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ADDIO CULTURA UMANISTA. PER I RAGAZZI NON HA SENSO

DI MARCO LODOLI
repubblica.it

“Noi insegnanti parliamo di autori e temi che ai giovani sembrano polverosi e malinconici”. La fine dell’Umanesimo, quell’altrove culturale dove vicono gli studenti

“Io non esisto più, sono diventata invisibile”, mi dice una professoressa con la voce spezzata e gli occhi umidi. “Entro in classe, comincio a spiegare e subito mi accorgo che nessuno mi ascolta. Nessuno, capisci? E così per giorni, mesi, forse per tutto l’anno. La mia voce non gli arriva, parlo e vedo le parole che si dissolvono nell’aria, e dopo un poco mi sembra che anch’io mi dissolvo, resta solo un senso di impotenza, di fallimento”. Quante volte negli ultimi anni ho raccolto dai miei colleghi sfoghi di questo genere: professori di lettere, storia, filosofia, arte che si sono ben preparati per la loro lezione e che finiscono a parlare nel vuoto, come radioline lasciate accese in un angolo, e a poco a poco si scaricano, si spengono malinconicamente. Perché accade questo, perché sembrano saltati i ponti e le rive si allontanano sempre di più? A riguardo mi sono fatto un’idea.Finita, esaurita, muta, forse non proprio morta e sepolta, ma di sicuro messa in cantina tra le cose che non servono più: la cultura umanista sembra aver concluso il suo ciclo, ai ragazzi non arriva più niente di tutto quel mondo che ha ospitato e educato generazioni e generazioni, che ha prodotto una visione del mondo complessa eppure sempre animata dalla speranza di poter spiegare tutto nel modo più chiaro, adeguato alla mente dell’uomo, alle sue domande, ai suoi timori. Finito, possiamo mettere una pietra sopra alla filosofia greca, alla potenza e all’atto, alla maieutica e all’iperuranio, alla letteratura latina, alla poesia italiana da Petrarca a Luzi, al pensiero cristiano e a quello rinascimentale, con le loro differenze e le loro vicinanze, ai poemi cavallereschi e agli angeli barocchi, all’idealismo tedesco e al simbolismo francese, a Chaplin e Bergman, Visconti e Fellini: è tutto precipitato giù per le scale buie della cantina, tutto scaraventato alla rinfusa nel deposito degli oggetti perduti.

È chiaro che da qualche parte, in un eccellente liceo classico, esiste e resiste un ragazzo che legge Platone, scrive sonetti, suona il violino e studia la pittura di Raffaello, la vita per fortuna si diversifica per avanzare. Ma per la stragrande maggioranza dei ragazzi di oggi tutto il patrimonio culturale del nostro Paese non significa più niente. È un universo in bianco e nero, malinconico, pensante e dunque pesante, polveroso come una parrucca. E non serve che gli adulti lo lucidino per farlo apparire più vivo: se brilla lo fa come una bara. È così, c’è poco da fare, l’oceano del passato non arriva più a lambire la spiaggia del presente.

Anche Huckleberry Finn rifiuta la storia di Mosè e della manna nel deserto quando scopre che Mosè è morto da secoli, della gente morta un ragazzo non sa che farsene, dice Huck e forse ha ragione. Ma per la mia generazione, e quella di mio padre, e quella di mio nonno  –  e più indietro non vado  –  il passato non era un tempo che svaniva insieme ai foglietti del calendario. Certi morti non erano mai morti. Fossero gli eroi greci o quelli del Risorgimento o Che Guevara, fosse Mozart o John Coltrane o Luigi Tenco, i grandi continuavano a vivere nell’immaginazione e nella riconoscenza dei ragazzi. Una catena d’acciaio o una ghirlanda di fiori univa il meglio al meglio, la bellezza alla speranza, la forza alla fiducia. Leggevo Dostoevskij e Tolstoj come se fossero dei fratelli maggiori, non li collocavo nel regno cupo dei morti, le loro parole erano vive, non sussurrate da un tempo lontanissimo fino a perdersi nell’incomprensibilità.

E i quadri di Bellini e quelli di Morandi entravano a far parte dello stesso museo interiore, ogni giorno una nuova opera si sistemava su una parete vuota: e le pareti erano infinite, come le
meraviglie del passato. Oggi i ragazzi non si voltano più indietro, gli prende subito la tristezza perché alle spalle avvertono solo un cimitero degli elefanti. La vita è adesso, qui e ora, e poi di nuovo qui e ora, e quello che è stato è stato, e tutte le chiacchiere dei vecchi sono fumo nel vento. Il presente si nutre di se stesso, digerisce se stesso e va avanti. L’arte, il pensiero, la letteratura dei secoli andati è lenta, è puro impedimento vitale, ruminamento in epoca di fast food.

Naturalmente anche la politica esce con le ossa rotte dalla fabbrica delle nuove produzioni mentali e sentimentali: anche la politica è fumo nel vento. Questa è la stagione del desiderio, dell’onnipotenza tecnologica, dei corpi che vanno più veloci del pensiero, è la stagione del disprezzo verso ogni forma di misura, di armonia, di compostezza classica, di ragionamento lento e articolato. Sillogismi, rime, consonanze, prospettive, equilibri, riflessioni sulla miseria e la grandezza dell’uomo: via, giù tra le macchine da cucire e il cinema muto, tra i libri dei poeti e i fiori secchi. La cesura è netta, un taglio secco, del passato non si recupera quasi nulla, la cultura umanista finirà tutta quanta in una bella mostra a Roma o a Firenze, e ci sarà la fila per ammirare il cadavere mummificato: ma i ragazzi stanno tutti altrove, davanti a qualche schermo acceso, su qualche aereo che vola sul mondo, in un futuro che allegramente, superbamente, se ne frega di ciò che è stato e che non sarà mai più.

Non è detto che questo dichiarato disinteresse per la tradizione sia una pura sciagura. Il mondo cambia di continuo, a volte lentamente, per passaggi quasi impercettibili, a volte in modo brusco, in una sola stagione, in un minuto. I nostri ragazzi leggono altri libri, ascoltano altra musica, amano e odiano in un altro modo, ragionano seguendo strade invisibili, e noi adulti non dobbiamo solo rimproverarli perché non conoscono Cechov o Debussy, Pasolini o Bob Dylan. Dobbiamo invece assolutamente capire dove stanno andando, perché ci salutano senza nemmeno voltarsi, perché non si fidano più della nostra cultura. Oggi loro sentono che la vita è altrove e la memoria non basta a reggere l’urto con le onde fragorose del mondo che sarà, che è già qui: serve energia, e quella non la trovi più nei cataloghi e nei musei.

