ADDIO CULTURA UMANISTA. PER I RAGAZZI NON HA SENSO

ADDIO CULTURA UMANISTA. PER I RAGAZZI NON HA SENSO

DI MARCO LODOLI

repubblica.it

"Noi insegnanti parliamo di autori e temi che ai giovani sembrano polverosi e malinconici". La fine dell'Umanesimo, quell'altrove culturale dove vicono gli studenti


"Io non esisto più, sono diventata invisibile", mi dice una professoressa con la voce spezzata e gli occhi umidi. "Entro in classe, comincio a spiegare e subito mi accorgo che nessuno mi ascolta. Nessuno, capisci? E così per giorni, mesi, forse per tutto l'anno. La mia voce non gli arriva, parlo e vedo le parole che si dissolvono nell'aria, e dopo un poco mi sembra che anch'io mi dissolvo, resta solo un senso di impotenza, di fallimento". Quante volte negli ultimi anni ho raccolto dai miei colleghi sfoghi di questo genere: professori di lettere, storia, filosofia, arte che si sono ben preparati per la loro lezione e che finiscono a parlare nel vuoto, come radioline lasciate accese in un angolo, e a poco a poco si scaricano, si spengono malinconicamente. Perché accade questo, perché sembrano saltati i ponti e le rive si allontanano sempre di più? A riguardo mi sono fatto un'idea.Finita, esaurita, muta, forse non proprio morta e sepolta, ma di sicuro messa in cantina tra le cose che non servono più: la cultura umanista sembra aver concluso il suo ciclo, ai ragazzi non arriva più niente di tutto quel mondo che ha ospitato e educato generazioni e generazioni, che ha prodotto una visione del mondo complessa eppure sempre animata dalla speranza di poter spiegare tutto nel modo più chiaro, adeguato alla mente dell'uomo, alle sue domande, ai suoi timori. Finito, possiamo mettere una pietra sopra alla filosofia greca, alla potenza e all'atto, alla maieutica e all'iperuranio, alla letteratura latina, alla poesia italiana da Petrarca a Luzi, al pensiero cristiano e a quello rinascimentale, con le loro differenze e le loro vicinanze, ai poemi cavallereschi e agli angeli barocchi, all'idealismo tedesco e al simbolismo francese, a Chaplin e Bergman, Visconti e Fellini: è tutto precipitato giù per le scale buie della cantina, tutto scaraventato alla rinfusa nel deposito degli oggetti perduti.

È chiaro che da qualche parte, in un eccellente liceo classico, esiste e resiste un ragazzo che legge Platone, scrive sonetti, suona il violino e studia la pittura di Raffaello, la vita per fortuna si diversifica per avanzare. Ma per la stragrande maggioranza dei ragazzi di oggi tutto il patrimonio culturale del nostro Paese non significa più niente. È un universo in bianco e nero, malinconico, pensante e dunque pesante, polveroso come una parrucca. E non serve che gli adulti lo lucidino per farlo apparire più vivo: se brilla lo fa come una bara. È così, c'è poco da fare, l'oceano del passato non arriva più a lambire la spiaggia del presente.

Anche Huckleberry Finn rifiuta la storia di Mosè e della manna nel deserto quando scopre che Mosè è morto da secoli, della gente morta un ragazzo non sa che farsene, dice Huck e forse ha ragione. Ma per la mia generazione, e quella di mio padre, e quella di mio nonno - e più indietro non vado - il passato non era un tempo che svaniva insieme ai foglietti del calendario. Certi morti non erano mai morti. Fossero gli eroi greci o quelli del Risorgimento o Che Guevara, fosse Mozart o John Coltrane o Luigi Tenco, i grandi continuavano a vivere nell'immaginazione e nella riconoscenza dei ragazzi. Una catena d'acciaio o una ghirlanda di fiori univa il meglio al meglio, la bellezza alla speranza, la forza alla fiducia. Leggevo Dostoevskij e Tolstoj come se fossero dei fratelli maggiori, non li collocavo nel regno cupo dei morti, le loro parole erano vive, non sussurrate da un tempo lontanissimo fino a perdersi nell'incomprensibilità.

