ZARDOZ

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

Sono le 11 del mattino nel porto di Nizza e ci siamo appena seduti su una panchina cercando di contrastare, con la poca ombra di una pensilina, i 40 gradi che arroventano il piazzale alle nostra spalle.
Giù acqua in gola dalle bottigliette e giù sudore che arrossa gli occhi: l’acqua che attraversa i nostri corpi confonde tutto in un miraggio. Nella calura, ci sono le barche dei pescatori colorate con tinte vivaci – paiono sprazzi di Chagall o di Matisse – le solite barche a vela bianche, il traghetto per la Corsica, i mastodonti con più ponti dei signori del vapore di serie B (quelli che non osano attraccare a Montecarlo, c’è una “graduatoria” anche per i bei padroni “dalle braghe bianche”) e la miriade di “ferri da stiro [1]” che ingombrano le banchine.
Non so nemmeno perché siamo venuti fin qui al porto giacché, già la sera prima, un amico francese aveva fatto un giro di telefonate: niente posti barca, se lo vuoi – oramai – lo affitti per 5.000 euro l’anno, a meno d’andare lontano, oltre Tolone. Tutta colpa degli italiani: qui, un tempo, avere un posto barca non era una cosa fuori dall’ordinario, ma sono arrivati a frotte gli italiani disperati, perché chi ha un piccolo veliero cabinato, laggiù, non trova più niente.

Addirittura – ricorda – quando abitava in Normandia, il problema di dove tenere la barca manco si poneva, così come sulla dirimpettaia costa inglese o su, verso il Belgio e l’Olanda. E sì – precisa – che lassù c’è un problemino da risolvere che non è proprio da poco: cinque metri di marea, che monta e cala due volte il giorno.

Stiamo per andarcene – la Capitaneria è stranamente chiusa – quando la coda dell’occhio s’ingombra di una macchia bianca, che inizia ad occupare anche il cielo a ponente.
Voltiamo lo sguardo e notiamo una prua che rasenta il quarto piano dei palazzi. Mia moglie getta una sguardo frettoloso, poi sentenzia: «Un altro ferro da stiro.»
Alla faccia del ferro da stiro – commento – quando il Lady Lola compare in tutta la sua possenza [2] per venire a banchina: addirittura, il mostro, ha le eliche laterali!
Adesso la nave è oramai a pochi passi da me, e sul ponte inferiore del Lady Lola (che ne ha tre più la controplancia, o “fly”), un giovane sulla trentina – in italiano – urla nell’interfono ai marinai che sono sul ponte di stare molto attenti con i parabordi, di posizionarli perfettamente in linea con quelli del molo. Non sia mai che, invece di venire a banchina, il Lady Lola venga in banchina.

La manovra avviene lentamente: i motori ruggiscono poi, lentamente, scemano al consueto borbottio di riposo quando la fiancata è a pochissimi metri dalla banchina. Mentre il personale a terra riceve le cime e le assicura alle bitte, cammino lentamente verso la poppa per capire dov’è registrato un simile ammasso di ferraglia: George Town C.I.
Hanno il pudore di scrivere solo le iniziali, ma quel “C.I.” sta per Cayman Islands: le famose isole dei Carabi, uno dei tanti paradisi fiscali che, ad ogni giro di boa della crisi finanziaria, raccontano di voler finalmente affrontare, per poi dimenticarli a virata effettuata.
Torno accanto a mia moglie per osservare che sul Lady Lola c’è agitazione: un uomo più maturo è sceso ad osservare il lavoro svolto.
Anche se non ci sono gradi, i due italiani (quello più maturo ed il giovane) sembrano due ufficiali: d’altro canto, si distinguono perfettamente dall’equipaggio per il colore della pelle. Indiani, malesi, indonesiani o chissà che altro.

Certo che – rifletto – quell’ostentazione di ricchezza, esibita senza nessun pudore, cozza come un macigno con i salassi che le popolazioni europee stanno subendo per salvare le (loro?!?) banche.
Qui in Francia, ad esempio, hanno abolito il sussidio di 150 euro per le famiglie meno abbienti: Sarkò l’ha dovuto fare perché bisogna pagare la “rata” dei 750 miliardi di euro per rimpinguare le banche, nell’attesa di sapere se riuscirà ad incassare anche l’aumento dell’età pensionabile a 62 anni per il 2018. I sindacati francesi dissotterreranno l’ascia di guerra: si vedrà in Autunno.
Se guardo verso Est e penso all’Italia, mi viene alla mente il tentativo d’andare oltre i 40 anni di contribuzione, passato come un “refuso”: si tratta, in realtà, di un primo attacco, per come siamo oramai abituati a valutare l’incedere della politica berlusconiana. Quando Berlusconi, mesi fa, affermò che “si stava bene” se si lavorava fino a 70 anni, fu passata come la solita battuta di uno che ha alzato il gomito.
Eccola oggi, la battuta, materializzata nella “riforma” – che non si può nemmeno chiamare tale, perché sarà una delle tante leggine alle quali l’Uomo Del Colle, dopo tanto sbraitare, dirà di sì chinando il capo – che sta per passare come “collegato” alla Finanziaria: dopo il 2015, signori miei, si lavorerà fino al giorno prima del funerale. Si collegassero un’incudine ad un cappio al collo per gettarsi a mare – penso – fra un po’ faranno le leggi solo più il 15 di Agosto, per essere certi che nessuno sappia niente in giro.

