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VANDANA SHIVA HA PARLATO DI GUERRE, DI ARMI, DI UOMINI E DI PACE

DI ERNESTO CELESTINI
peacelink.it

dal Forum “Proposte di pace- Giustizia e pace al tempo delle crisi”
Roma 8-9-10 Giugno

Durante i tre giorni del Forum in cui si sono riuniti i rappresentanti di almeno centoventi associazioni per discutere aspetti e cause delle crisi che viviamo in questi tempi si sono succeduti anche gli interventi di organizzatori e di ospiti previsti, ed imprevisti.

Le conclusioni e le proposte del Forum non erano ancora state presentate quando, con parole semplici e chiare, Vandana Shiva in mezz’ora è riuscita a coinvolgere tutti i presenti nel suo ragionamento che ha espresso, sviluppato e sintetizzato il tema del Forum.

È stata posta una domanda a Vandana Shiva: “Come si costruisce la pace”?

Bisogna cominciare dalle nostre menti – ha cominciato Vandana Shiva – e dimenticare quei paradigmi di guerra che ci hanno insegnato da bambini e che mettono tutti in concorrenza l’uno con l’altro e cosa contro cosa. La cultura attuale ha insegnato all’uomo di dover essere sempre pronto a difendersi in qualsiasi momento e maggiormente in tempi di crisi.

Questo atteggiamento di prevenzione e difesa è sintomo di una violenza latente che può emergere nei modi e nei luoghi più imprevedibili. Per esempio, nel mio paese, l’ India, si è lavorato moltissimo per almeno 10 anni per sviluppare l’agricoltura con nuove tecnologie per consentire una produzione più abbondante, un miglior livello di vita per i produttori e raccolti più abbondanti per sfamare la popolazione.

Queste nuove tecnologie, e il modo in cui sono state introdotte, hanno prodotto squilibri sociali e proteste che sono sfociate in reazioni locali e, in una escalation di violenza, hanno determinato l’omicidio di Indira Gandhi. Quindi da un processo messo in atto con buoni propositi di crescita e di pace è nato un processo di violenza.

È cominciato con l’introduzione dei pesticidi in agricoltura, con gli OGM, con le reazioni di chi non accettava di cambiare le proprie consuetudini e con le pressioni dei gruppi economici che invece volevano imporre i loro prodotti. È cominciato un processo, che voleva essenzialmente portare benessere a popolazioni avvezzate a soffrire fame e disagi da sempre, ma che invece è sfuggito di mano ed è diventato un’arma che ha portato alla morte. Morte per l’avvelenamento dei cibi irrorati da pesticidi, morte per gli innumerevoli suicidi dei contadini che hanno visto le loro terre diventare improduttive, e che si sono ammazzati per i troppi debiti che non avebbero mai potuto pagare. Sono tutte attività che si svolgono nei campi più disparati della produzione e che non possono essere definite vere armi da guerra, ma che realmente, con tutta la loro forza di distruzione di massa, possono creare danni ben più gravi e incontrollabili di una guerra dichiarata.

L’agricoltura, che dovrebbe essere un elemento portante di benessere, ormai è soggetta non solo alle intemperie climatiche ma soprattutto alle restrizioni imposte dalle multinazionali che regolano i prezzi, dalle leggi che incentivano o disincentivano le produzioni, dalla criminalità mafiosa che indirizza la scelta delle coltivazioni e si è trasformata in un’arma di guerra tanto, che nel mondo ci sono almeno 2 miliardi di persone che soffrono la fame o che si alimentano con Junk Food.

Un conflitto locale minore spesso viene preso a pretesto per essere trasformato in un conflitto nazionale, sociale, religioso, razziale o viene strumentalizzato per contrastare l’immigrazione.

La primavera araba cominciò casualmente con il ritiro di una permesso da venditore a un ambulante tunisino e da questo piccolo incidente, ha avuto inizio una rivoluzione, che era già nell’aria, ma che aveva bisogno di un pretesto per iniziare. In Egitto tutto è cominciato per l’aumento del prezzo del riso. Il prezzo del riso e del pane hanno causato un effetto domino che ha prodotto l’aumento dei prezzi di tutti alimentari, dei trasporti, delle case, ecc….

