VECCHI TRUCCHI


DI GIANLUCA FREDA

comedonchisciotte.org

Vorrei che dedicaste una certa attenzione all’immagine e ai titoli qui sopra, tratti dal sito di “Repubblica” di qualche giorno fa. Si tratta della perfetta esemplificazione di ciò che intendo quando parlo di “magia delle parole”. La magia, che gli antichi ben conoscevano (e che i moderni, ahimé, disconoscono, prestando ancora fede a dogmi illuministi ormai obsoleti), ridotta al suo nucleo essenziale, non è altro che questo: la capacità di manipolare i simboli – parole e immagini – per ottenere trasformazioni nella coscienza. E poiché, come anche la fisica e la biologia si sono ormai accorte da diversi decenni, la realtà materiale è qualcosa che possiede legami assai stretti con la coscienza, ogni trasformazione della coscienza equivale ad una trasformazione parziale o radicale della realtà.

Ad un “mago” esperto o anche solo dilettante (cioè a chi si interessa di lingua, arte, comunicazione e in generale di tutti quei settori che non si curano di fregiarsi di titoli “scientifici”) non ci sarà alcun bisogno di spiegare il funzionamento dell’incantesimo qui sopra riprodotto. Per la verità il termine “incantesimo” è probabilmente fuori luogo e oltremodo magnanimo verso chi ha architettato questo rozzo agglomerato segnico. Più che di un incantesimo, si tratta di un rustico trucchetto prestidigitatorio da fiera di paese, che può far sorridere chi è aduso a resistere ad assalti di sortilegio ben più sofisticati e complessi. Il guaio è che questa malìa non mira a catturare i “maghi” (che sono una ristrettissima minoranza e per i quali occorrerebbero occultismi assai più elaborati), bensì la gran massa del pubblico dei fruitori dell’informazione mainstream: un pubblico indifeso, perché totalmente dealfabetizzato. Un pubblico che, in realtà, non legge i giornali, ma osserva i titoli esposti sulle locandine o si limita a lanciare un’occhiata distratta agli occhielli dei siti (cosiddetti) d’informazione. Un pubblico il cui lessico è composto da un paio di centinaia di parole, e il cui universo mentale è ridotto, per conseguenza, a una ventina di concetti essenziali.

Tra questi concetti spiccano, per frequenza d’uso, quelli richiamati nella sovrastante congerie verbo-iconica: i “neonazisti” (con il loro istintivo opposto che è, nel mondo mentale massarile, il buon cittadino “democratico”); il “killer” (opposto: il cittadino timorato di Dio e amante della non-violenza); i “migranti” (termine con cui si è progressivamente sostituito il più spiccio “stranieri”, poiché evoca immagini positive di comunità itineranti, ardenti di desiderio di conoscenza e calde relazioni umane, temprate dalla dura fatica del cammino; e soprattutto destinate prima o poi a “migrare” altrove, quindi a levarsi dagli zebedei, cosa che nella realtà non sempre accade); l’idea di “femminicidio” (termine di recente conio, che ha integrato il più generico “omicidio”, estendendo così al campo semantico dell’azione penale una basilare demarcazione biologica e connotando l’ammazzamento d’una femmina della specie con tonalità di più ampia riprovevolezza). Ad essi si aggiungono altri concetti-stereotipo, ormai subliminalmente ben incisi nella percezione standardizzata delle masse: la “minaccia” continuata e sacrilega ad una sublime creatura di sesso femminile (anche denominata “stalking”), per di più “laburista”; la “veglia”, uno dei pochissimi riti di protesta suggeriti come accettabili dall’informazione mainstream (si sottintende che sparare a un assalitore, accoltellarlo alla gola o fare lo stesso con i miserandi cascami del giornalismo che scrivono simili fregnacce rappresenti una reazione eccessiva e censurabile); la “Torre Eiffel che s’illumina”, altro rito di protesta legittimato dagli stregoni della parola: il bardamento di monumenti nazionali con iridescenti apparati di luminarie, certifica che si è compiuto qualcosa d’ignominioso contro cui la popolaglia è ufficialmente invitata ad abbaiare; l’”entusiasmo contagioso”, che nell’immaginario teleindotto dell’omarino della strada è contrassegno dell’individuo commendevole (si sa da tempo, ad esempio, che gli insegnanti di valore non sono coloro che possiedono una conoscenza approfondita della loro materia, o che, Dio non voglia, esigono dagli allievi dedizione e impegno nello studio, bensì qualunque soggetto, anche analfabeta, in grado di trasmettere agli studenti un “entusiasmo contagioso”). Straordinario poi il concetto, elaborato da un fantomatico tenutario di blog, di “bel Paese”, di cui si esige la restituzione: cliccando sul link, si scopre che il “bel Paese” rimpianto a lacrime amare dal blogger, non è l’Inghilterra elisabettiana in espansione o quella feroce ma geopoliticamente dominante dell’età coloniale ottocentesca, bensì quello di qualche giorno prima, devastato dall’immigrazione selvaggia e dalla conseguente criminalità, impoverito dalla crisi, svuotato di valori, sguattero delle imposizioni statunitensi. Un paese così orrendamente privato della sua specificità identitaria che il piatto nazionale è ormai il chicken tikka masala, ignobile intingolo speziato importato dall’India e dal Pakistan.