La muraglia di ferro che ho di fronte, però, non è un “sogno”, non è una “ipotesi” né una realtà secondaria e neppure uno scherzo, perché attraccati ai moli di Nizza ce ne sono almeno una decina. Quelli mostruosi, ovviamente, poiché quelli che costano solo quanto 10 appartamenti mica perdo del tempo a contarli.
Quanti Lady Lola ci sono, da qui a S. Tropez? Ed a Montecarlo? Alla Valletta? In Costa Smeralda? A Barcellona, al Pireo…
Quanto costa un Lady Lola? Di preciso non so dirvelo, ma saremo fra le decine di milioni di euro e le centinaia. Messe in fila per un’addizione, le navi presenti qui a Nizza fanno miliardi: e sono soltanto i miseri “passatempi” estivi di lor signori. Divertitevi a giocare con Google buttando nomi del jet set, dell’economia e della finanza, unite la parola yacht ed osservate cosa salta fuori.

La scena termina, mentre ce ne stiamo andando, quando una Porsche Carrera fa il suo ingresso trionfale sul molo seguita come un’ombra da un SUV con i soliti mastini apparentemente disarmati. Alla guida della Porsche un vecchietto pelato e rinsecchito, la solita bionda sul sedile accanto e due bambini sugli strapuntini posteriori: potenza del Viagra, penso, se sono i suoi…
Noto però, con la coda dell’occhio, che i flic di servizio al porto hanno tolto le transenne per far passare lo strano corteo, e subito le hanno rimesse: indecenti, noi dobbiamo camminare nella calura, sua signoria scende invece in Porsche fin sotto la scaletta.
A dire il vero, non so nemmeno se il nonnetto salirà sul Lady Lola, perché c’è così tanta ferraglia in acqua da non avere che l’imbarazzo della scelta.

Tornato a casa, m’annoio ad osservare il solito teatrino della politica italiana, con Gianfranco Fini che recita nella parte del Robin Hodd de noantri senza mai, ovviamente, assalire le mura di Nottingham. Poi c’è Letta II il Giovane che blatera l’ennesimo epitaffio per un governo a suo dire morente: sarà uno scherzo per lo zio? Tanto per ingannare il tempo nella calura estiva?
Lo zio, però, è molto occupato in una trattativa con il Quirinale: ci sono le leggi-inganno, le leggi-capestro, le leggi-pacco, quelle raggiro, trappola, truffa…che un avvocato-parlamentare-ministro della giustizia in pectore confeziona e smazza ai parlamentari, i quali le presentano e le ritirano secondo gli ordini di scuderia, in un turbinio di affermazioni e smentite, parziali e totali.
Siccome il nonnetto del Quirinale (oh, come assomiglia a quello della Porsche di Nizza, me ne rendo conto solo ora!) non ne può più di litigare con Berlusconi, gli mandano Letta Il Vecchio detto “Il Temporeggiatore”, proprio come Quinto Fabio Massimo, per sfiancarlo con la tattica che funzionò con Annibale.
Non so perché, ma la nausea m’assale: non quella esistenziale di Sartre, bensì quella più prosaica che ti prende a leggere i giornali italiani.
Fuggo allora, metaforicamente, in mare per saperne qualcosa di più del Lady Lola e delle tante montagne di ferraglia che ingombrano i porti del Mediterraneo e dei Caraibi.

Premetto che queste cose già le sapevo, ma credo sia un esercizio utile accompagnare il lettore in visita a questo museo delle orrifiche meraviglie che solcano i mari, perché ci offre una chiave di lettura tangibile del disastro economico, sociologico ed umano della nostra civiltà. Con il vero mare – quello dello sciacquio dell’onda al mascone, del “profumo” elettrico di burrasca che s’avverte nell’aria, della vela cazzata o lascata di un’inezia per intercettare meglio il vento – questa gente non ha nulla a che fare. E’ altra roba.

Il Lady Lola, in realtà, non è proprio una mosca bianca e non è neppure il più costoso fra questa ferraglia: scegliete nella lista [3] la barca da sogno che più desiderate e partite per le vacanze! Ce n’è per tutte le tasche!
Non avete 65.000 euro il giorno per noleggiare il prestigios
o RMElegant? Faticate un poco a raggranellare 420.000 dollari per starvene in santa pace sul Lady Lola un’intera settimana? Su, non disperate: con soli 13.000 euro potrete sempre trascorrere una settimana sul modesto Corallissima, e non sentirvi proprio l’ultimo dei Mohicani!
Certo, quando andrete a noleggiarlo…magari vi guarderanno un po’ dall’alto in basso…ma che volete che sia! Pisciate dentro i serbatoi qualche migliaio di litri di gasolio e via, verso il sole e l’alto mare!
Peccato che Giugno sia oramai trascorso, perché c’era un’offerta da non perdere [4]: potevate noleggiare uno splendido motor yacht per soli 70.000 euro la settimana invece di 80.000! Che opportunità! Siamo certi che gli operai di Pomigliano si stanno morsicando le dita per l’occasione perduta.

Siccome siete dei curiosoni, vi sarà venuto il ghiribizzo di sapere la proprietà effettiva di questi mostri del mare: lo capisco…però non è facile…se cercherete di noleggiarlo verrete irretiti in una ragnatela di web-mail…qualche volta la ragione sociale di una società appare ma, per la maggior parte dei casi, quelle società saranno solo dei sub-contraenti.
I boss non sono qui: dobbiamo traversare l’Atlantico proprio sulla rotta di Colombo, poiché è là – nel dedalo di catene di isole che formano il cosiddetto “Caribe” – che potremo trovare qualcosa. Le corrispondenti società potevano essere lontane dal mare, proprio dai porti dove le navi sono registrate? Eh no: un vero marinaio dorme in una baracchetta accanto al suo veliero!
Le società sono quindi “off-shore” [5] – Isole Vergini, Cayman Island, British Columbia… – quei posti dai nomi così esotici da mascherare il colossale segreto di Pulcinella che le circonda: no tax! Di chi sono queste società?