E i quadri di Bellini e quelli di Morandi entravano a far parte dello stesso museo interiore, ogni giorno una nuova opera si sistemava su una parete vuota: e le pareti erano infinite, come le
meraviglie del passato. Oggi i ragazzi non si voltano più indietro, gli prende subito la tristezza perché alle spalle avvertono solo un cimitero degli elefanti. La vita è adesso, qui e ora, e poi di nuovo qui e ora, e quello che è stato è stato, e tutte le chiacchiere dei vecchi sono fumo nel vento. Il presente si nutre di se stesso, digerisce se stesso e va avanti. L'arte, il pensiero, la letteratura dei secoli andati è lenta, è puro impedimento vitale, ruminamento in epoca di fast food.



Naturalmente anche la politica esce con le ossa rotte dalla fabbrica delle nuove produzioni mentali e sentimentali: anche la politica è fumo nel vento. Questa è la stagione del desiderio, dell'onnipotenza tecnologica, dei corpi che vanno più veloci del pensiero, è la stagione del disprezzo verso ogni forma di misura, di armonia, di compostezza classica, di ragionamento lento e articolato. Sillogismi, rime, consonanze, prospettive, equilibri, riflessioni sulla miseria e la grandezza dell'uomo: via, giù tra le macchine da cucire e il cinema muto, tra i libri dei poeti e i fiori secchi. La cesura è netta, un taglio secco, del passato non si recupera quasi nulla, la cultura umanista finirà tutta quanta in una bella mostra a Roma o a Firenze, e ci sarà la fila per ammirare il cadavere mummificato: ma i ragazzi stanno tutti altrove, davanti a qualche schermo acceso, su qualche aereo che vola sul mondo, in un futuro che allegramente, superbamente, se ne frega di ciò che è stato e che non sarà mai più.

Non è detto che questo dichiarato disinteresse per la tradizione sia una pura sciagura. Il mondo cambia di continuo, a volte lentamente, per passaggi quasi impercettibili, a volte in modo brusco, in una sola stagione, in un minuto. I nostri ragazzi leggono altri libri, ascoltano altra musica, amano e odiano in un altro modo, ragionano seguendo strade invisibili, e noi adulti non dobbiamo solo rimproverarli perché non conoscono Cechov o Debussy, Pasolini o Bob Dylan. Dobbiamo invece assolutamente capire dove stanno andando, perché ci salutano senza nemmeno voltarsi, perché non si fidano più della nostra cultura. Oggi loro sentono che la vita è altrove e la memoria non basta a reggere l'urto con le onde fragorose del mondo che sarà, che è già qui: serve energia, e quella non la trovi più nei cataloghi e nei musei.

Marco Lodoli

Fonte: www.repubblica.it

Link: http://www.repubblica.it/scuola/2012/10/31/news/addio_cultura_umanista_per_i_ragazzi_non_ha_senso-45632524/

31.10.2012

Commenti (53)

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    1. RicardoDenner 2 novembre 2012

      Epica..!
      Ho riso come un matto..!

    1. metallicus 2 novembre 2012

      la tua mi sembra un' ottima analisi jor- el. e proprio poco tempo fa leggevo dell' educazione scolastica dei rampolli delle elites .. fatta proprio di tutto ciò che nella scuola che noialtri conosciamo è totalmente assente...

    1. metallicus 2 novembre 2012

      ...e un ' ultima cosa che mi saltava in mente: esiste una parolina che fa tutta la differenza nella vita ed è "passione": quella che nessun insegnante mi ha mai dimostrato per la materia che insegnava, dando molto spesso un pessimo esempio di approccio, alla cultura e alla vita.

    1. DaniB 2 novembre 2012

      Detta così sono d'accordo. Infatti ricordo anch'io che i professori bravi che avevo non avevano bisogno di imporre la loro autorità, bensì godevano del rispetto che le persone preparate e competenti inducono senza nessuna imposizione.
      Il mio "ingenuo ed ideologizzato" è riferito a coloro i quali si riempiono la bocca di scolarizzazioni anarco-libertarie senza ragionare un minimo sul sistema sociale e culturale in cui questi potenziali studenti anarco-libertari verrebbero poi catapultati dopo aver imparato, ed è qui che sollevo il problema, come qualsiasi tipo di autorità sia intrinsecamente sbagliata.

