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USCITA DALL’EURO ?

DI HELGA ZEPP
iraq-war.ru

Brian Marsal, tra tutte le persone, che è direttore esecutivo della fallita Lehman Brothers, ha detto in un’intervista con il Handelsblatt, pubblicata il 24 marzo (1), che la prossima grande crisi è imminente, dato che nessuno dei problemi emersi nel 2008 è stato risolto, non abbiamo imparato nessuna lezione da quel disastro, e le banche stanno facendo adesso esattamente quello che facevano prima.

Un’indicazione di come viene percepita la crisi dell’euro adesso in tutto il mondo si vede dal fatto che per la prima volta, il vicegovernatore della banca centrale della Cina, Zhu Min, ha messo in discussione la stabilità dell’euro; la Grecia è solo la punta dell’iceberg, ha detto; e la Spagna e l’Italia sono ovviamente motivo di maggiore preoccupazione. Zhu ha sottolineato che il problema strutturale più profondo è il come sarà gestito l’euro: “non vediamo azioni decise che segnalano ai mercati, ‘possiamo risolvere questo problema, possiamo far finire questa crisi’. Pertanto i mercati sono molto imprevedibili”. Dato che la Cina ha una consistente parte delle sue riserve monetarie in euro, e la Cina, nonostante i suoi tassi di crescita relativamente buoni, è seduta su una polveriera, queste preoccupazioni non dovrebbero essere ignorate.


Uscita dall’Euro ?

Il Financial Times del 25 marzo ha pubblicato un articolo dei quattro professori tedeschi, per l’appunto i professori Wilhelm Hankel, Wilhelm Nölling, Karl Albrecht Schnachtschneider, e Joachim Starbatty, che hanno intrapreso una causa legale contro l’introduzione dell’euro nel 1993 e nel 1998, dinnanzi alla Corte Costituzionale Tedesca di Karlsruhe. Sostengono che solo l’abbandono dell’euro da parte della Grecia e la reintroduzione della drachma rappresenterebbero una via d’uscita (2). Hanno inoltre fatto riferimento alla sentenza di Karlsruhe del 1993, che consente alla Germania di rimanere nel sistema dell’euro solamente se l’euro mantiene la stessa stabilità che aveva il marco tedesco in precedenza; e annuncerebbero immediatamente una nuova causa a Karlsruhe, se i governi europei distribuissero aiuti economici alla Grecia, in violazione della “clausola di nessun salvataggio” del Trattato di Maastricht. Contano di avere maggiori possibilità di vincere la causa questa volta, tenuto conto degli enormi problemi dell’euro.

Non solo è stato dimostrato che questi professori, insieme all’autore, avevano ragione nel dire che l’unione monetaria europea non poteva funzionare a causa delle diverse strutture degli stati membri: come previsto, le loro differenze competitive sono ora diventate ancor più marcate. L’argomento che “il processo europeo”, l’euro, e l’integrazione europea avrebbero assicurato la pace in Europa, si è rivelato una finzione. Anziché svilupparsi come un’orchestra che suona composizioni classiche secondo le leggi dell’armonia polifonica, questa Europa è diventata una cacofonia, in cui i pregiudizi, e persino gli insulti, hanno prodotto malcontento e dissonanze.

Deve essere però messa in chiaro una cosa, senza lasciare spazio a incomprensioni: le molteplici accuse contro la Germania, ossia che sta raccogliendo i benefici dell’euro, e che sta ottenendo vantaggi sulle esportazioni alle spese degli altri stati membri – per non parlare delle altre vili accuse – sono ipocrite, e false.

La verità è che la Germania non è responsabile dell’errata costruzione dell’euro, ma ne è piuttosto la vittima. Non è stato Helmut Kohl a voler legare l’euro alla riunificazione della Germania, ma sono stati piuttosto Margaret Thatcher, François Mitterand e George Bush senior, la cui intenzione collettiva era di indebolire l’economia tedesca, costringendo la Germania dentro il corsetto dell’UE e nella NATO – espressamente come “unità e autolimitazione attraverso l’integrazione”. Da allora, la costruzione del mostro di Maastricht ha fatto sì che la Germania emergesse come il grande ufficio paghe dell’UE, e secondo le limitazioni imposte dall’UE, i suoi surplus delle esportazioni sono andati più a vantaggio delle grandi corporazioni orientate verso il libero mercato britannico, mentre al tempo stesso il mercato nazionale tedesco, insieme al potere di acquisto e al tenore di vita del segmento produttivo della nostra popolazione si è ridotto.

