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USCIRE DALL'EURO SI DEVE, OGGI!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

DI ALBERTO LOMBARDO

Premessa

In questo articolo vi

è una prima parte divulgativa e una seconda propositiva.

Non sono un economista. Questi appunti

sono stati scritti per fissare le idee mie e di tanti amici che mi chiedevano

di dipanare questa matassa ingarbugliata della moneta. Amici economisti

che hanno letto questi appunti trovano che abbiano una valenza divulgativa

e per questo li sottopongo alla lettura di tutti.

Ma sono un appassionato lettore

di comedonchisciotte. Coloro che seguono questi temi possono passare

direttamente alla seconda parte.

Chi

‘produce’ il denaro?
Il denaro di solito viene pensato solo

nella forma di carta moneta, stampata da una banca centrale su espresso

ordine del Governo.

In realtà la massa monetaria

cartacea oggigiorno è solo una piccola parte di quello che chiamiamo

comunemente denaro. Basta pensare a quanti assegni di conto corrente

circolano, a quante cambiali a quante transazioni si effettuano attraverso

le carte di credito o i bonifici bancari.

Tutto questo è anch’esso denaro,

solo che noi lo pensiamo come una forma non alternativa al denaro ‘vero’

perché di solito riteniamo che, emettendo un assegno o eseguendo un

pagamento con carta di credito, si effettui una operazione molto semplice:

il denaro che ho precedentemente depositato in banca, e che fisicamente

risiede lì, viene trasferito a un’altra persona o ditta e quindi

l’operazione ‘fisica’ di trasferimento del denaro in forma cartacea

viene effettuato a nome mio da qualcun altro: la banca.

Purtroppo le cose non stanno così.

Infatti la banca, così come altre

società di intermediazione, ha la facoltà di concedere prestiti.

I prestiti, per essere concessi, contrariamente a quanto si potrebbe

credere, non necessitano di un precedente deposito di un equivalente

ammontare di denaro da parte di qualcun altro. Infatti la banca ha la

facoltà di concedere prestiti anche per un ammontare superiore

a quanto ha raccolto come depositi da parte dei propri clienti. Infatti

si suppone che, avendo un cliente depositato per esempio 1000 euro,

non si precipiti l’indomani a prelevarli tutti e 1000, ma ne lascerà

giacenti una quota anche considerevole. La banca deve solo detenere,

in carta moneta o titoli di Stato, una quota di sicurezza, onde evitare

di trovarsi nell’impossibilità di evadere le eventuali richieste

di prelevamento.

Questa quota è del 2%. Significa

che, se una banca ha in deposito 2 milioni euro, ne può prestare

fino a 100 milioni, ossia può fare credito semplicemente scrivendo

nella propria contabilità una cifra in uscita (il prestito) e una in

entrata (nel proprio patrimonio). Questo denaro non viene mai convertito,

se non occasionalmente e in minima parte, in carta moneta, ma viaggerà

esclusivamente in forma bancaria (assegni, bonifici, giroconti, crediti

presso altre banche, ecc.)

Questo significa ‘creare’ 98 milioni

di euro?

Formalmente no, perché quando

il prestito viene rimborsato, il debito si estingue e quindi quei 98

milioni, creati dal nulla, ritornano da dove sono venuti, cioè

dalla pancia dei computer della banca che li ha emessi. Tutto tornerebbe

come prima, se il giro non ricominciasse da capo con un altro prestito.

Al limite quei 98 milioni potrebbero non scomparire mai, se ci fosse

sempre chi chiede quel denaro in prestito.

Quindi, oltre che dalla massa di denaro

‘primario’ depositato, la quantità di denaro (bancario, ma non

meno reale dell’altro) dipende anche e soprattutto dalla velocità

di circolazione dello stesso.

L’espansione di massa monetaria all’interno

di un sistema economico si chiama inflazione.

Effetti sui prezzi

Qual è l’effetto sui prezzi

dell’inflazione?

Se l’incremento della massa monetaria

è bilanciata da un equivalente aumento di beni e servizi acquistabili,

l’effetto sui prezzi non si sente.

Se prima c’erano 10 euro in circolazione

e 100 mele, ogni mela costava 10 centesimi. Se ora ci sono 11 euro in

circolazione e 110 mele, ogni mela ha lo stesso costo di prima. Ma se

ora ci sono 11 euro in circolazione e solo 100 mele si ha un aumento

del 10% del prezzo delle mele.

Quindi è opportuno che non ci

siano fenomeni inflazionistici, altrimenti questi avrebbero una ripercussione

sul livello dei prezzi.

Ma come si possono generare questi

fenomeni inflazionistici?

Ammettiamo che io scopra in soffitta

un antico dipinto. Esso viene valutato 10 milioni di euro. Che significa?

Che ora in circolazione c’è un bene che prima non c’era e quindi

la massa monetaria può aumentare di 10 milioni senza generare inflazione.

Apparentemente.

Infatti, se un privato o una ditta vuole rinunciare a godere di 10 milioni in beni e servizi di altro tipo per scambiarli con il mio ritratto, l’inflazione non si genera. Ma se invece io, avendo come garanzia quel dipinto, mi faccio prestare dalla banca denaro che essa ha generato nel suo computer, in pratica il dipinto resta ad ammuffire in un sottoscala e in giro ci sono 10 milioni in più che producono inflazione.

Ma quanti sono i dipinti che si possono

trovare nelle soffitte? Pochi?

Bene, supponiamo che io dipinga una

emerita crosta, ma un critico d’arte compiacente dica che quel dipinto

vale 10 milioni. L’effetto è lo stesso.

Un esempio più vicino al nostro

mondo.

Una società calcistica acquista

un giocatore per 1 milione e l’indomani lo mette sul mercato per 10

milioni. Si dirà: ma chi lo comprerà? Semplice, un’altra società

che ha acquistato un altro giocatore per 1 milione e ora lo vuole vendere

per 10 milioni. Basta che le due società semplicemente si mettano d’accordo

per scambiarsi i propri giocatori, perché ora si siano creati per magia

ben 20 milioni. Ora le due società potranno andare in banca, presentare

i propri bilanci gonfiati ognuna di 10 milioni e farsi prestare il denaro

sulla base della garanzia data dal ‘valore’ dei due giocatori.

Si sono messi in circolazione ben 20

milioni senza alcun reale corrispettivo in beni o servizi ma che producono

stipendi, dividendi, contratti… E tutto questo lo chiamano ‘far

girare l’economia’.

La

‘bolla’ finanziaria

Tutto il meccanismo della borsa è

basato su questo principio. Il valore delle azioni non è determinato

dal contenuto in beni e servizi che è incorporato nell’azienda di

cui ogni azione è un piccolo pezzettino, ma dal ‘mercato’ ossia

dal prezzo a cui ogni azione viene scambiata. Si badi bene che

vale un principio di estensione, per cui il valore di un’azienda è

dato dalla somma dei prezzi delle azioni in cui il suo capitale è suddiviso,

e tale prezzo è quello al quale è stata ‘quotata’ solo un’infinitesima

parte di azioni, cioè quelle che sono state scambiate (vendute e acquistate)

oggi.

