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VORAGINI

DI H.S.
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Come possiamo noi , poveri e comuni mortali , avere reale nozione del mondo quando non conosciamo noi stessi ? E non è forse vero che la strada per comprendersi è poi la stessa che può condurci a scoprire molte cose del mondo ? Quando ero uno studentello sbarbato di Liceo seguivo le lezioni di un curioso professore di Filosofia piuttosto folle… Fra l’altro il giorno che si presentò esordì con un’affermazione dal tono piuttosto grave. Semplicemente disse che gli antichi e , nella fattispecie , i greci ne sapevano più di noi riguardo all’Essere e al Mondo… “Possibile ?” poteva solo domandarsi un giovane di diciassette anni. Come spesso succede , tanto più in ambito strettamente filosofico dove quasi tutto è opinabile , un’asserzione che abbraccia un contenuto assai vasto non è né verificabile completamente , né , al contrario falsificabile… In definitiva contiene certamente una parte di verità anche se non si può dire del tutto vera ; come ben sappiamo l’uomo moderno e postmoderno ha raggiunto un livello di conoscenze scientifiche e soprattutto tecniche e tecnologiche precluso alle popolazioni antiche ed impensabile solo un secolo fa , anche se , per correttezza , occorre aggiungere che sulle conoscenze di alcune antiche civiltà permangono domande e misteri e , soprattutto oggi , ci chiediamo quanto fosse sviluppata la loro scienza. Tuttavia il fatto di essere stati in grado di portare le conoscenze tecniche e scientifiche ad un così alto livello di sviluppo di per sé non certifica l’assoluta superiorità della nostra sapienza e , per utilizzare termini già abusati in questi anni , non testimonia della “fine della storia” per cui , essendo stato toccato l’apice della conoscenza e dello sviluppo , il cosiddetto “progresso” si potrà manifestare necessariamente in una società che , culturalmente ed antropologicamente , rimane sempre uguale. La conoscenza delle scienze moderne rimane una tra le tante possibili conoscenze di un mondo che mantiene molti contorni misteriosi , invisibili all’occhio e forse alla mente dell’uomo. Spesso il materialismo moderno insito nelle scienze ha impedito di andare “oltre” quell’occhio per scorgere “oltre” quella superficie cullandosi nella propria presunzione di saper “osservare ed analizzare tutto”. Non dimentichiamoci che lo stesso Freud , padre della moderna psicoanalisi , ha dovuto combattere contro una concezione organicista e “biologica” della psichiatria per rifondare la disciplina. D’altronde il paradigma positivista è ormai stantio , per certi versi già residuo nel passato e , tuttavia , nel suo tentativo di semplificare , mantiene una certa presa.

A distanza di anni ho compreso parecchio di quel che intendeva asserire il mio vecchio e folle professore che , come tutti i folli , serbava una luce di saggezza shakespeariana : gli antichi , vivendo a stretto contatto con la Natura e le sue forze e , per certi versi , in loro comunione , capivano quanto ancora vi fosse di ineffabile nel mondo. E’ tutt’altra cosa dall’essere ignoranti , anche nel senso socratico del termine. Se Natura è ineffabilità e noi , poveri e comuni mortali , ne siamo partecipi e , anzi , ne siamo parte , allora quel mistero alberga in noi… Questo aspetto l’uomo moderno (e postmoderno) l’ha scansato bellamente… Forte della propria volontà di potenza e baldo per la propria presunzione ha creato il suo ambiente , ha dipinto il suo sfondo e ha eretto i suoi altari in gloria di sé stesso , ma non ha mai potuto sottrarsi da sé stesso… Affrancarsi dalla Natura , intesa nel senso più ampio del termine come il contesto interiore ed esteriore della vita e , al contempo , vita stessa , non è impresa ardua , bensì semplicemente impossibile. Guardiamo alle ultramoderne metropoli con occhio meno superficiali e scopriremo di avere innalzato delle enormi sbarre al cielo per edificare prigioni che concentrano milioni di persone e di anime… Il paradosso di un’Umanità che , cercando di affrancarsi dalla Natura e , più modestamente dal mondo contadino e delle campagne , si consegna ad un enorme carcere ! Ma senso del Mistero e dell’Ineffabilità dell’Universo Mondo non vuol conseguentemente significare che si debba rinunciare a comprenderne l’essenza , a sforzarsi di tentare di coglierne il nocciolo segreto. Per la verità , a dirla tutta , è peculiarità propria della (sub)cultura della società postmoderna ed occidentale , incoraggiare gli uomini ad abbandonarsi al piacere in un orgia edonista , consumista e ludica che di tutto fa commercio con effetti desolanti e banalizzanti. Eros e Thanatos diventano in questo modo trastulli a cui abbandonarsi per il proprio piacere , senza alcuna per sé stessi e per gli altri…

Ovviamente la comprensione è altra cosa dall’abbandono che finisce per costituire un’altra e più sottile forma di schiavitù. Comprensione e suo sforzo rappresentano la vera padronanza di noi stessi e , quindi , la vera libertà. Inoltre la banalizzazione sempre in agguato negli eccessi eccessivi del piacere banalizza la nostra vita e sottrae alla nostra storia quella enorme dimensione di tragedia che le si confà. Perché , in certo qual modo , è proprio della tragedia che intendo discorrere…