Marco Lodoli
Fonte: www.repubblica.it
Link: http://www.repubblica.it/scuola/2012/10/31/news/addio_cultura_umanista_per_i_ragazzi_non_ha_senso-45632524/
31.10.2012

Pubblicato da Davide

  • Jor-el

    Togliere Bob Dylan dall’elenco, please, i ragazzi impazziscono per i Favolosi Anni Sessanta. E uno dei videogame più venduti al mondo si intitola “Dante’s Inferno”. Uff! Ma il Mossad li paga per scrivere ‘ste scemenze su Repubblica?

  • cardisem

    Ricordo che durante il mio ginnasio con alcuni compagni avevamo costituito addirittura una associazione con tanto di statuto per lo studio di Dante Alighieri e avevamo chiamato questa associazione proprio “Dante Alighieri”… Adesso capita di leggere che anche Dante Alighieri era un “antisemita” e quindi da espellere dalle scuole! Oggi i nostri scolare vengono educati con viaggi ad Auschwitz e se qualche insegnante fa le smorfie viene rieducato anche lui con sospensioni e soggiorni in galera. E antesignano di questa nuova cultura è proprio “La Repubblica” da cui è tratto l’articolo…

  • Tonguessy

    messa in cantina tra le cose che non servono più: la cultura umanista sembra aver concluso il suo ciclo, ai ragazzi non arriva più niente di tutto quel mondo che ha ospitato e educato generazioni e generazioni, che ha prodotto una visione del mondo complessa eppure sempre animata dalla speranza di poter spiegare tutto nel modo più chiaro, adeguato alla mente dell’uomo, alle sue domande, ai suoi timori.

    Tutta la cultura umanista di cui parla Lodoli è servita (nell’inconscio collettivo) a formare il sogno modernista. Che è fortunatamente defunto, trascinandosi negli inferi tutto quanto lo possa ricordare. Notate: ho parlato di inconscio, non di consapevolezza. Siamo cioè così arcistufi di questa “civiltà delle macchine” che se i ragazzi “non si fidano più della nostra cultura” non lo possiamo prendere come un’offesa: di questa cultura non ci fidiamo neppure noi, che siamo i loro padri. Ma mica consciamente.
    Aggiungiamoci pure che (eh, il solito che tira in ballo il materialismo storico) di filosofia e storia non si campa più. Inutile la laurea in facoltà umanistiche quando se va bene si viene assunti al call center per 700€ al mese. Meglio una laurea in ingegneria. Tranquilli comunque: se si aprono nuovamente le possibilità di impiego per i laureati in filosofia l’attenzione degli studenti verso la professoressa “invisibile” è destinata a cambiare. Mi ci gioco uno stipendio.

  • Longoni

    Una malcelata apologia del lavaggio del cervello in buon stile “Repubblica”!

  • metallicus

    chissà se a questo GENIO, che giustamente scrive le sue banalità sulla repubblica , è mai venuto in mente che forse i ragazzi si sono rotti della mediocrità abissale del 99% di insegnanti che come diceva andrea pazienza, ne sanno di meno della vita di un qualsiasi frikkettone che è stato in vita sua ad UN festival 🙂 e delle loro nozioncine, che non uniscono mai i puntini fra di loro, con altre materie e con la vita.. che forse si sono rotti di passare gli anni migliori della loro vita ad esser istruita come ebeti da ebeti , e reagiscono come possono al dover imparare a memoria la filastrocca del giorno e poi ripeterla a pappagallo e fare l ‘inchino alla maestra

    personalmente sono da sempre un divoratore di libri , ma la scuola la ricordo come un unico lungo incubo. e di fatto (charlotte iserbyt docet…) la scuola moderna serve solo ad inculcare per anni ed anni un singolo concetto nell’ inconscio delle persone: il falso principio di autorità, secondo cui questa è data dal ruolo e non dai meriti della persona.. e come funziona lo vedi bene quando sui forum ci sono le tante “brave persone” che difendono l’operato di polizia e carabinieri

  • Aironeblu

    Quale altra reazione ci si potrebbe aspettare da dei ragazzi figli di una generazione fallimentare, che sta pagando la sua fede a testa bassa verso l’illuminismo assolutista, con i suoi corollari materialistici e consumistici che oggi segnano la fine di un’era? Gli adolescenti di oggi sono le prime vittime di questo disfacimento dell’etica in nome della produttività, che la generazione cosiddetta adulta gli ha lasciato in eredità, con tv spazzatura, musica commerciale, gadget tecnologici e intrattenimento superficiale.

    La generazione del PIL adesso scopre che i suoi figli sono cresciuti come sono stati educati, come dei consumatori materialisti in funzione delle esigenze del dio mercato, e se ne meraviglia: “ai miei tempi non eravamo così….” Vero, e sicuramente nemmeno i tuoi genitori ti avevano cresciuto come tu hai cresciuto i tuoi figli, abbandonati a sè stessi tra play-station, grandi fratelli e mtv, ma mai persi di vista per un solo istante dai meccanismi implacabili del marketing.

    E adesso che il vento del materialismo edonista e consumista ci fa scontrare con lo scoglio della crisi economica, e crolla come un castello di carte il mondo artificiale della crescita infinita, la generazione “adulta” si meraviglia del fatto che di fronte al fallimento di un intero sistema a cui è stata immolata la spiritualità delle presenti e future generazioni i figli gli voltino le spalle orientando altrove le loro speranze e le loro residue esigenze di spiritualità?

  • Affus

    anche il loro Voltaire era una grande antisemita , ma non lo dicono mai chissà perchè ..

  • 4gatti

    Che la maggioranza dei giovani sia svogliata e pigra, é ovvio. Che i professori siano obbligati ad applicare un programma ministeriale liberticida é mortificante é palese. Però Caro Prof., se lo lasci dire, i giovani penderebbero dalle sue labbra se solo pigiasse i tasti giusti.
    Che ognuno si prenda la responsabilitá di metterci tutta la propria voglia. É la scuola ad instillare apatia. Ho letto, studiato e amato farlo solo da dopo la maturitá. Durante il liceo, solo 2 insegnanti erano degni di questo appellativo. Gli altri erano impiegati statali che a loro confronto il dispensatore di cibo di una mensa, nel riversarti il mestolo di brodo scialbo e freddo, avrebbe mostrato molta piú passione. Sá cosa avevano quei 2 insegnanti di diverso agli altri? A loro importava di noi giovani. Erano severi ma di un acume che ci sembravano eroi del Peloponneso. Di uno, in particolare, si narrava che avesse il terzo occhio (alla nuca) tant’era capace di individuare il disturbatore malgrado le spalle. La Storia e la Fisica erano parte di noi, del patrimonio di ognuno e chi interrompeva, sovente, veniva redarguito dagli stessi compagni di classe ancor prima che il Prof.proferisse verbo.
    I giovani, sono il nostro futuro.