Anche in Siria è cominciato tutto con la protesta degli agricoltori che avevano subito danni dai cambiamenti climatici. I poveri contadini, che sono l’anello più debole della catena economica e i più vulnerabili in caso di calamità di qualsiasi genere, come il clima, sono quelli che soffrono sempre di più. Quindi – dice  Vandana Shiva – in un certo senso la ribellione, degenerata fino alla guerra civile, con decine di migliaia di morti è stata scatenata per “colpa del maltempo“.

La globalizzazione, attuata senza nessun controllo, non ha portato nessuno dei benefici promessi ma è finita con l’essere il fattore determinante di tutte le crisi che sono più catastrofiche delle guerre dichiarate.

Tornando al mio paese l’India- ha proseguito Vandana Shiva – la crescita del PIL è al 9%, quindi, leggendo i dati, sembrerebbe un paese in espansione dove il benessere è a portata di mano, sembrerebbe che a tutti vada bene, ma non si guarda mai o non si racconta come vive la gente comune. Ad esempio, negli ultimi anni ci sono stati 250.000 suicidi http://wownews.co.uk/news/638-250000-farmers-commit-suicide-in-india-largest-wave-of-suicides-in-history.html ) tra gli agricoltori che non riuscivano più a raccogliere dai loro campi il necessario per sostenere se stessi e la propria famiglia.

Ad esempio, passa quasi inosservato che un bambino su due non è alimentato quanto basta a sviluppare completamente il proprio corpo e il proprio cervello: è la denutrizione il primo passo che crea povertà ed infermità, che ferma l’educazione e rende l’uomo schiavo di chi ha di più e che, per questo, può sfruttare il prossimo.

Bisogna poi farsi un’altra domanda: ma è veramente così importante il consumismo?

Tutti i cibi che mangiamo e che compriamo in un supermercato devono essere incartati, ricoperti di una pellicola trasparente o di alluminio e spesso venduti in un contenitore di cartone o polistirolo. Tutto questo richiede lavoro e impiego di risorse della terra come petrolio, bauxite, carbone e alberi.  Tutto questo lavoro e questo spreco di risorse naturali è permesso, anzi previsto, dalla legge e per questo motivo si continua a violare e distruggere, senza un reale bisogno, tutte le risorse del pianeta.

E poi è naturale e spontaneo che ci siano delle manifestazioni di protesta che chiedono di riflettere sulla reale utilità di certe leggi che autorizzano l’uso, anzi l’abuso indiscriminato delle risorse naturali. Ma proprio queste proteste costituiscono un pretesto per distruggere anche la democrazia perché, come si è visto in molti paesi contro le proteste di gente che tenta di difendere i propri diritti, i governi inviano le truppe e applicano leggi speciali, antiterrorismo.

C’è stato e continua ad esserci un utilizzo improprio del termine “Green Economy”, dove diventa verde tutto quello che non serve più all’economia, quello che distrugge l’economia, come stanno comunicando i media quando entrano nel tema del rapporto dell’uomo con l’ecologia come si cercherà di imporre anche alla prossima conferenza Rio+20 dove si proverà di nuovo a far credere che la privatizzazione di tutte le risorse ambientali inclusa l’acqua, gli alberi e la possibilità di respirare aria pura è l’unica strada per proteggere veramente la natura.

È questa la vera guerra di oggi, è la guerra contro la gente e contro il pianeta. Dopo secoli di lotta i movimenti democratici erano riusciti a tenere separato il potere economico da quello politico ma questo lungo processo è stato spazzato via e distrutto dalla globalizzazione e così gli Stati sono diventati come delle aziende, delle corporation.

Poi Vandana Shiva abbassa la voce e quasi con vergogna, fa un riferimento al Governo italiano che, come altri paesi, deve far quadrare i conti, senza curarsi di come vivono i suoi cittadini, come una qualsiasi azienda, senza poter tenere conto che le finalità di uno Stato non sono le stesse di una impresa commerciale.