Fin dall’età della ragione , ammesso che noi si sappia veramente usarla , non possiamo fare a meno di chiederci come mai l’uomo , che pure è capace di grandezza , si abbassa ad azioni tanto abiette e a cattiverie senza una giustificazione plausibile. Forme di aggressività e violenza verbale incontrollate , violenze e nefandezze assortite , sevizie , torture , stupri , distruzione , ecc… hanno attraversato le biografie degli uomini assumendo forme quasi allucinanti ed allucinate… Quel che colpisce è che , molto spesso , sussiste una reale mancanza di movente in gesti che possiamo definire delittuosi o che , comunque , contengono il germe di qualcosa che è “delittuoso” in potenza. Anche quando gettiamo sul piatto motivazioni politiche o religiose , magari pure pecuniarie che , in quanto tali , sono suscettibili di essere comprese con le consuete categorie sociologiche o , in ogni caso , scientifiche nel moderno significato che attribuiamo a questa parola , si ha spesso la sensazione che permanga qualcosa di eccessivo , un sovrappiù di crudeltà… Volenti o nolenti sopravvive qualcosa di ancestrale nella “cattiveria”umana…

A una prima lettura parrebbe quasi banale affermarlo , ma la maggior parte del male si spiega con il Male stesso , almeno nelle sue manifestazioni esteriori… Nell’uomo batte una sorta di “cuore di tenebra” , l’abisso oscuro e profondo , la voragine che , nella sua libera manifestazione , non conosce freni e tutto assorbe. Indubbiamente con l’odio non si discute , sospende ogni altra facoltà a favore di un germe di distruzione che , in potenza , può annientare qualsiasi cosa. L’uomo si fa lupo all’uomo , recupera ogni tratto ferino che è parte della sua natura ancestrale. Assunta questa prospettiva , allora potremmo pensare che , realmente , l’uomo antico , proprio per il suo rapporto diretto e definitivo con la Natura , poteva fare i conti con il suo lato oscuro a differenza dell’uomo postmoderno incline alla banalizzazione e , conseguentemente , a destituire di ogni significato la violenza stessa… Lo possiamo tranquillamente osservare negli spettacoli televisivi o cinematografici o , ancora , nei videogames… Sforzarsi di comprendere ed attribuire significato alla Natura e , quindi , in parte anche al Male , se non ne cancella gli effetti deleteri e distruttivi può contribuire a capire come riuscire , almeno parzialmente , a domarli. Poiché la sapienza degli antichi si traduceva nei miti o nelle sacre scritture che rappresentavano innanzitutto delle grandiose allegorie o dei racconti simbolici per spiegare la natura umana con parole che , altrimenti , non sarebbero state possibili un po’ come in genere fanno l’arte e la poesia nel mondo contemporaneo , vorrei trarre un piccolo racconto , una “fantasia” personale , riprendendo il mito di Pandora e svolgendone una mia prosecuzione allo scopo di tentare di proporre la mia visione del Male nell’uomo…

Come è ben noto , Pandora , la prima donna della Terra , scoperchiò il famoso vaso liberandone il Male in tutte le sue manifestazioni. Ma quanto sono terribili e curiose queste donne ! Nelle civiltà più antiche viene loro sempre attribuita l’origine dei mali dell’uomo e non solo ! Non importa , per noi che siamo di vedute moderne quel vaso si ruppe , invece , per qualche ignota circostanza e , anzi , nel profondo crediamo che proprio Pandora , allarmata per quel che stava accadendo al mondo , invocò Zeus e gli dei dell’Olimpo… Il Male rischiava di portare tutto alla distruzione e non era più possibile modellare un altro vaso di siffatte dimensioni. Zeus , allora , per una volta seriamente preoccupato per qual che il mondo ai suoi piedi stava patendo , fece produrre su scala – potremmo dire – industriale una miriade di piccoli vasi in cui rinchiudere il Male , tuttavia , nonostante la perizia e l’ingegno dei demiurghi dell’Olimpo , non riuscì a catturarlo tutto e parte continuò a vagare nel mondo senza che , però , avesse quelle qualità distruttive che possedeva quando era integro nei mari , nel cielo e nella terra in seguito alla rottura del vaso… Il dio dei fulmini , edotto da l consiglio a cui parteciparono tutti gli dei dell’Olimpo , prese la decisione di “sigillare” ogni vaso in un uomo per impedire che il Male si sprigionasse ancora una volta. Trattenendo in sé i germi del Male dispersi , l’uomo avrebbe dovuto prendere coscienza di esso escogitare i modi per far sì che il mondo fosse salvaguardato. Prima di costituire il “sigillo” del Male , l’uomo era un essere innocente , ignaro sia del Bene che del Male , a contatto con il resto della Natura. Ora il Male entrava a far parte della sua vita : in sé conservava vasi il cui mostruoso contenuto veniva celato da coperchi che , però , mostravano vari gradi di fragilità… Dai vasi poteva travasare anche qualche innocua goccia… Così l’uomo prese consapevolezza del Male e della sua forza distruttiva e , conoscendo il Male , acquisì , in seguito , la coscienza del Bene , della conservazione di sé e del mondo… Purtroppo , nell’intento di salvare il mondo dalla ferocia del Male , i demiurghi dell’Olimpo lavorarono senza sosta e alacremente e , come si sa , la fretta spesso non conduce a risultati ineccepibili. I coperchi non erano sigillati e , per molti di questi , bastava un nonnulla per spargere gran parte del contenuto. Inoltre nella corso della loro vita gli uomini avrebbero dovuto subire “scossoni” , movimenti tellurici che , inevitabilmente , avrebbero spostato i coperchi… Questi scossoni non erano altro che le esperienze umane , le più svariate , con diversi effetti , da uomo a uomo. Potevano essere immagini , parole e concetti , lo sviluppo di certi rapporti e così via… Ricapitolando : l’uomo costituiva anche la “prigione” di buona parte del Male della terra che tratteneva nelle sue profondità ; il Male era contenuto in piccoli vasi coperti per non lasciar travasarlo e , tuttavia , potevano verificarsi scosse “telluriche” in grado di “liberare” parte del contenuto. Con gli anni molti uomini svilupparono una volontà tale da sigillare quasi definitivamente in sé la propria porzione di Male , ma la maggior parte di loro rimase fragile e debole , reattiva alle scosse… Talune categorie , come i giovanissimi , erano particolarmente vulnerabili. Non potendo addivenire ad altra soluzione , Zeus confidò nelle capacità dell’uomo perché il mondo fosse salvaguardato dalla distruzione , ma i rischi permanevano… Potevano manifestarsi scosse talmente forti ed intense da scuotere tutti i vasi , liberando definitivamente il Male sulla Terra. Il Male sarebbe tornato integro per distruggere ogni cosa e l’uomo avrebbe mediato questo annientamento totale con le guerre , le più crudeli manifestazioni della natura umana. Si sarebbe verificato un effetto a catena : non solo il Male non avrebbe incontrato ostacoli , ma avrebbe assunto la forma di voragini in grado di assorbire qualsiasi cosa nelle vicinanze. Le voragini avrebbero prodotto scosse con l’effetto di aprire altri vasi e liberare altre voragini e così via in un infinito effetto domino. Così l’uomo si trovò sul confine preciso fra cielo e fango , combattuto costantemente fra conservazione e distruzione…

