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USCIRE DALL'EURO! (MA COME SI PUO' FARE ?)

DI EUGENIO ORSO
pauperclass.myblog.it

Da più parti, in qualche caso timidamente, in qualche caso con più decisione, nelle catacombe virtuali della controinformazione o altrove, si avanza la proposta dell’uscita dell’Italia dall’euro.

Chi scrive ha sempre pensato, fin da prima dell’introduzione dell’euro nella concreta circolazione monetaria, – avvenuta nel 2002 spazzando via per sempre le vecchie, ma solide monete nazionali, che la moneta unica si sarebbe comunque rivelata maligna, sia nel caso di rifiuto della sua adozione sia nel caso dell’introduzione della nuova valuta sopranazionale, ed in particolare in relazione all’Italia della buona, vecchia liretta.

Se l’Italia se ne fosse rimasta fuori, nel breve la lira avrebbe subito pesanti attacchi speculativi, svalutazioni, perdita di potere d’acquisto internazionale, e tutto ciò avrebbe inciso negativamente sulla “bolletta energetica” (già allora salata) a carico del paese e più in generale sulla cosiddetta economia reale, in termini di prodotto e di occupazione.

Entrando nell’euro – grazie a figuri del calibro di Romano Prodi, il quale si è vantato a lungo di averci portato in Europa, le cose sono andate come sappiamo, e i “benefici” sul reddito e sull’occupazione li possiamo osservare ogni giorno.
Oggi, per sfuggire alla morsa globalista che attraverso gli organi della mondializzazione europei vuole espellere dal lavoro e lasciare senza reddito milioni di italiani, oppure costringerli a lavorare a condizioni sempre peggiori fino alle soglie dei settanta anni, la fuga dall’euro sembra una necessità impellente per evitare un processo di impoverimento nella penisola destinato a durare (almeno) per tutto il decennio.

Niente più pensioni di anzianità, masse di disoccupati alla disperazione, liberalizzazioni selvagge, privatizzazioni orchestrate per impossessarsi del patrimonio pubblico, sembrano oggi il nostro destino futuro, restando nell’euro e nell’Europa dell’Unione.

Anche se non sempre vi è piena consapevolezza in chi propone la fuga dall’euro, per questa via si vuole mettere al riparo il paese dalle strategie criminali della classe globale, che da New York a Londra, e da tutte le piazze finanziarie nelle sue mani, sta volgendo la sua rapace attenzione verso l’Italia, aspettando il momento giusto e il passo falso per “spolpare l’osso”, dopo averci ricattato con il debito ed averci lanciato una serie di ultimatum attraverso le sue disgustose marionette europee (alcune delle quali italiane, come i rinnegati Draghi e Monti).
In Patria, personaggi ambigui ed inconsistenti della fatta di Giorgio Napolitano, apostata comunista “migliorista” e neoliberista arrampicatosi fino alla presidenza della repubblica, od anche l’intera “sinistra” asservita ai globalisti ed inneggiante ai macellai sociali per conto terzi Draghi e Monti, sono pronti a mettere in atto in un istante, punto per punto, i diktat europoidi-globalisti, se solo il riottoso e pluri-inquisito Berlusconi si fa finalmente da parte (come vorrebbe persino il New York Times).

Dietro i Van Rompuy, i Draghi, i Trichet, i Monti, i Napolitano, dietro i sorrisetti anti-italiani delle inezie politiche liberaldemocratiche Merkel e Sarkozy, dietro le spalle della “sinistra” nostrana, apostata del comunismo e serva della classe globale – però nel nome sputtanato dell’Europa (non più Dio lo vuole!, ma l’Europa lo vuole!), si mal cela la nuova, spietata classe dominante del terzo millennio, la Global class deterritorializzata, nomade quanto i capitali finanziari che peregrinano senza sosta nel mondo, e le masse di denaro in continuo spostamento, per lo più virtuali, che ne simboleggiano il grande potere.

La sottomissione ai processi di globalizzazione economica ed alla supremazia del capitale finanziario passano, per l’Italia, sotto le Forche Caudine delle misure atte a favorire la Crescita neocapitalistica, che sotto la superficie nascondono controriforme epocali rivolte direttamente contro la popolazione e contro il lavoro.
Eppure una “sinistra” menzognera, vile, priva di programmi politici (che tanto non servono perché si decidono altrove), e soprattutto serva dei globalisti, non perde occasione per santificare la Crescita, come se fosse non una via per rischiavizzarci (cresceranno soltanto il Valore finanziario, la sotto-occupazione e la disoccupazione), ma la soluzione di tutti i nostri problemi e la strada per la salvezza.

Ed ecco che un Berlusconi riottoso, ma alla fine anche lui prono, presenta la sua “lettera d’intenti” di sedici paginette, con tanto di premessa, a coloro che ci stanno tenendo sotto assedio – dalle cosiddette istituzioni europee alle principali piazze finanziarie, e come avvoltoi se ne stanno sul ramo, attendendo l’occasione giusta per calare sul paese e dilaniarlo.