    1. Jor-el 2 novembre 2012

      La scuola pubblica come noi l'abbiamo conosciuta, era funzionale a un modello di società in cui la produzione era massificata. Si trattava, quindi di una scuola di massa, in cui veniva preparata una manodopera di tipo generico e polivalente, impiegabile sia nella produzione manifatturiere che nei servizi. Il rispetto dell'autorità gerarchica era quindi essenziale in quel tipo di preparazione. Oggi, invece, viviamo in un modello sociale in cui la produzione è parcellizzata e la manodopera è precarizzata. Anche se il rispetto dell'autorità non avrebbe perso del tutto la sua ragion d'esistere, è proprio la scuola pubblica di massa in sé che non è più funzionale al sistema. E, come tutte le cose inutili, è lasciata andare alla deriva. Senza soldi, senza un'adeguata preparazione per gli insegnanti, senza un'idea nè vaga nè precisa di cosa cavolo insegnarci e impararci. Negli USA, caso limite, si impara a fumare meth e a usare armi semiautomatiche. Tanto i rampolli delle elite non escono certo dalla scuola pubblica.

    1. metallicus 2 novembre 2012

      a lei sembrerà assurdo, ma al di fuori della scuola in cui spacciate 4 nozioncine per verità assolute, ci si puo' fare una corposa cultura andando in luoghi di cui forse avrà sentito parlare, chiamati "librerie".

    1. metallicus 2 novembre 2012

      dio santo, quanto non capire. hanno lavorato proprio bene!!! allora:in questo discorso io non ho MAI detto che non ci debba essere in assoluto una cosiddetta autorità. di questo se ne puo' parlare altrove, in un altro ambito, ma qui non è mai stato detto nulla del genere. cio' che è stato detto , e che lei ha ovviamente frainteso, è che quando si insegna a rispettare l ' autorità solo perchè imposta dall' alto, in realtà si sta avvelenando proprio il concetto che lei va difendendo. ed infatti le persone in genere non sono piu' in grado di percepire nell' altro la vera intelligenza, preparazione , cultura, ma capiscono solo che "quello è laureato in..." oppure "quello ha quei gradi sulla divisa quindi ogni suo ordine va rispettato". e chi metta in dubbio che magari quello li' è un totale idiota messo li' dall' amico poltico, qui diventa pure lo strano del villaggio. io sto rivendicando un principio di autentica umanità ed evidentemente in giro ne è rimasta cosi' poca, che facendo questo , per lei passo per ideologizzato o ingenuo. autorità di per se non significa nulla , è come se le dico "bere", poi bisogna vedere se sia acqua pura o cicuta. ecco, l' autorità che ci insegnano a scuola per quanto mi riguarda è cicuta.