Quando si dice che oggi in borsa si

sono ‘bruciati’ 2 miliardi di euro, non si intende altro che la

seguente affermazione: sono state vendute alcune azioni a un prezzo

inferiore, se fossero state scambiate tutte quelle relative alle aziende

coinvolte, allora la loro capitalizzazione (la somma dei valori del

loro capitale) sarebbe inferiore di 2 miliardi. Una cosa del tutto ipotetica.

Tutto ciò però espone l’economia

reale alla cosiddetta ‘bolla’ speculativa. Se ciò che conta nella

determinazione del capitale non è la quantità di beni e servizi incorporata

nella società, ma solo i valori figurativi che si possono mettere a

bilancio al fine di far aumentare i prezzi delle azioni, allora si può

barare come si vuole. Si possono mettere a bilancio le idee ancora da

applicare, i profitti futuri, le scoperte ancora da effettuare (non

sto scherzando) e tutto ciò farà lievitare i bilanci e quindi i prezzi

delle azioni.

Per esempio la bolla immobiliare americana

è consistita nel prestare denaro in misura ancora maggiore rispetto

ai relativi immobili acquistati, anche a poveracci che non avevano alcuna

possibilità di rimborso, nella certezza che il mercato dovesse salire

illimitatamente. Ciò che conta per la banca è poter dimostrare che

presta sempre più denaro e così aumentano i propri profitti. I debiti

dei clienti poi venivano impacchettati in altri prodotti finanziari

e venduti ad altre società, che a loro volta facevano lo stesso, creando

un groviglio inestricabile (i cosiddetti ‘titoli tossici’). Alla

fine, quando il mercato immobiliare si è fermato, come logicamente

era da attendersi, la bolla è scoppiata e qualcuno è rimasto col cerino

acceso in mano di questa immane catena di Sant’Antonio.

Lo stesso è successo per esempio

anni fa coi titoli delle aziende informatiche.

Questo è ciò che si intende

per finanziarizzazione dell’economia.

La massa di ‘moneta’ che oggi gira

per i computer delle banche di tutto il mondo è oltre 10 volte il PIL

di tutti i Paesi messi insieme! Hanno stampato moneta ‘falsa’ per oltre

dieci volte quella vera.

D-M-D’ D-D’

Marx ha descritto il ciclo economico

capitalistico come un ciclo in cui il capitalista, in possesso di un

capitale D, lo investe in un’attività produttiva creando una

nuova merce M nella quale viene incorporato nuovo valore grazie

all’attività della manodopera, che viene remunerata solo per una

parte del proprio valore. Il plus-valore invece viene trattenuto dal

capitalista e incrementa il capitale iniziale che diventa D’.

Ma questo passaggio attraverso la produzione di beni o servizi per il

capitalista è una pura perdita di tempo se egli riesce a incrementare

il proprio capitale senza mediazione: D-D’.

Naturalmente questa attività

puramente speculativa è mera rapina. Non che il passaggio D-M-D’

non lo sia una rapina, ma essa avviene ai danni degli sfruttati che

vedono una parte del valore proprio prodotto espropriato. Tuttavia la

rapina resta confinata in questo rapporto e la massa del prodotto del

sistema cresce. Invece il passaggio D-D’ non provoca alcun

aumento della produzione e la rapina viene perpetrata ai danni dell’intera

società al pari di chi stampa carta moneta falsa: si immette nel sistema

economico una massa di denaro puramente inflazionistico.

L’unica soluzione per reggere questo

andamento è quello di trasferire quote crescenti di profitto

dall’economia reale a quella finanziaria. Crescenti vuol dire che

occorre spremere sempre di più qualunque cosa possa produrre denaro:

i lavoratori in primis, ma anche pezzi dei beni pubblici, come le società

statali, e poi i beni dello Stato quali la scuola, la sanità, i beni

demaniali e artistici.

Questo è il motivo per il quale

non è tanto utile avere un’azienda sana che produce utili, ma

questi utili dovranno essere sempre crescenti e questo a scapito anche

dell’azienda stessa, che alla rincorsa di tassi di profitto crescenti,

tenderà a sostituire alle politiche di lungo periodo le politiche a

breve.

La sovranità

monetaria

Fino a quando avevamo una moneta nazionale,

vi erano alcuni strumenti di politica monetaria che si potevano usare.

Il più importante era il debito

pubblico. Lo Stato emette titoli di Stato e il mercato (imprese e famiglie)

lo acquistano con un’asta pubblica. Se l’asta non raggiunge i livelli

prefissati, la Banca d’Italia poteva acquistare l’eccedenza praticamente

stampando carta moneta. Ciò alimentava l’inflazione.

A questo fenomeno si accoppiava un

altro fenomeno conseguente. Poiché il valore della moneta all’interno

del mercato nazionale si deprezza, ciò ha un effetto pure negli scambi

internazionali e quindi si doveva adeguare il valore della moneta alle

altre monete attraverso la svalutazione. Questo fenomeno in sé

non è negativo, se resta entro i limiti di tollerabilità, perché

rende i beni dall’estero più cari (e quindi ne limita l’attrattività)

e rende più competitivi quelli nazionali. Inoltre per un Paese in massima

parte di trasformazione, perché privo di grandi risorse naturali come

l’Italia, ciò non ha un peso rilevante sulla bilancia dei pagamenti.

Inoltre dovrebbe stimolare la ricerca di beni e risorse nazionali, quali

le energie alternative.

L’inflazione è una tassa che pagano

tutti i cittadini in funzione del denaro posseduto e della capacità

di adeguarsi all’inflazione. I lavoratori ne erano parzialmente al

riparo fino a quando c’era la scala mobile che adeguava automaticamente

i salari ai prezzi.

Ritorniamo all’esempio del quadro.

Un privato di presenta sul mercato con soldi che non hanno una contropartita

reale e acquista beni e servizi al posto di qualcun altro. Ma se a entrare

nel mercato con soldi senza contropartita è lo Stato, tutti i cittadini

in proporzione sono chiamati a finanziare questa operazione. Tutto dipende

che cosa si fa del debito pubblico accumulato. Serve a far sviluppare

il Paese con infrastrutture, ricerca e educazione, o a far ingrassare

i soliti noti?

In questo caso il meccanismo dell’inflazione

è anche benefico per i conti pubblici. In pratica il debito ‘evapora’

da solo. È vero che ad alta inflazione devono corrispondere anche alti

tassi di remunerazione del debito pubblico. Ma – come dimostra la

storia d’Italia – il massimo differenziale tra inflazione e remunerazione

non si ebbe nell’epoca dei grandi incrementi di debito, ma dopo, quando

arrivarono i ‘salvatori della Patria’.

L’epoca dell’euro

Vediamo come si sono modificati gli

strumenti che le autorità monetarie hanno a disposizione dopo l’introduzione

dell’euro e del Trattato di Maastricht. Come ricorderemo tutti, l’adesione

dell’Italia all’euro è stata molto sofferta. Se un paese entra

in un sistema monetario apportando una elevata capacità di inflazione,

ossia di immettere denaro senza adeguate contropartite in beni e servizi

prodotti, significa che partecipa al banchetto comune senza pagare il

relativo prezzo, o pagando con soldi falsi.

È per questo che si sono creati i

parametri di Maastricht, che costringono un Paese ad assumere politiche

monetarie non inflattive tenendo tendenzialmente il debito pubblico

sotto una certa soglia.