Faccio notare che i concetti sopra evidenziati sono quelli che compongono, e nei casi più gravi esauriscono, il mondo mentale (dunque: il mondo tout court) di molti miei studenti delle superiori. Mi è capitato, nel corso di quest’anno scolastico, di dover spiegare a ragazzi di quasi vent’anni il significato di termini come “teatro” e “ciliegia”; ma termini come “neonazismo”, “femminicidio”, “migranti”, “veglia” e naturalmente “entusiasmo contagioso” sono noti anche agli esseri intellettualmente più provati e definiscono il limitato habitat linguistico – che è poi anche habitat biologico – in cui essi sono in grado di muoversi; le mura del cortile della loro prigione.

Faccio altresì notare la peculiare struttura dell’apparato prestidigitatorio: esso esordisce con un’immagine che mescola insieme segni iconici e simbolici (immagini e parole scritte) che servono a predisporre il ricevente, ponendolo sulla corretta frequenza emotiva. C’è una bambina (evoca l’infanzia, l’innocenza, ciò che è puro e giusto per definizione), della quale non vediamo il volto (ella dunque si identifica col lettore, il quale è chiamato così a incarnare un’archetipica idea di purezza e giustizia), che scrive un messaggio su un enorme cartellone ingombro di altre frasi. Tali frasi sono una fiera del luogo comune, un tripudio di ovvietà da sagra del tortello, una pirotecnìa di fregnacce dinanzi alle quali una mente abituata al pensiero si ritrae con un moto istintivo di orrore. “We carry the banner of love for Jo”, “You can’t end democracy” (speriamo che non sia vero), “Thank you for your courage” arricchito da un cuoricino in stile whatsapp e poi cose, cose, cose. Il messaggio iconico è: “Politissimo vtente, ti chiediamo ancora una volta di spegnere le facoltà intellettive superiori – ammesso che frequentando il sito internet del nostro preg.mo periodico te ne sia rimasta qualcuna – e di azzerare ogni capacità di riflessione razionale. Ascolta invece quanto segue col cuore, con gli intestini e/o su una frequenza di ricezione mentale allocata ai margini della banda hertziana: potrai in tal modo provare un caldo sentimento di pace col mondo, sentire nel tuo pugno la spada fiammeggiante della giustizia puerile, quella che sfolgorava nel tuo intelletto quando da piccolo forgiavi il tuo pensiero sull’Almanacco Topolino e il mondo scintillava di chiarezza vinilica, delineata con robusti tratti di pennarello indelebile”.

Seguono una serie di termini negativi e positivi, disposti in struttura chiastica, sui quali il lettore assuefatto ha già costruito il suo universo mentale e che conosce nei minimi dettagli, come screpolature sui muri di una cella:

killer, neonazisti, minacciata – veglia | famiglia, migranti – Brexit

Il chiasmo è costruito in modo da porre al centro i termini sentiti come “positivi”, in modo da creare a livello grafico una condizione d’assedio: tutto ciò che c’è di buono e di umano nell’Inghilterra è circondato dal Brexit e dalle orride idee di violenza che da esso scaturiscono, rischia di essere spazzato via.