Tutti noi – la Germania, la Grecia, l’Irlanda e via dicendo – siamo vittime di una struttura che è stata creata per servire gli interessi dell’impero dell’oligarchia finanziaria, contro gli interessi della gente. I servi di questo impero, al primo posto la Thatcher, Mitterand e Bush, hanno colto l’opportunità storica del 1989, la caduta del muro, e la riunificazione tedesca, ed hanno trasformato l’UE in un impero regionale, facente parte dell’impero della globalizzazione mondiale.

E cosa ci ha portato questo? La civiltà è sull’orlo di un nuovo Medioevo. Negli ultimi quattro anni, il numero delle persone che patiscono la fame è salito da 800 milioni a 1,2 bilioni. Il dialogo nord-sud, e persino la mera pretesa di trovare una soluzione alla fame nei paesi in via di sviluppo, si sono bloccati di colpo. I traghetti per molte isole greche del Mar Egeo non sono più operanti, mentre nelle città tedesche le piscine pubbliche, le biblioteche e gli asili stanno chiudendo. Sta ricominciando il dibattito sulla privatizzazione del sistema sanitario – era già successo prima, 70 anni fa. Gli Stati Uniti sono alle prese con una crisi ben oltre l’immaginazione della maggior parte della gente. L’elenco delle istituzioni e delle altre cose che un tempo si davano per scontate e che adesso si stanno disintegrando è interminabile.

L’umanità è governabile ?

Dobbiamo fare un improvviso, drastico cambiamento di rotta. Gli eventi nel periodo a venire metteranno nero su bianco che l’unica possibilità di sopravvivenza della Germania, sarà di riprenderci la sovranità della nostra moneta e della nostra politica economica. E questo vuol dire che dobbiamo uscire dal sistema dell’euro e reintrodurre il Deutschemark. L’economia da casinò dovrà essere tolta di mezzo, e dovrà essere imposto uno standard Glass-Steagall – ossia un sistema bancario di due livelli – e dovremo creare un nuovo sistema di credito a servizio del welfare generale e dell’economia reale, e di niente altro.

In un contesto solo leggermente diverso, un articolo del Chinese People’s Daily chiedeva se deve essere poprio vero che i politici americani credono di dover costringere la Cina ad adottare una politica che danneggia la nazione cinese. Da questo nasce la domanda se l’umanità è affatto governabile. Perché se la Cina e l’America non riuscissero a collaborare, l’umanità diventerebbe in effetti ingovernabile.

E questa è davvero la stessa domanda che noi Europei dobbiamo porci: possiamo liberarci in tempo dalle strutture che sono in conflitto con gli interessi dell’umanità e con gli interessi privati dei nostri cittadini, e quali, in breve, renderanno l’Europa, a tutti gli effetti, ingovernabile?

Helga Zepp
Fonte: http://www.iraq-war.ru
Link: http://www.iraq-war.ru/article/222544
9.10.2010

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

Note:

1) http://www.philsbackupsite.wordpress.com/2010/03/24/lehman-chief-warns-of-more-big-bank-failures/

2) http://www.ft.com/cms/s/0/6a618b7a-3847-11df-8420-00144feabdc0.html

Questo articolo appare nell’edizione del 9 aprile 2010 di Executive Intelligence Review.

Pubblicato da Davide

  • Xeno

    Che palle non se ne può più tutti a leccarsi le ferite e lagnarsi.
    Ma perchè cxxxo avete accettato di entrare in questa farsa chiamata europa dell’euro?
    Minchia e si che siete professori.
    Che nausea.
    Vittimismo del cxxxo.

  • backtime

    è proprio vero l’intelligenza non è per tutti!!!

    visto che non riesci ad avere larghi orizzonti, perché imputi ad altri il tuo non saper guardare oltre?

    quando una azione erronea si scopre tale, è l’intelligente che torna indietro, mentre è il deficente che la perpetua; ne consegue che, non è affatto vittimismo il loro e molto probabilmente, se invece di essere italiano fossi un tedesco, ragioneresti così anche tu.

