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YEMEN: LA GUERRA DEL PENTAGONO NELLA PENISOLA ARABA

DI RICK ROZOFF
rickrozoff.wordpress.com

Nota del traduttore: Questo articolo è stato scritto dieci giorni prima che il fallito attentato di Umar Farouk Abdulmutallab contro il volo Delta 253 americano fornisse agli USA un felice pretesto per intervenire nella guerra civile in corso nello Yemen. L’autore aveva già capito quali fossero gli obiettivi e gli interessi in campo e li aveva illustrati con una certa accuratezza. Ci ha poi pensato la solita Al Qaeda, con il consueto petardo fatto esplodere in una locazione a caso, a creare la giustificazione per l’intervento. Al Qaeda è preziosa per la politica estera degli Stati Uniti: consente di giustificare qualsiasi invasione o aggressione, comparendo sempre nel luogo opportuno – quello in cui gli USA desiderano intervenire – al momento opportuno. Se non ci fosse bisognerebbe inventarla. E naturalmente è per questo che gli Stati Uniti l’hanno inventata. Qui sotto ho sottotitolato l’intervista rilasciata da Webster Tarpley a Russia Today, in cui vengono forniti alcuni retroscena del finto attentato (ringrazio Huey Freeman e ComeDonChisciotte che mi hanno segnalato il video). Il 14 dicembre la BBC News ha riferito che 70 civili erano rimasti uccisi nel corso di un bombardamento aereo effettuato sul mercato del villaggio di Bani Maan, nel nord dello Yemen.
Le forze armate nazionali si sono assunte la responsabilità dell’attacco, ma un sito web dei ribelli Houthi, contro i quali l’attacco era presumibilmente diretto, ha affermato che “aerei sauditi hanno compiuto un massacro contro gli innocenti abitanti di Bani Maan”. [1]

Il regime saudita si è inserito, ai primi di novembre, nel conflitto armato tra i suddetti Houthi e il governo dello Yemen, a sostegno di quest’ultimo, e da allora è accusato di aver condotto attacchi all’interno dello Yemen con carri armati e aerei da guerra. Anche prima di quest’ultimo bombardamento, moltissimi yemeniti erano già stati uccisi e altre migliaia erano stati costretti alla fuga dai combattimenti. L’Arabia Saudita è anche accusata di aver utilizzato bombe al fosforo.
Inoltre, il gruppo ribelle noto come Giovani Credenti, con base nella comunità musulmana sciita dello Yemen che comprende il 30% dei 23 milioni di abitanti del paese, ha dichiarato il 14 dicembre che “jet da combattimento americani hanno attaccato la provincia di Sa’ada nello Yemen” e che “jet statunitensi hanno compiuto 28 attacchi contro la provincia nordoccidentale di Sa’ada”. [2] L’edizione del britannico Daily Telegraph uscita il giorno precedente riferiva di colloqui con funzionari militari statunitensi, affermando: “Nel timore che lo Yemen non riesca a fronteggiare la situazione, l’America ha inviato un piccolo numero di gruppi di forze speciali per addestrare l’esercito yemenita contro questa minaccia”.
Veniva citato un anonimo funzionario del Pentagono, il quale avrebbe affermato: “Lo Yemen sta diventando una base di riserva di Al Qaeda per le sue attività in Pakistan e Afghanistan”. [3]

L’evocazione del babau di Al Qaeda è comunque uno specchietto per le allodole. I ribelli del nord dello Yemen, infatti, sono sciiti e non sunniti, tantomeno sunniti wahabiti della varietà saudita, e pertanto non solo non possono essere ricollegati a nessun gruppo definibile come Al Qaeda, ma ne costituirebbero eventualmente un probabile bersaglio.
In ossequio ai progetti statunitensi sulla regione, la stampa americana e britannica ha di recente iniziato a parlare dello Yemen come della “patria ancestrale” di Osama Bin Laden. Certo, Bin Laden viene da una ben nota famiglia di miliardari dell’Arabia Saudita, ma poiché suo padre era nato più di un secolo fa in quella che è oggi la Repubblica dello Yemen, i media occidentali hanno iniziato a sfruttare questo irrilevante accidente storico per suggerire che Osama Bin Laden avrebbe un ruolo attivo all’interno della nazione e per creare un sottile legame tra le guerre in Afghanistan e Pakistan e l’intervento americano e saudita nella guerra civile dello Yemen.