La soluzione al problema, oltre ad essere indicata in grassetto, è stata addirittura sottolineata per essere resa a prova d’idiota: “Stop a campagna referendaria”: solo così l’odio e la barbarie, annunciati dalla prospettiva di un’uscita della Gran Bretagna dall’UE, cesseranno di cingere d’assedio i buoni valori teleindotti dell’omarino lavoratore.

L’ultima parte, scritta in caratteri più piccoli (ad indicare eventualità, incertezza), riporta il lettore all’idillio filmico del suo immaginario hollywoodiano: se il mostruoso Brexit riuscirà ad essere sbaragliato, grazie anche al blocco della campagna referendaria, il lieto fine giungerà diligente e mellifluo, sotto forma di ritorno alla dolcezza del passato (il “bel Paese” che risorge), di giubilo interiore (l’”entusiasmo contagioso”), di apoteosi iridescente (la Tour Eiffel che risplende di lampadine policrome).

Se fino a questo momento l’intero dispositivo semantico è stato progettato per parlare all’inconscio del fruitore e non al suo cervello, l’ultimo link, in un estremo omaggio a quello che resta pur sempre un organo di una certa rilevanza nell’anatomia animale, fornisce una serie di vagellanti argomentazioni (tratte nientemeno che da Limes, la rivista di geopolitica de “L’Espresso” per la casalinga moderna) sui motivi per cui l’accomiatamento britannico dall’UE aprirebbe ai sudditi di sua maestà le cateratte di un dissesto nazionale irreparabile.

Non vi annoierò con tali citrullerie. Voglio solo chiarire quanto segue: il cosiddetto “Brexit” mi appassiona assai poco. Penso che si tratti di un volgarissimo bluff, reso ancor più scontato dal senso di déjà-vu. Il fatto stesso che l’esito di una decisione in apparenza così rilevante per la nazione britannica venga fatto dipendere da un referendum popolare, dimostra che non vi sono intenzioni serie. Se la decisione fosse davvero importante per gli interessi dell’élite dominante, essa verrebbe presa senza troppe concertazioni e senza troppo menare il can per l’aia con queste confettose leziosità “democratiche”. Se devo essere sincero, io non vedo nessuna “élite dominante” rimasta in Albione. Cerco di guardare oltre l’evanescenza di Cameron e ciò che scorgo sono le rive del Potomac. Questa pantomima del Brexit ha tutta l’aria di avere due sole finalità: restituire visibilità ad un partito laburista ormai incorporeo (in questo senso, Cameron si è messo in una posizione win-win, presentandosi come promulgatore del referendum, ma schierandosi allo stesso tempo in posizione “remain”) e contrattare con la Germania condizioni di permanenza nell’Unione più vantaggiose. Già la Grecia aveva tentato questo bluff, con gli esiti che conosciamo. Ora ci riprova la Gran Bretagna, che ha forse le gambe un po’ più solide, ma non così solide da sfidare la vera cerchia di potere che presiede ai destini d’Europa e che manovra la situazione da Washington. Chissà, forse i britannici, a differenza dei greci, riusciranno ad ottenere qualcosa di più che un pugno di mosche. Ma mi pare abbastanza certo che, se pure al referendum vincessero i “leave”, nessuno vorrebbe né potrebbe rispettare tale decisione; la quale, per essere attuata, richiederebbe da parte dei gruppi sub-dirigenti britannici la volontà e la capacità di sfidare il volere statunitense, cioè di tramutarsi per magia da sub-dirigenti in dirigenti. Ipotesi un po’ troppo harrypotteriana, anche per la patria della Rowling. E’ probabile che gli stessi Stati Uniti abbiano permesso a Cameron di portare avanti questa recita, allo scopo di intimorire la Germania, raffreddare le sue velleità autonomistiche e rimetterla in riga. Ora però, tramite gli sguatteri di “Repubblica” e degli altri giornali europei a doppio velo da essi controllati, fanno sapere ai sottoposti che lo spettacolino è finito e che l’esito che ci si attende da questo ennesimo parto della montagna è il consueto topolino spelacchiato.

