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VIA DA GAZA – DENTRO GERUSALEMME

Ariel Sharon è un maestro di manovre, scrive Lidsey Hilsum. Mentre
il
mondo osserva il ritiro da Gaza, lui sta creando ed estendendo gli
insediamenti in aree più strategiche.

DI LINDSEY HILSUM

Il falso attacco è un vecchio trucco militare – il generale invia un
plotone delle sue forze per distrarre il nemico, così i battaglioni in
rotta per il vero obbiettivo incontrano poca resistenza. Fate
attenzione
al finto attacco in Medio Oriente durante le prossime settimane. I
telegiornali di tutto il mondo mostreranno le scene drammatiche dei
coloni israeliani in T-shirt arancione costretti a lasciare la Striscia
di Gaza, in quello che il primo ministro Ariel Sharon chiama un
“sacrificio doloroso” per la pace. 32.000 soldati e poliziotti sono
stati mandati ad evacuare 8.200 coloni, se necessario con la forza. I
telespettatori vedranno le colone ebree urlare e scalciare mentre
vengono portare via dalla terra che Israele ha occupato nel 1967.

Ma Sharon è un vecchio generale, un maestro di manovre. Mentre stiamo
riportando l’abbandono degli insediamenti di Gaza, lui sta presiedendo
la creazione e l’espansione di insediamenti in aree strategicamente più
importanti, a cui pochi stanno prestando attenzione. Secondo l’Ufficio
Centrale Israeliano di Statistica, 3.981 nuove “unità abitative” sono
in costruzione nella West Bank occupata. Allo stesso tempo, il governo
israeliano sta costruendo degli appartamenti e delle infrastrutture
nella periferia di Gerusalemme, per consolidare il suo possesso della
città che sia gli Israeliani che i Palestinesi reclamano come loro
capitale.

Le mappe allegate a questo articolo raccontano da sé la storia.
Mostrano
come un muro costruito attorno ad una Gerusalemme enormemente espansa
confluirà nella West Bank, dividendo quasi in due il territorio
principale di un qualsiasi futuro stato palestinese. I vicinati
palestinesi di Gerusalemme sono stati circondati dagli insediamenti
ebrei, tagliandoli fuori dalla West Bank e rendendo impossibile per
Gerusalemme est di diventare la capitale palestinese. E mentre nuovi
insediamenti ebrei sono in costruzione, alcune case palestinesi nel
cuore della storica Gerusalemme Est araba sono minacciate di essere
demolite.

Il primo ministro Sharon ha stretto un astuto accordo con il presidente
George W. Bush: Israele si ritirerà da Gaza e, in compenso, gli Stati
Uniti accetteranno formalmente che parti della West Bank occupata
insediate dagli Ebrei diventino parte di Israele, qualora uno stato
palestinese dovesse divenire in essere. Alcuni “avamposti” nella West
Bank saranno rimossi nello stesso periodo del ritiro da Gaza, e altri
saranno eventualmente smantellati, ma il piano è di mantenere i centri
maggiormente abitati. Bush ha detto che estendere gli insediamenti
nell’area di Gerusalemme non è parte del piano, ma il governo
israeliano
sta andando avanti in ogni caso, certo che, alla fine, avrà quello che
vuole.

Dopo la creazione di Israele nel 1948, un confine di armistizio, noto
come la Linea Verde, divise la Gerusalemme Ovest israeliana dalla
Gerusalemme Est araba. Nella guerra del 1967, Israele annesse
Gerusalemme Est e l’adiacente West Bank dalla Giordania, che in
precedenza aveva avuto riconoscimento giuridico. Mentre Israele
occupava
la West Bank, riconoscendo che un giorno avrebbe forse dovuto ritornare
il territorio agli Arabi, annesse Gerusalemme Est, sostenendo non solo
che aveva vinto la città in battaglia, ma anche che Dio aveva destinato
Gerusalemme ad essere la sola ed indivisibile capitale dello stato
ebraico.

Un nuovo rapporto, La Polveriera Gerusalemme, di un think-tank
indipendente sul conflitto, lo International Crisis Group (www.
crisisgroup.org), mostra come il governo israeliano abbia gradualmente
esteso l’area definita come “Gerusalemme”. Ora che il mondo si sta
concentrando sugli eventi di Gaza, i confini della città saranno spinti
ancora più in là. La mappa che segue mostra come i confini nazionali
segnati nel 1993 comprendano dei recenti insediamenti israeliani, i cui
abitanti ebrei non sono considerati usurpatori in una terra occupata,
ma
meri vicini della loro capitale, Gerusalemme. Ora Il governo israeliano
sta facendo un altro passo, creando una “Gerusalemme involucro”, che
requisirà altri 60 kilometri quadrati della West Bank. Quesao includerà
gli insediamenti in rapida espansione di Ma’ale Adumin e – sperano – il
corridoio verso nord-ovest conosciuto come E1, che collega Ma’ale
Adumin
al centro della città.