Al più, potrete farvene un’idea dal “pedigree” dei loro dirigenti [6]: gente prestata da Morgan Stanley, Merrill Lynch, Citicorp…i soliti nomi, quelli che “proteggono” i grandi “risparmi” e, ovviamente, fanno in modo che quei risparmi siano investiti in una delle “branche” del business.
La nautica definita dei “Luxury yacht” è soltanto un giro di soldi, mediante la quale i Paperoni di turno potranno noleggiare il barcone spendendo sì cifre astronomiche, ben sapendo – però – che si tratterà di una partita di giro esentasse, giacché figurano anche come azionisti della società la quale, guarda a caso, ha i suoi “santuari” proprio nei paradisi fiscali dove ogni rogatoria internazionale s’arena come una zattera fra i canneti.
Ecco la ragione per la quale ad ogni G-8-12-20 strombazzano qualcosa contro i paradisi fiscali salvo poi, con regolarità, rimangiarsi tutto: la nautica è un buon esempio per capirlo, giacché – se le società e tutto l’ambaradan spariscono nei paradisi fiscali – le montagne di ferraglia stazionano nei nostri porti, per farci capire – oramai senza il minimo pudore – chi sono i padroni del vapore. Poi, chiamateli pure Illuminati o roba del genere: “le palanche sun palanche” – dicono a Genova – e qualcuno aggiunge che non hanno odore.
Lo splendido andazzo, ci tocca soltanto per l’enorme quantità di ricchezza che ci viene sottratta? Non solo.

Una recente inchiesta [7] della magistratura di Rimini ha scoperto uno strano traffico, nel quale grandi yacht erano iscritti e venduti da una società di compravendita italiana ciascuno a più clienti: registrati al registro navale di San Marino (non è una burla!), le barche – quando la società proprietaria non pagava più il leasing – semplicemente “sparivano”. Una delle ipotesi è che ricomparissero, con altri documenti e un po’ di “lifting”, in qualche porto dei Caraibi: ma guarda te che strano.
La storia ha avuto inizio quando un acquirente è andato al porto per prendere possesso della barca appena acquistata – documenti in regola – ed ha scoperto che era stata registrata anche ad un’altra persona. No, aspetti un attimo, ce n’è anche una terza…
Ma, solito malaffare a parte, la questione sta avendo anche altri risvolti.

L’invasione di questi mostri del mare sta scacciando dalle nostre coste i piccoli diportisti, come sta accadendo a Salina, dove è stata estromessa la cooperativa degli isolani per far posto ad una società che versa al Comune di Salina 230.000 euro l’anno [8]! E dove li prende? Semplice.
L’ormeggio giornaliero di un gommone, in porto, è “salito” a 50 euro, mentre attraccare ad un gavitello di fronte alla spiaggia costa “solo” 80 euro. L’intento è chiaro: far fuori tutti i piccoli natanti per riservare l’isola ai soli VIP, come sta accadendo in Liguria, in Sardegna, in Campania…

La nautica, a differenza degli altri Paesi europei, in Italia è sempre stata considerata una cosa per ricchi: se hai una barca, devi essere “spennato”. Il risultato è che oramai, nei porti, le barche con la scritta “vendesi” aumentano di anno in anno e sono sempre barche piccole, cabinate e non, soprattutto a vela: i costi d’ormeggio sono raddoppiati nel volgere di un paio d’anni. Sono l’esempio visibile della classe media che sta andando in pezzi e, attenzione, non a favore delle classi meno abbienti, bensì dell’alta borghesia!
Di riflesso, anche i cantieri stanno indirizzando la produzione solo più verso barche di notevole stazza, ed ai vari saloni della nautica il settore delle barche “per la famiglia” è sempre più in crisi. E’ sempre stato così?

Navigare, in Italia, è sempre stato più costoso che all’estero ma c’è stato un tempo nel quale la nautica stava diventando uno sport popolare, quasi come in Francia o nei Paesi nordici. Mio padre, operaio, acquistò una modesta barca a motore e, per molti anni, ci divertimmo un sacco a navigare nei pressi di Venezia. Costi? Nulla.
La sera, tiravamo in secca la barca sulla spiaggia del campeggio e sistemavamo il motore nella baracca del bagnino. Ogni tanto, s’andava per cozze: ancora ricordo le felici serate trascorse a cuocere sulla spiaggia i molluschi su fuochi improvvisati. Si raccoglievano tutte le pentole del campeggio e si faceva notte fonda cantando e bevendo. Oggi, se lo fai, t’arriva una divisione corazzata di Vigili del Fuoco: e se la sabbia dovesse incendiarsi? Ah, già: tanto, non esistono praticamente più le spiagge libere…
Ho veleggiato a lungo con un Dinghy 12 piedi (3,6 metri) insieme ad un caro amico – anch’egli figlio d’operai – finché fu possibile alloggiarlo presso uno stabilimento balneare. Cambiata la gestione, costi astronomici per tenerlo solo in spiaggia. Morale: oggi la barca è in un garage insieme ad una gemella. Forse la venderà.

