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VOGLIO ESSERE GRECO

DI ALESSIO MANNINO
ilribelle.com

Mentre la Grecia brucia, a Roma impera il fatalismo idiota dei servi. In Italia gli indignati sono spariti, i forconi si sono ammosciati, le destre e le sinistre istituzionali banchettano al centro, Napolitano sermoneggia senza limiti, Monti fa gli inchini alla comunità finanziaria di Wall Street e si fa dire quando pisciare all’imperialista di velluto Obama, e lei, nostra signora Bce, con il grande sacerdote Mario Draghi domina incontrastata.

Teppisti e pecoroni

I pochi, sparuti “teppisti”(1) politici e intellettuali che s’azzardano a far stecca sul coro gregoriano – laude, laude al dio mercato e alla divina Eurolandia – e cioè i soliti revanscisti rossi e neri, gli antagonisti, i signoraggisti, Grillo, Chiesa, i decrescisti, ribelli e cani sciolti vari sono oscurati o ridicolizzati, come da prassi. La masse tace, imbelle, pronta al taglio della gola, già essiccata e afonizzata dalle mazzate torturatrici note come decreto salva-Italia e decreto cresci-Italia.Per quale motivo non scoppiano non dico rivolte, ma almeno focolai di protesta, come sarebbe naturale aspettarsi contro una tecnocrazia bancaria che aumenta le tasse, fa strame di diritti sociali e per giunta agita il ditino spiegandoci che la merda liberista è oro? Lo ha scritto come meglio non si potrebbe il sempre corrosivo Marco Cedolin (2), e perciò lascio volentieri la parola a lui: «La ragione in fondo è di una semplicità disarmante. Avete mai visto dei cittadini andare a protestare, senza essere stati chiamati a farlo da qualcuno? Che si trattasse di un partito, di un sindacato, di un’organizzazione, di un movimento o di un comitato, alla base di qualsiasi protesta c’è sempre stato un soggetto che chiamava il popolo a raccolta. … Ogni soggetto potenzialmente pericoloso è stato cooptato, affinché si prodigasse per tenere la gente ermeticamente chiusa in casa, magari davanti alla Tv, di fronte a qualsiasi decisione venisse presa».

La favoletta della “medicina amara”

Fatta la diagnosi, procedendo all’inverso descriviamo i sintomi della malattia. Siamo come in una bolla d’ovatta, in cui la realtà che pur viviamo sulla nostra pelle non è compresa perché filtrata da un immaginario completamente falsato, manipolato dai chierici dell’informazione, stravolto da un racconto infantile ammanitoci come unica verità possibile. Questa: there is no alternative, l’austerity è una medicina amara contro cui si può scalciare ma che va ingollata. Un po’ come l’olio di fegato di merluzzo, una tremenda schifezza che un tempo si credeva salutare, salvo poi scoprire che non serviva a un bel niente. Oggi, con le supposte prescritte dal dottor Monti è molto peggio: non soltanto non fanno il nostro bene, ma hanno il criminale difetto di legarci alla catena del mondo globalizzato e dei suoi poderosi business privati. Ci ammazzano di tagli e sacrifici e ci dicono che lo fanno per il nostro bene. Monti e i banksters come novelli Torquemada, la nuova inquisizione sub specie Europae.

Eppure capire dove sta l’inganno non è difficile, basta compiere un comune ragionamento di do ut des, solo spostandolo dal piano individuale a quello collettivo. Quando ciascuno di noi mira ad un obiettivo e questo comporta una serie di sforzi e privazioni, accettiamo di sopportarne il peso se esso ci è chiaro e siamo certi che costituirà un vantaggio palpabile, concreto – e non solo in termini pratici e di tornaconto, ma anche, dio voglia, ideali, nobili. Sacri, appunto. L’etica del sacrificio è doverosa. Non così la retorica, che è retorica appunto perché il sacro per cui ci si sacrifica non è sacro per niente, e non assicura alcuna convenienza, nessun ritorno di maggior benessere, economico o esistenziale che sia. E questo è il caso dell’imperativo categorico che non da oggi, ma da decenni, per lo meno da quando abbiamo i calzoni corti noi che siamo trentenni, i signori del denaro e i loro maggiordomi dei partiti ci fanno passare come inderogabile, immarcescibile, indefettibile: stringere la cinghia, che per molti significa far la fame per un miraggio chiamato “crescita”. Questa benedetta crescita non è mai abbastanza, perché per sua interna logica non ha mai fine, è senza posa, infinita. E così lo diventano anche i torchiamenti, fiscali, lavorativi, sociali a cui veniamo sottoposti dagli illuminati che la sanno sempre più lunga – perché loro capiscono e interpretano per i mortali il verbo delle agenzie di rating, delle banche centrali e di quei benefattori disinteressati e puri di cuore che fanno il bello e il cattivo tempo nelle piazze borsistiche. Siamo schiavi rassegnati ad esserlo e illusi di non esserlo, e questo è tutto.