  • Tao


    LA GERMANIA SOGNA UN NUOVO EURO SENZA L’ITALIA

    DI MAURO BOTTARELLI

    ilsussidiario.net

    Fortuna che Ue e Fmi avevano salvato la Grecia e i suoi conti pubblici da incubo! Ieri è infatti schizzato di nuovo verso l’alto il differenziale fra il rendimento dei titoli di stato tedeschi e quelli greci: lo spread è arrivato a 426 punti base, il valore più alto da una settimana, dopo che l’altro giorno era risalito oltre i 400 punti a 406 punti base.

    Per quanto le autorità europee professino ottimismo, i mercati hanno tutt’altra idea rispetto a quanto sta accadendo. E ne hanno ben donde. Basta rileggere alla luce di quanto sta accadendo le parole di George Soros, durante una lecture tenuta a Londra alcuni giorni fa: «I tedeschi hanno sempre fatto le concessioni necessarie per far avanzare il progetto europeista. Ora non è più così, ecco perché l’Ue è in uno stato di stallo».

    Già, nonostante “Frau nein” Angela Merkel abbia abbassato i toni rispetto al salvataggio della Grecia, l’assegno tedesco deve essere ancora non solo staccato ma anche firmato: da Francoforte sono arrivate secche smentite alle voci che volevano il piano di salvataggio addirittura da 90 miliardi di euro – la Grecia deve rifinanziarne 110, 50 dei quali entro la fine dell’anno – e la Bundesbank manda segnali inequivocabili rispetto a quanto sta accadendo. Ovvero, di deciso c’è poco. Pochissimo.

    Ovviamente è interesse di tutti in Europa evitare un default controllato della Grecia, di tutti tranne che della Grecia stessa. La quale, infatti, avrebbe tutto da guadagnare da una procedura di ristrutturazione del debito in stile uruguayano gestita unicamente dal Fmi: certo, al Fondo chiedono sacrifici in cambio dei soldi, ma Atene non è destinata ad anni di vacche magre anche dal piano europeo? Il quale, tra parentesi, espone il mercato a enormi sbalzi di umore: le montagne russe dello spread greco rispetto ai bund parlano infatti questa lingua. Anche perché la ricetta europea non fa che eliminare i problemi di liquidità nel breve termine, ma i rischi di insolvenza sul medio-lungo termine restano tutti quanti sul tappeto.

    A Morgan Stanley stanno monitorando la situazione e il loro ultimo report dice chiaramente una cosa: «Questi problemi di insolvenza, generalizzati, potrebbero portare a una frantumazione dell’area euro e alla fine dell’unione monetaria». Ciò che vuole, sempre più chiaramente la Germania, nostalgica come non mai del suo marco e del ruolo guida del continente senza la noia di partner arretrati e indebitati come i Pigs o l’Irlanda. L’euro, signori, finirà entro il 2012, ma la sua crisi sistemica comincerà quest’anno con l’abbandono della moneta unica da parte di uno Stato membro.

    È scritto, i tedeschi ci stanno lavorando dal 2006 almeno e la crisi economica innescata due anni fa dal crollo di Lehman Brothers sta facendo il loro gioco. Giova ricordare infatti, qualche particolare. Se l’America ha creato le condizioni perché la crisi finanziaria la travolgesse, l’Europa cosa ha fatto negli ultimi anni per prevenire quanto sta accadendo nel suo sistema bancario? Nulla, nonostante nel corso del vertice informale tenutosi in Lussemburgo il 14 maggio del 2005 venne trovato un accordo a maggioranza su un unico punto: un memorandum d’intesa per la creazione di un piano di emergenza consistente nello scambio aperto e rapido di informazioni internazionali tra i membri su eventuali crisi in atto al fine di evitare la loro espansione al continente in una sorta di effetto domino, per fronteggiare un’ipotetica crisi finanziaria a livello europeo.