Dico quanto sopra con lo sconforto scaramantico di chi spererà fino all’ultimo di essere smentito dagli sviluppi, ma punterebbe ogni centesimo che possiede sull’ipotesi che non sarà così.

Ho scritto questo articolo al solo scopo di dare un’idea di quale sia il funzionamento della macchina della propaganda, che modella tanto la coscienza collettiva quanto la nostra realtà, di cui è la coscienza a definire i parametri; nonché per dare un’idea di quali siano le finalità perseguite dai manovratori di tale macchina.

Perdonatemi se, anche in questa occasione non tirerò fuori dal cassetto le bandierine da sventolare per una squadra o per l’altra. Attenderò chetamente, per sottrarle alla naftalina, di avere di fronte una partita vera, in cui i nomi degli atleti delle due squadre in competizione non si trovino scritti, disperantemente, sullo stesso libro paga. E soprattutto, attenderò che i pochi “maghi” in circolazione, capaci di resistere e reagire alla stregoneria della manipolazione linguistica, divengano più consapevoli, più forti e più solidali nei loro obiettivi. Dai referendum dei “babbani”, mi duole dirlo, ma credo sia del tutto illusorio aspettarsi aiuto.

Gianluca Freda

Fonte: www.comedonchisciotte.org

20.06.2016

36 Commenti
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clausneghe
clausneghe
20 Giugno 2016 11:50

Bravo professore che mette il giusto accento sull’importanza delle parole e sulla loro capacità di essere "Magia" se opportunamente manipolate.

I Potenti conoscono assai bene la materia, da sempre.
La parola è più pesante della moneta.
luiginox
luiginox
20 Giugno 2016 13:05

grazie per questo scritto: chiaro,ben scritto,condivisibile in toto.

Hamelin
Hamelin
20 Giugno 2016 13:08

Ottimo ! Conoscere profondamente la mente umana è utile per raggiungere i propri scopi .

Non a caso in questi anni puntano tutto sull’immagine per annacquare l’essere .

Creando delle immagini illusorie si puo’ facilmente trarre in inganno la mente facendo eclissare il giudizio critico soggettivo .

L’uomo si tramuta in pecora : La magia del mondo moderno .

mystes
mystes
20 Giugno 2016 14:05

Per la verità l’Inghilterra è un paese terribilmente frustrado: ha vinto la guerra, ma ha perso la pace e nel perdere anche l’Impero coloniale è diventata la cenerentola delle nazioni. Per questa ragione Brexit o non Brexit l’Inghilterra continuerà ad essere quella che è diventata: una nullità controllata dai cugini yankee e sopraffatta dalle ambizioni paneuropeistiche della Germania affaristica.

ottavino
ottavino
20 Giugno 2016 14:36

L’emotività, il piacere, la pancia piena…. grandi armi del consenso.

E’ per questo che non mi piace la politica. Perchè la politica "è al servizio dei cittadini". E i cittadini di cosa hanno bisogno? Benessere materiale ed emotivo. Perciò la politica "si vende sempre".
AlbertoConti
AlbertoConti
20 Giugno 2016 14:43

Vecchi trucchi, e ancor più vecchi "benpensanti" (leggi "babbioni") che ci cascano.

Fossi un inglese, tutto questo mi indurrebbe a votare sì-brexit a prescindere.