Ma quello che è poco noto, è

un altro meccanismo che è stato manomesso: la vecchia abitudine

di emettere titoli di Stato da fare acquistare alla Banca di emissione

(per noi la Banca d’Italia) è stata proibita. I titoli emessi dallo

Stato devono essere immessi sul mercato e poi eventualmente acquistati

dalla Banca di emissione. La finalità è quella di garantire che sia

il mercato internazionale a fissare il prezzo dei titoli e di non turbare

la sua funzione regolatrice. Quindi uno Stato non si può permettere

più di emettere titoli a volontà, pena dover alzare moltissimo il

rendimento degli stessi per poterli fare acquistare a un mercato sospettoso.

Dove sta il problema? Guardiamo la

situazione dell’Italia. Il risparmio delle famiglie italiane è (o

forse è stato fino a ieri) uno dei più alti al mondo. Quindi l’elevato

debito dello Stato ha sempre trovato copertura presso i risparmiatori

italiani. Non importa se il debito sia elevato oppure no, purché si

trovi sempre qualcuno disposto a sottoscriverlo. Si tenga conto che

in verità mai nessuno ha mai pensato che il debito italiano, così

come quello di ogni altro Paese, dovesse essere prima o poi estinto,

ma solo tenuto sotto controllo pagandone gli interessi.

È come se una giovane coppia avesse

preso in prestito una cospicua somma di denaro dai rispettivi genitori

per comprare una casa: questi non si aspettano di avere il debito estinto,

ma solo di ottenere dai giovani una congrua remunerazione, simile a

quella ottenibile da una banca. Il sistema è in equilibrio.

Vediamo invece cosa succede oggi nel

mondo e in particolare in Italia.

Improvvisamente si sono scatenate delle

tensioni speculative su alcuni Paesi europei: si badi bene, non quelli

più esposti (Francia e soprattutto Germania, per non parlare del Belgio,

sono messi peggio della Grecia!) ma quelli più deboli politicamente

(geostrategicamente, direbbe qualcuno), facendo balenare la possibilità

che le nuove emissioni di questi Paesi potessero non essere più assorbite

dal mercato e quindi facendo lievitare la necessaria remunerazione degli

stessi (il famoso spread tra i Bund tedeschi e i BTP italiani),

con grave danno per quelle Nazioni. Se quei Paesi avessero ancora in

mano i rispettivi strumenti di politica monetaria, la speculazione si

fermerebbe perché le Banche nazionali comprerebbero il debito stampando

carta moneta, ciò porterebbe a un certo incremento dell’inflazione

che si scaricherebbe sul tasso di cambio. Il Paese sarebbe in un certo

senso globalmente un po’ più povero, ma l’economia sospinta da

un cambio favorevole, potrebbe riprendersi.

È come se i nostri giovani amici,

indebitati coi genitori, avessero un’improvvisa necessità, saltassero

una mensilità e la volessero ripagare a fine anno, magari rinunciando

a un viaggio. No, questo non si può fare. I nostri amici sono subito

dichiarati pagatori inaffidabili, i creditori chiudono il credito e

loro possono solo andare a farsi prestare i soldi dagli usurai, rovinandosi

definitivamente. I genitori hanno i soldi da prestare loro, ma i figli

sono rovinati!

La speculazione internazionale si è

avventata contro diversi Paesi dell’area euro, a cominciare dai più

deboli (politicamente, non economicamente), allora questi hanno dovuto

subito mettere in campo politiche monetarie restrittive draconiane,

in modo da tranquillizzare i mercati, ma strangolando l’economia.

È quello che è già successo in Argentina.

Questo Paese è andato in rovina non quando faceva i debiti, ma quando

i creditori internazionali, capitanati dal Fondo Monetario Internazionale

e dalla Banca Mondiale, hanno imposto politiche restrittive. Non si

è concesso più di svalutare, ma si è imposto un cambio fisso col

dollaro (così come accade oggi con il nostro euro), si è imposta la

svendita dei gioielli di famiglia, costituiti dalle aziende nazionali,

e la distruzione del welfare. Le aziende nazionali, incapaci di reggere

la concorrenza internazionale non protetti da meccanismi di svalutazione

competitiva sono andate in fallimento e l’economia è crollata. Finché

il Governo non ha dichiarato il default, ossia l’insolvenza, pagando

i propri debiti (i famosi bond) circa un quarto del valore nominale.

Solo che nel frattempo le banche di tutto il mondo se ne erano sbarazzati

rifilandoli ai piccoli risparmiatori e ai fondi di investimento delle

pensioni americane. Risultato: Paese depredato, debito altissimo, economia

in rovina, risparmiatori di tutto il mondo frodati.

Quando a un’auto togli il cambio,

lo sterzo, il freno e l’acceleratore, come fai a guidare? Deve guidare

qualcun altro al posto tuo. Sei su un bel trenino e devi andare dove

decide la locomotiva.

Chi si è chiesto come mai Paesi

come la Gran Bretagna o la Svezia si sono tenuti ben stretta la loro

moneta e non sono andati certo in fallimento?

Ma torniamo a noi. La Grecia rappresenta

poco più del 2% del prodotto di tutti i Paesi dell’area euro:

con una colletta si risolveva il problema e poi magari si imponevano

dei controlli perché non si ripetessero i brogli statistici compiuti

dai governi passati (brogli che tutti, dico tutti, i Paesi europei hanno

fatto, a cominciare da Francia e Germania).

La manovra in Italia a cosa serve?

54 miliardi di euro o sono troppissimi o sono troppo pochi, dovendo

noi rinnovare a ogni asta centinaia di miliardi di euro. Del resto non

ce lo hanno spiegato dove andranno questi soldi. La manovra tedesca

è stata di 100 miliardi, un disastro epocale.

In realtà il cosiddetto ‘mercato’

ha imposto le sue regole, ha minacciato di far crollare un Paese piccolo

come la Grecia (il cui debito è prevalentemente con le banche tedesche

e francesi) per imporre le politiche restrittive che serviranno ad aumentare

quel flusso di capitali dall’economia reale all’economia finanziaria

di cui abbiamo già parlato e svendere i residui patrimoni pubblici

di quel Paese. E ciò in Grecia, come in Germania, in Italia e in tutta

l’area euro. Ci hanno fatto spaventare per farci inghiottire questo

boccone.

Ma se davvero le banche francesi e

tedesche erano spaventate che il loro cliente, lo Stato greco, potesse

essere messo in difficoltà, avevano uno strumento facilissimo: dichiarare

che avrebbero sottoscritto loro e a tassi legali (l’1,5%) il debito.

Un creditore cerca di non far fallire

il debitore, altrimenti perde il proprio denaro. Ma se è uno strozzino,

lo fa spaventare, in modo da poterli infliggere un nuovo prestito a

tassi maggiorati. Ed è quello che è successo: alla Grecia è stato

fatto un prestito a tassi che non potrà mai ripagare. Siamo sulla strada

dell’Argentina.

