggio oppure un lettore MP4 è la stessa cosa che incide in ugual misura sul plafond mensile. Ci possiamo permettere questa confusione perchè non abbiamo necessità di distinguere tra generi di prima necessità e merci voluttuarie. Quindi è la “ricchezza” , sospinta dalle logiche di mercato che ci “consigliano” di acquistare merci al passo con i tempi per non fare la figura dei retrogradi, che forgia i nostri bisogni ed i loro limiti. Qui si inserisce il dato storico: in quegli anni mangiavano tanta carne i ricchi e questo retaggio è rimasto. Più soldi = più carne, in estrema sintesi. Ma al di là delle tendenze ci sono due punti che vanno sottolineati:
    1-QUALSIASI sia l’abitudine alimentare preferita il Mercato si è ormai impadronito della produzione delle merci prima e dei beni dopo. Tutto quello che mangiamo è frutto di quella logica perversa. Se si considerano fattori come Km zero, ecofootprint, inquinamenti chimici, microbici e da metalli pesanti la differenza tra vegetariani e carnivori riguarda solo l’estetica, non la funzionalità.
    2- il Mercato non facendo distinzioni tra beni e merci li distribuisce lì dove ci sono i soldi. Le questioni umanitarie non fanno parte del bagaglio mercantile. E anche qui non esiste distinzione tra mangiare carne o verdure.
    Sui dati da te proposti ho parecchie riserve. Prendi ad esempio un vitello appena nato del peso di 40 kg: farebbero 600.000 litri di acqua. Dove se li è bevuti?

  • wld

    Concordo pienamente con la logica di mercato, un pochino meno tra la scelta di diminuire il rapporto alimentare animale (almeno per la salute) so perfettamente che cibarsi di soli prodotti vegetali è una scelta etica, però la differenza è notevole su l’uso indiscriminato di alimentarsi di proteine animali, è fuori misura, la nostra dieta mediterranea, quella vera … è auspicabile. Per quello che riguarda alla tua domanda (pertinente) finale, non tiene conto che il vitellino appena nato è stato in un grembo materno dove oltre che alimentarsi la mamma del vitello ha anche bevuto, comunque questi dati sono reperibili in rete, non me li sono certo inventati, ti metto a disposizione il link che certamente conoscerai (http://www.disinformazione.it/piccolo_gesto.htm). Grazie della tua cordiale risposta. wld

  • Tonguessy

    IIHHH! Scoperto l’inganno dei 600.000 lirti bevuti dal vitello!
    Chi lo dice è nientepopodimeno che il mafioso , intrallazzatore, falso, millantatore del IPCC. ” Rajendra Pachauri, presidente del panel intergovernativo sui mutamenti climatici delle Nazioni Unite, ha recentemente proposto per la salvaguardia del nostro pianeta, per il nostro benessere e per la fame nel mondo, una soluzione”veloce” e alla portata di tutti: RINUNCIARE A FETTINA O BISTECCA UNA VOLTA ALLA SETTIMANA!
    La proposta di Pachauri (premio nobel per la pace) è sensata e legittima, dunque mangiare meno carne farà bene al clima, all’ambiente, e sicuramente anche a noi stessi.”

    E’ bene che tu conosca le tue fonti. Leggi un po’ qui:
    “quello che è sfuggito all’attenzione di quasi tutti è il modo in cui il dott. Pachauri ha messo insieme uno stupefacente portfolio mondiale di interessi affaristici con realtà che hanno investito e stanno investendo miliardi di dollari in organismi che dipendono dalle decisioni e dalle politiche dell’IPCC.

    Questi organismi comprendono le banche, le aziende del petrolio e dell’energia e i fondi di investimento pesantemente coinvolti nel “mercato delle emissioni” e nelle “tecnologie sostenibili” che, messi insieme, costituiscono il mercato più in rapida crescita del mondo, stimato prossimo a valere migliaia di miliardi di dollari all’anno.

    Oggi, oltre al suo ruolo di presidente dell’IPCC, il dott. Pachauri occupa più di una ventina di poltrone simili, fungendo da direttore o consigliere per molti degli enti che svolgono un ruolo leader in quello che oggi è conosciuta come ”’l’industria del clima’ internazionale”.
    http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=552
    Sono queste le persone che ci dicono di limitare i consumi e che un vitello si è bevuto 600.000 litri di acqua prima di nascere?