Per chi non voleva grattacapi di “posti” c’erano i gommoni, ma c’era anche il campeggio nautico. Splendido modo d’andare per mare (costava un po’ la benzina…) per poi fermarsi, la notte, su una spiaggia deserta, montare la tenda, mangiare qualcosa cucinando sui fornelli da campeggio oppure accendendo un fuoco. A volte anche senza la tenda: “e, per tetto, un cielo di stelle”.
Oggi, non basta che le spiagge libere siano ridotte a dei fazzoletti, che se accendi un fuoco quasi t’arrestano, che le vedette delle Capitanerie, della Finanza, dei Carabinieri, della Polizia…ti danno la caccia come se tu fossi un clandestino di Al-Qaeda…no, non basta, perché il campeggio nautico è stato proibito per legge in tutto lo Stivale.

In questo dannato, stramaledetto Paese, tutto ciò che può essere divertente ed a basso costo deve essere eliminato, per concedere ad una pletora di padroni del vapore di far soldi anche sulla sabbia e sul vento. Su
ll’acqua, sul mare, sulla nostra pelle. Perché?
Poiché da molti anni – almeno una ventina – la scelta politica di una ristretta dirigenza è stata d’impoverire il 90% della popolazione per arricchire un 10% di super ricchi: quelli che possono noleggiare i “Luxury Yacht” e godere degli approdi esclusivi.
Raddoppiando le tariffe nei porti, elimineranno man mano tutte le banchine per barche inferiori ai 10 metri e faranno posto ai loro “mostri”, cosicché potremo andare sotto bordo (non avvicinarsi troppo, hanno le guardie armate) con il pattino per osservare Beckam e signora, Briatore e signora, Berlusconi junior e signora….senza dover comprare Novella 2000.

La sperequazione è addirittura certificata nel cosiddetto “Indice Gini” – una modalità per comprendere le differenze di reddito nella popolazione, stilato, curiosamente, da un italiano – dal quale si evince che il 10% della popolazione italiana possiede il 45% della ricchezza nazionale. E l’accumulo sta aumentando [9].
Man mano che l’indice Gini sale, la sperequazione della ricchezza fra le classi sociali aumenta: troviamo così l’Italia a 35, la Polonia a 37, gli Stati Uniti a 38, il Portogallo a 42, la Turchia a 43 ed il Messico (il massimo) a 47. Ma troviamo anche La Francia a 28 e la Germania a 30 (qui, bisogna tener conto della riunificazione), la Danimarca e la Svezia a 23. Questo, ci fa capire dove sta andando l’Italia: direzione Messico.
Francia e Danimarca? Faccia inversione ad U, sono dall’altra parte.

Chi si chiama fuori, fra le attuali forze politiche, da questo gioco al massacro?
Che Berlusconi sia il capoccia della nidiata non ci piove: tutto il suo legiferare è sempre stato a favore di quel 10% a danno degli altri, da ultimo la Finanziaria che stanno scrivendo, nella quale non c’è un solo provvedimento che “tagli le unghie” all’oligarchia finanziaria, industriale ed ai grand commis di regime. Ma torniamo alla nautica.
Massimo D’Alema, quando era un semplice deputato (il PCI chiedeva ai parlamentari di destinare al partito una parte degli emolumenti), si permetteva una barca a vela di 7-8 metri, con la quale si diceva “felice” di navigare con la famiglia nello Ionio e nell’Egeo. E, non abbiamo dubbi a crederlo.
Dopo esser diventato Presidente del Consiglio – e tutti sappiamo quante “buone azioni” abbia condotto sotto la sua presidenza, a Belgrado ancora ringraziano – saltò fuori l’Ikarus II, pagato (a suo dire, ma senza la strumentazione) 430.000 euro con un leasing presso la Banca Popolare Italiana che fu di Fiorani. La gemella, venduta ad un imprenditore, costò invece stranamente più di un milione (anch’essa senza strumentazione). Miracolo.
Lasciamo perdere i fiumi d’inchiostro scritti sul reale valore della barca e le molte foglie di fico calate per tacitare altrettanti dubbi – i misteriosi soci, la casetta in campagna (a metà con il fratello) venduta per acquistarla, il prezzo dimezzato dal cantiere per avere un “ritorno” pubblicitario, ecc [10] – su una vicenda che, ad onor del vero, non ha mai convinto.

Veniamo, invece, al D’Alema politico e navigatore per passione: cos’ha fatto, Massimo D’Alema in tanti anni, per la nautica italiana?
C’è stato forse qualche suo intervento per l’annosa questione dei porti, oppure per rilanciare la nautica da diporto in modo diffuso? Per tutte le tasche?
No, Massimo D’Alema ha sempre considerato la nautica un suo hobby e basta: nel modo sprezzante che ben conosciamo, si è sempre ben guardato dal mescolarsi con i “peones” dei piccoli sloop e dei gommoni. E, cosa peggiore, non ha mai fatto nulla per migliorare la situazione: non dimentichiamo che, legati al settore nautico, ci sono migliaia di lavoratori dipendenti.
Lo crediamo bene che – quando, nell’Estate che sta correndo al culmine, lo vedremo ormeggiato magari proprio a Salina, forse accanto al nuovissimo yacht di Piersilvio Berlusconi [11] – ci verrà un moto di repulsione nell’animo: non per la sua passione per la vela (condivisibile), bensì per aver usato tutta la sua carriera politica per meri scopi personali, senza mai cercare di risolvere un solo problema per tutti i naviganti da diporto. I quali, oggi, o vendono o migrano all’estero.