Anche in Italia, nonostante la nostra

situazione di fondo sia ancora in equilibrio (sempre più precario

in verità, perché le ruberie del Governo Berlusconi non sono

bilanciate dai tagli dolorosissimi che sono stati affibbiati al Paese),

perché nonostante ci sia ancora un consistente risparmio che proprio

ora avrebbe tutta l’intenzione di acquisire titoli di Stato, siamo

stati attaccati dalla speculazione.

La prova di questo ragionamento sta

nell’osservare l’andamento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani.

Questi rendimenti fino a poco tempo fa erano molto bassi, vuol dire

che c’era elevata richiesta e fiducia in essi: i tassi erano quasi

a livello negativo (considerando le commissioni bancarie) ossia lo Stato

paga il nuovo debito quasi niente. Del resto è comprensibile. Dove

dovrebbero investire i piccoli risparmiatori il loro denaro? Bond? fondi

di investimento?? azioni??? Con tutte le sberle che hanno preso meglio

i cari vecchi BOT.

Cosa è successo improvvisamente? Nessuno

lo sa. Il meccanismo è stato manomesso dal ‘mercato’ speculativo,

che mostra la sua vera natura che è ben lontana dall’essere un ‘regolatore’

perfetto, ma solo una canea di strozzini.

Quali sono state le forze politiche

e sindacali che si sono opposte a questo disegno criminale?

Berlusconi si è difeso dicendo

che era l’Europa che ci imponeva i sacrifici (fatto del resto in un

certo senso non falso, come abbiamo visto). Degli altri CHI ha denunciato

che è la stessa Europa a essere in mano ai banchieri tedeschi e francesi,

che poi sono gli stessi che innescano la speculazione. I nostri politici

non hanno battuto ciglio. Si è attaccato Berlusconi sulla distribuzione

dei tagli, non sulla reale necessità degli stessi! Del resto a ‘sinistra’

non siedono gli epigoni dei Prodi, dei Padoa Schioppa, tutta gente che

viene dalle viscere di Goldman-Sachs e altre eminenti banche internazionali,

che sono i registi di tutta questa ‘macelleria sociale’?

L’Italia e la storia di questi 10

anni di euro

La moneta unica doveva essere l’ultima

delle azioni da eseguire. Prima si dovevano fare leggi, economie, culture

comuni.

Perché hanno fatto così? Prima

si mettono tutti i vagoni in corsa alla stessa velocità e poi

si agganciano rigidamente gli uni agli altri.

Cosa succederebbe se si agganciassero

rigidamente vagoni che hanno velocità differenti?

Quando si dice che l’Euro è l’unica

moneta senza uno Stato dietro, si dice una cosa vera solo in parte.

Non c’è per scelta precisa un’autorità monetaria governativa che

ha strumenti di intervento fuori dal mercato, a parte la possibilità

di determinare il “tasso di sconto”, che ormai è solo un riferimento

teorico, in quanto le banche regolano le proprie transazioni con tassi

che si basano solo su tassi di mercato. Inoltre, l’unica operazione

che può essere fatta è quella di diminuire o aumentare tale tasso

in modo indiscriminato e senza poter attuare attraverso esso una politica

economica, con la conseguenza o di comprimere l’inflazione e con essa

l’economia o di stimolare l’economia e con essa l’inflazione.

Perché questa scelta? Quali le

conseguenze?

Partendo dall’assunto che a stabilire

le strategie economico-monetarie continentali siano delle persone estremamente

capaci e non dei cretini improvvisati, dai risultati si possono capire

gli obiettivi che ci si proponeva fin dall’inizio con la creazione

dell’Euro:

    a) La moneta unica impedisce

    la svalutazione competitiva. I Paesi forti europei (Germania e Francia

    in testa) hanno sempre sofferto la competizione italiana che riusciva

    a scaricare le proprie inefficienze all’interno del Paese con una

    moderata inflazione.

    b) La moneta unica fa sì che

    il grosso debito pubblico non evapori lentamente nel tempo. Esso dovrà

    essere pagato in moneta “forte” e quindi “strozza” il debitore,

    mettendo il “creditore” nelle condizioni di forza per ottenere apertura

    dei mercati, privatizzazioni (svendita delle aziende e del patrimonio

    economico e naturale nazionali).

    c) L’impossibilità per le

    Banche Nazionali di intervenire sul mercato primario del debito pubblico

    (come abbiamo visto) espone le Nazioni alle speculazioni del mercato,

    fatto principalmente dalle primarie banche europee e internazionali.

L’acquisto operato dalla Banca Europea

dei titoli di debito pubblico dei PIGS è stato fatto passare come il

“salvataggio” dell’Europa fatto dai virtuosi a favore degli scapestrati.

Nulla di più falso. Ci hanno solo incastrato ancor di più comprendo

i nostri debiti a prezzi di saldo.

Perché i Paesi deboli d’Europa

(i PIGS) hanno messo la testa in questo cappio?

La storia d’Europa è una storia

di colonizzazione interna a costo zero e profitti massimi.

A paragone la colonizzazione del Meridione

d’Italia è stata una storia in cui la borghesia del Nord ha dovuto

scendere a patti con l’aristocrazia del Sud, inglobandola nella gestione

del potere. Il Sud è stato colonizzato, ma le CLASSI dirigenti hanno

beneficiato affacciandosi su un teatro politico di respiro internazionale.

Diciamo che è stata una classe che ha svenduto il proprio popolo. Ciò

naturalmente non è durato molto. Passata la festa gabbato lo santo.

Il periodo del “trasformismo” ha annichilito le classi dominanti

meridionali, riducendole al rango di “paglietta” e quindi tradendo

anche se stesse.

La colonizzazione europea al contrario

sta ripercorrendo la stessa storia a livello continentale bruciando

le tappe. Questa volta non sono intere classi sociali delle candidate

“semi-colonie” (Italia, Spagna, Grecia, Portogallo) a venire “sussunte”

al potere, ma solo ristrettissimi pezzi di queste: tecnocrati cresciuti

all’ombra delle banche europee che vengono gratificati del loro posticino

(Prodi, Barroso, Draghi…), europarlamentari che vengono ben pagati

per simulare una inesistenze “democrazia” continentale, una burocrazia

farraginosa che sposta miliardi di euro a favore di ristretti circoli

di ben individuate lobbies.

E allora?

La quota del debito pubblico sottoscritta

dai privati cittadini è sempre mediata dalle banche (non si può

più da tempo acquistare direttamente titoli di Stato se non attraverso

le intermediazioni bancarie). Tuttavia in caso di default degli Stati,

le banche possono sempre ricattare i propri correntisti che hanno affidato

loro i risparmi, dicendo che poiché lo Stato non paga più, esse non

possono più ripagare i propri clienti. Ma in verità le banche non

possono mai fallire, perché possono sempre “stampare” nuova moneta,

ossia accendere nuovi conti nei propri computer. Del resto i debiti

non rimborsati dai clienti insolventi non vanno nel “passivo” della

banca, proprio perché non devono essere restituiti a nessuno, ma vanno

in un conto speciale, detto “sofferenze”, e lì muoiono.

Ripetiamo: la limitatezza del credito

ai privati cittadini è dovuta solo a fattori in parte di opportunità

per evitare l’esplosione dell’inflazione, ma soprattutto a rendere

la merce “moneta” una merce rara e quindi preziosa.