Nel 2002 il Pentagono aveva inviato circa 100 soldati – secondo alcune fonti, forze speciali dei Berretti Verdi – nello Yemen, allo scopo di addestrare le forze militari del paese. In quell’occasione, verificatasi due anni dopo l’attacco suicida – attribuito ad Al Qaeda – contro la nave USS Cole di stanza nel porto di Aden, nello Yemen meridionale, e accompagnata da attacchi missilistici contro leader della stessa organizzazione, Washington giustificò le proprie azioni come ritorsione contro quell’incidente e contro gli attacchi a New York e Washington dell’anno precedente.

Il contesto attuale è assai diverso e una guerra antirivoluzionaria nello Yemen, sostenuta dagli USA, non avrebbe nulla a che fare con le presunte minacce di Al Qaeda, ma sarebbe parte integrante di una strategia per estendere la guerra afgana in cerchi concentrici sempre più vasti che comprendano l’Asia meridionale e centrale, il Caucaso e il Golfo Persico, il Sud-Est Asiatico e il Golfo di Aden, il Corno d’Africa e la Penisola Araba. La tanto attesa dipartita del presidente George W. Bush avrà anche portato la fine della guerra al terrorismo ufficiale, ora definita “operazioni del contingente oltremare”, ma nulla è cambiato, a parte il nome.
Il 13 dicembre il Gen. David Petraeus, ufficiale supremo del Comando Centrale del Pentagono, a capo delle operazioni belliche in Afghanistan, Iraq e Pakistan, ha dichiarato alla TV Al –Arabiya che “gli Stati Uniti sostengono la sicurezza interna dello Yemen nell’ambito della cooperazione militare fornita dall’America ai suoi alleati nella regione” e ha sottolineato che “le navi americane che navigano nelle acque territoriali dello Yemen, [sono lì] non solo per svolgere funzioni di controllo, ma per impedire i rifornimenti di armi ai ribelli Houthi”. [4] Ricordiamocelo la prossima volta che la panzana di Al Qaeda/Bin Laden verrà usata per giustificare l’estensione del coinvolgimento militare americano nella Penisola Araba.
Lo Yemen Post del 13 dicembre riferiva che l’ufficio centrale dei ribelli Houthi aveva “accusato gli Stati Uniti di partecipare alla guerra contro gli Houthi” e aveva rilasciato fotografie di aerei militari americani “impegnati in operazioni di bombardamento contro la provincia di Sa’ada, nel nord dello Yemen”. La fonte stimava che vi fossero stati almeno venti raid americani coordinati attraverso la sorveglianza satellitare. [5]

La stampa occidentale sta partendo di nuovo alla carica nel collegare gli Houthi, il cui background religioso di sciismo zaidita è molto diverso da quello iraniano, con le sinistre macchinazioni attribuite a Teheran. Nemmeno i funzionari del governo americano sono riusciti finora a raccogliere alcuna prova che l’Iran stia appoggiando, o addirittura armando, i ribelli dello Yemen. Questo cambierà se la sceneggiatura andrà avanti secondo i canoni consueti, come indicato dal commento di Petraeus riportato più sopra, e se Washington farà conveniente eco ai proclami del governo yemenita, secondo il quale l’Iran starebbe rifornendo di armi i suoi confratelli sciiti dello Yemen, così com’è accusato di fare in Libano.

