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VOLATILITA’: LA DECIFRAZIONE DEL PREZZO DEL PETROLIO

DI SHARON ASTYK

Un paio d’anni fa mi capitò di sentire sia Richard Heinberg sia Matthew Simmons segnalare che uno dei maggiori problemi da affrontare per i decenni energetici a venire non sarebbe stato tanto il costante innalzamento dei prezzi, ma piuttosto la volatilità del prezzo del petrolio. In altre parole, fluttuando notevolmente in risposta a circostanze, vincoli di fornitura e alterazioni della domanda, i prezzi non sono in grado di inviarci un messaggio coerente cui noi possiamo reagire.

Come Heinberg scrive nel suo libro The Oil Depletion Protocol “… al diminuire della produzione del petrolio corrisponderà quasi certamente un aumento dei prezzi, sebbene l’entità degli incrementi sarà probabilmente imprevedibile. I prezzi diverranno più volatili”. Vale la pena notare che “volatilità” non indica un aumento perfettamente uniforme e protratto del prezzo, ma piuttosto rapide fluttuazioni. E, infatti, questo è ciò cui stiamo assistendo: il petrolio è aumentato notevolmente in primavera e all’inizio dell’estate ed ora è di nuovo diminuito. In parecchi si chiedono se l’impennata estiva sia stata l’indicatore di qualcosa. Quando il petrolio si è portato nuovamente sotto i 125 dollari, si è diffusa la notizia che le vendite di SUV erano di nuovo in ascesa. Ora da ogni parte arrivano voci a sostenere che in fondo non si è mai trattato del picco del petrolio.

Queste voci trovano una certa giustificazione. Molte persone, dal cui novero non mi escludo, si sono un po’ esaltate per tutta questa improvvisa attenzione alle teorie del picco del petrolio: d’un tratto fanno la loro comparsa i mezzi di comunicazione tradizionali e tutti parlano del prezzo del petrolio e di come potrebbe aumentare ancora, fino a 200, 300 dollari al barile… in qualsiasi momento, la prossima settimana. Era molto allettante (e io personalmente qualche volta ho ceduto alla tentazione) convincersi che la tendenza sarebbe certamente proseguita – come se da un momento all’altro dovessimo veder apparire un’esplicita insegna lampeggiante “è arrivato il picco del petrolio!!!” – ed interpretare gli avvenimenti come prove del picco.

Ma, naturalmente, io sapevo (e la maggior parte degli altri commentatori sapevano) che i mercati non funzionano così e che non è così che probabilmente si manifesterà il picco del petrolio. Infatti, tra noi, quando se ne parlava, per la maggior parte dicevamo cose come “Non posso credere alla velocità con cui sta accadendo”. E spesso, quando non si può credere alla velocità con cui qualcosa accade, probabilmente è il segno che sta per succedere qualcos’altro. Vale la pena ricordarlo.

Quasi certamente l’impennata del prezzo era in parte spinta dalla speculazione, come abbiamo discusso, e come, tra gli altri, ha continuato a ricordarci Greenpa. Nate Hagens ha pubblicato un articolo notevole sul sito The Oil Drum proprio su quest’argomento. Ma molto aveva a che fare con i principi fondamentali del mercato: i principi fondamentali della domanda e dell’offerta. L’offerta è salita un po’ e la domanda è scesa. La differenza tra ora e la scorsa primavera è semplice: la maggior parte degli Americani ha speso gli stimulus check [incentivi sotto forma di rimborso delle imposte indirette inviati nel 2008 dal governo statunitense a tutti i contribuenti per stimolare l’economia, n.d.t.], ha sentito la notizia sulle vacanze in auto e sa cosa sta per accadere finanziariamente. Nel frattempo, la Gran Bretagna è ufficialmente in recessione, i giochi olimpici con la loro enorme spinta energetica sono finiti, e parecchi Paesi si stanno dirigendo verso la recessione o la depressione. E la gente non ha i soldi per la benzina. Nel frattempo, i prezzi degli alimentari rimangono elevati, il che significa che la nuova classe media nelle nazioni in via di sviluppo ha meno denaro da spendere in benzina e in altri dispositivi che necessitano di energia per funzionare. Abbiamo dato molto del nostro denaro ai Paesi produttori di energia e ora non ne abbiamo più per fare acquisti.

E proprio come hanno fatto notare Heinberg ed altri, siamo messi in pericolo più dalla volatilità dei prezzi che da un loro costante aumento. La prossima volta che i prezzi del petrolio balzeranno in prossimità dei 150 dollari, quanti scettici ci saranno a far notare che in passato si sono abbassati, giusto? Anziché spendere soldi per sistemare la coibentazione della propria casa, si dirà “Be’, immagino di poter gestire l’energia a prezzi alti per un altro anno, giusto? Magari l’anno prossimo scenderanno”.