Mi auguro di essere riuscito , nel complesso di questa piccola narrazione , a restituire senso ad ogni singola parola… Esistono dentro e fuori all’uomo , forze che lo sovrastano e che possono dominarlo… Forze oscure che , in quanto connesse alla Natura , sono e non sono parte dell’uomo stesso. Significativamente , nelle comunità più antiche e in tempi remoti , tali forze venivano implicitamente evocate in occasione di eventi guerreschi tramite rituali e sacrifici. Lo scopo di questi riti era senza dubbio quello di conferire ai guerrieri la necessaria forza e violenza per combattere lasciandosi possedere e possedendo queste ferine e belluine energie ancestrali. Sotto la scorza della modernità quanto è oggi realmente mutato ? Non si può neanche trascurare che l’uomo , oltre che essere parte necessità e parte libertà , racchiude energie che contrastano con quelle forze oscure… L’uomo non è solo lupo all’uomo , ma avverte pure l’urgenza di andare incontro all’altro , di rapportarsi , di crescere e di amare con l’altro… In potenza l’uomo racchiude in sé qualcosa che è stato misteriosamente proiettato per permettergli di operare la scelta fondamentale nel rapporto con l’altro… Incontro o distruzione ? Questo , và ribadito , avviene in potenza , poi c’è da tener conto del contesto in cui l’uomo stesso si trova… Così i vasi rappresentano , nella mia visione , l’Es che , in qualche misura , è pure Ego in quanto l’incontro con l’altro permane come una intensa esigenza dell’uomo. Di qui scaturisce la necessità di dettarsi delle minime regole di convivenza , di ergere barriere contro i germi della distruzione ; di qui l’interiorizzazione dei tabù (omicidio , forme di violenza , incesto , ecc…). Zeus non è autentica divinità , ma il riflesso dell’Umanità consapevole che si dà le proprie regole e costruisce quegli edifici (le istituzioni delle politica , della religione , ecc…) che , almeno nelle primigenie intenzioni , dovrebbero riparare e proteggere l’uomo dalle forze negative della Natura e , conseguentemente , in parte da sé stesso…
Sussistono , quindi , due livelli di rappresentazione : la prima è individuale , dell’uomo che , grazie al suo incontro con l’altro e alla sua forza di volontà , si impone di dominare e dominarsi , interrompere il battito del proprio “cuore di tenebra”. Sicuramente nel concetto di libertà rientra questa inclinazione umana. Il secondo livello , invece , è essenzialmente collettivo e il compito di mettere la briglia alle forze oscure della Natura viene affidato alle istituzioni. In questo caso l’uomo , inteso come individualità , rinuncia a parte della sua libertà per favorire una migliore convivenza.

Libertà o meno libertà , teoricamente pare facile contenere queste gocce oscure versate in noi , ma i “vasi” , ovvero tutto ciò che oppone una barriera a quel dilagare , non sempre possono reggere…
Innanzitutto ognuno concorre a modellare un proprio “vaso” impastando materiali più o meno consistenti. In altre parole ogni uomo è , in certa misura , a sé , concorre a formarsi con la sia forza e fragilità. In secondo luogo v’è da tener conto delle “scosse” , i movimenti tellurici che fanno vibrare il vaso rovesciandone il contenuto ; tali scosse non rappresentano altro che la nostra esperienza fatta di situazioni , eventi , traumi che scuotono il nostro essere. Sia il nostro mondo interiore che , in certo qual modo , il contesto in cui ci formiamo e in cui viviamo possono sferrare i loro colpi alle nostre piccole barriere. Vivendo in un contesto di miseria umana , morale , culturale e materiale , è difficile se non impossibile sottrarsi al richiamo del Male che diventa pura abitudine. Rubare , truffare e magari uccidere per guadagnarsi il rispetto degli altri finiscono per costituire una routine. Compito , quindi , delle istituzioni genuinamente intese , dovrebbe essere proprio quello di tentare di rimuovere quel contesto e ciò non può essere attuato solo nelle logiche repressive che , inevitabilmente , colpiscono i singoli individui , lasciando immutato lo sfondo del quadro che , poi , è quello che conferisce luce al soggetto. E’ sempre banale affermarlo , ma occorrono interventi in ambito sociale ed educativo per ridurre il livello della miseria , oltre che economici.

