Via dalla pazza folla

Di horusarcadia, frontiere.me

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Un uomo “immerso” in una massa, in una folla… è sempre lo stesso uomo? O avviene qualcosa? Il signor Rossi -ragionevole e compìto- che va allo stadio e poi si trasforma in un irriconoscibile esagitato che cambiamento ha subìto? E la stessa persona che partecipa ad un corteo, una manifestazione (ciò che chiamiamo la “piazza”), rimane identica a se stessa? O la ritroviamo totalmente mutata, addirittura sconvolta? Cosa avviene è il tema di questo scritto.

Il problema (noto sin dall’antichità, come vedremo) è stato affrontato in modo convincente in tempi relativamente recenti.

Il primo a trattare la questione fu il francese G. Le Bon nel suo Psicologia delle folle (1895) dove nota come nelle folle l’individuo è capace di commettere azioni che da solo non sarebbe in grado di compiere ed è come ipnotizzato: “allo stesso tempo in cui certe facoltà vengono distrutte, altre possono essere portate ad un alto grado di esaltazione… nella folla è barbaro. Possiede la spontaneità, la violenza, la ferocia e anche l’entusiasmo e l’eroismo degli esseri primitivi”. Le Bon aggiunge poi che abdica alla “mente di gruppo”, concetto di sua invenzione. A quali facoltà l’individuo rinuncia? Essenzialmente a quelle critiche, razionali, “intra-censorie”; la mente di gruppo infatti è fondamentalmente emozionale, agisce in modo irrazionale, eccitato, irresponsabile (nella massa si è anonimi) e immediato (senza pensarci su).

W. Mc Dougall conferma quanto sopra precisando che il meccanismo attivatore della mente di gruppo è il “contagio”, l’imitazione cioè che scaturisce nell’assistere ai comportamenti di molti altri. La trasformazione è quella in un bambino indisciplinato ovvero in una bestia selvatica.

Viene immediata l’associazione alle tattiche  dei dittatori e  dei regimi totalitari: A. Hitler nel suo Mein Kampf (confermato soprattutto nella sua esperienza concreta di propaganda) ribadisce :”sempre rivolti al sentimento e solo limitatamente alla cosiddetta ragione” e  “la sua (della massa) intelligenza mediocre e grande smemoratezza”, “ne segue che una propaganda efficace deve limitarsi a pochissimi punti ma questi deve poi ribatterli continuamente” (tecniche già applicate efficacemente anche da B. Mussolini). Ci preme sottolineare la impietosa precisione di quella “smemoratezza”, delle cui dimostrazioni è stata piena l’esperienza da noi vissuta nell’era “pandemica” (solo per un esempio: chi –se non pochi dissenzienti- si peritano di ricordare al capo del governo che la sua affermazione sul vaccino che preserva dal contagio è stata smentita dalla realtà?). Nell’universo di massa tutto si dimentica.

Ma un’opera fondamentale sulla diversità tra massa e individuo è quella di Sigmund Freud Psicologia delle masse e analisi dell’io, 1921. Per Freud la massa risulta impulsiva, mutevole, irritabile, controllata “quasi esclusivamente dall’ inconscio”. Infatti per lui la “massa è un’entità provvisoria, costituita da elementi eterogenei saldati assieme per un istante”. Ogni individuo nella massa agisce in base ad impulsi libidici (di natura cioè affettiva) e diviene rozzo, passionale, portato ad un senso di illusoria onnipotenza dovuta al fatto che in lui il Super-io (pensiero critico) è stato accantonato e con esso ogni freno inibitore morale, logico, razionale, spirituale (fino ad annullare i bisogni dell’autoconservazione!). Che significa tutto ciò? che cosa comporta, quali ricadute concrete ne derivano?

Ci vengono in mente le esperienze correnti della dominazione globale. Pensiamo alla immensa “nuvola nera” di paura che è stata fatta calare sul mondo intero in concomitanza con le misure anti-pandemiche: la paura è la principale e arcaica delle emozioni, quella che domina la psiche umana da millenni: in preda alla paura l’uomo può soggiacere a qualsiasi stimolo; ha agito come l’attivazione di un interruttore con cui tutta l’umanità è stata gettata in ginocchio! Semplice e totalizzante.

E riguardo al paradossale annullamento dei bisogni di autoconservazione nella dimensione di massa non importava più quanti e quali effetti collaterali, anche mortali, derivassero dai vaccini neanche se potessero interessare chiunque, né se le politiche economiche di deflazione o le politiche delle sanzioni portassero al collasso delle condizioni di vita, ai fallimenti, alla depressione… La negazione dell’autoconservazione era connaturata ad un delirio di onnipotenza permesso proprio dall’annullamento di ogni pensiero critico, logico e inibitorio e il suo “brodo di coltura” ottimale non poteva essere che la dimensione esclusivamente emozionale descritta da Freud per le masse. Così come l’altra forma emozionale di base è sempre stata la rabbia utilizzata per direzionarla verso bersagli additati come il nemico (di volta in volta i no-UE, i no-vax , i filo-russi..) da isolare, diffamare, criminalizzare…[2]

Per ciò che riguarda la tecnica di ripetizione ossessiva individuata da Le Bon[3], e ricordata nel Mein Kampf, essa è stata da sempre applicata dalla pubblicità ma è stata riversata come un diluvio sui mass-media focalizzandola prima sul virus e poi sul vaccino in una interminabile sequela di servizi dedicati, diventando un sostanziale messaggio onnipresente!