    Il documento, facilmente reperibile sui siti istituzionali dell’Ue, si intitolava “Memorandum d’intesa sulla cooperazione tra supervisori bancari, banche centrali e ministri delle Finanze dell’Unione Europea su situazioni di crisi finanziaria” e si basava su otto punti, sostanzialmente una riedizione rafforzata del precedente memorandum varato nel 2003.

    Nonostante si sottolineasse che questo atto non appariva vincolante per l’autonomia di intervento dei vari paesi in caso di crisi, lo scopo dell’operazione era chiaro. Ovvero, il sistema è ormai globale e nessuno di noi è un’isola. Questo nel maggio 2005. All’epoca la notizia non suscitò particolare scalpore, anche se alcuni ambienti londinesi non presero particolarmente bene la excusatio non petita del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, affannatosi a tranquillizzare i cronisti sul fatto che l’accordo non significasse «la presenza concreta di minacce reali in tal senso a medio termine». Bluffava o lo pensava davvero?

    In compenso, però, emerse che quella riunione decise che l’aprile dell’anno successivo si tenesse una simulazione di collasso bancario continentale sotto l’egida del Financial Services Committee a Francoforte. In sede Ecofin, insomma, si stava valutando l’ipotesi di una crisi finanziaria a livello europeo sul modello di quella che squassò l’Asia nel 1997-98 o di quella più limitata che nel 1992-94 toccò le regioni scandinave. A rendere il tutto ancora più credibile – lasciando in bocca un sapore di incombenza che le autorità invece negavano, Trichet in testa – fu poi la dinamica scelta per il piano di simulazione della crisi: stando agli studi dell’epoca, infatti, sarebbe stato il collasso di una grande banca operante a livello continentale a far scatenare l’effetto domino generale.

    All’epoca in sede comunitaria si parlava, riferendosi all’accordo, di nulla più che di un’estensione dell’intesa già esistente tra banche centrali e regolatori (quello del 2003 citato in precedenza), sfuggì però ai più che questa “estensione” vedeva coinvolti anche i ministri delle Finanze dei 25. Sempre in seno a questa operazione gestita dall’Ecofin fu bocciata a larga maggioranza la proposta di creare un super-comitato centrale – con sede a Bruxelles – che monitorasse tutti i possibili scenari di crisi interni all’eurozona.

    «I comitati non risolvono le crisi», fu il giudizio senza appello del capo del comitato per i servizi finanziari dell’Unione, l’olandese Kees Van Dijkhuizen. Il quale, interpellato dal Financial Times dopo il vertice del 14 maggio del 2005, disse: «Speriamo di occupare il nostro tempo con questioni che non ci vedranno mai diretti protagonisti, ma visto quanto accaduto in Asia e in altre parti del mondo non possiamo dire con certezza che questo non succederà mai da noi».

    E come andò quella simulazione? Il 9 settembre a Helsinki si tenne una nuova riunione dell’Ecofin tesa proprio a valutare i risultati ottenuti: nessun giornale sembrò dare troppa importanza alle parole del presidente finlandese, Tarja Halonen, il quale disse in maniera molto diplomatica che il sistema Ue di vigilanza e intervento era assolutamente inadeguato. Il 12 settembre, tre giorni dopo, un solo giornale, European Report, sottolineava la pesantezza della situazione con un articolo dal titolo “L’Europa si scopre impreparata a gestire una crisi finanziaria”. Da allora, cosa è accaduto?

    Alla riunione dell’Ecofin del 9 ottobre 2007, a scandalo Northern Rock già scoppiato, si discuteva di eccessive procedure sul deficit di Gran Bretagna e Repubblica Ceca, mentre il 23 gennaio di quest’anno, a crisi ormai esplosa, in Slovenia si tornava a parlare di necessità di rafforzare la cooperazione sulla supervisione. Parole. Solo parole. Come quelle, profeticamente scritte da Deutsche Bank in un outlook per gli azionisti istituzionali pubblicato più o meno nello stesso periodo, ovvero la primavera 2005: nel 2010 uno stato europeo abbandonerà l’euro dando vita a una crisi sistemica.