Insomma , quando l’uomo è troppo debole rispetto a un ambiente che , perennemente , “scuote quel vaso” , intervengono o dovrebbero intervenire le istituzioni , il “vaso collettivo”. Può pure accadere , però , che le istituzioni devino da quel loro compito genuino , concorrendo a far espandere le forze oscure , ad accelerare il battito dei “cuori di tenebra”. Prendiamo , ad esempio , la (sub)cultura appropriativa , individualista , consumista ed edonista delle società occidentali neoliberiste e postmoderne , diventa chiaro che le istituzioni manifestino una propensione alla “devianza”. Al centro viene messo l’individuo e le sue aspirazioni “appropriative” senza porre un saldo freno a quel che ne consegue. Nella società postmoderna e neoliberista l’uomo non “incontra” l’altro uomo , ma ne diviene il concorrente. In luogo della cooperazione si insedia la concorrenza che non è altro che conflitto in potenza nelle forme più estreme. La riedizione dell’hobbesiano stato di natura “homo homini lupus”. Se si riconosce il mio diritto ad appropriarmi , ad un artificioso e materiale stato di felicità , si deve pure consentire la libertà nell’adozione dei mezzi e degli strumenti che ritengo idonei. Più ho , più vorrò e più sarò disposto a qualsiasi azione per averlo… Oppure , più le mie aspettative di “avere” saranno frustrate , più ricorrerò ad azioni illecite e criminose per “avere”. La condanna delle male azioni nelle società postmoderne tende , così , a diventare sempre più “formalistica” , scritta nei codici mentre la società corre su una strada parzialmente diversa… Come mai non siamo più capaciti vedere il Male nelle sue peggiori manifestazioni ? Come mai i furti perpetrati da finanziarie ed istituti di credito non incontrano delle reazioni più decise e ferme ? Come mai , ancora , in taluni contesti , la cultura mafiosa fatta di sopraffazione ed uso della violenza per estorcere è così diffusa e i loro portatori suscitano rispetto ? Le istituzioni sono la nostra proiezione e noi siamo deboli , ostaggi di una cultura appropriativa che ci prende quasi inevitabilmente per mano sulla strada della violenza. E questo ha molto a che fare con il Male che si propaga nelle forme più subdole ed insidiose. In questo modo la società rischia il collasso…

Un altro esempio si presenta quando le istituzioni , non più in grado di far fronte alle tensioni interne alla società , individuano “il nemico da combattere” , nemico che può essere interno ed esterno… Di qui la mania per le politiche securitarie e , soprattutto , l’inclinazione a fare la guerra.
Il paradosso dei paradossi : le istituzioni , create per contenere il Male e fare fronte alle “scosse” , si fanno loro stesse il più potente dei movimenti tellurici spaccando letteralmente i “vasi” e liberando quelle voragini che tutto prendono senza nulla risparmiare… E voragine dopo voragine ,si forma un un’unica gigantesca voragine che prelude alla fine. Tale è il caso della guerra : certo , altri possono essere i motivi che spingono uno Stato a dichiarare guerra ad un altro Stato , non solo l’alleggerimento dei propri conflitti interni , ma , ad esempio moventi economici o di mera conquista. Comunque la guerra non può che nutrirsi dell’odio ; occorre che coloro che materialmente devono farla , quella guerra , debbano odiare il proprio nemico per avere la forza di uccidere. Nelle forme di guerra contemporanea , poi , con il coinvolgimento pressoché totalizzante delle masse di civili , si richiede che ognuno debba introiettare l’odio. A questo scopo si fa massiccio ricorso alla propaganda , all’uso martellante dei mass media , ecc… L’altro non è solo il nemico , ma anche l’essere mostruoso che ci minaccia e , come tale , non deve essere risparmiato. Così il cerchio si chiude : chiamato a sanzionare l’assassinio , lo Stato o il Potere , si fa assassino esso stesso e in forma esponenziale , anzi si fa istigatore di assassinii autorizzati. Ovviamente tutto ciò si collega facilmente al piccolo racconto di cui sopra , perché la guerra è la perfetta incarnazione del Male , la voragine delle voragini e , paradosso dei paradossi , sgorgando la peste della guerra dalle istituzioni e , quindi dal Potere , sgorga pure da noi stessi , perché il Potere è , in una certa misura , il gigantesco mosaico composto da noi che ne siamo i tasselli più o meno grandi.
La nostra volontà individuale e collettiva di contenere il Male può riflettersi nelle nostre istituzioni.

Dopo che , per qualche mese , motivi di evidente convenienza ed ipocrita interesse politico hanno indirizzato l’attenzione massmediatica sulla repressione cinese in Tibet , peraltro e guardacaso nell’anno delle Olimpiadi di Pechino , i riflettori sono tornati ad essere puntati su Gaza , vero e proprio carcere o gabbia a cielo aperto. Quel ch’è accaduto in questo primo scorcio di inverno dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti e poco vale accampare il solito pretesto del terrorismo di Hamas. In questi giorni abbiamo assistito all’ennesima tragedia con un attacco premeditato e pianificato , certamente previsto dalla cosiddetta Comunità Internazionale e dalle cancellerie dei paesi più avanzati e democratici che fanno ora finta di non vedere. La storia della rottura della tregua è risibile e assai dubbia… Senza fare alcun excursus sulla tormentata storia di quella regione che qualcuno per ironia reputa ancora essere la Terra Promessa , mi sento di consigliare di leggere quell’ottimo libro sul terrorismo di Stato perpetrato dalle maggiori potenze mondiali , nonché modelli del cosiddetto “progresso” – vale a dire USA , Israele , Gran Bretagna e Russia – che risponde al titolo “Perché ci odiano” partorito dal giornalista free lance Paolo Barnard e originato da un’ altrettanto vigorosa e dimenticata inchiesta trasmessa all’interno del programma Report su Raitre qualche anno fa. In esso ci viene spiegato come fin dalle origini il sionismo aveva sviluppato concezioni “colonizzatrici” che , in qualche modo , non potevano escludere il ricorso alla violenza. Concezioni che , certo , rimandavano al nazionalismo di marca ottocentesca , ed erano certamente rafforzate e motivate dal dilagare dell’antisemitismo in Europa – vedasi i pogrom in Russia o il caso Dreyfus in Francia – , un antisemitismo che molto spesso si accompagnava alle tendenze più reazionarie ed antidemocratiche presenti nella società. L’odio , insomma , viene da parecchio lontano…