Reich europeo

Il tabù Europa è un caso da manuale. Ci avevano raccontato, i sapienti europeisti, che l’unione degli Stati del vecchio e caro continente doveva realizzarsi a tutti i costi, ma proprio a tutti, pena un ritorno alle guerre e chissà quali altre immani catastrofi. Risultato: non c’è stata alcuna effettiva federazione politica, bensì un’operazione di eugenetica istituzionale che ha messo una facciata di pseudo-democrazia (il parlamento-parlatoio di Strasburgo, la commissione-specchietto per le allodole di Bruxelles) ad un sostanziale e illegale potere legibus solutus della Banca Centrale di Francoforte, in stato di minorità rispetto all’omologa Fed americana e terminale degli interessi dei grandi istituti di credito e d’affari, specialmente tedeschi. I trattati che hanno costruito l’edificio di cartapesta eurocratico ne hanno modellato i contorni secondo un progetto fatto su misura per le esigenze e le idiosincrasie della Germania. Perciò, economie e società come quella italiana o spagnola, ma anche della stessa Francia, diverse – grazie al cielo – dal rigorismo matematico e ragionieristico di Berlino, sono state letteralmente violentate, costrette ad adeguarsi a politiche di bilancio e del fisco che non collimavano con i propri bisogni, ma con quelli del Reich finanziario. Amato, Ciampi, Prodi – ma mettiamoci dentro pure il Berlusca, che opposizione all’eurocrazia non ne ha fatta mai, vedi ratifica plebiscitaria dell’esiziale Trattato di Lisbona, anno 2007 – erano tutti entusiasti nell’operare alacremente per fare dell’Italia un paese economicamente e politicamente subalterno alla Grande Germania, condannandolo ad una vita di dolori senza una degna contropartita. Questa violenza ha un nome preciso: euro, la moneta col debito intorno. Bell’affare abbiamo fatto, mentecatti europeisti senza se e senza ma… Le fiamme e i saccheggi della Grecia disperata non insegnano nulla, benché avrebbero molto da dirci, poiché la cura omicida che ha fatto stramazzare e impazzire il cavallo ellenico è la stessa che propinano a noi, con tanto di inviati dell’Fmi a monitorare – leggi: controllare, non si sa mai – le scelte del duo Monti-Napolitano. Ma si vede che bisogna proprio giungere a non avere più niente da perdere nel vero senso della parola, per alzare la testa e guardare agli esempi di un’altra via – all’Argentina, all’Islanda, al Venezuela, o almeno alla Gran Bretagna e alla Danimarca, che nell’Ue sono presenti ma si sono ben guardate dall’adottare la moneta unica.