  • Mariano6734

    quoto cardisem: non solo i ragazzi, ma anche la propaganda del sistema rinnega la nostra cultura: http://www.corriere.it/cultura/12_marzo_12/divina-commedia-eliminare-gherush92_674465d8-6c4e-11e1-bd93-2c78bee53b56.shtml

    I ragazzi ne sono solo un riflesso. é esattamente questo che il sistema vuole dalle nuove generazioni. Non é necessario che conoscano dante e petrarca: basta che conoscano l’evento che ha dato inizio alla storia, o forse, l unico evento della storia.

  • Roma

    Da come parli si evince che non hai ma lavorato “sotto padrone”, perchè altrimenti non vedresti come incubo la scuola, ma la ricorderesti come uno dei periodi più belli della tua vita. È soprattutto, se tu avessi provato a lavorare “sotto padrone” sapresti cosa significa veramente l’autoritá. Evidentemente hai la fortuna di avere qualcuno che ti mantiene, oppure hai messo il culo al caldo in uno di quei posti pubblici che probabilmente disprezzi

  • metallicus

    oppure, caro il mio frustrato del piffero, sono semplicemente piu’ intelligente e ho piu’ spirito di iniziativa e piu’ coraggio di te.

  • Sokratico

    Nessuno di questi Soloni si chiede mai se non sia la modalità di presentazione arcaica, ideologica e autoritaria ad essere rifiutata dai giovani, ora che hanno accesso anche ad altre forme di soddisfazione intellettuale?

    L’approccio scolastico è LA MORTE della cultura umanista…basta leggere il minuscolo libello dell’insegnante di scuola superiore Daniel Pennac (Come un romanzo) e il modo per fare amare la cultura e l’arte ai ragazzi apparirebbe evidente.

    Ah, certo però il presupposto è che anche gli INSEGNANTI la amino…mmm…nessuno nota un problema? Si può inserire “l’amore” nei programmi scolastici?

  • Fabriizio

    pessimo Lodoli in pessima Republica.

  • NerOscuro

    Quanto livore verso la Scuola sprigionato dai commenti. Facendo parte della categoria degli insegnanti, probabilmente appartenendo a quel 99% di impiegati statali che la mattina timbra il cartellino ed è libero dopo poche ore di lavoro senza passione (come afferma la vulgata attuale) di fare quel che vuole, che la scuola è dopo tutto istruzione. Dopo i problemi familiari, dopo i problemi di povertà, indigenza e immigrazione, dopo gli abusi, dopo la diseducazione impartita da famiglia, televisione e scuola. Sì, la Scuola diseduca come istituzione perché in quanto Scuola dell’Obbligo ritiene giusto promuovere anche il fannullone, il bullo e il cafone e li tollera ogni giorno. Dopo aver cercato di risolvere o convivere con tutti questi problemi, gli insegnanti provano anche ad insegnare. Insegnare a più di venti persone ognuna diversa che non hanno rispetto per l’anzianità e per lo sforzo che c’è dietro un titolo di studio che vorrebbero gratis o di cui non vedono l’utilità generale.
    La cultura umanistica a mio modesto parere non offre migliori spunti per interpretare la realtà delle scienze e della matematica, che sono le mie materie, ma per queste materie i ragazzi hanno ancora più insofferenza che per Dante o Mozart. Semplicemente non sanno cosa è bello o utile perché ciò che è bello è lontano dalle loro vite. La scuola attualmente è un calderone dove una società allo sfascio si incontra con una “educazione” familiare carente. Come si può pretendere che vada bene e che piaccia, quando ogni cosa che essa rappresenta è sconfessata e destituita in famiglia e negli altri ambienti fino ad includere il Governo? Governo che tramite i suoi ministri consiglia ai giovani meritevoli d’emigrare!
    Infine, a tutti i detrattori della scuola di questo forum, dico che sono stufo di leggere che la Scuola è il luogo dove s’impara solo l’autorità. Se qualcuno ha imparato questo a scuola, significa che nessuno gli ha insegnato l’autorità a casa. E che ha sprecato il proprio tempo a non imparare quelle cose utili che la Scuola offre: per esempio il sapere come si fa di calcolo, come si ragiona su un problema, il sapere le Scienze, l’igiene e l’educazione sessuale, tanto per parlare di alcuni argomenti delle mie materie, come possono ledere la libertà di ragionamento o la cultura di un individuo? La vostra è fiera ignoranza.

  • DaniB

    Senta metallicus, ma se tutti al mondo avessimo il coraggio che ha lei, in fabbrica chi ci andrebbe? Ah no, ma mi scusi, il suo è un discorso molto più illuminato, le fabbriche non dovrebbero neanche esserci, che stupido… Un mondo di liberi professionisti… che bello, come se poi non ci fossero delle logiche di potere anche lì… Comunque, complimenti per la sua umanità.

  • cardisem

    Non voglio contraddirti, senza magari neppure aver compreso il tuo pensiero. Ma traggo spunto da ciò che scrivi per ulteriori riflessioni. Intanto sarebbe già lungo discutere poi su cosa è questa cultura umanista ormai da buttare via. Dante Alighieri? Lasciamo stare… il discorso che ora faccio è un altro… stando sulle generali… Nelle università, spesso più per un interesse dello stesso docente che non degli incauti studenti, si sono inventati e si inventano corsi e master “specialistici” che poi al dunque sono inutili perché non ti danno il posto agognato… Ed allora cosa è successo? Se è vero quello che mi hanno raccontato, ci sarebbero delle banche che chiedono laureati in… “filosofia” (lasciamo stare cosa è la filosofia e come la si insegna). Alla domanda: ma come? Non devono sapere la tecnica bancaria e cose simili? Le banche: quella la insegniamo noi in poco tempo. Quello che ci interessa è una attitudine generale al ragionamento ed al sapere critico… Ma io direi che soprattutto per “umanismo” si dovrebbe intendere la libertà di pensiero e di insegnamento e un generale amore del sapere e di migliorarsi: non solo mancano, ma sono proibite, guadate con sospetto, represse…

  • cardisem

    ” i giovani penderebbero dalle sue labbra se solo pigiasse i tasti giusti”.
    Si! Vedono nei giovani tanto disorientamento e bisogno di aiuto. Non le parole, ma a chiederlo sono gli occhi, i gesti, i sorrisi, gli sbandamenti… mi fanno una pena immensa… ma Qualcuno ha deciso il loro “sacrificio rituale” ed io mi sento in colpa non tanto per i giovani cui non do quel che cercano, ma per la manco che impugna il coltello del “sacrificio” e che io non riesco a fermare…