Ecco, allora, il senso del titolo di questo articolo: un vecchio film che consiglio caldamente di vedere, con un giovane Sean Connery nella parte di un rivoltoso, in qualche modo simile all’odierno Avatar.
Una società vecchia e rinsecchita, chiusa come una casta che dissangua chi lavora, protetta dalle guardie armate e sprezzante con i fuori casta. Stranamente somigliante all’oggi, come lo furono profetici i film di Kubrik.
Il disprezzo che s’avverte quando i flic aprono le transenne per far passare una persona che ha gli stessi miei diritti – e per me le chiudono – oppure stare ad ascoltare le assurde giustificazioni di D’Alema – coda di paglia? – quando non ha mai fatto nulla per i milioni di diportisti italiani.

Ecco la casta d’eletti di Zardoz, eccola farsi avanti senza pudore. In quel caso, fu Sean Connery il liberatore: già, ma era solo un film.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2010/07/zardoz.html
5.07.2010

[1] “Ferro da stiro” è l’epiteto, un po’ velenoso ed un po’ di sufficienza, che i velisti affibbiano alle medie imbarcazioni con motori entrobordo.
[2] Vedi: http://www.forzatre.it/LadyLola.htm
[3] Vedi: http://www.forzatre.it/Noleggio-barche/crewedyachts.asp
[4] Vedi: http://www.forzatre.it/home.asp
[5] http://www.charterworld.com/
[6] Vedi: http://www.charterworld.com/news/the-international-seakeepers-society-welcomes-dean-c-klevan-as-president-and-ceo
[7] Vedi: http://barconauti.blogspot.com/
[8] Vedi: http://viaggi.repubblica.it/notiziario-articolo/appuntamenti/porti-turistici-tariffe-alle-stelle-yacht-favoriti/221451
[9] Vedi: http://www.repubblica.it/economia/2010/07/05/news/inchiesta_redditi-5392064/?ref=HREC1-2
[10] Vedi: http://www.gennarodestefano.it/art0188.asp
[11] Vedi: http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_27/pier-silvio-berlusconi-yacht_d829cb86-6966-11df-a901-00144f02aabe.shtml

Articolo liberamente riproducibile nella sua interezza, ovvia la citazione della fonte

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    Non so perché, ma la nausea m’assale

    Inspiegabile, davvero. Parlane con il tuo medico di base. Io invece quando vedo i megayacht penso a quanto sono fortunato, visto che a loro non è concesso appenderli al soffitto del garage come faccio io con la mia deriva (320). Io la macchina sotto a quei bestioni non ce la metterei proprio. Non si sa mai….

  • Ricky

    Bravo Carlo hai fotografato molto bene la situazione del (fu) Bel Paese, un Paese dove TUTTO é vietato e l’ozio a poco prezzo é ormai impossibile. Tutto questo ha come effetto secondario, ma ben compreso da chi sta disegnando la nostra societá, di castrare la creativitá e l’immaginazione.
    Quindi non stupiamoci se ritroviamo centinaia di migliaia di ragazzi italiani qui in Spagna (dove vivo) con il mito di Barcelona, Madrid, Siviglia o nelle nuove mete della gioventú europea come Berlino e Praga.
    Abbiamo bisogno di piú articoli come questo, invece di menarcela sempre con la finanza e l’economia.

  • amensa

    bravo Bertani. confessalo . Hai preso lo spunto da un mio intervento recente, in cui indicavo come amorale una aliquota marginale irpef del 44%.
    e indicavo come io risolverei il problemna del debito pubblico.
    di “ricchi” purtroppo ce nesono tanti, troppi, e tanto per non smentirsi approfittano di tutti quei servizi che noi, poveri cristi, paghiamo.
    Strade, polizia, Giustizia, ecc… ecco, tanto per chiarire le idee a quei coglioni, che credono che voglia prendermela col loro bilocale, o l’utilitaria.
    Non hanno capito una sega, e continuano a pensare di esser loro i “capitalisti” col loro mutuo trentennale.
    Quando si sveglieranno dal pantano mentale in cui sono stati immersi, forse capiranno che la possibilità di “redistribuire” la ricchezza ( e ce n’è tanta) non voleva dire prendersela con i loro spiccioli.

  • Truman

    Ogni tanto mi torna in mente quando per lavoro ero alloggiato in uno dei migliori alberghi del sud est asiatico. Era un resort, uno di quei centri studiati per le vacanze che fornivano ogni comfort ai turisti. Avevo tre telefoni in camera, uno al letto, uno alla scrivania ed uno in bagno. Il letto era un enorme baldacchino fatto in bambù del diametro di 15 cm. Il balcone dava su un bosco di palme, che era anche campo da golf. Come confronto, a volte citavo lo Sheraton Mirage, che comunque restava un gradino sotto.
    Pur essendo affacciato sull’oceano indiano, l’albergo aveva tre piscine, tutte rigorosamente rivestite di finte rocce.
    La sera dopo cena (in uno dei tanti ristoranti dell’albergo, oppure fuori) facevamo la passeggiata sull’oceano indiano, respiravamo aria di mare, a volte valutavamo se prendere un affitto uno di quei scooter di mare. Ci sentivamo dei signori. Finchè un giorno al molo dell’albergo arrivò una barca (barca?) a tre o quattro piani, probabilmente proprietà di qualche sultano del Brunei. Dava la sensazione di un lusso sfrenato che ci fece sentire improvvisamente dei pezzenti. Si, capisco qualcosa.