L’articolo dei cretini

E se anche questo non basta e volete una prova del pecorismo italiano che più prova non si può, si consideri il tema che fa da padrone nell’agenda setting nazionale: l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, che tutela le maestranze delle aziende con più di 15 di dipendenti dal licenziamento senza giusta causa. C’è un arco costituzionale di pensiero che va da chi vorrebbe abolirlo tout court (un ex ministro Sacconi che si dice ancora socialista pur essendosi tramutato in un ircocervo, mezzo liberista e mezzo catto-talebano) a chi lo vorrebbe modificato senza troppi fondamentalismi, ammettendone comunque la sostanza, che è la possibilità di licenziare per sole cause economiche, ovvero a discrezione dell’imprenditore (un Damiano della sinistra Pd, per capirci). Ora, sinceramente ci appassiona poco il dibattito che si è riattizzato dopo il vittorioso muro che eresse la Cgil di Cofferati nel 2001. È sommamente cretino fissarsi su questo punto, ancorchè altamente simbolico – e i simboli in politica contano parecchio – se poi si lascia correre il bulldozer turbo-liberista a schiacciare tutto ciò che incontra. Voglio dire: che senso ha incaponirsi su un articolo di uno statuto superato e che fa acqua da tutte le parti quando la diga è già rotta da quel dì, dal pacchetto Treu (centrosinistra, 1996) e dalla legge Biagi-Maroni (centrodestra, 2000)? Invece di stare sempre sulla difensiva, la sinistra sindacale dovrebbe giocare d’iniziativa e proporre un sistema di relazioni contrattuali completamente rinnovato. Ma per far questo dovrebbe esistere una sinistra politica degna di questo nome, cioè dotata di una cultura teorica. Discutere di decrescita volontaria, economia locale e sovranità monetaria è come parlare arabo, con gente come la Camusso, ma anche come Landini o Cremaschi, industrialisti di tre cotte. Su questo, come sanno i nostri lettori, abbiamo abbandonato ogni speranza da anni: la sinistra non soltanto è un esempio preclaro di imbecillità, ma oltretutto è pappa e ciccia col padrone, sia consapevolmente quando lo professa in tutta la sua plateale ingenuità (sto parlando di quella cosa denominata Pd), sia quando si ammanta di ultra-conservatorismo retorico da un lato e rivoluzionarismo parolaio e fuori tempo dall’altro (la poetica vendoliana, le pippe vetero-marxiste dei residuali partitini falce e martello).

Vorrei essere greco

Ci sarebbe da dire due parole anche sulla religione che issa la Nato e l’alleanza-sudditanza agli Usa come totem intoccabili ed eterni quando invece sono in rovinoso declino (la sconfitta in Afghanistan contro i Taliban ne è l’emblema), ma mi fermo qui, esausto. Dico solo che vorrei essere argentino, islandese, venezuelano, persino afgano o anche greco, ma italiano no, italiano non vorrei esserlo più. Ma tant’è. L’arma che so usare, la penna, la uso comunque per la mia idea d’Italia e di mondo anche se i miei compatrioti dormono il sonno dei beoti. Aristofane: «Chiunque è un uomo libero non può starsene a dormire».

Alessio Mannino
www.ilribelle.com/
23.02.2012

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

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Note

1. Scriveva Giuseppe Prezzolini a proposito della “Settimana rossa” nel 1914: «Si possono fare rivoluzioni senza “teppa”? Non lo crediamo. Le rivoluzioni non si fanno né con gli studiosi, né con la gente in guanti bianchi. Un teppista conta più d’un professore d’università quando si tratta di tirar su una barricata o di sfondare la porta d’una banca. (…) Con la “gente per bene” il mondo non andrebbe avanti. E se talora è necessario uno strappo, una violenza (“la violenza è la matrice delle nuove società”, disse Marx, e il culto della violenza ci è stato insegnato da Sorel), chi chiameremo a compierla? (…) Un idealista non deve considerarle [le torbide forze che parlano coll’incendio e colla distruzione] come un borghese chiuso nelle quattro assi di quella bara che è suo interesse particolare. (…) la “teppa” di ieri è la nobiltà di oggi. La “teppa” di oggi potrebb’essere la nobiltà di domani», La Voce, giugno 1914.

2. M. Cedolin, “Cambieremo il modo di vivere degli italiani”, 9 febbraio 2012 http://ilcorrosivo.blogspot.com/2012/02/cambieremo-il-modo-di-vivere-degli.html

Pubblicato da Davide

  • Affus

    si, è vero, ma come potrebbe alzare le barricate la teppa per cambiare le cose, potrebbe anche farlo una truppa militare e si cambierebbe prima tutto. Comunque l ‘importante che ci sia la firma del popolo sempre .

  • Noumeno

    Ed il Fiscal Impact con rientro del debito al 60 % del pil in 20 anni ? Significa che per 20 anni devremmo subire una manovra correttiva di 45 MLD all’anno mantenendo il pareggio di bilancio, o in alternativa in una crescita almeno del 3% annuale in un paese senza infrastrutture, innovazione, ricerca, industria ecc.

  • ral

    Mi domando comunque cosa ci stiano a fare ancora in parlamento pd e pdl e tutti gli altri cialtroni mangiapane a tradimento.

    Tanto tutto quello che decide Monti passa.

    Allora teniamoci Monti ed i suoi ministri e gli altri mandiamoli a casa a calci nel culo.

    Così la responsabilità è di Monti e dei ministri e non di altre 1000 persone scarse.