Lo Yemen diventerà il campo di battaglia di una guerra per interposta persona tra Stati Uniti e Arabia Saudita da una parte – le cui relazioni politiche sono tra le più forti e durevoli dell’epoca successiva alla II Guerra Mondiale – e l’Iran dall’altra.
In un editoriale di cinque giorni fa, il Tehran Times accusava tutti i soggetti in conflitto nello Yemen – il governo, i ribelli e l’Arabia Saudita – di avventatezza e lanciava un avvertimento: “La storia ci fornisce un buon esempio. L’Arabia Saudita ha finanziato i gruppi estremisti in Afghanistan e ancora oggi, due decenni dopo il ritiro dell’armata sovietica dal paese, le fiamme della guerra in Afghanistan stanno devastando gli alleati dell’Arabia Saudita. Uno scenario simile sta ora emergendo nello Yemen”. [6] Il paragone tra lo Yemen e l’Afghanistan si riferiva soprattutto a Riyadh, nel secondo caso alleata di ferro degli Stati Uniti, e al suo tentativo di esportare il wahabismo di matrice saudita per espandere la propria influenza politica.
L’Arabia Saudita sta cercando di promuovere una propria versione dell’estremismo nello Yemen, come ha già fatto in Afghanistan e Pakistan e come sta attualmente facendo in Iraq. Senza che né gli Stati Uniti né i loro alleati occidentali esprimano la minima obiezione, i sauditi e le monarchie loro alleate del Golfo Persico si troveranno al centro, nei prossimi cinque anni, di un commercio di armamenti, stimato per un valore di circa 100 miliardi di dollari, dai paesi occidentali verso il Medio Oriente. “Il fulcro di questo commercio di armamenti sarà senza dubbio il pacchetto di sistemi militari da 20 miliardi di dollari che gli Stati Uniti hanno offerto nei prossimi 10 anni ai sei stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman, Qatar e Bahrain”. [7] L’Arabia Saudita dispone anche di aerei da guerra francesi e britannici di ultima generazione, nonché di sistemi di difesa antimissile forniti dagli americani.

L’avvertimento sulle “fiamme della guerra” in Afghanistan, contenuto nel commento iraniano citato più sopra, è stato confermato alla lettera nella Valutazione Iniziale del Comando del 30 agosto 2009, rilasciata dal Generale Stanley McChrystal, comandante in capo delle forze americane e NATO in Afghanistan e pubblicato dal Washington Post il 21 settembre con le correzioni richieste dal Pentagono. Questo documento di 66 pagine è servito da punto di riferimento per l’annuncio fatto il 1° dicembre dal presidente Barack Obama, con cui si destinavano all’Afghanistan altri 33.000 soldati americani. Nel suo rapporto McChrystal affermava: “I gruppi ribelli più rilevanti in relazione al rischio che rappresentano per la missione sono: i talebani Quetta Shura (05T), la rete di Haqqani (HQN) e lo Hezb-e Islami Gulbuddin (HiG).”
Gli ultimi due prendono il nome dai loro fondatori e attuali leader, Jalaluddin Haqqanni and Gulbuddin Hekmatyar, i mujaheddin coccolati dalla CIA americana negli anni ’80, quando il direttore dell’Agenzia (dal 1986 al 1989) era Robert Gates, oggi Segretario della Difesa USA, incaricato di proseguire la guerra in Afghanistan. E nello Yemen.

Nel suo libro del 1996, “From the Shadows”, Gates si vantava del fatto che “la CIA ha ottenuto importanti successi nelle covert actions. Forse la più efficace di tutte è stata quella in Afghanistan, dove la CIA, attraverso i suoi funzionari, ha destinato miliardi di dollari ai rifornimenti di materiale e di armi per i mujaheddin…”.  [8] Nel 2008, il New York Times rendeva noti i seguenti dettagli:
“Negli anni ’80, Jalaluddin Haqqani venne coltivato come un patrimonio “unilaterale” della CIA e ricevette decine di migliaia di dollari in contanti per il suo impegno nella lotta contro l’Esercito Sovietico in Afghanistan, stando a quanto riportato in “The Bin Ladens”, un recente libro di Steve Coll. A quel tempo, Haqqani aveva aiutato e protetto Osama Bin Laden, che stava mettendo insieme una propria milizia per combattere le forze sovietiche, scrive Coll. [9] Coll è anche autore del volume Ghost Wars: The Secret History of the CIA, Afghanistan, and Bin Laden, from the Soviet Invasion to September 10, 2001.
Hekmatyar, collega di Haqqani, “ricevette milioni di dollari dalla CIA, attraverso l’ISI [il Servizio d’Intelligence Pakistano]. Hezb-e-Islami Gulbuddin ricevette alcuni dei più sostanziosi aiuti da parte di Pakistan e Arabia Saudita e lavorò con migliaia di mujaheddin stranieri arrivati in Afghanistan”. [10] Nel maggio scorso il (ferventemente) filo-americano presidente del Pakistan, Asif Ali Zardari, aveva detto alla NBC americana che “i talebani sono parte del nostro e del vostro passato, l’ISI e la CIA li hanno creati insieme. (I talebani) sono un mostro creato da tutti noi…” [11]