    1. metallicus 2 novembre 2012

      vedi "roma", hai sparato nel mucchio, e, guarda un pò, non ne hai presa neanche una. fidati: non sono figlio di papà, non ho il culo al caldo, e a scuola andavo anche piuttosto bene, ma cio' non mi esime dall' esser critico verso un' istituzione stantia in cui si impara ad essere esattamente come te: asservito, senza i mezzi intellettuali per liberarsi dalle catene, nè la voglia di acquisirli, ma anzi, astioso verso chi lo fa, con la scusa pronta che si tratta certo di un figlio di papa'.
      vedi, "roma", non tutti vivono nella fiaba della volpe e l' uva, cioè criticoni solo di cio' che non riescono a raggiungere. si puo' anche e benissimo raggiungere qualcosa e rendersi conto che non vale nulla: perchè pensata, gestita, e portata avanti nel peggiore dei modi.
      per dirla con pasolini, di cui oggi ricorre l anniversario della morte , le nostre "madri bestie" italiane ci hanno allevato in questo modo: piccoli, astiosi, attaccati solo alla normalità e allo stipendio.
      vedi, "roma",io non sono presuntuoso o narcisista, ma ho una certa autostima, che mi viene solo come un riflesso dalla vita, cioè dal riuscire ( di solito) in cio' che provo a fare. non so se conosci la differenza fra narcisismo ed autostima, ma è fondamentale, e di base è proprio quella che farà si' che dopo questa risposta, io non perda piu' tempo a leggere le tue inutili parole. poi ben venga se per te la cultura umanista è fatta delle 4 nozioncine imparate a memoria a scuola, con la totale incapacità degli insegnanti di mettere alcunchè in relazione con il qui ed ora della nostra vita, e quindi di annoiarci a morte rovinando argomenti ed autori che affrontati con intelligenza ci aiuterebbero a capire un pò meglio la realtà, e di riempirci la testa di date e nomi che 2 anni dopo la maturità tutti hanno già dimenticato.
      a differenza tua, io non proietto tutta la mia ombra sugli altri, e quindi proprio non ce l ho con te, anzi, se mastichi un po' di inglese consiglio vivamente , a te e a tutti , di ascoltare su youtube almeno un' intervista a charlotte iserbyt, ex consulente all' istruzione del governo americano, in cui spiega perchè fa comodo a chi ci governa che l' istruzione sia di pessimo livello, nozionistica e legata ad un principio di autorità imposto dall' alto e non meritato sul campo e con il proprio carisma. sono loro il nemico, caro "roma", non io. detto ciò, adios, amigo.

    1. DaniB 2 novembre 2012

      E' da un po' che mi infastidisce dicutere con persone che non sanno articolare il proprio pernsiero senza offendere gli altri. Quindi io avrò una mente poco allenata, mi arrabbio sul nulla (ma quello che offende è lei, e questo si che è sintomatico della sua di situazione emotiva), quell'altro è frustrato solo perchè ha un'idea diversa dalla sua e va bene così.

      Io dico solo che, concordando con il commentatore Roma, i discorsi sulla "descolarizzazione" alla Illich sono validi fino ad un certo punto, perchè un mondo organizzato come il nostro (e il cambiamento paradigmatico che molti auspicano è a mio avviso molto lontano) risulta ingestibile senza un minimo di capacità di sottostare ad un'autorità. La nostra società è organizzata gerarchicamente, a qualsiasi livello (lavoro, scuola, relazioni, ecc...), e sperare di gestire le istituzioni scolastiche in modo "alternativo", facendo acquisire ai pargoli una formae mentis in cui l'autorità non esiste, per poi mandarli fuori in un mondo che funziona al contrario è a mio parere ridicolo. E guardi che non mi pare di parlare di massimi sistemi, ma proprio di concreta quotidianità. Questo è quello che gli operatori scolastici notano ed io empatizzo con loro. La soluzione è abbattere la scuola dell'obbligo? bene, ho letto Illich e non mi scandalizzo... faccio l'esempio radicale perchè potrebbe dare degli spunti di ragionamento.

      Se poi accettare che il mondo funziona così per alcuni vuol dire ragionare da schiavi, pace. Io credo che un uomo sia veramente libero nel momento in cui arriva a capire i limiti della sua libertà, altrimenti è solo ingenuo, o ideologizzato.

    1. Roma 2 novembre 2012

      Questo tuo commento, nonchè la risposta che mi hai dato prima, conferma l'impressione che ho avuto dal leggere il tuo commento: sei un figlio di papà col culo al caldo e per giunta anche presuntuosetto. Il tuo discorso non aveva alcuno spunto intelligente, ma era solo una trita e scontata critica al sistema dell'istruzione. E si capisce perchè critichi l'istruzione: probabilmente a scuola eri un asino (è per quello che la scuola per te era un incubo), e molto probabilmente eri anche uno di quelli che se prendevi una nota la mamma andava a lamentarsi fin dal Preside perchè l'adorato figlioletto "doveva" essere il più bravo di tutti. Vedi metallicus, io non mi sono appigliato ad un micro dettaglio nel risponderti, ma semplicemente non sopporto le banalità, frutto dell'ignoranza e della violenza verbale che traspare dalle tue parole. L'articolo che stiamo esaminando non mi sembra invece banale. L'autore dà una chiave di lettura della crisi della cultura umanistica, ma che te lo dico a fare? Tu manco sai cosa significa umanesimo. E se il sistema scolastico italiano non funziona, probabilmente ci sono delle cause e anche dei rimedi, ma non dire che la scuola serve per inculcare il principio dell'autorità! Forse 40 anni fa, non sicuramente ora. Ed infatti si vedono gli sviluppi ed i prodotti fra i quali quelli che la pensano come te.

