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VITTORIO ARRIGONI, VITTIMA DIMENTICATA DI UN PROCESSO FARSA

DI FRANCESCO BATTISTINI
corriere.it

La mamma del pacifista italiano: «A Gaza solo delusioni e rinvii E dal governo italiano nessun aiuto» Da sei mesi e dopo una dozzina di udienze, il dibattimento è impantanato nelle procedure della corte militare di Hamas

GAZA — Inutile bussare. Non apre nessuno. Alle 10 di giovedì il tribunale di Gaza City è chiuso, la porticina verde sbarrata. Ma non doveva esserci l’udienza del processo Arrigoni? «Rinviata». Una volta, qui c’era l’asilo degli Arafat. Oggi, che vi abita la giustizia di Hamas, nell’atrio umido c’è un usciere in ciabatte e con le risposte scritte su un foglio: «Niente processo! Ragioni di sicurezza! Non ha visto che gl’israeliani bombardano? ». Ma se hanno smesso da tre giorni… «No, è troppo pericoloso. Per l’incolumità dei giudici, degl’imputati e anche vostra. Giusto rinviare». A quando? «Non lo so».La delusione è di pochi. Qualche amico, qualche giornalista, nessuno che si sorprenda. Va così da mesi: una procura non tradotta, una carta senza timbro, un testimone assente (in)giustificato, il pubblico ministero che s’è dimenticato a casa le domande da fare, gli avvocati che non possono stare vicino alla gabbia… «Ogni volta ne inventano una», sorride Nathan Stuckey, 34 anni, che faceva il broker a Chicago e adesso vive da cooperante dell’Ism, l’International Solidarity Movement: «Diciamo che i tribunali veri sono un’altra cosa. E che l’attenzione del mondo, ecco, non è proprio quella del processo O.J. Simpson…». In piedi, entra la corte. Anzi no. Fra un mese sarà il primo anniversario della morte di Vittorio «Vik» Arrigoni, il pacifista che viveva a Gaza e che nello spazio d’una mezza giornata fu rapito, picchiato, videoripreso e subito strangolato col fil di ferro da un gruppo di salafiti fanatici.

Da sei mesi e una dozzina d’udienze, il processo ai quattro imputati è impantanato nelle procedure della corte militare di Hamas, nel silenzio quasi totale dei media, nel disinteresse generale dell’opinione pubblica. Gli assassini hanno confessato, tutti. E se a Gaza di solito basta mezz’ora di processo per infliggere un’impiccagione, qui la si tira per le lunghe e senza ragioni evidenti. «In teoria, almeno due dei quattro rischiano la forca — anticipa il procuratore generale, Ahmad at Allam, basco verde e Corano sul tavolo —. Ma un mese fa ci è arrivata una lettera della madre di Arrigoni. Ci dice d’essere contraria alla pena di morte: ne dovremo tenere conto». Giovani, le barbe lunghe, ogni volta che arrivano in aula i killer fanno le star. «È già tutto deciso, la prima udienza li ho visti ridere e m’è venuta la nausea », ha raccontato Ebaa Riziq, palestinese e il nome di Vik tatuato sul braccio. «Gl’imputati e i loro familiari hanno un atteggiamentomolto ostile—dice Rosa Schiano, 29 anni, volontaria napoletana dell’Ism —. La cosa incredibile è che in aula possono parlare, confabulare, passarsi messaggi. L’ultima volta che è successo, mi sono alzata io e ho protestato».

Quando Vittorio fu ucciso dai palestinesi, lui che a Gaza era venuto per aiutare i palestinesi, lui che contestava a Israele il diritto di sigillare un milione e mezzo di persone, la bara non fu rimpatriata da Tel Aviv. Hamas non sta ricambiando tanta amicizia. L’inchiesta è riassunta in due paginette di mattinale: si sa chi è stato; non si sa se, quando e a quanto potrà mai essere condannato. L’ultimo che vide Arrigoni vivo, Salman Hat, il custode della casa dove viveva, non è neppure stato ascoltato. Due degl’imputati erano a libro paga di Hamas: non hanno ancora spiegato chi li abbia mandati, né perché abbiano scelto proprio Vittorio. Gli stessi giudici, barbe lunghe uguali a quelle degl’imputati, si guardano bene dal chiedere qualcosa di più delle semplici generalità. Anche la mente della banda, Abdel Rahman Breizat, il misterioso giordano entrato nella Striscia due settimane prima del delitto: si disse subito che volesse scambiare l’ostaggio Arrigoni con lo sceicco salafita Al Maqdisi, sua guida spirituale, detenuto a Gaza. Ma nessuno potrà mai accertarlo: il giordano, con un altro del gruppo, fu ammazzato subito dalla polizia islamica. «Ho contattato ad Amman il fratello di Breizat — racconta Khalil Shanin, del Centro palestinese per i diritti umani — e ho capito che la versione dello sceicco non regge. Il capo della banda sosteneva la resistenza palestinese, era stato un anno a Londra pagato da Amman. Che c’entrava coi salafiti?».