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Fra i recenti articoli mi ha colpito parecchio quello dell’ottimo Giulietto Chiesa il quale , parafrasando l’intellettuale tedesco Enzensberger , intitola “Ai tempi di Gaza non sapevamo di vivere ai tempi di Gaza” mettendo in relazione l’atteggiamento ipocrita della Comunità Internazionale ma anche nostro a quello neanche tanto distante imperante negli anni dei fascismi. Mica poi tanto assurdo… Tra l’altro con l’aggravante che noi siamo meno ignoranti delle cose e gran parte di quel che succede al mondo , sia pure nella massa di informazione frammentata , cattura i nostri occhi grazie allo sviluppo dei mass media. La tendenziosità o meno dell’informazione è questione altra… Nell’essenza noi sappiamo grossomodo quel che è successo a Gaza , grazie alle numerose testimonianze e al terribile rapporto fra i contendenti caduti. Rimane , poi , sul campo la terribile ipotesi dell’uso di armi non convenzionali e proibite… E’ proprio vero : nell’era della cosiddetta postmodernità la guerra non ha neanche più la dignità di essere chiamata guerra ma terrorismo su larga scala. Questa è , infatti , la “guerra totalizzanti” , di cui discorrevo sopra…
Ma cosa c’entra quella lunga e , in fondo , noiosa speculazione pseudofilosofica con contorno di favolette e con qualche vaga tinta esoterica ? Moltissimo , in realtà… Moltissimo quando si ha a che fare con la manifestazione delle tendenze “devianti” delle istituzioni , con la guerra e con il terrorismo. Siamo sicuri che Israele e i suoi politicanti hanno definitivamente abbandonato i propositi di colonizzazione della Palestina ? Creare la gabbia di Gaza dovrebbe servire ad indebolire Hamas o , piuttosto , ad esasperare gli arabi palestinesi e costringerli a lasciare la loro terra ? E la recente operazione “Piombo Fuso” non è forse un ulteriore colpo , una fase di quella che , a occhi lucidi , è con tutta evidenza un’operazione di pulizia etnica ? Occorre logica e buon senso per valutare i fatti… Il sionismo concepito come ideologia colonizzatrice non può non nutrirsi di odio per perseguire i suoi obiettivi… Dovrebbe essere ormai chiaro : spesso ideologie politiche e fanatismi religiosi diventano le maschere dell’odio , l’odio che pretende di ammantarsi di dignità e grandezza. Così ritorna il discorso sui “vasi” , il Potere che si incarica di scoperchiarli e sgretolarli per nutrire sé stesso… Le voragini… La guerra… Al di là della retorica e anche delle buone intenzioni è assai arduo discutere di pace sulle macerie e diventa quasi ironico , di amara ironia , quando sulle macerie si erge la prospettiva di altre macerie. Noi sappiamo , idealmente , quali dovrebbero essere le soluzioni per il conflitto , lo abbiamo sempre saputo… Non sono di oggi i discorsi sui “due popoli , due stati” , ma la pace la fanno i diretti contendenti e nel mezzo ci sono le macerie , lo strazio e i cadaveri… La cosa certa è che con l’odio , anzi , con l’Odio non si discute… Si parlano lingue diverse , anzi declinazioni diverse della stessa lingua… Senza intendersi mai , anzi per non intendersi mai se non con l’uso della forza. Coperchi che saltano… Le piccole voragini che vogliono ricongiungersi alla grande… Qualcuno mi può spiegare come si fa a discutere con quel sionismo ? Nel momento in cui si riuscirà a parlare a quel sionismo e ai suoi esponenti più eminenti , allora già non è più sionismo ma un’altra cosa… In verità c’è stato un uomo , un israeliano che rispondeva al nome di Rabin che , a suo tempo rinunciò a quel sionismo per riuscire a trovare un accordo con il suo nemico di sempre , il leader dell’OLP e di Fatah , Arafat. Per quanto suscettibili di aspre critiche , gli accordi di Oslo rappresentarono una svolta importante e il reciproco riconoscimento da parte di due nemici che , solo poco prima , si definivano in termini diversi “terroristi” e non senza ragione… Poi Rabin è stato assassinato e su tutto è calato il velo dell’oblio… Come ben sappiamo non furono i palestinesi ad ammazzare Rabin e sulle circostanze e i retroscena dell’assassinio , eseguito da un giovane israeliano fanatico religioso , nulla o più è stato aggiunto. Da allora tutto è precipitato… Il dato più interessante negli anni successivi è stata la crescita del consenso goduto da Hamas , l’organizzazione islamista “khomeinista” nata in Libano alla fine degli anni Ottanta che , nel periodo degli accordi di Oslo era ancora un piccolo ancorché agguerrito movimento terrorista. Ancora mi rammento come negli anni dell’intesa Rabin – Arafat fosse venuta meno la logica della rappresaglia che rimaneva confinata nel territorio degli “estremismi” , ma poi Rabin è stato assassinato… E gli accordi di Oslo sono stati stracciati proprio da quella parte cui doveva essere demandata la maggiore volontà di rispettarli. Non può che essere una logica sionista a condurre a tali sviluppi. L’Autorità palestinese è sempre stata uno Zero nel territorio del Nulla e Fatah ha retto finchè ha potuto godere del prestigio e dell’autorevolezza dell’ex capo guerrigliero Arafat , il quale , a sua volta , è morto , sembra , in circostanze piuttosto oscure. Per quel che se ne sa nell’ultimo periodo della sua vita , Arafat era entrato in collisione con alcune alte personalità di Fatah troppo concilianti e ancora ostinatamente aggrappate al dialogo a condizioni impossibili con Israele , fors’anco per mantenere una situazione di rendita politica. La situazione era certamente complessa e non mi sento di dare parole definitive sulla questione. Quel che è certo , invece , è il dilagare di Hamas e non averne previsto il successo alle cosiddette prime elezioni democratiche dell’ANP è incredibile… A pensare troppo male si può aggiungere che tutto era ampiamente previsto… Ancora per ironia , è risaputo che , agli albori di Hamas , in quanto movimento contrapposto all’OLP , troppo laico , quell’organizzazione “confessionale” ricevette appoggi da Israele. Allora ad Israele (come agli USA) gli islamisti non dovevano far troppo schifo dato che contribuì ad armare l’odiato Iran , allora all’apice del fanatismo , in quanto nemico mortale dell’Iraq retto da Saddam Hussein , reputato molto più pericoloso per gli interessi e la sicurezza di Israele. Erano i tempi dell’avvicinamento , se non di vero flirt si trattava , con i fanatici islamici , quando i comuni nemici erano l’allora URSS , i nazionalismi arabi di impronta progressista e Arafat… Erano anche i tempi in cui si etichettavano pericolosi tagliagole , come taluni capi guerriglieri afgani , “combattenti per la libertà”… Si badi bene ; non è che costoro sono cambiati rispetto ad allora , alleati o nemici la qualità morale non muta…