    1. redme 2 novembre 2012

      .."È chiaro che da qualche parte, in un eccellente liceo classico, esiste e resiste un ragazzo che legge Platone, scrive sonetti, suona il violino e studia la pittura di Raffaello,"......potremmo iscriverlo al campionato mondiale di rottura di coglioni.

    1. ilsanto 2 novembre 2012

      Forse è arrivato il momento di di modificare l'istruzione.
      Penso che un bel sito internet o un dvd con la lezione del giorno fatta ai massimi livelli da insegnanti e psicologhi e pedagoghi ed esperti di comunicazione sia molto meglio di una povera insegnante frustrata e sottopagata che ripete per la centomillesima volta la stessa storia arrivata a noia prima a lei che ai ragazzi e magari ci fà risparmiare le cifre assurde dei testi scolastici ed il peso di trasportarli avanti e indietro.
      neanche ad una merda di armadietto sono arrivati a pensare, che schifo e per ingrassare gli editori ogni anno cambiano i testi di storia e geografia come se le guerre puniche od il po avessero bisogno di una rivisitazione o magari catullo o dante ma per piacere

    1. Tonguessy 2 novembre 2012

      Non credo di avere detto delle cose in contraddizione a quanto esponi. Sono tutti pezzi di un puzzle che si incastrano al posto giusto. Ad esempio usare una laurea in filosofia per formare quadri bancari. O laurea in fisica per fare complessi algoritmi di speculazione finanziaria. Il problema quindi è che ciò per cui sono stati istituiti quei corsi di laurea non è più socialmente "rilevante". Ovvero la logica padronale trova oggi più redditizio usare laureati nelle varie discipline per consulenze in rami che c'entrano gran poco con quanto hanno studiato (da un punto di vista filologico) ma risultano estremamente efficienti per un utilizzo eterodosso. Cioè per i loro interessi di casta. Questo ancora una volta è l'infrangersi del sogno modernista nel nome di una maggiore efficienza di mercato, che sta usando la parecellizzazione delle coscienze e la crisi occupazionale per inventarsi nuovi giochi dove la pedina della precedente partita (l'operaio che acquisisce una coscienza di classe, ad esempio) non possa più vantare coscienza alcuna, ma sia costretta a subire l'infamia di un'ulteriore parcellizzazione. Ovvero sia costretta a capitolare nel nome della nicchia cui le elites gli fanno credere di appartenere.

    1. NerOscuro 2 novembre 2012

      Elevare Pazienza da buon disegnatore/fumettista a intellettuale che comprende il sistema educativo, ce ne corre.