Se non interverranno drastici cambi di rotta, imposti dalle proteste popolari o da chi rappresenta i veri interessi delle popolazioni, quando sarà terminata l’emergenza di queste crisi, il modello economico sarà già cambiato ed evoluto tanto che sembrerà spontanea la trasformazzione degli attuali Stati democratici in nuove forme di Stati militari che potranno agire legalmente contro le minoranze che tenteranno di opporsi alle scelte di governi-azienda e nessuno si potrà ribellare per la ridotta libertà dei cittadini, come previsto dalle leggi approvate dal governo per fermare chiunque agisca per ostacolare il profitto delle grandi organizzazioni multinazionali.

Uno dei sistemi che potrebbero rendere l’uomo meno dipendente da questi sistemi, sempre più coercitivi dei governi che devono imporre, per eseguire i compiti assegnati dai veri detentori del potere (quello economico-finanziario) è quello di riavvicinare l’uomo alla terra stringendo nuovamente quel vincolo che in passato  lo aveva sempre tenuto unito alle sue radici, che gli ha permesso di procurarsi direttamente gli alimenti con cui sfamarsi, di restare legato al proprio territorio e ai propri simili con cui ha costituito la società.

È questo come io intendo si possa costruire la pace- termina la sua conferenza la Dr. Vandana Shiva– con la difesa dei beni comuni e delle comunità locali, orientandoci tutti verso una pace che sia dentro di noi e sia reciproca non solo con il prossimo ma anche con la natura.

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In questi tempi di crisi “globale” abbiamo una grande opportunità per ridisegnare un futuro differente, senza sprechi, con più rispetto e con una nuova speranza.

Non possiamo perdere questo treno.

Vandana Shiva
Dirige il Centro per la Scienza, Tecnologia e Politica delle Risorse Naturali di Dehra Dun in India. È considerata la teorica più nota di una nuova scienza: l’ecologia sociale ed è una dei leader dell’International Forum on Globalization.  Nata nel 1952 a Dehra Dun, nell’India del nord, da una famiglia progressista. Ha studiato in Inghilterra e Stati Uniti, laureandosi in fisica. Tornata in India al termine degli studi, rimase scioccata nel rivedere l’Himalaya: aveva lasciato una montagna verde e abitata da gente felice, ma dopo l’arrivo dell’ “aiuto” della Banca Mondiale per la costruzione di una grande diga, quella parte dell’Himalaya era diventato un posto di miseria, di polvere e smog, dove la  gente si era impoverita non solo materialmente. Abbandonata la fisica nucleare si dedicò all’ecologia.   

Fonte : http://www.peacelink.it
Link : http://www.peacelink.it/sociale/a/36376.html
10.06.2012

Pubblicato da Bosque Primario

22 Commenti

  1. Il messaggio ecologista di V.Shiva è carico di buone intenzioni, ma di un’ingenuità disarmante (e non nel senso che spera lei…): veramente la leader dell”Ecologia Sociale” pensa che la cosiddetta Primavera Araba sia nata spontaneamente dai cittadini e che in Siria i disordini siano originati dalla ribellione di agricoltori per i cambiamenti climatici, sfociando fino alla guerra civile con decine di migliaia di morti? Magari se nelle sue campagne ridenti arriva il segnale wi-fi può provare a documentarsi e scoprire che come in Libia, oggi in Siria, il maltempo fa piovere miracolosamente armamenti e artiglieria pesante dagli aerei israeliani per rifornire i mercenari disumani al soldo della CIA…
    D’accordissimo con il messaggio ecologista e l’invito a rispettare gli equilibri naturali del nostro pianeta, ma dirlo in questa maniera non fa che ridicolizzare la questione, sarebbe stata molto più utile alla questione ambientalista stando zitta…

  2. Hai ragione Airone, certo molti problemi non iniziano da dove indica Vandana Shiva bensi’ da piu’ lontano, e la corruzione e avidita’ di pochi fantomas mondiali hanno agito in modo da ricattare e imporre determinate situazioni economiche e sociali, vedi le guerre e certe poverta’ inspiegabili, specialmente la’ dove esistono risorse territoriali ricche e preziose.

    E’ semplicistico ridurre, ricondurre il tutto alla corruttibilita’ e incompetenza dei governi quando ricatti ignobili sono in essere da tempi quasi immemorabili….

