VICENDE COME QUELLA DELL'ILVA ALIMENTANO UN SOSPETTO RADICALE

VICENDE COME QUELLA DELL'ILVA ALIMENTANO UN SOSPETTO RADICALE

DI MICHELE SERRA

repubblica.it

Vicende come quella dell’Ilva alimentano un sospetto radicale. Che questa crisi non finirà mai: nel senso che questo sistema produttivo, questa organizzazione del lavoro, questi modelli di consumo hanno concluso la loro parabola ascendente, imboccando la china declinante. Se questo è vero – se, cioè, la crisi è davvero “strutturale” o “di sistema” come dicono in parecchi – chiunque annunci la fine della crisi mente; o si sbaglia; o si sente in dovere di dare conforto. L’agonia di un sistema – o di una civiltà – fa comunque parte della fisiologia della storia umana.La cosa davvero interessante da sapere e da capire, oggi, è dove sono, nel mondo e Italia, i semi della società futura e di una nuova economia; dove e perché nascono nuovi lavori e dunque nuovi posti di lavoro (quelli vecchi sono destinati ad assottigliarsi sempre di più); quali sono le persone e i luoghi che continuano a pensare il futuro e soprattutto ad architettarlo.

Se fossi un leader politico cercherei in tutti i modi di scovare queste energie, organizzarle, metterle in rete.

La grande utopia, per la politica di oggi, è provare a evitare che sia una guerra mondiale a segnare, come è quasi sempre accaduto, il passaggio d’epoca.

Michele Serra

Fonte: www.repubblica.it

28.11.2012

Commenti (32)

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    1. karson 4 dicembre 2012

      Ma quante guerre mondiali ci sono state? perché io me ne ricordo solo due... o io ho un vuoto di memoria boh... e di quelle due che mi ricordo io avvenute a distanza di venti anni circa l'una dall'altra solo la seconda ha aperto realmente un'epoca proficua e stabile (almeno x l'europa), è vero che dopo una guerra poi c'è lavoro x tutti... ma io credo che prima di pensare ad una guerra x rimettere in moto l'economia forse ci conviene prima battere la via della secessione dall'europa, che è la causa principale di questa situazione, a mio parere.

    1. Denisio 4 dicembre 2012

      Esattamente, aggiungo soltanto che la tecnica ha consentito di svolgere gran parte dei lavori difficili per l'uomo a macchine e robot riducendo rischi annessi ed ha permesso di conseguire maggiori profitti che in un regime pro aumento del Pil sono andati sempre più gradualmente a finire per intero nelle mani di chi detiene il controllo politico ed economico, sia a livello di azienda e sopratutto a livello di multinazi o lobby. Questo ha portato al divario sempre più ampio tra classi sociali ma da che se ne dica per l'umanità è un punto a sfavore.

      Ora sul da farsi ci sono conflitti di interesse, nessuno è disposto a cedere, lo stato latita perso in mille sotterfugi di interesse privato ma abbiamo ancora il potere che la legge ci permette di usare, in germania stanno denunciando proprio per crimini contro l'umanità alcuni personaggi noti della stramaledetta comunità Europea

      http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-denunciati-herman-achille-van-rompuy-e-altri-4-esponenti-per-crimini-contro-l-umanita-113056606.html

      lo dico pensando ai greci che potevano starsene tranquillamente fuori e continuare a dimostrare che la dignità umana è qualcosa di diverso dal Pil, per l'italia combatteremo perchè così non vada a finire !

    1. jorge 4 dicembre 2012

      Michele Serra: un abile trasformista. Nel 1988 scrive gli spettacoli di Beppe Grillo. Oggi (L'amaca del 11/10/2012 su La Reppublica) mentre collabora con Fazio-Saviano, attacca strumentalmente il "comico-dittatore", il "parodista" al quale il "gioco" -forse- "gli è sfuggito di mano". Lo descrive come uno che "di mestiere smonta i meccanismi" per poi ripeterli "in forma di farsa". Come prendere sul serio uno che correva sulla "pizza" mentre altri (Mino D'Amato in "Domenica in") correvano "sui carboni ardenti" si domanda MS in questo suo recente commento su La Repubblica . Il messaggio veicolato è, in realtà, un missile a parabola sul M5Stelle (la creazione di Grillo al quale non gli si concede svolga una funzione politica, visto che viene definito "una parodia del capo carismatico"). Il commento appare perfettamente in coerenza con la linea editoriale della testata. Attenzione: i trasformisti mentono anche quando dicono la verità. La verità per loro è uno "specchietto" da usare nei confronti delle povere "allodole", da condurre sempre lontano dalla realtà, verso il nulla, verso "la grande utopia" alla ricerca delle persone "che continuano a pensare il futuro e soprattutto ad architettarlo".