È importante ricordare che negli ultimi

anni la quantità di moneta bancaria (M2 – M1) è cresciuta in Europa

negli ultimi anni a tassi che vanno dal 5% al 20% l’anno: questa è

la vera e propria “inflazione”. Mentre l’incremento dei prezzi

(alla produzione e anche al consumo) che dovrebbe esserne una diretta

conseguenza, non ha mai superato mediamente il 2-4%.

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Figura 1 – Andamento degli aggregati monetari M1 (moneta e depositi in conto corrente), M2 – M1 (i depositi bancari), M3 – M2 (titoli a reddito fisso con scadenza a breve termine).

Che significa? Chi ha pagato questa

differenza? Ciò significa che ogni anno c’è un enorme sposta-mento

di ricchezza dai produttori al mercato speculativo, che drena risorse

e le distrugge. La quantità di “moneta” che circola nel mercato

speculativo ormai è, come detto, decine di volte il PIL, mentre nel

mercato reale si assiste a una deflazione (diminuzione di moneta a disposizione

dei pro-duttori) che strozza l’economia reale.

È del tutto evidente che se non si

mettono in luce le politiche esercitate dalle classi dirigenti centro-europee

ai danni dei popoli, in particolare del Sud Europa, non si possono articolare

percorsi politici che siano efficaci e accettabili per lavoratori e

i popoli.

Intanto è follia pensare che

tutto questo sia dovuto al caso o all’insipienza di alcuni tecnocrati.

Invece è un disegno ordito dai capitali finanziari ed economici della

Mitteleuropa. Stiamo arrivando proprio dove ci volevano portare: debito

alto, economia debole, moneta forte, competitività bassa, un mix esplosivo

che conduce al fallimento. Conseguenza: spoliazione dell’intera nazione.

È altresì risibile dire che l’Europa

dovrebbe fare come gli USA: stampare denaro. A chi lo facciamo digerire

e, soprattutto, come? Ci mettiamo in concorrenza con gli USA?

Dall’altro lato invocare una indiscriminata

insolvibilità dello Stato provocherebbe una crisi del risparmio e farebbe

insorgere tutta l’Italia, dove ricordiamo c’è il maggior risparmio

delle famiglie (in diminuzione, ma comunque ancora gigantesco) del mondo.

Tutte le famiglie, ma proprio tutte, hanno ancora qualcosa da parte.

Inoltre sono moltissimi che hanno debiti con le banche non solo dovute

al consumo (tendenza purtroppo crescente a causa della crisi) ma soprattutto

ai mutui immobiliari. In Italia c’è la maggior quota di proprietari

della propria casa di residenza.

Ricordiamo che il default argentino

provocò un assalto alle banche per ritirare i risparmi e esse dovettero

contingentare i prelievi. Sarebbe uno scenario apocalittico in Italia

che provocherebbe danni incalcolabili.

Uscire al più

presto dall’euro e tornare alle monete nazionali.

Prima di vedere le conseguenze di una

tale azione, studiamo ancora una volta la storia dell’Argentina. Dopo

che è andata in default alla fine del 2001, ha dovuto affrontare un

breve pe-riodo di forte flessione, ma ha avuto un rapido recupero che

è poi proseguito a lungo. Sganciando il peso dal dollaro e respingendo

(purtroppo fin troppo tardi) le ricette della Banca Mondiale del FMI,

si fece sì che dopo un anno di transizione l’economia argentina riprendesse

a crescere.

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Figura 2 – Andamento del PIL in Argentina.

Lì fu possibile anche accompagnare

la politica con un taglio del debito perché il paese era poco esposto

al proprio interno.

In Italia tornare alla moneta nazionale,

diciamo una nuova lira che potrebbe inizialmente essere quotata con

un cambio con l’Euro alla pari, porterebbe, si dice, a un attacco

indiscriminato dei mercati speculativi, che non rinnoverebbero più

i titoli pubblici in scadenza neanche a tassi altissimi. Ebbene, uno

Stato che recuperasse la propria capacità di acquistare i titoli sul

mercato primario, potrebbe puramente e semplicemente stampare moneta.

Ricordiamo che dei 1,9 mila miliardi di euro di debito (circa il 130%

del PIL), ce n’è in scadenza circa il 10% l’anno, ossia 200 miliardi.

Quindi nelle peggiori condizioni non si andrebbe ad un incremento di

inflazione se non dell’ordine del 10%-13% l’anno.

Ma le proposte non possono fermarsi

qui. Occorre fermare lo strapotere delle banche nell’emissione di

moneta bancaria, riportando la sovranità allo Stato. Quindi le banche

devono essere ricondotte immediatamente a veri intermediatori finanziari,

cioè tra chi ha i soldi VERI e chi ne ha bisogno, riservando allo Stato

la possibilità di immettere liquidità secondo criteri economici. Non

occorre togliere loro il denaro, basta stamparne di nuovo.

Eliminando la loro possibilità di

immettere moneta del tutto virtuale nel mercato finanziario si eliminerebbe

la causa principale di “inflazione” che potrebbe largamente bilanciare

l’incremento di moneta immessa dallo Stato. La speculazione internazionale

non potrebbe nulla contro questa manovra.

Il debito dello Stato verso i cittadini

verrebbe preservato, mentre sarebbe in crisi quello delle banche internazionali,

le quali potrebbero rifiutarsi di pagare i depositi ai cittadini. Ma

questo non è proprio possibile perché i depositi delle banche

sono interconnessi a livello internazionale. In buona sostanza come

potrebbero rifiutarsi di pagare il credito depositato da un cittadino

italiano e invece pagare il debito di un cittadino francese o tedesco?

Le banche italiane, dove i nostri cittadini

hanno la maggior parte dei propri depositi, potrebbero invece trovarsi

in difficoltà perché costrette a pagare i depositi in euro e non nelle

nuove monete nazionali. Ma a questo punto potrebbe intervenire lo Stato

attraverso una grande campagna di acquisizione del debito delle banche

nazionali (che significa NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE) e pagamento

del debito in moneta nazionale grazie alla propria autorità sovrana

(trasformazione del debito privato in debito pubblico) con rimborsi

selettivi e ristrutturazione del restante. In pratica, poiché molto

del debito pubblico italiano è proprio con le banche italiane, la loro

nazionalizzazione porterebbe automaticamente a una cancellazione di

questa quota. Lo Stato inoltre dovrebbe garantire il piccolo risparmio

attraverso la solvibilità delle banche nazionalizzate mediante l’emissione

di una quantità di moneta adeguata.

Per alleggerire il debito, ora in moneta

nazionale, e migliorare la competitività del Paese all’estero

e all’interno, una buona dose di svalutazione conseguente a tutto

ciò non può che aiutare. Ricordiamo che non è detto che ciò si trasformi

immediatamente in incremento dei prezzi al consumo. È vero che le merci,

a cominciare dall’energia, acquistata all’estero costerebbe di più.

Ma si potrebbe lanciare una grande campagna di risparmio energetico

e uso delle rinnovabili prodotte all’interno, con effetti benefici

nella bilancia dei pagamenti e dal punto di vista ecologico. Inoltre,

essendo l’Italia un Paese prevalentemente di trasformazione, ciò

potrebbe essere direttamente scaricato sulle esportazioni, rendendo

più competitiva comunque la quota di valore aggiunto nazionale.