    1. cardisem 2 novembre 2012

      Concordo con Sokratico, se ne ho capito il senso, ma in ogni caso traggo spunto per continuare le mie riflessioni già fatte sopra. Mi pare fosse Foucalt a parlare della “scuola” come una sorta di “galera intellettuale”. Esiste certamente un problema che ricordo era già scoppiato agli esordi del 68: cosa la scuola è, come deve essere, a cosa deve servire, cosa esprime... Con il senno del poi, e sulla propria esperienza vissuta, credo che qualsiasi scuola, anche la più prestigiosa, quella dei ricchi che se lo possono permettere, sia da considerarsi fallita, se non produce gioia e liberazione in chi la frequenta, perché la conoscenza ed il procedere nella conoscenza non può che dare gioia e senso di liberazione. Se la scuola fosse tale, cioè al servizio dell’«uomo» che è chiaramente in ognuno di noi, non dovrebbe essere per ognuno di noi il luogo più caro e felice? Che senso hanno parole correnti ed in voga come “selezione”, “merito” in una scuola concepita PER dare ad ognuno quello che non ha e NON per togliere a ciascuno quello che ha per darlo magari ad un altro che se ne appropria? Se una capra è una capra ha il diritto di essere capra, una capra felice, ma felice di poter brucare nell’erba dello stesso prato insieme con il cavallo, senza essere presa a calci dal cavallo... Ho reso l’idea? Quanti di noi non hanno avuto paura dell’interrogazione e del voto? Quanti di noi non hanno “marinato” con gioia la scuola, almeno qualche volta, per una nuotata al mare o anche solo per timore di fare una brutta figura? Una scuola che non attira per quel che può e deve dare, è una scuola fallita in partenza... Il discorso dell’«umanismo» andrebbe poi rapportato alla società nella quale si vive. Per intenderci: ha senso educare il figlio di un contadino, che vive in una arcaica società contadina, come se il "sapere”, l’unico “sapere” fosse quello di una cittadina inglese con lingua costumi e autori di “classici”, e “grandi classici” inglesi?... Non equivochiamo: non sto recriminando e svalutando i classici inglesi, francesi, cinesi... Dico che verrà il tempo, nel processo educativo, in cui si potranno e si sapranno apprezzare produzioni culturali che non sono quelle proprie del mondo e della società da cui si proviene... Il processo educativo diventa una tortura e una crudeltà se si devono "iniettare” contenuti che sono estranei alla propria comunità, al proprio contesto familiare e sociale... Simili contenuti non danno gioia e non "liberano" la mente, ma alienano dal proprio mondo e ci separano dagli altri... Come "filosofo" (ma anche letterato, agronomo...) considero guadagnato lo stipendio che percepisco dal contribuente (= pubblico, tutti, società), quando fermandomi per strada metto il mio “sapere” (di non sapere nulla) a disposizione di chiunque e questi si dichiara soddisfatto e mi abbuona la stipendio, ed in non pochi casi vengo anche proposto per aumenti stipendiali... Infine: chiedo scusa per i miei numerosi interventi, ma sto anche parlando della mia esperienza professionale, chiamata in causa da “Repubblica”, che ormai è il Tutto che pervade ma che usurpa il nome della “Repubblica” platonica...

    1. metallicus 2 novembre 2012

      mah..finora la mia esperienza su questo sito è che fate a gara a non cogliere il centro del discorso e fissarvi sui particolari. e fraintendere. ma CHI ha detto che il mondo è dei liberi professionisti? magari faccio il contadino e sono felice cosi', ci ha mai pensato o è troppo occupato ad inventare motivi per arrabbiarsi sul nulla? chi ha mai detto che le fabbriche non dovrebbero esistere? ( questo sarebbe un discorso molto piu' ampio, e basterebbe guardarsi intorno e riflettere su cosa stiamo facendo alla terra per mettere in campo almeno la domanda, ma comunque ai fini del discorso che si fa qui, NON ne stavamo parlando, ed è sintomatico di una mente poco allenata il polemizzare sulle patate quando si sta discutendo di mele) ..al limite potrei aver detto che PROVARE almeno ad avere il coraggio di fare una cosa che piace nella vita potrebbe portare il risultato di essere un pò meno frustrati del signor ROMA qui sopra, che di tutto un discorso pieno di appigli e possibilità di sviluppo, preferisce evidentemente attaccarsi ad un micro dettaglio pur di fare una sterile ed inutile polemica.
      wow, questi sono i lettori italiani di controinformazione? mammamia . ok adesso attendo un altra risposta polemica e velenosetta sul razzismo che avrei dimostrato nell uso del punto e virgola. tristezza.

    1. cardisem 2 novembre 2012

      " i giovani penderebbero dalle sue labbra se solo pigiasse i tasti giusti".
      Si! Vedono nei giovani tanto disorientamento e bisogno di aiuto. Non le parole, ma a chiederlo sono gli occhi, i gesti, i sorrisi, gli sbandamenti... mi fanno una pena immensa... ma Qualcuno ha deciso il loro “sacrificio rituale” ed io mi sento in colpa non tanto per i giovani cui non do quel che cercano, ma per la manco che impugna il coltello del “sacrificio” e che io non riesco a fermare...