A voler pensare troppo male , a pensare ad un cinismo estremo , può essere accettabile l’idea che , in fondo , i successi di Hamas presso la popolazione araba palestinese fossero stati non solo previsti ma anche auspicati. Solo in presenza di un pericolo per la “sicurezza” ,come Hamas , si possono far passare per accettabili certe azioni… Inoltre si approfondisce la frattura fra le due maggiori organizzazioni palestinesi che , invece di collaborare , si sono combattute in una sorta di piccola (piccola ?) guerra civile di esiti non meno devastanti fa la popolazione. Manca l’anima in certo qual modo “mediatrice” di Arafat… Sono veramente tanti i coperchi che saltano con questo sionismo che , da un lato , ha bisogno di militari preparati e determinati per realizzarsi , soldati che odino il loro nemico per combatterlo meglio , dall’altro accompagna alle braccia di Hamas una massa sempre più crescente di palestinesi , perché il movimento islamista sa parlare meglio il linguaggio dell’Odio in un contesto di Odio. Siamo al preciso opposto della pace… Se ci si ostina sulla strada del sionismo parimenti è chiaro che dall’altra parte ci si affidi a coloro che mostrano una maggiore determinazione a combattere. Tante sono le macerie… il sangue… il dolore… Resta la sopravvivenza e per un arabo palestinese oggi sopravvivere significa o andar via e rinunciare alla propria terra peraltro martoriata e semidistrutta , o imbracciare le armi e cadere combattendo.

Si fa presto a bollare di fanatismo coloro che aderiscono ad un movimento islamista qual è Hamas perché spesso abbiamo un’idea errata del fanatismo e dell’estremismo politico o religioso. Nella storia , in realtà , i quadri indottrinati e fanatizzati , le macchine umane programmate meccanicamente , i rebesperriani virtuosi dell’odio rappresentano le minoranze dei movimenti più agguerriti ed ideologicamente puri , pur costituendo , magari , gli zoccoli duri… Ciò che muove fondamentalmente all’”estremismo” e all’Odio sono sentimenti ancestrali scatenati da sconvolgenti scosse e traumi. Le ferite… il dolore… la distruzione…la morte delle persone amate… ecc… Aggiungete la mancanza di reali prospettive e capirete quanto sia facile per un comune palestinese essere reclutato da Hamas. La fede religiosa non c’entra nulla… La forza della disperazione ti può pure portare ad essere suscettibile all’addestramento da kamikaze. Poco importa , poi , che i leaders di Hamas , i maggiori esponenti dell’organizzazione se ne approfittino della situazione. Probabilmente i più intelligenti fra loro hanno già messo in conto di lasciare Gaza e di mettere radici in altri Stati come , che so , Libano , Siria e Iran e di fare di Hamas qualcosa che un tempo era l’OLP. E’ evidente che Hamas è quello che è ed è assimilabile ad altri movimenti similari , ma , allora , perché insistere su una linea politica che porta al suo consenso ? L’unica risposta che mi viene in mente è che si cerca progressivamente lo scontro impari e frontale per risolvere la questione una volta per tutte e nella direzione voluta. Hamas , quindi , è quel che è , ma Pasolini avrebbe sicuramente definito l’Odio palestinese “innocente” e non senza motivo. Morte , distruzione e umiliazione possono ridurre l’uomo allo stato poco più che animale , preda quotidiana di una lotta per la sopravvivenza.