  • metallicus

    mah..finora la mia esperienza su questo sito è che fate a gara a non cogliere il centro del discorso e fissarvi sui particolari. e fraintendere. ma CHI ha detto che il mondo è dei liberi professionisti? magari faccio il contadino e sono felice cosi’, ci ha mai pensato o è troppo occupato ad inventare motivi per arrabbiarsi sul nulla? chi ha mai detto che le fabbriche non dovrebbero esistere? ( questo sarebbe un discorso molto piu’ ampio, e basterebbe guardarsi intorno e riflettere su cosa stiamo facendo alla terra per mettere in campo almeno la domanda, ma comunque ai fini del discorso che si fa qui, NON ne stavamo parlando, ed è sintomatico di una mente poco allenata il polemizzare sulle patate quando si sta discutendo di mele) ..al limite potrei aver detto che PROVARE almeno ad avere il coraggio di fare una cosa che piace nella vita potrebbe portare il risultato di essere un pò meno frustrati del signor ROMA qui sopra, che di tutto un discorso pieno di appigli e possibilità di sviluppo, preferisce evidentemente attaccarsi ad un micro dettaglio pur di fare una sterile ed inutile polemica.
    wow, questi sono i lettori italiani di controinformazione? mammamia . ok adesso attendo un altra risposta polemica e velenosetta sul razzismo che avrei dimostrato nell uso del punto e virgola. tristezza.

  • cardisem

    Concordo con Sokratico, se ne ho capito il senso, ma in ogni caso traggo spunto per continuare le mie riflessioni già fatte sopra. Mi pare fosse Foucalt a parlare della “scuola” come una sorta di “galera intellettuale”. Esiste certamente un problema che ricordo era già scoppiato agli esordi del 68: cosa la scuola è, come deve essere, a cosa deve servire, cosa esprime… Con il senno del poi, e sulla propria esperienza vissuta, credo che qualsiasi scuola, anche la più prestigiosa, quella dei ricchi che se lo possono permettere, sia da considerarsi fallita, se non produce gioia e liberazione in chi la frequenta, perché la conoscenza ed il procedere nella conoscenza non può che dare gioia e senso di liberazione. Se la scuola fosse tale, cioè al servizio dell’«uomo» che è chiaramente in ognuno di noi, non dovrebbe essere per ognuno di noi il luogo più caro e felice? Che senso hanno parole correnti ed in voga come “selezione”, “merito” in una scuola concepita PER dare ad ognuno quello che non ha e NON per togliere a ciascuno quello che ha per darlo magari ad un altro che se ne appropria? Se una capra è una capra ha il diritto di essere capra, una capra felice, ma felice di poter brucare nell’erba dello stesso prato insieme con il cavallo, senza essere presa a calci dal cavallo… Ho reso l’idea? Quanti di noi non hanno avuto paura dell’interrogazione e del voto? Quanti di noi non hanno “marinato” con gioia la scuola, almeno qualche volta, per una nuotata al mare o anche solo per timore di fare una brutta figura? Una scuola che non attira per quel che può e deve dare, è una scuola fallita in partenza… Il discorso dell’«umanismo» andrebbe poi rapportato alla società nella quale si vive. Per intenderci: ha senso educare il figlio di un contadino, che vive in una arcaica società contadina, come se il “sapere”, l’unico “sapere” fosse quello di una cittadina inglese con lingua costumi e autori di “classici”, e “grandi classici” inglesi?… Non equivochiamo: non sto recriminando e svalutando i classici inglesi, francesi, cinesi… Dico che verrà il tempo, nel processo educativo, in cui si potranno e si sapranno apprezzare produzioni culturali che non sono quelle proprie del mondo e della società da cui si proviene… Il processo educativo diventa una tortura e una crudeltà se si devono “iniettare” contenuti che sono estranei alla propria comunità, al proprio contesto familiare e sociale… Simili contenuti non danno gioia e non “liberano” la mente, ma alienano dal proprio mondo e ci separano dagli altri… Come “filosofo” (ma anche letterato, agronomo…) considero guadagnato lo stipendio che percepisco dal contribuente (= pubblico, tutti, società), quando fermandomi per strada metto il mio “sapere” (di non sapere nulla) a disposizione di chiunque e questi si dichiara soddisfatto e mi abbuona la stipendio, ed in non pochi casi vengo anche proposto per aumenti stipendiali… Infine: chiedo scusa per i miei numerosi interventi, ma sto anche parlando della mia esperienza professionale, chiamata in causa da “Repubblica”, che ormai è il Tutto che pervade ma che usurpa il nome della “Repubblica” platonica…

  • NerOscuro

    Elevare Pazienza da buon disegnatore/fumettista a intellettuale che comprende il sistema educativo, ce ne corre.

  • Tonguessy

    Non credo di avere detto delle cose in contraddizione a quanto esponi. Sono tutti pezzi di un puzzle che si incastrano al posto giusto. Ad esempio usare una laurea in filosofia per formare quadri bancari. O laurea in fisica per fare complessi algoritmi di speculazione finanziaria. Il problema quindi è che ciò per cui sono stati istituiti quei corsi di laurea non è più socialmente “rilevante”. Ovvero la logica padronale trova oggi più redditizio usare laureati nelle varie discipline per consulenze in rami che c’entrano gran poco con quanto hanno studiato (da un punto di vista filologico) ma risultano estremamente efficienti per un utilizzo eterodosso. Cioè per i loro interessi di casta. Questo ancora una volta è l’infrangersi del sogno modernista nel nome di una maggiore efficienza di mercato, che sta usando la parecellizzazione delle coscienze e la crisi occupazionale per inventarsi nuovi giochi dove la pedina della precedente partita (l’operaio che acquisisce una coscienza di classe, ad esempio) non possa più vantare coscienza alcuna, ma sia costretta a subire l’infamia di un’ulteriore parcellizzazione. Ovvero sia costretta a capitolare nel nome della nicchia cui le elites gli fanno credere di appartenere.

  • ilsanto

    Forse è arrivato il momento di di modificare l’istruzione.
    Penso che un bel sito internet o un dvd con la lezione del giorno fatta ai massimi livelli da insegnanti e psicologhi e pedagoghi ed esperti di comunicazione sia molto meglio di una povera insegnante frustrata e sottopagata che ripete per la centomillesima volta la stessa storia arrivata a noia prima a lei che ai ragazzi e magari ci fà risparmiare le cifre assurde dei testi scolastici ed il peso di trasportarli avanti e indietro.
    neanche ad una merda di armadietto sono arrivati a pensare, che schifo e per ingrassare gli editori ogni anno cambiano i testi di storia e geografia come se le guerre puniche od il po avessero bisogno di una rivisitazione o magari catullo o dante ma per piacere

  • redme

    ..”È chiaro che da qualche parte, in un eccellente liceo classico, esiste e resiste un ragazzo che legge Platone, scrive sonetti, suona il violino e studia la pittura di Raffaello,”……potremmo iscriverlo al campionato mondiale di rottura di coglioni.