La Gerusalemme Est palestinese è stata circondata dagli Ebrei
confinanti. Una mappa mostrerebbe che la maggior parte di questi sono
su
delle colline, mentre guardano dall’alto gli Arabi nelle aree
sottostanti. Gli insediamenti hanno tagliamo fuori la Gerusalemme Est
araba dalla West Bank. Più significativamente, la linea rossa sulla
mappa rappresenta un muro, la barriera fisica di esplosivi e bobine di
filo spinato che Israele sta costruendo per separarsi dalla West Bank.
Apparentemente, serve per fermare gli attentati terroristici, ma creerà
anche quel che gli Israeliani chiamano “fatti sul terreno”, una nuova
estensione nazionale de facto di 45 kilometri nella West Bank.

Secondo Robert Malley dell’International Crisis Group, “le attività
attuali attorno a Gerusalemme per collegare gli insediamenti ebrei
nella
West Bank a Gerusalemme Est non solo mineranno le possibilità di una
concreta soluzione basata su due stati, ma creeranno un mix esplosivo
che comprometterà la sicurezza che Israele dice di voler garantire”.

Circa 200.000 Palestinesi rimarranno entro il confine di Gerusalemme.
Altri 55.000 saranno esclusi. Ci sono già storie su famiglie che
scoprono di vivere da un lato del muro, mentre il loro posto di lavoro
o
la scuola dei loro bambini è da un altro. Mentre guidare da Ramallah,
città della West Bank a nord di Gerusalemme, fino a Betlemme, nel sud,
richiederebbe 20 minuti passando per Gerusalemme, ora sarà almeno un
ora
e mezza di strada, lungo il nuovo muro. (Senza contare il tempo speso
ai
check-point militari israeliani).

Il governo israeliano dice di voler sostenere il presidente
palestinese,
Mahmoud Abbas, che considera più “moderato” di Yasser Arafat. Comunque,
Gerusalemme è vitale anche per i Palestinesi, e Abbas è sempre più
debole agli occhi dei Palestinesi mentre gli Israeliani consolidano il
loro possesso della città. La leadership alternativa è quella della
Hamas militante o della Jihad islamica.

Nulla di tutto questo è accidentale. Abbandonando unilateralmente Gaza,
Israele ha preso l’iniziativa, acquisendo tempo ed una buona
reputazione
internazionale.

“Eravamo fermi, così abbiamo deciso di cambiare strategia”, ha spiegato
un generale israeliano. Nonostante il dibattito sulla “road map per la
pace”, dopo il ritiro da Gaza ci saranno ben poche pressioni su Israele
perché negozi Gerusalemme o qualunque altra cosa. L’obbligo sarà dei
Palestinesi, che dovranno provare al mondo di poter gestire Gaza. Gli
Israeliani si sederanno e aspetteranno che la mettano in disordine. Se
l’Autorità Palestinese non impedirà ad Hamas di sparare missili in
Israele, o se le fazioni si combatteranno tra di loro a Gaza, creando
uno “stato fallito” prima che ci sia un qualsiasi stato palestinese,
sarà una ragione in più per Israele di non negoziare.

“L’obbiettivo è congelare il processo politico”, ha detto Dov
Weisglass,
un alto consigliere di Sharon, in un’intervista dello scorso anno così
franca che il suo capo ha provato a prendere le distanza dalle sue
affermazioni. “Congelando quel processo, si previene l’istituzione di
uno stato palestinese e si previene il dialogo sui rifugiati, i confini
e Gerusalemme. In effetti, questo pacco chiamato stato palestinese, con
tutto quello che implica, è stato rimosso dalla nostra agenda
indefinitivamente”.

Mentre il disimpegno da Gaza procede, più rumorose e violente saranno
le
proteste dei coloni e dei loro sostenitori, meglio sarà per Sharon. Il
rabbino Yoel Bin-Nul lo ha spiegato al giornale israeliano Haaretz:
“Sharon ha bisogno di un trauma nazione per imprimere nell’opinione
pubblica israeliana e in quella della comunità internazionale che è
impossibile farlo di nuovo”.

I Palestinesi, e gli Israeliani di sinistra, sperano che il movimento
dei coloni sarà compromesso: che sia “Gaza la prima” e non “Gaza
l’ultima”. Ma Sharon ha reso più chiaro che può, senza imbarazzare i
suoi amici americani, che l’obbiettivo del disimpegno è assicurare il
futuro della maggior parte dei 235.000 coloni ebrei nella West bank e
dei 180.000 che vivono nella Gerusalemme Est araba e nei suoi dintorni.

Guardate le immagini in televisione, e vedrete il ritiro di Israele da
Gaza. Ascoltate i commentatori israeliani, che parlano di eventi
storici
e del dolore di abbandonare gli insediamenti. Poi guardate queste
mappe,
e avrà tutto un senso.

Lindsey Hilsum è una redattrice internazionale per Channel 4 News.

Fonte:www.newstatesman.com
Link:http://www.newstatesman.com/nssubsfilter.php3?newTemplate=
NSArticle_NS&newDisplayURN=200508150009
15.08.05

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CARLO MARTINI

VEDI ANCHE: COMODE BUGIE

PERCHE’ SHARON NON DEVE PIANGERE

PENSAVO UNA COSA

Pubblicato da Davide

  • carlo

    Le mappe di cui parla l’articolo non le abbiamo trovate, sorry 🙂