A questo punto sorge spontanea la domanda: ma quanti tipi di massa(folla) esistono? almeno due grandi categorie: la folla fisica[4] e quella virtuale (diffusa sui mass-media). Gli effetti sono gli stessi ma le dinamiche di attivazione sono distinte. I sociologi infatti hanno sollevato l’osservazione che il meccanismo della imitazione nelle folle avvenga per fasi, individuando lo snodo decisivo dei leader d’opinione[5]: questi soggetti sono rappresentati da figure che godono della fiducia di discreti gruppi e possono essere di volta in volta capi, guide, esperti, saggi…

Se loro aderiscono la massa “seguirà”.

A questo punto abbiamo così individuato tutti i punti metodici che i mass-media hanno seguito e applicato -rigorosamente! – nel guidare, manipolare, ipnotizzare le “folle” di spettatori /lettori:

-ambiente fortemente emozionale (paura, rabbia)

-ripetizione

-mediazione degli esperti (leader d’opinione)

Diventa evidente così come nella folla virtuale dei mass-media la presenza dell’esperto (o suo feticcio!)  sia cruciale, insurrogabile, decisiva nell’accettazione del messaggio.

Nessuno può resistere di fronte ad una potenza mediatica così organizzata, ad un fuoco di fila così micidiale. Si diventa altro.

A meno che… già! –ogni fenomeno può essere contenuto se compreso correttamente -: a meno che l’individuo si sottragga alla dimensione di massa, all’immersione in quell’acquario di emozioni e torni a vivere nel piccolo gruppo delle interazioni umane concrete e responsabili dove riprendono vigore le facoltà razionali, logiche, l’io censorio[6]. Si torna dunque a marcare la differenza tra moltitudine e popolo (citata anche da Cicerone[7]), dove gli stessi soggetti diventano persone opposte e dove il fondamentale discrimine è la consapevolezza, la coscienza individuale e nel gruppo[8]! Nel piccolo gruppo non si scivola nella scimmia pazza ma si rimane umani, pur con tutti i limiti e le deficienze che ciò comporta. Viene spontaneo ricordare come la distruzione di tutti corpi intermedi (sindacati, sezioni di partito, la libertà di associazione che la distanza sociale imposta dalle misure governative ha quasi annichilito) è stata funzionale a tagliare i ponti con ogni dimensione umana che non sia di massa.

Le proporzioni congrue e naturali (si ricordi anche la categoria della “mesòtes” greca, la misura) per una condizione che sia e resti umana sono quelle che permette la comunità e feconde sono le riflessioni ideologiche sul comunitarismo.

A questo punto ci deve essere spazio anche per una conclusione di tipo politico:

chi possiede i mass-media possiede un potere assoluto 

è ciò compatibile con la democrazia?

ma ancora di più

è ciò compatibile con la civiltà umana?

Rispondiamo presto e con convinzione a queste domande!

Di horusarcadia, frontiere.me

NOTE

[1] Via dalla pazza folla è il titolo di un romanzo ottocentesco inglese di Th. Hardy

[2] .  Wilfred R. Bion in Esperienze nei gruppi, raccolta di saggi scritti tra il 1943 e 1952 codifica come nelle relazioni gruppali siano tre le “istanze di base”: il capo, il nemico e il progetto.

[3] Sia per Le Bon che per Freud l’”ambiente” in cui si esprime la massa è fortemente emotivo, ciò naturalmente limita –per la natura stessa delle emozioni- la persistenza della pulsione in assenza di stimoli ripetuti, ecco perché Freud parla di saldatura provvisoria dei rapporti nella massa; così come si spiega la “smemoratezza” notata da A. Hitler. Ciò conseguentemente comporta la necessità inderogabile di ripetere, ripetere incessantemente ogni ingiunzione.

[4]  Su quali siano i numeri necessari perché un gruppo diventi massa la risposta è di tipo empirico: è diffusa la convinzione che sia al di sopra di 20 unità; altrove si dice fin dove si possa arrivare con voce umana oppure fin dove ci si possa toccare… ma come si vede -pur avvicinandocisi notevolmente- siamo sempre nell’approssimazione. Nella romanità non rare sommosse avvenivano nel comitium, per questo fu sempre importante a fronte degli agitatori di professione (il famigerato Clodio) il ruolo istituzionale dei tribuni della plebe che responsabilizzavano la stessa plebe.

[5] Fondamentali a questo proposito sono le ricerche dei sociologi Katz e Lazersfeld, compiute sulle elezioni americane degli anni ’40 del ‘900, da esse scaturirà l’individuazione dei leader d’opinione.

[6] Freud parlava del Super-io, il censore per ruolo, che si rilassa.

[7] Cicerone infatti dice che non è “popolo” qualsiasi moltitudine “non omnis hominum  coetus”, De republica I, XXV.

[8] L’invito freudiano “Wo es war so ich werden” (dove c’era il subconscio subentri l’io) è un invito alla consapevolezza. E alcuni autori di scuole diverse sostengono la “natura gruppale” della stessa coscienza.

link fonte originale: https://frontiere.me/via-dalla-pazza-folla/#_ftn1

03.05.2022

Pubblicato da Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org

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