  • Roma

    Questo tuo commento, nonchè la risposta che mi hai dato prima, conferma l’impressione che ho avuto dal leggere il tuo commento: sei un figlio di papà col culo al caldo e per giunta anche presuntuosetto. Il tuo discorso non aveva alcuno spunto intelligente, ma era solo una trita e scontata critica al sistema dell’istruzione. E si capisce perchè critichi l’istruzione: probabilmente a scuola eri un asino (è per quello che la scuola per te era un incubo), e molto probabilmente eri anche uno di quelli che se prendevi una nota la mamma andava a lamentarsi fin dal Preside perchè l’adorato figlioletto “doveva” essere il più bravo di tutti. Vedi metallicus, io non mi sono appigliato ad un micro dettaglio nel risponderti, ma semplicemente non sopporto le banalità, frutto dell’ignoranza e della violenza verbale che traspare dalle tue parole. L’articolo che stiamo esaminando non mi sembra invece banale. L’autore dà una chiave di lettura della crisi della cultura umanistica, ma che te lo dico a fare? Tu manco sai cosa significa umanesimo. E se il sistema scolastico italiano non funziona, probabilmente ci sono delle cause e anche dei rimedi, ma non dire che la scuola serve per inculcare il principio dell’autorità! Forse 40 anni fa, non sicuramente ora. Ed infatti si vedono gli sviluppi ed i prodotti fra i quali quelli che la pensano come te.

  • DaniB

    E’ da un po’ che mi infastidisce dicutere con persone che non sanno articolare il proprio pernsiero senza offendere gli altri. Quindi io avrò una mente poco allenata, mi arrabbio sul nulla (ma quello che offende è lei, e questo si che è sintomatico della sua di situazione emotiva), quell’altro è frustrato solo perchè ha un’idea diversa dalla sua e va bene così.

    Io dico solo che, concordando con il commentatore Roma, i discorsi sulla “descolarizzazione” alla Illich sono validi fino ad un certo punto, perchè un mondo organizzato come il nostro (e il cambiamento paradigmatico che molti auspicano è a mio avviso molto lontano) risulta ingestibile senza un minimo di capacità di sottostare ad un’autorità. La nostra società è organizzata gerarchicamente, a qualsiasi livello (lavoro, scuola, relazioni, ecc…), e sperare di gestire le istituzioni scolastiche in modo “alternativo”, facendo acquisire ai pargoli una formae mentis in cui l’autorità non esiste, per poi mandarli fuori in un mondo che funziona al contrario è a mio parere ridicolo. E guardi che non mi pare di parlare di massimi sistemi, ma proprio di concreta quotidianità. Questo è quello che gli operatori scolastici notano ed io empatizzo con loro. La soluzione è abbattere la scuola dell’obbligo? bene, ho letto Illich e non mi scandalizzo… faccio l’esempio radicale perchè potrebbe dare degli spunti di ragionamento.

    Se poi accettare che il mondo funziona così per alcuni vuol dire ragionare da schiavi, pace. Io credo che un uomo sia veramente libero nel momento in cui arriva a capire i limiti della sua libertà, altrimenti è solo ingenuo, o ideologizzato.

  • metallicus

    vedi “roma”, hai sparato nel mucchio, e, guarda un pò, non ne hai presa neanche una. fidati: non sono figlio di papà, non ho il culo al caldo, e a scuola andavo anche piuttosto bene, ma cio’ non mi esime dall’ esser critico verso un’ istituzione stantia in cui si impara ad essere esattamente come te: asservito, senza i mezzi intellettuali per liberarsi dalle catene, nè la voglia di acquisirli, ma anzi, astioso verso chi lo fa, con la scusa pronta che si tratta certo di un figlio di papa’.
    vedi, “roma”, non tutti vivono nella fiaba della volpe e l’ uva, cioè criticoni solo di cio’ che non riescono a raggiungere. si puo’ anche e benissimo raggiungere qualcosa e rendersi conto che non vale nulla: perchè pensata, gestita, e portata avanti nel peggiore dei modi.
    per dirla con pasolini, di cui oggi ricorre l anniversario della morte , le nostre “madri bestie” italiane ci hanno allevato in questo modo: piccoli, astiosi, attaccati solo alla normalità e allo stipendio.
    vedi, “roma”,io non sono presuntuoso o narcisista, ma ho una certa autostima, che mi viene solo come un riflesso dalla vita, cioè dal riuscire ( di solito) in cio’ che provo a fare. non so se conosci la differenza fra narcisismo ed autostima, ma è fondamentale, e di base è proprio quella che farà si’ che dopo questa risposta, io non perda piu’ tempo a leggere le tue inutili parole. poi ben venga se per te la cultura umanista è fatta delle 4 nozioncine imparate a memoria a scuola, con la totale incapacità degli insegnanti di mettere alcunchè in relazione con il qui ed ora della nostra vita, e quindi di annoiarci a morte rovinando argomenti ed autori che affrontati con intelligenza ci aiuterebbero a capire un pò meglio la realtà, e di riempirci la testa di date e nomi che 2 anni dopo la maturità tutti hanno già dimenticato.
    a differenza tua, io non proietto tutta la mia ombra sugli altri, e quindi proprio non ce l ho con te, anzi, se mastichi un po’ di inglese consiglio vivamente , a te e a tutti , di ascoltare su youtube almeno un’ intervista a charlotte iserbyt, ex consulente all’ istruzione del governo americano, in cui spiega perchè fa comodo a chi ci governa che l’ istruzione sia di pessimo livello, nozionistica e legata ad un principio di autorità imposto dall’ alto e non meritato sul campo e con il proprio carisma. sono loro il nemico, caro “roma”, non io. detto ciò, adios, amigo.

  • metallicus

    dio santo, quanto non capire. hanno lavorato proprio bene!!! allora:in questo discorso io non ho MAI detto che non ci debba essere in assoluto una cosiddetta autorità. di questo se ne puo’ parlare altrove, in un altro ambito, ma qui non è mai stato detto nulla del genere. cio’ che è stato detto , e che lei ha ovviamente frainteso, è che quando si insegna a rispettare l ‘ autorità solo perchè imposta dall’ alto, in realtà si sta avvelenando proprio il concetto che lei va difendendo. ed infatti le persone in genere non sono piu’ in grado di percepire nell’ altro la vera intelligenza, preparazione , cultura, ma capiscono solo che “quello è laureato in…” oppure “quello ha quei gradi sulla divisa quindi ogni suo ordine va rispettato”. e chi metta in dubbio che magari quello li’ è un totale idiota messo li’ dall’ amico poltico, qui diventa pure lo strano del villaggio. io sto rivendicando un principio di autentica umanità ed evidentemente in giro ne è rimasta cosi’ poca, che facendo questo , per lei passo per ideologizzato o ingenuo. autorità di per se non significa nulla , è come se le dico “bere”, poi bisogna vedere se sia acqua pura o cicuta. ecco, l’ autorità che ci insegnano a scuola per quanto mi riguarda è cicuta.