  • lucamartinelli

    circa 300 anni fa assistetti a uno dei primi spettacoli girovaghi per l’Italia di Beppe Grillo. Tra una risata e l’altra Beppone spiegava al pubblico la nuova tecnica di arricchimento degli illuminati: una piuma a testa (1000 lire, diceva allora). E continuava dicendo che noi eravamo milioni, loro in 10 e quindi si arricchivano spennandoci in modo assolutamente indolore, anzi ci facevano pure felici. Ho scritto scherzosamente 300 anni perche’ veramente mi sembra passato un secolo, un secolo di noia mortale, perche’ non è cambiato nulla. Niente di nuovo è stato brevettato dopo l’invenzione dello spennamento di massa. Ma qui viene il bello: come non ho mai voluto la morte di Wanna Marchi cosi’ non voglio quella dei padroni. Voglio la morte (si fa per dire) dei milioni che cadono nella trappola. Noi siamo i primi responsabili, esattamente come i pirla che si facevano fregare dalla maga. Ritiriamo i nostri risparmi dalle banche e vedremo che il teatrino fara’ flop. E il buon Bertani ritornera’ a vedere le piccole derive agli ormeggi. Saluti. P.S. Perdonate la mia fissazione sui risparmi ma finche’ qualcuno non mi convincera’ della sua inutilita’ continuero’ a crederci.

  • amensa

    non è inutile, ma è masochistico.
    non capisci che il primo a pagare cara la conseguenza saresti tu in primis. chi ha veramente i soldi li ha distribuiti bene, per cui manco ssi accorgerebbe, mentre a pagare sarebbero quelli come te.

  • airperri

    Articolo stupendo, grandissimo Bertani!
    Hai fatto la fotografia dell’Italia, nuda e cruda.
    Non hai mancato di citare nel tuo articolo che l’industria cantieristica italiana da lavoro a moltissime persone, dai cantieri, ai designer, fino al semplice
    ( si fa per dire ) marinaio o cuoco di bordo.
    Se non sbaglio siamo tra i primi al mondo nella produzione di mega yacht, sia a motore che a vela ( la Perini navi oltre che dal Berlusca e’
    ‘apprezzata ‘anche da Casini che ha scelto per una piu’ ieratica Malta come bandiera ).
    Che amarezza tassare anche le cose piu’ genuine e semplici, ‘divertenti e a basso costo’ come le chiami tu.. Gia’, pazzesco..
    Non ho idea di quale sia la cura per questa aridita’ di spirito di cui ci vogliono impregnare questi bastardi, ma e’ vero che basterebbe poco per stare in pace come un fuoco acceso su una spiaggia raggiunta con una imbarcazione senza troppe pretese.
    Una volta andai a fare surf con 2 amici a Foce Verde, in provincia di Latina. Sulla spiaggia c’e’ il castello di Torre Astura. Entrammo di notte scavalcando un piccolo cancello e passammo la sera arrostendo salsicce in spiaggia. Il giorno dopo verso le 10 arrivo’ una camionetta di militari e ci dissero che era un poligono di tiro della marina militare e per poco non ci arrestarono! Per fortuna un maresciallo impietosito che aveva un nipote anche lui amante degli sport acquatici ci lascio’ andare!!
    Mi chiedo sempre come mai i militari hanno spesso i posti piu’ belli per le loro dannate esercitazioni!
    Saluti

  • prischia

    … e non hai visto Courmayeur!

  • astabada

    Il fucile e` il bene! Lo sperma e` il male!

    Bertani ma che cazzo di film guardi(amo)?

    Sul fatto che le cose cosi` non vadano siamo tutti d’accordo. Il punto e` che non abbiamo ancora deciso che cosa fare, caro Carlo…

    Ripigliati!

    astabada

  • Matt-e-Tatty

    Non mi è ancora ben chiaro il sistema bancario, credo di aver capito a grandi linee… ma per ora credo abbia ragione lei.
    Tempo fà mi son preso del troll da un villanzone (uomo piuttosto stupido e inutile a dire il vero… un giocondo con poche domande che mi ha anche mandato a cagare per il semplice fatto che qualche domanda ho osato porla a uno che sembrava aver capito tutto così bene…), per aver espresso qualche dubbio sulla proposta di ritirare tutti i risparmi dalle banche come soluzione dei problemi.
    In un paese in cui quasi tutte le piccole e medie imprese sono indebitate e spesso con beni immobili a garanzia, quasi tutti i privati e le famiglie hanno debiti, chi per la casa, chi per la macchina, chi per la TV al plasma (e ribadisco, i debiti maggiori sono con immobili a garanzia), mi chiedo che danno sarebbe per le banche se quei pochi che qualcosa da parte hanno ritirassero i loro spiccioli.
    Anche se le banche chiudessero per mancanza di liquidi, chi ci rimetterebbe? Quelli arrivati lunghi alla corsa allo sportello forse? gli artigiani a cui chiederebbero il rientro immediato o la cessione delle garanzie?
    La questione è complessa e il problema tanto grave da richiedere soluzioni più argute del semplice ritiro degli spiccioli secondo mè, per lo meno come soluzione andrebbe ponderata con uno studio meno semplicistico.
    Intanto ai greci stanno vendendo le isole (gli acquirenti saranno di sicuro i proprietari dei ferri da stiro di cui parla Berani), e nel nostro paese verranno presto venduti i beni demaniali. Tristi prospettive si intrevvedono all’orizzonte.
    Saluti.