Qualche settimana fa pure il basista, Aamer Abu Ghula, uno che sa molto, è stato inspiegabilmente scarcerato ed è sparito. «Anche in Occidente ci sono i processi in absentia — dottoreggia il procuratore Allam —e comunque gli stiamo dando la caccia », come se fosse complicato trovare un latitante in un’area chiusa di 40 chilometri: Aamer se l’è data a gambe attraverso i tunnel, probabilmente, e dicono se ne stia in Egitto.

Questo processo è una farsa triste. «Non ho mai visto una cosa tanto approssimativa », è sconsolato Gilberto Pagani, l’avvocato della famiglia Arrigoni: «Sono riuscito ad assistere a un’udienza soltanto. Ma anche se le avessi seguite tutte… Non viene fuori niente. Gl’interrogatori sono ridicoli. Gli atti evasivi. I testimoni non ci vengono comunicati. Ci siamo costituiti parte civile, ma non siamo stati ammessi in aula perché la legge militare non lo prevede«. L’Italia, di questi tempi così attiva nella tutela dei marò in India, in aula non s’è vista. Hamas è considerata un’organizzazione terroristica, Roma non la riconosce come interlocutrice e a questo processo non ha mandato, mai, nemmeno un osservatore.

La mamma di Vik, Egidia Beretta, sindaco lecchese di Bulciago, assieme all’avvocato ha scritto al presidente Napolitano, agli ex ministri degli Esteri e della Giustizia, Frattini e Nitto Palma, per chiedere conto di tanta indifferenza. Nessuno ha risposto: «Le mie lettere sono cadute nel nulla — dice — il governo italiano non ha fatto nulla. Dalla Farnesina non abbiamo più avuto contatti né notizie da aprile. Evidentemente, l’uccisione d’un volontario italiano è una cosa di poco conto e ancora di minor conto è il rispetto verso la sua famiglia. A dicembre ho scritto anche ai nuovi ministri, Giulio Terzi e Paola Severino.

In febbraio, m’ha finalmente risposto la Guardasigilli. Per dirmi d’aver incaricato i collaboratori d’esaminare la vicenda. E per farmi sapere quanto ammirasse la mia contrarietà a un’eventuale pena di morte. Me l’ha insegnato Vittorio, “restiamo umani”: come potrei, altrimenti, ripetermi quella sua frase?». Papà Arrigoni è morto qualche mese dopo Vik ed Egidia ha dubitato con lui, fino all’ultimo, di troppe superficiali verità: «Sul processo, all’inizio ero fiduciosa. Ora provo delusione, non riesco a vederne la fine. Né la risposta a quel che noi vogliamo veramente sapere: perché? Vittorio, proprio in quei giorni, era alla vigilia del rientro. Se non piangessi, mi verrebbe da sorridere quando sento che l’avrebbero colpito perché era troppo “occidentale”: Vittorio era palestinese fra i palestinesi. Come si può credere che, di sua volontà, un giovane giordano entri nella Striscia attraverso i tunnel e appositamente per colpire Vittorio? Posso essere scettica?».

Mamma Beretta forse riuscirà a vedere Gaza per la prima volta il 15 aprile, l’anniversario, quando a suo figlio sarà intitolato un nuovo pozzo d’acqua destinato a ventimila famiglie di profughi. Ad aspettarla, se verrà, un vecchio con la faccia rugosa, Farur Gharami, 64 anni. È il papà d’uno dei quattro, Khader, il palo: «Voglio solo dirle grazie perché ha chiesto di non condannarli a morte». Piove, nella baracca gelida del campo di Shaati. E Farur ha in braccio una neonata seminuda. Nell’altra mano una torcia, perché a Gaza la luce manca da più d’un mese. Il vecchio piange: «Mio figlio è stato un pazzo. E noi la morte ce l’abbiamo già dentro».