  • metallicus

    a lei sembrerà assurdo, ma al di fuori della scuola in cui spacciate 4 nozioncine per verità assolute, ci si puo’ fare una corposa cultura andando in luoghi di cui forse avrà sentito parlare, chiamati “librerie”.

  • Jor-el

    La scuola pubblica come noi l’abbiamo conosciuta, era funzionale a un modello di società in cui la produzione era massificata. Si trattava, quindi di una scuola di massa, in cui veniva preparata una manodopera di tipo generico e polivalente, impiegabile sia nella produzione manifatturiere che nei servizi. Il rispetto dell’autorità gerarchica era quindi essenziale in quel tipo di preparazione. Oggi, invece, viviamo in un modello sociale in cui la produzione è parcellizzata e la manodopera è precarizzata. Anche se il rispetto dell’autorità non avrebbe perso del tutto la sua ragion d’esistere, è proprio la scuola pubblica di massa in sé che non è più funzionale al sistema. E, come tutte le cose inutili, è lasciata andare alla deriva. Senza soldi, senza un’adeguata preparazione per gli insegnanti, senza un’idea nè vaga nè precisa di cosa cavolo insegnarci e impararci. Negli USA, caso limite, si impara a fumare meth e a usare armi semiautomatiche. Tanto i rampolli delle elite non escono certo dalla scuola pubblica.

  • DaniB

    Detta così sono d’accordo. Infatti ricordo anch’io che i professori bravi che avevo non avevano bisogno di imporre la loro autorità, bensì godevano del rispetto che le persone preparate e competenti inducono senza nessuna imposizione.
    Il mio “ingenuo ed ideologizzato” è riferito a coloro i quali si riempiono la bocca di scolarizzazioni anarco-libertarie senza ragionare un minimo sul sistema sociale e culturale in cui questi potenziali studenti anarco-libertari verrebbero poi catapultati dopo aver imparato, ed è qui che sollevo il problema, come qualsiasi tipo di autorità sia intrinsecamente sbagliata.

  • metallicus

    …e un ‘ ultima cosa che mi saltava in mente: esiste una parolina che fa tutta la differenza nella vita ed è “passione”: quella che nessun insegnante mi ha mai dimostrato per la materia che insegnava, dando molto spesso un pessimo esempio di approccio, alla cultura e alla vita.

  • metallicus

    la tua mi sembra un’ ottima analisi jor- el. e proprio poco tempo fa leggevo dell’ educazione scolastica dei rampolli delle elites .. fatta proprio di tutto ciò che nella scuola che noialtri conosciamo è totalmente assente…

  • RicardoDenner

    Epica..!
    Ho riso come un matto..!

  • Santos-Dumont

    Metallicus, la tua esperienza scolastica dev’essere stata veramente traumatica se non ti ha lasciato nemmeno un singolo ricordo positivo. In quanto ai riferimenti citati, Pazienza non mi pare che avesse molto titolo per fare certe affermazioni, considerando il suo percorso… In merito alla Iserbyt, una quindicina di minuti d’intervista sono stati sufficienti per dissuadermi dal continuare (e francamente, riscontro una certa contraddizione tra il tuo rifiuto del principio di autorità – che condivido in generale – e il riferimento a Iserbyt).
    In ogni modo, esistono varie tendenze pedagogiche che potrei dividere in non critiche o liberali, e progressiste o critiche. Ogni qualvolta sentiamo parlare di apprendimento nozionistico, di alunno come centro e soggetto di un insegnamento mirato al suo inserimento acritico nella società, o di tecnicismo finalizzato alla preparazione per il mercato del lavoro, è sottointeso che l’idea di base è liberale o neoliberale. Sicuramente una scuola costruita su tali fondamenta non si propone come “rivoluzionaria”, al contrario, mira a riprodurre le differenze sociali esistenti. Esistono tuttavia le tendenze critiche, come la liberatrice ( Paulo Freire [it.wikipedia.org]), la libertaria (qui in Brasile viene menzionato spesso Célestin Freinet [it.wikipedia.org], ma come dimenticare Francesc Ferrer i Guàrdia [ita.anarchopedia.org] o Ivan Illich [it.wikipedia.org]?)
    Personalmente nutro molta simpatia per le tendenze libertarie (come La Escuela Libre Paideia [www.comedonchisciotte.org] (Merida, Spagna), o la scuola Summerhill nel Regno Unito. Sono convinto che, dato il tuo stile di apprendimento, ti saresti trovato molto meglio in una scuola basata su quel tipo di paradigma. Purtroppo, hai avuto la sfortuna di nascere in un paese decisamente conservatore in cui per questioni storiche, religiose, culturali etc. si è dato sempre maggior risalto alla cosiddetta cultura classica in detrimento di quella scientifica e tecnica. Prova a chiedere a qualche insegnante perchè mai gli alunni italiani raggiungono risultati mediocri nei test PISA, perdendo di brutto non solo in confronto a Hong Kong o Singapore, ma anche in relazione alla maggior parte dei paesi dell’Europa occidentale e a un paese come la Finlandia che fino a poche decadi fa, non era considerata granché a livello educativo mentre oggi si piazza regolarmente tra i primi tre o quattro. Per inciso, i test PISA misurano la capacità degli studenti di applicare le loro conoscenze alla risoluzione di problemi “reali”… Ho reso l’idea?
    Ciao
    P.S. Anch’io preferivo di gran lunga leggere un bel romanzo di Asimov, Williamson, A.C. Clarke alle monotone lezioni di latino… Il mio atteggiamento sarebbe stato diverso se avessi avuto come insegnante di lettere qualcuno simile a Paolo Franceschetti, che mi spiegasse Dante e le connessioni con la Rosa Rossa… 😉

  • Santos-Dumont

    Cardisem, volevo solo dirti che i tuoi interventi in questo thread sono stati oltremodo interessanti e, se può servire di supporto, ci intravedo molti dei temi più avanzati e ampiamenti discussi all’interno della classe docente qui in Brasile, nello specifico nello stato del Paranà in cui opero.

  • illupodeicieli

    Mi ha ricordato la battuta (mi pare che ho letto in una libro delle “formiche” che dice più o meno così: ” pur di non stare a sentire la ragazza dei vicini che si esercitava a suonare il violino, si preferiva andare a farsi trapanare i denti dal dentista”.