Inoltre c’è da considerare che la

crisi è sempre crisi di sovrapproduzione e non di sottoconsumo.

C’è scarsità di beni al supermercato,

le concessionarie auto hanno difficoltà a reperire i modelli richiesti,

c’è scarsità di forza lavoro? Sappiamo benissimo che è proprio

l’esatto contrario.

L’economia si ferma non perché non

si sono beni e servizi offerti o offribili sul mercato, ma perché ce

ne sono troppi rispetto alla capacità del mercato, ossia alle disponibilità

degli acquirenti.

La crisi economica, rendendo la moneta

sempre più scarsa per i produttori-consumatori e sempre più

abbondante per gli speculatori, non fa che distruggere forze produttive,

restringendo la base produttiva, nel tentativo di rendere comunque positivo

il TASSO di profitto, che è invece storicamente tendente a zero.

Uno Stato che recupera la propria sovranità

economica può lanciarsi in grandi campagne per produrre di più, ma

soprattutto meglio e aumentare la possibilità per i produttori di accedere

al proprio prodotto.

I limiti politico-militari (diciamolo

con franchezza: non sarebbe così liscia come può apparire

seduti a casa propria: chi tocca le banche muore!) sono del tutto evidenti.

Ma due considerazioni sono da fare.

La prima storica. In Argentina non

mandarono i bombardieri. Forse perché gli affari li avevano già

fatti e non c’era più nulla da spremere se prima non si fosse reingrassato

il Paese.

La seconda politica. Uscire dall’Euro

sarà contrastato da tutti in Italia. La stessa Lega abbaia, abbaia

e poi? Per non parlare del PD che è proprio il partito dell’Euro,

caratterizzato per spingere sul pedale dei sacrifici e delle privatizzazioni.

Del resto è proprio il partito filo europeo per eccellenza.

Ma anche a “sinistra” c’è molta

confusione.

Vendola su questi temi tace o invoca

più “equità” rimanendo comunque all’interno della compatibilità

capitalista.

Ferrero riesce a mala pena a dire “facciamo

come gli USA” e stampiamo moneta, una proposta che, se non passa come

abbiamo visto dall’uscita dall’Euro e dalla nazionalizzazione delle

banche, è del tutto inattuabile e velleitaria.

Uscire dall’Euro e nazionalizzare

le banche, garantire il credito nazionale e rimettere in moto l’economia

capitalistica è una proposta politica che può aggregare i popoli d’Europa

contro lo strapotere finanziario mittel-europeo. È una proposta che

potrebbe essere adottata anche solo da una regione o da un gruppo di

regioni, che facessero la secessione, oppure la tutta una serie di Stati,

per esempio dai cosiddetti PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna).

Essi potrebbero subito dare vita a un’area di libero scambio basata

su economie simili e compatibili, con monete che potrebbero seguire

e assecondare le rispettive capacità di ripresa. Soprattutto sarebbero

un fronte così vasto che non potrebbe essere attaccato tutto insieme

contemporaneamente dalla speculazione e anche – mettiamocelo nel conto

– militarmente dal resto d’Europa. E quindi questa proposta unisce

e non divide i popoli d’Europa.

Sintesi

La “crisi” dell’Euro è prevista

e anzi è stata creata dalle grandi banche europee per strozzare i popoli

europei e dal capitalismo mittel-europeo per far fuori la concorrenza

dei Paesi sud europei e ridurli al rango di “semi-colonie” interne.

L’uscita da questa morsa non può

che passare dall’uscita dall’Euro dei popoli sotto attacco.

La conversione dei debiti pubblici

nelle nuove monete e conseguente moderata svalutazione penalizzerà

fortemente la speculazione internazionale, ma non il piccolo risparmio

nazionale che continuerà a effettuare transazioni nelle monete nazionali

e quindi relativamente protette dalle oscillazioni del cambio. Quindi

non è necessario un default del debito nazionale, che invece pena-lizzerebbe

anche i piccoli risparmiatori.

Ciò deve essere accompagnato

dalla nazionalizzazione delle banche, che invece rischieranno la bancarotta,

per ripristinare la sovranità degli Stati sulle emissioni monetarie,

e soprattutto sul credito, e tenere sotto controllo l’inflazione monetaria.

La svalutazione controllata avrà

anche un effetto benefico sulla produzione nazionale, rendendo di nuovo

competitive produzioni di beni e servizi (soprattutto energetiche) nazionali

e disincentiverà le delocalizzazioni.

È possibile e quindi indispensabile

riformulare totalmente il mercato del lavoro in Italia con leggi da

sempre osteggiate dall’Europa che proteggano i diritti dei lavoratori

e dei consumatori.

Tutto ciò non può non passare

dalla creazione di un ampio fronte antiliberista che associ al movimento

anticapitalista anche ampi settori produttivi in caduta libera di rappresentanza.

Alberto Lombardo
12.09.2011

Pubblicato da supervice

  • nuovorinascimento

    Un decalogo ben scritto contenente molte informazioni attinenti “l’imbroglio” della finanziarizzazione dell’economia.
    Solo un piccolo appunto, per eccesso di zelo, lo riservo alla questione relativa all’uscita dell’€ e conseguente conversione dei debiti pubblici alla nuova moneta. Mi chiedo se effettivamente sia possibile mantenere alta la credibilità e il conseguente valore intrinseco dei ns. BOND non tanto in Italia, quanto all’estero (51 % fra Francia e Germania).
    Credo – leggenbdo l’articolo – che sia fattibile e auspicabile NON riconoscere quindi il debito e tecnicamente non pagarlo, uscendo definitivamente dal circuito europeo.
    Non ci sarebbe in tal caso una forte svalutazione della moneta e del valore intrinseco dei BOND?

  • amensa

    mi fermo alla prima affermazione errata:

    “Ma se invece io vendo alla banca quel dipinto e la banca mi dà in cambio denaro che ha generato nel suo computer, in pratica il dipinto resta ad ammuffire in un sottoscala e in giro ci sono 10 milioni in più che producono inflazione

    la banca dovresti sapere che tratta due tipi diversi di denaro:

    a) quello che crea, come giustamente fai osservare, a leva

    b) quello che costituisce i “mezzi propri”

    una banca, come ogni società ha un capitale interamente versato, che costituisce il proprio “valore” ma anche i mezzi di garanzia per poter operare.
    per pagare gli impiegati, le bollette, i locali ecc…. non crea denaro, ma usa quello guadagnato con la sua attività, ed in essi rientrano gli interessi sui prestiti erogati.

    pertranto, se compera un quadro, usa i “mezzi propri” anche perchè quello creato lo può solo imprestare.

    rivedi la tua esposizione, perchè questo fatto cambia un po’ le cose.
    saluti

  • sisifo

    Ciao amensa, seguo sempre con molto interesse i tuoi interventi proprio perché provengono da una persona che conosce il sistema bancario dal suo interno.
    Al di la dell’errore che hai giustamente fatto notare, mi pare che la proposta di fondo di Alberto Lombardo sia ragionevole e perseguibile, sia pure con i limiti che l’autore stesso ha individuato.