    Pero’ e’ vero di conseguenza, sembra una contraddizione, ma non lo e’…..che cio’ che le masse, povere e stanche, perche’ sono loro che anche fisicamente e con i loro sacrifici sempre la piramide sociale, hanno intuito e desiderano da tempo, e’ esattamente quello che manca anche ai ricchi, ai potenti governanti delegati o meno che siano, la coscienza e la consapevolezza della dignita’ di tutti gli uomini, non fosse altro che per un semplice motivo logico di sopravvivenza di tutti: un anello della catena che si rompe mette in pericolo grave tutto.

    Illuderci anche noi semplici che i ricchi debbano sempre sopravvivere a scapito nostro e’ pura illusione, e’ solo visione parziale, temporale e spaziale incompleta e limitata.

  3. la’ dove ho scritto

    …..che cio’ che le masse, povere e stanche, perche’ sono loro che anche fisicamente e con i loro sacrifici sempre la piramide sociale
    leggere invece:

    …..che cio’ che le masse, povere e stanche, perche’ sono loro che anche fisicamente e con i loro sacrifici da sempre sostengono la piramide sociale,

    ( Ma non esiste qui una opzione per correggere eventualmente il testo? )

  4. La primavera araba è stata ed è tante cose. E’ stata spontanea in Tunisia, condizionata dall’esercito in Egitto, dall’occidente in Libia, dalla debolezza in Yemen e Bahrain. La situazione siriana è molto più complicata, visto che coinvolge anche gli interessi della Russia. Non si può liquidare semplicisticamente tutto dicendo che è un gomblotto dei niekissimi USAni. Le analisi geopolitiche vanno fatte con serietà, non un tanto al kilo come è abitudine in questo blog.

  5. Stimo moltissimo Vandana Shiva ma bisogna constatare che è una persona ingenua che si attacca sempre a questi patetici carrozzoni del pacifismo movimentista mondiale, che per avere una teoria ed una prassi completamente sbagliate (quando ce l’hanno) non hanno prodotto assolutamente nulla in tanti anni di sterile esistenza.
    La centralità del suo discorso risiede nella sovranità alimentaria, come chiave per il crollo dell’egemonia imperialista del capitale. Si ha sempre bisogno di chiavi per aprire un sistema, ma in questo caso mi sembra un po’ debole.

  6. Scusa RicBo, io sono un pochino piu’ complottista di tutti mi sa……

    Ritengo cioe’ che quelli imputati di reggere le fila del potere globale non siano individuabili e identificabili in determinati uomini e governi. Essi sono apolidi “indipendenti” e refrattari a qualsiasi sentimento nazionale, ma sanno ben “esprimersi” – per tenere sempre le loro identita’ sconosciute – ora attraverso quel governo, ora con l’altro….

    La stessa Russia e gli stessi Usa hanno i loro governi controllati e ricattati.
    Questa mia visione non mi impedisce di vedere comunque sempre auspicabile e validissima la soluzione: la presa di coscienza e di consapevolezza di tutti, sempre piu’ allargata, e la conseguente azione per correggere lo status quo.

    Soluzione che e’ risveglio e partecipazione specialmente interiore, oltre che esteriore, partecipazione che non e’ semplice adesione sentimentale e passionale a un sistema o programma fuori di me, ritenuto magico e salvifico.

    Se pochi riescono a mantenere il potere su molti, cio’ e’ dovuto non a forza materiale e impositiva in se’, quanto ad uso particolare del pensare e della conoscenza di forme mentali in uso.

    Quindi essere a conoscenza di qualcosa, di qualcuno che e’ colpevole, seppure ci puo’ essere permesso di conoscere la verita’, non basta a risolvere la situazione, occorre conoscere e dominare il proprio pensare, affinche’ il Cosa non continui a dominare e a controllare il Chi.

    Attualmente il pensare e’ conosciuto e usato solo per ottenere qualcosa dall’esterno, sia esso buono o cattivo che sia. Cio’ che prima bisogna conquistare e’ l’ autocoscienza, ossia noi stessi, il nostro vero Io.

    Cio’ che si richiede ai governanti attuali o a quelli che vorremmo prendessero il loro posto e’ esattamente quello che dobbiamo pretendere, chiedere a noi stessi.