  • illupodeicieli

    Da ricordare o inserire come argomento che cerca di demolire o dimostrare che un ciclo di studi,che certa cultura (che dovrebbe essere,poi, la nostra) è finita o non piace più, ciò che è avvenuto l’anno passato (salvo errore): e cioè che Dante , l’inferno in particolare, andrebbe letto con delle avvertenze o addirittura ne andrebbe purgato il testo.Il perchè lo sappiamo, sarebbe antisemita. Per il resto dell’articolo, mi sta anche bene sapere che ci sono persone cui gli studi classici, non piacciono: ritengo che alcuni studi, però, siano basilari.Da tempo è dimostrato che è proprio l’incomunicabilità e la recisione dei ponti tra le varie discipline del sapere, ha impedito che alcune scoperte scientifiche potessero essere già utilizzate e attualizzate, con anni di anticipo. Che poi anche quello sia stato e sia colpa dell’elite, è un altro discorso. Recuperate i testi ,perduti, di Tesla, se non sono stati bruciati.

  • Truman

    Forse una delle poche morali che si possono trarre dall’articolo di Lodoli è che anche un ottimo autore, quando scrive per Repubblica, si assimila ai mantra della pseudo-sinistra repubblichina, i quali oggi consistono soprattutto nel dare addosso alle masse, che sono ignoranti e tali vogliono rimanere.

    Mi piacerebbe sapere se l’articolo è stato scritto proprio così o è stato rivisto per l’occasione della pubblicazione su Repubblica.

    Nel merito, ricordo da tempo immemorabile la scarsa affezione degli studenti per la scuola, insieme alla delusione e lo sconforto dei docenti. Certo le cose sono peggiorate nel tempo, ma non in modo così radicale.

    Anzi le scuole che hanno sofferto di più mi sembra che siano gli istituti tecnici e professionali, non i liceii.
    C’è una generale svalutazione della scuola causata anche da una classe politica di ignoranti, a cui si somma il fatto che il controllo sociale della popolazione è oggi effettuato tramite i mass media più che tramite la scuola. Ciò consentirebbe degli spazi di libertà maggiori che in passato agli insegnanti, però tutti i fondi sono stati tagliati e si cerca di traformare la scuola in un business, spingendo le scuole private. Qui c’è anche una certa miopia da parte della Chiesa cattolica, che spinge i propri interessi economici contro i cittadini.

    Eppure oggi più che mai la cultura umanistica ha valore. Mentre i vertici del potere ci raccontano che vogliono tecnici preparati e specializzati, poi pretendono di pagare con un tozzo di pane (contratti precari di 500 euro al mese) i neolaureati tecnici, mentre nello stesso tempo cercano di espelelre dal lavoro quelli anziani.
    Insomma al di là delle balle balle raccontate dai media, conviene avere una buona cultura che non sia strettamente legata all’attualità, ed in questo la cultura umanistica è superiore a quella tecnica, che diventa superata prima di aver finito il corso degli studi. A meno che la conoscenza tecnica non si spinga davvero nel profondo. Ma è difficile scendere nel profondo se non si hanno basi umanistiche.

    Giusto a titolo di esempio, Einstein era un bravo filosofo oltre che un buon fisico.

  • NerOscuro

    Noto che il pregiudizio è forte in te. Forse sei stato sfortunato riguardo gli insegnanti, ma non posso giustificare il pensare che basti entrare in una libreria per farsi una corposa cultura è un po’ come entrare al supermercato pensando di uscirne grandi cuochi: gli ingredienti sono lì, peccato che per metterli insieme occorra almeno avere delle basi.
    Poi, avessi usato il termine Biblioteca, un po’ ti avrei capito, ma libreria, dove i libri si pagano… Lo sai che a scuola si insegna pure a quelli che non hanno i soldi per i libri? Riflettici un momento.

  • cardisem

    Non stiamo giocando a contraddirci: né io né tu facciamo questo. Non entro io nel merito del tuo discorso (padronale… ecc.) che mi sembra rientri in una analisi di tipo marxista che ben conoscevo. Intendo dire semplicemente quel che ho detto, e cioè che molti corsi specialistici che sono angustamente specialistici non per una gioia dello spirito, ma per una finalità di mercato, cioè di dare un posto un posto di lavoro, magari ben retribuito, a chi segue e si iscrive in simili corsi, in realtà poi falliscono nello scopo, e non perché il mercato non tira, perché vi la crisi e simili, ma perché i corsi era strampalati e bislacchi fin dall’inizio del loro concepimento ed ubbidivano ad interessi che non erano quelli degli studenti che si iscrivevano al corso, ma a quelli di chi si inventava quel corso… Se posso fare un esempio, sperando che non ci bombardino: a cosa cavolo possono mai servire i master di “didattica della Shoah”? Addirittura la “didattica della…”, e perchè non anche la “mistica della…”, “l’estetica della…”?….. e qui mi fermo.

  • cardisem

    Mi fa piacere apprendere che le mie riflessioni non cadono nel vuoto. È bene non rivelare in rete la propria identità, ma posso dirti che lavoro anche io nel settore, seppure non in Brasile.

  • cardisem

    Apprezzo generalmente gli interventi a firma Truman. Qui però non ho capito il senso generale del brano e se è critico anche verso i miei interventi, che ricordo a mente, avendoli scritti di getto, ma che ho rivisto anche rapidamente, colgo adesso l’occasione per un intervento conclusivo e sintetico. Per quanto riguarda il quotidiano “La Repubblica” (che ho citato due volte) ne ho una opinione assai negativa che non cambio se per caso mettono anche un articolo condivisibile: rientra nella politica di ogni pessimo quotidiano che non voglia apparire sbilanciato. Quanto all’«ottimo» autore che non si chi sia, francamente non ritengo di avere bisogno di lui per avere delle idee sull’oggetto della discussione. Non mi sembra che abbia posto delle chiare tesi, né che individui i mali e le loro cause o che abbia soluzioni: fuochi pirotecnici secondo un vecchio stile dell’Espresso che ho letto per anni ed infine me sono stufato, buttando al macero annate intere costosamente rilegate. Posso dire che a mio avviso e per mia esperienza tutto il sistema dell’istruzione, almeno italiana, è in uno stato comatoso, e non per colpa degli insegnanti, siano o non siano preparati… ogni insegnante, pur con tutti i suoi limiti umani, può essere un buon insegnante… La crisi, la malattia, è di ordine costituzionale e deriva dall’asservimento politico dell’Italia… qui sento che è difficile continuare… ma semplifico dicendo che se per un momento cessiamo di pensare alla Politica non come quella che con questo nome ci hanno consegnato i partiti, ma come a una Politica che fosse quella che si trova nella Repubblica di Platone (che non ha proprio nulla a che fare con il giornale La Repubblica!!!) ossia orientata sull’idea del Bene (comune) ne discenderebbe allora una Pedagogia… In una quadro di disfacimento politico e morale quale stiamo vivendo non da adesso, ma da lunga data, quale Pedagogia e quale Scuola si pretende di avere? Il problema non è tanto la “cultura umanistica” (umanistica?) quanto la “cultura” in sé. Come se ne esce? In ogni analisi è giusto e doveroso che si indichi una via di uscita, per quanto difficile ed impervia. Una buona scuola può nascere solo da una buona “Politica”, che non ha nulla a che fare quella praticata dai nostri politici lestofanti, ma è quella Politica che gli antichi ed i classici intendevano come “philosophia prima”, base essa stessa di ogni altro sapere. – Chiudo con questo i miei interventi e saluto tutti i partecipanti a questa importante discussione.