    Gradirei sapere cosa ne pensi tu delle risoluzione poste nell’articolo.
    Ciao

  • amensa

    come ho scritto, mi fermo al primo errore, perchè poi molto di quanto segue è condizionato da esso…. e allora diventa un parlare un altro linguaggio.
    una esposizione come questa, andrebbe divisa in capitoli molto più brevi, proprio perchè ogni passaggio è condizionato dalle affermazioni precedenti.
    è come una dimostrazione matematica…… se fai un errore entri , successivamente nell’assurdo.
    potrà essercipoi anche affermazioni sulle quali concordi, ma non sei sicuro di concordare col pensiero dell’autore.
    sorry

  • amensa

    nello specifico, se per acquistare il quadro, usa denaro GIA’ esistente, denaro che costituisce il debito di qualcun altro, il suo acquisto, NON aumenta la liquidità…… e questo fatto inficia tutto il resto.

  • amensa

    fino a che non si capirà che in un sistema monetario “fiat” ovvero di moneta creata, ogni titolo di credito, con scadenza o no, basta che sia esecutivo ( ovvero riscuotibile senza bisogno di passaggi giudiziari) è a tutti gli effetti moneta, perchè il denaro è un titolo di credito.
    se c’è una scadenza, tutt’al più la durata ne modifica il valore, ma non la sostanza.
    farà parte di un aggregato monetario superiore, ma continua a non modificarne la sostanza.
    pertanto cambiali, obbligazioni, titoli di stato, ecc… sono a tutti gli effetti moneta, forse meno liquida del denaro, ma sostanzialmente convertibili in esso.
    questo concetto, se non assimilato interamente e completamente, porta poi ad errori grossolani nelle considerazioni successive, ed è per questo che, incontrando un errore del genere, non vado oltre, nella contestazione.

  • Albertino

    un buon articolo che credo sia rivolto a persone che vogliono cominciare a capire quale sia la gigantesca fregatura dell’ euro e dell’ unione monetaria europea. per questo ritengo sia utile per rendersi conto di alcune cose, al di là dei tecnicismi legati al meccanismo di funzionamento delle banche. il focus di questa esposizione sta nel cominciare a far entrare nella testa delle persone che uscire dall’ unione monetaria così come è congegnata si può, anzi, si deve.
    bravo Alberto !

  • francesco67

    Alberto Lombardo da profano ha fatto uno sforzo non indifferente.
    Visto che tu sai bne come funziona questo gioco perverso perché non ordini le cose partendo dalle stesse considerazioni.
    La struttura dell’articolo è ottima.
    Visto che sei capace: rivedi, correggi, sintetizza.
    Te ne saremo grati.

  • materialeresistente

    Io credo che quando si fa il paragone con l’Argentina oltre a mettere quello che ci piace vedere (la crescita del PIL pro capite) bisognerebbe accompagnare il tutto con altri dati:
    1- questo è un link su cui potete combinare tutta una serie di dati economici
    http://www.indexmundi.com/g/g.aspx?v=69&c=ar&l=it

    2- io mi limito ad osservare che è dal 2007 che non vengono formulati dati ufficiali su quanta gente vive sotto la soglia di povertà in quel paese
    A leggere i dati del link si viaggia intorno al 30%. L’anno del default è stato del 50%

    3- se cercate quanto petrolio e gas produce l’argentina, quanto ne importa e quanto ne consuma e comparate la cosa con noi magari vi fate un’idea di cosa voglia dire l’impatto sulla bilancia dei pagamenti che, in caso di default ed uscita dall’euro, qualcuno mi deve spiegare con cosa verrà finanziata. Emissione di moneta, iperinflazione o cosa? e chi pagherebbe il conto?

    4- io credo che a queste condizioni il futuro che si va prefigurando è nero, ma lo è anche la soluzione che vede in modo semplice la panacea di tutti i mali con l’uscita dall’euro. Pensate seriamente che con una svalutazione della moneta Germania e Francia non mettano dazi sulle nostre merci? Su cosa competiamo? sulla produzione di scarpe che gli illuminati produttori italiani hanno spostato in altri lidi?

    5- per tornare all’Argentina, lì c’è una guerra tra destra legata ad interessi secolari che vive di rendita sulle esportazioni di prodotti agricoli e non è disposta a “condividere” la ricchezza con altri soggetti “urbani”. Per questi ultimi le condizioni offerte dal mercato del lavoro recitano ciò che le politiche liberiste hanno esportato in tutto il mondo “precarietà e nessuna sicurezza”.
    C’è un problema di divisione del reddito e ridurre la statistica solo a valori come la crescita del pil non offre alcun dato serio su quelle che sono le condizioni sociali di quelle persone.
    Questo è quanto vale la spesa da quelle parti:
    http://www.largentina.org/2010/06/08/se-potessi-avere-887-pesos-al-mese/

    Ci sarà una questione legata al sistema nel suo insieme o no? O pensate che tutto si risolva con un annetto di sacrifici uscendo dall’euro? Se è così e se così sarà ho idea che certa gente smetterà di pontificare tra qualche mese perché troppo impegnata a raccogliere cartone da rivendere come si faceva da quelle parti.
    Quindi battersi solo per uscire dall’Euro? Credo che l’idea dovrebbe essere più ambiziosa. Personalmente di essere un fantoccio nelle mani di un banchiere o di un grasso padrone con solerte cricca di stato a fargli compagnia non è che mi entusiasmi più di tanto. Anzi, mi sembra solo un discorso che non porta soluzioni.

  • sisifo

    Prima di tutto voglio ringraziarti per per la risposta ed il tempo che ci hai dedicato.
    Capisco qual’è il tuo punto, se si parte da un presupposto sbagliato ciò che ne consegue è affetto dall’errore precedentemente commesso, e le risoluzioni che si vogliono attuare sono compromesse dall’errata analisi.

    Comunque sia, al momento non ci sono forze politiche che hanno le idee, la forza, l’energia e neppure l’ambizione di andare contro al gotha finanziario.
    Ammetto di sentirmi arreso difronte ad una situazione che sembra, allo stato dei fatti, irrisolvibile, e sono fortemente preoccupato dal fatto che le contestazioni degli ultimi tempi mancano proprio della capacità di intenti e di analisi che sono alla base di una qualsiasi ristrutturazione del sistema.

    Una nota positiva mi pare che sia il referendum per l’abolizione del porcellum, è un piccolo passo ma, se attuato, può essere l’inizio di un cambiamento.

    Ciao e grazie

  • agomau

    Non sottilizziamo. Diciamo che il direttore della banca presta i 10 milioni di € a suo cugino, il quale compra il quadro. E tutto torna a posto.

  • amensa

    ciao…. c’è stato un periodo in cui controbattevo a tutto quanto mi pareva errato, sulla base della teoria economica.

    poi mi son reso conto di una cosa banale, e cioè che si chiede un cambiamento a chiil sistema l’ha coniato, usato, sfruttato, e dal quale trae il potere.

    è come chiedere all’oste di punire chi fornisce il vino cattivo…. quando il vino lo fornisce lui

    chiedere ad una “cricca” di ridare potere, al popolo, chiedergli giustizia, per le ingiustizie che la stessa compie quotidianamente, mi sembra tempo perso

    è patetico chiedere di cambiare sistema monetario, a chi vive su di esso….