Una lettera che Silvio il discolo ha iniziato (chissà se proprio di suo pugno) con “Caro Herman, caro José Manuel”, che sono poi gli amatissimi Van Rompuy e Barroso, rispettivamente presidente del consiglio dell’unione e capo della commissione che nessuno di noi ha eletto.

Se 60 miliardi di euro di manovre finanziarie in rapida sequenza non sono bastati, finora, a placare la fame globalista, forse non basterà neppure la letterina di Berlusconi.

In questa lettera, simile da una missiva che contiene la resa, l’età pensionabile innalzata a 67 anni è stata parzialmente neutralizzata “diluendola” fino al 2026 (voluntas Lega, per mere ragioni elettoralistiche), ma in compenso ci sono altre misure, agghiaccianti sul piano sociale, che ci si poteva attendere da un vigliacchetto come il Cavaliere, solo un po’ riottoso davanti ai poteri forti (anzi, davanti al Vero Potere, come scriverebbe un Paolo Barnard).

Dal maggio del 2012 licenziamenti più facili per espellere dalle aziende che invocano lo stato di crisi i lavoratori con contratto a tempo indeterminato (e tanti saluti all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori ancora in vigore).

Nei confronti degli statali regime duro con mobilità obbligatoria, cassa integrazione e annesse riduzione salariale e del personale, poi, il progetto dal suggestivo dal nome di “zone a burocrazia zero” che forse si rivelerà aria fritta,eccetera, eccetera.
Berlusconi – ancora e sempre (fino alla fine, sempre più vicina) fianco a fianco con l’alleato Bossi in una ridotta, ha difeso soltanto impresari, bottegai e commercianti (libertà di orario per i negozi dal 2012), e gli ordini professionali privilegiati (i privilegiatissimi notai, ad esempio, che non sono stati ancora “liberalizzati”).
Il tanto atteso piano per lo Sviluppo – che assicurerà la Crescita devastatrice neocapitalistica, il Cavaliere giura che spunterà fra poco, entro novembre.

Il clima è quello del Trattato di Versailles del 1919, solo che le dure condizioni oggi le deve scontare l’Italia assediata da speculatori e sciacalli globali, non la Germania sconfitta.

A questo punto, l’uscita dall’euro sembra la cosa più urgente, assieme alla contestuale denuncia di tutti i trattati-capestro europei, a partire da quello fondativo di Roma (ironia della sorte) del 1957.

Chi scrive è forse uno degli ultimi eurocentrici in circolazione, ma il disprezzo che nutre per la cosiddetta Europa dell’Unione, l’Europa sottomessa alla classe e al mercato globali, L’Europa senza più dignità ed indipendenza che ha sostituito l’Etica con l’euro e la sua grande cultura con la finanza, lo spinge a desiderare la catartica fine della moneta unica e delle istituzioni europee (BCE, commissione, parlamento e tutto il carrozzone burocratico annesso), per poter ricominciare a dare all’Europa – all’intero continente, da ovest a est senza esclusioni, una vera speranza futura e la possibilità di ricostruirsi su ben altre basi, che dovranno poggiare su un consenso popolare non estorto e non simulato.

Ci si deve chiedere, però, se in questo momento è realistico ipotizzare un’uscita dalla moneta unica e l’abbandono dell’Unione, almeno per paesi come l’Italia, la Grecia, la Spagna e il Portogallo, che sono i più colpiti dagli effetti della crisi strutturale neocapitalistica e dal ricatto globalista del debito.

No, purtroppo non lo è.

La strada sarà lunga, perchè nessun politico liberaldemocratico cresciuto all’interno di questo sistema, sia che si definisca “conservatore” sia che si definisca “socialista” (o in qualsiasi altro modo), oserà fare un simile passo, anche se i due terzi della popolazione del paese dovessero essere favorevoli.

Inoltre, anche se più del 60% della popolazione di un paese dovesse esprimersi per l’abbandono dell’euro e l’uscita da questa Europa, non ci saranno estese proteste, tali da essere efficaci, fino ad indurre i politici locali a mutare posizione e a non servire più i globalisti mettendo in atto le politiche da loro imposte.

Il “pacifismo strumentale”, che è uno strumento di dominazione neocapitalistico cruciale in momenti di diffuso malessere sociale (momenti come quello attuale in cui può alzarsi il vento della rivolta), provvederà a neutralizzare le manifestazioni di massa, che saranno – a parte qualche isolato episodio di guerriglia urbana dovuto a piccole minoranze, “democratiche”, “politicamente corrette” e non-violente, quindi totalmente inefficaci e non pericolose.

Restando interni al sistema, e giocando secondo le sue regole, non si otterrà nulla.
Prima di rivolgersi direttamente contro l’euro e le istituzioni europee, abbandonandole e sconfessandole, sarà necessario far cadere i regimi liberaldemocratici in Europa e ripristinare la tanto vituperata dittatura (rivoluzionaria) come stato di eccezione.

Il materializzarsi della possibilità di uscita dall’euro e l’inizio del collasso della falsa Europa globalista non potranno che avvenire per gradi, o meglio, per fasi successive.