In conclusione pare a me che lo spreco di parole lanciate su un cielo astratto debbano fare i conti con la realtà e la realtà è che la pace la fanno innanzitutto i diretti contendenti. Non ho soluzione da offrire , anzi ogni “soluzione” è inutile , se i diretti interessati non parlano lo stesso linguaggio , ma una lingua fatta per non intendersi e , anzi , sbranarsi… Ho rispetto per coloro che fanno un lavoro difficile educando i piccoli e i giovani palestinesi ed israeliani a convivere ed incontrarsi e , sicuramente , nei piccoli contesti hanno un certo successo , ma la cruda verità è che l’istante di una bomba su un caseggiato distrugge il lavoro di anni di fatica. La pace , se sarà veramente possibile , si costruirà in un futuro non tanto prossimo… Come dicevo , non ho soluzioni , posso solo illustrare perché si sono verificati determinati sviluppi e quel che posso aggiungere è che il progetto colonizzatore insito nel sionismo costringe a combattere chi deve difendersi da quella colonizzazione , invece si pretende pure che costoro vengano disarmati. La Comunità Internazionale porta , e non lo si ribadirà mai abbastanza , grandissime responsabilità adottando un filosionismo ipocrita e fintamente neutrale. A lungo si è girata la testa dall’altra parte , ma si vedeva benissimo quel che succedeva… Purtroppo quel che chiamiamo Comunità Internazionale non è altro che la scatola vuota nell’essenza e che si riempie dei Poteri reali , quelli che contano internazionalmente… Così vengono decise le agende internazionali , imposte dalle “cancellerie” e dalle sedi che contano.
Non ci si può attaccare all’ONU come se fosse un feticcio… Se si vuole costruire una pace duratura , ammesso che sia possibile su queste macerie , occorre innanzitutto che i propositi sionisti vengano abbandonati e in questo dovrebbero assumere un ruolo pregnante le opposizioni israeliane. La Palestina , Gaza , ecc… non sono solo Medioriente , l’area del bacino Mediterraneo è una realtà , ad esempio… Della situazione potrebbero approfittarsi i nostri piccoli “estremismi” di casa nostra ed europei per rilanciare piccoli odi di comodo con contorni vari di xenofobia e razzismo peraltro in totale malafede. Di più non mi sento di dire…

Termina questo viaggio ed il “cuore di tenebra” batte ancora… Perché la luce possa vegliare sul nostro giardino occorre ascoltare le note della notte… Lasciate , però , che i bimbi dormano ancora , perché quella voragine abita l’orizzonte…

HS
Fonte: www.comedonchisciotte.org
31.01.2009

Pubblicato da Davide

  • marcello1950

    Sono d’accordo con l’impostazione anche se ho letto solo fino al fatto che i moderni hnno creato con il modernismo solo delle brutte prigioni per se volendosi affrancare dalla natura, ma l’idealismo e il razionalismo di cui i moderni sono caduti vittime è anche quello o forse soprattutto quello figlio dei greci.

  • geopardy

    Bello e ben scritto, una sintesi dell’oggi eccellente.
    Non concordo sulla semplicistica descrizione di Hamas, la quale ha fatto molti meno attentati di “Fatah”, compresi quelli kamikaze ed ha una caratteristica essenzialmente diversa da Fatah, infatti quest’ultima, attraverso una terribile corruzione, è diventata parte integrante di quella cultura occidentale che tu ben evidenzi in questo articolo, mentre Hamas è l’opposto ed in più garantisce la vita e la sopravvivenza di ampie fasce deboli della società palestinese.
    Non è solo l’ultima sponda della reistenza, quindi, in parte, anche ciò che tu affermi è vero, ma è proprio una ben più articolata speranza di sopravvivenza per molti palestinesi.
    Ciao

  • Dayyos

    Ciao H.S bravo il articolo e forte mi piace , il tocco creativo si vede ed e molto convincente .
    Prossima volta ti consiglio di gestire la lunghezza per avere più gente al tuo favore . ed importante!
    Per me di qua potevi fare tipo 3 articoli –

    Il mio vaso personale e gia scopercchiato da un sacco di tempo.
    chi e che si sentie veramante pulito?
    – potevi fare la strada anche del ying yang e molto precisa al momento di descrivere i sentimenti propri , che escono da dentro noi …

    Grazie dell Articolo

    Dayyos
    saluti

  • brontomauro

    Ho letto l’articolo con molto interesse e mi è venuto naturale collegarne i contenuti con la tecnosfera di cui parla Galimberti. L’etimologia del verbo esistere è da trovare nel verbo latino exsistere (ex-sistere: stare fuori). Nel tentativo di vincere la natura l’uomo ha disperatamente provato ad uscirne fino a rinchiudersi nella tecnosfera, quel carcere tecnologico senza il quale oggi avrebbe grandi difficoltà a procurarsi di che vivere. Paradossalmente forse la migliore maniera per uscire dallo stato di natura è viverci immersi, averne sempre vicine le autentiche dinamiche in maniera da sapere cosa non fare per evitare di comportarci come bestie. Fuori dallo stato di natura l’uomo ha finito per aggredire se stesso. Fino ad oggi l’industria si è scontrata con la natura cercando di sopprimerla e di sottrarle quanto di utile avesse. Questo atteggiamento ci sta portando al suicidio, uccidendo la natura ci uccidiamo. Penso che per fermare questo processo si debba aspettare lo schianto contro i limiti degli ecosistemi, ma quello che auspico è l’incontro e non lo scontro tra tecnica e natura.
    Quando la mia voragine reclama e vuole essere nutrita è molto doloroso doverla obbligare alla rinuncia, si crea in me una tempesta emotiva che ha bisogno di settimane per placarsi, ma ogni qual volta riesco ad imporre il digiuno al buco gigante che divora lo spirito la sensazione successiva è quella di energie ritrovate e potenziate.