    Purtroppo, qualcuno aveva già capito tutto e stava preparando il terreno. Le parole di George Soros, giunte proprio in questi giorni, devono essere un campanello d’allarme: uno tra Grecia e Spagna, entro quest’anno, sarà costretto ad accettare le non vincolanti condizioni che la Germania voleva porre a corredo del piano di salvataggio di Atene, ovvero fuori dall’euro chi trucca i conti o non li tiene in ordine a livello di disciplina fiscale.

    Manca poco e l’atteggiamento della Bundesbank ci fa capire che ormai siamo allo showdown: il piano per salvare la Grecia, semplicemente, non serve a nulla se non a costringere Atene a dirci addio e chiedere protezione al Fmi. La fine del sogno monetario europeista è ormai all’orizzonte, cosa ci aspetterà dopo e davvero difficile dirlo.

    Per Morgan Stanley, «quello greco è un pessimo precedente per tutti gli altri paesi membri. Un precedente che potrebbe trasformare l’area euro in una zona di alta pressione inflazionistica e debolezza monetaria. Nazioni con una forte stabilità come la Germania potrebbero decidere che per loro sarebbe meglio un unione monetaria più piccola ma più rigida: ma visto che il Trattato di Maastricht non permette l’espulsione di nazioni dall’area euro, la Germania potrebbe optare per un’altra scelta. Ovvero, abbandonare essa stessa l’area euro per creare una valuta più forte».

    L’eventuale richiesta di opt-out greco o spagnolo, bocciata in sede comunitaria, sarebbe di fatto solo l’alibi per Berlino per andarsene: lo pensano a Morgan Stanley. Meglio dargli retta seriamente questa volta. La danza di spread e cds sul sovereign debt di questi giorni non rappresenta nulla di positivo, infatti.

    Mauro Bottarelli
    Fonte: http://www.ilsussidiario.net
    Link: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2010/4/16/FINANZA-La-Germania-sogna-un-nuovo-euro-senza-l-Italia/3/79913/
    16.04.2010

     

  • maristaurru

    mi sembra di ricordare che vi furono moltissimi contrari alle modalità di entrata in europa , tra i tanti helga Zepp, inascoltata. Anche in Italia, quel Berlusconi sempre vituperato, ci ha provato, non era al governo lui infatti e non ha gestito lui il grande affare del secolo: regalare il patrimonio del Paese alle banche, commercianti privati, tassarci a sangue, dismettere i beni statali. Se ricordi, solo a provare ad essere eurodubbiosi e si veniva investiti da una selva di insulti, vituperi, accuse di essere disonesti e stupidi.
    Qualcuno ha tracciato la strada ed ha detto, o quella o niente, e la gente per prima gli è andata dietro: la pace, la felicità, pareva che se si faceva l’europa delle banche saremmo stati “un grande popolo” pensato e voluto dalle menti eccelse di coloro che tutto sanno e niente di bene fanno da troppo tempo.

    Il fallimento è evidente, l’europa della follia delinquenziale di Maaastricht è a nudo, per parte mia in Adusbef si scrisse che era una bestialità da subito, ci sono arrivate susseguiose letterine di professori e professorini economisti ammanicati o speranzosi di diventarlo, con le Banche, che con sufficenza spiegavano a federicolippi che sorti magnifiche spettavano l’Italia.

    Non avevano tutti i torti, alcuni dei laudatores dello sfascio e della rapina alla gente comune, hanno raggiunto un notevole tenore di vita, dal loro punto di vista non avevano torto.