    è illusoriuo chiedere di cambiare le regole, a chi con tali regole vive e si arricchisce

    capisci ? la prima cosa da fare, prima di pensare alla finanza, al sistema monetario, è abbattere il “sistema”, prevedendo anche che non sarà un compito ne facile ne indolore

    pensare di poterlo solo modificare, con dei mezzi che non intaccano minimamente la struttura del potere, è semplicemente patetico.

    per cui, se c’è una battaglia da combattere, è quella contro il “sistema” di potere, ma non con i mezzi che lo stesso ci offre, perchè quelli sicuramente saranno adatti solo a “cambiare tutto per non cambiare nulla”.

  • amensa

    no, non tuorna a posto, perchè il cugino non ha poi i mezzi, se non il quadro, per rendere il prestito.
    purtroppo, in poco spazio non posso darti tutte le connessioni logiche, ma il denaro acquista valore solo con il lavoro, con l’attività umana, senza di essa, esso non vale nulla.
    l’esempio più banale che mi viene è invitarti a pensare ad un uomo, pieno di denaro in mezzo al deserto. il denaro ha valore solo nei confronti di chi lo possa in seguito utilizzare, ed utilizzare per avere a sua volta qualcosa da qualcuno.
    alla fine della catena, dovrà sempre esserci del lavoro di qualcuno, non un quadro.

  • francesco67

    Quoto in toto cio che dici.
    Peró come abbattere il sistema, visto che dall’interno non possiamo scalfirlo?
    Saluti

  • amensa

    purtroppo il modo non è ne civile, ne indolore, e si chiama rivoluzione.
    chi detiene il potere ha organizzato il massimo possibile per mantenerlo, e non lo cederà cavallerescamente, su questo ci puoi scommettere anche gli ultimi tuoi cents.

  • amensa

    ecco alcune note che sto scrivendo, e che purtroppo non posso indicare nell’articolo dove dovrebbero essere. dal significato, però dovrebbe essere abbastanza chiaro che stanno tutte nella prima parte, fino al paragrafo “inflazione”

    1) Se è vero che anche una cambiale è denaro, è vero che il denaro si raggruppa in differenti aggregati monetari, in relazione alla sua “liquidità”, ovvero la facilità con la quale esso può essere speso o usato in pagamento. Ogni titolo di credito è a tutti gli effetti, denaro, solo che può essere denaro facilmente e immediatamente spendibile, oppure prima deve essere “accettato” oppure convertito in una forma più liquida.

    2) Questa frase mostra quanta confusione viene fatta normalmente a proposito del denaro. La quantità di denaro cartaceo detenuto dalla banca è ancora una frazione della quantità di denaro che la banca tiene per ottemperare alle richieste di prelievo/deposito. E la confusione nasce dal momento in cui non si parla di “valore del denaro” mentre le banconote cartacee sono solo il supporto per il trasferimento ed il movimento di tale valore, ma come è supporto di trasferimento il bonifico, l’assegno, e ogni altro mezzo.
    Se invece di parlare di denaro, parliamo di valore allora le cose cambiano perché esso diventerà sempre e solo un numero, un concetto astratto, ma per muovere e spostare il quale si usano dei supporti, e le banconote sono uno di questi.
    Ecco allora che quello che crea la banca è “valore” e non denaro, che trasferisce spostando dei numeri, oppure “appiccicandolo” su delle banconote quando si effettua un prelievo, ma togliendolo dalle banconote e trasferendolo su un numero puro, quando si effettua un deposito.
    Infatti le banconote depositate in banca, non vengono più conteggiate in M0, perché non più considerate “circolante”, e così una semplice operazione di deposito o di prelievo, non altera M1 (che per definizione è il valore di M0 + conti correnti e conti postali).
    Se si riesce a capire questa differenza, si è già fatto un gran passo avanti, nella comprensione di tutto il processo, per cui una cosa è la percentuale di “valore” depositato che la banca mantiene disponibile per i movimenti ( secondo un calcolo statistico) ed una piccola percentuale di esso viene mantenuto in “carta” (banconote), non dimenticando che tale “carta” fintantoché resta all’interno della banca NON ha valore, perché il valore risiede nei numeri che rappresentano i saldi dei conti.

    3) Ecco, che non considerando quanto scritto sopra, inizia la confusione. In effetti la banca considera il valore depositato, ed una certa percentuale viene mantenuta disponibile per le operazioni di prelievo/deposito ( e la quantità di “carta” è ancora solo una percentuale di esso il cui ammontare dipende molto dalla tipologia della clientela, ovvero se usa molto o poco le banconote o più altri mezzi), mentre la restante parte partecipa a formare quella quantità di valore disponibile ad essere imprestata. Tale valore è funzione, mediante un algoritmo, essenzialmente di due grandezze: l’ammontare del valore depositato e il capitale di garanzia della banca stessa. Ed è un multiplo del risultato di tale calcolo. Pertanto, per poter aumentare il totale dei prestiti, la banca non necessita solo di ricevere più depositi, ma deve anche avere un capitale di garanzia adeguato, così come non basta avere un gran capitale, ma occorre anche avere depositi adeguati.

    4) Noto che tutte le scuole economiche fanno lo stesso errore, che ritengo importante considerare, ai fini delle deduzioni da trarre, e cioè che non l’intera quantità di denaro immessa in un sistema causa quella che è chiamata normalmente inflazione, ma solo una parte di essa, almeno immediatamente.
    Chiariamo poi cosa si intenda con il termine “inflazione” se cioè il fenomeno dalla pura immissione di denaro nel sistema oppure il suo effetto sovente derivato, ovvero l’aumento dei prezzi ovvero il deprezzamento del valore del denaro stesso.
    Il chiarimento necessario è dovuto al fatto che la parte di denaro immesso, che causa l’aumento dei prezzi e quindi la sensazione di svalutazione del denaro stesso, è quello che viene speso sul mercato dei beni e servizi, anzi, meglio ancora, sul mercato dei beni e servizi di comune e diffuso uso e consumo.
    La precisazione è importante perché il denaro immesso nel sistema, a seconda del “CHI” e “QUANDO” lo raccoglie, può essere destinato o all’acquisto di beni e servizi, o al risparmio o alla tesaurizzazione. In questo secondo caso, solo in un secondo tempo, secondo la decisione del proprietario, esso potrà creare tensione sui prezzi, ovvero quanto risparmiato il proprietario deciderà di spenderlo.
    Fintantoché il denaro immesso nel sistema, anche dopo pochi passaggi di mano, verrà tolto dal mercato, esso non causerà assolutamente nulla, se non un aumento delle “riserve” di valore.
    E questo fenomeno è estremamente importante da considerare, quando esistano , all’interno della società, delle classi sufficientemente ricche da raccogliere denaro, e non aver alcuna necessità di spenderlo a loro volta, e quindi destinarlo al massimo ad impiegarlo in alcune “nicchie” di beni che ne causano poi le “bolle” finanziarie, ma che non fanno parte di quei beni considerati determinanti nel definire il valore del denaro stesso.
    Un aumento dei valori di borsa, per esempio, cosa che richiede continua immissione di denaro, nessuno si sognerà mai di chiamarlo “inflazione”, ma al massimo lo chiameranno “bolla”.