    1. cardisem 2 novembre 2012

      Non voglio contraddirti, senza magari neppure aver compreso il tuo pensiero. Ma traggo spunto da ciò che scrivi per ulteriori riflessioni. Intanto sarebbe già lungo discutere poi su cosa è questa cultura umanista ormai da buttare via. Dante Alighieri? Lasciamo stare... il discorso che ora faccio è un altro... stando sulle generali... Nelle università, spesso più per un interesse dello stesso docente che non degli incauti studenti, si sono inventati e si inventano corsi e master “specialistici” che poi al dunque sono inutili perché non ti danno il posto agognato... Ed allora cosa è successo? Se è vero quello che mi hanno raccontato, ci sarebbero delle banche che chiedono laureati in... “filosofia” (lasciamo stare cosa è la filosofia e come la si insegna). Alla domanda: ma come? Non devono sapere la tecnica bancaria e cose simili? Le banche: quella la insegniamo noi in poco tempo. Quello che ci interessa è una attitudine generale al ragionamento ed al sapere critico... Ma io direi che soprattutto per “umanismo” si dovrebbe intendere la libertà di pensiero e di insegnamento e un generale amore del sapere e di migliorarsi: non solo mancano, ma sono proibite, guadate con sospetto, represse...

    1. DaniB 2 novembre 2012

      Senta metallicus, ma se tutti al mondo avessimo il coraggio che ha lei, in fabbrica chi ci andrebbe? Ah no, ma mi scusi, il suo è un discorso molto più illuminato, le fabbriche non dovrebbero neanche esserci, che stupido... Un mondo di liberi professionisti... che bello, come se poi non ci fossero delle logiche di potere anche lì... Comunque, complimenti per la sua umanità.

    1. NerOscuro 2 novembre 2012

      Quanto livore verso la Scuola sprigionato dai commenti. Facendo parte della categoria degli insegnanti, probabilmente appartenendo a quel 99% di impiegati statali che la mattina timbra il cartellino ed è libero dopo poche ore di lavoro senza passione (come afferma la vulgata attuale) di fare quel che vuole, che la scuola è dopo tutto istruzione. Dopo i problemi familiari, dopo i problemi di povertà, indigenza e immigrazione, dopo gli abusi, dopo la diseducazione impartita da famiglia, televisione e scuola. Sì, la Scuola diseduca come istituzione perché in quanto Scuola dell'Obbligo ritiene giusto promuovere anche il fannullone, il bullo e il cafone e li tollera ogni giorno. Dopo aver cercato di risolvere o convivere con tutti questi problemi, gli insegnanti provano anche ad insegnare. Insegnare a più di venti persone ognuna diversa che non hanno rispetto per l'anzianità e per lo sforzo che c'è dietro un titolo di studio che vorrebbero gratis o di cui non vedono l'utilità generale.

      La cultura umanistica a mio modesto parere non offre migliori spunti per interpretare la realtà delle scienze e della matematica, che sono le mie materie, ma per queste materie i ragazzi hanno ancora più insofferenza che per Dante o Mozart. Semplicemente non sanno cosa è bello o utile perché ciò che è bello è lontano dalle loro vite. La scuola attualmente è un calderone dove una società allo sfascio si incontra con una "educazione" familiare carente. Come si può pretendere che vada bene e che piaccia, quando ogni cosa che essa rappresenta è sconfessata e destituita in famiglia e negli altri ambienti fino ad includere il Governo? Governo che tramite i suoi ministri consiglia ai giovani meritevoli d'emigrare!

      Infine, a tutti i detrattori della scuola di questo forum, dico che sono stufo di leggere che la Scuola è il luogo dove s'impara solo l'autorità. Se qualcuno ha imparato questo a scuola, significa che nessuno gli ha insegnato l'autorità a casa. E che ha sprecato il proprio tempo a non imparare quelle cose utili che la Scuola offre: per esempio il sapere come si fa di calcolo, come si ragiona su un problema, il sapere le Scienze, l'igiene e l'educazione sessuale, tanto per parlare di alcuni argomenti delle mie materie, come possono ledere la libertà di ragionamento o la cultura di un individuo? La vostra è fiera ignoranza.

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