Le fasi saranno essenzialmente quattro, esposte di seguito sinteticamente:

1) Il prevalere progressivo, con il diffondersi del malessere sociale e degli espropri globalisti, delle proteste violente su quelle “pacifiche” sostanzialmente interne al sistema e a lui funzionali, nonché il prevalere di quelle che oggi si demonizzano come “frange violente” sulla massa di pecoroni inerti che ripetono stanchi slogan, srotolano striscioni e gonfiano palloncini, il che potrebbe ridurre “a più miti consigli” le stesse forze della repressione che fino ad ora hanno spadroneggiato nelle piazze, bastonando gli inerti, gli studenti giovanissimi o i lavoratori disarmati che manifestavano per il posto di lavoro. Altro punto importante sarà che dopo l’autoconvocazione della protesta di piazza all’acqua di rose, sullo stile indignati, la protesta vera dovrà strutturarsi e gerarchizzarsi, diventare permanente ed organizzarsi meglio, con agguerriti servizi di sicurezza o addirittura in falangi, sullo stile del Blocco Nero, per evitare di essere sbaragliata.

2) Estese manifestazioni con l’uso della violenza in tutto il paese, che concretamente e simbolicamente romperanno le catene del “pacifismo strumentale” e del “politicamente corretto”, mettendo seriamente in discussione la stabilità del regime liberaldemocratico e la stessa sicurezza fisica delle sub-oligarchie politiche locali. Blocchi delle attività produttive e dei trasporti, occupazioni permanenti di spazi e edifici pubblici importanti. Si sentiranno i primi scricchiolii dell’impianto di potere vigente, si noterà la paura sui volti dei politici di professione (in sostituzione degli insopportabili sorrisi di circostanza) e l’aria, per loro, diventerà pesante.

3) Con il crescere della forza di piazza e del numero dei gruppi sociali in rivolta (lavoro intellettuale sottopagato e costretto ad emigrare, lavoro impiegatizio, lavoro operaio, lavoro immigrato, giovani precari, eccetera) sarà possibile la costituzione di movimenti di vera opposizione politica e/o l’occupazione di preesistenti organizzazioni sindacali (Fiom, CGIL) e politiche (PRC), bonificate da burocrazie interne e incapaci sdraiate da troppo tempo sui loro piccoli privilegi. Soltanto alla fine di questa terza fase ci potrà essere il collasso del sistema liberaldemocratico e l’occupazione delle sue (screditate) istituzioni da parte quelli che ormai saranno diventati veri e propri rivoluzionari. Se ciò accadrà, per evitare il caos e la dissoluzione dello stato, si renderanno necessari l’autoritarismo e la centralizzazione rivoluzionari, riportando in vita la tanto demonizzata dittatura come stato d’eccezione, l’unica forma di governo in grado di gestire efficacemente la transizione e di consolidare le conquiste rivoluzionarie. Sarà una fase spietata in cui non si potrà andare per troppo per il sottile, ma ancora legata alla lotta contro il nemico secondario (politico e sociale) nella dimensione nazionale.

4) La quarta fase, con l’uscita dall’euro e la denuncia di tutti i trattati europei, costituirà un salto di qualità nella lotta, perché ci si rivolgerà direttamente contro il Nemico Principale globalista e i suoi interessi, ma soltanto dopo aver sconfitto, riducendolo all’impotenza, quello secondario e interno. Se ciò accadrà in più di un paese europeo, solo a quel punto si potranno interrompere i meccanismi riproduttivi neocapitalistici e i processi di globalizzazione, ottenendo una vittoria di rilievo, perché l’area europea è (e sarà ancora per un po’, in futuro) un’area fra le più importanti del mondo globalizzato.

La classe globale che sorveglia gli stati e le nazioni dall’alto, già fin dalla fase 3 e prima che collassi il sistema liberaldemocratico nel paese europeo in rivolta, potrebbe impiegare lo strumento militare della Nato, a sua completa disposizione, oppure potrebbe farlo nella fase 4, subito dopo il ripudio dell’Europa monetaria, dell’euro e la minaccia portata alle sue istituzioni sopranazionali, e questo costituirà un grande problema per i rivoluzionari mettendo in forse l’esito della loro Lotta di Liberazione.

Afghanistan, Iraq e Libia insegnano, e quanto finora è accaduto in paesi extraeuropei, o nell’area balcanica, potrebbe benissimo accadere in Europa occidentale e centro-orientale perché il potere globalista non è legato a nessuna specifica area del mondo, a nessuna nazione e a nessun popolo in particolare (neppure a quello americano).

La conclusione è che dall’euro si uscirà soltanto con la Rivoluzione.

Eugenio Orso
Fonte: http://pauperclass.myblog.it
Link: http://pauperclass.myblog.it/archive/2011/10/27/uscire-dall-euro-ma-come-si-puo-fare-di-eugenio-orso.html
27.10.2011

Pubblicato da Davide

  • stefanodandrea

    A Chianciano abbiamo dedicato un’assemblea a quesrto tema, chiamando economisti, giuristi e militanti.
    L’euro è una parte del tutto. Non bisogna uscire dalla UE per uscire dall’euro. Bisogna uscire dalla UE anche perché bisogna uscire dall’euro. Formare un fronte popolare che abbia questo obiettivo è il compito che dobbiamo assumere. Tutto il resto diventa secondario.
    Tra breve pubblicherò la mia Relazione (a Chianciano) nella quale illustro che non si può essere fedeli alla Costituzione o alla UE. O l’una o l’altra.