L’11 settembre 2001 c’erano solo tre nazioni del mondo che riconoscevano il governo dei talebani in Afghanistan: Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Subito dopo gli attacchi, il presidente George W. Bush identificò immediatamente sette dei cosiddetti “Stati fiancheggiatori del terrorismo” per potenziali ritorsioni:  Cuba, Iran, Iraq, Libia, Corea del Nord, Sudan e Siria. Già il solo Sudan, che aveva espulso Osama Bin Laden nel 1996, aveva ogni possibile connessione col terrorismo. Dei 19 dirottatori accusati di aver condotto gli attacchi dell’11 settembre, 15 erano dell’Arabia Saudita, 2 degli Emirati Arabi Uniti, uno dell’Egitto e uno del Libano. Pakistan e Arabia Saudita restano alleati politici e militari di grande valore per l’America e gli Emirati Arabi hanno truppe che servono in Afghanistan sotto il comando della NATO.
E’ forse impossibile stabilire il momento esatto in cui un sedicente combattente della guerra santa, appoggiato dagli USA, addestrato per compiere azioni di terrorismo urbano e per abbattere aerei civili, cessa di essere un combattente per la libertà e diventa un terrorista. Ma si può presumere con una certa sicurezza che ciò avviene quando egli non è più utile a Washington. Un terrorista che serve gli interessi americani è un combattente per la libertà; un combattente per la libertà che si rifiuta di farlo, è un terrorista.

Per decenni l’African National Congress di Nelson Mandela e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat sono stati in cima alla lista dei gruppi terroristici compilata dal Dipartimento di Stato. Ma la Guerra Fredda era appena finita che già tanto Mandela quanto Arafat (come pure Gerry Adams del Sinn Fein) venivano invitati alla Casa Bianca. Il primo ricevette il Nobel per la pace nel 1993, il secondo nel 1994.

Se negli anni ’80 un ipotetico militante jihadista fosse partito dall’Arabia Saudita o dall’Egitto per andare in Pakistan a combattere contro il governo dell’Afghanistan e i suoi alleati sovietici, agli occhi degli Stati Uniti egli sarebbe stato un combattente per la libertà. Se invece fosse andato in Libano, sarebbe stato un terrorista. Se fosse arrivato in Bosnia nei primi anni ’90, sarebbe stato ancora un combattente per la libertà, ma se si fosse fatto vedere nella Striscia di Gaza o nella West Bank sarebbe stato un terrorista. Nel nord del Caucaso russo sarebbe rinato come combattente per la libertà, ma se fosse tornato in Afghanistan dopo il 2001 sarebbe stato un terrorista.

A seconda di come tira il vento dal Fondo Nebbioso, insomma, un separatista pakistano del Belucistan o un separatista indiano del Kashmir può diventare combattente per la libertà o terrorista.  
E viceversa: nel 1998 l’inviato speciale degli USA nei Balcani, Robert Gelbard, descrisse l’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA), che combatteva contro il governo jugoslavo, come un’organizzazione terroristica: “So riconoscere un terrorista quando ne vedo uno, e questi uomini sono terroristi”. [12] Ma nel febbraio seguente, il Segretario di Stato americano Madeleine Albright portò cinque uomini del KLA, compreso il suo capo, Hashim Thaci, a Rambouillet, in Francia, per lanciare alla Jugoslavia un ultimatum che sapeva sarebbe stato rifiutato e avrebbe condotto alla guerra. L’anno successivo fu la stessa Albright a scortare Thaci in un tour personale del QG delle Nazioni Unite e del Dipartimento di Stato, invitandolo poi come ospite alla convention per le nomine presidenziali del Partito Democratico, a Los Angeles.