Il che significa trascurare che l’energia a basso prezzo, in realtà, non è un fatto positivo. Tutto ciò che scrissi qui è ancora pressoché valido, e in peggioramento. In 100 nazioni, la crisi energetica è più acuta che mai. I prezzi dell’energia continuano a spremere gli agricoltori, e quelli che, nei paesi poveri, non si sono potuti permettere di piantare alcunché continuano ad avere campi vuoti e la fame da fronteggiare. La crisi per il riscaldamento invernale potrebbe essere meno acuta del 22% in termini di prezzi, ma in termini di gente che sta perdendo il lavoro e non può più accreditare gli acquisti sulla carta, in realtà la situazione potrebbe essere peggiore. La deflazione di sicuro non è da ridere.

Ma la conseguenza di un eccessivo entusiasmo per un qualsiasi trend di breve durata è sia una perdita di credibilità per chi vede le cose solo nei termini più semplici, sia la perdita del messaggio corretto: la questione non viene compresa, e tutti paghiamo un prezzo. La volatilità è uno dei segni più chiari del fatto che siamo vicini al picco e, in generale, uno dei segni più pericolosi, anche per chi, come me, dovrebbe avere gli strumenti per far fronte alla situazione.

Sharon Astyk
Fonte: http://sharonastyk.com
Link: http://sharonastyk.com/2008/09/03/volatilitydeciphering-the-price-of-oil/
3.09.08

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ORIANA BONAN

Pubblicato da Davide

  • AmonAmarth

    Chi ignora il problema e tratta i cosiddetti “peak-oiler” come dei qualsiasi catastrofisti da quattro soldi come fossero dei seguaci di nostradamus non ha semplicemente capito di cosa si tratti. Chi si è informato bene a riguardo sa anche che le previsioni del picco lo fanno ricadere intorno al 2008 con una sigma di 4-5 anni (se ne sapete qualcosa di statistica), facendo una media fra le varie previsioni. Una cosa è certa: il picco stesso, come “evento” non è localizzato in un giorno, una settimana o un mese: non è una macabra festa di un cambio epocale oltre il quale entriamo nell’Armageddon. Anche in questo sta la pochissima serietà con la quale si affronta il problema. E’ la classica politica dell’immeddiato che appare continuamente in televisione: “ok, adesso dì la tua, ma se vuoi che ti creda falla accadere presto così vediamo se hai ragione, tra 5 minuti inizia la partita”. Il tutto ovviamente senza aver minimamente affrontato gli aspetti scientifici che lo riguardano. Noi SIAMO sul picco, perchè quando si parla di picco si parla di PRODUZIONE di petrolio, e la produzione è in stasi da 3 anni (in una funzione la derivata pari a zero ne identifica un massimo o un minimo). Quindi non importa sapere esattamente quando sarà e quanto durerà IL picco, sappiamo che è una realtà che si localizza in questi anni ed è inevitabile, e non ci sarà modo di renderlo spettaccolare per nessuno. E’ semplice ed efficace, tra poco (mesi, anni?) cominceremo a vedere un netto e lento declino della produzione petrolifera con ovvie catastrofi dovute alle guerre per le risorse: una concausa quasi sicura.

    Vi rimando ad un link di ASPO Italia dove Ugo Bardi spiega senza fronzoli e congetture cosa sia il picco del petrolio:
    http://www.aspoitalia.net/images/stories/ugo/piccodelpetrolio_bardi_long_19aug08.pdf

    Sappiamo solo che accadrà e vorrà dire avere meno energia facile per qualsiasi cosa, non è un meteorite del diametro di 1000 Km, ma sarà comunque difficile.

  • reza

    Picco o non-picco, alcune questioni sono importanti per capire quale è la reale situazione:

    Primo- il prezzo del petrolio non viene stabilito dal rapporto tra la domanda e l’offerta, un ruolo di primaria importanza viene giocata dagli speculatori angloamericani e le vicende di questi giorni dimostrano che quando loro vogliono il prezzo sale e quando il prezzo scende è il momento in cui (per vari motivi tra cui queli politici o finanziari)non avvengono speculazioni forti.

    Secondo- il prezzo del petrolio sul mercato, quale esso sia, è completamente indipendente dall’aumento del prezzo e il prezzo che i petrolieri occidentali fanno pagare alla pompa al cosumatore occidentale, poiché il prezzo dei carburanti in occidente è soggetto alle tassazioni/speculazioni interni all’occidente in cui i paesi produtori non hanno alcun ruolo.
    I buoni benzia/gasolio/olio motori che i ministeri degli esteri dei paesi occidentali , come nel resto del mondo, forniscono alle sedi diplomatici sono esentasse, ebbene, con quei buoni, ogni litro di benzina esentasse è pagata al 40% del prezzo alla pompa per i comuni mortali, questo significa che il resto del 60% è gonfiato da tassazioni/speculazioni interne ai paesi , indipendentemente dal prezzo del petrolio sul mercato internazionale.
    Il gioco dei petrolieri in questa è molto chiaro, quando il prezzo del petrolio suol mercato internmazionale sale, esi aumentano i prezzi, ma quando il prezzo internazionale scende, delle vlote anche fortemente conme avviene ora da 157 dollari al 92 dollari al barile, il prezzo alla pompa rimane pressoche invariato.