    1. daveross 4 dicembre 2012

      Serra pare si sia levato le fette di salame che aveva davanti agli occhi, ma è una finta.

    1. Jor-el 4 dicembre 2012

      Lavorare meno - lavorare tutti è esattamente l'unica soluzione possibile. No, non è esatto, c'è n'è anche un'altra, ma è troppo un incubo, non pensiamoci per il momento. Torniamo al lavorare meno - lavorare tutti (naturalmente con una giusta retribuzione minima, perché se per lavorare meno intendiamo quei terribili part-time o i cosiddetti minilavori siamo completamente fuori strada) non è un progetto incompatibile con le teorie economiche neo-keynesiane (tipo MMT, per intenderci), anzi, è precisamente il motivo per cui mi sono interessato alle proposte di Mosler e Barnard. La riduzione dell'orario di lavoro rappresenta la linea progressiva, il cammino verso il futuro. Quando pensiamo a una civiltà barbara, a un passato oscuro da cui ci siamo finalmente affrancati, pensiamo allo schiavismo, se vogliamo andare indietro, oppure ai tempi della Rivoluzione Industriale, all'Inghilterra di Dickens, agli orari di lavoro disumani. Le prime lotte operaie riuscirono a conquistare oltre cento anni fa la giornata lavorativa di 12 ore, dal lunedì al sabato, secondo la divisione classica di 12 ore per lavorare e 12 ore per riconquistare le energie. La celebrazione del 1° Maggio nasce proprio dal ricordo degli operai assassinati a Chicago nel 1886, mentre manifestavano per rivendicare le 8 ore giornaliere. Nel 1920 viene conquistata, in Italia, la prima settimana di ferie. Le lotte per la riduzione dell'orario di lavoro non si fermarono nemmeno sotto il fascismo. Dagli anni Sessanta in poi la riduzione dell'orario di lavoro esce dalla fabbrica per estendersi al terziario. Eccetera eccetera. Meno orario= diritti e liberazione; Più orario= asservimento e sfruttamento. Con la globalizzazione, il capitalismo a sferrato un contrattacco epocale alle conquiste dei lavoratori. Quando sentiamo usare l'espressione "rigidità del mercato del lavoro" come fosse la cosa più brutta del mondo... be', per LORO lo è! "rigidità del mercato del lavoro" significa, tradotto nel nostro linguaggio, diritti, lotte, potere contrattuale per in più per lavoratori. Al contrario, il termine "flessibilità", che suona tanto bello e positivo, per noi significa perdita dei diritti, meno soldi, disoccupazione, aumento dell'orario. Il punto è proprio questo. Ci sono due interessi inconciliabili, da una parte chi pretende il massimo della produttività col minimo della spesa (inseguendo il mito delle esportazioni), dall'altro chi , basandosi su un concetto che il capitalismo fa fatica a comprendere, che è quello del pubblico interesse, del bene comune, cerca un equilibrio fra lavoro e consumo, importazioni ed esportazioni, produzione e servizi, salvaguardai dell'ambiente e ricerca scientifica di cui possano beneficiare la stragrande maggioranza dei cittadini. E totalmente assurdo che nell'anno 2012, con i livelli di conoscenza scientifica e tecnologica che l'umanità ha raggiunto, ancora pensiamo che una cosa fondamentale come l'economia si debba "regolare da sola", e che in nome di una "libertà" riservata a un piccola minoranza di investitori, lo Stato debba servire esclusivamente a reprimere la forza lavoro quando tenta di far valere i propri interessi, esattamente come accadeva ai tempi del Sacro Romano Impero. Mettere a frutto la conoscenza accumulata in millenni di cultura per creare una società equa e ragionevolmente equilibrata nello sfruttamento di tutte le risorse (comprese quelle umane) significa esattamente questo: lavorare meno- lavorate tutti. L'alternativa è l'incubo: un alternarsi continuo di crisi e ripresa, in cui CRISI= il momento in cui l'elite capitalista miete il raccolto, depredando interamente ogni ricchezza e RIPRESA= momenti di espansione economica in cui le forze produttive recuperano in attesa della successiva e ancor più tremenda mietitura. L'incubo si chiama ECONOMIA DELLA PENURIA, che è quella in cui abbiamo vissuto fino ad ora. Ci raccontano che il ciclo crisi-ripresa è una legge naturale, come l'avvicendarsi delle stagioni o la legge di gravità; non è vero, è un SISTEMA creato da uomini grigi, aridi e pieni di paura, che sognavano una società immobile, come le caste dell'induismo, un sistema che ci hanno lasciato in eredità e nel quale siamo cresciuti come le batterie umane di Matrix, convinti che fosse l'unico mondo possibile.