    Se a medio termine ci porta dove dice bene, se ci riduce sul lastrico ricordo che piazzale Loreto è sempre lì…..

  • totonno

    “che la merda liberista è oro?”
    Quand la merda la munta a scan o la spusa o la fa dan !!!!

  • IVANOE

    Mannino sei giovane.
    Comunque bell’articolo ben scritto e che ricalca fedelmente il momento decadente della società dell’individuo e della vita politica.
    Però mancano le cause che hanno portato tutto questo.
    Bisogna partire dal 1945/46 quando gli amendola i pertini i togliatti venduti agli americani fecero disarmare senza colpo ferire i partigiani rossi che erano molti di loro morti ammazzati per liberare l’italia e creare una società più giusta ed a quei tempi avanzata perchè vedevano la russia come faro sulla quale orientarsi.Quindi già quasi settanta anni fa i politici venduti avevano tradito l’ideale socialista.
    Poi gli americani risdoganarono i fascisti e il resto è la storia di oggi.
    Con lo sdoganamento dei fascisti e dell’influenza usa negli anni 50, 60 e 70 ecco che la mentalità di parte degli italiani cambia.Quelli appoggiati e più furbi costruiscono case abusive, leccano il culo per entrare allo stato, aprono attività commerciali sfruttando le conoscenze per avere le esclusive sui prodotti, molti hanno facilità a ricevere credito per aprire attività, nei paesi italiani è sufficiente che uno diventi sindaco e tutti i parenti diventano costruttori con facilità a costruire dappertutto.In sostanza caro Mannino in quegli anni vien fuori la vera indole dell’italiano : l’opportunismo…E chiaro solo per quella parte dell’italia benedetta dalla DC e dai preti.Un partito dell’opportunismo che è sempre stato trasversale ma che ha creato dei sfaceli indescrivibili tra la gente.La gente è diventata sospettosa, invidiosa, demoralizzata, incattività , indispettita, operai che da sinistra sono passati a destra, gente che non fidandosi più si sono messi a fare i furbi a diventare scorretti e tutto questo a generato scollamento, scollegamento egoismo e facendo afforndare la solidarietà.Chiaramente tutto questo è stato orchestrato ad arte contro le masse che erano prive di protezione fin dal 1946.
    Poi qualche cretino si è messo a fare il cane sciolto il terrorista teleguidato anche tutto questo previsto ed è andata a finire come è andata a finire.
    E allora Mannino come si risolve il problema del pecorismo ?
    Facendo come stanno facendo da molti anni i centri sociali.Ignorando la cittadinanza comune come la nostra, operai impiegati che vogliamo ancora vivere con il miraggio di diventare dei piccoli borghesi.La gente dei centri sociali ha capito.Ha abbandonato qualsiasi supporto alle lotte operai e si sono messi a vivere la loro vita alternativa in una dimensione diversa, sono usciti dal consumismo e da tutti quei luoghi comuni di una società capitalistica che ci danno la carota ( sogno di vacanze, case con il parquet, figli ingegneri, astronauti ecc. ecc. ).Ecco se noi normali, giusti non usciamo da questi luoghi comuni ignorando la società dei consumi è inutile non nè usciremo mai.Loro sono molto più forti hanno lo sterco del diavolo i soldi e con questi comprano gli uomini.Per quanto riguarda le rivolte greche,Mannino ti consiglio di documentarti sul caso moro.Secondo me sono solo rivolte etero-dirette. Non hanno portato a nulla.Un pò di incendi qualche povero poliziotto bruciacchiato e poi ? Non mi sembrw che ci sia stata la presa della bastiglia.La grecia è rimasta nell’euro…. o no ?

  • xcalibur

    L’euro non e’ che un alter-ego del dollaro, e’ una sorta di dollaro mascherato, non e’ mai stato ne sara’ mai una reale alternativa al dollaro,
    entrambe le valute fanno riferimento agli stessi potentati oligarchici
    sovranazionali, si potrebbe dire che vengono stampate nella stessa tipografia….
    La Germania poi, agendo per cosi’ dire, da Vicere’ , fa’ la voce grossa per conto terzi ri-mettendoci la faccia. in questo modo appare l’unico “colpevole, e fa da copertura ai veri padroni dell’Europa…

  • Jor-el

    No, l’euro è SOTTO IL CONTROLLO del dollaro