    Terzo- eccetto per alcuni paesi che riescono ancora a mantenere un costo di estrazione bassa, paesi per i quali vale una particolarità geologica del terreno dove hanno sede i pozzi di petrolio( Iran, Iraq, Kuwait, Arabia saudita, Emirati arabi, Qatar e Bahrain sono tra questi e forniscono circa il 40% del petrolio del mondo), i pozzi di petrolio meno profondi sono quasi tutti esauriti nel mondo, peggio ancora nel mare del nord dove ormai si estrae melma di cui solo il 35% è petrolio e quindi, per arrivare ad altro petrolio bisogna andare molto in profondità e questo costa e incide sul prezzo.
    Diciamo cosi che, l’occidente non ha più leve proprie in questo mercato, il mare del nord e l’Alaska hanno ancora il petrolio ma a profondità tali che aumentano vertiginosamente il prezzo di estrazione, mentre ad esempio in Iraq, basta infilare la cannuccia nel terreno ed esce il petrolio abbondante e buone di cui oltre il 93% è petrolio.

    Insomma, tutto il gioco sporco intorno al petrolio viene svolto dall’occidente, ivi compreso i golpi militari nel passato e guerre preventive di oggi dei neonazifascisti al governo in vari paesi occidentali, ma ciò non viene fatto per “amore del popolo occidentale!” bensi per la tasca di vampiri sionisti che controllano il mercato internazionale del petrolio, gli stessi vampiri che succhiano il sangue anche al cunsumatore occidentale, facendo passare per cattivi i paesi produttori, specialmente se sono paesi islamici, mentre questi paese ci stanno tutti ad un sano interscambio commerciale e senza speculazioni perché ciò è stabilito dalla religione islamica che oggi viene presentato all’occidentale tipico come “la religione dei terroristi”, mentre i veri terroristi stano altrove; in Israele, America ed Inghilterra.

  • macosamidicimai

    “Chi ignora il problema e tratta i cosiddetti “peak-oiler” come dei qualsiasi catastrofisti da quattro soldi come fossero dei seguaci di nostradamus non ha semplicemente capito di cosa si tratti. Chi si è informato bene a riguardo sa anche che le previsioni del picco lo fanno ricadere intorno al 2008 con una sigma di 4-5 anni (se ne sapete qualcosa di statistica), facendo una media fra le varie previsioni.”

    Non so se si tratti di sigma, tau o iota, ma ce le avete fatte diventare quadrate a forza di dire che il picco c’e già stato nel 2002.
    E mo’ ve ne uscite che il picco è da venire? Forse nel 2008, forse piu’ in là…

    Cominciate a fare la media delle vostre previsioni sballate: sigma, tau, beta (id)iota…

  • AmonAmarth

    E’ esattamente quello di cui parlo, si pone troppa attenzione sul “quando” e non sul “cos’è e perchè”, non è poi una questione così difficile: è una risorsa finita e ne abbiamo utilizzata la metà più facile da estrarre, la seconda è difficilmente estraibile per questioni puramente geologiche. Non è per rompere i coglioni ma per sigma si intende “incertezza sulla misura”, e in questo caso si tratta di incertezza sulla data: nessuno dispone di dati così precisi, ma siamo sicuri che la maggior parte dei paesi produttori ha superato il massimo di produzione, ovvero il “picco”. Vorrei precisare che c’è sempre qualcuno che si prende la briga di fare venire il panico alla gente, ed è proprio il caso di quelli che hanno chiamato al lupo sulla questione del picco del petrolio da anni. Io non mi pongo tra questi e come avrai potuto leggere mi piacerebbe che ognuno considerasse il problema solamente per quello che è senza costruirci sopra delle favole fantascientifiche-catastrofiche. Continua a non dare ascolto a chi cerca di prevedere una data, ormai è inutile: sappi solo che ci sarà e per capire che è vero di dati ne abbiamo fin troppi.