    E questo e’ possibile, ossia: Questo e’ nella potenzialita’ dell’uomo.

    Solo allora per esempio la moralita’ riconquistera’ il suo vero senso, e non sara’ solo un qualsiasi moralismo o effetto temporaneo e limitato di una legge che l’impone, ma scelta libera e com-presa con tutto il nostro essere.
  7. Mi dispiace Giovina, ma non concordo in nulla della tua visione delle cose. Comunque grazie per aver dedicato tanto tempo ad un oscuro commentatore che neppure conosci.

  8. Oh! ma chi non conosce il famoso RicBo? 🙂

  9. RicBo dice: La centralità del suo discorso risiede nella sovranità alimentaria… Si ha sempre bisogno di chiavi per aprire un sistema, ma in questo caso mi sembra un po’ debole.

    Concordiamo su quello che è il discorso centrale di Vandana Shiva, magari ampliando il discorso ad un rapporto equilibrato con la terra, la natura, l’ambiente circostante. La valutazione che sia un approccio debole non la condivido, in particolare in un periodo in cui le masse sono sommerse da spettacolo e comunicazione e perdono ogni riferimento.
    Il ritorno a concetti primordiali, la terra il cibo, può essere una via d’uscita dalla crisi attuale. Anzi, credo che non si possa risolvere niente senza passare per tali concetti.
    Ricordo che un ebreo di Treviri affermava “noi siamo ciò che mangiamo”.

  10. Vandana va alle cause ambientali delle crisi, non credo non sappia delle manovre.

    Siceramente, è un’analisi corretta, le questioni di potere vengono di conseguenza.

    Non credo che le proteste siano inizialmente teledirette, ma cercano poi di teledirigerle secondo le loro perverse finalità.

    L’assioma di Vandana Shiva era quella cultura della violenza che ci viene instillata sin dall’infanzia, il resto non è che la progressiva conseguenza.

    Comunque, a meno che non si sviluppi una coscienza di tipo gandhiano, la vedo dura per un cambiamento a breve scevro di guerre terribili.

    I punti toccati sul consumismo sono il fondamento di tutto questo sistema iniquo e la logica conseguenza dello sviuluppo capitalistico del mondo, pochi lo dicono, ma, secondo me, la questione ruota qui, ma nessun cambiamento, per quanto rivoluzionario, sarebbe alla lunga fruttuoso, se non riporteremo nell’essere umano un concetto di appartenenza ad un immenso eco-soistema.

    Ciao

    Geo

  11. D’accordo con Truman

  12. Geo, sono d’accordo sulla cultura della violenza e della mancanza di un concetto universale di ecosistema ambientale. Ma bisogna vedere fino a che punto sono causa o effetto del modello economico e sociale vigente. Io non ho risposta a questo e credo che neanche la Shiva ce l’abbia perchè la sua proposta rimane vaga e debole.
    La questione poi è anche quella della critica di questi convegni stile World Social Forum, ormai diventati un carrozzone da circo. Su questo sono d’accordo con Paolo Barnard quando li dipinge come formichine su una foglia di loto che combattono contro una portaerei. “Adesso gli facciamo vedere noi a quelli lì: li stendiamo con l’ambientalismo universale!”. Sai le risate che si fanno sulla portaerei.

  13. Per una volta caro(a) RicBo, sono d’accordo con te!

  14. Caro Ric Bo,
    per l’opinione pubblica, per l’uomo medio, il primo significato che fu associato alla parola “globalizzazione” fu quello della “pianificazione” e dello sviluppo dell’ alimentazione

    Ora, In India, il problema della poverta’, dell’indigenza grave, e quindi della fame e’ stato sempre alto, prioritario. Sia dal punto di vista umanitario che politico, questo punto doveva e deve sempre essere considerato nei programmi di risoluzione dei problemi delle classi dirigenti indiane. In India nessuno ride mai tra i politici, etc, quando si considerano questi problemi inseriti nelle tematiche di crisi economiche, politiche e sociali.

    Alla luce attuale della globalizzazione, gli interessi economici sulle derrate alimentari, sull’alimentazione sono di vitale importanza sia per i popoli interessati che per i loro governanti, i quali, questi ultimi non possono assolutamente ignorarli, e insieme a loro, non possono ignorarlo nemmeno altri Stati con i quali ci sono relazioni di importazione ed esportazione di merce alimentare.