    1. AlbertoConti 4 dicembre 2012

      Osservazione corretta nella dimensione "occidentale", molto meno, direi pericolosa, in ambito locale. Ora in Italia occorre riconversione produttiva e lavoro per tutti, senza possibilità di separazione tra le due cose. Per questo occorre riprendersi la libertà di decidere i propri destini, attivamente. Chiamiamola "sovranità intelligente e democratica", ma è pur sempre sovranità, cioè inversione di tendenza e rottura con l'esistente. La prima cosa da recuperare è il gap artificioso tutto interno all'Europa che ci penalizza oltre ogni ragionevole logica e sopportazione. Per farlo occorre rinnegare i principi "liberisti" fondanti di questa Europa finanziocratica, col primo obiettivo di riconquistare il mercato interno al nostro stesso paese. Occhio quindi a non confondere gli obiettivi di lungo termine con l'emergenza e i problemi mondiali con quelli italiani, che coincidono solo in parte e solo in quella parte vanno corretti.

    1. Primadellesabbie 4 dicembre 2012

      Dimenticavo: "quali sono le persone e i luoghi che continuano a pensare il futuro e soprattutto ad architettarlo". É presto detto, gli ambienti militari di studi strategici di Cina, US, Russia che, da qualche tempo, dedicano enorme attenzione agli aspetti non militari (nelle guerre del futuro le armi classiche avranno un ruolo marginale) ed alcune persone isolate in giro per il mondo che però non possono architettare.

    1. Suntsu 4 dicembre 2012

      Finalmente qualcuno lo dice! Ma nessuno sente....

    1. Primadellesabbie 4 dicembre 2012

      Se ci fossero dei giornalisti con un minimo di attitudine, la storia di questo settore la racconterebbero per intero, da quando l"ingegner Sinigaglia immaginò, genialmente, le linee di sviluppo della siderurgia italiana nonostante, e anzi sfruttando, la mancanza di materie prime.

      Questo attuale situazione parrebbe il frutto delle mentalità di rapina di certi "imprenditori" italici che si credono al di sopra di tutto combinata con la "mitologia" operaista e condita con l'inerzia interessata (energicamente e prontamente esclusa, sempre) così congeniale al nostro Sud.

      Il giorno che si decidesse far applicare un minimo di regole, anziché chiudere entrambi gli occhi, ne vedremmo delle belle in tutto il Paese, e lo sanno tutti. E con buona pace di quelli che ci costringono a fare mille sacchetti di immondizie invece di risolvere il problema a monte, unificando i materiali per le confezioni.

      Sembra paradossale, come spesso accade, che nel nostro Paese abbia sede, a pochi chilometri dall'abitazione del ministro Clini, un'azienda quotata in borsa che progetta e costruisce impianti siderurgici agili e moderni in tutto il mondo e che, ottimamente guidata, sta andando a gonfie vele da decenni.

      Queste osservazioni non escludono che si stia vivendo la fine, se non di un'epoca, almeno di un modo di impostare la cose e che siamo oggetto di qualche "aggiustamento" dall'esterno.

    1. Tonguessy 4 dicembre 2012

      dove e perché nascono nuovi lavori e dunque nuovi posti di lavoro (quelli vecchi sono destinati ad assottigliarsi sempre di più)


      Il Serra cade anche lui nella trappola modernista. E chi l'ha detto che invece di produrre sempre più inutili merci (e creare nuovi posti di lavoro) non sia arrivato invece il momento di ridurre il PIL attraverso una ristrutturazione del lavoro? Lavorare tutti e lavorare meno potrebbe essere uno slogan da rispolverare. Così come un'attenzione sostanziale verso il settore primario (che in molti casi non produce PIL) potrebbe essere una strada da seguire.

    1. Fabriizio 4 dicembre 2012

      la prima volta che lo trovo leggibile

    1. luigiza 4 dicembre 2012

      Finalmente qualcuno comincia ad utilizzare i termini corretti per descrivere ciò che ci sta succedendo: Collasso di una civiltà.


      La nostra civiltà. Condoglianze!

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