Lo scorso 1° novembre, Thaci, adesso primo ministro di uno pseudo-stato riconosciuto solo da 63 delle 192 nazioni del mondo, ha ospitato l’ex presidente USA Bill Clinton per l’inaugurazione di un monumento eretto in onore dei crimini di quest’ultimo. E della sua vanità.
Washington ha sostenuto i separatisti armati dell’Eritrea dalla metà degli anni ’70 fino al 1991 nella loro guerra contro il governo dell’Etiopia.
Attualmente gli Stati Uniti forniscono armi alla Somalia e al Gibuti per la loro guerra contro l’Eritrea indipendente. Il Pentagono possiede nel Gibuti la più importante delle sue basi militari permanenti, la quale ospita 2.000 soldati e dalla quale viene gestita la sorveglianza tramite aerei spia sulla Somalia. E sullo Yemen.
Per dirla con le parole di Vautrin, il personaggio di Balzac: “Non esistono i principi, ma solo gli eventi; non ci sono leggi, ci sono solo circostanze…”.Gli yemeniti sono gli ultimi ad apprendere la legge della giungla voluta dal Pentagono e dalla Casa Bianca. Insieme a Iran e Afghanistan, che lo specialista di contro-insorgenza Stanley McChrystal ha usato per perfezionare le proprie tecniche, lo Yemen sta per unirsi ai ranghi di tutte quelle nazioni in cui l’esercito degli Stati Uniti è impegnato in varie tipologie di azioni di guerra, ricche di massacri di civili e di altre forme di cosiddetti “danni collaterali”: Colombia, Mali, Pakistan, Filippine, Somalia e Uganda.

Versione originale:

Rick Rozoff
Fonte: http://rickrozoff.wordpress.com
Link: http://rickrozoff.wordpress.com/2009/12/15/yemen-pentagons-war-on-the-arabian-peninsula/
15.12.2009

Versione italiana:

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net/
Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2009-12-31
31.12.2009

Traduzione a cura di GIANLUCA FREDA

1) BBC News, December 14, 2009
2) Press TV, December 14, 2009
3) Daily Telegraph, December 13, 2009
4) Yemen Post, December 13, 2009
5) Ibid.
6) Tehran Times, December 10, 2009
7) United Press International, August 25, 2009
8) BBC News, December 1, 2008
9) New York Times, September 9, 2008
10) Wikipedia
11) Press Trust of India, May 11, 2009
12) BBC News, June 28, 1998

Pubblicato da Davide

  • myone

    Mah.. ce ne sono di cose che non tornano.
    Perche’ l arabia saudita alleata degli usa non solo fa’ la fortuna dell’ industria bellica americana, visto cosa possiede e cosa comperera’, se sono veri gli accordi, ma nello stesso tempo e’ messa nella lista nera terroristica.
    Poi, se sono i sauditi oltre ad altri stati, assieme agli usa, che hanno finanziato e voluto i talebani per dissestare l’ allora potere dove c’erano i mujaedin, che a loro volta sono stati finanziati dagli usa per combattere i russi, chiesti in aiuto per togliere i talebani,
    perche’ fare una volta amici e un’ altra volta nemici a come fa comodo?
    Ma chi conta, queste cose le vede e le sa’, o sono tutti imbecilli?
    Si vede che, la politica cambia conforme cambia un modo di vedere, per arrivare a delgi scopi che di volta in volta sono sempre piu’ astuti…. ma davanti a dei cretini. O sono tutti cretini i capi di stato e i potenti delle nazioni?
    I russi sono aperti al controllo e alla cooperazione sugli armamenti nucleari con gli usa, ma nello stesso momento, piu’ i russi che gli usa, modernizzano, e sono quelli che si sentono piu’ in pericolo.
    Gli usa stanno veramente sconfinando in ogni dove, fanno la loro fortuna vendendo armi e esposrtando guerre, per raccimolare punti strategici di interesse globale, e buttare giu’ mano a mano tutti i poteri culturali e economici, se non allineano alla loro cooperazione.
    Basta vedere che fine fara’ l’ iran se si liberera’ del suo (regime). Il made in usa sara’ garantito, sopratutto politicamente.
    La russia sara’ l’ ultimo scoglio da superare, e avranno gia’ le loro carte in mano, sopratutto se, ci sara’ un papa americano in missione di pace e di concilio mondiale in russia.
    Sappiate che, sara’ la russia a mettere fine a questa storia Usa.