    “Bisogna cominciare dalle nostre menti – ha cominciato Vandana Shiva – e dimenticare quei paradigmi di guerra che ci hanno insegnato da bambini e che mettono tutti in concorrenza l’uno con l’altro e cosa contro cosa. La cultura attuale ha insegnato all’uomo di dover essere sempre pronto a difendersi in qualsiasi momento e maggiormente in tempi di crisi. “

    “La globalizzazione, attuata senza nessun controllo, non ha portato nessuno dei benefici promessi ma è finita con l’essere il fattore determinante di tutte le crisi che sono più catastrofiche delle guerre dichiarate.”

    Queste frasi della signora non sembrano affatto centralizzare il problema sull’aspetto alimentare ed ambientale, bensi’ colloca quest’ultimo accanto a tutti gli altri aspetti problematici che la globalizzazione provoca e/o mette in risalto. .

    Essendo la sua competenza e il suo interesse in questo campo precipuo, e’ chiaro che porta la sua esperienza accanto a quella diversa ma altrettanto opportuna degli altri esperti .

    Domani, potremmo svegliarci e benissimo trovare gli sportelli delle nostre banche chiuse. .

    Potremmo ritrovarci i nostri portafogli pieni di carta straccia. .

    In pochi giorni potremmo ritrovarci ad avere fame, con tutte le gravi conseguenze di ordine sociale, pubblico, politico che presto ne deriverebbero. .

    Guerra del pane, guerra del riso, da noi guerra degli spaghetti? Chiamiamola come ci pare quella guerra che si scatenera’ allorquando il maremoto economico europeo si scatenera’ e ricoprira’ con violenza anche l’Italia.
    .

  15. Le analisi geopolitiche vanno fatte quando si parla di geopolitica. Io ho semplicemente osservato che se la Shiva imposta il suo discorso partendo dall’assunto che “in Siria la rivoluzione è partita dagli agricoltori per i cambiamenti climatici e ha prodotto decine di migliaia di morti” fa crollare la credibilità di tutto ciò che dice dopo e che peraltro condivido. O i bambini di Hula sono stati massacrati dagli OGM di Visnu?

  16. Non credo che i potenti, quelli che decidono davvero, comprino la frutta al mercato o il latte al supermercato. E non credo che mangino gli OGM: possiamo stare tranquilli che i loro orticelli sono bene al sicuro….

  17. Ciao Geo, sono d’accordo sulla questione consumismo ed equilibrio ambientale, che non saprei definire in altri termini se non VITALE. L’unica via di uscita dalla logica (se così vogliamo chiamarla) consumista arriverà adesso con l’esaurimento e la scarsità di molte risorse chiave della nostra economia, e saranno dolori, soprattutto nelle grandi città, che sono quanto di più lontano possa esserci dall’idea di eco-sistema. …. L’appunto che faccio alla Shiva è che dicendo che “in Siria la rivoluzione è partita dagli agricoltori per i cambiamenti climatici e ha prodotto decine di migliaia di morti”….. E i bambini di Hula sono stati massacrati dagli OGM di Visnu?

  18. Hai ragione Airone, infatti a quei potenti non manca nulla di materiale.

  19. Sono d’accordo con entrambi, anche se fa più rumore una pianta che cade che una foresta che cresce.

    Portoppo trovo giusto quello che dice Vandana, ma è molto in là nel tempo da venire ed il mondo potrebbe avere un’enorme bisogno di risposte immediate.

    I tempi dell’ecosistema sono umanamente lunghi, quindi approcciarsi atttraverso di esso alla realtà sembra ovviare ai problemi dell’immediato, ma la gatta frettolosa fa i figli ciechi si dice.

    Tutto qui sta il quid, una società super velocizzata in preda all’artificialità più assurda non ha più luogo di esistere, ma i tempi sono, probabilmente, più lunghi di quelli desiderati dall’estenzione media di una vita per il suo cambiamento.

    Ci hanno abituato ad un cambiamento sempre più veloce di usi e costumi ed ora pretendiamo, giustamente, che con la stessa velocità si arrivi al sovvertimento del meccanismo.