  • Ercole

    sono vittime dell,ideologia dominante ,senza troppi giri di parole,tutto qua….

  • Truman

    Un commento dell’utente Delusidalbamboo nei forum:

    Il pianto del carnefice

  • Truman

    Non c’è alcuna critica verso cardisem, con cui abbiamo convergenza quasi totale. Il mio commento era rivolto all’articolo di Lodoli, autore che ho apprezzato più volte e questa volta mi sembra fiacco.

  • Kevin

    Pienamente d’accordo. La scuola è stata funzionale al sistema fino agli anni 80, poi hanno capito che i media assolvono meglio al ruolo di controllo e hanno progressivamente tagliato i fondi alla scuola. Non capisco di cosa si stupiscono questi insegnanti.

  • Kevin

    Ahahahah

  • RicBo

    Pessimo articolo che dà un’immagine falsa e lontana dalla realtà dell’educazione secondaria, dovrebbe essere preso come esempio di manipolazione dell’opinione pubblica da parte dei mezzi di (dis)informazione.
    Mi chiedo perchè Cdc continui a pubblicare queste orribili cose, prese da giornali di regime come Repubblica, Il Giornale, Il Foglio, perchè continui a rilanciare inutili divagazioni di onanisti affabulatori come Freda, Preve, Fini e compagnia cantante. Basta, davvero, basta.

  • totalrec

    Giusto! Ogni tanto pubblicate anche un articolo di RicBo in home, sennò chi li sente i piagnistei…

    (GF)

  • Cataldo

    Questo articolo di Lodoli è patetico, la parte finale è poi incomprensibile, come si fa a rifiutare una memoria che, come detto nella prima parte, non si acquisisce ? Lodoli non ha ben chiaro cosa significhi l’ignoranza programmata per le nuove generazioni e si inventa questa oleografia onirica.

  • metallicus

    e tu , amico mio, lo sai che in alcune, certo poche , librerie, hanno libri che non ha praticamente nessuna biblioteca , inclusa la nazionale di roma, che ho provato inutilmente a frequentare per un periodo?
    e, per restare nei “lo sai”.. lo sai che molti, moltissimi che non dicono di non avere assolutamente i soldi per i libri , ( percepiti ancora dai piu’ come un bene di lusso) hanno i soldi per le canne, per le sigarette, per il videopoker o per la partita allo stadio? spesso sono scelte. la crisi morde forte oggi, ma fino ad un paio di anni fa dimmi sinceramente quante persone che conosci si compravano un libro ogni 2 giorni, e quante invece spendevano l’ equivalente al bar…
    ………………………………………………………………………………..
    quanto al pregiudizio, e poi davvero la chiudo qui… no, non sono neanche stato troppo sfortunato, rispetto a tanti, tanti amici che non hanno tratto nulla dalla scuola e si sono fatti una discreta cultura da soli.. le esperienze sono sempre le stesse, molte poche persone ricordano in tutta la loro esperienza scolastica almeno UN professore che gli abbia non dico cambiato la vita, ma comunicato un briciolo di passione per qualunque materia. e se quel professore sei tu, mi dispiace di non averti incontrato, ma ormai dovresti sapere di essere un’ eccezione, una mosca bianca nel mare della mediocrità. quello che spiace, è che gli anni della scuola sono scientificamente quelli in cui il cervello è piu’ aperto e potrebbe imparare molto meglio, e molto di piu’, di quel che normalmente avviene… e ti ripeto, non sto parlando necessariamente della mia esperienza personale, visto che ho il dono della parola e questa è l ‘ esperienza comune del 99% delle persone che conosco…………………………………………………………………. ma l’ argomento che ci tenevo a dimostrare, e che è stato diluito dal mare di polemiche sulle virgole, e di attacchi ad personam come quelli di “roma”, è che a mio avviso veniamo tenuti nell’ ignoranza perchè facciamo comodo cosi’, incapaci di unire i puntini, incapaci di vedere il complotto che si dipana, di capire chi è davvero monti , ad esempio. ecco, credevo che in un sito di “controinformazione” come questo, che ritengo anche uno dei migliori, questo fosse un ragionamento quasi scontato, invece mi devo sentir rispondere che sono un figlio di papà. e vabbè, se questo è il livello, smetto volentieri di partecipare.

  • Cornelia

    Ma sì, studiate da tecnici che “poi trovate lavoro” a 500 euro al mese nel call center, oppure “se sapete l’inglese” potrete fare la valigia di cartone e andare a farvi sfruttare dagli anglosassoni.
    Buona fortuna, io preferisco meglio morire di fame studiando Dante, alla faccia di questi buzzurri ignoranti che ci comandano.

  • NerOscuro

    Lascio da parte il tuo commento su chi abusa del prestito d’uso dei libri, che è come chiedere criticare le pensioni di invalidità perché esistono i falsi invalidi. Mi concentro sul concetto che esprimi successivamente.
    Mi pare di capire che intendi la controinformazione come indottrinamento al contrario. Infatti, se dovessi unire io i puntini al posto degli altri, non produrrei una riflessione, all’opposto l’azzeramento delle capacità critiche.
    La scuola insegna sicuramente un sacco di cose desuete e forse inutili, raramente comunica passione, ma non mi pare di aver visto tentativi deliberati di indottrinamento in nessun senso. Per avere indottrinamento bisognerebbe avere dei manipolatori della mente consapevoli di quel che fanno: non ne ho mai incontrati a scuola. Forse giudichi gli insegnanti stessi come indottrinati, che perpetuano l’ignoranza, ma a questo punto vedo la costruzione che hai fatto un po’ affetta da paranoie e contraddizioni.
    Per “unire i puntini” come dici tu, occorre ragionare, coltivare il dubbio e avere tanta cultura. Io credo di occuparmi di fornire alcune basi per il ragionamento, al resto dovranno pensare loro, gli studenti, col tempo. Il risultato non è scontato, ma è questo che fa quella differenza che forse distingue la mia linea di pensiero dalla tua.