Holodoc
Holodoc
20 Giugno 2016 15:55

Sono d’accordo con Freda per quanto riguarda il lavaggio del cervello a cui i media mainsteram ci sottopongono (e che per fortuna non funziona con tutti). Non sono d’accordo per quanto riguarda la capacità, a livello nazionale ed internazionale, della Gran Bretagna. Se è sbagliato dire castronerie in malafede come fanno i media standard, non è certo giusto dirle perché poco informati! Certo che la crisi internazionale ha colpito anche da loro, ma in maniera infinitamente minore che nelle altre nazioni europee. Altrimenti non si spiegherebbero le migliaia di nostri giovani, specialmente i più  preparati, che hanno lasciato "il Bel Paese" italiano per la "Perfida Albione".Un paese che importa lavoratori qualificati (ingegneri, medici, infermieri, architetti) non mi pare in crisi, a differenza dell’Italia (che importa solo manovali edili o agricoli). La Gran Bretagna ha affrontato prima di noi le trasformazioni liberiste della società, che hanno avuto effetti prorompenti sul proletariato. Ma questo è accaduto oltre 30 anni fa, all’epoca della Tatcher.Adesso il paese si è assestato e le liberalizzazioni avvenute in molti settori, ad iniziare dai trasporti, non hanno avuto l’effetto disastroso che hanno avuto da noi dagli anni 90 in poi. In sostanza i servizi sono cari ma funzionano… Leggi tutto »

Holodoc
Holodoc
20 Giugno 2016 16:04

Mi sono scordato una cosa importantissima: la Banca d’Inghilterra possiede il
14,51% del capitale della Banca Centrale Europea. In altre parole guadagna dal signoraggio delle emissioni in euro senza avere gli obblighi di bilancio di chi ha adottato la nuova valuta. STUPIDI, VERO???

E in caso di Brexit, cosa succederebbe? Gli inglesi rimarrebbero nella BCE on no? Perché nessuno ne parla?

totalrec
totalrec
20 Giugno 2016 16:12

La Gran Bretagna, come sono solito ripetere, è il 51° stato degli USA almeno dalla fine del secondo conflitto mondiale. Certo, tra l’esserne il 51° stato e l’esserne lo straccio da piedi – come è il caso dell’Italia – c’è una differenza notevole. Notevole sì, ma non più ampia di quanto ho appena detto.

(GF)  
Holodoc
Holodoc
20 Giugno 2016 17:28

Non sono d’accordo.

Gli Stati Uniti ormai sono solo la marionetta delle Corporations, che sono possedute dai grandi gruppi bancari che fanno capo a Londra.

Gli Stati Uniti sono il braccio, Londra è la mente.

Lo dimostra il fatto che la disoccupazione reale (non quella burocratica) in america è altissima.
Gran parte degli americani vive ormai di debiti alla mercé dei creditori, nemmeno capaci di comprarsi cibi sani, figuriamoci di far studiare i figli o accedere alle cure sanitarie.
E questo perché ci sia sempre qualcuno disposto ad ingrossare le file dell’esercito, carne da cannone per difendere gli interessi mondiali delle Corporation.

In Gran Bretagna (non Londra che è carissima) non mi dispiacerebbe vivere, in America neanche mi ricoprissero d’oro!

Tanita
Tanita
20 Giugno 2016 17:34

Questa volta sono d’accordo con Lei, professore.

Ci vorrá evolvere necessariamente verso piú alti livelli di coscienza o andremo in frantumi nell’ariditá di questa contemporanea ed esterile tautologia.

totalrec
totalrec
20 Giugno 2016 18:26

Il suo ragionamento ha diverse pecche. Quella più vistosa è di confondere la capacità di una nazione di acquisire supremazia geopolitica con la sua capacità di garantire un’alta qualità della vita alla sua classe media. Sono due cose molto diverse: quasi mai coincidono, raramente l’una implica l’altra. I livelli di disoccupazione, di indebitamento, di istruzione, ecc. della classe media USA non hanno alcuna relazione necessaria con la capacità di dominio statunitense. Esistono e sono sempre esistite nazioni geopoliticamente egemoni con popolazioni malridotte e, viceversa, nazioni politicamente subordinate con un più alto livello di benessere collettivo. Sono valutazioni da tenere nettamente distinte l’una dall’altra. Il mio punto è che la Gran Bretagna è da decenni una nazione subdominante degli USA. Che poi ci si viva meglio che negli USA, può anche darsi, non saprei, ma ciò non cambia il rapporto di forze.

(GF)  
Holodoc
Holodoc
20 Giugno 2016 18:40

Certo… i padroni sono sempre più poveri dei servi… come no!

totalrec
totalrec
20 Giugno 2016 18:41

Dovrebbe capire che tra "i padroni" e la classe media di una nazione – per non dire degli altri ceti sociali – c’è una differenza abbastanza abissale…

(GF)
Holodoc
Holodoc
20 Giugno 2016 19:17

OK… vedo che adesso stai iniziando a ragionare.