    Una rivoluzione è sempre possibile, bastrerebbe convincerci di ciò in maggioranza, ma, purtoppo, in questa fase ritengo che le variazioni debbano essere necessariamente graduali, perchè la presa di coscienza generale è appena agli inizi, altrimenti non riuscirebbero a convincere tanta gente e, dopo le miriadi di prove storiche di reiterata menzogna, li manderemmo tutti a cagare.

    Non è ancora così matura la situazione e temo che loro anticiperanno crisi ed eventi violenti di ogni sorta per intimidirci ed inibirci ed in buona parte ci possono ancora riuscire.

    Ci renderanno talmente dipendenti da loro per qualsiasi cosa, che potremmo accettare anche la più palese delle dittature senza un dittatore in senso classico, come dice Vandana.

    Domani potrebbe essere “normale” vedere incursioni terribili di militari nelle zone depresse della società, poichè, il concetto di normalità rappresenta la prevalenza di una certa componente, in questo caso la sicurezza, su tutte le altre, prendendone il carattere di costanza nel tempo.

    Odiare la violenza è un modo efficace per impedirlo, altrimenti dovresti diventare potente e violento più di loro per poter vincere.

    Cerco di esprimere in poche righe analisi enciclopediche, spero di aver reso una vaga idea di quello che voglio dire.

    Personalmente, vivo questo contrasto dentro di me ed alterno momenti di terribile odio violento con altri di assoluta umanità, non ho ancora deciso quale sia la miglior cosa tra le due, ma so già che della violenza per indole me ne pentirei a vita, anche se in certe occasioni potrebbe sembrare necessaria.

    Ciao

    Geo

  20. Hai detto benissimo: “Ci renderanno dipendenti da loro per ogni cosa”, questo è l’obbiettivo della classe dominante, venderci ciò che è nostro per natura, fino all’aria che respiriamo. E non mi sembra una visione da “fantasia cospirazionista”, visto che rientra nelle piene logiche del mercato. Dobbiamo difenderci e proteggere ciò che è bene comune, con gli strumenti pacifici che abbiamo a disposizione, che sono la comunicazione (nel nostro piccolo) e la “disobbedienza” (sempre nel nostro piccolo).
    Quanto all’uso della violenza, ritengo che la non-violenza gandhiana ha funzionato contro il colonialismo inglese schiavista principalmente come volontà di non-sottomissione, ma oggi l’imperialismo usa mezzi molto più scientifici per espandere il suo controllo. Io propendo per il pacifismo estremo, ma approvo l’uso della violenza come strumento di difesa, e “il primo che dice che sono un violento, lo prendo a calci nel culo!” (una delle poche frasi felici di U.Bossi)…. ^^

  21. Leggere commenti simili è un vero dispiacere, voi siete sicuramente persone aperte e più documentate della massa che come un gregge sta correndo verso un dirupo scosceso…La primavera arabe è stata fomentata dalla cia ovviamente ma non dimentichiamo che noi siamo uomini e che esiste una cosa chiamata libero arbitrio, siamo noi a scegliere…sempre!!!! Come potrebbe una nazione fare una rivoluzione se non fossimo pecoroni che vanno dove ci porta il pastore…i pastori in questo caso sono i reparti speciali della CIA. Le rovolte le facciamo perchè vorremmo essere noi i detentori del potere…è così da sempre…dai tempi dei faraoni e della roma inperiale…la roma imperiale è dentro di noi, basta essere onesti con se stessi e lo si vede con estrema chiarezza… Vandana Shiva è semplicemente avanti di una centinaia di anni rispetto a noi, ha prospettato l’unico futuro umanamente possibile e sostenibile, la verità è semplice, come la vita, viene complicata da noi, o meglio dal nostro ego, che non siamo noi, noi siamo l’anima ma non ricordiamo più la nobiltà della nostra vera essenza.
    Se non sappiamo neanche prendere in considerazione queste verità è semplicemente perchè siamo ancora egoici e quindi fautori della roma imperiale che ci domina… se nenche voi non vedete la semplicità di queste parole allora il mondo è destinato,inevitabilmente alla fine della nostra sconsiderata “civiltà”.