  • Jack-Ben

    Guarda te lo dico in un orecchio… chi veramente e’ il maestro d’orchestra e’ il Pakistan solo che usa tutti come Pinocchi…

    sembra difficile crederlo ma alla fine di questa civilta’ vedremo (speriamo di no) i cingolati cinesi a Gerusalemme e gli Usa e questa farsata con tanto di vittime collaterali innocenti sparire. I kazzari sono solo pinocchi come lo sono i massoni e compagnia cantante…ormai il disegno e alla frutta tutti sti scritti non fanno altro che confermare la schizzofrenia di chi e sotto il controllo Pakistano…ad esempio molti Cabalisti hanno fiutato il vento e stanno cercando di tirare i remi per cambiare direzione ma ormai siamo alla frutta e anche loro sanno che tutti i freni sono consumati…

  • Freeanimals

    Mi si è accesa una lampadina! Per la serie: L’immaginazione è più importante della conoscenza (Einstein). Leggiamo un brano di Gian Antonio Stella, tratto da “Negri, froci, giudei & Co.”, Rizzoli. A pag. 144:

    “L’Indonesia è teatro di un martirio cristiano che non conosce sosta. Dall’Algeria allo Yemen, i pochi cristiani superstiti sono costretti a nascondersi. In Arabia Saudita il semplice possesso di un crocifisso è considerato un atto di blasfemia meritevole della condanna a morte. Nel Sudan, in Somalia e in Nigeria la vita per i cristiani è diventata impossibile. In Pakistan sopravvivono come minoranza braccata e discriminata”.

    Avete notato niente di strano? Gli stati dove le minoranze cristiane subiscono persecuzione coincidono con quelli dichiarati “canaglia” dal governo americano. Al di là del fatto che gli stati musulmani divengano amici o nemici a seconda di come gira il vento della politica guerrafondaia degli USA, posso ipotizzare che il Vaticano si prenda le sue belle soddisfazioni, nel veder bombardare proprio quegli stati che perseguitano i suoi credenti. Non potendo farlo direttamente come nei gloriosi anni delle Crociate, non avendo un proprio esercito e constatando la disaffezione dei suoi fedeli europei, il Vaticano lascia fare agli USA il lavoro sporco. Certo, non lo si può ammettere. Sarebbe semplicemente scandaloso. Ma nello stesso modo in cui le nazioni occidentali si ergono a faro di Civiltà ed esportano la democrazia a suon di bombe, così la Chiesa Cattolica si erge a paladina dell’amore cristiano e lascia che il suo braccio armato secolare (gli eserciti laici) impartisca una giusta punizione. Una bella punizione agli stati arabi persecutori di cristiani. In questo caso, America e Vaticano vanno a braccetto: la prima incamera petrolio e la seconda vendetta. Dan Brown dove sei?

  • myone

    Anche il tuo punto di vista, e’ gisuto e ha valore, come tanti altri, ma e’ sempre una sfacettatura delle cose che si vogliono trovare per troverne una ragione o un tornaconto dell’ inestricabile pensare del “perche'”.
    Pero’, gli usa fanno affari e il vaticano tacendo benedice, ovvero, tace perche’ acconsente. E gli usa, fanno anche l’ interesse dei sionisti, perche’ penalizzano islamici, e nello stesso tempo i cristiani, stanno come gli islamici in occidente…
    Sotto sotto, sia negli usa che nel vaticano che nel sionistmo, vengono racchiuse le radicate ancestrali tendenze della storia di sempre; razza, religione, territorio.

  • myone

    Ah, il pakistan ha la chiave di manovra sopra usa israele e &.
    Se mi spieghi meglio la cosa…… assieme ai cinesi a gerusalemme….