  • costantino

    confermo.
    l’anno pssato ho avuto modo di fare una gita su un motoscafo.
    per 2 ore ancorati vicini al porticciolo di una località della costiera amalfitana costo 30€

  • IVANOE

    Ma in Italia è sempre stato così.
    Volevo ricordare a Bertani quando negli anni60 vi fu il boom economico ( e ancora oggi quando ne parlano i giornalai di carta stampata e tv – senza offendere la categoria dei giornalai ) sembra che sia stata l’epoca dell’eldorado per tutti gli italiani… ma sappiamo bene che non fu così.
    Io figlio di vero operaio o meglio bracciante agricolo, assieme ai miei quattro fratelli tutta stà babilonia mica l’abbiamo conosciuta… questo per dire a bertani che la fame c’è sempre stata ed io sono contro la fame e sono uno di quelli che dice che se uno si mangia da solo una pagnotta ed altri non mangiano niente, la pagnotta va divisa con gli altri.
    Bertani non ci dice nulla di nuovo…siamo governati da malavitosi e il 90% della classe dirigente di questo paese sono delinquenti o meglio sono potenziali delinquenti. E quindi di cosa vogliamo parlare ?
    La chicago degli anni 30 in italia c’è da sempre, finita con il fascismo e continuata dopo con la fine della seconda guerra mondiale.
    Bertani deve ricordare e io me lo ricordo benissimo ( tuti i concorsi fatti per entrare a lavorare nel pubblico ) quando tra gli anni 80 e metà degli anni 90 i cosidetti impiegati pubblici erano una casta e avevano un mare di privilegi e si potevano permettere anche se piccola la barchetta e un mese di ferie al mare e tutti gli altri lavoratori privati a casa oppure in qualche bettola o da parenti in estate, proprio perchè con le loro tasse pagavano la barca ai signori impiegati statali.
    Certo che oggi la situazione è peggiorata e adesso piangono pure loro ( almeno capiscono loro ed i loro figli cosa vuol dire rimanere a casa d’estate o peggio a lavorare per mantenersi agli studi ) ma Bertani a chi si vuole rivolgere con il suo articolo ? A tutti ? E nò non può farlo perchè adesso sarebbe troppo comodo divididere l’italia in due tra i ircchi e i poveri che sono oggi la maggior parte della popolazione. La divisione deve colpire anche i poveri e dividere quelli che per anni hanno fatto i lecchini i servi i collaborazionisti di questa classe dirigente potenzialmente malavitosa per avere anche loro gli stessi priviegi e poi quando la coperta si è fatta corta sono stati buttati fuori dai loro padroni !!!
    Bertani si riferiva a Robin Wood io invece andrei a scovare qualche film western che racconta che gli indiani erano migliori dei visi pallidi.

  • amensa

    se ti può interessare su “luogo comune” ho scritto un blog dal titolo “banche, derivati e porcherie simili”, sono 14 post piuttosto lunghi ma che , se hai voglia, dovrebbero darti una buona infarinatura.
    ciao

    ps. li sta pubblicando anche “bloggo blogghino” un post a settimana circa.

  • lucamartinelli

    forse, amico, non sono riuscito a spiegarmi. Non mi interessa di pagare un prezzo, pagherei QUALSIASI prezzo pur di vedere questo sistema saltare per aria. Per quanto riguarda il resto della discussione non hai negato che la massa è quella che alimenta il sistema con i risparmi. Ed è sempre la massa ad arricchire con una piuma a testa il padrone. Se non cambiamo l’ordine delle idee non ne verremo a una. E’ stato il lavoro di migliaia di operai ad arricchire la banda Agnelli e non gli Agnelli che hanno sfamato gli operai. Senza operai la Fiat non sarebbe esistita, mentre gli operai avrebbero lavorato anche senza la Fiat. Per esempio per lo stato, magari democratico. Tornando a noi, il sistema stara’ in piedi fino a quando il numero di chi deposita superera’ quello di chi ritira. Se il sogno dovesse realizzarsi non esisterebbe nessun problema tipo quelli sollevati dall’amico Matt. Della Luna è un sostenitore della sovranita’ monetaria. Penso che almeno su questo siamo d’accordo. Termino spiegandoti che i quattro risparmi che ho ritirato li ho convertiti in monete d’oro, I padroni che hanno distribuito bene il denaro hanno distribuito carta straccia.

  • lucamartinelli

    si, caro Matt, ci rimetterebbero quelli arrivati lunghi allo sportello, perche’ non c’è il denaro per tutti. E se le banche saltano per aria, TUTTE, i problemi che poni non esisterebbero. Ovvio che non voglio banalizzare il problema. se bene che occorre una strategia per il nuovo sistema. Ma non è questa le sede per discuterne. Qui sto solo dicendo che mi piacerebbe un cambiamento radicale. Tieni conto solo del fatto che quello che il sottoscritto sostiene (e non solo io, per fortuna) prevede che esistano le banche di stato. Ecco risolte le questioni che tu poni. saluti