  • adriano_53

    ho una idiosincrasia speciale per concetti espressi con l’iniziale maiuscola: Male, Comunità Internazionale: quel che ne discende puzza sempre di zolfo. più ancora mi spaventa, in analisi come quella di H.S., l’annegamento dell’io in un indistinto noi collettivo, le responsabiltà precise diventare indistinte, i concetti, già di per sè difficili a maneggiare, saponificati.
    la condizione umana è quel che è; ma scegliere di vivere nella notte in cui tutte vacche sono grigie non mi è mai sembrata un’ opzione accettabile.

  • rosacroce

    “Affrancarsi dalla Natura , intesa nel senso più ampio del termine come il contesto interiore ed esteriore della vita e , al contempo , vita stessa , non è impresa ardua , bensì semplicemente impossibile. Guardiamo alle ultramoderne metropoli con occhio meno superficiali e scopriremo di avere innalzato delle enormi sbarre al cielo per edificare prigioni che concentrano milioni di persone e di anime… Il paradosso di un’Umanità che , cercando di affrancarsi dalla Natura e , più modestamente dal mondo contadino e delle campagne , si consegna ad un enorme carcere ! ”

    risposta:
    sono assolutamente d’accordo.aggiungo,per esempio che i
    greci con la religione pagana, dove ogni parte del mondo naturale era una divinità,avevano un contatto col mondo naturale enormemente migliore del nostro,vivevano in altro mondo.
    noi con la religione ebraica monoteista,ci siamo staccati dal mondo naturale nel vano tentativo di supremazia e dominazione.
    questo ha portato a credere noi di essere superiori agli antichi, cosidetti primitivi,nel pensiero conscio e razionale,
    ma nel mondo dell’inconscio(più grande del conscio)come la mettiamo?
    qual’è il prezzo che paga la nostra società ,e l’individuo nel propio inconscio,per aver scelto questa via?il distacco dalla natura?
    questa è una bella domanda da porsi.
    la mia risposta è che abbiamo perso il meglio della vita,in cambio di balocchi luccicanti e inutili.

  • myone

    Dalla genesi del principio l’ uomo ha scelto sempre di mangiare l’ albero della conoscenza del bene e del male, e ha tralasciato di cibarsi dell’ albero della vita. Oltre che l’ uscita di una dimensione, che e’ il sentire cos’e’ la materia in tutta la sua estensione a partire dal concepirla come idea azione e ragione, il primo evento determinante nel contrario della vita e nel limite che e’ la morte, fu inaugurato da un fraticidio. Nonostante qualsiasi contesto culturale o sociale o storico che si voglia mettere come sfondo, non fa altro che portare in modi diversi, la stessa scena. Non credo propio che la cultura la filosofia e la conoscenza, oggi scientifica tecnologica ed espressa nel meglio che l’ umano possa aver fatto, porti a una soluzione o porti a una distruzione, o sia il peggio o il meglio. Oggi forse, si e’ lasciato il senso della misura e ci si e’ inerpicati in concetti, a vedere cosa le possibilita’ moderne possano fare per estirpare quello che altri movimenti gli vanno contro, creando un patrimonio fondato sull’ avere, l’ avere una supremazia fuori portata del tutto, vincolata ai modi e al sistema che siamo arrivati. Il sionismo non e’ come lo si decanta, altrimenti non starebbe su una sola zona limitata, ma avrebbe un’ azione totale e dirompente. Questo puo’ essere considerato, se il sionismo posto nel suo luogo (isra), non sia l’ ombra e la mano degli usa. Ma io direi come tanti altri, che se non sionizzi te, sionizzano altri, in tutte le forme di valenze, dai soldi al potere all’ avere al decidere per i piu’, e in fine alle ragioni vere o presunte che siano. Questa e’ la genesi di una parte del mondo, quello che vediamo e viviamo e hanno visto e vissuto da sempre.

    Mi piace sapere o sentire che ( vero o no) ora penso cosi, che esistere sta’ a “stare fuori”, e stare fuori significa sopratutto, abbandonare questa logica che tutto e’ ormai tracciato e rimane solo una terra battuta, su cui commiserarsi a vedere dove vengono messe le solite orme di questo girovagare che non porta a nulla o a un gia’ saputo che da’ al peggio. Impossibile fare alcun tesoro di tutto questo gia’ calcato, e pensare che ricalcandolo, o rileggendolo meglio come conoscenza, dia un terreno vergine su cui potersi rispecchiare o almeno ritrovarsi. La dimensione rimane sempre quella personale, fuori da ogni contesto, tanto il contesto ti misura sempre in ogni dove e in ogni tempo te lo vuoi mettere o metterti. L’ arte, e’ il viverti, e li e’ un mondo ancora infinito. E quando si parla di viversi esistendo, non si definisce, ma ci si lascia definire, quando il tutto di oggi e di sempre, lasci che ti crei e che crei, lasciandolo esistere e facendoti esistere. Quando sei te che lo vuoi determinare, sbagli sempre e in ogni modo, quello del subito e quello nel tempo. L’ umilta’ del sapersi cosi, implica che le cose cambiano senza porvi rovine o dictat, senza alterare quello che abiamo come possibilita’, e troverebbero soluzioni inaspettate, perchè ci siamo predisposti a questo, e darebbe piu’ senso alla vita di tutti e del tutto. E questo non e’ poco, sarebbe pure quasi un tutto.
    (pusher)