Tu ora hai detto che I PADRONI DELL’AMERICA sono ricchi, non l’America, non gli americani.

Che è la stessa cosa che dico io.

Chi comanda l’America vuole che sia povera, chi comanda la Gran Bretagna vuole che sia ricca.
I padroni possono essere anche gli stessi per entrambe, anzi, probabilmente lo sono.
E sicuramente le due nazioni collaborano, da pari, per raggiungere gli stessi obbiettivi geopolitici a livello globale.

Ma dire che la Gran Bretagna è un possedimento americano o è sottomessa al potere politico di Washington è una fandonia inascoltabile!!!

gaia
gaia
20 Giugno 2016 19:47

Io non ho capito nulla!

Con parole sue potrebbe farmi un sunto? Grazie.

gaia
gaia
20 Giugno 2016 19:48

Io non ho capito nulla!

Con parole sue potrebbe farmi un sunto? Grazie.

gaia
gaia
20 Giugno 2016 19:49

Io non ho capito nulla!

Con parole sue potrebbe farmi un sunto? Grazie.

gaia
gaia
20 Giugno 2016 19:55

Io non ho capito nulla!

Con parole sue potrebbe farmi un sunto? Grazie.

totalrec
totalrec
20 Giugno 2016 20:00

"Tu ora hai detto che I PADRONI DELL’AMERICA sono ricchi, non l’America, non gli americani."



Guardi che io non ho parlato di ricchezza da nessuna parte, né nell’articolo né altrove. 

Ho parlato di predominanza geopolitica, che è un discorso separato e completamente distinto. 

E’ un concetto piuttosto lapalissiano, ma noto con un certo sconcerto che si fa fatica a renderlo comprensibile a chi è abituato a ragionare in modo economicistico e autoreferenziale. Viviamo immersi nell’illusione che il potere di una nazione esista soltanto se essa è in grado di rafforzare due settori in particolare: l’economia e la capacità della sua popolazione di soddisfare i bisogni materiali. Non è così. Sono fattori molto, molto diversi che definiscono i rapporti di forza tra gli stati. Devo davvero fare degli esempi per rendere comprensibile un’affermazione così banale ed evidente? 
(GF)
fabKL
fabKL
20 Giugno 2016 20:33

GRAN BELL’ARTICOLO anche se ho dovuto prendere il dizionario ogni due righe per capire appieno l’esatto significato di alcuni termini, che l’autore non ha scelto a caso. Non c’entra moltissimo, ma in questi giorni sono stato portare ad associare questo fatto agli europei di calcio ed ho raggiunto una conclusione della quale, tra l’altro,  mi ha fatto meravigliare di quanta gente NON CONOSCE LA DIFFERENZA TRA GRAN BRETAGNA ED INGHILTERRA. I campionati europei mi hanno fatto sorgere una domanda: come puo’ un paese far parte dell’unione europea quando al suo interno ha ben 4 NAZIONALI DI CALCIO (Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord) ognuna con una sua bandiera!! E’ un CONTROSENSO che non poteva avere le gambe lunghe perche’ le nazionali di calcio sono la dimostrazione di un’identita’ popolare ben orgogliosa di non confondersi con i propri simili che hanno lo stesso governo, lo stesso passaporto, moneta e governo. Incamminandomi su queste considerazioni mi sono chiesto quale sia il vantaggio sportivo di tale frammentazione e la risposta e’ stata che il vantaggio non e’ sportivo bensi E’ ECONOMICO. Proprio cosi, le squadre nazionali che partecipano alle competizioni europee partecipano alla ripartizione della vendita dei diritti televisivi, solo per aver… Leggi tutto »

tamerlano
tamerlano
20 Giugno 2016 21:21

Se non hai capito dubito che lo potresti con un riassunto 

ilsanto
ilsanto
20 Giugno 2016 21:26

Personalmente sono stufo di leggere di professori che pontificano, che si pavoneggiano, che denigrano l’Italiano medio che sarebbe troppo stupido per capire le sottigliezze magiche della lingua. Ritengo che facciano parte del vecchio armamentario dove il parlare forbito li dovrebbe proiettare nella casta, questi si sono fuori dal mondo.