  • AlbertoConti

    Prima parte: Exit strategy dalla trappola dell’euro.
    Le differenze strutturali nelle economie dei paesi dell’area euro hanno accelerato il fallimento dell’esperimento della moneta unica basata sul trattato di Maastricht, del tutto privo dei necessari requisiti politici di una vera unione europea su base democratica.
    In un solo decennio tale sistema monetario ha evidenziato la forza dirompente delle proprie contraddizioni intrinseche, che lo rendono fragile e inadeguato a fronteggiare la crisi mondiale scaturita dallo scoppio della bolla finanziaria originata in USA.
    L’instabilità sistemica fin qui maturata sta costringendo la stessa BCE, che ne rappresenta il massimo organo esecutivo e di garanzia, a violare pesantemente il patto fondativo dell’euro. Prima la crisi irlandese, poi quella greca e a seguire le altre, italiana in primis per dimensione e gravità, hanno prodotto deroghe ai vincoli d’emissione e distribuzione monetaria nel vano tentativo di arginare gli effetti dell’esplosione dei debiti pubblici e privati, con l’inevitabile rischio di bancarotta dei grandi istituti di credito, preventivamente trasformati in aziende a scopo di lucro ad azionariato privato.
    La relativa stabilizzazione del potere d’acquisto dell’euro è stata ottenuta come compensazione tra deflazione nella efficiente Germania riunificata ed inflazione negli altri stati, tanto più alta quanto più esposti a squilibri passivi nella propria bilancia dei pagamenti, tradotti in indebitamento netto progressivo, a sua volta causa di perdita di competitività, come è particolarmente evidente nei PIIGS. Il sistema euro prevede artificiosi strumenti di garanzia dell’equilibrio basati sul rispetto dei parametri macroeconomici, imposto tramite sanzioni e cessioni di sovranità locale, che evidentemente non fanno che peggiorare le difficoltà alla radice degli squilibri stessi in regime di massima libertà di circolazione delle merci e dei capitali.
    A questo punto la strada prevedibilmente decisa dai paesi forti è identica a quella tristemente sperimentata dal paese la cui valuta è da quasi un secolo il riferimento mercantile e normativo di ogni altra economia monetaria sul pianeta. Negli USA la banca centrale, di fatto a controllo privato, ha ottenuto di rinviare la disintegrazione sistemica, annunciata nel 2008 a seguito del fallimento di Leman Brothers, con enormi iniezioni di capitale monetario (fiat) nel sistema bancario guidato dalla speculazione privata, inducendo l’esplosione dei già ipertrofici debiti pubblici, oltre che delle famiglie e delle imprese. Sono così state temporaneamente salvate le banche a spese del popolo americano, e probabilmente del popolo mondiale, senza minimamente scalfire i meccanismi che hanno prodotto, e continuano a produrre peggio di prima, questi insostenibili squilibri sperequativi.
    Dopo gli ultimi anni di tagli selvaggi al welfare e ai diritti dei lavoratori, di inasprimenti fiscali sulla grande base dei contribuenti più deboli, di malinvestimenti e corruzione a premio delle minoranze ricche e straordinariamente arricchitesi, di deindustrializzazione e impoverimento materiale e morale del paese, di esplosione della speculazione finanziaria con relativi scandali, di contestuale crescita annua assurda del debito pubblico, dell’ordine degli enormi interessi passivi costati ai contribuenti, è evidente che l’unico comportamento virtuoso e razionale in questo frangente è quello di sganciarsi nel modo più indolore possibile da questo sistema fallimentare, che ha tradito tutte le sue promesse portandoci addirittura sull’orlo di un baratro ben peggiore di quanto fin qui già patito.
    Uscire dall’euro oggi è un dovere civico, che non vuol dire rinunciare all’unione europea, ma al contrario rivendicarne il senso più compiuto, che è l’unione dei popoli europei a difesa di una logica sistemica importata d’oltreatlantico sull’onda di un’ideologia falsamente liberale, in realtà antidemocratica e sperequativa.