Francesco Battistini
Fonte: www.corriere.it
16.03.2012

Pubblicato da Davide

  • tania

    Caro Corriere della Sera , Michele Gorgio ci informa ogni settimana degli sviluppi di questa farsa ( e qui siamo d’accordo ) . Ma ci informava della quotidiana tragedia palestinese anche l’anno scorso , prima che Vittorio venisse assassinato dai mandanti israeliani , e quando il Corriere della Sera preferiva dare spazio ai vari Saviano/Frattini/FiammaNirenstein piuttosto che a Vittorio Arrigoni .

  • Highlangher

    Vik era un uomo vero, di un umanità incredibile, e ha fatto di più lui da solo di tutto questo governo di fantocci, ladri e inquisiti, in tutta la sua esistenza. Un plauso alla coraggiosa madre, che spero si consoli pensando a quante persone ha aiutato suo figlio.

  • viks83

    I politici italioti sono impegnati nel manifestare con Forza Nuova per portare a casa due possibili assassini. Nessuna parola per chi rischiava la vita ogni giorno per i diritti civili.

    i giornali invece sono impegnati nel mettere su un palco il pupazzo bonario di Saviano. Uno che non sa nemmeno perché è famoso e di fronte a un microfono non sa cosa dire e cerca disperatamente di tirare fuori qualcosa di intelligente per prendersi il suo meritato applauso, che poi puntualmente arriva.

    Un mondo alla rovescia.

  • grillone

    anchio, tutto sommato, sono dalla parte del popolo palestinese. ma la signora arrigoni, dal governo di gaza, non poteva aspettarsi niente! si tratta di una regione tra le piu corrotte del mondo; oltrechè asservita(parlo delle istituzioni)a fanatici integralisti che noi non riusciamo neppure a immaginare

  • cardisem

    Nessun processo potrà restituire in vita il nostro Vittorio Arrigoni. Mi chiedo cosa in fondo ci si aspetti da un processo. La verità? Quale verità? Non la sappiamo già? Non sappiamo perché Vittorio si trovava in Gaza e chi solo poteva avere interesse alla sua morte? Parlare di Gaza dimenticando che è una sorta di prigione, anzi un lager, e pretendere l’evolversi dei sistemi processuali ai quali siamo abituati credo significhi non aver compreso la specificità di una realtà come quella di Gaza. Non solo Vittorio Arrigoni è stato ucciso, e prima di lui Rachel, di cui proprio oggi ricorre l’anniversario della morte, ma molti altri sono stati uccisi, vengono uccisi ogni giorno, saranno ancora uccisi in un genocidio che dura da oltre un secolo… Non comprendere questo ed aspettarsi un banalissimo processo mi sembra surreale… Si forse un processo alla Kafka. Basta vedere come i sionisti nostrani continuano ad insultare la limpida figura di Vittorio Arrigoni.

  • antiUsrael

    il corriere del sionista? Puah!
    Ma i padroni del mondo sono sempre impuniti e se sburattinano mezzo mondo figuriamoci quei bombaroli insulsi di Hamas.
    Curioso notare che a finanziare la flottiglia sia il tiranno genocida emiro del Qatar(lo stesso che manda i suoi tagliateste salafiti a Gaza,in Iraq,in Libia ed ora in Siria) come rivela anche Joe Fallisi:
    http://www.youtube.com/watch?v=151-Pz20pr4
    (vedere dal minuto 15)

    Quando Vik era in vita l’unica cosa che conoscevo era il video in cui svergogna Saviano di sion, poi come molti scoprii veramente chi era questo grande uomo:un vero pacifista ed attivista per i diritti umani(una parola che ormai non dice quasi più niente visto chi la sta usando senza pudore) divenuto martire per mano salafita(Qatar-Usraele).
    E’ uno dei pochi pacifisti che con la sua purezza tenera riesce a commuovere veramente.
    Fu un esempio di come sia possibile anche quella via senza essere inquinati dalle mire dei criminali pacifinto-mondialisti anche se fanno di tutto per occultarne la memoria.
    http://www.youtube.com/watch?v=Xg2j0mx88kk

    Grazie Vik

  • geopardy

    Io l’ho conosciuto di persona, ho provato un’irresistibile fascino, quando è morto non ho chiuso occhio per due giorni.