    Pulizia; a cominciare dalle Università e dai Professori Consulenti milionari

  • AlbertoConti

    Il modello di sviluppo di HELGA ZEPP LAROUCHE è quello di uno sviluppo tecnologico-economico-demografico che riprenda daccapo il new deal roosweltiano, ma a partire dallo stato di fatto attuale, ovvero il capolinea di quello stesso modello di sviluppo. Una follia non senza molte lucidità, come il recupero di regole sane sulla politica monetaria, o meglio una rifondazione della moneta sulle ceneri della precedente, visto che era già nata su regole truffaldine, che però La Rouche insiste a idealizzare quando parla di nuova Bretton Woods (basti dire che il nostro pierino-tremonti è da loro considerato un “campione” in tal senso!!!!).
    La vecchia e originale Bretton Woods è stata una colossale truffa di nome dollaro, il primo vero esperimento di moneta globale. La storia ne ha evidenziato coi risultati tutta l’intrinseca truffaldinità, ma ancora, nonostante tutto, non c’è straccio di intellettuale che abbia il coraggio di sostenere tale evidenza. E te credo, chiunque si guadagni la pagnotta viene ancor oggi pagato in dollari, anche se li chiamano euro, sterlina, yen, ecc. ecc.
    Ora si sovrappongono due problemi giganteschi, la truffa perpetrata dai gestori della moneta tramite sistema bancario (problema artificioso teoricamente risolvibilissimo) e l’incompatibilità delle diverse economie relativamente all’import-export, su base monetaria necessariamente “comune”, tramite mercato dei cambi fluttuante (problema sostanziale irrisolvibile al di fuori della parificazione delle condizioni oggettive in cui si svolgono le rispettive economie interne).
    Peccato, la nostra vecchia Europa poteva essere forse il miglior banco di prova per equiparare le civiltà del lavoro, ma l’elite dei parassiti-banchieri che dominano entrambe le sponde dell’Atlantico lo ha impedito, creando l’euroburocrazia paralizzante finalizzata ai loro veri scopi di rapina.

  • Rossa_primavera

    E’ vero che in molti paesi con l’euro,fra cui l’Italia,la situazione non e’
    rosea,ma vi siete mai chiesti come sarebbe senza?Nel Bel Paese avremmo la stessa identica crisi,la stessa identica disoccupazione ma
    avremmo pure,dulcis in fundo,un’inflazione alla sud America,dove i negozianti sono costretti ad esporre prezzi diversi nel corso della stessa
    giornata.Per quanto riguarda la Germania la situazione e’ in effetti molto diversa,la sensazione che loro ci abbiano rimesso con l’ingresso nella moneta unica e’ forte,ma l’economia tedesca e’ in fortissima ripresa e presto torneranno ad essere il colosso economico industriale
    di sempre.

  • roberto4321

    Prima della crisi dicevano che il liberismo e la globalizzazione avrebbero prodotto un costante aumento di ricchezza per tutti. POi c’è stata la crisi e da lì tutti hanno cominciato a dire che l’america era sull’orlo dell’abisso e che il dollaro sarebbe sprofondato a 2 sull’Euro, idem per la Gran Bretagna, poi dicevano che la Cina sarebbe saltata visto che non sarebbe riuscita a mantenere il suo tasso di sviluppo. L’unica cosa che sembrava solida, inamovibile e destinata ad un sicuro rialzo era l’Euro. Ora il quadro si è invertito completamente e l’Euro è destinato allo sfacelo..

    Ma c’è qualcuno che ci crede ancora a questi esperti da strapazzo?

  • Ricky

    Non capisco su quali basi si dica qui che la Germania é una vittima dell’Euro, quando la realtá é molto diversa.
    Per il resto, la solita analisi superficiale e farraginosa, che non tiene conto della fondamentale realtá che dall’Euro, purtroppo, nessuno puó né potrá uscire, per la fondamentale ragione che é uno dei maggiori strumenti di controllo dei Paesi d’Europa da parte delle elites economico-finanziarie.
    Gli starnazzamenti, i disaccordi, le voci di ritorno a vecchie monete sono tutto un teatrino. L’unica cosa probabile, ma difficile, é quella di un Euro a “due velocitá” cioé una moneta debole e svalutata per alcuni Paesi e forte per altri.
    Ma sono tutte decisioni che si prenderanno sulla pelle e sul sangue dei cittadini dei Paesi europei, quindi a che pro discuterne qui?.
    Il nostro compito dovrebbe essere, su questo tema, dibattere su come togliere la sovranitá monetaria alle elites, cioé alla BCE, a Bruxelles e alle mafie finanziarie e restituirla ai popoli europei.