  • AlbertoConti

    Seconda pate: Ipotesi tecnica
    Non potendo uscire all’improvviso dalla moneta unica senza patirne gravi conseguenze, in presenza di un debito pubblico accumulato di tale entità, introduciamo una nuova moneta integrativa, nazionale e sovrana, con lo scopo dichiarato di sostituire progressivamente l’euro negli usi correnti.
    Questa “nuova lira” ha cambio fisso paritario con l’euro già in circolazione, fino alla sua completa sostituzione nelle transazioni interne al paese. Tale tasso di cambio viene imposto e regolato dalla nuova “Banca d’Italia Nazionalizzata” che sovrintende anche il processo di nazionalizzazione dei principali gruppi bancari del paese. La nuova lira viene emessa in esclusiva dalla BIN per conto del Tesoro, al quale viene accreditata a costo zero e senza interessi.
    Parallelamente si procede ad una vera riforma fiscale, che prevede la totale gestione dei flussi valutari con l’estero esclusivamente attraverso la BIN, che raccoglie le richieste details provenienti dal circuito bancario, valutandone eventuali flussi straordinari d’interesse strategico per il paese, per negarne il consenso nel caso risultassero nocivi agli interessi nazionali. Questo significa erigere un cordone sanitario a difesa delle speculazioni valutarie in ogni direzione.
    L’altro caposaldo della riforma è ovviamente l’obbligo di pagamento di qualunque imposta locale o centrale nella nuova valuta interna. Per il resto ognuno utilizzerà liberamente i vecchi euri o le nuove lire secondo giudizio e necessità proprie. Ovviamente la spesa pubblica è interamente in nuove lire.
    La cancellazione consensuale di ogni altro patto monetario e trattato commerciale con la comunità europea dell’euro è posta in alternativa ad un radicale default del debito sovrano. Se gli ex partners preferissero quest’ultima strada, cosa per loro impossibile peraltro, si aprirebbero nuovi scenari, ancor più favorevoli per le nuove politiche monetarie sovrane. Invitiamo fraternamente gli altri stati, a cominciare dai PIGS, a fare altrettanto, per potersi sedere attorno a un tavolo paritario di discussione della nuova, questa volta vera e politica, unione europea.
    L’Italia in tal modo si riappropria della sovranità monetaria, fiscale, politica, senza rinnegare l’euro, che anzi potrà sopravvivere in un Europa liberata come moneta di scambio internazionale, una volta tornate alla fluttuazione dei cambi le rispettive monete nazionali.
    Nel periodo di transizione, ragionevolmente breve, nessuno potrà accusarci di esportare inflazione o di altri danni all’euro, dal momento che riporteremo al pareggio la bilancia dei pagamenti con l’estero, questa sì da inserire nella Costituzione, a complemento dell’art.11 che deve anche includere la più insidiosa delle guerre, quella commerciale.

  • stefanodandrea

    Alberto, ciò che dici credo non sia consentito dalla UE – certamente nazionalizzare le principali banche (senza lanciare un’opa?). E poi che le nazionalizzi a fare se devono concorrere con quelle europee che per la UE hanno diritto di entrare in Italia e di esercitare il credito. E che le nazionalizzi a fare se l’Italia non è competente a stabilire la percentuale di capitale proprio che devono tenere a garanzia e la percentuale di riserva frazionaria? E che le nazionalizzi a fare se non puoi imporre ad esse di acquistare una parte dei titoli che emetti o di piazzare i titoli statali soltanto fra gli italiani, rendendo il problema del debito pubblico inesistente?
    Quando avremo capito che il nemico è la UE avremo risolto ogni problema e avremo anche costituito il fronte. L’euro è soltanto parte del problema. E’ una delle manifestazioni. Il problema è la UE come si è andata formando dalla seconda metà degli anni ottanta. Se fossi venuto a Chianciano ne saresti convinto.
    Allora nessuna mezza misura. Si esce dalla UE, preparando opportuni decreti, il primo dei quali prevede una sanzione penale di 10-15 anni per chi esorta capitali fuori dall’Italia. Quando hai preso questo provvedimento e un altro paio, ai persino il tempo per riflettere. Certo ci sarà un periodo (alcuni mesi? Un anno?) difficile, un po’ per tutti. Nessuno spenderà gli euro che avrà in casa, attendendo che gli euro italiani, dopo essere stati convertiti in lire, vengano svalutati. Ma il gioco vale la candela. Sarebbe la riconquista della libertà del popolo italiano. La rinnovata possibilità di attuare la nostra costituzione (la UE ce lo impedisce: o attui l’una o attui l’altra).

  • dana74

    sembra che senza l’euro il mondo sul pianeta terra finisca.
    Chissà come avrà fatto l’umanità senza l’euro.

    “Se l’Italia se ne fosse rimasta fuori, nel breve la lira avrebbe subito pesanti attacchi speculativi,”

    argomento debole, che significa?
    Dato che “ci ricattano” ora con una cosa domani con un’altra, se si cala sempre le braghe poi si finisce come oggi.

    Si vuol percaso far credere che, non sarebbero esistite contromisure monetarie EFFICACI per contrastare tali attacchi speculativi?

    E se intanto un parlameto serio avesse detto all’epoca, ci attaccate?
    Bene, io non consento agli investitori stranieri di investire più di x lire per singolo investitore e che non abbia più di una società alla quale ricondursi.
    (sennò poi supponiamo i soros di turno fanno mille società prestanome consentendo poi di superare nell’insieme il limite massimo fissato) o cmq strumenti legistaliti atti a difendersi, davvero niente era possibile fare per proteggersi?
    Mi pare assurdo.Magari forse sarebbe subentrato l’altro ennesimo ricatto, tipo embargo, sanzioni …limiti alle esportazioni..