Comunque sulla GB ha ragione sono, nonostante il gas del mare del Nord, il paese più indebitato del mondo insieme al Giappone ed agli USA ma godono di ottima stampa e possono sputare sentenze contro l’Italia come certi professori mentre godono di un rating tripla A, roba da pazzi. Per fortuna qualcuno non si ferma ai titoli ma va a fondo.
ilsanto
ilsanto
20 Giugno 2016 22:24

Non si preoccupi, nulla di che, ci dà degli ignoranti per farsi bello.

totalrec
totalrec
20 Giugno 2016 22:42

In realtà sono bello anche senza ignoranti tra i piedi.

(GF)
Tanita
Tanita
21 Giugno 2016 0:43

Con piacere, nei limiti delle mie possibilitá… E della mia ermeneutica. “La magia (…) ridotta al suo nucleo essenziale, non è altro che questo: la capacità di manipolare i simboli – parole e immagini – per ottenere trasformazioni nella coscienza”. Interpreto che si riferisce al meccanismo che ilustrasse con grande abilitá George Orwell nel suo noto romanzo “1984” (un must read, senza dubbio): uno dei tratti piú totalizzanti del feroce regime stabilito e controllato dal Grande Fratello consisteva nell’intervenzione diretta nella coscienza delle persone, per controllare la volontá degli individui. Una volta che il regime riusciva a far scattare i meccanismi necessari per ottenere che fossero i propri soggetti coloro che inducessero se stessi a falsificare l’informazione della realtá che percepivano in quanto proiezioni delle proprie rappresentazioni mentali, allora era capace di far sí gli individui manipolassero la propria pische in modo che vedessero ció che il regime voleva, che pensassero come il regime pretendeva che lo facessero. A questo punto otteneva un controllo assoluto in cui il pensiero e la volontá del soggetto venivano annientati: "La mente gli scivolò nel mondo labirintico del bipensiero. Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano le menzogne… Leggi tutto »

natascia
natascia
21 Giugno 2016 5:28

Il quotidiano Repubblica, deve la sua diffusione e quindi vendita, a tutta una seria di iniziative editoriali che lo vedono compiegato ad altre pubblicazioni o regalato presso scuole ed istituzioni pubbliche. A spese del contribuente si intende. Diversamente, non godrebbe più del seguito originario. Si tratta di una pubblicazione alla stregua di altre gratuite, di annunci pubblicitari,  regalate nella metropolitana. La pubblicità è il vero nodo da sciogliere.  Fino a quando  non  saremo   liberi di analizzare a fondo quanto sia  inquinante per  il nostro pensiero la pubblicità, non  potremo  ragionare correttamente. Alla pubblicità spetta la responsabilità del degrado culturale odierno.  

gaia
gaia
21 Giugno 2016 7:16

La ringrazio della gentilezza e premura che mi ha riservato, certamente sono io che continuo a non capire perché mi sembra che lei abbia interpretato il testo dell’articolo.

Quando s’interpreta si aggiungono le pulsioni personali, sono invece dell’avviso che si dovrebbe leggere la stesura come farebbe un lettore elettronico, avulso da ogni sentimento.

Non si può leggere tutto il suo commento, non compare quando si clicca su: continua a leggere il testo.  

gaia
gaia
21 Giugno 2016 7:22

Sono d’accordo con lei, inoltre andando a compulsare il vocabolario "Treccani on-line" risulta che la maggioranza dei lemmi meno frequenti usati da GF sono dichiarati obsoleti.

Tanto le dovevo anche per l’altra risposta più sopra.

Gibilee
Gibilee
21 Giugno 2016 14:58

@ilsanto[…] l’Italiano medio che sarebbe troppo stupido…
…sottigliezze magiche della lingua.