  • AmonAmarth

    Ah ecco, ti mando un link che tratta SOLAMENTE DI DATI sulla produzione. Nessuna previsione, nessuna costruzione: solo dati. E’ la produzione mondiale di petrolio e affini dagli anni ’30 ad oggi.
    E’ preso da TheOilDrum ed è aggiornato ad Agosto 2008:
    http://www.peakoil.nl/wp-content/uploads/2008/08/2008_august_oilwatch_monthly.pdf
    Guarda a pagina 2: il “Chart 4” è la produzione totale mondiale dagli anni ’30, il “Chart 2” è una macro sugli ultimi 4 anni.
    Al di fuori di tutto, a me pare abbastanza chiaro che non possiamo andare oltre.
    Se vuoi approfondire scorri il pdf: troverai la produzione di ogni stato produttore. Come puoi notare moltissimi hanno già oltrepassato il massimo: quando più della metà delle nazioni produttrici avrà superato tale punto allora il picco mondiale sarà arrivato. Non mi frega niente calcolare quando, ormai siamo vicini (e intendo anche nel giro di anni).

  • reza

    E’ notizia di oggi:

    l’agenzia internazionale per l’energia ha comunicato che, dietro ad un accordo generale tra i produttori e maggiori compratori mondiali, il prezzo di 80 dollari al barile potrà essere stabilito per un periodo che ambedue le parti si impegneranno a rispettare, per tagliare le mani dei speculatori dal mercato di petrolio e per non permettere che le oscillazioni forti dei prezzi possano causare problemi ai produttori e ai consumatori.
    Il portavoce dell’Opec ha subito risposto dichiarando “80 dollari non bastano a coprire le spese necessarie per investire sull’aumento della produzione che per la crescità vertiginosa del fabbisogno mondiale è diventato obbligatorio per qualsiasi produttore, se questo desidera rimanere tale.”
    Per l’Opec, ha aggiunto il portavoce; “il prezzo giusto è 100 dollari al barile, perché questo corrisponde ai prezzi attuali per mantenere la spesa di investimento sull’aumento della produzione.”

    Credo che da queste parole si potrà capire alcune cose tra cui;
    -che per diversi mesi gli speculatori a Londra e a New york hanno succhiato il sangue a milioni di esserei umani in tutto il mondo , causando un aumento dei prezzi dei generi alimentari che difficilmente tornerà indietro e quindi, mentre noi stavamo attendendo un attentato dei “terroristi islamici” e avevamo paura per la nostra “sicurezza” – questione su cui ci hanno marciato a lungo i nuovi illusionisti inseritosi nella politica, gli speculatori di Londra e di New york; gli intoccabili, quelli che non verranno mai arrestati dalla polizia in nessun paese occidentale, avevano messo le loro sporche mnai nelle nostre tasche, derubandoci dei nostri beni.

    -che per aumentare la produzione del petrolio, come cercavo di farvi capire nel mio precedente commento, bisogna spendere di più, andando a cercare il petrolio a profondità maggiori dove, al contrario di quello che si pensa, per ricerca satellitare, si sa che esiste tanto petrolio.
    Esempio; solo l’Iran né ha ancora 134 miliardi di barili.

  • AmonAmarth

    Ciao reza, come avrai capito mi interessa molto tutta la questione sull’esaurimento delle risorse energetiche. Volevo chiederti delle precisazioni sull’ultimo dei tre punti che hai postato: “-che per aumentare la produzione del petrolio, come cercavo di farvi capire nel mio precedente commento, bisogna spendere di più, andando a cercare il petrolio a profondità maggiori dove, al contrario di quello che si pensa, per ricerca satellitare, si sa che esiste tanto petrolio. Esempio; solo l’Iran né ha ancora 134 miliardi di barili.”. Premo su questo punto perchè credo che su questo si basi l’intera questione della mancanza di percezione del problema. Sono un po’ un rompi palle, però volevo precisare una cosa: di tutti i giacimenti petroliferi scoperti nessuno è totalmente esaurito, e ciò dipende esattamente dal fatto che man mano che si va avanti con lo sfruttamento di ognuno di questi il rapporto fra l’energia utilizzata per estrarre petrolio e l’energia che effettivamente restituisce la quantità di petrolio estratto aumenta in continuazione fino a giungere all’unità, ovvero fino a rendere insensata l’estrazione stessa. Volevo quindi interpretare alla luce di tutto questo gli ultimi fatti (nell’ultimo anno) sulla questione dell’oscillazione dei prezzi al barile: la situazione è anomala e ciò è semplicemente dovuto alla produzione mondiale “a campana” che pare essere arrivata al culmine, o perlomeno siamo vicini al momento in cui accadrà (vedi http://www.peakoil.nl/wp-content/uploads/2008/08/2008_august_oilwatch_monthly.pdf, da TheOilDrum). Tutto qui, volevo solo evitare che si dicano in giro cose che possano far venire false speranze alla gente, mentre dovrebbe essere meglio pensare ad un rimedio al più presto, ovvero una produzione di energia sostenibile negli anni a venire. Un saluto!