  • andreapound

    “Se l’Italia se ne fosse rimasta fuori, nel breve la lira avrebbe subito pesanti attacchi speculativi, svalutazioni, perdita di potere d’acquisto internazionale, e tutto ciò avrebbe inciso negativamente sulla “bolletta energetica” (già allora salata) a carico del paese e più in generale sulla cosiddetta economia reale, in termini di prodotto e di occupazione.”
    Questa è propaganda “prodiana”. E’ falso!
    Per quanto riguarda le soluzioni, lasciamo perdere…

  • iltedioso

    Speculazione energetica?!?!!?Tu mi parli di energia in un paese ricco di tutte le energie rinnovabili ,quali:eolica,fotovoltaica,geotermica e idrica.
    Volete inoltre usare un materiale infinito per fare andare la vostra auto?Guardate il seguente link:

    http://www.youtube.com/watch?v=UVNq7tsiYkA

    Ritornare alla liretta e mettere dei bei dazi doganali a chi importa sarebbe una bella cura ricostituente.Come dite?In un mondo globalizzato ci vuole concorrenza?Certo ,infatti chi vuole vendere in Italia DEVE venire a produrre in loco creando ricchezza per il Paese.
    La questione non e’ come fare queste cose, che richiederebbero pochi anni per approvarle,il vero problema e’ che siamo sotto dittatura dei banchieri e delle coroporations,che a loro volta son controllati da famiglie potentissime e ricchissime quali Rotschild,Rockefeller e famiglie reali Europee quali quella olandese.

  • dana74
  • Truman

    Non sono sicuro che la via della rivoluzione sia la più praticabile. Potrebbe essere più facile buttare giù tutta la costruzione europea.

    Le riunioni frenetiche di questi ultimi giorni hanno mostrato come il sistema fosse a un passo dal collasso. Degli interventi di massa concordati potrebbero essere più efficaci di una rivolta, ad esempio buttando giù le banche con prelievi di massa, scegliendo volta per volta la banca più fragile. Qui sarebbe utile un coordinamento tra siti web e fonti di controinformazione.

    Ripeto, potrebbe essere più facile buttare giù l’Europa che uscirne.

  • alvise

    Mi piacerebbe disquisire sulla vittoria di chi vuole in NWO, invece dico solo una cosa, siamo agli inizi del disegno della Massoneria, è inutile girarci intorno. Si, conosciamo i Rockefeller i Morgan ecc, ma loro sono si, dei grossi ingranaggi della macchina Massonica, il problema è che la macchina globale è in via di rifiniture, e fra poco sarà nei mercati. A noi ci rimarrà solo la soddisfazione di gettargli un pò di uova marce al suo passagggio, ma non basta liberarci delle frustrazioni per dare un futuro ai nostri figli, per dargli un futuro dovremmo cambiare il nostro DNA con quello degli Islandesi, allora forse avrebbero la speranza di un futuro umano. E non pensi chi mi legge, se ha un figlio che lavora, sia in una botte di ferro, la Massoneria come gli ebrei, non guardano in faccia nemmeno i loro fratelli, state in campana….

  • ryden

    Parole tutte condivisibili ma a me sembra che dobbiamo incominciare a costruire un’organizzazione che si pronga, qualunque sia la strada scelta, delle tappe e dei tempi. Rivoluzione, movimenti, scioperi ad oltranza si ma quando? Spero che non si voglia arrivare al tempo delle catene per rendersi conto che è ora di agire.

  • AlbertoConti

    L’ho chiamata “Ipotesi tecnica” e l’ho descritta sicuramente in modo parziale e lacunoso. E’ ovvio che è il modo per sganciarsi dai vincoli UE, e l’ho anche detto chiaramente (forse non abbastanza) in questo passo: ” La cancellazione consensuale di ogni altro patto monetario e trattato commerciale con la comunità europea dell’euro è posta in alternativa ad un radicale default del debito sovrano. Se gli ex partners preferissero quest’ultima strada, cosa per loro impossibile peraltro, si aprirebbero nuovi scenari, ancor più favorevoli per le nuove politiche monetarie sovrane.” Non è che voglio sempre aver ragione, anzi spero che qualcuno sottolinei eventuali debolezze e contraddizioni di questo inizio di studio di fattibilità. Sono altresì convinto, fino a prova contraria, che il vero nodo sia la “libera circolazione delle merci e dei capitali” (altra cosa che ho citato, ma non abbastanza sottolineato). Se non si affronta questo argomento, che ha radici ben più profonde e storiche (GATT – WTO – FMI e quindi Bretton Woods e seguito), col cavolo che si potranno attuare politiche efficaci al raggiungimento del PAREGGIO DI BILANCIO CON L’ESTERO! Vogliamo chiamarlo “protezionismo”, “barriere doganali”, ecc.? Chiamiamolo come vogliamo, ogni paese ha il diritto-dovere di proteggere la propria economia pur restando aperto agli scambi col resto del mondo, ma parallelamente non deve sfruttare questa apertura per trarne vantaggio a spese altrui, come fanno gli USA dal ’44 e poi peggio dal ’71, mettendo sul piatto la loro supremazia militare. Diritti e doveri sono sempre andati di pari passo. In campo commerciale vale la stessa regola. Rispettarla è il punto di partenza per un federalismo universale, per la stabilità delle relazioni, per la pace nel mondo nella POSSIBILE PROSPERITA’ di ognuno. Oggi l’Italia è nella merda, senza una rivoluzione difensiva non ne può uscire. Aggiungo un ulteriore “dettaglio” tecnico: la nuova lira nasce come moneta esclusivamente elettronica. Ogni cittadino italiano ha diritto ad un c/c bancario a zero spese che gli garantisca i servizi essenziali: bancomat, tenuta conto (contabilità entrate uscite), pagamento bollette, accredito stipendio, bonifici entrata-uscita, pagamento imposte, ecc. ZERO spese e ZERO interessi. Ogni banca è obbligata a fornire gratuitamente questo servizio per conto dello Stato. La dichiarazione dei redditi diventa superflua, basta un semplicissimo software. Sarà la ‘ndrangheta, la camorra e la mafia allora a rifornire di euri la BIN per far fronte al pagamento definitivo (senza rinnovo) del debito sovrano. Gradualmente anche queste mafie, così come le prostitute ed ogni altro lavoro nero, dovranno usare la nuova lira elettronica e pagarci le giuste tasse proporzionali.