  • Altrove

    Faccio un commeto fugace dato che sono ancora rincoglionito dal capodanno e non ho letto tutto l’articolo. Mi pongo questa domanda campata in aria ma che mi è venuta in mente: se fosse una manovra dell’ impero per screditare obama? direte voi cosa cazzo c’entra! difficile da spiegare in poche parole.
    Dopo ciò che ha detto martedì obama dalle hawaii, comincio a non avere bene le idee chiare su questo personaggio. Mi piacerebbe molto sentire qualche vostra opinione. Chiaramente è una ipotesi senza troppe evidenze partorita dal primo dell’ anno. Se qualcuno mi aiutasse a chiarire questo dubbio ne sarei grato…

  • Jack-Ben

    come sembra molti vedono solo il pinocchio ma i kazzari e le fabbriche di armi Usa sono troppo (ingenue) per portare avanti un piano cosi importante ci vuole una cultura diversa …
    una cultura dove la vita umana purtroppo vale meno che nulla e sebbene gli Usa e i Kazzari non scherzano, loro sono solamente dei Pinocchi credendo di essere la mente in poche parole hanno in pancia chi li dirige … e a quanto sembra non scherzano quelli alla closh di comando… comunque siamo alla frutta… per molti

  • ilnatta

    intendi il discorso in cui ha criticato la cia e gli apparati di sicurezza? io penso che quello di metterla sulla “inefficienza” o sul “malfunzionamento” sia una scusa molto utile… come dire… 11 settembre “malfunzionamento” dell’apparato di sicurezza e si sono fatti infinocchiare da 4 terroristi; caccia serrata a bin laden da 8 anni e malgrado tutta la tecnologia che hanno non riescono a prendere un uomo a cavallo (ma che inetti questi dei servizi segreti!), per non parlare del fallito attentato nel volo per detroit… dove ci sono parecchi indizi che fanno pensare a qualche pettino sotto altro che errori di sottovalutazione del pericolo da parte della cia… e quindi, come obama ha detto alle hawaii, bisognerà rafforzare la cooperazione tra i vari servizi dei paesi ed rafforzarne i poteri… zaac! 2 piccioni con una fava… maggiori poteri e scusante per giustificare gli avvenimenti etichettati come “errori” o “distrazioni” quando invece in realtà sono se non operazioni organizzate proprio dagli stessi ma comunque intrallazzi che manco immaginiamo…

    ciao e buon anno!

  • Altrove

    no, intendo il discorso sulla declassificazione dei segreti di stato entro 4 anni.
    non ricordo il link, ma se lo cercate c’è… Non mi riferivo a quello sulla sicurezza… grazie comunque…

  • kalaboka

    Perche ‘ accade tutto questo ???
    Uno dei motivi fondamentali e’ che l’industria delle armi USA ha bisogno di nuovi fronti , nuove guerre per poter continuare a sussistere !!!
    Questa potente lobby influenza la politica estera degli Usa da 50 anni a questa parte utilizzando tutti i metodi possibli e la speranza che avvenga un cambiamento e’ del tutto remota e fantasiosa !
    La politica estera Usa e’ fondata sulla guerra .

  • marcello1950

    Secondo me il vero obiettivo dell’esplosione della bomba più che una azione destabilizzatrice contro l’Arabia Saudita, per metterla in guardia contro possibili defezioni strategiche o creazioni di valute alternative al dollaro, IL GULF, evidenzia che il presidente OBAMA NON CONTROLLA I SUOI APPARATI DI SICUREZZA, (infatti è ridicolo che ci vengano a dire che si sono distratti e non hanno controlato un cittadino che perfino suo padre aveva accusato di frequentazioni compromettenti e terroristiche) Pertanto la conclusione possibile è che la guerra riguarda il conflitto tra OBAMA E LE FINANZIARIE TIPO GOLDMAN SACHS, quelle stanno costringendo il presidente a proseguire la guerra in Afgansitan ed eventualmente aprire nuovi fronti Pakistan ed Yemen per conflitti senza possibilità di soluzione o di vittoria pertanto la possibile TOMBA POLITICA DI OBAMA, una maniera per difendersi dal possibile attacco che Obama potrebbe portare a LORO VISTO LA LORO VULNERABILITA’, non solo la aleatorietà DEI LORO BILANCI E I REALTI VALUTARI E DA INSIDER TRADING COMMESSI E CHE STANNO COMMETTENDO, MA SOPRATTUTTO LA MANCANZA DI PROSPETTIVE O IL DEFAULT PER LO STATO AMERICANO SE GLI SI DA CARTA BIANCA E VIENE SEGUITA LA LORO POLITICA FALLIMENTARE DI CREAZIONE DI PRODOTTI TOSSICI (nel 2009 ne hanno creati per ulteriori 30.000 miliardi di dollari fonte il sole 24 ore)