    Per restare fedele alle sue sacrosante idee, non biasimo la giustizia in un paese sconvolto da ogni tipo di angheria possibile e dove neanche un bambino di 2 anni ha la possibilità di sapere cosa sia la giustizia.

    Non mi ergo a giudice dei giudici di un popolo che in quasi 90 anni, nella terra in cui vivono, non hanno mai avuto modo di apprendere per un solo minuto il valore della giustizia.

    Un popolo utilizzato per i fini più oscuri da tutte le nazioni del medioriente, in primis Israele e giù a seguire e da tutte le potenze succedutesi nell’ultimo secolo.

    Un popolo che anche in questi giorni subisce attacchi, distruzione e morte, in un paese dove tutto viene sistematicamente distrutto da Israele e quasi nulla rimane per essere considerati appartenenti al genere umano.

    Quanti processi infiniti e strani ci sono stati e ci sono tutt’ora qui da noi?

    Ci sono e non veniamo minacciati proprio da nessuno e viviamo, almeno ancora, con ogni tipo di agio.

    Non voglio cadere nella trappola psicologica del “guarda Arrigoni come è finito, loro stessi lo hanno ucciso e lui li difendeva”, uno dei primi commenti dei giornali israeliani.

    In un paese così martoriato non mi resta difficile credere che esista la corruzione, essa è ovunque, anche dove c’è il più sfrenato benessere, figuriamoci lì se non potrebbe attecchire.

    Restiamo umani, anche se a volte è realmente difficile.

    Ciao

    Geo

  • AlbertoConti

    Il cerchiobottista Battistini dipinge un quadro incomprensibile, e centra così il suo obiettivo, con l’imparzialità di Ponzio Pilato. Veramente abile, campione di meritocrazia montiana, s’è guadagnato la pagnotta da sappiamo chi. Giornalisti così a Vittorio non sarebbero degni neppure di allacciargli le scarpe. Ma non lo sto biasimando, anzi mi ha favorevolmente stupito questo pezzo, il meglio del peggio. Ed ho anche imparato qualcosa. Non sapevo della morte del padre, forse il particolare più eloquente sulla verità che questo nostro eroe ha cercato di portarci, come un fiore sul letame.

  • cardisem

    Io non ho bisogno di conoscere la verità: la so già. Vittorio è stato ucciso dal sionismo. Oggi esce un articolo vomitevole della Nirenstein, che sa tutto lei… Ma allora se lei sa tutto, che bisogno c’è di un processo per sapere la verità. Basta andare da lei per saperla, da lei che evidentemente ha fonti attendibili e sicure. Mi sembra un pantano quella della richiesta di un “giusto processo” in un paese martoriato da una pulizia etnica e da un genocidio che dura da oltre un secolo… Vittorio lo sapeva bene e lo andava dicendo: per questo lo hanno ucciso. Che dobbiamo sapere di più?

  • flespa
  • VeniWeedyVici

    Hamas è corrotta, Arrigoni un eroe.

  • Earth

    Ha combattuto una guerra contro l’inumanita’ internazionale, molto lontana dagli interessi dei suoi connazionali. L’ha combattuta male ed e’ stato sconfitto. Se si e’ in pochi a combattere un colosso bisogna utilizzare l’intelligenza, non ne ha avuta ed e’ stato anche dimenticato. Una morte inutile.

  • geopardy

    Rielaborare con intelligenza è richiesto a noi, non a lui.

    Lui ha dato il più che ha potuto e gli è costato il massimo prezzo.

    L’epitaffio finale del suo ultimo video condensa tutto ciò che egli pensasse.

    Per far capire qualsiasi cosa serve l’esempio, altrimenti si rimane nel mondo della comprensione teorica.

  • AlbertoConti

    L’ha combattuta benissimo e l’ha vinta nel migliore dei modi, da eroe.