  • AlbertoConti

    L’ho chiamata “Ipotesi tecnica” e l’ho descritta sicuramente in modo parziale e lacunoso. E’ ovvio che è il modo per sganciarsi dai vincoli UE, e l’ho anche detto chiaramente (forse non abbastanza) in questo passo: ” La cancellazione consensuale di ogni altro patto monetario e trattato commerciale con la comunità europea dell’euro è posta in alternativa ad un radicale default del debito sovrano. Se gli ex partners preferissero quest’ultima strada, cosa per loro impossibile peraltro, si aprirebbero nuovi scenari, ancor più favorevoli per le nuove politiche monetarie sovrane.” Non è che voglio sempre aver ragione, anzi spero che qualcuno sottolinei eventuali debolezze e contraddizioni di questo inizio di studio di fattibilità. Sono altresì convinto, fino a prova contraria, che il vero nodo sia la “libera circolazione delle merci e dei capitali” (altra cosa che ho citato, ma non abbastanza sottolineato). Se non si affronta questo argomento, che ha radici ben più profonde e storiche (GATT – WTO – FMI e quindi Bretton Woods e seguito), col cavolo che si potranno attuare politiche efficaci al raggiungimento del PAREGGIO DI BILANCIO CON L’ESTERO! Vogliamo chiamarlo “protezionismo”, “barriere doganali”, ecc.? Chiamiamolo come vogliamo, ogni paese ha il diritto-dovere di proteggere la propria economia pur restando aperto agli scambi col resto del mondo, ma parallelamente non deve sfruttare questa apertura per trarne vantaggio a spese altrui, come fanno gli USA dal ’44 e poi peggio dal ’71, mettendo sul piatto la loro supremazia militare. Diritti e doveri sono sempre andati di pari passo. In campo commerciale vale la stessa regola. Rispettarla è il punto di partenza per un federalismo universale, per la stabilità delle relazioni, per la pace nel mondo nella POSSIBILE PROSPERITA’ di ognuno. Oggi l’Italia è nella merda, senza una rivoluzione difensiva non ne può uscire. Aggiungo un ulteriore “dettaglio” tecnico: la nuova lira nasce come moneta esclusivamente elettronica. Ogni cittadino italiano ha diritto ad un c/c bancario a zero spese che gli garantisca i servizi essenziali: bancomat, tenuta conto (contabilità entrate uscite), pagamento bollette, accredito stipendio, bonifici entrata-uscita, pagamento imposte, ecc. ZERO spese e ZERO interessi. Ogni banca è obbligata a fornire gratuitamente questo servizio per conto dello Stato. La dichiarazione dei redditi diventa superflua, basta un semplicissimo software. Sarà la ‘ndrangheta, la camorra e la mafia allora a rifornire di euri la BIN per far fronte al pagamento definitivo (senza rinnovo) del debito sovrano. Gradualmente anche queste mafie, così come le prostitute ed ogni altro lavoro nero, dovranno usare la nuova lira elettronica e pagarci le giuste tasse proporzionali.

  • Giancarlo54

    Concordo con Orso sia sull’analisi che sulle soluzioni proposte. Pensare che QUESTA classe politica e questo parlamento possano farci uscire dall’euro e, COSA PIU’ IMPORTANTE, farci uscire dalla UE è impensabile.
    Per cui la cosa più importante è liberarci dell’attuale classe politica ed economica. Come? Orso lo dice chiaramente, le manifestazioni pacifiche non servono assolutamente a niente ed io, personalmente, preferisco farmi due ore di sonnellino piuttosto che perdere tempo coi pacifisti colorati. Solo con la violenza si può risolvere qualche cosa e, giustamente, Orsa cita il Blocco Nero.
    Altra cosa importante sarà difenderci dall’inevitabile attacco NATO, diretto o per procura, la cosa è seria e le conseguenze saranno ancora più serie e dobbiamo prepararci.
    Il dubbio è: saremo in grado di fare tutto ciò?
    Se noi osserviamo quanto succede nella società reale, non su internet, siamo ancora lontanissimi da un coinvolgimento delle masse in questa lotta, pensare che gli italioti lobotomizzati si muovano è quanto mai irrealistico. Quindi che fare?
    L’unica soluzione è costruire una Avanguardia rivoluzionaria che prepari le mosse successive. Certamente il tempo stringe.