  • Kerkyreo

    Se la BCE fosse pubblica, se le banche non fossero in mano alla mafia, se le istituzioni non fossero in mano alla mafia, se l’agricoltura non fosse in mano alla mafia, se la sanita’ non fosse in mano alla mafia, se le infrastrutture non fossero in mano alla mafia, se il cemento non fosse in mano alla mafia, se l’acqua non fosse in mano alla mafia, se l’energia non fosse in mano alla mafia, sel e ex aziende pubbliche non fossero in mano alla mafia, se il turismo non fosse in mano alla mafia, se il calcio non fosse in mano alla mafia, se la televisione non fosse in mano alla mafia, se i giornali non fossero in mano alla mafia, se le aziende farmaceutiche non fossero in mano alla mafia, se il mercato finanziario non fosse in mano alla mafia, se il mercato del lavoro non fosse in mano all mafia, se le risorse dei paesi non fossero in mano alla mafia, se… se… e se… , allora sicuramente la crisi non ci sarebbe!

  • nautilus55

    Che amarezza: potremmo sostituire, nel tuo commento, la parola “mafia” con “massoneria”, “poteri forti” “lobbies” od altro ancora e il risultato non cambierebbe. Oramai, c’è un deficit di democrazia apocalittico. Ciao

  • Kerkyreo

    Ciao maristurru ti rispondo semplicemente con questo! Ti consiglio di leggerlo
    …………. http://archiviostorico.corriere.it/2001/novembre/27/Berlusconi_con_euro_una_sorpresa_co_0_0111274624.shtml

  • Peperoncino

    Un paese come L’italia fuori dall’euro non fa comodo a un paese come la Germania,
    che secondo me è quello che ha guadagnato di più grazie all’euro, se avessimo ancora rispettivamente marco e lira col cavolo che riuscivano a importarci quello che riescono ora.

  • lucamartinelli

    condivido al cento. mi piacerebbe anche che cominciassimo tutti a definire il nostro sistema una “finta democrazia”. Buona domenica

  • AlbertoConti

    Vi siete mai chiesti come mai il concetto di “democrazia” è esploso e diventato dominante proprio in coincidenza del capitalismo truffaldino (distinto dal capitalismo semplice, troppo “LENTO”? E’ il modo migliore (la democrazia formale) di inchiappettare il popolo, dandogli la colpa delle sue stesse “disgrazie”, piovute dall’alto dei cieli. Mazziare il cornuto, la regola numero uno di ogni truffatore che si rispetti. Attenzione però al seguito della storia, che può essere MOLTO peggio!

  • AlbertoConti

    OK! Salvo riconoscere l’extraterritorialità delle elites, alle quali l’europa va stretta.

  • maristaurru

    caro Kerkyreo ti rispondo con questo della stessa provenienza:

    http://archiviostorico.corriere.it/1994/giugno/09/Martino_Berlusconi_euroscettico_proprio_come_co_0_94060910360.shtml

    Gi entusiasmi erano tutti degli artefici, Ciampi, Prodi e Amato, mentre nei blog e nelle opinioni illuminate l’euroscetticismo di alcuni fu sbeffeggiato ad oltranza.

    Avevano una fretta pazza di entrare nell’euro, non hanno voluto nemmeno farlo con quel minimo di prudenza e pensamente che da taluni era stato chiesto, Forse il risultato non cambiava, certo è che per farlo sono passati sul cadavere letteralmente, di artigiani, famiglie e mezza italia, loro , si sono arricchiti invece. Passano dalle associazioni mille e mille casi umani e per aiutarli veniamo a sapere chi, come e perchè. Ognuno dei politicanti italiani ha le sue colpe. L’euro e la tassazione da rapina sono un merito di Prodi, Amato, Visco, con la benedizione benevola di un lacrimoso Ciampi ( piangeva dopo aver contrattato un cambio che ci avrebbe distrutti ) , nobile quel pianto, ma noi intanto stiamo nel guano e loro tutti stanno alla grande compresi mogli, figli, amanti nonni, fratelli e cugini fino chi sa a che grado

  • Allarmerosso

    Sempre con la solita storia dell’inflazione … non è forse inflattivo l’euro non siamo forse in una situazione inflattiva ? pensi che l’inflazione sia un male per quelle banche centrali che controllano ormai TUTTO !?
    Ripresa ??? ma dove ? quando ? perchè ?
    Parli come la propaganda … o sei la propaganda ?

  • Allarmerosso

    Purtroppo ,a guardarsi intorno, si ! c’è qualcuno che ancora ci crede !

  • osva

    M azzini
    A utorizza
    F urti
    I ncendi
    A ttentati