    Proprio tu parli d’intelligenza, tu che non hai capito un cazzo

  • cardisem

    Dimenticato Arrigoni certamente no!!! Sarà l’unica cosa degna di essere ricordata. Inutile la sua morte certamente no! Quanto poi alla strategia ed all’intelligenza bisogna vedere che ne ha: Nel tuo commento ingeneroso non trovo né intelligenza né strategia. Ma appunto sono io che magari sono così poco intelligente da non vederla. E tu sarai così generoso da spiegarcela meglio. Quando si fanno affermazioni come le tue, praticamente diffamatorie di un “eroe”, bisogna essere molto persuasivi ed argomentare molto bene… Non si possono buttare lì le cose come quando ci si toglie le scarpe la sera…

  • Earth

    Eroe lo e’, non lo metto in discussione. A cosa e’ servita la sua morte, questo metto in discussione. E’ stato creato un meccanismo di assorbimento e annullamento della liberta’ e di pensiero, e questo si chiama sistema. Ancora prima che un movimento possa nascere, il sistema lo sta gia’ uccidendo durante la gestazione.
    Ci ha informato sempre di cose scomode al sistema ed e’ stato un attivista in prima persona. Poi e’ morto, ho sentito tanta gente piangere la sua scomparsa e di persone che manco lo conoscevano che si sono sentite vicino a lui. Sembrava nascere un movimento importante, ma cosi’ non e’ stato. E’ stato dimenticato dalla massa, questa e’ la cosa importante, non se io lo considero o no un eroe. Ma se milioni di persone vogliono giustizia e combattono per averla, come lui ci ha dimostrato come fare. Chi e’ rimasto a volerla? Quattro gatti.
    Morte inutile.
    La cosa che mi fa rimanere perplesso e’ come tutti, tutti quelli che combattono il sistema, lo fanno faccia a faccia, perdendo inesorabilmente, proprio perche’ il sistema e’ stato progettato e raffinato per combattimenti di questo tipo. Eppure la storia ci ha insegnato come fare. Basta pensare alla guerra di Troia………………………………………………………
    Quindi se io voglio spegnere un piccolo fuoco, ma so che se metto la mano sul fuoco mi ustiono e non riesco manco a spegnerlo, e’ una cosa certa, non lo faccio. Magari se fossimo in tanti, potremmo mettere tante mani, qualcuna si ustiona ma le altre portano a termine il compito. Domanda: esistono altri modi per poter spegnere un fuoco?

  • Earth

    Detto da te, che i tuoi ragionamenti girano sempre in tondo senza mai arrivare ai punti cruciali, non la ritengo una offesa.

  • Earth

    Rielaborare con intelligenza è richiesto a noi, non a lui.

    Hai perfettamente ragione, fossimo tutti come lo era lui, vivremmo gia’ nel paradiso in terra a quest’ora.
    Ma visto che cosi’ non e’, ma appunto le persone che non solo hanno uno stimolo di informarsi per seguire il vero, ma anche di attivarsi per mostrare e volere la verita’, quindi che vogliono giustizia, sono pochissime. Queste non devono morire per combattere faccia a faccia il sistema. Prima di cimentarsi in qualsiasi cosa, bisogna prima studiare e imparare come fare le cose, il sistema non ne e’ esente, non basta piu’, ahime’, avere solo il coraggio.

  • AlbertoConti

    Quello che ti sfugge è la cosa più importante, la dimensione personale. E’ qui che Vittorio è un gigante. Io abito in brianza, a due passi da Bulciago, ed è esattamente qui che vedo ovunque la piattezza dell’animo umano, che ci imprigiona e ci rende schiavi del “tenore di vita”. Uso il “ci” non per senso d’appartenenza o di colpa in senso stretto, ma perchè sento tutto il peso della situazione storica nella quale stiamo vivendo, e per la quale non c’è risposta vera che non passi dal piano personale. So quel che dico, quel che probabilmente non capirai, pensando che “ci giro intorno” senza costrutto. E invece il costrutto è tutto qui: cambia te stesso se vuoi cambiare il mondo. Vittorio l’ha fatto e ci mostra la via in ogni istante, per sempre. Quelli che lo dimenticano in realtà non l’hanno mai capito, anzi preferisco credere che non l’hanno ancora capito, perchè i segni sono tanti, ogni giorno di più, in tutta Europa e nel mondo. Siamo tutti palestinesi, greci, italiani, e non siamo rassegnati.