  • Giancarlo54

    Direi che sono d’accordo con te, il condizionale è d’obbligo non essendo io molto ferrato in termini economico-finanziari, mi piace, in particolare, la tua definizione di cosa dovrebbe essere il c/c. Premesso tutto ciò, ti chiedo, nella pratica, come credi di realizzare questa rivoluzione bancaria? Perchè sta tutta qui la questione. Con qualche manifestazione pacifica e colorata? Con la partecipazione alle elezioni? O con l’abbattimento violento di questo sistema? Non vedo altre alternative, se ce ne fossero ti sarei grato di indicarmele.

  • AlbertoConti

    Bel problemino! Trattasi semplicemente di riconquistare la propria sovranità, che in ogni epoca è stata chiamata libertà. Un tempo il nemico era più evidente. Oggi è in parte introiettato, per questo è ancora più difficile, occorre liberarsi da se stessi, dai difetti del sistema che si sono fatti propri. Per cominciare basta e avanza l’incazzatura montante, che sta mettendo a fuoco i suoi obiettivi.

  • casumarzu

    non si doveva uscire dalla lira – si doveva fare tutto il possibile per tenersi la lira – ancor prima avevo studiato la procedura di smobilitazione della lira da parte dei poteri occulti che guarda caso si sono serviti della BANDIERA ROSSA per la loro rivoluzione . Giacinto Auriti si è dannato per far capire che si stavano ponendo le basi per una smobilitazione dei diritti dei cittadini una Sua posizione guarda caso contrastata dallo STATO con la Guardia di Finanza . I Signori Amato – D’Alema – Prodi e altri hanno fatto pagare il Loro servilismo a noi – oggi si ha una situazione non figlia del nulla – la crisi economica nominale ma non reale vedi paesi Argentina cresce del 10% –
    La Sinistra non ha nessun interesse a proporsi come alternativa – perchè dovrebbe – domani andrà al governo è farà ancora macelleria sociale –
    Ma il debito pubblico qualcuno ha spiegato a BERSANI che non può esistere,in uno STATO sovrano!!!! Mi spiace che parlo di stato in quanto è qualcosa di negativo per il mio pensiero, ma per farmi capire mi tappo il naso.
    Ciao BERSANI -FASSINO-VENDOLA che venga il giudizio del popolo e vi porti via – il mio augurio di tempi senza pensione e fame – così forse riuscirete a capire.

  • Starway

    Non concordo su modalità e tempi del movimento per l’uscita dall’euro.
    Il corso della storia, quando mosso dalle pulsioni dei popoli, è rapido ed imprevedibile: nonostante una crisi fosse nell’aria, nessuno potè prevedere il crollo dell’URSS, per esempio. Così come nessuno, un anno fa, poteva assolutamente prevedere che la faccia politica dell’intero maghreb sarebbe cambiata radicalmente in capo a pochi mesi. Nessuno potè prevedere la guerra in Bosnia ’92-95, purtroppo, così come nessuno avrebbe giurato che Milosevic sarebbe caduto nel 2000.
    Il nostro paese e le nostre vite cambieranno radicalmente, ma tanto rapidamente che qualcuno forse non se ne accorgerà nemmeno.
    Quanto ad un attacco NATO: è I M P O S S I B I L E.
    Attaccare un paese membro non è contemplato dall’alleanza, e difatti ciò non è ancora accaduto. Estromettere l’Italia significherebbe inoltre far perdere credibilità a quei trattati tanto preziosi per le élite globaliste. Probabilmente nemmeno gli ufficiali NATO vorranno prendere parte all’attacco. E’ gente senza scrupoli, d’accordo, ma non fino al punto di distruggere l’Italia e uccidere gli italiani.
    No. E’ molto più probabile che cerchino di reprimerci con metodi di controllo poliziesco come faceva la STASI della DDR, e difatti l’UE si è già dotata di uno strumento simile: mai sentito parlare di Eurogendfor? Tuttavia anche quì la storia c’insegna che tali metodi non fanno altro che accelerare la caduta dei regimi.

  • antonio2011

    Ottimo articolo di Eugenio Orso! E’ bene che se ne inizi a parlare, poichè i miraggi proposti da Maastricht si sono infranti miseramente. Almeno che ci sia la consapevolezza che sia possibile sganciarci per ritrovare una autonoma sovranità monetaria. Segnalo a tutti il Convegno promosso dalla Fondazione Roma (www.fondazioneroma.it) dal titolo ‘Può l’Italia uscire dall’euro?” in programma l’11 novembre p.v. a Roma. Credo che sarà un dibattito estremamente interessante anche per i Relatori invitati. Vediamo cosa ne uscirà fuori.