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WIKILEAKS SINTOMO DI CIO' CHE E' ACCADUTO NEGLI ULTIMI ANNI IN INTERNET

DI JOSEBA ELOLA
elpais.com

“Wikileaks non rappresenta un nuovo giornalismo, ma un sintomo di ciò che è accaduto negli ultimi anni in internet”

I direttori della ‘coalizione informativa’ (El Pais, The New York Times, Le Monde, The Guardian e Der Spiegel), nata dopo la pubblicazione dei documenti di Wikileaks, discutono a Madrid sul futuro del giornalismo.

La trasparenza non può essere totale. I mezzi di comunicazione devono intervenire quando è il momento di selezionare ciò che deve essere pubblicato. E, fra le altre cose, non mettere in pericolo vite umane. Questo è uno dei punti su cui vi è stato un accordo unanime fra i cinque direttori della coalizione informativa, nata in seguito alla pubblicazione dei documenti del Dipartimento di Stato. È stato un pomeriggio di grande dibattito riguardo tutto quello che ha generato la pubblicazione dei documenti da parte di Wikileaks.

Ha aperto il dibattitto Javier Moreno, direttore di El Pais, affermando senza mezzi termini: “Le rivelazioni di Wikileaks sono il più grande evento giornalistico degli ultimi anni”. Ha dichiarato che il lavoro con i documenti del Dipartimento di Stato si è convertito in una rivendicazione di questo vecchio lavoro chiamato giornalismo. Siamo entrati in una nuova era del giornalismo? Bill Keller, direttore del New York Times, ha risposto in modo contundente: “Wikileaks non ha inventato una nuova era del giornalismo, è più un sintomo di ciò che sta accadendo negli ultimi anni in internet”.
Sylvie Kauffmann, direttrice del serale Le monde, ha ricordato una vecchia storia per illustrare l’importanza che ha avuto la diffusione dei documenti di Wikileaks. Lei era una giovane studentessa a Bilbao quando la Spagna muoveva i suoi primi passi per uscire da una lunga dittatura. Assistette, in quei giorni, alla nascita di un nuovo quotidiano spagnolo, El Pais, appunto. “Vidi il ruolo immenso che giocava la stampa nella democrazia. Quindi decisi che sarei diventata giornalista”. Per Kauffmann, la comparsa di Wikileaks è un nuovo esempio del vincolo cruciale che esiste fra stampa e democrazia. “Il cablegate non ha cambiato il giornalismo nella sua essenza, ma è stato di grande aiuto al nostro sforzo per avere più trasparenza”.
La trasparenza è stata, di fatto, uno dei punti chiave del dibattito. Moreno ha riferito della pressione che ha ricevuto El Pais perché si pubblicassero tutti i documenti, nella loro interezza. Qualcosa di molto diverso da quello che è successo a Bill Keller, direttore del New York Times, a cui l’opinione pubblica chiedeva risposte sul motivo per cui avesse fornito informazioni di segretezza.

Alan Rusbridger, del Guardian, afferma: “Non potevamo mettere in pericolo la vita di persone del tutto innocenti”. Ha così ricordato un episodio in cui i cinque quotidiani hanno dovuto mettere sul tavolo la propria indipendenza di fronte al governo degli Stati Uniti. Le autorità degli Stati Uniti non hanno voluto che si pubblicassero alcune informazioni sullo Yemen. Hanno addotto come motivo il fatto che quelle informazioni mettevano in pericolo un alleato nella lotta contro il terrorismo. Il New York Times era il mezzo incaricato a raccogliere le opinioni sul governo di Obama e lo aveva avvisato di quella pubblicazione, secondo una procedura standard che il giornale segue quando pubblica delle informazioni riservate. “Ci siamo consultati con la Casa Bianca, ma abbiamo preso le nostre decisioni”. Le pressioni dell’amministrazione Obama non sono state prese in considerazione. “Abbiamo tenuto molto seriamente conto di ciò che ci è stato detto. Ma abbiamo deciso di pubblicare. Credo che il tempo abbia dimostrato che fu la cosa giusta da fare”. In Francia, il rifiuto iniziale per gli articoli pubblicati è sparito dopo la prima settimana. In Germania, “la migliore reazione”, ha dichiarato Georg Mascolo, direttore di Der Spiegel, “è stata dell’ambasciatore americano a Berlino. Ha detto che era molto arrabbiato, ma non con i media, bensì con Wikileaks e con gli Stati Uniti per non aver protetto bene il materiale”.

La figura di Julian Assange è comparsa in vari momenti del dibattito: “C’è gente che lo adora e gente che vede in lui un demonio. La posizione più scomoda è quella che non lo vede né come un messia né come un diavolo, in quanto riceve attacchi da tutte le parti”. I direttori concordano nel fatto che sarebbe molto grave se le autorità nordamericane perseguitassero il fondatore di Wikileaks per aver diffuso segreti ufficiali. “Sarebbe ridicolo che lo si accusasse ora. Come potrebbero fare questo gli Stati Uniti proprio adesso, con tutto ciò che sta succedendo nel mondo?”

La chiacchierata si conclude con un’analisi del futuro del giornalismo. “C’è futuro”, esclama Keller, che ricorda anche come in passato si era convinti che la radio e la televisione avrebbero posto fine alla stampa e invece non fu così. “L’unica industria che chiude i giornali è l’industria giornalistica. Il futuro è on line. Per gli altri periodici è un’altra storia”.

Nella fase finale, Alan Rusbridger difende strenuamente la gratuità dei mezzi di comunicazione in internet: “Hai più potere e influenza quanto più gente ti legge. Quanto più stai nel cuore del nuovo ecosistema, maggiore influenza avrai in tutto il mondo. Spero che questa visione ispiri i giovani giornalisti”.

Joseba Elola
Fonte: www.elpais.com
Link: http://www.elpais.com/articulo/sociedad/Wikileaks/nuevo/periodismo/sintoma/ultimos/anos/Internet/elpepusoc/20110223elpepusoc_14/Tes
23.02.2011

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org acura di GABRIELLA

Pubblicato da Davide

  • nettuno

    Wikileaks rappresenta lo strumento della CIA _MOSSAD

  • ramoncastro

    Cia Mossad?E chi la beve questa?

  • Truman

    Si, wikileaks è sintomatico, nel senso che il warfare, la guerra totale, si è estesa ad internet. Ma non poteva essere diversamente, se consideriamo le origini militari della rete.

    Wikileaks può solo provenire da un progetto di warfare orientato all’intelligence ed alla propaganda, dotato di mezzi economici colossali. Qualcuno cita la CIA, che come dimensione dell’organizzazione che sta dietro mi appare corretta, ma esistono molte altre realtà aventi colossali interessi e colossale potere.
    Potrebbe essere la NSA, le sette sorelle, oppure la Walt Disney, o qualche altra azienda. Che c’entra Topolino? Se i diritti di copyright terminassero a 25 anni, come era originariamente, tutti i diritti su cui la Disney basa il suo impero economico sparirebbero. Solo foraggiando continuamente i politici può sopravvivere. E’ solo un esempio, ma dovrebbe rendere l’idea che bisogna guardare in grande.