Proprietà di linguaggio e congiuntivi appropriati p.e.non sono sottigliezze magiche della lingua e purtroppo fanno parte dell’armamentario della scuola d’altri tempi,nonostante il correttore automatico l’ignorante rimane ignorante. Le condizioni del Paese lo dimostrano.
In vernacolare più comprensibile: ‘so responsabile de queo che digo no de queo che capissi tu’.

Con quello che comportano le generalizzazioni:è grave confondere educazione con intelligenza, l’italiano medio può non essere stupido ma è piuttosto ignorante e le statistiche parlano. Non è in grado di intepretare e formulare in maniera corretta un pensiero astratto e il possesso di una laurea oltre non costituire più l’ascensore sociale non garantisce per statuto intelligenza e assimilazione di sapere.
Peraltro basta leggere i testi di molte email che girano in piccole e grandi società con le relazioni stilate anche da ‘dirigenti’ e ci si rende subito conto di quanto poco le persone padroneggino grammatica e lessico, contenuti a parte (spesse volte,quasi sempre, non si capisce cosa vogliano esprimere).
Se non fossse sufficiente potremmo alzare il livello di indagine intervistando qualche professore universitario, "la liceizzazione" dell’università non è cosa nuova.

Bravo prof.insista nella didattica.

Tanita
Tanita
22 Giugno 2016 0:56

Glielo copio: Dicevo… Con piacere, nei limiti delle mie possibilitá… E della mia ermeneutica. “La magia (…) ridotta al suo nucleo essenziale, non è altro che questo: la capacità di manipolare i simboli – parole e immagini – per ottenere trasformazioni nella coscienza”. Interpreto che si riferisce al meccanismo che ilustrasse con grande abilitá George Orwell nel suo noto romanzo “1984” (un must read, senza dubbio): uno dei tratti piú totalizzanti del feroce regime stabilito e controllato dal Grande Fratello consisteva nell’intervenzione diretta nella coscienza delle persone, per controllare la volontá degli individui. Una volta che il regime riusciva a far scattare i meccanismi necessari per ottenere che fossero i propri soggetti coloro che inducessero se stessi a falsificare l’informazione della realtá che percepivano in quanto proiezioni delle proprie rappresentazioni mentali, allora era capace di far sí gli individui manipolassero la propria pische in modo che vedessero ció che il regime voleva, che pensassero come il regime pretendeva che lo facessero. A questo punto otteneva un controllo assoluto in cui il pensiero e la volontá del soggetto venivano annientati: "La mente gli scivolò nel mondo labirintico del bipensiero. Sapere e non sapere; credere fermamente di dire verità sacrosante mentre si pronunciavano… Leggi tutto »

Tanita
Tanita
22 Giugno 2016 7:20

Il problema che Lei sottolinea non é prerrogativa, mi creda, de "l’italiano medio".

D’altra parte, é conseguenza e non causa.

Quino ha fatto dire a Mafalda, (a proposito di un’anziano che si lamentava dei giovani "d’adesso" manifestando "questa é la fine!" -erano gli anni ’70-):

"No, questa é la continuazione del vostro inizio".

Una sintesi efficace dell´intrinseca storicitá della realtá.

gaia
gaia
22 Giugno 2016 8:02

La ringrazio per la sua ampia risposta che, a mio sindacabile avviso, dimostra di aver metabolizzato ciò che ha scritto Freda.

Altri a cui avevo presentato la stessa richiesta si sono eclissati o per mala educazione o per incapacità di sunto oltre che di esternazione.

Tanto le dovevo. 

Tanita
Tanita
22 Giugno 2016 19:52

Prego, s’impara molto dal Prof. Freda, compreso quando uno non é d’accordo con Lui.

gaia
gaia
23 Giugno 2016 7:46

Ad onor del vero io ho imparato e devo imparare da tutti, come è altrettanto vero che ho qualcosa da obiettare a tutti, quel che resta da appurare, non nel caso del prof. Freda che a suo credo è l’enfiteuta della verità,  è se tutti ricevono le eventuali obiezioni. 

Tanto le dovevo.
totalrec
totalrec
23 Giugno 2016 18:54

Non sono un enfiteuta della verità, tutt’al più un umile mezzadro.

(GF)