  • Matt-e-Tatty

    Ritengo la mossa dei beni di rifugio ottima cosa, dell’oro so comunque poco a parte il fatto che non ho capito quanto ci si rimette esattamente acquistndone in monete e lingotti visto che certi oggetti vengono venduti a cifre superiori al valore in peso e acquistate da qualcuno a prezzo di peso (i loschissimi negozini che acquistano “oro usato” spuntati in tutte le città da qualche anno a questa parte, e che di sicuro, hanno acquisito anche il mio da chi si è introdotto in casa mia l’anno scorso).
    Occhio con gli immobili: dall’inizio del 900 hanno sempre aumentato il loro valore, questo in modo ciclico e regolare. Nel nuovo millennio i prezzi sono saliti gonfiandosi a dismisura e il mercato è praticamente fermo dal 2007.
    Ciò nonostante i prezzi sono scesi di poco… il mercato è ancora fermo, crisi o non crisi le persone giovani non sono in grado di acquistare la casa senza indebitarsi per tutta la vita.
    Parallelamente gli immobili all’asta non vengono venduti, le aste vanno spesso deserte con basi inferiori al valore di mercato dichiarato del 30-40%…
    Il valore di un bene da sempre lo fà l’offerta, (come perito ho grandi diffocoltà in questo periodo a fare stime “probabili”), secondo mè presto succederà qualcosa nel mercato immobiliare perchè lo squilibrio è troppo marcato.
    Personalmente mi auguro che i valori scendano fino a cifre arrivabili per i più, il chè è tutto un dire visto come stanno andando le cose per i lavoratori dipendenti ma in generale per quasi tutti… d’altra parte chi ha speso 170-180000€ indebitandosi 30 anni dal 2004/2005 se vendesse casa oggi difficilmente rientrerebbe dei denari spesi… rientrerebbero al massimo le banche dopo aver munto il rateo per oltre un lustro… probabilmente gli unici che in un modo o nell’altro non ci rimettono mai.
    Banche statali: Per come la vedo io non solo le banche dovrebbero esserlo.
    Deve essere statale quasi tutto in un paese civile, dalle grosse industrie ai servizi indispensabili, non deve esistere per il singolo privato la possibilità di essere plurimilionario, non deve esistere la possibilità per un’industria con n operai di chiudere e riapreire in India come niente fosse, come non devono esistere i mega barconi di cui parla Bertani… Non è una questione ne ideologica, ne di invidia per il paperon de paperoni di turno, è semplicemente questione di giustizia e di equilibrio.
    Il benessere eccessivo per il singolo crea situazione di povertà per molti.
    Se trova una soluzione per risolvere il problema sarò ben lieto di ascoltarla e dare un contributo… a viene in mente solo una rivoluzione.

  • Matt-e-Tatty

    Andrò a leggere in queste sere, grazie.

  • wiki

    Bell’articolo !!!!

    Tornato a casa, m’annoio ad osservare il solito teatrino della politica italiana, con Gianfranco Fini che recita nella parte del Robin Hodd de noantri senza mai, ovviamente, assalire le mura di Nottingham. Poi c’è Letta II il Giovane che blatera l’ennesimo epitaffio per un governo a suo dire morente: sarà uno scherzo per lo zio? Tanto per ingannare il tempo nella calura estiva?

    Ha Ha Ha Ha…

  • redme

    …potremmo organizzare una occupazione delle barche………così….fra un’orzata e una cazzata…….

  • Matt-e-Tatty

    Mi ascolti bene uomo idrocefalo:
    Non ho chiesto il suo parere e mi ha già dimostrato la sua cultura e la sua disponibilità in altra occasione.
    Leggo articoli e link nel tentativo di trovar soluzione ma non prendo mai per oro colato nulla, non giudico una suluzione giusta o sbagliata a priori, prima ne devo capirne il meccanismo e le conseguenze dell’una e dell’altra azione, inoltre, tutte le informazioni le leggo e valuto nel poco tempo che posso sottrarre a lavoro e famiglia.
    In ogni caso non ritengo di dover ragionare su nulla con lei che per altro è già ben sicuro di tutto (come tutti gli uomini stupidi).
    Per sfortuna mia e dei miei figli, di imbecilli come lei ne è pieno il paese, non si spiegherebbe altrimenti il successo dei papponi puttanieri delinquenti mafiosi che ne tengono le redini.
    Si butti nel canale, vada a farsi dar nel culo… faccia ciò che vuole ma la smetta di rompermi i coglioni. Idiota.

  • costantino

    concordo.

  • brunotto588

    Ma vah …. e con la rivoluzione invece, nessuno ci rimetterebbe, nessuno si farebbe un graffio, e saremmo tutti subito ribaltati nell’ Eden, vero ??? Ma va là, piantala che è ora !!!!!!!!

  • Matt-e-Tatty

    Mi ascolti bene fessacchiotto che non è altro:
    Lei sa tutto e ha già capito tutto, non capisco che và cercando da mè.
    Gli idrocefali che sanno tutto come lei andrebbero sterilizzati, se non altro in futuro ci sarebbe più gente con qualche dubbio, e magari meno parassiti puttanieri e mafiosi alle camere.
    In ogni caso, nonostante tutti i dubbi una certezza ce l’ho: lei è un deficente, veda di andare a farsi dar nel culo, si vada a dar fuoco, o dove le pare ma la smetta di rompere il cazzo.
    Peccato esser dietro una tastiera… la pianterei volentieri… con la testa per terra come un carciofo… non è rivoluzione ma sicuramete uno scemo di meno.
    Idiota.

  • brunotto588

    Chapeau pour le chic et le charme …!

  • brunotto588

    Ieri mi ha telefonato l’impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto.

    Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata.

    Ammutolisce.
    Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere.

    Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto.
    Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata.

    Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio.
    E mi sale il groppo alla gola.

    Le dico che abitavo proprio lì.
    Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio.

    Le racconto del centro militarizzato.
    Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio.
    Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati.
    Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire.
    Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere.
    Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo.
    Le racconto che pagheremo l’ i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla.

    Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta.
    Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile.
    Che lo Stato non versa ai cittadini senza casa ,che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto.
    Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.
    Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un’appartamento in via Giulia, a Roma.

    La sento respirare pesantemente.
    Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso.
    Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz’anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar.
    Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri.
    Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo.

    Le racconto di una città che muore.